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Nunzio Miccoli


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ECONOMIA & POLITICA NEWS (26/6/2013)

 Un manager tedesco di una multinazionale, in contatto con prelati della segreteria di stato, ha dichiarato che in Vaticano si svolgono orge con minori (Il Fatto Quotidiano); questo manager ha visto video contenenti incontri a luci rossi svoltisi all’interno della Santa Sede e conosce i numeri telefonici utilizzati per concordare incontri con i ragazzi e con uomini di spettacolo introdotti in Vaticano, che partecipano ai festini.

Per questi fatti e per altri pare che Francesco I si stia per scontrare con la curia, in segreteria di stato esiste anche una lobby gay, il papa lo ha dichiarato in  una udienza privata;  la cosa è stata riportata anche su in un’agenzia cattolica, di questa cordata gay hanno anche parlato i millenari, Nuzzi e Vikileaks. In Vaticano, pedofilia e omosessualità vanno di pari passo con la corruzione economica, la quale, come accade in Italia, alla quale la chiesa non può fare lezioni, favorisce il dissesto economico di tante istituzioni cattoliche.

Il papa, apprestandosi allo scontro con la curia, ha nominato prelato dello Ior un suo uomo e rifiuta di alloggiare nell’alloggio riservato al papa del Vaticano; esautorati i vescovi dai vecchi papi, oggi la curia ha conquistato sempre più potere rispetto al papa e perciò è in atto una lotta di potere o braccio di ferro tra curia e papa, ufficialmente sovrano assoluto della chiesa. Anche Ratzinger, dimissionario come papa Celestino V, aveva paura, tanti papi sono stati avvelenati; perciò Francesco I, sentendosi solo e assediato, ha per il momento bloccato le nomine di sua competenza.

La televisione non riferisce su questi fatti, deve fare solo pettegolezzi, discredito della politica, danni all’immagine dell’Italia e pubblicità positiva a qualsiasi papa, anche perché i conduttori televisivi tengono ai loro privilegi e sanno chi comanda veramente in Italia. E’ stato il Vaticano che, mettendosi d’accordo con la Germania, ha imposto il governo Monti, il Vaticano ha larghi interessi economici a Francoforte e la Germania sente più il richiamo del papa che dei governi italiani. Accadde così anche con Carlo Magno, l’abbraccio medievale tra tedeschi e papa impedì l’unità d’Italia, ma portò anche alla rovina la Germania, che raggiunse l’unità solo nel XIX secolo. 

Forse questo papa, per far luce sul vero ruolo di Pio XII, ora beatificato, aprirà gli archivi segreti vaticani sulla shoah; comunque, al momento e non per volontà di Francesco I, presentato come un   conservatore sul piano teologico, la chiesa ha revocato la scomunica a quattro vescovi lefebvriani e si è riconciliata con la comunità di Pio X, conservatrice e contraria al Concilio Vaticano II che voleva fare delle aperture al mondo moderno.

La politica e l’informazione italiana sono ai piedi della chiesa, i politici e i giornalisti italiani non hanno più seguito e, con la loro omertà, chiedono che la chiesa salvaguardi la loro posizione; tuttavia, nonostante l’orientamento del comune di Bologna, un referendum dei bolognesi, seguendo il dettato della costituzione, ha detto no al finanziamento pubblico delle scuole private cattoliche.

Intanto, come accade nella politica italiana, nella chiesa continuano gli scandali sessuali ed economici e la distrazione di denaro, con falsificazione di scritture, di fatture e di bilanci; da questa disinvoltura di gestione deriva la crisi d’imprese cattoliche e di enti religiosi come l’Opera Romana Pellegrinaggi, la quale tuttavia ha agevolazioni statali e paga stipendi in nero, facendo concorrenza sleale ai privati, senza multe europee perché l’Europa rispetta il Vaticano, ma non l’Italia e gli italiani.

Diversamente che in Francia, in Italia chiese e santuari sono di proprietà della chiesa e lo stato ne paga la manutenzione e paga l’8%° Irpef alla chiesa, che la Francia non paga, è il tributo di un protettorato pagato al Vaticano; lo stato finanzia i giubilei e i viaggi del papa, concede l’esenzione Imu alla chiesa; dichiarandosi laico, come avviene nelle scuole islamiche, finanzia l’insegnamento della religione, finanzia gli oratori e le scuole private. Sono miliardi di euro che farebbero comodo al bilancio dello stato, soprattutto in periodo di ristrettezze.

Tuttavia per i nostri politici venduti, le spese per la chiesa sono incomprimibili, come le spese militari, perché la religione crea consenso e sostiene il governo e la politica; l’Italia è uno stato dove non esiste la separazione dei poteri tra chiesa e stato, non è laica, dal punto di vista legale, è tuttora confessionale e fondamentalista come l’Islam; i laici sono la sua maggioranza silenziosa, con scarsa rappresentanza parlamentare.

In ottemperanza alle indicazioni del Consiglio di Stato e delle norme europee, la chiesa avrebbe dovuto pagare l’Imu su alberghi, scuole private, ospedali privati e immobili commerciali, ma ciò non accadrà; questi immobili andranno esenti con la motivazione che svolgono un servizio a un prezzo inferiore al costo e senza utili, però le imprese private che hanno il bilancio in perdita sono soggette ugualmente all’imposta Imu.

Usando personale gratuito o pagato in nero, senza essere soggetta a controlli o alle norme degli altri operatori commerciali, la chiesa fa concorrenza sleale altri operatori commerciali privati e li mette fuori mercato; l’Europa, che fa sempre lezioni all’Italia, dovrebbe intervenire, con richiami e multe, come fa in altre occasioni, non lo fa perché a Francoforte si ricicla denaro mafioso e del Vaticano. La Germania sa che lo Ior è stanza di compensazione tra mafia e Vaticano e che il governo italiano è soggetto a monsignori, venerabili massoni e a una cupola mafiosa, perciò il suo rispetto omertoso va al Vaticano e non all’Italia.

La televisione in genere e soprattutto la Rai, lottizzata dai partiti e apologeta della chiesa, ironizza sempre sul movimento cinque stelle, perché questo mira a eliminare il finanziamento pubblico all’editoria, a lasciare alla Rai un solo canale, con canone volontario e senza pubblicità; questo canale dovrebbe fare solo cultura e non propaganda fiancheggiatrice di partito, dovrebbe essere di ausilio all’istruzione pubblica e all’educazione sanitaria della gente.

Perciò tanti giornalisti Rai lottano per la loro sopravvivenza, sono in soprannumero e sanno che con il movimento cinque stelle al governo perderebbero il loro posto, perché alla Rai, come alla televisione pubblica greca, già decapitata, ci sarebbe da licenziare nove dipendenti su dieci; non è possibile che a essere licenziati siano solo i lavoratori delle fabbriche.  Ad ogni modo, la vicenda insegna che anche l’informazione è capace di ricattare.

In Italia la caduta della domanda interna è stata compensata con un aumento delle esportazioni, in questo periodo tutte le banche centrali hanno condotto una politica monetaria espansiva che, invece di aiutare la produzione, con l’aumento della liquidità, ha favorito l’acquisto da parte delle banche di titoli di stato, di obbligazioni e azioni, favorendo il loro rialzo. Oggi, non potendo svalutare la moneta nazionale, dobbiamo svalutare i salari.

I partecipanti all’ultimo G8 hanno affermato, a parole, di voler contrastare l’evasione fiscale, l’esportazione a fini di evasione degli utili d’impresa e i paradisi fiscali; le multinazionali, grazie alle loro società estere, lo fanno a danno dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo; sembra una dichiarazione d’intenti, vedremo, il fatto è che i paradisi fiscali sono coccolati dalle banche e alcuni stati europei hanno tratto vantaggi da essi, è il caso di Inghilterra, Svizzera, Austria, Vaticano e della stessa Germania, che hanno riciclato denaro mafioso e capitali con la minore imposizione fiscale.

L’Idea americana di un’area di libero scambio tra Usa ed Europa potrebbe aiutare la sopravvivenza dell’euro o favorire il suo tracollo, intanto cresce l’emigrazione interna europea, con il rischio dell’impoverimento di alcune regioni europee; non è vero che la moneta unica europea ha reso più omogeneo il mercato europeo, alcuni squilibri permangono; anche perché in Europa esistono differenti regimi fiscali, differenti salari, differenti politiche sociali e differenti interessi.

Gli stati dell’unione europea e dell’eurozona non fanno la stessa politica di bilancio, però l’abbassamento dei salari può deprimere domanda e far aumentare la disoccupazione, purtroppo l’euro è una moneta senza stato, di proprietà delle banche; quando la banca centrale è statale, cioè non indipendente o privata, lo stato, stampando moneta, fa spese e investimenti con lo sconto del 99%; quando è privata, come accade oggi con la BCE, le banche si finanziano all’1% e prestano denaro allo stato al 4% e fanno speculazioni sui titoli.

Il sistema di Bretton Woods del 1944 permetteva agli stati cambi fissi, dazi e controllo sul movimento dei capitali; con la perdita di questa sovranità e della sovranità monetaria, gli stati europei si sono infilati in vicolo cieco e le loro sorti sono decise dai soliti ignoti, perciò gli europei emigrano verso Germania ed estero, mentre gli extracomunitari, malgrado la crisi interna, arrivano in Europa. Se, come vuole Draghi, la BCE è costretta ad acquistare titoli pubblici dei paesi in difficoltà, questi aumenteranno i debiti e metteranno da parte il pareggio di bilancio.

Anche in Germania sanno essere disinvolti, però i tedeschi perseguono sempre solo il loro interesse e non quello dell’Europa, infatti, le banche tedesche mettono fuori bilancio l’acquisto di titoli pubblici tedeschi; comunque, in Germania è antieuropeista la Bundesbank. Intanto in Spagna aumentano le sofferenze bancarie e in tutti i paesi europei aumenta il debito pubblico; l’export tedesco in Cina ha superato quello verso l’Italia, però il mercato europeo di 500 milioni di persone ha aiutato molto l’economia tedesca, che aveva pensato bene di ristrutturarsi, mentre l’Italia parlava sempre di riforme.

In Europa prevalgono ancora gli egoismi e c’è qualche paese che desidera l’impoverimento e l’annessione degli altri, punta alle privatizzazioni degli stati, a eliminare concorrenti e a speculare; però un fronte dei paesi mediterranei è difficile, come il ritorno della Germania al marco; in Italia si dovrebbero fare vere riforme e ristrutturare la spesa pubblica, ma la politica preferisce fare annunci, anche perché le vere riforme ledono gli interesso degli amici.

Con un tetto di 3.000 euro mensili sulle pensioni e prelievi fiscali sugli stipendi più elevati, proibendo doppi lavori, doppie pensioni e lavoro ai pensionati,  si avrebbero i soldi per il reddito minimo di cittadinanza, per elevare le pensioni minime, fare investimenti pubblici e ristrutturare edifici pubblici. Non si può aumentare l’Iva quando, con il calo della domanda, il gettito dell’Iva diminuisce; come non si può procrastinare l’età della pensione quando la disoccupazione è elevata e il bilancio dell’Inps è attivo.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, Nordafrica e Medio Oriente, per affermare un monoculturalismo islamico, hanno espulso centinaia di migliaia di ebrei e cristiani, l’Islam è anche contrario al fatto che un cristiano sposi una musulmana; invece in Europa, in omaggio al multiculturalismo, aumenta l’immigrazione islamica e, con la crisi del cristianesimo, le conversioni di europei all’Islam.

Come il vecchio antisemitismo europeo di varia origine, ma soprattutto cattolico, i fondamentalisti islamici accusano gli ebrei di essere traditori, speculatori, collaborazionisti delle potenze coloniali europee; fuggiti gli ebrei, negano che gli ebrei siano mai esistiti nei loro paesi e che Gerusalemme sia stata capitale ebraica; impediscono agli ebrei di pregare sulle tombe dei loro avi; sottopongono i cristiani a vessazioni in Pakistan, Arabia e Sudan.

Assieme a tanti intellettuali occidentali, affermano di avercela con il sionismo e non con gli ebrei, però il sionismo è il moderno nazionalismo ebraico che ha creato lo stato di Israele, come nacque la nazione francese e di quella italiana; i cristiani sono stati costretti a emigrare da Libia, Egitto, Betlemme e da tutti i paesi arabi, anche se erano in Siria, Egitto e Turchia prima dell’avvento dell’islamismo. Gli ebrei, fuggiti nel XVI secolo dalla Spagna, si rifugiarono in Olanda, Italia e paesi arabi, mentre la Giudea, dopo la repressione romana, non la abbandonarono mai completamente.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, gli ebrei sono fuggiti da tutti i paesi arabi, in numero all’incirca pari ai palestinesi fuggiti da Israele; da ricordare, anche se l’informazione non lo ricorda, che oggi in Israele abitano un milione di arabi palestinesi, con diritto di cittadinanza e di voto, la seconda lingua del paese è l’ebraico. L’attuale monoculturalismo islamico si fonda sulla sharia e ha tratto ispirazione dalla politica dell’Arabia Saudita, del Pakistan e del Qatar, stati coccolati da Usa e Inghilterra, soprattutto per ragioni d’interesse economico.

Le industrie della pesca occidentali e giapponesi, stanno razziando il pesce della Somalia, il paese è allo sfacelo ed è privo di un vero governo e di un’unità territoriale, è in preda a bande armate e vi si sviluppa la pirateria; in  cambio di armi e mazzette, il governo somalo e i signori della guerra somali, con la copertura dei servizi segreti italiani, hanno smaltito rifiuti tossici italiani. Ora, per contrastare la pirateria somala, l’occidente, i paesi arabi, Giappone, India, Cina e Russia hanno cominciato a pattugliare le sue acque.

Tuttavia, guardate quanti misteri, pare che talpe delle compagnie di navigazione e delle assicurazioni marittime londinesi, informino i pirati sulla rotta delle navi da colpire; i riscatti, secondo un costume antico della pirateria, pari a milioni di dollari, sono pagati a una società di Londra che fa da tramite con i pirati. La storia italiana insegna che, nei sequestri di persona, i mediatori sono stati spesso collusi con i sequestratori e le compagnie d’assicurazione pagano i riscatti, più bassi dei possibili risarcimenti, che però possono detrarre dalle tasse.

Nel 2010 i pirati hanno sequestrato 45 navi con 1.181 persone, oggi, a causa del pattugliamento marittimo internazionale, diretto da navi militari italiane, pare siano diminuiti; comunque, i pirati sono appoggiati dalle mafie italiane e russa. I milioni dei riscatti spariscono nei meandri del sistema bancario internazionale, che ricicla sempre; come avviene nella cooperazione internazionale, ai somali vanno solo le briciole, oltre naturalmente le armi per favorire le loro azioni e del denaro per far sopravvivere le loro famiglie. Questi pirati, come Monti, sono considerati salvatori dai somali, però, anche se islamici, non sono legati ad Al Qaeda.

Oggi le banche sono interconnesse e collegate alle grandi imprese e si progetta un’unione bancaria o controllo della Bce sulle maggiori banche europee; si ripete ciò che accade in Italia, dove la Banca d’Italia è privata e controllata dalle banche, ma dovrebbe controllare le banche, un caso macroscopico di conflitto d’interesse e un fumo negli occhi; comunque, a causa del movimento dei capitali, solo il 37% del capitale delle prime 30 grandi imprese tedesche è in mani tedesche, perché le borse tedesche sono capaci di raccogliere più risparmio di quelle italiane e perché i capitali italiani e vaticani si dirigono in Germania che poi fa prestiti ai paesi europei indebitati.

Accadeva anche al tempo di Hitler, quando banche americane facevano credito alla Germania; alcuni personaggi fiduciari dell’élite e suoi prestanomi siedono, in conflitto d’interesse, in più consigli d’amministrazione e ora si progetta una zona di libero scambio tra Usa ed Europa; il popolo non ha voce in capitolo perché non è stato mai sovrano. Banche e multinazionali, per conto dei loro padroni anonimi, chiedono l’autonomia dai governi delle banche centrali che essi controllano, chiedono privatizzazioni, riduzione del welfare, deregolamentazione di finanza e lavoro; come tutti i partiti segreti hanno promosso complotti come quello della P2, aiutati da esponenti politici di destra e di sinistra, da magistrati e poliziotti; queste interconnessioni favoriscono corruzione, impediscono i controlli e gli anticorpi della vera democrazia, costituiscono la camera di compensazione segreta e discreta dell’élite.

I paesi Brics, cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, in forte sviluppo, progettano la creazione di una loro banca centrale e di una loro moneta, in  alternativa alla Banca Mondiale, al FMI, al dollaro e all’euro; in risposta, gli Usa hanno proposto una zona di libero scambio con l’Europa, Banca mondiale e Fmi nacquero con gli accordi di Bretton Woods del 1944 e sono retti da uomini di Usa ed Europa e questo non sta bene per i Brics.

Gli Usa, per contrastare il crescente peso cinese, stanno portando avanti anche un accordo segreto di libero scambio con gli stati del Pacifico, con abolizione dei vincoli statali alle multinazionali e pieni diritti agli investitori esteri, il che servirà a indebolire ulteriormente la sovranità degli stati; come accaduto in Europa, saranno eluse le norme nazionali e limitata la capacità dei governi di fare politiche economiche indipendenti; è una nuova tappa del governo unico del mondo da parte delle mafie dal volto civile. In questo quadro, anche il governo federale Usa si è impegnato a imporre agli stati della federazione la conformità al trattato; per gli stati americani che violano questi accordi di TPP o Trans Pacific Partner Ship, come già accade in Europa, sono previste sanzioni punitive.

La City di Londra, cioè l’area finanziaria della città, ha un proprio corpo di polizia privata che non è sotto il controllo di Scotland Yard, è una polizia privata in mano all’elite, come l’Eurogendfor europea alla quale partecipa l’Italia, una gendarmeria europea patrocinata da cinque paesi europei, pure al disopra della legge dei singoli paesi. Si va veloci verso governi sovranazionali e occulti, con i sudditi sempre più alienati o lontani dai governi, è il ritorno della schiavitù.

A giugno di quest’anno si è svolto il 61° incontro del gruppo massonico Bilderberg, del quale fanno parte Letta, Monti, Draghi, Barroso, Lagarde, inoltre industriali, banchieri, politici, banchieri, giornalisti, docenti; il gruppo si riunisce in segretezza e rappresenta il collegamento tra Usa ed Europa, mentre la commissione trilaterale, pure massonica, rappresenta il collegamento tra Usa, Europa, Giappone.

Con rosacrociani e illuminati bavaresi, legati ai gesuiti, sono la cupola che dirige il progetto di Nuovo Ordine Mondiale, rappresentano il capitalismo transazionale e anonimo che si serve di fiduciari; l’élite anonima mondiale è rappresentata da  nuova e vecchia aristocrazia, cioè Vaticano, Windsor, regina d’Olanda, casa reale d’Arabia, sultano del Brunei, emirati arabi, mafie, ecc.; dopo la sbornia borghese, sembra il ritorno all’aristocrazia e alla schiavitù.

I centri finanziari massonici sono stati Venezia, Firenze, Milano, Genova, Roma, Monaco, sede dei guelfi neri gesuiti del papa e degli illuminati bavaresi, poi Vienna, Amsterdam, Londra, New York e oggi Francoforte; erano inizialmente diretti dalla nobiltà nera di origine italiana. Garibaldi era massone e agente inglese, aveva una base a Londra ed era, come Mazzini, finanziato dagli inglesi; la massoneria moderna dal secolo XVIII aveva sede a Londra, diventato primo centro finanziario, e perciò Garibaldi, suo fiduciario, divenne Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.

Gli ebrei sefarditi giunsero nel XVI secolo dalla Spagna in Olanda, mentre gli ebrei askenaziti arrivarono in Germania dall’Europa orientale, assieme agli italiani gettarono le basi dell’alta finanza europea; le famiglie italiane della nobiltà nera si trasferirono a Vienna e a Londra, dove la massoneria moderna metabolizzò templari, massoneria operativa, illuminati, rosacrociani, creando  la massoneria scozzese; come Garibaldi, a Venezia anche Casanova era un agente segreto massone. Anche i rosacroce erano legati ai gesuiti, maestri di complotti e di società segrete, in Italia una delle due principali massonerie ha sede a piazza del Gesù, dov’è il quartiere generale dei gesuiti.

I banchieri italiani del medioevo crearono la nobiltà nera italiana, che poi si diffuse in Europa, incrociandosi con le case reali, finanziando le guerre dei regnanti; rendendo attiva la massoneria anche con l’aiuto di banchieri ebrei, che facevano spesso da prestanome all’aristocrazia; la monarchia inglese fu anche insolvente con i banchieri italiani, infatti, Edoardo III d’Inghilterra non rimborsò i prestiti, ricevuti per le sue guerre, dal banchiere fiorentino Peruzzi. Oggi i tempi sono cambiati e la Germania teme le insolvenze italiane, in passato ricorrenti per tanti stati, mentre, dalla sua unità, l’Italia ha sempre pagato i suoi debiti esteri.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (16/6/2013)

 Fino a oggi, la guerra civile siriana ha procurato 90.000 vittime, tra civili e militari delle due parti, cioè più vittime che in tutte le guerre in cui è stato coinvolto lo stato d’Israele; l’America, come già  fatto con Saddam in Irak, minaccia di aumentare gli aiuti ai ribelli, per lo più islamisti, accusa anche Assad di aver usato armi chimiche contro la popolazione civile; il regime siriano è alawita sciita, alleato con gli Hezbollah libanesi e con la Persia, invece i ribelli sono per lo più islamisti sunniti.

La minaccia americana e dei suoi alleati inglesi e francesi sembra un pretesto, anche se le armi chimiche possono essere state usate veramente, pare che le abbia anche l’esercito italiano, anche se il loro uso è vietato da alcuni trattati internazionali; il regime di Assad non è democratico, ma non è veramente democratica nemmeno l’Italia. E’ accaduto che con la crisi della religiosità in Europa occidentale e con la secolarizzazione della sua società, la Nato ha curiosamente deciso di sostenere militarmente dei gruppi islamisti del medio oriente, contro regimi autoritari locali ma laici, guastando i rapporti con la Russia che li sostiene, anche se per difendere i suoi interessi di fornitore di armi.

La Turchia sunnita è un paese non etnicamente e religiosamente omogeneo, vi hanno convissuto armeni, greci, curdi e alawiti sciiti; all’inizio del XX secolo gli armeni furono quasi sterminati, quasi un milione di greci furono espulsi, ma i nostri intellettuali hanno pianto solo i  profughi palestinesi; tanti di questi greci vivevano in Turchia da generazioni e nella Ionia vi erano approdati prima dell’arrivo dei turchi dall’Asia.

All’inizio del XVI secolo il sultano ottomano perseguitò gli alawiti, che perciò si organizzarono in congregazioni di tipo protestante, sono femministi e legati ad Ataturk e ad Alì, parente di Maometto; come gli ebrei, gli alawiti subirono pogrom fino al 1995, a causa di questi strascichi religiosi, ancora oggi il conflitto tra sunniti e sciiti perdura in Pakistan, Iran, Irak, Siria, Libano e Turchia.

Oggi gli Jihadisti sono transazionali e alimentano la ribellione sunnita contro il regime alawita di Siria, tra loro Al Qaeda è sunnita approfitta della crisi per realizzare califfati o emirati islamici in Afghanistan, Sudan, Somalia, Irak e Siria; diversamente da Al Qaeda e i sunniti fondamentalisti, in generale, gli sciiti non sono favorevoli all’applicazione inflessibile della sharia. Al Qaeda, come fatto dai partigiani in Europa, si appropria di denaro e armi inviate dall’Arabia Saudita agli insorti siriani, contrari all’Iran ma favorevoli al regime saudita.

L’Irak è diviso tra sunniti, sciiti e curdi, tuttavia i sunniti iracheni sono in  maggioranza contro gli jihadisti, sostengono il governo sciita e sono contro Al Qaeda; invece i sunniti siriani sono la maggioranza della popolazione e potrebbero rovesciare il regime alawita sciita e allearsi con gli Jihadisti. L’Iran aiuta i partiti sciiti dei vari paesi, gli jihadisti sunniti, con i loro attentati, vorrebbero scatenare una reazione forte da parte sciita, inducendo la comunità sunnita allo scontro.

L’Irak ha un governo sciita amico dell’Iran, mentre la popolazione irachena è a maggioranza sunnita, la Turchia sostiene i ribelli di Siria e Iran; Siria e Irak usano l’indipendentismo curdo, che ha basi in Irak, contro la Turchia; ora però la Turchia pare si stia ravvicinando ai curdi del PKK e importa dal Kurdistan iracheno, ricco di petrolio, petrolio in autobotti, come già faceva sotto Saddam, ledendo gli interessi fiscali di Bagdad e senza il consenso del governo iracheno, mentre l’oleodotto iracheno subisce attacchi terroristici; tuttavia il trasporto in autobotti, in  assenza di un oleodotto curdo, costa molto.

Perciò i curdi stanno progettando un loro oleodotto, per il trasporto del petrolio curdo in oleodotto, in tale evenienza, il governo turco ha deciso unilateralmente di stabilire quanto dovuto ai fornitori curdi e quanto all’erario iracheno. Questa decisione mina la sovranità irachena e alimenterà l’indipendentismo curdo iracheno, con ripercussioni nelle aspirazioni all’autonomia da parte dei curdi delle regioni limitrofe; perciò, invece che verso il califfato islamico, l’Islam potrebbe andare verso la disgregazione.

Com’è successo con il terrorismo italiano e latino-americano, le guerre civili creano instabilità e fanno scappare i capitali che si dirigono dove ce n’è bisogno, cioè soprattutto in Usa, in cronico disavanzo commerciale e del bilancio dello stato; a causa della posizione privilegiata del dollaro e della politica monetaria Usa, accade però che la crisi tocchi di più l’Europa occidentale e soprattutto l’Italia, in cronico ritardo politico e nelle riforme, anche se, complessivamente, rispetto al reddito nazionale, l’Italia ha meno debiti di Usa e Giappone, paesi più in grado dell’Italia di difendere la loro economia.

La Germania è contraria a consentire ai paesi europei di sforare il deficit di bilancio del 3% per le spese per investimenti, questo canale avrebbe potuto servire a rilanciare produzione e occupazione, come fecero Hitler e Roosevelt; in compenso ora la BCE può acquistare titoli di stato senza limiti, creando uno scudo anti spread utile a calmierare l’interesse sui titoli di stato. Però la Germania teme l’insolvenza dei paesi indebitati e perciò nel paese ci sono stati ricorsi alla corte costituzionale contro ilo provvedimento.

E’ da ricordare che in Usa la Federal Reserve finanzia lo stato comprandone i titoli e immettendo liquidità nel sistema e il governo federale finanzia i singoli stati, fino al 40% della spesa. A causa di questa situazione, il tasso del debito decennale greco è tornato sopra il 10%, però, come gli Usa, anche il Giappone, malgrado debiti e deficit, continua con la sua politica monetaria espansiva, mantenendo i tassi bassi per stimolare l’economia.

Nel 1944 si stipularono gli accordi di Bretton Woods, che consentivano la conversione dei dollari in oro, nel 1971, senza rispettare il trattato, gli Usa sospesero unilateralmente la convertibilità (e poi dicono che solo l’Italia non rispetta i trattati); nel 1992 George Soros speculò su sterlina e lira, e Italia e Inghilterra uscirono dallo Sme, in Italia insorse “mani pulite” con azzeramento del DC e PSI e poi ci fu l’era di Berlusconi.

Nel 2008 in Usa ci fu il fallimento della banca Lehman Brothers e poi esplose la crisi americana dei debiti privati, dei subprime e dei derivati, che però contagiò più l’Europa che gli Usa, perché la prima non aveva gli anticorpi americani, cioè la posizione del dollaro, la possibilità di stampa illimitata del denaro e le società di rating americane che indirizzavano la speculazione; l’Europa mancava anche della regia londinese sulla finanza internazionale, Londra aveva solo un piede in Europa.

Ora la borsa americana ha raggiunto nuovamente i suoi massimi storici, ed anche le borse europee hanno avuto un periodo più modesto di rialzo, ad agosto ci sarà la correzione al ribasso; però alcuni titoli italiani sono sicuramente sottovalutati, così vuole la speculazione che, mortificando i risparmiatori, punta sulle privatizzazione italiane. C’è anche da dire che le imprese che hanno emesso queste azioni, a causa delle loro basse quotazioni, possono distribuire anche meno utili, perciò rinunciano a utilizzare i loro fondi di riserva per sostenerne la quotazione e per un conguaglio dei dividendi; inoltre esportano capitali all’estero, frodando piccoli azionisti e fisco. Però anche questi capitalisti fanno pena, se la finanza internazionale ruba questi loro risparmi, diversamente dai pensionati, non si possono lamentare, altrimenti dovrebbero spiegare dove hanno preso i soldi.

A causa del differenziale nel costo del lavoro, negli interessi, nelle imposte e nei costi energetici, i nostri grandi imprenditori, spesso soci o prestanomi di chiesa e mafia, abituati a non seguire un’ideologia ma solo i loro interessi, continuano a delocalizzare all’estero, mentre gli economisti di corte e i politici venduti sostengono che la delocalizzazione e la globalizzazione sono un’opportunità per l’Italia.

Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it; numicco@tin. it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (9/6/2013)

 Due anni fa l’oro, considerato bene rifugio dai privati e detenuto come riserva dalle banche centrali, valeva 900 dollari l’oncia, a metà 2011 valeva 1889 dollari, oggi ne vale 1500; in fase rialzista, tanti negozi improvvisati, per conto di privati anonimi, desiderosi di mettere il denaro al riparo dell’inflazione, si offrivano di comprarlo; dopo l’aumento speculativo della sua quotazione, abolita definitivamente dal 1971 la moneta aurea o gold standard, oggi l’oro appare sostanzialmente come un bene infruttifero o privo di reddito.

Il prezzo cresceva, come per gli altri beni, con la domanda, però come avviene per il petrolio e il grano, anche la speculazione, con i derivati, ne gonfiava la quotazione; l’oro, usato anche in gioielleria, è anche un investimento alternativo, rispetto ai titoli e agli immobili. L’attuale caduta delle quotazioni potrebbe anche dipendere da una politica delle banche centrali e soprattutto di quella americana, che ora pare stia riducendo anche l’emissione monetaria; dopo la vendita di oro da parte della banca centrale di Cipro, si temeva che lo facesse anche l’Italia, che ne possiede molto, ma la Banca d’Italia non ha approfittato delle alte quotazioni per venderlo, preferendo rimanere inerte.

La vendita ne avrebbe abbassato il prezzo e perciò la speculazione, vendendo oro da parte sua, ne ha anticipato le mosse; è strana l’inerzia della Banca d’Italia, mentre l’Italia e il suo governo hanno sempre bisogno di denaro. Anche se l’oro è un’assicurazione contro l’inflazione, in questo momento, i fondi d’investimento, cercando di anticiparne il ribasso dei prezzi, hanno preso a venderlo.

Il gold standard fu abbandonato definitivamente nel 1971; per soccorrere le economie in crisi, Keynes era a favore dell’emissione monetaria cartacea e inconvertibile senza limiti; bisogna considerare che se si tornasse al gold standard, anche se affiancato dalla moneta elettronica e dagli assegni, per le necessità del conio, l’oro sicuramente si rivaluterebbe; la crisi dell’euro e del dollaro potrebbero spingere a questa scelta, perché la banconota ha un valore solo speculativo, a vantaggio di chi la emette, cioè è priva di valore intrinseco.

Se il mercato immobiliare residenziale italiano, a causa della crisi, langue, a causa dei prezzi di saldo, stanno arrivando in Italia capitali esteri diretti verso immobili pubblici e di prestigio; infatti, Morgan Stanley mira ad acquisire il portafoglio immobiliare di Auchan e anche Axa, un fondo americano e il fondo sovrano del Qatar sono interessati a queste acquisizioni. L’edilizia residenziale invece, a causa del calo della domanda, al momento può contare solo sulle ristrutturazioni edilizie, sull’esenzione dell’IMUI e sulle agevolazioni fiscali concesse agli edifici a efficienza energetica.

Presidenzialismo e semipresidenzialismo si possono coniugare con regimi autoritari o con regimi formalmente democratici, in occidente coesistono con contrappesi di altri poteri; secondo la costituzione italiana, il presidente della repubblica ha notevoli poteri, che generalmente non esercita, con l’elezione diretta, aumenterebbe i suoi poteri. Il presidente del consiglio, secondo la costituzione, ha pochi poteri, mentre il parlamento ha rinunciato volontariamente ai suoi poteri, distribuendoli tra altri organi dello stato, partiti, autorità, banca d’Italia e sindacati; la banca d’Italia è un organo autonomo non menzionato dalla costituzione tra gli organi autonomi dello stato.

I regimi presidenziali sono diversi, nel presidenzialismo francese il governo può essere di colore politico diverso dal presidente, nel presidenzialismo americano il presidente può essere di un partito diverso dalla maggioranza del Congresso; in Usa il presidente è anche capo del governo, nel paese, almeno sulla carta, esistono i contrappesi del Parlamento e della Corte Suprema; in realtà, come in Italia e in Unione Europea, anche in Usa l’accentramento dei poteri procede. Il presidenzialismo latino-americano è sostanzialmente autoritario.

Semplificando e per eccesso di schematismo, i regimi presidenziali si differenziano da quelli parlamentari; oggi in Italia Napolitano, più che garante della costituzione, perché questo ruolo appartiene alla Corte Costituzionale, sembra garante della BCE, è rispettoso verso i dettami europei e, pensando di rendere l’Italia più governabile, forse punta verso una repubblica presidenziale, come volevano Gelli e come vuole Berlusconi; con l’avvento di Monti, Napolitano ha proseguito sulla strada di emarginare parlamento e governo, aiutato dal PD, garante delle banche e in definitiva della BCE che è una loro emanazione, ma è così per tutte le banche centrali che, in effetti, sono private, cioè appartengono alle banche.

Nel costo della politica in Italia va incluso anche il costo del personale super pagato del parlamento, complessivamente il nostro parlamento costa al contribuente 1,5 miliardi di euro l’anno, cioè circa il doppio di Francia, Germania e Inghilterra, però produce molto meno; la maggior parte della spesa se ne va per stipendi e pensioni di personale e parlamentari. Mentre il reddito nazionale non aumenta, in dieci anni il costo del personale del senato è passato da 350 milioni a 526 milioni di euro annui; un consigliare parlamentare, alla fine della carriera, arriva a prendere 350.000 euro lordi l’anno.

La commissione europea progetta di togliere all’Inghilterra il controllo del tasso interbancario Libor, che è un indice per la fissazione dei tassi sui mutui, nell’eurozona esiste il tasso analogo Euribor; la commissione vorrebbe trasferire il controllo di Libor, Euribor e il controllo sui prezzi di petrolio e oro, all’Esma di Parigi, perché diffida dei criteri britannici regolatori di prezzi, che favorirebbero la speculazione a vantaggio inglese; i prezzi distorti ad arte hanno lo scopo di manipolare il mercato.

Di fronte a questa prospettiva, l’Inghilterra ha minacciato di rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea, come ha già fatto per la tassa sulle transazioni finanziarie; Londra si è detta, a parole, disposta a misure contro l’evasione fiscale e contro i paradisi fiscali, ma è contraria a una riforma del sistema finanziario e a mettere dei limite ai bonus dei banchieri, contemporaneamente e assurdamente, partecipa al signoraggio sull’euro, pur non avendo adottato questa moneta.

Forse la commissione europea potrà adottare misure contro i paradisi fiscali di Austria e Svizzera, ma non potrà nulla contro quelli del Vaticano e dei paesi extra europei, protetti dal sistema delle banche che controllano gli stati; inoltre, circa le misure proposte, bisogna ricordare che l’euro è una valuta sovranazionale privata, gestita dal sistema delle banche private, e che la banca centrale europea BCE che la emette, è indipendente dai governi e dalla Commissione Europea.

Per il controllo delle acque del Nilo, è sorta una grave crisi tra Egitto, Sudan ed Etiopia, poiché per l’Egitto la mancanza di acqua significa carestia, un vecchio trattato attribuisce l’87% delle acque del Nilo all’Egitto, che ha realizzato a tale scopo anche da diga di Assuan, ma l’Etiopia aumenta velocemente di popolazione e pertanto vuole rivedere la questione, cioè vuole denunciare i patti, com’è sempre successo tra nazioni (ma per gli storici di corte solo l’Italia viola o non rispetta i trattati); per favorire l’irrigazione delle sue terre, come ha fatto l’Egitto ad Assuan, L’Etiopia desidera anche costruire delle dighe sul Nilo, che l’Egitto minaccia di bombardare.

Israele ha insegnato all’Egitto la tecnica dell’irrigazione a goccia e nel paese le precipitazioni sono molto maggiori della portata del Nilo, perché la maggior parte dell’acqua caduta evapora, perciò l’acqua piovana andrebbe captata in qualche modo, anche con l’aiuto della Banca Mondiale. Il problema del controllo delle acque esiste anche in Israele con il Golan e in Medio Oriente con il Tigri e l’Eufrate, ai quali sono interessati Irak e paesi limitrofi.

Più di 15.000 soldati della Nato e di Arabia Saudita, Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi stanno trasferendosi in Giordania, per esercitazioni congiunte anti Assad; il Pentagono vuole imporre la no fly zone sui cieli siriani e la Francia vuole bombardare la Siria come fece con la Libia; preparandosi al peggio, Giordania, Israele e Turchia hanno ricevuto dalla Nato batterie di missili patriot e installazioni radar. Americani, inglesi e francesi, i vincitori della seconda guerra mondiale, forniscono assistenza militare ai ribelli anti Assad in Giordania e in Turchia; come successe nella lotta degli afgani contro i sovietici, questi consiglieri addestrano i ribelli islamisti che lottano contro Assad, che è ufficialmente laico, anche se dittatore antiamericano e filo iraniano.

Intanto in Turchia la piazza, fedele al laico ma defunto Ataturk, è contraria alla deriva islamista di Erdogan e pertanto esplode; come accadde con l’islamista Khomeini, che faceva opposizione allo scià di Persia, pure laico, risiedendo in Francia, protetto dal governo francese, adesso, a sostegno del partito islamista turco, in Pennsylvania risiede il teologo musulmano miliardario Fetullah Gulen, che controlla un imponente apparato mediatico, centinaia di moschee e l’AKP, una confraternita ottomana di tipo massonico, aiutato anche dalle emittenti televisive anti-Assad, Al Jazira e Al Arabia.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (3/6/2013)

 Dietro ogni sistema di governo monarchico, autoritario, democratico, liberale, socialista e comunista, esiste sempre un’oligarchia o comitato ristretto o avanguardia o élite che dirige, dietro le quinte e anonimo, la forma prescelta di governo e insieme le sorti del paese; le varie forme di governo sono solo una strategia di governo e tattica adottata, senza vero investimento popolare, in un momento, in un luogo e in un tempo preciso; con lo scopo di rendere possibile l’esercizio della governabilità e della tassazione. Le varie forme di governo sono una beffa perché si concretano nell’unica forma di governo che è quella dell’oligarchia; anche la costituzione è una beffa, perché è scritta sulla carta ma è regolarmente disattesa dal legislatore e dalla politica.

Il governo ufficiale e quello occulto, escludendo i sudditi da ogni reale partecipazione, cioè espropriandoli della sovranità, deve ricercare a tutti costi la governabilità e l’oligarchia sa che l’uomo può essere governato solo se si prende in  giro con i valori della democrazia, della partecipazione, della sovranità popolare e dell’autodeterminazione; anche le elezioni sono uno stanco rituale e una parodia utile alla conservazione di un sistema di potere; l’informazione è strumento essenziale per la presa in giro dei sudditi contribuenti, mai sovrani e mai divenuti veramente cittadini.

Indipendentemente dai sistemi elettorali, i dirigenti politici e amministrativi sono uomini controllati e premiati dalla nomenclatura, sono impiegati esecutivi del potere occulto, obbedienti e discreti che hanno il senso dell’omertà, non sono competenti e possono essere facilmente cambiati, soprattutto dopo le elezioni; sono improduttivi e inutili parassiti, superpagati per mettere la loro firma sulle scelte dei loro mandanti anonimi; a causa dei loro privilegi, non vorrebbero mai andare in pensione, invece gli operai delle catene di montaggio, meno attaccati al lavoro, desiderano arrivare prima possibile alla pensione.

Chi è produttivo e fa un servizio pubblico è pagato poco, chi deve fare da coperchio e potrebbe ricattare i mandanti è coperto d’oro per obbedire ciecamente ai suoi padroni anonimi e per portarsi i segreti nella tomba. Più difficile è rimpiazzare impiegati e operai esperti, perciò il loro avvicendamento è più difficile, pena un disservizio e una caduta della capacità lavorativa generalizzata; il deficit della pubblica amministrazione italiana è addebitabile a politici e superburocrati che devono proteggere interessi oscuri, perciò non vogliono fare vere e innovative riforme e preferiscono scaldare le sedie, collezionando privilegi, prebende e più incarichi.

Dopo il top registrato nel 1975, la borsa di New York attraversa un periodo di lungo rialzo, perciò, come accade spesso nella bisca chiamata borsa, tra breve potrebbe esserci una correzione al ribasso delle quotazioni e si spera a vantaggio delle borse europee, perché i capitali speculativi si dirigono da una borsa all’altra.

Negli anni novanta in Europea vigeva lo SME o sistema monetario europeo, con cambi fissi tra le monete dei paesi europei aderenti al sistema, poiché l’Italia subì un pesante deficit commerciale, aumentò pesantemente le tasse e gli interessi e svalutò pesantemente la lira; perciò tornò a crescere con una bilancia commerciale in surplus, mentre la Germania era in deficit, anche l’inflazione italiana, nonostante la previsione pessimista dei profeti di sventura o economisti di corte, scese.

Con l’euro il successo commerciale della Germania, in largo attivo, è stato favorito soprattutto dalla compressione dei salari tedeschi, dall’afflusso di capitali mafiosi da riciclare in Germania o di denaro di capitalisti in fuga dalle tasse dei loro paesi; le eccedenze valutarie tedesche sono state investite nel debito pubblico dei paesi PIGS; comunque, fino al 2007, data d’inizio della crisi in Usa, in Europa il debito privato crebbe più di quello pubblico, da allora, per salvare le banche, si è impennato quello pubblico. In questo quadro, il fondo salva stati  europeo è servito soprattutto per soccorrere le banche del nord Europa, creditrici verso i paesi periferici insolventi.

Si dice che è accaduto ciò perché l’Europa non è economicamente omogenea, ma non lo sono nemmeno gli stati e non lo è l’Italia, però in Italia e in Usa esistono importanti trasferimenti fiscali interni; pare però che il denaro inviato dallo stato italiano al sud (50 miliardi di euro l’anno in media) abbia aumentato solo il numero dei dipendenti pubblici e insieme la corruzione politica. L’Italia è afflitta da una carente classe politica, ma gli italiani sono ben inserirti in tutto il mondo e in tutte le professioni, cioè sono ben accetti in tanti paesi.

Ciò malgrado, la Germania accusa gli italiani, ma ricicla i soldi italiani che in Italia i mafiosi non possono o non vogliono riciclare e accetta investimenti di capitalisti del sud Europa che sfuggono al fisco dei loro paesi; come accetta il denaro della chiesa e del Vaticano, investito largamente a Francoforte, come a Wall Street, a Zurigo e nella City di Londra; grazie a un governo italiano controllato dalla chiesa cattolica, tutto questo denaro è stato sottratto ai bisogni degli italiani.

In questo momento In Svezia, Inghilterra, Olanda, Francia, Germania, ci sono sintomi di aumentata intolleranza verso gli immigrati, soprattutto islamici, nelle città del nord Europa ci sono zone franche governate da bande d’immigrati dove la polizia non entra; gli immigrati disoccupati delinquono e in Inghilterra i musulmani hanno ottenuto dallo stato tribunali arbitrali speciali che applicano la sharia, cioè hanno ottenuto una giurisdizione autonoma; a causa di questa situazione, in questi paesi, l’estrema destra pare rafforzarsi.

La Francia desidera che l’Europa limiti le immigrazioni di extracomunitari e abroghi il trattato di Schengen, che permette la libera circolazione di lavoratori comunitari, di cui hanno beneficiato europei dell’est come i rumeni. La Svezia garantisce assistenza agli immigrati che ottengono asilo politico, perciò nel 2012 ne sono entrati 44.000 e sono per lo più disoccupati, perciò è costretta a fare tagli allo stato sociale, nel paese crescono i neo nazisti, come in Grecia, in Germania in altri paesi.

A causa della crisi, della disoccupazione e dei disordini causati dagli immigrati, ora Stoccolma ha assunto un atteggiamento negativo sul rilascio di visti da parte della UE ai paesi dei Balcani, però nel paese è presa di mira soprattutto l’immigrazione islamica; ma la classe politica prezzolata, come succede in Italia, non se ne preoccupa, infatti, sono tanti gli affari con i paesi arabi, in primis petrolio e armi, e il Qatar e l’Arabia Saudita investono molto in Europa.

Intellettuali occidentali e fondamentalisti islamici, invece di accusare di fascismo verde l’integralismo islamico, accusano d’islamofobia tanti europei, ribadendo, con la solita ipocrisia religiosa, che l’Islam significa pace, tolleranza e amore, come se la guerra santa l’avessero fatta solo i cristiani; in realtà l’Islam religioso o ortodosso nega tutti i valori dell’illuminismo e dello stato di diritto moderno, cioè l’eguaglianza tra uomini e donne, tra credenti e non credenti, tra le varie religioni, tra omosessuali ed eterosessuali; nega l’eguaglianza dei popoli e delle religioni, ignora la separazione tra stato e religione, combatte la cultura laica, le altre religioni e gli apostati.

Afferma l’inferiorità della donna, non solo ribadita nella sharia, ma recepita anche nei codici civili, perciò nei paesi islamici la figlia eredita la metà del maschio e in tribunale, la sua testimonianza vale la metà di quella di un uomo; l’Islam accetta il matrimonio forzato, tollera le mutilazioni sessuali e la macellazione rituale o cruenta degli animali, è un sistema repressivo perché è contro la libertà d’espressione, contro la libertà di pensiero, contro l’individualismo e contro il principio di eguaglianza.

Per attirare industrie straniere, la Polonia ha creato zone economiche speciali, dove salari e tasse sono ridotti, i sindacati faticano a entrare in questi stabilimenti, gli orari di lavoro arrivano a 14 ore il giorno, per sei giorni la settimana; nel paese l’impresa cinese Chung Hong Electronics ha uno stabilimento per la costruzione di parti di TV e rappresenta l’aspetto truce del neocapitalismo cinese, inserito anche in queste zone o distretti. In questa impresa si è cercato d’impedire la creazione di un sindacato, l’impresa ha dirigenti simili a mastini venduti al padrone; il sindacato, insidiatosi con difficoltà, ha aperto una vertenza, chiedendo trasporto gratuito per i lavoratori, aumento dei salari, regole chiare per le promozioni, limitazione dello straordinario, controllo sulle assunzioni ora fatte tramite le agenzie interinali e controllo sindacale sull’organizzazione del lavoro.

Insomma la storia si ripete, i conflitti tra capitalisti e operai nascono sempre dallo sfruttamento di questi ultimi e per la tutela dei loro diritti; all’impresa suddetta interessa più la quantità che la qualità della produzione, infatti, i prodotti cinesi risultano spesso carenti sul piano qualitativo; i nuovi assunti non ricevono addestramento adeguato, vi dominano i contratti a  tempo determinato, con assunzioni fatte tramite agenzie interinali, gli operai non ricevono premi annuali, non si possono assentare per malattia e la fabbrica non ha aria condizionata, i lavoratori sono costantemente controllati. I lavoratori sono contro gli straordinari e si danno malati, quando la produzione rallenta, tanti di loro sono licenziati, invece gli altri operai polacchi, al di fuori di questi distretti speciali, sono meglio tutelati dai sindacati e hanno contratti a tempo indeterminato; vuol dire che nel paese i lavoratori non hanno gli stessi diritti.

In Italia lo stato confessionale è controllato dal Vaticano e chiesa cattolica, tutti i partiti sono ai loro piedi e concedono loro sovvenzioni, anche a Bologna e Firenze le amministrazioni di sinistra, violando, come fa il governo, la costituzione, finanziano generosamente le scuole private cattoliche, mentre la scuola pubblica langue; lo stato finanzia scuole private cattoliche, oratori e giubilei, ristrutturazione di chiese e concede esenzioni fiscali alla chiesa e 8%° Irpef alla stessa; la chiesa fa carità con i soldi dello stato e dei privati e se ne prende i meriti, invece lo stato tassa e perciò si rende impopolare, fortuna per lo stato che in parlamento esista un forte partito a favore degli esattori.

Come promesso, il movimento cinquestelle sta ruotando le sue cariche dirigenziali, intanto gli altri partiti hanno bocciato le sue proposte di riforma, come il referendum consultivo per la modifica della prima parte della costituzione e, per quanto riguarda la seconda parte, la sua proposta di riduzione dei parlamentari e dei consiglieri regionali, la riduzione dei mandati a due, l’incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva, la soppressione delle province, l’accorpamento dei comuni, i referendum senza quorum, l’introduzione dei referendum consultivi e prepositivi e la proposta di riservare solo al parlamento la materia delle riforme. Personalmente sono d’accordo con le propose del movimento però, se i mandati parlamentari devono essere al massimo due, visti i tempi della giustizia, l’incandidabilità dovrebbe essere prevista anche con la condanna di primo grado.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (26/5/2013)

 La moneta cartacea è nata come certificato di credito trasferibile e convertibile, poi divenne al portatore e inconvertibile; in questa natura divenne bene fiduciario, senza valore intrinseco, apprezzata solo perché era accettata da tutti, cioè chi l’accettava gli dava valore. Assomigliava tanto a una truffa, perché con un pezzo di carte si potevano acquistare dei beni; se la funzione monetaria cartacea fosse stata assolta direttamente dallo stato, a vantaggio di tutti i cittadini, a parte il rischio d’inflazione, l’iniquità sarebbe stata minore; in realtà, l’emissione di moneta cartacea fu devoluta alle banche centrali, indipendenti dallo stato e partecipate dalle banche ordinarie che, naturalmente, per conto dei soliti ignoti che stavano loro dietro, fecero uso speculativo di questo strumento, per appropriarsi delle ricchezze private delle nazioni e per soggiogare gli stati.

Sappiamo anche la politica e chi le sta dietro, guadagna anche con la legislazione, si guardi a tale proposito come si guadagna con gli appalti e con le lobby, però con l’emissione monetaria si guadagna molto di più, infatti, da Londra il banchiere barone Rothschild ebbe a dichiarare: “Datemi il controllo della moneta cartacea e non m’importa più chi fa le leggi!”. Da ricordare che tra gli strumenti monetari, gli assegni sono moneta bancaria appoggiata a un conto corrente.

Dopo la creazione delle carte di credito, strumenti di pagamento elettronici appoggiati ai conti correnti bancari, nel 2009 sono nati i Bit Coin, una nuova moneta digitale ed elettronica della rete che utilizza il software open source e consente di comprare, vendere e scambiare in rete; essa è priva di un ente centrale che la emette e sembra che non alimenti l’infezione; vedremo se sarà in grado di spiazzare le ordinarie banconote, con danno per il sistema bancario.

Per i loro bisogni di spesa, imprese e famiglie usano strumenti finanziari che derivano da stipendi, ricavi, risparmio, detassazioni e indebitamento; quando si riduce credito e risparmio, si riduce la liquidità spendibile; sotto questo aspetto, è irrilevante il patrimonio immobiliare, rilevante in Italia, ma sono anche irrilevanti, se non s’incassa, le vendite e, dal punto di vista finanziario, può essere irrilevante anche un bilancio che rileva un  utile d’esercizio.

Di più, è accaduto che le grandi imprese hanno utilizzato utili pregressi, anche sottratti al fisco, grazie a bilanci falsi, per costituirsi dei tesoretti privati nei paradosi fiscali, poi falcidiati dalle insolvenze da cattivi investimenti immobiliari o in derivati; di queste pesanti perdite le grandi famiglie non si possono lamentare perché altrimenti la gente chiederebbe loro dove hanno preso quei soldi. Insomma la gestione caratteristica delle imprese può essere attiva, quella finanziaria e speculativa può essere in forte perdita e la perdita si cerca di farla pagare ai lavoratori o allo stato; è accaduto a tante grandi imprese come Parmalat, ma anche alle divisione economiche della chiesa, come l’ospedale San Raffaele di Milano e alle banche.

Per legge in Italia è ammesso per le imprese un bilancio civile e uno fiscale, invece in Inghilterra è ammesso un unico bilancio; è ininfluente il reato di falso in bilancio quando creditori, fisco, banche e soci minoritari possono impugnare in tribunale un bilancio taroccato; a causa di questo clima, in Italia, dopo le società di capitale, le finanziarie e la limitazione della responsabilità patrimoniale nell’impresa, si è sviluppata una contabilità parallela, conosciuta dalle banche e dai fiscalisti.

Grazie ad alcune leggi, in Italia anche il fisco ha aiutato l’elusione fiscale, anche con il credito d’imposta, e lo stato concede alle grandi imprese aiuti di ogni sorta, ma poi si rifà tardando il rimborso delle imposte alle imprese; accade anche che in Italia le imprese, per sfuggire al fisco, obiettivamente esoso, e per non applicare lo statuto dei lavoratori, hanno anche preferito non crescere e hanno fatto investimenti all’estero, con danno all’economia interna.

Queste imprese non hanno voluto quotarsi in borsa, esorcizzando l’azionariato pubblico diffuso, come la cogestione operaia che esiste in Germania e che consente alla Volkswagen di continuare a crescere e a fare profitti. Però è anche probabile che alcuni imprenditori sono stati lontani dalla borsa per rispetto verso i risparmiatori, che dalla borsa hanno avuto forti perdite e perciò tanto risparmio nazionale si è diretto verso i titoli di stato. 

A casa di questa situazione, anche se si sostiene che in Italia esiste un largo patrimonio, il patrimonio dell’Italia, diversamente che in Germania, è costituito al 95% da immobili e beni artistici e solo al 5% di beni industriali. Contemporaneamente, il curatore fallimentare nonché salvatore Mario Monti, voluto dal BCE e dal Vaticano, durante il suo breve governo, ha fatto peggiorare tutti gli indici economici del paese, in nome dell’euro ha imposto all’Italia una cura draconiana che ha accelerato la recessione.

Il Nuovo Ordine Mondiale è retto da un direttorio fatto di uomini di diversa etnia e religione, i quali sono garanti e rappresentanti di poteri aristocratici o oligarchici più ristretti che non vogliono comparire; la globalizzazione farà sparire la sovranità degli stati, dei cittadini e, dal punto di vista sostanziale, la stessa democrazia, l’economia sarà privata ma accentrata in poche mani e costituzionalmente protetta.

Il governo mondiale e globale vuole che le direttive politiche ed economiche siano uniformi in tutto il mondo, al riparo dei capricci popolari e delle beghe dei partiti, peraltro infiltrati dai poteri forti; anche la religione più aiutare la governabilità, perciò deve essere protetta e infatti la televisione italiana e l’Islam lo fanno ogni momento. Oggi la BCE è sottratta al potere degli stati e l’Unione Europea è diretta da uomini non eletti, rappresentanti di poteri occulti, i trattati europei servono a soggiogare i popoli europei.

Le azioni strategiche dell’Europa sono irreversibili ed essa esorcizza il nazionalismo che non è stato solo di destra, anche la rivoluzione francese faceva perno sulla nazione; il nazionalismo, come il localismo, si fonda anche sulla sovranità, sull’autonomia e sull’indipendenza ed ha avuto anche contenuti rivoluzionari ed egualitari di sinistra; comunque, oggi quelli che vogliono l’uscita dall’Europa sono più di destra che di sinistra, mentre la sinistra italiana ha il dogma dell’Europa, dell’euro, della costituzione, della resistenza, del risorgimento e del papa.

Ad ogni modo, bisogna ricordare che le classi dominanti e quelli che li servono non sempre hanno fatto l’interesse della nazione, ma piuttosto quelli propri; per arricchirsi e per il potere bisogna essere pragmatici e non ideologici, cioè non bisogna seguire i sogni; gli uomini si dividono in quelli che vogliono cambiare il mondo, quelli che lo vogliono conservare così com’è e quelli che, a causa delle trame di lor signori che vogliono il popolo gregge, si sono rassegnati perché non si può cambiare.

Secondo la corte d’Appello, Berlusconi, con sue società off shore, ha gestito un’enorme evasione fiscale, acquistando in Usa diritti cinematografici per Mediaset, a un prezzo artificiosamente più alto, in tal modo ha evaso il fisco italiano e costituito fondi neri all’estero, perciò è stato condannato a quattro anni, ma ha deciso di appellarsi in Cassazione. Quello che ha fatto Berlusconi in materia l’hanno fatto tanti grossi capitalisti e altri potentati politici ed economici, garantiti anche dai paradisi fiscali; Berlusconi non è la pecora nera, né l’eccezione, il discorso riguarda anche le altre sue malefatte, però a informazione, magistratura e politica è piaciuto mettere alla berlina soprattutto lui.

L’informazione, soprattutto televisiva, oltre ad aver nascosto le notizie, ha distratto l’opinione pubblica concentrando l’attenzione sul papa, su Berlusconi e nella difesa delle donne, trascurando il resto; in Italia esistono ancora discriminazioni sociali, etniche e religiose, ma la donna è quella che ha fatto più strada, studia più dell’uomo e avanza in tutti i settori impiegatizi, in poco tempo sarà più rappresentata dell’uomo in posti di prestigio.

Poiché in Italia lavoro e carriera si fanno con i favoritismi, è impossibile che i notabili vogliano sacrificare le figlie laureate, in pratica, per fare carriera, è meglio essere figlia di un notabile che figlio di un operaio e allora si capisce dove nasce la discriminazione. Chi proclama la superiorità razziale delle donne nei confronti degli uomini è razzista; malgrado le elucubrazioni di radio apostolica italiana, cioè la Rai, che parla sempre di discriminazione delle donne, in Francia e a Treviso, a parte gli immigrati operai, assumono soprattutto donne, mentre la politica ottusa, sedotta dall’informazione, fa leggi speciali e discriminanti, sul piano costituzionale, per gli uomini, per favorire l’occupazione e la carriera delle donne.

Mentre l’Irlanda si è opposta ai diktat europei, la Polonia, per essere ritenuta idonea dall’Europa, per ridurre il debito e attrarre investimenti stranieri, ha attuato una serie di riforme nel sistema pensionistico, nel welfare e nelle privatizzazioni; perciò ha aumentato la produttività, ma i posti di lavoro, rispetto all’era comunista sono diminuiti di sei milioni; sembra logico che, quando aumenta la produttività e non la domanda del mercato, i posti diminuiscono, ma gli economisti di corte affermano il contrario.

In questa strategia, la Polonia ha creato zone economiche speciali in cui è più vantaggioso creare imprese perché non si pagano tasse, colà si usufruisce d’infrastrutture statali pagate da altri e non ci sono sindacati, con turni di lavoro che arrivano a 14 ore, anche durante le festività. Poiché la Polonia guarda all’Europa, i nostri governanti e l’Europa dovrebbero convincersi che questa è concorrenza sleale fatta alle nostre piccole imprese che non hanno delocalizzato all’estero. Visto il costo della vita in Italia, non possiamo pagare i salari polacchi, se l’Europa permette questa politica a Polonia, Ungheria e Serbia, vuol dire che segue una strategia per abbassare il costo del lavoro in tutta l’Europa occidentale, però, in questo caso, in Italia si dovrebbero anche abbassare imposte, tariffe e costo dell’energia, portandoli a livelli polacchi.

Il leader socialdemocratico tedesco Lafontaine propone ai paesi europei di abbandonare l’euro che sta spaccando l’Europa, ritornando ai cambi flessibili delle monete, infatti, in Europa i paesi fuori dell’eurozona, come l’Inghilterra e la Svezia, paiono crescere di più; probabilmente l’unione monetaria andava fatta dopo l’unione fiscale e politica, armonizzando anche sistemi fiscali e scolastici, per favorire, senza rendite di posizione e discriminazioni, circolazione di merci e persone.

Lo schema dell’euro è stato imposto dalla Bundesbank tedesca e il dogma dell’euro, assieme alla crisi delle banche nata in Usa nel 2007, ha mortificato il lavoro e aumentato deficit degli stati e debiti pubblici; ora, a causa dell’euro, l’eurozona si sta disgregando, diversamente dalla Fed americana, l’Europa non finanzia i deficit degli stati e non emette eurobond, cioè la BCE non li compra e perciò gli stati non hanno i mezzi per realizzare le infrastrutture.

In Germania, dopo aver alzato i salari dei tedeschi dell’est con l’unificazioni, Schröder, per favorire le esportazioni e non la domanda interna, li ha abbassati ed ha abbassato gli interessi per le imprese; seguendo l’esempio della Germania, gli altri paesi dell’eurozona, non potendo svalutare la loro moneta, devono svalutare il lavoro. I surplus commerciali tedeschi favoriscono, con le misure di aggiustamento dei governi europei, la crisi degli altri paesi, inoltre, a causa della concorrenza fiscale e di capitali mafiosi da riciclare, fughe di capitali si dirigono dal sud al nord dell’Europa, indebolendo ulteriormente paesi come la Grecia e l’Italia; la mafia non può riciclare in Italia ma in Germania si.

A causa di questa crisi, Francaise Hollande ha proposto di accelerare i tempi per un accordo politico europeo, ha proposto di accelerare in due anni il processo d’integrazione europea e la revisione dei trattati europei; si è detto disposto ad abbandonare il progetto di De Gaulle dell’Europa delle patrie, tipicamente confederale, per arrivare a un'Europa federale come gli Usa; sottraendo l’Europa al governo dei tecnici per consegnarla nelle mani di politici eletti dal popolo.

Hollande non ha però parlato di politica estera e difesa comune, come sarebbe stato logico aspettarsi, ma, anche per lenire la disoccupazione, propone investimenti europei in infrastrutture, un bilancio adeguato per l’Europa e l’unificazione dei debiti degli stati; è ciò che fecero gli Usa nel 1790 e l’Italia unita nel 1860, in tal modo gli Usa trasformarono il paese da confederazione in federazione.

All’inizio la Francia era contraria all’integrazione politica, il suo cambiamento è dovuto al fatto che la crisi morde anche in Francia e con il deficit di credibilità dell’Europa cresce l’antieuropeismo. Parigi propone anche un fondo europeo per i giovani, una politica energetica comune, un’autonoma imposizione europea che riguarderebbe le transazioni finanziarie, carbon tax e un’Iva europea; naturalmente occorrerebbe in compenso ridurre le tasse degli stati, come un’armonizzazione fiscale e scolastica. In Europa c’è anche un deficit di democrazia, come hanno insegnato Inghilterra e Usa, un’imposizione europea non si può introdurre senza democrazia, cioè senza una rappresentanza parlamentare dei popoli europei, senza un parlamento sovrano che voti la fiducia a un governo.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (16/5/2013)

 L’Inghilterra non partecipa all’euro e varie volte ha preso le distanze dall’Unione Europea, tiene soprattutto a conservare la libertà di manovra finanziaria della City; dopo l’ultima proposta europea di unione fiscale e bancaria, il primo ministro inglese David Cameron ha deciso di indire, per il 2017, un referendum sulla permanenza dell’Inghilterra nell’Unione Europea; la dilazione gli serve a valutare le prossime misure dell’Unione.

L’unione Europea e gli economisti di corte, per valutare la ricchezza degli stati, generalmente hanno posto l’attenzione solo al PIL, ora finalmente hanno deciso di guardare anche ai patrimoni nazionali, i quali però sono difficili da valutare, comunque già si fanno delle graduatorie tra stati e la Germania non apprezza di essere dietro ad alcuni paesi PIGS; tuttavia, andrebbe calcolato, a vantaggio della Germania, anche il patrimonio immateriale di una nazione, fatto di cultura, ricerca, scienza, organizzazione dell’economia e della pubblica amministrazione, infatti, è’ risaputo che un buon artigiano senza patrimonio può avere maggiore reddito di un contadino con tanta tanta terra, ma che rende poco.

Fondo Monetario, OCSE e George Soros invitano l’Unione Europea a ridurre l’austerità e a cambiare strada; George Soros, ebreo ungherese, banchiere, titolare di fondi d’investimento, speculatore valutario e, con le sue fondazioni, filantropo a favore dell’Europa orientale, vuole che l’Unione Europea, invece di disintegrarsi, sopravviva, magari costringendo la Germania a uscire dall’euro. Anche Grillo è antieuro e non antieuropeo.

L’Europa rischia di disintegrarsi perché ha una banca centrale che emette denaro, indipendente dagli stati, i quali sono privi di una loro valuta e di una loro banca centrale, dipendente dagli stati e avente funzioni monetarie; infatti, il default colpisce i piccoli paesi costretti a indebitarsi in dollari o in euro che non controllano. Però Soros sostiene il Fiscal Compact o pareggio del bilancio dello stato, ma propone di convertire il debito estero dei paesi europei in eurobonds garantiti dalla BCE, che avrebbero un interesse più basso degli attuali titoli di stato italiani e spagnoli, ma la Germania è contraria.

D’altra parte, piuttosto che due euro in Europa, uno al nord Europa e uno al sud, sarebbe meglio affiancare l’euro a valute locali nazionali, con il rischio però che queste ultime si svalutino rispetto all’euro, a meno che le valute nazionali non abbiano cambi fissi rispetto all’euro. Tuttavia l’esperienza insegna che i cambi flessibili lo sono solo relativamente e temporaneamente, perché sono periodicamente aggiustati, altrimenti ai paesi in deficit valutario sarebbe negato il vantaggio della svalutazione.

L’unione bancaria proposta dall’Europa dovrebbe garantire lo stesso accesso al credito e gli stessi interessi alle imprese, ma non si sa se sarà possibile perché anche oggi, all’interno degli stati, le imprese hanno dalle banche trattamenti differenziati e diversi interessi. Per conservare l’Unione Europea, bisogna modificare i trattati e fare l’unione fiscale e bancaria; per alcuni, essere antieuro non significa essere antieuropeo, anche se l’Europa ha fatto veramente diversi errori, aiutata dai suoi agenti Mario Monti, Enrico Letta e Mario Napolitano, tutti difensori dell’euro e del trattato di Maastricht del 1997, che lo creò nella formulazione attuale.

Con la crisi delle banche, l’Europa ha puntato a ridurre il debito pubblico, la spesa pubblica e a imporre l’equilibrio di bilancio, il che ha favorito recessione e disoccupazione; perciò bisogna riformare i trattati, l’euro non è un dogma o una camicia di forza; in Italia la sinistra, gli economisti di corte e l’informazione di corte sembrano manifestare un’adesione acritica all’euro, invece Grillo, Berlusconi e Confindustria, che soffre dell’attuale calo della domanda, sono più critici.

L’euro sta spaccando l’Europa, dieci paesi dell’Europa ne sono fuori e 17 dentro; per far ripartire le economie, valute nazionali e cambi flessibili sono migliori; la moneta unica si potrebbe anche reggere con l’armonizzazione fiscale e con la convergenza dei tassi che però al momento non esistono; ma non è tutto, in Usa il governo federale stampa liberamente moneta e copre fino al 40% il deficit di bilancio dei singoli stati, nell’eurozona la BCE non emette eurobond come la Fed americana, che è abituata a comprare titoli del tesoro americani, mentre in Europa li comprano le banche con i soldi della BCE.

I crescenti attivi commerciali della Germania creano problemi agli altri paesi, insanabili senza svalutazioni di una loro moneta, perciò i paesi europei si indebitano e, per rimborsare i debiti, devono dissanguarsi e privatizzare; il Fiscal Compact fu firmato nel 2012 e accettato da Berlusconi, Bersani, Monti e Letta, costringe a ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in 20 anni. A causa del piano di rientro e degli interessi passivi, è illusoria ogni politica di crescita e di investimenti pubblici, a meno di svendere proprietà pubbliche, ridurre welfare, spesa pubblica, pensioni e stipendi.

L’Italia non è uno stato sovrano, diversamente potrebbe denunciare il debito estero e uscire unilateralmente dall’euro; come la Cina dimostrò in era coloniale, i trattati iniqui e ineguali non vanno rispettati, ma rinegoziati o denunciati; intanto, per salvare l’Unione Europea, la Germania, come la Cina, dovrebbe aumentare consumi e domanda interna, aumentando i salari, riducendo così l’attivo commerciale favore degli altri paesi e accettando anche un’inflazione più alta.

Nella storia l’antisemitismo della chiesa aveva alimentato l’antisemitismo popolare, perciò gli ebrei avevano trovato protezione presso il re e i principi e in Polonia pagavano anche la protezione ai vescovi, per trattare con le autorità eleggevano dei loro rappresentanti; i capi degli ebrei collaboravano con il re e alte autorità e perciò ottennero privilegi e una giurisdizione autonoma per la comunità. Fondarono leghe e società di mutuo soccorso che erano specie di partiti, con i quali si difendevano e favorivano gli associati.

Queste cose accaddero ad Alessandria, Roma, Spagna moresca, Francia e negli altri stati, i rappresentanti degli ebrei, trattando con il re o il papa, snobbavano le autorità locali e soprattutto il popolo che li vedeva male; erano ebrei di corte Giuseppe in Egitto e Mordechai in Assiria; i re utilizzavano i loro servigi, come avrebbero potuto chiedere la loro conversione forzata, la loro espulsione o esilio o il loro sterminio; in effetti, venuti a noia o perché troppo ricchi e potenti, nel 1492 furono cacciati dalla Spagna e Hitler ne decise lo sterminio, era accaduto altre volte nella storia.

Carlo Magno e Ludovico il Pio consideravano gli ebrei un valore per lo stato, affermavano che appartenevano all’imperatore, perciò chi li uccideva doveva risarcire l’imperatore, anche per Federico Barbarossa (1157) gli ebrei appartenevano al re; anche sotto alcuni papi (ma erano la minoranza) gli ebrei ebbero privilegi e protezioni, ad esempio sotto Callisto II e Gregorio IX; queste relazioni favorirono la nascita della figura dei rappresentanti degli ebrei presso papa e re.

Fino al 1492 gli ebrei in Spagna servirono fedelmente i musulmani e i re cristiani locali, erano esattori, banchieri, finanziatori del re, consiglieri, diplomatici e medici. Agli ebrei era vietato di possedere la terra, però non erano vincolati alla terra, cioè non erano servi della gleba, perciò poterono sviluppare le arti liberali e i commerci, finché, per generale antipatia, non furono rinchiusi nei ghetti e poi affrancati dalla rivoluzione francese.  

Protetti dal re, avevano libertà di movimento e privilegi, erano temuti dai nobili, dal basso clero, dai ministri e vivevano separati dal popolo contadino, che era la maggioranza e che li disprezzava, anche perché erano spesso usurai, un mestiere però esercitato anche da italiani e da altri. Nel XVI secolo però in Polonia la nobiltà divenne più potente e perciò gli ebrei perdettero la protezione del re, nel 1290 gli ebrei furono espulsi dall’Inghilterra e nel 1492 dalla Spagna; in precedenza, presso i sovrani dei locali regni spagnoli erano stati considerati una risorsa economica della monarchia, perché erano esattori e facevano prestiti usurai ai contadini, autorizzati dal re che tassava i loro proventi.

Con le persecuzioni, anche al tempo delle crociate, gli ebrei impararono a fuggire periodicamente da un paese all’altro, e ancora oggi, aiutati dalle loro organizzazioni, hanno sempre la valigia pronta; nel 1492 gli ebrei profughi dalla Spagna si rifugiarono in Italia, Olanda e nell’impero ottomano. Quando cessava la protezione del sovrano, subivano battesimo forzato, espulsione e massacro, accadde in Germania e poi in Russia.

Poiché furono emancipati dalla rivoluzione francese, sostennero lo stato unitario nazionale e le monarchie accentratrici, contro le aspirazioni popolari alle autonomie locali; perciò gli ebrei  divennero statalisti, legati e leali con lo stato, diversamente dai populisti, che erano il partito dei contadini che voleva le terre e maggiore autonomia. In Russia ci furono pogrom antisemiti nel 1881 e nel 1903 e lo zar non  riuscì a salvarli; però, continuando una tradizione del potere, Franco in Spagna, Mussolini in Italia e Hitler Germania salvarono personalmente diversi ebrei di rispetto (Fonte: Corriere della Sera 14/5/2013– Paolo Mieli).

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (12/5/2013)

 Due ministri del governo di Enrico Letta, Maurizio Lupi, ministro alle infrastrutture, dei trasporti e dei lavori pubblici, e Mario Mauro, ministro della difesa, fanno parte di Comunione e Liberazione, importante divisione religioso-economica della chiesa; Roberto Formigoni del PDL, pure di CL, è stato costretto per motivi giudiziari ad abbandonare la presidenza della regione Lombardia e probabilmente dovrà abbandonare anche quella di commissario straordinario all’expo di Milano del 2015, che dovrebbe spendere 25 miliardi di euro, soprattutto pubblici.

Nei suoi affari economici, Comunione e Liberazione opera attraverso la Compagnia delle Opere, che ha un giro d’affari di 70 miliardi di euro l’anno, in gran parte commesse pubbliche concesse a imprese amiche, cioè opera attraverso imprese a essa legate; poiché gli interessi sono trasversali ai partiti legati alla chiesa, è da ricordare che le aziende venete della Compagnia sono alleate con il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, del PD.

Il ministero della difesa Mario Mauro ha un bilancio di oltre 21 miliardi di euro l’anno, in genere questi appalti sono concessi senza gara, cioè con affidamenti diretti e con procedure semplificate; Comunione e Liberazione contava all’elezione a papa di Angelo Scola, messo da parte Formigoni e Scola, ora si consola con i lucrosi incarichi concessi ai ministri Lupi e Mauro da Enrico Letta; la chiesa, che controlla i governi italiani, ringrazia.

Il documento di economia e finanza di Enrico Letta ricalca l’agenda Monti, non vi si parla di riforme e di riduzione della spesa, ma forse saranno cancellate Imu e aumento dell’Iva e si farà qualche cosa per gli esodati, comunque, nel DEF si parla ancora di grandi opere, di liberalizzazione di servizi pubblici e di privatizzazioni, naturalmente a vantaggio di amici esteri, italiani e del Vaticano. Il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, che è proveniente dalla Banca d’Italia, come Ciampi e Dini, cioè è garante dei mercati e la Banca d’Italia  è anche la stanza di compensazione delle banche, salvo piccoli aggiustamenti, non si discosterà dalla politica di Mario Monti; il fatto è che anche il governo Letta segue i dettami dei mercati, dell’Europa e del Vaticano.

Comunque, grazie a Napolitano superstar, pare che in Italia ci sia un’apertura a un regime semipresidenziale o presidenziale, da recepire con la prossima riforma della costituzione; ora con il DEF si temono tagli alla sanità e alla scuola, ma non alle grandi opere e alle spese militari. A parole Letta, per rabbonire la base del suo partito, afferma di voler rimettere al centro dell’attenzione del governo il lavoro, però non è intenzionato a ridiscutere le disastrose misure economiche della minestra Fornero, che ha indebolito i diritti dei lavoratori, diminuendo anche l’occupazione.

Letta farà qualche cosa per gli esodati perché bisogna tenere buoni i sindacati, in precedenza collaterali a sinistra. Tutto sommato, questo governo Letta non è un governo di pacificazione nazionale, non è un governo del cambiamento e di riforme, ma, con l’aiuto di Berlusconi, un governo di continuità con il governo Monti; Napolitano vuole tranquillizzare l’Europa e il Vaticano sulla fedeltà canina italiana ai diktat della Troika. Come accade nel neo-colonialismo, i mercati controllano la politica italiana con la corruzione, facendone pagare il conto agli italiani.

La proposta di riforma della costituzione italiana mira, oltre a riformare l’architettura dello stato,  anche a ridurre il peso dello stato nell’economia, a vantaggio del settore privato; comunque, da più parti, si ripete che le tasse sul lavoro e sulle imprese sono eccessive e vari paesi, per favorire la ripresa e rilanciare la domanda, chiedono all’Europa di allentare i vincoli di bilancio e di ridurre la politica di austerità. Perciò anche l’Italia potrebbe chiedere una proroga del rapporto deficit/Pil al 3%; rispetto ad altri paesi che hanno già ottenuto questa proroga, gli italiani non possono essere trattati come i figliastri dall’Europa.

Su questa proroga pare sia d’accordo anche l’OCSE, comunque Letta, a parole, a parte i contenuti del DEF, si dice anche favore di riforme, richieste all’Italia dall’Europa, ma non si conoscono i veri proponimenti del governo al riguardo, sempre che questo governo sia destinato a durate cinque anni; fino ad oggi in Italia si sono fatte riforme soprattutto contro i ceti più deboli. I creditori esteri dell’Italia, tra cui il Vaticano, che è uno stato senza debiti esteri, mirano alle privatizzazioni italiane, mentre tanti sperano che nel 2014 l’occupazione torni a crescere. L’Italia è destinata pertanto a essere sempre più asservita allo straniero, soprattutto allo stato estero vaticano, per il quale stanno lavorando Europa, Germania e mercati finanziari.

La Slovenia è il sesto paese a chiedere aiuti all’Europa, dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro; a causa di un deficit del bilancio al 7,8% per il 2013, ha deciso di privatizzare imprese statali, di ridurre le retribuzioni e di aumentare l’Iva al 22%; come fatto dagli altri paesi citati, lo scopo è ricapitalizzare le banche, che però in questo caso sono pubbliche, questa hanno sofferenze pari al 20% del pil.

Al momento queste banche hanno attinto al credito interbancario di altri paesi europei, come hanno fatto Grecia e Cipro, quindi le misure del governo e gli aiuti dell’Europa serviranno a pagare questi debiti esteri a favore di banche europee. Naturalmente anche il settore immobiliare sloveno, come negli altri paesi europei, è in crisi; è da ricordare però che in Slovenia molti dirigenti di aziende di stato, naturalmente ex comunisti, sono diventati imprenditori con crediti agevolati concessi dalle banche pubbliche e ora, come le banche, chiedono di essere salvati dallo stato.

In Europa, per combattere la recessione, c’è chi propone una politica monetaria espansiva, con la convinzione che il deficit pubblico è benefico se è finanziato dalle banche centrali che comprano titoli di stato; però, per seguire questa strada, gli stati dovrebbero uscire dall’euro. Per altri, si dovrebbe rimanere nell’euro aumentando solo la spesa pubblica, cioè riformulando i trattati europei e allentando i vincoli europei; una terza tesi, senza rinegoziare tutti i trattati europei, vorrebbe solo la riduzione delle spese e l’aumento degli investimenti, i quali però non andrebbero fatti più pesare sul deficit di bilancio al 3%.

Sembra che l’Unione Europea, con la sola opposizione dell’Inghilterra, con lo scopo di lottare contro l’evasione e di favorire la tassazione solo a favore del paese dove si produce il reddito, miri a un’unica politica fiscale e bancaria; ne sarebbe colpito il segreto bancario e la concorrenza sleale fiscale tra paesi europei, che fanno fuggire i risparmi da un paese all’altro. Al riguardo, Lussemburgo e Austria, che hanno operato come paradisi fiscali europei, si sono detti disponibili a scambi d’informazioni.

La Svizzera resiste, però anche gli Usa stanno obbligando gli americani a denunciare il risparmio detenuto all’estero; poiché le banche Usa devono comunicare al Tesoro Usa i depositi detenuti dai loro clienti all’estero, alcune banche estere, come Credit Suisse, hanno chiuso i conti dei loro clienti americani. Questi provvedimenti al momento ignorano il sistema dei paradisi fiscali, collocati fuori di Usa ed Europa, in piccoli stati sovrani, coltivati fino adesso dal sistema delle banche occidentali e tollerati dai governi occidentali; bisognerà mettere mano anche a questo capitolo e il discorso riguarda anche la banca IOR del Vaticana, abituata anche a fare riciclaggio.

Tutti i movimenti aperti alla società e al cambiamento sono nati come rivoluzionari e come dottrine di salvezza, a cominciare del cristianesimo, dall’ebraismo e dalla massoneria; Marx era ebreo e gli illuminati bavaresi, nati nel 1776, erano contro la proprietà privata. La massoneria era antipapista e spinse per la rivoluzione americana, per quella francese, per il risorgimento italiano, per le rivolte europee del 1848 e sostenne anche il manifesto del partito comunista; come Mazzini, Marx faceva base a Londra, ove aveva sede la massoneria moderna che ispirava rivoluzioni.

Tutti questi movimenti ideologici poi approdarono gradualmente dalle rivoluzioni, ai complotti per il potere e alla conservazione economica, operando attraverso partiti che ne favorivano i disegni, dopo la seconda guerra mondiale si sono riconciliati anche con i papisti; nel 1884 nacque la società Fabiana inglese, che voleva raggiungere per gradi una società senza classi, però nemmeno lei mantenne le sue promesse, mutò i suoi obiettivi e nel 1895 fondò a Londra una prestigiosa scuola di economia, alla quale, tra gli altri, hanno studiato Romano Prodi e George Soros.

Lo scrittore fabiano H.G.Wells era a favore di un governo mondiale e propose anche un Nuovo Ordine Mondiale, con riduzione dalla popolazione mondiale, che poteva essere favorita anche da una guerra mondiale. Il socialismo e poi il comunismo favorivano più del liberalismo il controllo delle masse e l’autorità dello stato; il comunismo è caduto per i suoi insuccessi economici, ma in occidente lo stato ha continuato progressivamente a estendere le sue funzioni, con il fine recondito di schiavizzare i sudditi.

In ogni paese ed epoca, classe dirigente e popolo si dividono per la loro diversa morale, il cittadino è educato dalla famiglia, dalla scuola e dalla religione a non rubare, non uccidere, non fare violenza, a una normale vita sessuale e familiare; invece i potenti perseguono, soprattutto di nascosto, una morale opposta e licenziosa che li distingue dai comuni mortali e perciò li fa signori; predicano bene e razzolano male, si sottraggono allo stato comunemente inteso e lo controllano occultamente, sono questi i segni della nobiltà, della potenza e della ricchezza.

Al popolo è anche insegnato che dalla cattedra promana la vera dottrina, infatti, Pio IX insegnava che, non dagli eretici, ma dalla cattedra di Pietro scaturivano la vera dottrina cristiana e la morale cattolica; accade perciò che nei mestieri e per il governo, gli autodidatti critici siano visti, con sospetto, come eretici e perciò l’istruzione pubblica è obbligatoria. Questi uomini originali sono attaccati e perseguitati regolarmente dai superburocrati al servizio dell’élite occulta, i quali non producono realmente reddito, ma invece, lo consumano parassitariamente.

Per la classe nobile plutocratica e per i sommi dirigenti la morale popolare è un pregiudizio rafforzato dall’educazione, dalla cultura di massa, della scuola, dalla famiglia piccolo borghese e dalla religione, serve a tenere il popolo supino e sottomesso, rispettoso delle leggi, regolarmente derise e violate da lor signori. Nel medioevo, età rimpianta dalla chiesa, il castello separava materialmente i nobili privilegiati dal popolo, al quale era chiesto di credere, obbedire, combattere, lavorare e pagare le tasse, cioè la protezione allo stato; allora la chiesa faceva spesso santi vescovi guerrieri, che erano spesso criminali di guerra (K.Deschner “Storia criminale”), poi li consegnava alla credulità popolare, perché il popolo, grazie alla propaganda dello stato e della religione, è sempre vissuto di favole.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario,.it; numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (3/5/2013)

 Anche l’Italia è una colonia e uno stato non sovrano, ha perso una guerra ed è controllata da Nato, Vaticano e istituzioni europee, i politici sono collaborazionisti dello straniero che ci sfrutta; le forze armate italiane e  i suoi servizi segreti sono controllati dalla Nato, alle quale l’Italia ha concesso basi militari gratuite e truppe; il bilancio dello stato, le sue banche e la sua economia sono controllate dallo straniero; accade in tutte le colonie; da quando sono nati gli stati, è accaduto sempre così, soprattutto dopo guerre perdute.

Nato, Europa e Vaticano stanno strangolando l’Italia, i loro uomini si chiamano Casini, Napolitano, Monti, Bersani e Letta; il Vaticano controlla il sistema bancario italiano, il governo italiano, televisione, partiti. La chiesa, d’accordo con Washington, Bruxelles, Berlino e Francoforte, strangola l’Italia e non rinuncia ai suoi privilegi; con l’aiuto della Germania, vuol fare pagare all’Italia ciò che ha perso nella bisca della finanza mondiale. La Germania, contro gli interessi degli italiani, dai tempi di Carlo Magno, divenne il braccio secolare della chiesa però poi, come accade tra galantuomini, per il controllo dell’Italia, ci furono regolamenti di conti tra papi e imperatori tedeschi.

Oltre le banche, in Italia la chiesa controlla l’insegnamento pubblico e la nomina dei ministri dell’istruzione; il regno d’Italia nacque laico e perciò abolì l’insegnamento della religione nelle scuole statali, il fascismo reintrodusse l’ora di religione nelle scuole. Nel 1999, per la valutazione dell’insegnamento, nacque l’ente Invalsi, presieduto dal socialista Visalberghi; con i presidenti successivi l’ente si avvicinò alla CEI e ai centri finanziari controllati dal Vaticano.

Con l’aiuto della Germania e dei mercati finanziari, la chiesa si è ripresa l’Italia intera, come prima dell’unità; tra dirigenti dell’Invalsi, ci sono dirigenti della World Bank tedesca e di Bankitalia, come Piero Cipollone, Paolo Sestito ed Elena Ugolini, dirigente di Comunione e liberazione; Elena Ugolini sostiene il finanziamento delle scuole private ed è diventata coordinatrice dei programmi per i licei e sottosegretario all’istruzione nel governo Monti, ricco di ministri legati alla chiesa; Profumo, ministro dell’istruzione era vicino al segretario di stato vaticano Bagnasco.

L’Europa ha rinunciato a uniformare veramente i sistemi scolastici degli stati, tuttavia, le valutazioni dell’Invalsi seguono gli indirizzi dell’ente europeo Ilea, con sede ad Amsterdam, che omologa i programmi europei; l’Ilea è finanziato dal Boston College, che dipende da un’università cattolica dei gesuiti fondata nel 1863 in Usa; Jhon Kerry è stato un suo studente, anche Mario Monti, come tutti quelli predestinati dall’élite a cariche importanti, ha studiato in un collegio dei gesuiti.

A proposito di ciclicità della politica, dell’economia  e della storia, è da ricordare che i primi presidenti americani avevano rifiuto l’ingresso ai gesuiti. Referente italiano del Boston College è la dirigente Invalsi Elisa Caponera; l’8.3.2013 il governo italiano, di emanazione vaticano-tedesca, con avallo Nato e dei mercati finanziari, ha approvato il criterio di valutazione dell’Invalsi per le scuole pubbliche.

Pare che il FMI, che ha favorito l’austerità in tanti paesi, assieme a Barroso, presidente della commissione europea, si è convinto che l’austerità sta facendo male all’economia europea, perciò Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Olanda hanno chiesto una proroga al 3% di deficit di bilancio, contestando il rigorismo della Germania; è un fatto che in Europa la disoccupazione è all’11%, la domanda è debole e il debito pubblico aumenta.

Invece l’Italia, zelante colonia dei mercati, malgrado le sue difficoltà economiche e di bilancio, insiste a mantenere il deficit al 3% già da quest’anno, eppure il suo debito pubblico e i suoi interessi sono relativamente più alti, preferisce favorire la recessione, limitare i diritti del lavoro e mantenere alta la tassazione. Intanto re Giorgio Napolitano, in accordo con Europa, Nato e Vaticano, sta trasformando l’Italia in repubblica presidenziale; le tappe di questa strategia sono state la nomina di Monti a capo del governo e la scelta dei dieci saggi che hanno redatto il programma del nuovo governo di Enrico Letta, di emanazione presidenziale.

Il PD ha rifiutato come presidente Rodotà, che era stato presidente del PDS, perché proposto da Grillo che vuole cambiare in meglio l’Italia, perciò Bersani si è rivelato un vero conservatore; in tale quadro, Napolitano, trasformista perché ex stalinista, ora papista, atlantista ed europeista, pare il notaio di direttive antitaliane partorite a Bruxelles, Francoforte, Berlino, Washington e Oltre Tevere; non è il garante della costituzione, come afferma falsamente la televisione; anche Monti è stato il sicario dell’economia italiana, da saccheggiare con la privatizzazioni, inviato dai poteri forti europei, americani e vaticani.

Il PD, il partito preferito dalle banche, pare un contenitore politico non ideologizzato che contiene socialdemocrazia, liberalismo, conservazione e confessionalità cattolica; a sinistra queste divisioni  si sono già verificate varie volte nella storia, prima delle scissioni; il PD ha accettato la dottrina sociale della chiesa, non sostiene i diritti civili, ha accettato la proprietà privata e al posto del welfare e dei diritti sociali ora preferisce la solidarietà della chiesa; non è interessato a difendere la laicità e la sovranità dello stato; grazie a questa crisi d’identità del PD, il novello centro cattolico di Monti, una volta sparito Casini, si è portato via pezzi del PD.

Anche la magistratura ha partecipato spesso al teatrino politico e si è prestata a spalleggiare partiti politici, cioè, come il sindacato, ha fatto del collateralismo politico, a volte era zelante, a volte distratta, a volte collusa; nella sua storia ha emesso spesso sentenze contraddittorie o politiche, cioè ispirate da un partito, più spesso assolutorie; un esempio per tutti, la corte costituzionale ha affermato che la velocità nella riscossione delle imposte, garantita da Equitalia, autotassazione, sostituto d’imposta, scontrino fiscale e codice fiscale, è prevalente sull’equità nell’imposizione sancita dall’articolo 53 della costituzione; in pratica ha affermato che l’elusione delle imposte, garantita dallo stato, è cosa lecita.

Lo stato, poiché non appartiene ai cittadini, che non sono sovrani, si è sempre fondato sull’esclusione dei più dal potere e non sulla partecipazione popolare; per stato apparato s’intende il governo che ha lo scopo di escludere i sudditi dalle scelte di governo, con vari stratagemmi della falsa democrazia, emarginalizzandoli dal potere. Perciò sono mistificazioni la repubblica trasparente o cosa pubblica, mentre è più visibile al suo posto una cosa privata come cosa nostra; la democrazia o governo del popolo è un’altra mistificazione, perché la maggioranza non può governare su una minoranza che siede al governo.

I governanti si riconoscono perché hanno privilegi economici e fiscali, beneficiano del signoraggio monetario e sono in vari modi irresponsabili davanti alla legge; cioè non sono uguali ai comuni cittadini avanti alla legge; un governo che si fonda sull’esclusione è incapace di garantire l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge ed è costretto a concedere privilegi ai suoi manutengoli. Per evitare la frammentazione nella proprietà della terra, la proprietà pubblica della terra, data in concessione ai contadini dei paesi comunisti, poteva anche andare bene però, per altri versi, anche socialismo e comunismo sono mistificazioni, perché hanno rafforzato lo stato al posto della comunità e il comunismo ha accentrato potere e decisioni in poche mani.

Il vero potere statuale è anonimo; come il nuovo ordine mondiale, quello vecchio statuale è stato esercitato da uomini che sono solo burattini e prestanomi dell’oligarchia, come accade anche nelle grandi imprese economiche e nelle banche; questi uomini sono coperti da privilegi perché obbediscono agli ordini dell’oligarchia occulta, calpestano le legittime aspirazioni di lavoratori e sudditi e si portano i segreti nella tomba; come i bravi capi mercenari, nella loro disinvoltura, sono caratterizzati da obbedienza, fedeltà, silenzio, omertà e discrezione, tra loro sinonimi.

Il governo occulto è fatto di uomini d’onore che vivono di finanza, non hanno perso la faccia lavorando e pagando le tasse, aiutati in ciò da leggi da loro commissionate a pagamento ai politici, che hanno autorizzato società anonime, limitazioni di responsabilità patrimoniali, società finanziarie, partecipazioni a catena, elusioni fiscali legali e paradisi fiscali; una normativa dettata dalla nomenclatura, per sottrarsi alle leggi degli uomini comuni. Per sottrarre i preti al diritto penale comune, la gerarchia della chiesa pretese una giurisdizione autonoma, oggi però, in Italia è la cassazione che cancella le sentenze scomode per lo stato o alcuni potentati.

Al governo occulto partecipano grandi finanzieri, famiglie aristocratiche, Vaticano e alta mafia, tutti uniti nelle logge della confraternita massonica; a questo governo occulto e alle mafie partecipano tutte le razze, quello che in materia accade in occidente accade anche in Cina, Giappone, India Russia, paesi arabi e paesi minori; nemmeno questi ultimi, anche se sfruttati dalla finanza internazionale, sono teneri con le loro popolazioni.

I governanti occulti sono i buoni pastori predicatori, che, in cambio di tasse, proteggono il gregge, lo tosano, lo mungono e lo macellano; accumulano ricchezze e favoriscono guerre e traffici illeciti, aiutati in ciò da manutengoli mercenari messi alla direzione dei governi ufficiali, delle grandi impresem, delle grandi banche e dei grandi giornali. Storicamente, le tribù federate per la guerra, partorirono lo stato accentratore, che prima riscuoteva la protezione dai propri membri e poi anche dagli stati esteri soggetti; il passo successivo è il Nuovo Ordine Mondiale.

Chi pagava la protezione salvava la propria vita ed evitava rappresaglie statali, come la confisca del bestiame; oggi si preferisce dire che l’imposta è coattiva, però lo stato ha conservato, come rappresaglia, il diritto di confisca e di esproprio. L’espropriazione e la nazionalizzazione dei beni privati nacquero prima del comunismo, a danno di minoranze etniche e religiose soccombenti; questa fine fu riservata a pagani, sette cristiane, ebrei, albigesi e templari; il potere, facendo leva su antipatie popolari, come l’antisemitismo della chiesa; quando aveva bisogno di denaro per la guerra, espropriava comunità intere e alimentava pogrom, pulizia etnica e genocidi.

Strumentalmente, gli ebrei furono accusati di deicidio, di profanare le ostie, di avvelenare i pozzi, di uccidere i bambini per berne il sangue, di essere i soli speculatori e usurai; in realtà questo mestiere era stato esercitato anche dagli italiani e da mercanti e religiosi dotati di molto denaro; per tassarli meglio, gli ebrei erano stati autorizzati dai principi a fare gli usurai e dovevano anche pagare la protezione ai vescovi.

Quando questi ebrei suggerivano investimenti sbagliati all’aristocrazia e ai vescovi, dei quali erano amministratori, o erano disonesti o troppo ricchi per le povere casse dello stato, l’aristocrazia o oligarchia ispirava un pogrom spontaneo popolare. Ancora oggi, in Europa e Usa, alcuni ebrei famosi sono prestanomi e amministratori fiduciari di denaro della chiesa e dell’aristocrazia, ne seguono le direttive e si attirano le antipatie popolari; è un fatto che le banche lavorano con il denaro degli altri, anche quelle che lavorano all’ingrosso; gli amministratori e i presidenti non sono i proprietari.

Lo stato, per potersi reggere, si fonda su esercito, polizia e alta burocrazia selezionate, non per capacità, ma per fedeltà al governo; distribuisce i favori ai suoi accoliti collaborazionisti, anche stranieri, compensandoli con carriera, cariche e prebende; in tale quadro, gli uffici pubblici diventano un modo per compensare i suoi servitori, pagati meglio dei comuni lavoratori privati. Perciò i dipendenti pubblici sono spesso arroganti, producono poco e fanno parte della struttura parassitaria dello stato, a carico di chi produce veramente beni reali.

La baracca dello stato è sulle spalle di una ristretta cerchia di artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori e operai, mentre i pensionati non privilegiati normalmente si sono pagata la loro pensione; nella Roma papale gli uffici si compravano e chi li comprava li faceva rendere, questo fatto favoriva la corruzione pubblica; accade ancora adesso con il neo-colonialismo, i politici sono anche collaborazionisti dello straniero, sfruttano il popolo e fanno leggi su commissione; il potere  deve avere riguardo solo di alti funzionari che, assieme ad alti politici, sono garanti locali di poteri occulti.

Oggi la confraternita massonica comprende laici e la chiesa che, contro il popolo, si è riconciliata con l’élite, che ha messo da parte il suo vecchio anticlericalismo; la chiesa cattolica ha una somma di privilegi, poteri e ricchezze, in Italia è difesa dalla televisione e dai partiti, perciò nessuno invoca più la laicità dello stato, nessun partito vuole più ridurre i privilegi della chiesa e restaurare la laicità dello stato. Eppure l’esproprio senza indennizzo dei beni della chiesa sanerebbe bilancio e debiti dello stato, è già accaduto nella storia e qualche paese ci starà già pensando 

Economia, finanza e storia hanno una loro ciclicità, perciò prima o poi ci si accorgerà che, come sapevano i briganti, per fare cassa, è meglio prendere dai ricchi che da milioni di poveri; come avviene nei partiti e nelle sette che lottano contro altri partiti, ma hanno anche lotte interne, alcuni potentati, attirati dalle ricchezze della chiesa, com’è accaduto sempre tra galantuomini, cercheranno di espropriarla, utilizzando a tale scopo l’anticlericalismo popolare e il senso di colpa dei prelati. Regimi clericali e anticlericali si sono succeduti in Francia, Austria, Germania, Italia, ecc.

L’austerità non colpisce solo l’eurozona, ne soffrono due terzi del pianeta e i paesi poveri; comunque, con questa crisi mondiale, commissione europea, BCE e FMI lavorano in sintonia; senza prender dalle tasche dei veri potentati, intendono ridurre stato sociale e debiti pubblici; nel 2013 i paesi invitati dal FMI a un aggiustamento dei conti pubblici sono stati 119, ma a breve dovrebbero arrivare a 181, pari a 5,8 miliardi di persone.

Il programma dell’élite mondialista prevede riduzione dei sussidi all’agricoltura, riduzione dei salari, delle spese per istruzione, per la sanità, riduzione delle protezioni sociali e delle pensioni; prevede maggiore flessibilità nel lavoro e aumento dell’Iva; con pesanti ricadute sulle fasce più deboli delle popolazioni e con aumento della disoccupazione, della povertà e delle disuguaglianze sociali. La finanza ha scatenato la crisi e ora la ripresa deve essere pagata dai più poveri.

Come Berlusconi era legato alla P2, Monti e Draghi, sono legati a Goldman Sachs, anche il presidente del consiglio Enrico Letta è membro del gruppo Bilderberg e legato a Goldman Sachs; per i giochi della politica, Enrico Letta era nemico di Berlusconi ma oggi è alleato, il fatto è che la confraternita massonica ha i suoi uomini collocati in entrambi gli schieramenti, nelle istituzioni e nell’informazione, la nostra “democrazia” serve a prendere per i fondelli i cittadini.

Come il presidente della repubblica italiano, appena insidiato, è solito andare a rapporto, con atto di vassallaggio, in Vaticano e a Washington, come già fatto da Monti, il capo del governo Enrico Letta si è recato immediatamente a rapporto in Germania dalla Merkel; la quale sembra investita, per delega dei soliti ignoti, della sovranità europea, anche se, a leggere Le Monde, pare che la Francia, accantonato il direttorio europeo franco tedesco, ora abbia preso a criticare le pretese d'austerità tedesche e il suo primato europeo; la Germania, alleata del Vaticano, ha l’avallo dei mercati finanziari anglo-americani e perciò gli Usa sono arrivati a criticare l’eccesso di laicità della Francia. 

Nell’aristocrazia barone significa uomo libero, cioè non costretto a lavorare per vivere e libero dalle tasse, però l’aristocrazia si è aperta anche alle classi borghesi in ascesa, ha fatto figli naturali e ne adottò altri, allargando la famiglia, in una logica mafiosa; generalmente, soprattutto l’alta nobiltà, è stata unita contro il popolo ma, come i partiti e come accade tra galantuomini, ha sempre avuto conflitti di potere e d’interesse al suo interno. Dai tempi più antichi, la confraternita massonica delle società segrete è esistita come fratellanza del serpente, tra i sumeri, in Egitto, in Grecia, a Roma, ecc.; oggi la testa del serpente, cioè la sede della confraternita mondiale o governo unico del mondo, si trova nella city di Londra, dove risiede la monarchia inglese e Rothschild, fatto baronetto dalla regina.

La nobiltà nera italiana, soprattutto veneziana, ma anche genovese, milanese, fiorentina e romana, che comprendeva i guelfi neri del papa e il papa nero dei gesuiti, in era moderna si diffuse in tutto il mondo occidentale, incrociandosi con le varie case nobiliari; aiutata da prestanomi ebrei, si convertì nella finanza e fece base a Londra, alimentando il debito dei paesi, per ridurli in schiavitù senza truppe occupanti; poiché la tasca prevale su cuore e morale, oggi non è per niente tenera con l’Italia,  perciò, come fa il Vaticano, specula anche sull’Italia.

Oggi anche grandi industriali borghesi diventano finanzieri e poi sono associati alla confraternita massonica, diretta dall’aristocrazia economica, di spada o di sangue; il loro disamore verso l’industria nasce dal fatto che la produzione crea conflitti giornalieri con governo, banche, sindacati, clienti e fornitori e richiede sforzi organizzativi di tanti uomini che in finanza, con un po’ di fortuna, un solo uomo può affrontare; con il loro tempo libero, i finanzieri si possono dedicare alle speculazioni e a intessere intrighi, tanti di loro, per risparmiare imposte e salari, hanno delocaliozzzato industrie all’estero o hanno conti nei paradisi fiscali.

Enrico Letta è andato a rapporto alla Merkel e poi, per dare soddisfazione agli europei scontenti dell’Europa,  si è associato a Hollande nella critica della politica di austerità europea; i galantuomini non sono mai realmente coerenti o uniti, lo sembrano solo nei confronti del popolo; l’Europa è divisa, l’occidente non è realmente unito, infatti, la Germania non ha partecipato al bombardamento della Libia e in Ruanda la Francia sostenne i bantù, contro i tutsi sostenuti dagli Usa; Francia e Usa miravano alle risorse minerarie della regione.

Londra, per bloccare la direttiva della commissione europea, che mira a introdurre la Tobin Tax o Ttf sulle transazioni finanziarie, è ricorsa alla corte di giustizia europea; l’imposta dovrebbe essere dello 0,05% e dovrebbe servire a frenare speculazione e instabilità dei mercati finanziari; il governo Monti ha introdotto, per ragioni solo fiscali, una Ttf che esclude derivati e operazioni frequenti di trading, cioè tutela la speculazione, il ministro Grilli vuole escludere dalla tassa i titoli di stato italiani, Napolitano ed Enrico Letta vogliono tranquillizzare i mercati, perciò non sono favorevoli alla tassa. Coerentemente, i governi italiani sanno tassare solo gli italiani più poveri.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (19/4/2013)

 Nel capitalismo le crisi sono fisiologiche e cicliche e richiedono periodici risanamenti: Marx aveva affermato che lo stato è una sovrastruttura del capitale che sfrutta il lavoro, sottraendo plus valore ai lavoratori, aveva affermato che il capitalismo portava al pauperismo, alla concentrazione della ricchezza e alla disoccupazione. Come gli anarchici, voleva l’abolizione dello stato, però, alla fine dell’ottocento, il socialdemocratico tedesco Lassalle, lanciò lo statalismo o il socialismo di stato o capitalismo  di stato, questo modello fu seguito da tutti i paesi capitalisti e da quelli comunisti e rafforzò lo stato, mettendo nelle sue mani molte funzioni.

Con il capitalismo maturo, lo statalismo, retto dai fiduciari della finanza, si è ancora irrobustito,  imprese e finanza si sono confrontate per la spartizione del plus valore o profitto; in Italia, di fronte al governo, il ruolo di Confindustria è stato ridimensionato dall’associazione bancaria; però le grandi imprese industriali, con gli intrecci nei consigli d’amministrazione, sono sempre legate alla finanza e perciò, come le banche, hanno imparato a fare  impieghi finanziari speculativi.

In Usa le banche sono cadute in crisi perché hanno fatto operazioni rischiose e ne hanno trasferiti i rischi agli hedge funds, dove investono i fondi pensione e i fondi d’investimento; nel 2007 fu la crisi del settore immobiliare Usa che aveva lanciato i mutui subprime cartolarizzati. Tutti questi strumenti della finanza creativa e speculativa sono stati distribuiti tramite i paradisi fiscali, privi di controlli e tutelati dal sistema bancario che è il loro manutengolo, preservati anche dai governi che sono controllati dalle banche

La finanza, comprando la politica, ha anche inventato misure per eludere i controlli statali e falsificare i bilanci; poi i bilanci pubblici, che hanno dovuto risanare le banche, sono caduti sotto il controllo della troika, che ha chiesto agli stati di avere debiti non superiori al 60% del pil; però le banche, che sono le istituzioni più indebitate, sono fuori controllo e hanno debiti superiori a 50 volte il loro patrimonio, inoltre, per investire nel casinò della finanza, hanno ridotto le riserve di liquidità.

Intanto, invece di rilanciare la produzione industriale in occidente, in gran parte delocalizzata per risparmiare sul costo del lavoro e sulle tasse, si specula sul mercato dei futures in materie prime e cereali; però, al mercato dei futures di Chicago, l’oro si è deprezzato in poco tempo da 1.921 a 1.361 dollari l’oncia, secondo Goldman Sachs dovrebbe arrivare a 1.270 dollari entro il 2014; pare che le banche centrali, bisognose di liquidi, per soccorrere le banche ordinarie in crisi,  stiano vendendo le loro riserve d’oro; le riserve maggiori sono possedute da Usa, Germania, FMI, Italia, Francia e Cina.

Come nella Venezia decadente, l’Europa occidentale si deindustrializza e i profitti sono trasferiti dalla produzione alla rendita, perciò cresce parassitismo e speculazione finanziaria, che assomiglia a un gioco d’azzardo; in Italia le piccole imprese industriali, che non hanno ancora chiuso, denunciano bassi profitti e alte imposte, perciò, anche a causa del calo della domanda, crollano gli investimenti produttivi.

Per risparmiare le tasse, i cittadini dell’eurozona aprono conti in banche di paesi diversi da quelli di residenza, il fatto è che l’Europa non ha ricercato l’armonizzazione fiscale e non ha combattuto i paradisi fiscali e favorendo alcuni paesi, con la scusa di tutelare i liberi movimenti di capitale, ha favorito le fughe di capitali mafiosi e di quelli che si sottraevano al fisco dei loro paesi; al di fuori dell’Europa, con la crisi dell’euro, continua anche la fuga dei capitali dai paesi dell’eurozona verso altre aree monetarie; intanto la mafia italiana, impedita dalle leggi italiane antiriciclaggio, ricicla capitali sporchi in tutto il mondo .

La terza via tra socialismo e capitalismo, è stato il capitalismo di stato o economia mista, che l’Italia sviluppò negli anni settanta, ma la strada era stata già percorsa da Mussolini e Hitler; questo interventismo economico statale fece uscire gli Usa dalla depressione del 1929, grazie al New Deal di Roosevelt, poi aiutato anche con le spese con la seconda guerra mondiale. Tra gli interventisti economici di stato, Keynes si preoccupava della disoccupazione del lavoro e del capitale, cioè dei loro scarsi impieghi, perciò sostenne il deficit di bilancio e la spesa pubblica in investimenti, subito seguito da Usa, Italia e Germania; oggi la Banca Centrale Europea, segue una filosofia diversa.

Gli stati sono sempre ricorsi all’indebitamento, con il quale creavano liquidità, ma creavano anche le premesse per la loro servitù, esattamente come accade alle persone; alle aste dei titoli di stato italiani hanno avuto grande successo i BTP Italia quadriennali, indicizzati al tasso d’inflazione, stimata a circa l’1,6%; il rendimento di questi titoli è dato da tasso d’inflazione, più tasso di fedeltà pari allo 0,4% e più rendimento del 2,25%, in tutto il 4,25% lordo; l’asta chiusa con la quarta tranche del 16.4.2013 dovrebbe soddisfare tutte le richieste.

Le piccole imprese non sono più in grado di reggere il parassitismo della spesa pubblica e l’Italia non riesce a varare una spending review, riducendo gli sprechi della spesa pubblica, tra gli sprechi però non va incluso il welfare, che ha una sua utilità anche per la domanda interna; inoltre l’Italia ha meno dipendenti pubblici della Francia, ma ha una pubblica amministrazione più inefficiente.

Sarebbe necessario ridurre alte pensioni, alti stipendi ai manager di stato, costi della politica, consulenze, esternalizzazioni e controllare i prezzi delle opere pubbliche; bisognerebbe ridurre l’elusione fiscale legale, soprattutto a favore delle grandi imprese, e i privilegi della chiesa cattolica, il più grande possidente italiano, con banche, ospedali, scuole, centri commerciali, immobili commerciali, ecc..

Secondo alcune voci, sull’esempio di Cipro, il prossimo governo italiano, probabilmente a emanazione PDL-PD, per eliminare l’Imu, finanziare la cassa integrazione e per altre necessità di bilancio, probabilmente introdurrà una tassa patrimoniale fino al 3%, sui depositi superiori a 100.000 euro, colpendo cinque milioni d’italiani; inoltre aumenterà l’imposta sugli impieghi finanziari fino allo 0,5%; questi provvedimenti, giusti o sbagliati che siano, in assenza di detassazioni per il lavoro, faranno ancora aumentare la pressione tributaria.

Probabilmente il governo, contro un generale indirizzo europeo, sarà anche costretto a controllare l’esportazione di capitali finanziari, che da sempre dissanguano paesi coma la Grecia e l’Italia; inoltre potrebbe anche ridurre la copertura pubblica ai servizi sanitari, ponendone il costo a carico dei cittadini più benestanti, il cui costo negli ultimi anni è aumentato a un tasso superiore all’aumento del reddito nazionale. Inoltre, con la crisi, vari paesi europei stanno rivedendo la politica d’immigrazione dai paesi terzi, un altro colpo alla politica dell’Europa, anche l’Italia si adeguerà.

La Francia, diversamente dall’Italia, è un paese laico, non paga imposte alla chiesa, è proprietaria delle chiese; invece la Germania, come l’Italia, paga imposte alla chiesa e il Vaticano è presente fortemente nella piazza finanziaria di Francoforte. Per recuperare ingenti perdite finanziarie, il Vaticano, con l’aiuto di Napolitano e del governo tedesco, ha favorito l’insediamento del governo Monti, però poi, a causa di queste ingerenze, la popolarità della Germania è calata, in Italia e in Europa. 

Il rapporto tra Vaticano e Germania non ha portato sempre bene alla Germania, l’abbraccio del papa le fu anche fatale; caduto l’impero romano d’occidente, il papa, istallatosi a Roma, per contrastare il disegno dei longobardi, che volevano unificare l’Italia, fece Carlo Magno imperatore d’occidente. I dissidi successivi con gli imperatori tedeschi nacquero perché essi volevano realmente governare in Italia, mentre il partito guelfo del papa la considerava il giardino del Vaticano; perciò ne nacquero dei conflitti e il papa sostenne anche le rivolte dei comuni lombardi contro l’imperatore. Le guerre, causate dall’attrazione della Germania per l’Italia, esaurirono le risorse della Germania, che perciò raggiunse l’unità solo nel diciannovesimo secolo. 

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (12/4/2013)

 In 24 mesi il patrimonio dell’Inps si è ridotto da 41 a 15 miliardi di euro; spostando in avanti l’età della pensione, nel 2011 c’era stata un avanzo finanziario di 27 miliardi, con i quali lo stato fece cassa, eppure erano contributi dei lavoratori e trattenute sui salari a destinazione specifica. Recentemente c’è stata la fusione tra Inps dei lavoratori privati e Inpdap dei dipendenti pubblici, per la quale lo stato non faceva versamento di contributi, perciò il precedente attivo finanziario si è azzerato, ma per lo stato l’operazione appare finanziariamente neutra.

Comunque, per i prossimi anni, con la fusione si mette a rischio l’equilibrio finanziario dell’Inps;  su questa materia, i dirigenti Inps, di estrazione sindacale, attaccati al loro posto, non rilasciano dichiarazioni. In genere, i dipendenti pubblici sono pagati più di quelli privati, hanno maggiori giorni di riposo, minori ritmi e ore di lavoro, maggiori pensioni e ora, con la riforma, le loro pensioni le devono pagare i lavoratori del settore privato. Meglio sarebbe stato fiscalizzare i contributi per tutti, mettendo tetti alle pensioni più alte, ma questo non si può fare perché le pensioni privilegiate sono destinate agli amici della nomenclatura.

Poiché siamo abituati dall’informazione a ricevere notizie sulle scorrettezze della politica e dell’economia italiana, bisogna ricordare che la SEC americana ha multato un hedge fund speculativo per insider trading, la banca JP Morgan è finita sotto accusa per i derivati, in Germania alcune banche sono accusate di aver frodato il fisco. In Italia brutte notizie come queste sono servite a speculare sulla lira e a far cadere i governi, però queste cose accadono anche all’estero, dove non manca nemmeno corruzione, mafia ed evasione fiscale.

Una bella notizia per l’Italia, pare che la banca centrale del Giappone, per rilanciare l’economia, abbia un programma d’espansione monetaria, perciò nei prossimi mesi, incurante degli effetti inflazionistici sempre paventati dalla BCE, emetterà nuova liquidità in yen, pari a mille miliardi di dollari; buona parte di questa somma dovrebbe essere investita nel mercato obbligazionario e azionario italiano e perciò la borsa italiana dovrebbe risalire.

La situazione del MPS è dipesa dai rapporti tra banca e politica che esistevano anche nelle banche pubbliche; in Italia le privatizzazioni bancarie degli anni novanta furono fatte per entrare in Europa e nell’euro e ufficialmente anche per rendere il sistema bancario più efficiente; coinvolse banche commerciali e banche Mediocredito, però queste seconde banche per lo sviluppo in Nord Europa rimasero in mano allo stato; evidentemente in Italia  gli economisti di corte servivano lo straniero.

Aboliti i vincoli di riserva di liquidità, di capitalizzazione e di separazione tra banche commerciali e banche d’affari, le banche si lanciarono nelle fusioni, nelle acquisizioni, nell’apertura di nuovi sportelli e poi negli strumenti speculativi come i derivati. Nel 2007 MPS acquistò Antonveneta, strapagandola 9,3 miliardi di euro; l’operazione serviva a trasferire risorse agli amici, comunque,  la stampa esaltava l’operazione.

Oggi l’intero gruppo vale solo due miliardi di euro, però queste operazioni finanziarie si fecero anche con Montedison e Telecom, in Grecia e in Serbia; poi, per occultare le perdite, MPS fece discutibili operazioni su derivati a copertura. Per sanare la situazione economica e aumentare i profitti, le banche sono ricorse alla riduzione di personale, alle esternalizzazioni e allo scorporo o cessioni di rami d’azienda, che però non sempre implicano dei risparmi, ma possono far scaturire anche maggiori costi. Anche Unicredit si è svalutata da 100 miliardi di euro a 20, intanto le sofferenze bancarie aumentano, con danni per azionisti perché le azioni bancarie si svalutano.

In Italia l’autonomia delle banche e della banca centrale non è garantita dalla costituzione ma dai partiti da esse finanziati, quest’autonomia è servita a speculare e a fare operazioni poco trasparenti; lo stato ha rinunciato per il momento a nazionalizzare MPS, che potrebbe anche essere assorbita da Paribas che già controlla BNL, nel capitale della banca potrebbe anche entrare la Cassa Depositi Prestiti che custodisce il risparmio postale. In Italia potrebbe decollare una Mediocredito per il mezzogiorno, utilizzando i soldi della Cassa Depositi e fondi europei, con lo scopo di fare operazioni agevolate, mentre la Sace garantirebbe le esportazioni.

A causa della crisi, le banche tentano di ristrutturarsi, riducendo presenza estera, filiali e dipendenti; in Italia sono in difficoltà MPS, BPM, Carige e Banca delle Marche, che segnalano forti perdite; in genere crescono le sofferenze sui crediti, tra i quali però esistono anche crediti facili concessi agli amici dai consigli d’amministrazione delle banche; non mancano nemmeno corruzione e tangenti sui derivati. Perciò in Italia diminuisce il credito alle imprese e la Banca d’Italia ha invitato le banche in difficoltà a ridurre la distribuzione di dividenti, però tutte le banche continuano a finanziare giornali e partiti amici, perché vogliono essere indipendenti dalla politica e commissionano leggi al legislatore.

Il prezzo di mercato, che nasce dalla domanda e dall’offerta, non esiste realmente perché la speculazione influenza i mercati, il discorso riguarda materie prime, cereali e borsa, che è una bisca con fluttuazioni giornaliere senza corrispondenza con il valore delle aziende quotate; perciò pare che il valore di borsa delle azioni di Banca Intesa, la più solida banca italiana, sia il 50% del loro valore reale; sarà un buon affare per gli acquirenti quando sarà privatizzata in toto.

Comunque, il valore delle azioni dipende anche dai dividenti distribuiti, lo sa bene la Volkswagen che, aumentando i dividendi, aumenta sempre il valore delle sue azioni. Grazie alla speculazione, oggi pare che a Wall Street la capitalizzazione complessiva di borsa abbia raggiunto il valore del 2007 ante crisi, dovrebbe essere un buon segnale per la ripresa, però non ci si può fidare dei valori di borsa.

L’unione bancaria europea o vigilanza europea sulle banche maggiori, per riluttanza delle stesse banche che vogliono mani libere, non decolla, essa prevede un aumento dei mezzi propri delle banche cioè la loro ricapitalizzazione, però in Italia le fondazioni bancarie, che controllano le banche e le dovrebero ricapitalizzare, non hanno più risorse disponibili; intanto in Nord Europa, con la crisi delle banche, è ripartita la loro nazionalizzazione, che teoricamente potrebbe rilanciare il credito alle imprese.

In Italia, per rilanciare il credito, si vorrebbe utilizzare la disponibilità della Cassa Depositi e Prestiti, però è da ricordare che anche le banche pubbliche italiane erano legate ai partiti, anche esse, sono state capaci di sperperare e di perdere denaro pubblico con operazioni avventate; generalmente, con la crisi delle banche private, esse, in Italia e in Europa, erano nazionalizzate poi, una volta risanate, erano privatizzate di nuovo.

Il governo Monti è nato con un accordo o interferenza tra Unione Europea, Vaticano e Napolitano, il risultato è stato disastroso per gli italiani; la BCE ha imposto alla colonia Italia pareggio di bilancio, riforma delle pensioni, del mercato del lavoro e del welfare; poi la BCE, per ridurre il rendimento dei titoli di stato, si è decisa ad acquistare al mercato secondario i loro titoli; in pratica questa BCE ha commissariato gli stati come fa il FMI con i paesi delo terzo mondo.

In Italia il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione potrebbe aiutare a far ripartire domanda e occupazione, il tema riguarda anche gli anche gli enti locali, che non pagano i fornitori perché schiacciati dal patto assurdo di stabilità voluto dall’Europa; su questi temi pare che oggi esista più consapevolezza da parte della nostra insulsa classe politica, sempre innamorata dell’Europa e dell’euro.

Mentre da più parti si suggerisce ai paesi europei in crisi l’uscita dall’euro, camicia di forza ma dogma per gli europeisti, il finanziere e speculatore dei mercati finanziari George Soros ha affermato che, poiché la Germania è contraria agli eurobond che, con garanzia europea,  servirebbero a finanziare i deficit di bilancio degli stati, farebbe meglio a uscire dall’euro; cioè dovrebbe uscire dall’Unione il paese più solido che però, a causa della crisi dei suoi vicini che importano le sue merci, comincia a sentire i morsi della crisi.

La Germania ha contenuto salari e incrementato la produttività, la quale però dipende anche dagli investimenti e dall’organizzazione e non solo dai ritmi e dai tempi di lavoro; oggi in Unione Europea i paesi, anche per fronteggiare i paesi terzi, si fanno concorrenza con la svalutazione salariale, però il vecchio continente rimane indifferente alle differenze del costo del denaro, dell’energia e della pressione fiscale, che creano distorsioni e rendite di posizione ingiuste, a vantaggio di alcuni paesi europei. Con la crisi delle banche, favorita da speculazioni in derivati e prestiti incauti a imprese, paesi e cittadini, soprattutto nel settore immobiliare, i debiti delle banche sono stati trasferiti agli stati e poi ai cittadini, favorendo la riduzione dello stato sociale, il calo della domanda e l’aumento della disoccupazione.

Gli accordi di Basilea puntano alla ricapitalizzazione delle banche e al potenziamento della loro liquidità, però bisogna ricordare che le bancarotte delle banche sono state ricorrenti in tutti paesi e in tutti i tempi; comunque l’Europa, per rispettare l’autonomia delle banche, fino a oggi non ha voluto ostacolare i paradisi fiscali e le evasioni fiscali veicolate da banche del nord Europa. Basilea ha fissato un rapporto tra mezzi propri e debiti pari al 7,5%, comunque le banche sono tecnicamente le istituzioni economiche più indebitate, perché i depositi sono iscritti tra le passività di bilancio.

In Europa sono aumentate recessione e disoccupazione, gli stati, cercano di compensare il calo della domanda interna abbassando i salari, per competere meglio nel mercato internazionale; in pratica, dopo aver tutelato le banche, donando loro denaro, si sfruttano di più i lavoratori. Sembra che oggi, grazie alla globalizzazione, solo chi è in grado di contenere i salari può competere, esportare, realizzare profitti e aumentare l’occupazione; ciò vale soprattutto nelle produzioni a basso valore aggiunto; i profitti aumentano diminuendo i salari, aumentando le ore lavorate e aumentando la produttività e i ritmi di lavoro.

La BCE vuole che i salari crescano meno della produttività, vuole legare i salari alla redditività d’impresa, indebolendo la contrattazione collettiva, anche perché alcune imprese sono più sane di altre e perciò possono pagare maggiori salari; a causa della concorrenza dei paesi terzi, si mira a ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto. I paesi europei sono svantaggiati dal fatto che non possono ricorrere alla svalutazione di una loro moneta, per acquisire maggiore competitività, inoltre hanno perduto la moneta nazionale che è anche fonte di finanziamento statale.

Solo paesi che stanno fuori dall’euro, come la Norvegia, possono svalutare la loro moneta e aumentare i salari come stanno facendo. Nei vari paesi europei diminuisce la quota del lavoro sul reddito nazionale, aumenta la concentrazione dei redditi, del risparmio e della ricchezza; però la frenata salariale e dell’occupazione, con il calo della domanda, pare che adesso si traduca anche in una riduzione dei prezzi, perché spesso è il boom della domanda e del reddito che li fa aumentare.

Con la crisi finanziaria, in Europa alcune banche sono state nazionalizzate, in Italia non se ne può parlare perché oggi si crede al dogma dell’euro e del liberismo; l’Olanda ha nazionalizzato un gruppo bancario, invece l’Italia ha fornito denaro al MPS, rinunciando a controllarla; lo stato italiano ha offerto prestiti alle banche in difficoltà e Monti ha garantito le obbligazioni bancarie di nuova emissione, il che espone lo stato a perdite potenziali enormi. Con queste norme, in banca il capitale azionario rischia, depositi e capitale obbligazionario no, però, secondo la legge, nei fallimenti è previsto proprio il sacrificio parziale o totale dei creditori.

Nel 2008, nella prima fase della crisi, le banche centrali sono intervenute per salvare le banche, trasformando debito privato in debito pubblico e aggravando le finanze pubbliche, con socializzazione delle perdite bancarie, puntando al ridimensionamento dello stato nell’economia; intanto crollò il mercato immobiliare e aumentò l’indebitamento delle famiglie. Comunque, con l’intervento degli stati, le banche non hanno fatto pulizia nei loro portafogli avariati e il salvataggio delle banche è servito a proteggere parzialmente azionisti e totalmente obbligazionisti, risparmiatori e manager delle banche.

La Polonia è stata sfiorata dalla crisi e però ha deciso di entrare nell’euro, fino ad oggi ha potuto beneficiare della sua moneta zloty, che fluttuava ed è arrivata anche a rivalutarsi; le nazioni europee in crisi subiscono le decisioni della Troika e pare non siano disposte ad abbandonare l’euro; oggi l’asimmetria economica del continente non è aiutata dalla moneta unica, mentre l’Europa ha imposto l’austerità e, per corollario, ha favorito la recessione.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (30/3/2013)

Secondo una tesi dell’informazione di corte, l’evasione fiscale è il torto maggiore fatto dal cittadino allo stato, che però non appartiene al cittadino e spende male i soldi da esso ricevuti; bisogna ricordare che la riscossione delle imposte costituisce la funzione principale e originale dello stato, che nacque per riscuotere le tasse, in cambio di una generica protezione concessa al cittadino, parlo di giustizia e sicurezza, interna ed esterna.

Anticamente chi si sottraeva alle tasse era soggetto a rappresaglia, con sequestro di bestiame, distruzione di case e uccisione di evasori e loro familiari, poi lo stato liberale moderno introdusse un diritto che, più che sancire l’eguaglianza, si fece difensore dei diritti della vita e della proprietà, definita impropriamente diritto privato assoluto, invece che diritto privato relativo, anche perché agli evasori la proprietà era sequestrata e lo stato, per ragioni di pubblica utilità, si riservava l’esproprio della proprietà privata. Però i cittadini si sentivano ancora sudditi invece che cittadini e con le rivolte, in cambio delle tasse, chiedevano allo stato dei servizi, oltre che la protezione; purtroppo poi si accorsero che questi servizi, a causa degli sprechi della pubblica amministrazione, erano pagati con le tasse molto più del loro costo effettivo.

Oggi se l‘evasione in Italia è al 20% e in nord Europa non è assente ma minore, in Italia la funzione fiscale dello stato è più efficiente della giustizia e della pubblica amministrazione che, se funzionassero all’80%, opererebbero quasi a livello ottimale; in genere, lo stato italiano riscuote a razzo perché ha inventato il sostituto d’imposta e l’autotassazione, ma paga lentamente creditori, risarcimenti e imposte sulle merci esportate; vero è che esistono grandi evasori, però lo stato, calpestando l’articolo 3 della costituzione, ha concesso elusione fiscale parziale o totale ai suoi amici, per averli, con questi privilegi, alleati contro i sudditi contribuenti e non sovrani.

La giustizia non funziona ma, con i suoi gradi e tempi, garantisce il lavoro agli avvocati, ben rappresentati in parlamento; parlamento e governo votano leggi anticostituzionali, come le leggine, le leggi ad personam, le leggi ad impresam, le leggi ad corporationem e le leggi ad ecclesiam, tutte lesive dell’art.3 della costituzione; lo stato di diritto è vanificato perché il cittadino non è uguale davanti alla legge, che fa favori per legge e con leggi non certe, anche perché scritte male, il che favorisce la litigiosità, gli appelli e il lavoro degli avvocati.

Il cittadino non è uguale davanti alla giustizia perché le sentenze sono contraddittorie, discriminano e a volte i giudici fanno finta di non vedere o girano la testa dall’altra parte, ignorano gli esposti e preferiscono curare di più alcune cause; le sentenze sono la legge del caso concreto e a volte sono un abominio, sono riformate in appello, perché più incerte della legge.  I vecchi privilegi delle classi aristocratiche ed ecclesiastiche riguardavano l’esenzione fiscale e l’impunità davanti ai tribunali; i preti ottennero una giurisdizione autonoma e indipendente, il re era irresponsabile e per lui rispondevano i suoi ministri; il nostro presidente della repubblica ha conservato tale prerogativa.

L’eguaglianza dei cittadini avanti alla legge è stato il primo principio rivoluzionario, sulla carta sancita dal patto sociale o statuto reale o costituzione; lo stato dava protezione, legalità e sicurezza, in cambio di tasse e il cittadino rinunciava a farsi giustizia da solo; in realtà, il potere si accorse subito che l’eguaglianza davanti alla legge era un lusso per i sudditi, che ledeva i vecchi privilegi dell’aristocrazia o dell’oligarchia. Perciò, con una prassi che calpestava la costituzione, con l’aiuto della legge e di tribunali speciali, rese i cittadini di nuovo disuguali e, con una beffa di stato, la sovranità del popolo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge rimasero solo sulla carta.

L’euro è sempre un dogma per la classe politica di Italia, Grecia e Cipro, in Italia la società è secolarizzata e i partiti tradizionali sono legati alla chiesa, perciò gli italiani al 70% sono favorevoli all’eutanasia, ma i loro politici, ligi alla chiesa ma spesso concubini,  sono per lo più contrari; però a Cipro la chiesa ortodossa, per pagare i debiti dello stato, ha offerto in garanzia i beni della chiesa, invece in Italia la chiesa vuole l’esenzione dall’Imu e per aiutare i poveri, come vuole Francesco I, il PD, per rispetto, non suggerisce al papa l’abolizione dell’8%° Irpef, destinando il gettito a favore dei ceti più deboli.

Il governo cipriota ha posto dei limiti ai soldi spesi dai turisti greci all’estero, pari a 3.000 euro in contanti e 5.000 con carte di credito e assegni, i controlli riguarderanno le transazioni e i movimenti di capitale con l’estero, gli studenti ciprioti all’estero non potranno ricevere più di 10.000 euro a trimestre. La Banca Laiki sarà chiusa e la Banca di Cipro sarà ristrutturata; con la riapertura delle banche, dopo dieci giorni di chiusura, poiché si teme la corsa agli sportelli, i prelievi giornalieri al momento non potranno superare i 300 euro.

Con la chiusura di Laiki bank, le perdite dei suoi correntisti raggiungeranno anche l’80%, mentre le altre banche subiranno un prelievo sui depositi superiori ai 100.000 euro, che potrà arrivare anche al 40%; con questa manovra il governo cipriota recupererà 5,8 miliardi di euro, mentre 10 li riceverà come aiuto dalla BCE, con destinazione sistema bancario e paradiso fiscale cipriota. I depositi bancari sono depositi irregolari, perché utilizzati normalmente dalle banche per le loro operazioni d’impiego, sono però anche debiti delle banche, iscritti in bilancio tra le passività. L’Europa garantisce i depositi fino a 100.000 euro, ma alcuni hanno depositi in più banche; è accaduto spesso nella storia che banche e stati non mantengono i loro impegni, del resto, a volte anche gli amministratori scappano con la cassa.

Va tenuto presente che gran parte dei depositi ciprioti appartiene ai ciprioti e non agli stranieri, a causa di assenza di regolazione del mercato finanziario, l’Unione Europea sta morendo, però anche gli Usa soffrono dello stesso male e la crisi finanziaria attuale è nata nell’anno 2008 in Usa e non sappiamo quanti anni durerà ancora; i prelievi forzosi sui depositi minato la fiducia nell’Europa e ostilità verso la Germania, ma purtroppo gli europei sono governati da istituzioni finanziarie internazionali. In questo quadro, anche le banche tedesche, costrette a collocare le eccedenze valutarie del paese, soffrono per i loro dissennati impieghi in Usa e in Europa; la salute della Germania deriva solo dalla sua industria e dalle sue esportazioni.

In Greca la banca Piraeus Bank, con mezzo miliardo di euro di soldi europei e del governo ellenico, ha deciso di rilevare 300 filiali greche di tre banche cipriote, per sottrarle al prelievo forzoso sui depositi superiori ai 100.000 euro decisi, su pressione europea, dal governo cipriota; le filiali appartengono alla Banca di Cipro, alla Laiki Bank e all’Hellenic Bank; l’Unione Europea ha dato il suo benestare all’operazione, il governo greco è stato assistito dalle banche Barclays, Deutsche Bank e Bank Lazard.

Dell’operazione si avvantaggeranno le banche tedesche e francesi che avevano impieghi  a Cipro. Con quest’operazione, la Pireaus Bank diventerà la seconda banca del paese, la banca sarà anche ricapitalizzata con 7,3 miliardi di euro del governo greco, che in cambio riceverà azioni, cioè la banca sarà in parte nazionalizzata; la Piraeus Bank ha anche acquistato la filiale greca della banca francese Societé Generale, fuggita precipitosamente dalla Grecia.

Per prevenire le insolvenze bancarie, l’Unione Europea non ha emanato una normativa adeguata e non ha esercitato un controllo adeguato, non ha boicottato i paradisi fiscali, ma non lo hanno fatto nemmeno gli stati; le banche centrali nazionali sono state spesso assenti o acquiescenti, anche perché le banche controllano gli stati e finanziano politica e giornali e poi, comunque, in caso di crisi, sono soccorse dagli stati; dopo le loro speculazioni, i cittadini e i lavoratori sono chiamati a pagare il conto finale.

Come in Italia, anche in Europa esistono gli sprechi, perciò la spending review andrebbe fatta anche in Europa, la commissione europea aveva ridotto di 16 miliardi di euro la spesa annuale, cioè da 977 miliardi di euro a 960 miliardi di euro, ma il provvedimento è stato bocciato dal parlamento europeo, perché la riduzione riguardava la spesa per la crescita. In Europa la spesa agricola, che assorbe gran parte del bilancio, non si può ridurre, i costi amministrativi arrivano a 9 miliardi di euro annui e il costo annuo della politica europea è pari a 550 milioni di euro.

Dopo il precedente cipriota, nelle istituzioni europee si è proposto di chiedere a tutti i risparmiatori europei di condividere le perdite delle banche, cioè si parla sempre di prelievi fiscali forzosi sui depositi, non di decurtazione forzosa del debito pubblico espresso in titoli di stato; però sorge una domanda, fatta eccezione per Cipro che remunererai i depositi al 5%, in Europa questi sono remunerati all’1%, perciò chi è che detiene molto liquido una banca?

Certo ci sono i miliardari che possono considerare 100.000 euro degli spiccioli, ma sono pochi e i più furbi di loro, per evitare l’esazione, possono depositare 90.000 euro in banche diverse, dividere il contante tra i familiari e spostare denaro all’estero; alla fine a pagare il 40% di prelievo sarebbero veramente in pochi, la proposta sembra tanto una manovra propagandistica, per dimostrare che tutti devono contribuire ai sacrifici dello stato.

Una proposta più efficace sarebbe la riduzione forzosa del debito pubblico, però non si possono toccare i titoli pubblici in possesso delle assicurazioni interne, perché servono a pagare le pensioni, quelli posseduti dai cittadini interni si possono tassare con una patrimoniale differenziata, anche alta e quelli esteri si posso denunciare, ridurre o rinegoziare, se ne può ridurre forzosamente il tasso, consolidarli o renderli irredimibili; in tal modo ne verrebbero colpiti i grandi capitali finanziari che hanno favorito la crisi attuale.

Naturalmente ne scaturirebbe un effetto domino perché ogni paese ha contemporaneamente crediti e debiti esteri, però se ne avvantaggerebbero i paesi con maggiore debito estero, tra i quali non c'è l’Italia; il risultato pratico di quest’operazione sarebbe che tutti i paesi raggiungerebbero un rapporto debito pubblico/ Pil inferiore o pari al 60% del Pil, cioè quello che con alchimie assurde e alimentando la crisi, vorrebbe raggiungere l’Europa che ci tiene sotto tutela. Purtroppo però, sin dall’inizio della storia, a pagare sono stati sempre e solo i ceti più deboli; informazione di corte ed economisti di corte affermano che, per non turbare il mercato, queste cose non si possono fare.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (26/3/2013)

Poiché c’erano da tutelare gli interessi commerciali dell’Italia, i due marò italiani sono stati restituiti dal governo Monti all’India, con la promessa che, in caso di condanna, non saranno sottoposti alla pena di morte; fino ad ora i due marò erano stati trattati bene in India e nel paese, anche se in stato di arresto e in attesa di giudizio, ricevevano vitto italiano e hanno potuto partecipare al voto in Italia, con l’impegno del nostro governo rimandarli in India.

Tornati in India, saranno ospitati dall’ambasciata italiana di Nuova Delhi e potranno anche andare al ristorante, le famiglie riceveranno il loro stipendio; è un trattamento riservato ai militari e alle forze dell’ordine perché, in termini di propaganda, devono difendere l’immagine dell’Italia all’estero e sostenere il ruolo di politica e governo in Italia; con il ripensamento italiano, degno dei peggiori governi italiani, decadranno le limitazioni imposte all’ambasciatore italiano, quasi sequestrato per rappresaglia in India.

Rimane il problema della competenza giurisdizionale; sui pescatori indiani, uccisi per errore perché scambiati per pirati, esiste sempre una responsabilità di tipo colposo, perché non si possono colpire i presunti autori di reati, soprattutto se poi risultano innocenti; tra i civili e all’interno dell’Italia è sanzionato anche l’eccesso di legittima difesa. Gli indiani si sono arrogato il diritto al processo, perciò la posizione dei due italiani sarà più difficile, il governo italiano però ha ottenuto che la loro eventuale detenzione avvenga in Italia, dopo la loro permanenza turistica in India.

Se la competenza giudiziaria dovesse essere riconosciuta all’Italia e la condanna dovesse essere mite o simbolica, per evitare reazioni indiane, dovrebbe essere una sentenza politica concordata con l’India, il che significa che la magistratura non è sempre autonoma; in caso di colpa riconosciuta dei due marò, occorre evitare che gli indiani pensino che per gli italiani la pelle degli indiani vale poco, mettendo con ciò a rischio, con una sentenza italiana benevola, le relazioni tra India e Italia.

Non si conoscono le ragioni delle dimissioni del ministro Terzi, che non ha approvato la restituzione dei due marò all'India, avrebbe dovuto motivare in parlamento le dimissioni, come sicuramente ha fatto con  il governo; c'è chi dice che i pescatori non  sono stati uccisi dai due italiani, non abbiamo potuto controllare la corrispondenza dei proiettili con le armi usate dai marò; inoltre, nelle acque indiane potrebbero esserci effettivamente dei pirati, con basi in India e protetti dai signori locali. Il sequestro immotivato degli italiani potrebbe servire ad ottenere dei riscatti.

Ormai anche Monti e Draghi pensano che l’euro e l’Italia siano oggetto della speculazione internazionale, i paesi come l’Italia, in ritardo con le riforme e che hanno della fragilità politiche ed economiche, sono sotto il tiro della speculazione; l’accanimento della speculazione era evidente fin da prima che Monti divenisse presidente del consiglio. Eppure l’Italia non ha subito la bolla immobiliare spagnola, non ha un grosso debito estero, ha la bilancia valutaria in equilibrio e il bilancio primario dello stato è in attivo.

Fatte alcune eccezioni, le banche italiane sono più solide della maggior parte delle banche europee, impelagate con i derivati americani, con il credito a paesi minori e con il credito immobiliare; ciò malgrado, per favorire gli speculatori sull’euro e sulle privatizzazioni italiane, le società di rating e l’informazione prezzolata hanno preso di mira l’Italia. In Italia urge un governo che faccia riforme, il risanamento interno, paghi i creditori dello stato, riduca le tasse e la disoccupazione, riduca gli sprechi della pubblica amministrazione, abolendo 3.000 enti inutili che costano 7 miliardi di euro l’anno.

Nella lotta all’evasione fiscale qualche cosa è stata fatta, ma l’informazione dimentica di ricordare che l’evasione esiste anche all’estero, se in Italia arriva al 20% del Pil in Danimarca è al 14%; stessa considerazione va fatta per la mafia e la corruzione politica; l’Italia non è sola nel malcostume, anche altri stati mancano alla parola data, la graduatoria sulla corruzione mondiale sono taroccate per speculare sull’Italia.

In questi giorni il governo irlandese, travagliato da una grave crisi economica, ha deciso di andare avanti da solo, senza subire i dixtat di Bruxelles; su indicazione europea aveva seguito un programma di austerità, che ha provocato licenziamenti, più tasse e disoccupazione; la crisi era nata dalla politica delle banche che riempì di debiti il paese. Prima del 2008 l’Irlanda aveva il pareggio del bilancio e il debito pubblico era pari al 40% del pil.

Le multinazionali che trasferirono la loro sede in Irlanda pagavano un’imposta sul reddito del 12%, perciò nel paese aumentarono depositi bancari e investimenti immobiliari e fu il boom; le banche irlandesi, in cambio di tangenti, facevano investimenti in derivati americani e concedevano facilmente mutui immobiliari ai privati; come è accaduto in Grecia e Spagna, banche tedesche e francesi compravano titoli delle banche irlandesi. Pertanto aumentò il debito estero delle banche irlandesi e, in coincidenza con la crisi dei subprime americani, dopo il 2008 le attività finanziarie e immobiliari si deprezzarono.

Per evitare la corsa agli sportelli che oggi sta avvenendo a Cipro, il governo irlandese concesse la garanzia statale sui depositi, però il governo irlandese era intervenuto soprattutto per salvare gli investimenti delle banche francesi e tedesche. Nel 2010 il debito estero raggiunse gli 1.730 miliardi di euro, cioè dieci volte il Pil, perciò il governo irlandese chiese un intervento di salvataggio alla BCE e al FMI.

La prima concesse 30,6 miliardi di euro e perciò gli investitori stranieri ricevettero la garanzia del rimborso; per reperire altre risorse, il governo irlandese aumentò le tasse, diminuì la spesa pubblica e licenziò dipendenti pubblici. Ciò malgrado, a causa del salvataggio statale delle banche e delle entrate tributarie che calavano con la crisi economica, nel 2011 il deficit di bilancio era dell’8,2%; il salvataggio delle banche prevedeva un piano di rientro pluriennale con scadenza 2053, concordato con Bruxelles e Francoforte, con emissione di titoli del debito pubblico.

Per aiutare l’insolvenza delle banche, la banca centrale irlandese ha emesso anche soldi in cambio di titoli di stato, però questa emissione monetaria è malvista dalla BCE che vuole il monopolio monetario; ora il precedente dell’Irlanda potrebbe essere seguito da Grecia, Cipro e Portogallo e dai paesi che non vogliono accettare costosi piani di rientro dal debito; alla fine lo stesso euro potrebbe essere messo in discussione. Ora occorrerebbe modificare i trattati europei e ridare maggiore autonomia fiscale e monetaria ai governi europei, dall’Irlanda potrebbe venirci una lezione di sovranità.

I ministri finanziari dell’eurogruppo cercano una soluzione per Cipro; per risanare la sua crisi bancaria, dovrebbero arrivare 10 miliardi di euro prestati da BCE e 5,8 miliardi di euro dovrebbero essere recuperati dal governo cipriota, con un prelievo fiscale sui depositi superiori ai 100.000 euro, ipotesi già bocciata, in un  primo momento, dal parlamento cipriota. Nicosia voleva tutelare i depositi russi e aiutare le banche nazionali.

Cipro ha solo 800.000 abitanti e i russi sono interessati al gas cipriota, il Fondo Monetario teme l’insolvenza del paese, cioè teme che il suo debito estero non sia più pagato; Cipro è un paradiso fiscale, il settore creditizio è preponderante nel reddito nazionale, con depositi pari a cinque volte il Pil, è un casinò, dove si specula in banca e dove in banca si ricicla denaro illegale o che sfugge alle tassazioni nazionali; il discorso riguarda soprattutto capitali russi, tedeschi e francesi.

Perciò salvare le banche cipriote, significa salvare anche le banche tedesche e francesi creditrici, anche con soldi italiani del Fondo Salvastati e della BCE, però a Cipro ci possono essere anche soldi vaticani, di mafiosi, imprenditori e politici italiani, anche perché a Francoforte arrivano capitali italiani e vaticani; le banche cipriote offrivano sui depositi remunerazioni del 5% annuo, pari a cinque volte il tasso della BCE. Con la riapertura degli sportelli delle banche cipriote, si teme la corsa agli sportelli, tipica delle crisi da liquidità bancaria; anche la crisi di Cipro è stata provocata dalla politica scellerata e incauta delle banche, tese soprattutto alla speculazione e a coprire affari illeciti, nella’indifferenza della BCE, che non è mai intervenuta sul tema dei paradisi fiscali.

Mentre in precedenza la BCE aveva detto, prima di fornire liquidità, di attendere il piano di salvataggio delle banche da parte del governo cipriota, a seguito di accordo tra governo cipriota BCE e FMI, per aiutare le banche cipriote, la BCE si è detta disposta a fornire liquidità supplementare alla banca centrale di Cipro; ufficialmente si tratterebbe di favorire la loro liquidità di breve periodo e non di garantire la loro solvibilità di lungo periodo.

Il successivo accordo della troika (BCE-FMI Commissione Europea) ha imposto a Cipro, dopo il prelievo fiscale, anche il congelamento dei depositi superiori a 100.000 euro, relativamente alla banca Laiki e alla banca di Cipro; la banca Laiki sarà liquidata con una perdita incerta per i depositanti, mentre azionisti e obbligazionisti perderanno tutto; i suoi investimenti saranno trasferiti alla banca di Cipro che sarà aiutata dalla BCE.

La sorte della banca Laiki è difforme dalla sorte di banche italiane ed europee salvate da soldi pubblici, gli stati garantiscono i depositi fin che possono o vogliono e a volte mancano alla parola data; del resto si dice che, come le altre imprese, anche le banche, invece di essere sempre soccorse dallo stato, devono poter fallire.  In quest’opera di risanamento delle banche cipriote, saranno i soldi persi dai russi, cioè circa 30 o 40 miliardi di euro, ad alleggerire l’onere della BCE e del governo cipriota.

La conseguente fuga dei capitali russi dall’isola sarà forse scongiurata dal fatto che Cipro potrebbe concedere alla Russia delle concessioni allo sfruttamento di giacimenti di gas e di petrolio; i capitali russi riciclati nell’isola venivano soprattutto dai settori energetici russi, pesantemente infiltrati dai poteri criminali. Se vanificare i depositi è una cattiva politica bancaria, meglio sarebbe stato per l’Europa regolamentare e imbrigliare i paradisi fiscali, fonti di evasione fiscale e riciclaggio criminale, ma l’Europa delle banche non ha voluto.

L’Europa ha fatto sempre lezioni all’Italia per il suo debito estero, commissariandola, d’accordo con Napolitano e Vaticano, con il governo di Monti il Salvatore, ignorando ciò che accadeva nel resto d’Europa. Per quanto riguarda l’effetto contagio dell’Eurozona, dopo Grecia e Cipro, Italia e Spagna per il momento non hanno chiesto sostegno economico all’Europa, la Spagna ha chiesto solo di procrastinare il deficit al 3% del bilancio e l’Italia, per pagare i creditori della pubblica amministrazione, ha chiesto un allentamento del patto di stabilità, il che dovrebbe favorire la ripresa e l’occupazione interna.

L’Europa punta a un’unione bancaria europea, un piano che va oltre la regolamentazione degli istituti di credito; nell’ottica delle privatizzazioni, si mira a processi di fusioni bancarie già avvenute all’interno degli stati; perciò i paesi PIGS saranno costretti a cedere il controllo delle loro banche o a uscire dall’euro, banca Intesa dovrebbe passere sotto il controllo di un gruppo anglo-tedesco e Unicredit sotto il controllo arabo del Qatar.

Con lo scopo di contrastare la speculazione e difendere l’euro, Mario Draghi ha affermato che la BCE è disposta ad acquistare titoli di stato italiani e spagnoli del mercato secondario; in Italia gli spread tra BTP e bund non riflettono i fondamentali economici del paese, la BCE dovrebbe operare per il riequilibrio tra i tassi, perché la situazione attuale dei tassi pubblici e privati  penalizza l’economia italiana.

A causa della cristi di origine bancaria, potrebbe essere messo in discussione l’euro e l’Euroopa si potrebbe disintegrare; in caso di dissoluzione dell’Eurozona i bond nazionali detenuti all’estero potrebbero essere denominati in valuta nazionale o in euro, si potrebbe rinegoziare o denunciare il debito estero e si potrebbe fare una conversione forzosa al ribasso dei tassi d’interesse dei BTP; i mercati sono nervosi perché, prima hanno speculato sul debito pubblico italiano e ora temono questa eventualità, ma per agire con forza e indipendenza occorrerebbe un governo degno di questo nome e occorrerebbe una volontà politica.

In Argentina il cambio ufficiale del peso è pari a 5,05 pesos per dollaro però, come accade nelle situazioni di crisi e come avveniva in Unione Sovietica, al mercato nero il cambio è pari a 8,5 pesos per euro; nel paese esiste il controllo sui cambi e perciò, per tutelare le riserve valutarie, il governo ha aumentato la commissione sull’uso delle carte di creito; l’uso delle carte di credito in dollari incrementa il debito estero, però anche la bilancia turistica del paese è in deficit. Per superare la crisi e tutelare le riserve, che sono una garanzia per i creditori esteri, il governo vuole anche ostacolare l’utilizzo dei dollari nelle operazioni immobiliari e nei depositi.

L’inflazione reale e non ufficiale (perché i governi falsificano le statistiche) e attorno al 25% e perciò il paese teme di perdere il credito internazionale; una nuova linea di credito dovrebbe essere negoziata con il FMI, ma è di ostacolo il fatto che l’Argentina aveva già denunciato e rinegoziato il suo debito estero e aveva sostituito vecchi titoli pubblici con nuovi titoli, facendo scaturire delle cause con Italia e Usa; in queste condizioni è più difficile avere nuovo credito e gli interessi richiesti dai creditori, a causa del rischio, aumentano; a volte però anche le banche creditrici, quando hanno troppo liquido, sono costrette a prestare, anche con poche garanzie.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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ECONOMIA & POLITICA NEWS (21/3/2013)

 A causa della concorrenza, l’impresa italiana riduce i costi del lavoro e occupazione, mentre  pre che imposte, interessi e costi energetici non si possono ridurre; poiché, relativamente alla domanda interna, la produttività è alta e s’importano beni a basso prezzo dal terzo mondo, il risultato  è la disoccupazione; in questi anni, con tanti sportelli, si è sviluppato solo il settore finanziario. La banca centrale europea fa credito alle banche ordinarie che acquistano titoli di stato, che in alcuni paesi europei nessuno acquisterebbe; questi titoli di stato sono anche in mano a compagnie di assicurazioni, che temono l’insolvenza degli stati perché, con questi investimenti, devono pagare le pensioni private, è per questo che la Germania teme l’insolvenza di Grecia, Spagna, Irlanda, Italia, ecc.

L’Italia è meno competitiva della Germania perché i suoi tassi d’interesse, le sue imposte e i sui costi energetici sono più alti che in Germania, il suo deficit di bilancio è un po’ più alto della Germania, ma il deficit della Gran Bretagna e della Spagna è molto maggiore; eppure la Gran Bretagna paga interessi al 2% invece l’Italia al 5%. Il fatto è che la banca centrale inglese può acquistare tutti i titoli di stato che vuole, invece la Banca d’Italia non lo può fare, perché impedita dai trattati di Maastricht e Basilea, che sono un capestro per l’Italia.

Mentre la crisi impazza, permangono i privilegi di chiesa, politici e dirigenti e gli sprechi della pubblica amministrazione, l’euro schiaccia l’economia italiana e l’Europa ha eroso progressivamente la sovranità degli stati europei, grazie all’euro, al Fiscal Compact e alla legge di stabilità; la troika, fatta da commistione europea, BCE e Fondo monetario dirige le sorti economiche dell’Europa.

L’euro non è un dogma e il debito pubblico si può rinegoziare e ridurre come hanno fatto Argentina e Grecia, l’austerità serve alle banche, per risanare i loro buchi di bilancio, e alle multinazionali che mirano alle privatizzazioni italiane. La crisi lacera i rapporti tra capitale e lavoro e favorisce la sovrapproduzione da deficit di domanda e da eccesso d’importazione da paesi emergenti; perciò non s'investe e aumenta la disoccupazione.

Papa Francesco I era seguace di Karol Wojtyla che, per contrastare in America latina la teologia della liberazione, favorì indirettamente la diffusione nel continente dei protestanti; una sentenza della magistratura argentina ha riconosciuto che la chiesa argentina è stata complice delle dittature militari del paese, i fatti avvennero sotto il primate Primatesta e il nunzio Pio Laghi. I vertici della chiesa favorirono lo sterminio di preti e suore contrari alle dittature di Peron, Menem e Vileda, 125 sacerdoti furono indicati dalle gerarchie cattoliche ai carnefici, mentre, tra i civili, i desaparecidos furono 30.000.

Il vescovo Bergoglio, provinciale gesuita dal 1973 al 1979, era amico dell’ammiraglio Massera e, in quella veste, tolse la protezione ad alcuni giovani parroci arrestati; caduta la dittatura, non ha mai testimoniato in processi contro i suoi esponenti. Nel 1973 i gesuiti erano diretti da padre Arrupe, contrastato da Giovanni Paolo II, del quale Bergoglio era seguace; però, sotto il dittatore Menem, Bergoglio, anche se conservatore, seguiva i voti di castità, povertà e obbedienza. Oggi Francesco I è integralista, mette i poveri al centro del suo apostolato, ha scaricato i preti eversori e coccola il basso clero; è contro i progressisti e pretende un’educazione cattolica, ha compiuto il suo apostolato prevalentemente presso orfanotrofi, carceri e ospedali di Buenos Aires.

Per rilanciare le economie, la BCE dovrebbe favorire il ribasso dei tassi d’interesse, distruggere i titoli avariati dell’economia creativa, spingere le banche ordinarie a fare più prestiti, anche se, per evitare altre insolvenze, con adeguate garanzie; prima della crisi, anche le banche si facevano credito però, dopo il fallimento di Lehman Brothers, hanno smesso, perciò le banche ordinarie ricevono credito solo dalla BCE.

Per evitare la bancarotta di alcuni stati, le banche centrali acquistano i loro titoli di stato, aumentano la liquidità rischiando l’inflazione e hanno in riserva titoli tossici di difficile realizzo. Negli anni 1970, con la crisi petrolifera, si ebbe la stagflation, cioè inflazione accompagnata da recessione e disoccupazione, mentre in precedenza l’aumento dei prezzi era accompagnato da un aumento di domanda e di occupazione cioè dal boom; anche oggi i prezzi aumentano senza boom, l’inflazione è favorita dallo stato con l’aumento della liquidità, delle imposte, delle tariffe e dell’energia; sarà l’inflazione a ridurre salari e peso del debito pubblico.

Per superare la sua crisi, Cipro ha richiesto all’Europa un aiuto di 12 miliardi di euro, a condizioni molto dure, mentre la BCE ha concesso 1.000 miliardi di aiuti all’1% alle banche, senza condizioni e altri aiuti le banche li hanno ricevuti dagli stati, intanto il credito bancario per le imprese è ridotto al minimo; le banche tedesche hanno speculato sul debito cipriota, come su quello greco, e i russi vi hanno portato capitali da riciclare.

Le banche cipriote sono esposte verso la Grecia per quattro miliardi di euro, cioè sono esposte verso le banche greche e quindi verso le banche tedesche, otto servono a ricapitalizzare le banche cipriote, probabilmente per le perdite sui derivati e sul mercato immobiliare; con l’approvazione dell’Unione Europea, Cipro è uno dei migliori paradisi fiscali, anche perché fa parte dell’Unione Europea; i proprietari delle società registrate nell’isola non sono rintracciabili, è protetta da accordi comunitari, ha imposte sul reddito d’impresa del 10%, con possibilità d’elusione sui capital gains, ha zero tasse su dividenti, eredità e donazioni.

Con queste premesse, nel 2008 l’Unione Europea e la BCE hanno aperto senza riserve le porte a Cipro, senza guardare ai debiti privati dell’isola pari al 160% del Pil, e al deficit commerciale, mentre all’Italia si faceva la morale. I russi hanno portato denaro da riciclare a Cipro e poi da Cipro lo reinvestivano in Russia o Londra e Francoforte, hanno operato tramite società russe registrate a Cipro.

Lo scopo era evitare tasse e riciclare denaro di provenienza illecita, sono cose che fanno anche l’Italia, il Vaticano, gli Usa e altri paesi; anche a Cipro, come in Spagna, Usa e Irlanda è scoppiata la bolla immobiliare, con immobili invenduti, sfitti e pignorati a debitori morosi; a Cipro però sono stati scoperti giacimenti di gas che fanno gola a molti paesi, come accade in Asia per giacimenti del genere, naturalmente sono scoppiate altre rivalità tra Grecia e Turchia; la parte greca di Cipro, grazie ai miracoli della moltiplicazione del pane della finanza, è più sviluppata della parte turca.

Per ricevere aiuti dall’Europa, a Cipro è stato richiesto un contributo di 5 miliardi di euro, che si dovevano recuperare con la tassazione dei depositi bancari, ma il provvedimento è stato respinto dal parlamento cipriota; perciò la chiesa ortodossa cipriota, per salvare le banche dall’insolvenza, si è offerta d’ipotecare i suoi immobili;  in analoga situazione di crisi, il Vaticano ha preteso dall’Italia l’esenzione dall’IMU. A Cipro dal 2007 al 2010 sono affluiti capitali tedeschi, ucraini e soprattutto russi (42 miliardi di euro), proventi di vendite di petrolio e materie prime, poi riciclati e tornati in gran parte in Russia; a parole, anche il governo russo vorrebbe contrastare le esportazioni illegali di capitali, ma al momento pare che miri anche al petrolio e al gas cipriota, sull’isola risiedono tanti russi. 

Cipro e i paradisi fiscali in genere dimostrano l’inadeguatezza di Maastricht nel definire il perimetro dell’unione monetaria e il fallimento nel definire la governance macroeconomica dell’area euro; poiché le banche hanno preteso l’autonomia e le mani libere, l’Europa è priva di controllo bancario e non ha introdotto l’armonizzazione fiscale sui movimenti di capitale. In Europa sono proibiti gli aiuti di stato alle imprese, anche se, con la solita schizofrenia e con l’approvazione dell’Europa, sono stati concessi varie volte.

Comunque, malgrado il divieto, l’Europa ha ammesso per l’Irlanda una tassa sulle imprese del 12,5% che rappresenta obiettivamente un aiuto alle imprese, che favorisce concorrenza sleale a danno degli altri paesi, contro lo spirito del mercato unico; è accaduto anche con le quote latte, in un mercato unico alcuni allevatori non possono produrre tutto il latte che vogliono. A causa di questa sagace politica europea, la speculazione ha impazzato e ora il peso degli aggiustamenti ricade sui più deboli.

Per risanare il sistema, l’Europa progetta di ridurre i compensi dei manager finanziari, di contrastare speculazioni finanziarie e gli aumenti speculativi di derrate alimentari e materie prime; vuole una tassa sulle transazioni finanziarie e il controllo sui derivati, per i quali ci sono state già pronunce dei tribunali inglesi e italiani, vuole la lotta all’elusione fiscale da parte delle imprese multinazionali. Non si sa se riuscirà in questo programma, sono troppi gli interessi contrari al progetto, avrebbe dovuto pensarci prima, forse finirà prima l’euro e l’Unione Europea. 

In Svizzera un referendum ha conferito all’assemblea degli azionisti il diritto a fissare la remunerazione dei manager, anche l’Europa ha proposto di limitare i bonus ai banchieri e ha chiesto più trasparenza alle banche; è risultato che gli incentivi elevati ai manager li hanno spinti a comportamenti più rischiosi. La Gran Bretagna si è opposta a quest’accordo, teme la fuga dei capitali e sospetta che con questo intervento si miri a rafforzare Francoforte a scapito di Londra; in Gran Bretagna i servizi finanziari producono buona parte del Pil, con 300.000 addetti a Londra.

Le banche, oltre che in finanza, speculano anche in armi, prodotti alimentari e materie prime, favorendo l’aumento di prezzi; le multinazionali americane, legate alle banche, detengono 1.000 miliardi di dollari all’estero, come utili non tassati, propongono di farli rientrare in cambio di una tassazione inferiore al 35% oggi applicata; in Usa si vogliono anche separare le banche ordinarie da quelle d’investimento o speculative, com’era prima della sbornia neoliberista e deregolamentatrice, si vogliono imporre maggiori riserve di liquidità e garanzia alle banche, ma le banche, che, per conto sei soliti ignoti, comandano ai governi, naturalmente si oppongono.

Poiché mafia, corruzione, evasione, falso in bilancio e riciclaggio non sono solo costumi italiani, come tenta di far credere l’informazione prezzolata, anche per favorire la speculazione a danno dell’Italia, in Usa la banca Morgan, mentendo agli azionisti, è accusata di aver nascosto perdite sui derivati, il fatto costituisce falso in bilancio, invece in Germania si accusano le banche di aver frodato il fisco.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it

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BEPPE GRILLO, ULTIMA SPERANZA (5/3/2013)

 Dal tempo di Mayer Amschel Rothschild (1743-1812), ebreo Ashkenazi, più precisamente, per origini era un Kazaro del Volga convertito all’ebraismo (allora nel mondo finanziario era fine farsi passare per ebrei); il sistema finanziario mondiale è controllato dalle banche centrali, controllate a loro volta dal centro finanziario londinese, dove hanno sede ancora oggi i Rothschild; ai vertici delle banche centrali sono collocati suoi uomini, per una politica coordinata della finanza.

Nell’ottocento gli ebrei o presunti tali s’inventarono delle genealogie ebraiche e divennero prestanomi finanzioari dell’oligarchia, che voleva restare anonima e nacquero anche le prime società anonime; però sappiamo che i veri ebrei non fanno solo i finanzieri, ma sono anche soldati, contadini, tecnici e ricercatori. Attualmente sono poche le banche centrali indipendenti, il progetto della finanza mira al controllo globale e alla realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, ne fanno parte burattini di varie etnie e non solo ebrei, però chi tira le fila dietro il sipario sono solo un centinaio di famiglie anonime dell’oligarchia, tra loro sono aristocratici, ricchi capitalisti, capi religiosi e uomini del Vaticano.

In Cina, paese a direzione comunista, ma capitalista, cresce una ricchezza sfacciata, procurata anche con mezzi illeciti, anche se il paese mette a morte i corrotti, ma sono solo i pesci piccoli; il paese ospita 251 miliardari in dollari e socialmente è uno dei più ineguali al mondo; l’economia sommersa è pari a 1.500 miliardi di dollari, frutto di evasione, criminalità, corruzione e lavoro nero; nel 2012 sono usciti illegalmente dal paese 1.000 miliardi di dollari, dall’Italia 100 miliardi di euro.

Però di questi soldi ne escono anche dalla Grecia, da parte di armatori, e dal terzo mondo; in Cina esiste una frattura tra città e campagna, con la rivoluzione industriale è accaduto anche in Europa; in campagna i redditi sono un terzo che in città, quelli che vivono sotto il livello di povertà sono 128 milioni, cioè meno che in Usa ed Europa, dove sono il 20% della popolazione; questi paragoni si potrebbero fare solo rapportando il valore delle valute al loro effettivo potere d’acquisto e non ai loro cambi ufficiali.

In Cina le imprese statali pagano ai dirigenti stipendi d’oro, la proprietà della terra è pubblica e i contadini ne hanno solo un diritto d’uso, aumenta l’esodo dalle campagne alla città, dove si vive meglio ma si respira aria più inquinata; l’agricoltura è poco industrializzata e la domanda interna, a causa dei bassi salari, è complessivamente ancora fiacca; però i cinesi ricchi e benestanti già superano la popolazione giapponese; come in Giappone, in Cina i depositi bancari sono poco remunerati, a favore degli investitori amici delle banche e della triade mafiosa.

In Usa e Giappone, paesi più indebitati dell’Italia, sia nel settore privato sia in quello pubblico, non si vuole seguire la politica di austerità dell’Europa, oppure l’austerità europea è stata concertata per aiutare la recessione Usa; la Germania e Italia sono paesi sconfitti in guerra e l’Inghilterra è fiduciaria degli Usa. In Usa il livello del deficit di bilancio, stabilito per legge a 14.400 miliardi di euro, è stato sforato, perciò aumenta la liquidità in dollari, in gran parte posseduti all’estero, e la Fed, per ridare competitività al sistema, pensa di svalutare il dollaro; Inghilterra e Giappone seguono la stessa politica, però il debito del Giappone, che arriva al 237% del pil, diversamente da quello italiano, è in mano ai giapponesi ed è remunerato al massimo all’1%, cioè, tenuto conto dell’inflazione, con tasso reale negativo.

In Usa, Inghilterra e Giappone, per combattere la crisi, si promuove una politica espansiva, invece in Europa è stato imposto il Fiscal compact o equilibrio di bilancio a stati che avevano già rinunciato alla loro moneta e alla loro sovranità militare e ora dovevano rinunciare anche alla loro sovranità fiscale. Oggi Germania e Cina, con le loro eccedenze commerciali comprano oro, però le banche centrali sono sotto un unico controllo; a causa della crisi, forse cadrà l’euro e andremo  verso una nuova Bretton Woods, con un’unica moneta di conto per il commercio mondiale, costruita su un paniere di valute, come si fece in Europa con l’ECU.

Per rilanciare la crescita, la Fed prosegue l’acquisto di titoli di stato e di titoli garantiti da mutui, per aiutare l’economia, diversamente che nei paesi PIGS, in Usa i tassi sono mantenuti bassi; euro e dollaro sono spesso in altalena, il che non favorisce il commercio internazionale; come gli Usa, anche l’Inghilterra prosegue con le iniezioni di liquidità, senza tenere conto dell’inflazione. C’è da dire che l’inflazione dipende più dalla moneta in circolazione che da quella tenuta in conto o usata per le transazioni finanziarie.

Il FMI ha autorizzato il rialzo del debito USA, che già supera il 140% del pil ed è superiore a quello dell’Italia, a parte il suo debito privato; la Cina potrebbe far fallire gli USA vendendo i suoi 1.155 miliardi di titoli di debito americano e abbandonando il dollaro come moneta delle transazioni internazionali. Nel 2012 la bilancia commerciale Usa ha avuto un deficit di 500 miliardi di euro, il debito privato americano arriva al 250% del pil, ciò malgrado, nel paese il credito è tornato ad aumentare, con il rischio di una nuova bolla; però il FMI ha fatto finta di niente perché gli Usa non sono l’Italia, ma un paese sovrano.

Diverse grandi città Usa hanno sospeso la distribuzione gratuita di cibo ai senzatetto e dal Patriot Act del 2001, gli stati Uniti stanno diventando uno stato di polizia, riducendo libertà, con detenzioni a tempo indeterminato per i sospetti; applicando il controllo statale sull’economia, invitando i cittadini alla delazione, contrastando le proteste; seguendo l’esempio dello stalinismo, 15.000 spie sono state infiltrate tra i civili, ufficialmente per stanare i terroristi, circa la metà dei cittadini ritiene che il governo federale sia una minaccia. Si spera che il terrorismo, che è sempre esistito, perché è un modo di fare politica ed è sponsorizzato dagli stati, non sia una scusa per un’involuzione autoritaria imposta dalla crisi economica.

Oggi il bilancio della UE è pari all’1% del suo PIL (circa 130 miliardi di euro) e con l’austerità è stato ridotto del 3,5%, tuttavia, oltre a trasferimenti e partecipazioni a imposte degli stati, essa ha sempre la leva monetaria, che è fonte di grandi entrate e costa poco all’emissione (oltre 500 miliardi di euro in media ogni anno). L’Europa e l’euro sono al collasso, poiché il bilancio europeo pare  ristretto, secondo un progetto, togliendo risorse ai paesi dell’eurozona, dovrebbe arrivare al 10% del Pil, finanziato con la Tobin Tax e con l’emissione di euro.

Parte delle risorse della UE sono accreditate mensilmente dagli stati membri su un conto accesso alla commissione europea presso la banca centrale nazionale. Fra il 2011 e il 2012 la BCE ha acquistato 102,8 miliardi di bond italiani, ha aumentato gli utili a oltre due miliardi di euro, guadagna con il trading e aumenta i titoli in portafoglio, sui titoli greci ha guadagnato oltre mezzo miliardo di euro.

In Spagna Mariano Rajoy ha promesso agevolazioni fiscali alle imprese che assumono giovani,  scandali per corruzione hanno coinvolto anche il suo partito popolare; la nostra classe politica e l’informazione hanno il culto dell’Europa, perciò credono che queste cose avvengono solo in Italia. Nel 2012 in Spagna il deficit pubblico è stato pari al 7% del pil, peggio dell’Italia, diversamente dall’Italia, la Spagna è stata veramente a un passo dal default.

Le banche europee, visti i magri risultati di bilancio, frutto di credito dissennato fatto agli amici, di speculazioni sui derivati e sulle fusioni e acquisizioni, dopo le concentrazioni, pensano di ridurre il personale, perciò faranno aumentare la disoccupazione; intanto FMI e BCE e OCSE pensano a una riforma del sistema finanziario internazionale, però di riforme si è sempre parlato in Italia, nella chiesa e nella finanza internazionale.

Si propone anche un’unione bancaria europea, cioè non la fusione tra tutte le banche, ma una forma mutualistica europea di garanzia sui depositi e per favorire la ricapitalizzazione delle banche, cioè le banche caute dovrebbero pagare per quelle incaute; però secondo il progetto, la supervisione e la garanzia dovrebbero riguardare solo i maggiori istituti bancari. Per aiutare le banche e non le piccole imprese, secondo l’Unione Europea il costo dei fallimenti bancari va scaricato sui bilanci pubblici.

L’Europa vuole anche tornare a separare le banche commerciali da quelle d’investimento o speculative, è una buona idea, tuttavia non è sempre facile fissare una linea di demarcazione tra le due attività e le banche commerciali a volta controllano banche speculative. Sul problema dei derivati, dell’agenzia di rating europea e della Tobin Tax, l’Europa procede lentamente; poiché, malgrado gli aiuti, le banche soffrono ancora di liquidità, Europa e Usa sembrano disposti ad annacquare gli accordi di Basilea 3, vuol dire che non è solo l’Italia che non rispetta i patti.

Si vogliono bloccare soprattutto i derivati speculativi della finanza creativa, cioè pare che ce ne siano anche di non speculativi; in Inghilterra si vuole rivedere quelli venduti alle piccole e medie imprese e in Italia alcune procure, come quella di Trani, e la corte dei conti hanno aperto un contenzioso giudiziario nei confronti di banche che hanno collocato questi titoli patacca, mentre i loro dirigenti ricevevano tangenti.

La Tobin Tax già esiste in Italia, varata da Monti, però non è tassata la stragrande maggioranza dei derivati e le operazioni di breve durata, colpisce solo i derivati sulle azioni, che sono solo il 2%; invece la direttiva europea colpirebbe tutti i derivati e l’imposta si applicherebbe anche ai fondi pensione. La commissione europea ha proposto una direttiva sulla transazioni finanziarie (TTE), che dovrebbe generare un gettito di decine di miliardi di euro d’imposte l’anno.  Però occorrerebbe anche migliorare la trasparenza dei mercati e contrastare i paradisi fiscali, naturalmente le lobby finanziarie sono contrare al progetto; la repubblica dovrebbe essere una cosa pubblica trasparente, mentre Cosa Nostra, come i mercati, sono naturalmente poco trasparenti.

C’è chi propone che la BCE diventi prestatore di ultima istanza per i debiti dei singoli paesi, facendola diventare simile alla FED, però l’Europa non è politicamente unita; il freno all’indebitamento pubblico si attua anche vietando alle banche centrali di sottoscrivere titoli pubblici, costringendole a finanziare le imprese produttive. Fino ad oggi il debito pubblico è stato coperto dalle emissioni delle banche centrali o con emissione di titoli pubblici, poi la BCE ha spinto le banche a sottoscrivere titoli pubblici, prestando loro denaro a basso interesse. La BCE ha creato moneta oltre i limiti prefissati e ha salvato le banche del nord, dotate di portafogli di titoli di stato greci, irlandesi e spagnoli, cioè di stati a rischio di default.

Oggi gli stati esercitano controlli inefficienti, mentre le tecnocrazie hanno le mani libere, sono esentate da responsabilità e sono super pagate, perché obbediscono a un potere occulto mediato dai partiti, anche se sono formalmente soggette al controllo politico o sono di nomina dei partiti; la Banca d’Italia, che è una società privata controllata dalle banche, ottenne formalmente l’indipendenza dalla politica, per impedirle di finanziare il Tesoro illimitatamente, tuttavia, come le banche, ha continuato a finanziare la politica, per condizionarla e avere leggi favorevoli, suo referente politico principale è il Partito Democratico.

L’Europa ha rinunciato a un coordinamento delle leggi fiscali che eliminerebbe tante distorsioni alla concorrenza, gli squilibri valutari con l’estero possono dipendere da eccesso o scarsa domanda interna, ma dipendono anche dalle esportazioni di capitali e dai vari movimenti finanziari, soprattutto di carattere speculativo. Per contrastare l’inflazione, tenuto conto dell’aumento del reddito europeo, l’Europa si era impegnata a creare nuova moneta a un tasso del 4,5% annuo rispetto al reddito, prevedendo un’inflazione al 2% e l’incremento del reddito al 2%; poi, violando i patti, per aiutare le banche, nel periodo della crisi ha creato moneta al tasso annuo del 7-10%, però l’inflazione, a causa del calo della domanda, non si è impennata, ma è restata al 2%;, sempre che le statistiche non siano taroccate, come fanno spesso gli stati.

Comunque, l’eccedenza di moneta ha alimentato le operazioni finanziarie delle banche, anche di carattere speculativo, mentre poca moneta è andata alla produzione; inoltre, la nuova maggiore moneta è inflattiva quando è spesa e non quando giace in conto o quando prende la via dell’estero. La politica economica europea ha inciso su redditi e domanda, contemporaneamente l’Europa, per aiutare le banche del nord in pericolo d’insolvenza per colpa di stati debitori, ha imposto agli stati un deficit di bilancio al 3%, per l’Italia è previsto il pareggio e il rientro graduale del debito; la nostra politica ha fede nell’Europa e si fa da essa guidare.

Un futuro bilancio federale europeo, pari al 10% del Pil, alimentato da partecipazioni a imposte, Tobin Tax, altri contributi ed emissione monetaria, dovrebbe servire anche a ricerca, università, ambiente e investimenti in infrastrutture; in tale quadro, le banche devono tornare a investire in attività produttive e a fare impresa, applicando interessi più bassi, il credito alle imprese dovrebbe essere garantito anche da fondi di garanzia pubblici e consortili.

Da quando Christine Lagarde è arrivata alla guida del FMI, questa istituzione ha iniziato a criticare la politica d’austerità della BCE, ma chiede ancora riforma monetaria, del lavoro e del welfare; con la crisi di Russia, Argentina e sud-est asiatico, il FMI ha sempre applicato la stessa ricetta, cioè privatizzazione, deflazione e apertura ai capitali esteri; questa politica, con la collaborazione di politici locali corrotti, faceva rientrare il colonialismo dalla finestra, ma non serviva a superare la crisi.

Con questa stessa ricetta il debito greco è progressivamente aumentato e poi è stato svalutato di un terzo, considerati i maggiori tassi, alla fine dovrebbe pesare sui bilanci greci come i BPT italiani a trent’anni; però contemporaneamente in Grecia sono aumentate la povertà e la disoccupazione, mentre il 20% più ricco del paese aumenta le sue ricchezze; purtroppo alla Bundesbank domina l’ortodossia monetarista di contrasto all’inflazione ed anche la commissione europea è dominata dalla Germania, perciò la sorte della Grecia, che persiste a restare nell’euro, non potrà cambiare.

Come l’Italia, la Grecia, è accusata di evadere le imposte, l’evasione fiscale è fisiologica e, con l’aumento della pressione fiscale, aumenta l’evasione, è aiutata dai paradisi fiscali permessi da Europa e Usa; in Italia è al 20% e in Danimarca al 14%, gli armatori greci hanno depositi in Olanda, i russi li hanno a Cipro, gli italiani in Svizzera.

In accordo con il FMI, si vara un secondo piano per il rientro dei debiti della Grecia, il risanamento finanziario è imposto ai paesi PIGS dell’Europa perché serve a ridurre i rischi delle banche estere investitrici nei loro titoli di stato, perciò, visti gli indebitamenti di Italia e Grecia, la finanza punta su una loro austerità duratura. Oggi l’Europa è più attenta ai mercati che ai popoli, manca un suo progetto politico e tanti europei sono stanchi dell’Europa e dell’euro, perciò rinasceranno nazionalismi e regionalismi.

Nel 1971 in Usa si sospese la convertibilità dei dollari in oro, negli anni 1990 Clinton approvò i derivati, Draghi diventò direttore generale del tesoro italiano e promosse la privatizzazione delle banche pubbliche; per queste operazioni scelse come consulente Goldman Sachs, Lehman Brothers e UBS. Viste le benemerenze acquisite, nel 2002 andò a lavorare al Goldman Sachs e nel 2006 diventò governatore della Banca d’Italia e fece arrivare i derivati alle banche italiane, rifilati, per altre vie, anche all’Europa.

Poi, per superare la crisi finanziaria, Draghi propose le riforme delle pensioni, della sanità e della scuola; intanto le banche finanziavano la politica perché non vedesse e non controllasse le loro mosse, cioè per averne consenso e complicità; in Europa le banche, con l’aiuto dell’informazione hanno ispirato le inchieste giudiziarie contro chi ostacolava il loro passo, si sono servite di ricatti, pressioni e controllo sull’informazione e sulle elezioni; conscie del fatto che la guerra e la lotta politica si fanno anche con la propaganda, i complotti, le inchieste di stampa e le inchieste della magistratura.

Oggi è la mafia finanziaria che domina in Italia e l’euro è diventato un dogma, però nell’Unione Europea di 27 paesi, 10 sono fuori dell’euro; l’Europa passò dal serpente monetario europeo al Sistema Monetario Europeo o SME, in una logica di coordinamento che non escludeva le svalutazioni delle monete nazionali, però anche sulla lira italiana i mercati specularono molto; quando l’Italia passò all’euro, ci furono voci contrari da parte di chi era abituato a speculare sulle fluttuazioni della lira.

Per svalutare, l’Italia e la Gran Bretagna uscirono provvisoriamente dal Sistema Monetario Europeo, poi, con la nascita dell’euro, Gran Bretagna e paesi scandinavi ne rimasero fuori, però la Gran Bretagna vuole essere sovrana e perciò non ha rinunciato a conpartecipare al signoraggio sull’euro; oggi critica anche la politica delle spese europea e non vuole rimetterci. E’ da ricordare che, prima dell’euro, sono già esistite monete transnazionali senza stato, poi messe da parte; purtroppo l’eurozona è controllata dalla BCE, che non appartiene agli stati aderentui e agli europei.

La moneta unica porterà alla disintegrazione dell’Europa, però, siccome l’euro è un dogma, c’è chi sostiene che l’uscita dall’euro sarebbe un disastro, in realtà la Grecia è messa male perché la trattengono nell’euro, se potesse uscire, svaluterebbe e avrebbe il boom; l’incognita riguarderebbe il saldo del debito estero, peraltro già svalutato.

In Germania l’economia e l’esportazione vanno a gonfie vele, a lavoratori e dirigenti si aumentano  salari e bonus, in media del 5%, l’inflazione è all’1,5%, la disoccupazione è al 6,9%; dopo dieci anni di salari fermi e lavoro flessibile, ora il paese punta sulla riqualificazione dei disoccupati, per aiutare gli altri paesi europei, vuole spingere la domanda interna e ridurre l’attivo commerciale. In Germania le aziende lavorano con gli istituti tecnici, gli istituti di ricerca e le università, finanziano la ricerca universitaria; comunque le esportazioni tedesche sono state aiutate da un euro reso debole dalle difficoltà di alcuni paesi dell’eurozona; quando il marco rivalutava con le eccedenze commerciali, la Germania non poteva accumulare riserve auree come sta facendo adesso.

Ci sono varie forme di corruzione e i corrotti non sono solo italiani, Catherine Ashton, baronessa inglese e membro della camera dei lord, rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, fa sempre dichiarazioni critiche verso Israele; ebbene suo marito Peter Kellner è presidente della società di sondaggi internazionali YuGov, benevola verso i regimi arabi e favorevole a boicottare prodotti, artisti e sportivi israeliani.

I soci della società sono emiri del golfo e sceicchi arabi, la società ha sede nel Dubai e vi partecipa anche l’emiro del Qatar, che sostiene Hamas e che ha partecipato al bombardamento della Libia, con l’Arabia Saudita e gli emirati finanzia il terrorismo arabo. Con questa politica YouGov ricava decine di milioni di dollari di utili l’anno, fa informazione in conflitto d’interesse, si accanisce contro Israele, ignora la tragedia siriana, perché Assad è malvisto da governi arabi, imbastisce colloqui con l’Iran.

Oggi l’Italia, anche grazie a disoccupazione e immigrazione, ha eccesso di manodopera, soprattutto istruita, all’epoca di mani pulite, ispirate dai soliti ignoti, l’aumento dell’interesse fece esplodere il debito pubblico; l’Europa è stata fonte di tante disgrazie per l’Italia. Il governo Monti con la sua agenda non ha previsto una politica redistributiva e ha seguito le indicazioni di UE e Vaticano; ora però Draghi, come vuole la Germania, propone la riduzione dell’interesse, in cambio di una cessione dell’autorità fiscale da parte degli stati.

L’Italia accetta tutto quello che vuole l’Europa, ma la Francia no, Bersani ha assicurato la Germania che l’Italia rispetterà gli impegni; intanto non si dà la caccia al denaro detenuto all’estero, a parte i condoni, né ai paradisi fiscali; l’Europa non sembra in grado di garantire una crescita equilibrata, però sono squilibrate anche le regioni interne degli stati, gli squilibri si potrebbero attenuare con politiche sociali e ridistributive interne che in Europa mancano; l’Italia non l’ha saputo fare, ma altri stati europei del nord lo hanno fatto, ad esempio con il reddito minimo di cittadinanza.

La sinistra italiana è strumento delle banche e asseconda il disegno europeo; dopo la seconda guerra mondiale, per paura dell’Unione Sovietica e con la spinta sindacale, si fecero molte concessioni ai lavoratori e crebbe benessere e livello di vita; la prima repubblica diresse la ricostruzione e costruì numerose opere pubbliche; dagli anni 1990, con il venire meno dell’Unione Sovietica, il capitalismo finanziario ha gettato la maschera e la sinistra ha avuto una metamorfosi. Da trent’anni l’Italia, con decretoni, stangate e manovre annuali, anche per entrare nell’Europa e nell’euro è stata governata dall’Europa, soggetta alle lobby finanziarie che dominano a Bruxelles, dove commissionavano con le mazzette le leggi; queste lobby controllano informazione, partiti e sindacati e sono capaci anche di spingere le inchieste giudiziarie.

Per quanto riguarda lo scandalo di Monte Paschi e Finmeccanica, ormai in dissesto e indebitate, come accertato per Telecom, Montedison, Parmalat, Cirio, Fiat, Eni Enel, Unicredit, bisogna ricordare che i debiti servono a pagare meno imposte e a pagare prezzi di acquisto inferiori per le imprese indebitate cedute; per quanto riguarda le forniture militari di Montedison e di altre aziende estere similari, le trattative sono riservate e sui contratti si pagano mazzette a politici e militari.

Però Finmeccanica è azienda pubblica e le sue imprese, per risparmiare imposte, come fa anche l’Eni, hanno sede nei paradisi fiscali; perciò ci si chiede a chi appartengono effettivamente queste imprese, non certo allo stato, il quale ne ha solo una proprietà nominalistica; anche nelle casse di risparmio la proprietà era degli enti locali, ma questi, fatte le nomine politiche alle fondazioni, non vi mettevano mai becco.

Anche Finmeccanica è nel mirino delle privatizzazioni e, se sposta le produzioni all’estero, com’è avvenuto in tanti settori, perderemo altre competenze e aumenterà la disoccupazione, è l’effetto della globalizazione; oggi le mazzette per i grandi contratti esteri si pagano estero su estero e non occorrono più fondi neri all’estero, come si faceva nella prima repubblica. Per evitare controlli e avere la complicità e l’arrendevolezza dello stato, con la fornitura di armi, i generali coinvolti acquistano posti nell’industria quando vanno in pensione, inoltre l’azienda finanzia partiti, giornali e fondazioni di partito; accade anche all’estero e accade anche con le società farmaceutiche..

Per accelerare la crisi politica italiana, gli economisti di corte avevano detto che era a rischio il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, però l’Italia non ha mai rischiato il default della Grecia, ma è stata messa al tappeto dagli spread e dalle valutazioni delle società di rating, alimentati ad arte. L’Italia ha meno debiti esteri della Grecia, meno debiti privati rispetto al nord Europa, ha una bilancia commerciale in leggero attivo, ha un bilancio dello stato prossimo al pareggio, mentre la Grecia e la Spagna hanno un deficit del 7%; la situazione del bilancio dello stato greco è peggiore e l’Italia sta anche meglio di Spagna e Irlanda.

Lo stato italiano non ha mai rischiato di non pagare i suoi debiti esteri, all’emissione dei suoi titoli pubblici la domanda ha superato sempre largamente l’offerta, cioè, diversamente dalla imprese private, riscuote credito. Spagna e Grecia non hanno potuto dire sempre la stessa cosa, malgrado questi fatti, quando Berlusconi stava per cadere, l’Italia fu colpita dagli spread più della Spagna, si voleva far accelerare la crisi e accelerare le privatizzazioni italiane che facevano gola ai mercati.

In caso di uscita dall’euro, il debito estero italiano rimarrebbe in euro, poi lo stato italiano, per favorire la sua competitività, svaluterebbe la sua moneta; poi, per ripartire alla grande, bisognerebbe indicizzare i salari, ridurre le tasse su piccole imprese e lavoro, fare le riforme sempre invocate e mai fatte, cercando di tenere a bada la vecchia speculazione valutaria contro la lira; perché una moneta dovrebbe perdere valore solo in presenza una bilancia commerciale passiva, mentre il controllo sul commercio estero non si potrà fare finché si apparterrà all’Europa.

Il giornalista americano Webster Griffin Tarplay ha scritto che la CIA e il governo Usa hanno operato per la caduta del governo Berlusconi e l’inserimento a capo del governo italiano di Mario Monti, con la collaborazione di Giorgio Napolitano, Unione Europea e Vaticano; dopo le elezioni Mario Monti avrebbe dovuto seguire la politica di austerità, non solo per tranquilizzare i mercati, ma, secondo me, anche per aiutare l’America, che si trova in condizioni non migliori dell’Italia.

Il crollo di Berlusconi è stato preparato a lungo tempo, attraverso rivelazioni sulla sua vita personale, con l’attacco di Wikileaks e della magistratura contro Berlusconi, con la collaborazione delle istituzioni europee e dell’informazione europea e italiana, che Berlusconi non ha mai controllato nella sua totalità; Mario Monti è arrivato al potere con un colpo di stato sponsorizzato da FMI, BCE, CIA, Napolitano e Vaticano. Mario Monti e Mario Draghi sono stati impiegati della Goldman Sachs, Bersani ha assicurato il mondo bancario di voler continuare la politica di austerità di Monti; il crollo di Berlusconi è stato favorito manovrando lo spread, con le valutazioni delle società di rating e con la collaborazione dei mercati finanziari.

Secondo il giornalista Tarplay, l’America era ostile a Berlusconi, per la sua politica estera autonoma, non concessa ai paesi sconfitti, per i suoi rapporti con Gheddafi e Putin che, essendo stato a capo del KGB, avrebbe potuto fargli delle rivelazioni scomode, per la collaborazione tecnica e i gasdotti che l’Italia voleva realizzare con la Russia; sono gli estremi di un complotto, l’uscita di Gianfranco Fini dal PDL fu coordinata dall’ambasciata Usa di Roma, diretta nel 2009 dall’ambasciatore Usa, David Thorme, membro della società massonica del Teschio e delle Ossa. Giorgio Napolitano divorziò da Mosca è poi ebbe sempre buoni rapporti con Kissinger e con l’ex ambasciatore Usa, Richard  Gardner, anche durante il rapimento Moro.

Prima dell’apertura al mercato europeo, in Italia vigeva un regime di controllo sulle importazioni, esercitato con autorizzazioni ministeriali e con il controllo dell’Ufficio Italiano cambi; lo scopo era l’equilibrio valutario con l’estero e la tutela della produzione e dell’occupazione interna, in una visione protezionistica e non liberista, non troppo distante dall’autarchia di Mussolini; si voleva anche impedire l’uscita di capitali, che però uscivano ugualmente e illegalmente. L’Argentina, per superare la sua crisi, oggi è approdata nel commercio estero a questo regime di autorizzazione amministrativa.

Con la globalizzazione e l’apertura del mercato è aumentata la domanda di dollari, che ne ha favorito l’apprezzamento; prima dell’euro, la sovranità monetaria dell’Italia creava liquidità interna con i deficit di bilancio e con gli attivi della bilancia valutaria con l’estero, era una forma di finanziamento della spesa pubblica italiana, ora persa a vantaggio dell’Europa. Oggi il signoraggio del dollaro si può combattere solo riducendo il commercio internazionale e con monete alternative come l’euro, che però è sotto attacco speculativo da parte di chi non vuole ridimensionare il ruolo del dollaro; prima della situazione attuale, agli italiani era proibito possedere azioni e obbligazioni estere, lo scopo era sempre favorire risparmio nazionale, investimenti e occupazione interna, però esisteva l’esportazione illegale dei capitali.

La Banca d’Italia retrocedeva al Tesoro la differenza tra interessi sui titoli pubblici da essa posseduti e tasso da essa pagato sui depositi vincolati in garanzia delle banche, concedeva anticipazioni al Tesoro al tasso dell’1%, come fa oggi la BCE con le banche; le banche erano anche costrette ad acquistare titoli di stato non collocati nelle aste, consentendo così il finanziamento dello stato.

In Italia la spesa pubblica è fonte di sprechi, inefficienza e corruzione e andrebbe riqualificata e ridotta, il governo Monti non l’ha ridotta, ma ha aumentato la pressione fiscale, ha aumentato la disoccupazione e ha ridotto i salari netti. Dal 2010 al 2013 in Italia, malgrado l’inflazione, la spesa pubblica è rimasta sostanzialmente la stessa, pari a circa 505 miliardi di euro; sono diminuiti gli investimenti pubblici e privati, sono aumentati indebitamenti privato e pubblico e disoccupazione, la pressione tributaria è aumentata, mentre il Pil è diminuito. Il tasso d’interesse praticato dalle banche oggi prescinde dalla politica fiscale e monetaria, ma dipende dal rischio d’imprese spesso in difficoltà e perciò le banche riducono anche il credito, anche a favore di altre banche.

Le imprese italiane, poiché non possono ridurre costo dell’energia, gli interessi e le imposte, per vincere la concorrenza dei paesi emergenti e ridurre i costi, sono costrette a ridurre i salari; riducono il personale, il che riduce la domanda  interna, fa diminuire il reddito prodotto e aumenta la depressione; insomma la globalizzazione non è stata un’opportunità per i cittadini, come affermavano economisti di corte, informazione e politici ebeti, ma è stata un’opportunità per le multinazionali.

Nel 2011 l’Italia è diventata, dal punto di vista finanziario, primo contribuente netto dell’Europa, anche a causa di multe e fondi europei inutilizzati, colpa della nostra politica e della nostra burocrazia;  anche a causa del Meccanismo Europeo di Stabilità o Fondo Salvastati, il passivo annuo è di circa 10 miliardi di euro l’anno; l’Inghilterra, paese sovrano, non accetta di versare più di quanto riceve dall’Europa.

Oggi in occidente la ridistribuzione dei redditi è fatta a danno dei poveri, a danno dei paesi più poveri, a danno del capitale produttivo e a danno del lavoro; i soldi versati dall’Italia al Mes hanno permesso alle banche spagnole e greche di pagare i loro debiti alla Germania, cioè sono serviti a pagare le banche private tedesche. Malgrado l’allarmismo della finanza, l’Italia ha ancora un debito pubblico sostenibile.

Il pareggio di bilancio voluto dalla UE non fa distinzione tra spesa per investimenti e spesa corrente, la qualità dei servizi resi ai cittadini diminuisce e si pensa di ridurre il debito pubblico con la privatizzazione di beni, imprese e servizi, il che farà aumentare il prezzo per i cittadini di questi servizi. In Usa la privatizzazione della sanità ne ha fatto aumentare il costo per i cittadini e oggi supera il 12% del pil, mentre in Italia è al 10%.

Con la crisi italiana, si punta a privatizzare soprattutto i beni pubblici che rendono di più, le imprese da privatizzare sono state caricate in anticipo di enormi debiti, per pagarle meno; Portogallo e Spagna hanno privatizzato e la Grecia è costretta a farlo se vuole avere gli aiuti europei. L’Italia ha già fatto delle privatizzazioni negli novanta; forse il pressing per le privatizzazioni è la prima ragione della crisi Italiana, alimentata ad arte, e dell’arrivo di Monti, agente dei mercati.

La nostra classe politica ha delegato alla chiesa istruzione, temi morali e assistenza, non è più interessata al sociale e allo stato laico, il papa predica ma anche in Vaticano ci sono abusi sessuali, corruzione, speculazione, riciclaggio, favoritismo, lobbysmo, carrierismo; gli scandali della chiesa sono più occultati di quelli italiani e l’informazione poco informa su questi fatti; per averne il sostegno, i giornalisti televisivi sono ben pagati; poiché si sa chi detiene veramente il potere in Italia, per rispetto, se in Vaticano si ruba e si fornica, l’informazione ironizza solo su Berlusconi.

Dal 2011 al 2012 in Italia il credito alle imprese è diminuito del 6%, mentre quello per le abitazioni è crollato del 50%, le banche in crisi hanno attinto ai finanziamenti agevolati della BCE, ma diffidano di un sistema produttivo in crisi e perciò non gli fanno credito. Probabilmente delle banche europee saranno nazionalizzate, come la Banca di Scozia, il Monte dei Paschi e delle banche spagnole, saranno privatizzate di nuovo, una volta risanate dagli stati; in Italia, poiché le banche sono controllate da fondazioni, anche se supine ai partiti, non sono cadute in mano agli stranieri, eccettuato il caso BNL controllata da Paribas.

Malgrado la banca d’Italia non abbia esercitato efficacemente il controllo sul credito, in precedenza fatto soprattutto da banche pubbliche, oggi si propone di farle nominare i vertici delle banche e di  rimuovere i manager di banca incapaci, se lo farà non lo farà nell’interesse degli italiani, ma nell’interesse dei mercati; le decisioni della Banca d’Italia sono viziate da pesanti interventi della politica e della chiesa, che oggi controlla il sistema bancario italiano, come la sanità privata e le scuole private.

Per rilanciare l’economia e fare investimenti, si propone anche di mettere le mani sulle risorse della Cassa Depositi e Prestiti e dei fondi pensioni privati, però in Usa anche assicurazioni e fondi pensioni hanno fatto investimenti incauti e sono stati falcidiati dalle insolvenze con i derivati. Monti voleva creare l’occupazione con la flessibilità, con la contrattazione decentrata e con la maggiore produttività, in realtà l’occupazione dipende dalla domanda e dal turnover, bloccato dalla riforma delle pensioni; inoltre, l’aumento della produttività, a parità della domanda, fa ridurre i costi ma fa aumentare la disoccupazione.

Il programma elettorale di Grillo è ottimo, non potevamo aspettarcelo dal PD che non può offendere i mercati, però, per ridurre i privilegi, avrei anche aggiunto al suo programma l’abolizione dell’8°% per le religioni e, per ridurre gli sprechi e controllare la spesa, avrei aggiunto i costi standard proposti dalla lega; inoltre bisognerebbe eliminare i privilegi economici e fiscali di alcune regioni; ciò è indispensabile se gli italiani sono tutti uguali, nel programma avrei anche difeso la laicità e la sovranità dello stato.

Il PD ha coperto gli scandali del MPS ed è fiduciario del sistema bancario, perciò ha sostenuto il governo Monti; caduto l’affetto per Mosca, è europeista fino alla dabbenaggine, invece di fare proposte di riforma, con l’aiuto dell’informazione, ha catalizzato solo l’odio della base su Berlusconi; perciò, scomparso Berlusconi, è destinato a restare senza argomenti; ha sostenuto le leggi antipopolari di Monti, non ha spinto per la riforma elettorale, della politica e delle istituzioni.

Il PD è oggi un partito conservatore e non è più sensibile alla condizione dei lavoratori, perciò Berlusconi ha perso solo per uno 0,4% rispetto al PD e per poco non raggiungeva, ancora una volta, il premio di maggioranza; non è colpa della sua visibilità televisiva, come sostengono tanti commentatori, perché la sinistra è ben rappresentata nelle reti non appartenenti a Berlusconi; la rimonta elettorale di Berlusconi è dovuta al fatto che faceva delle proposte e parlava meglio di Bersani, i vizi di Berlusconi erano gli stessi vizi dei ricchi, cioè sesso, denaro e potere.

Il PD è sedotto dal grande potere finanziario, che ha surclassato la vecchia confindustria, nell’economia e nei giornali; l’Europa non è un dogma, occorre rinegoziare i patti fatti con essa, come fanno i paesi sovrani che si accorgono di aver fatto delle concessioni sbagliate; anche la Cina denunciò i trattati ineguali impostegli dalle potenze coloniali; i patti sbagliati vanno rinegoziati e non rispettati, i paesi che tengono alla loro sovranità e non sono schiavi, si comportano così.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it  

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IN ATTESA DELLE ELEZIONI (28/1/2013)

 Monti, dopo aver preso le distanze anche dalla sinistra, ha accusato i precedenti governi d’inerzia nelle riforme e nel contrastare la corruzione, la quale peraltro esiste in tanti paesi; le statistiche sulla maggiore corruzione italiana, rispetto al terzo mondo, servono a distruggere la reputazione dell’Italia e sono un complotto della finanza internazionale. E’ anche vero che Berlusconi, con il patto con gli italiani, aveva promesso riforme che non ha fatto, aveva promesso di ridurre le imposte a sette, di ridurre le tasse sui redditi fino a 33.000 euro annui, di rivoltare l’Italia come un calzino e, per ridurre la spesa pubblica, d’introdurre i costi standard nella pubblica amministrazione; adesso, convinto dell’idiozia degli italiani, propone un altro patto.

Casini e Monti affermano che, con la caduta del governo Berlusconi, è aumentata la credibilità dell’Italia in Europa, in realtà i nostri soci del nord Europa hanno avuto sempre un atteggiamento di sufficienza verso l’Italia, anche perché gli italiani, membri del parlamento europeo, ne disertavano le riunioni. La Francia ha ospitato terroristi italiani, ha ricevuto dittatori sanguinari africani, ma quando Bettino Craxi chiese asilo politico, con la possibilità di operarsi in Francia, l’asilo fu rifiutato.

Tra le lingue utilizzati negli avvisi interni delle istituzioni europee, era presente l’olandese e non l’italiano, Prodi fece presente l’anomalia e i nostri soci europei gli risposero che avrebbero dovuto inserire prima il russo, senza considerare che la Russia non faceva parte dell’Unione Europea; quando Prodi era presidente della commissione europea, i nostri soci europei rimarcavano che, quando parlava, in qualunque lingua parlasse, nessuno lo capiva. Quando si ha stima di persone o paesi, non ci si esprime in questi termini, forse l’atteggiamento europeo dipendeva anche dal fatto che i politici italiani, di fronte ai soci europei, parlavano sempre male del governo italiano in carica.

La Francia è il paese più laico e indipendente dalla chiesa in Europa, le sue chiese appartengono allo stato e non paga un tributo economico o protezione alla chiesa, come fanno Italia e Germania; in America, Obama giura sulla bibbia e ringrazia il creatore, però ha difeso i diritti dei gay; invece in Italia il governo Monti, succube della chiesa come il governo Berlusconi e in parte la sinistra, si esprime diversamente, infatti, ha dichiarato la sua contrarietà al matrimonio gay e ora teme che l’alleanza tra Bersani e Vendola possa far scaturire una politica non accettabile dalla chiesa, che difende strenuamente principi medievali e interessi economici.

Guardando al nord Europa, Monti ha proposto anche per gli italiani un reddito minimo di sussistenza, anche questa sarà una promessa da marinaio, perché bisogna aiutare le banche italiane, in gran parte controllate dalla chiesa; intanto Monti ha aumentato i contributi sulle colf che guadagnano anche solo 400 euro il mese e loro famiglia perde la detrazione per la figlia a carico; in Germania i 400 euro sono esenti e lo stato, per garantire il reddito minimo di cittadinanza, aggiunge ai mini-job altri 400 euro.

Gli accordi tra forze politiche, imprenditorie sindacati, si sono fatti sempre a quattr’occhi, cioè tra circoli ristretti e salotti privati, al di fuori e prima del luogo in cui si dirigono i riflettori della televisione, cioè al di fuori della platea di personaggi delegati, che dovrebbero rappresentare la democrazia. Dal 23 al 27 gennaio 2013 accade la stessa cosa al Wef di Davos in Svizzera, in rappresentanza della ristretta élite mondialista, che vuole restare anonima, si sono riuniti 2.500 leaders mondiali della politica e dell’economia, cioè burattini, tra loro Merkel, Cameron, Medvedev, Ban Ki-moon, Mario Draghi e Mario Monti, assieme a delegazioni di Africa e Medio Oriente; ma le delegazioni di Cina e Usa sono ristrette e manca Hollande, il che è significativo, temi prevalenti sono il modo per superare la crisi e la situazione in Siria e Mali.

A Devos, Monti ha affermato che, grazie alle sue riforme, ma forse si riferisce a quelle da farsi, nei prossimi anni il Pil italiano dovrebbe aumentare del 4% annuo, anche gli investimenti esteri, con le privatizzazioni, dovrebbero aumentare; con il pareggio di bilancio, previsto in costituzione, nel 2014 l’Italia dovrebbe avere un avanzo primario del 4%; la Francia, volendo difendere il welfare, non lo prevede e nemmeno la Spagna, perciò non si capisce il rigore europeo verso l’Italia, paese semisovrano.

Il fatto che un principio sia scritto nella costituzione non significa che sarà applicato, perché la costituzione è un bluff ed è il libro dei sogni, sappiamo quante volte la costituzione sia stata disattesa dal legislatore italiano, con leggi anticostituzionali votate e promulgate dai presidenti della repubblica che, in tal modo, attentavano alla costituzione; la corte costituzionale e la corte di cassazione facevano finta di non vedere. 

Il sistema pensionistico italiano, sempre preso di mira dai falsi riformatori, malgrado i privilegi concessi ad alcune categorie e personaggi, assieme al welfare italiano, è il più sostenibile d’Europa; per favorire la ripresa, la riduzione del debito non si può fare aumentando la pressione tributaria, nemmeno con la lotta all’evasione, perché, eccettuati i grandi evasori, i piccoli evasori evadono per sopravvivere, ma si può ottenere riducendo sprechi e spese.

Il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem, utilizzando il fondo salva stati, ha proposto la ricapitalizzazione delle aziende di credito, già aiutate da BCE e singoli stati, qualcuno dell’eurogruppo ha anche proposto di utilizzare il fondo salva stati per i salvataggi già compiuti, cioè con effetto retroattivo, ma la Germania non è d’accordo; in quella sede si è affrontato anche il tema della sorte degli asset o titoli spazzatura dei derivati, che si sono svalutati. La ricapitalizzazione delle banche è stata richiesta per soccorrere le banche spagnole e irlandesi, sulle quali Madrid e Dublino sono già intervenute; però la Germania vuole legare gli interventi a una vigilanza comune, cioè europea.

In Inghilterra David Cameron ha affermato di voler rinegoziare la partecipazione dell’Inghilterra in Europa, aveva già ottenuto agevolazioni e la mancata partecipazione all’euro, l’Italia non ha questa libertà di manovra perché stato semisovrano, perché ha una classe dirigente insipiente e perché ha il dogma dell’Europa; in Europa è stata per lo più assente, soprattutto dalle grandi decisioni, e si è accodata alle decisioni del direttorio franco-tedesco. Londra ritiene che l’Inghilterra abbia ceduto troppa sovranità all’Europa, afferma che l’Inghilterra è contribuente netto dell’Unione (come l’Italia), è stata costretta a condividere le sue acque di pesca con gli altri stati europei, Cameron sostiene che l’Unione danneggia gli inglesi, invece che aiutarli.

Gli inglesi contrari all’Europa sono il 50%, la Merkel, che ha bastonato l’Italia con l’aiuto del Vaticano e di Monti, si è detta disposta a fare concessioni agli inglesi; da ricordare che i governi imbelli italiani, per la pesca, hanno ceduto la sovranità sul canale di Sicilia alla Tunisia, a danno dei pescatori di Mazara del Vallo, l’Europa ha biasimato l’accordo, ma poiché gli italiani erano contenti, ha poi taciuto.

Metà del commercio estero dell’Inghilterra avviene con l’Europa, poi vengono gli Usa, l’Inghilterra ha sempre seguito una politica tradizionale di equilibrio tra gli stati europei e non vuole che risorga una potenza egemone in Europa, è alleata stretta degli Usa ed è contraria agli Stati Uniti df’Europa. A causa della crisi, come altri paesi del nord, più attenti ai loro interessi dell’Italia, gli inglesi sono insoddisfatti delle decisioni prese a Bruxelles e non vogliono fare sacrifici per salvare gli altri stati, presentati dalla propaganda di stato come capri espiatori della generale situazione di crisi; altri cittadini del nord condividono quest’idea, mentre i paesi Pigs del Mediterraneo affermano che l’austerità imposta dall’Europa ha peggiorato le loro condizioni di vita.

L’idea dell’Europa unita è in crisi, come l’Italia, nella sua storia l’Europa è stata unita e disunita, l’unità si accetta più volentieri quando i cittadini ne guadagnano in benessere e non quando vanno indietro; negli ultimi anni in Europa il potere di veto, derivato dall’unanimità nel voto, si è ridotto a favore della maggioranza qualificata, il direttorio franco-tedesco, tra paesi disuguali, era spesso riuscito a superare il veto inglese. Con il voto a maggioranza, il fiscal compact è passato con 25 voti su 27, i paesi erano stati in anticipo spinti ad accettarlo uno a uno, l’Italia si è accodata con la coda tra le gambe, ma l’Inghilterra ha votato contro.

La cooperazione europea rafforzata o teleguidata, aiutata dal superamento del voto unanime, dovrebbe anche servire a portare avanti il progetto di una tassa sulle transazioni finanziarie, che in Italia si aggiungerebbe alle altre tasse, se non se ne eliminano altre; ma Londra, che è la piazza finanziaria più importante in Europa, è contraria a questa tassa, però può ottenere l’esenzione per se; l’Italia, con la coda tra le gambe, non avrebbe il coraggio di chiederla, a prescindere dal fatto che l’imposta possa essere una cosa buona.

Londra potrebbe prendere la leadership dei paesi dell’eurozona che non partecipano all’euro, però Polonia e Romania vogliono più sussidi e Londra vuole giustamente tagliare spese e sussidi, fonti di sprechi e corruzione, in Italia e in Europa; forse l’Europa si sta sfasciando, Londra, tendenzialmente isolazionista, è contraria all’unità del continente che, senza una riforma della politica e delle istituzioni europee, oggi pare irraggiungibile. Vedremo cosa accadrà, però prima si potrebbero spaccare gli stati in regioni, è già accaduto in Cecoslovacchia e Jugoslavia.

Sulla scia del movimento americano Occupy e degli Indignados spagnoli, il 2.11.2012 a Oakland, in Usa, si è tenuto uno sciopero generale autoconvocato o spontaneo, fatto da operai che lottano contro la precarietà. Il progetto di Obama di aumento delle tasse e di taglio della spesa, ha raggiunto un accordo tra democratici e repubblicani, in ballo c’è il finanziamento della spesa sociale americana, sconosciuta in Italia, ma conosciuta anche in Francia, Germania e Inghilterra; per salvare la spesa sociale americana, sono state aumentate le ritenute sulle buste paga.

Per superare la crisi, rilanciare il settore manifatturiero, l’occupazione, portare la crescita al 2% e il debito pubblico al 100% del pil, in Italia il presidente di Confindustria Squinzi ha proposto di ridurre i costi e le spese, di aumentare gli investimenti e di fare vere riforme; oggi in Italia il manifatturiero pesa per il 20% sul Pil, è maggiore che in Usa ma minore che in Germania, perché i nostri politici si erano infatuati del settore terziario dei servizi, al quale appartengono le banche.

Squinzi ha invitato le amministrazioni pubbliche a pagare alle imprese i crediti commerciali e a rimborsare le imposte, per le imprese questi ritardi sono concorrenza sleale a favore dello straniero; ha chiesto anche di cancellare l’Irap, di ridurre il costo del lavoro e di rendere più flessibile il mercato del lavoro; in Italia il costo del lavoro è già più basso che negli altri paesi del nord Europa, ma la richiesta di Squinzi dovrebbe essere la conseguenza della globalizzazione.

Squinzi ha invitato ad aumentare gli investimenti in infrastrutture, a ridurre il costo dell’energia, aumentando le spese per la ricerca; a causa degli sprechi delle amministrazioni periferiche, ha invitato a riformare il titolo V della costituzione, sacra a Napolitano, restituendo allo stato competenze delle regioni, il che è scongiurato dalla Lega nord. Squinzi ha chiesto la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, la riduzione fiscale per imprese e lavoratori e l’incremento della lotta all’evasione.

Però sappiamo che esiste anche l’evasione legale, che sancisce la disuguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la beffa della costituzione, dell’evasione legale nessuno parla più, come nessuno parla più di recupero dell’inflazione e del fiscal drag da parte dei salari; eppure salari falcidiati significano minore domanda, minore produzione, minore occupazione e minori tasse per gli investimenti pubblici.

Purtroppo lo stato è distratto dagli aiuti alle banche, bisogna dire che tutti i politici parlano di riforme, ma nessuno che le proponga o le discuta veramente, il parlamento è inutile ed espropriato dei suoi ruoli, è anche incapace di interpretare il bilancio dello stato, costruito così perché non deve essere facilmente intellegibile; Napolitano, come presidente del consiglio superiore della magistratura, riunendo giudici di cassazione, avrebbe potuto patrocinare la riforma della giustizia, ma non lo ha fatto, preferendo le sue elucubrazioni, simili a quelle del papa, e il suo ruolo notarile; eppure, secondo la costituzione, Napolitano ha più poteri del presidente del consiglio.

Alla fine dello scorso anno, per aiutare le banche, contrastare la crisi e combattere la disoccupazione, BCE, FED, Banca d’Inghilterra e banca Centrale del Giappone, accantonando il timore d’inflazione, e hanno iniettato maggiore liquidità o moneta nel sistema economico; perciò si è ripresa la borsa, che è un gran casinò, ma non sono ripresi gli investimenti pubblici e privati e nemmeno l’edilizia; per gli investimenti privati perché la domanda è fiacca e perché le imprese non hanno credito, per quelli pubblici perché gli stati non hanno soldi o li hanno solo per le banche. Contro le indicazioni della Germania, Draghi si è mosso d’accordo con gli americani, immettendo liquidità nel sistema europeo.

Gli accordi di Basilea 3 hanno autorizzato le banche a ridurre le riserve di liquidità e garanzia dei depositi, Basilea 3 ha allentato i requisiti di liquidità bancaria previsti per il 2015, il che in teoria, da parte delle banche, potrebbe consentire gli impieghi privati, invece che nei titoli di stato, ma le banche sono caute perché temono le insolvenze private; con gli accordi di Basilea 3, le riserve in titoli di stato saranno il 60% di quelle previste in precedenza, con aumento del 10% annuo dal 2016, fino ad arrivare al 100%. Ne beneficeranno soprattutto le banche del nord Europa e quelle spagnole, al momento, a causa della crisi, gran parte delle liquidità delle banche è stata fornita dalla BCE e dagli stati, ma è stata negata a imprese e famiglie, che una volta avevano anche credito agevolato; pare che siano ancora in difficoltà di liquidità soprattutto i maggiori gruppi bancari.

Le riserve auree italiane sono le terze del mondo, dopo Usa e Germania, pari 2.452 tonnellate, sono custodite a Roma dalla Baca d’Italia e raggiungono un valore pari a 109 miliardi di euro, pari al 5% del debito pubblico italiano; 60 di queste tonnellate sono detenute dalla Banca d’Italia, ma sono a disposizione della BCE, come partecipazione italiana alla stessa. Con la crisi del debito e l’inflazione, l’oro si potrebbe rivalutare ancora e acquisire un peso maggiore rispetto al debito pubblico; se si tornasse al gold standard, si rivaluterebbe di dieci volte.

Prima del 1971, l’oro aveva un prezzo imposto, oggi ha un prezzo di mercato; la Federal riserve americana ha in giacenza oro anche di altri paesi, qualcuno avanza il dubbio che esista ancora, almeno nella sua totalità dichiarata. L’Italia, oltre le riserve auree, ha molte opere d’arte mobili, non esposte nei musei, ma immagazzinate, che vendute all’asta, farebbero ricavare più del valore dell’oro da essa posseduto; per ridurre il debito, sarebbe bene utilizzare anche queste risorse, prima che siano sottratte segretamente.

Nei paesi occidentali ci sono distruzione di capitale produttivo e aumento del peso della finanza, però i piccoli risparmiatori sono stati anche falcidiati dall’inflazione, dalle bizzarrie della borsa e da cattivi impieghi suggeriti dalle banche, come i fondi comuni e i derivati. I derivati sono nati dall’idea di risparmiare interessi sui debiti, gli enti che li hanno sottoscritti, l’hanno fatto per rinegoziare e riscadenzare i debiti, poi, in ritardo, si sono accorti delle perdite.

In Usa i derivati sono serviti a tenere in piedi stato e privati, pieni di debiti; in Italia i derivati o CDO o titoli di finanza creativa, sono stati appoggiati da Prodi, D’Alema, Amato e Tremonti, il quale nel 2002 autorizzò gli enti locali a fare derivati poi, rinsavito, nel 2008 li proibì; della grave situazione in derivati, detenuti in portafoglio dal Monte dei Paschi e da Unicredit, da tempo sono al corrente sia Monti che Draghi, cioè la Banca d’Italia.

In questi giorni la Banca d’Italia ha autorizzato l’emissione, da parte del Tesoro, di bond o titoli pubblici per 3,9 miliardi di euro, da imprestare al Monte dei Paschi per il suo risanamento; per quanto riguarda i mancati controlli della Banca d’Italia, è da ricordare che questa aveva ricevuto segnalazioni sul dissesto del Banco Ambrosiano e, come all’inizio aveva evitato di controllare, poi cercò d'evitare di intervenire.

I CDO o derivati, sono obbligazioni collaterali ai debiti, quelli fatti in Italia, con la mediazione di banche estere, erano a conoscenza di Banca d’Italia, Consob e di Mario Monti, consulente di Goldman Sachs, comprimaria nei derivati e affossatrice della Grecia; le banche hanno spinto aziende ed enti locali o sottoscriverli, per essi gli amministratori delegati e i dirigenti di banca ricevevano provvigioni o tangenti e incarichi di consulenza per loro e i loro protetti o familiari. Questi dirigenti sapevano che erano operazioni a rischio, però la Consob fece condannare l’Adusbef per averne denunciato i rischi, poi l’Adusbef fu assolta in appello; Unicredit è più esposta del Monte dei Paschi in derivati, Banca d’Italia e Consob non hanno vigilato.

La mancanza di competenza nella gestione dei rischi può derivare da ignoranza colpevole o da corruzione, perché la dirigenza bancaria sapeva quanto erano rischiosi questi strumenti, con questi strumenti, si calpestavano i diritti di piccoli azionisti, risparmiatori, contribuenti, pensionati e lavoratori; Adusbef denunciò, i rischi alle procure della repubblica e subì una condanna, poi cancellata; si era preferito indagare sui denuncianti invece che su Banca d’Italia e Consob, per omissione di controllo. Evviva la magistratura indipendente ed equa!

I derivati o CDO o subprime o swap, nel mondo sono arrivati a 700.000 miliardi di dollari di dollari, pari a 12,5 volte il Pil mondiale, una montagna di carta straccia che dovrebbe essere bruciata; come la moneta fiduciaria o creditizia, i derivati circolano a vantaggio dei debitori, soprattutto quando non sono onorati. Se esistesse una giustizia, chi ne ha favorito il collocamento, in cambio di tangenti o provvigioni, dovrebbe essere condannato e ne dovrebbe pagare il danno economico; chi ha agito nei suoi poteri, senza dolo e interesse personale, dovrebbe essere licenziato; i consigli d’amministrazione delle banche coinvolte, della Banca d’Italia e della Consob, se raggirati per ignoranza e insipienza, dovrebbero essere sostituiti.

Purtroppo le banche sono al disopra della legge e siamo costretti ad aiutarle; Monti è il loro plenipotenziario; c’è anche da ricordare che i padroni occulti delle banche, scelgono uomini obbedienti come dirigenti e amministratori delle banche, remunerano lautamente la loro discrezione o omertà e pretendono che si portino i segreti nella tomba; per magnanimità, cercano di renderli indenni dai rigori della legge.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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L’ITALIA TRA OCCIDENTE E PERIFERIA (16/1/2013)

 Poiché anche in Germania il lavoro a tempo indeterminato è un miraggio, oggi il reddito minimo di cittadinanza tedesco, pari a circa 400 euro mensili, garantito da un welfare generoso, ha reso sopportabili i mini-jobs sottopagati dei giovani tedeschi, che garantiscono un’entrata, per un lavoro part-time, di circa altri 400 euro mensili; la misura si è resa necessaria per fronteggiare il basso costo del lavoro nei paesi dell’est, sgravando parte del costo del lavoro dalle imprese e mettendolo a carico dello stato; comunque anche la Germania sarà presto costretta a ridurre lo stato sociale, perché anche il suo debito pubblico aumenta.

La misura è stata attuata anche perché la Germania, diversamente dall’Inghilterra e da tanti professori nostrani, che hanno tanto reclamizzato i servizi e il terziario, vuole produrre ed esportare e non crede all’ineluttabilità della fine dell’industria nel paese. In Italia il welfare tedesco non esiste e non esiste il reddito minimo di cittadinanza, però esiste la pensione d’invalidità per gli amici dei partiti; il nostro paese, privata di una sua moneta, per far quadrare i conti pubblici, è abituato a innalzare le tasse e l’età pensionabile, limitando i servizi sociali.

Perciò in Italia la pressione fiscale è più alta che in Germania, comunque il reddito minimo garantito si trova anche nell’agenda Monti, se sarà confermato nel prossimo governo, vedremo cosa ne penserà il PD, cane da guardia della fiscalità statale. In Germania esistono lavori precari, flessibili e a tempo determinato e non esistono i minimi salariali; in Italia, per ridurre il costo del lavoro e delle pensioni, si è mirato a non adeguarli all’inflazione, mentre la Germania garantisce questa copertura. Comunque, il welfare tedesco è costoso e non reggerà con il tempo, a ogni buon conto, da più anni, il paese occidentale cha ha più colpito i lavoratori è l’Italia, con governi di centro, centro-destra e di centro-sinistra e ora ne soffre la domanda interna e l’occupazione.

Oggi la finanza e le banche dominano sulla produzione e dirigono le azioni dei governi, le banche sono nate dal connubio tra cambiavalute, usurai e templi e orefici che raccoglievano i depositi; in passato pirateria, brigantaggio, banditi, tratta degli schiavi e usura, garantirono l’accumulazione del capitale; oggi quest’accumulazione è garantita anche dal traffico di droga e dalla politica, nel terzo mondo si dice che, quando la terra è concentrata, l’unico modo per arricchirsi è la politica.

Su questi processi di accumulazione capitalistica ha scritto Carlo Marx e Adamo Smith ebbe a dire che i pirati erano imprenditori che si erano fatti da se, era vero fin dai popoli più antichi e non solo per l’Inghilterra; usurai e banchieri sono stati spesso prestanomi di aristocratici e vescovi, abituati anche a ospitare nei loro palazzi briganti, bravi e mafiosi, con i quali erano cointeressati.

L’Unione Europea è nata con il progetto di superare vecchie rivalità, però tecnocrati e burocrati la stanno distruggendo; Monti è stato commissario europeo, presidente della Commissione Trilaterale e, come Mario Draghi, consulente della Goldman Sachs. L’Unione Europea ha voluto creare una moneta senza un vero stato dietro, senza mandato e controllo popolare, prende ordini dai mercati finanziari e ha soppresso i poteri degli stati; la sua filosofia è in contrasto con la costituzione italiana, la quale peraltro è disattesa anche dal legislatore italiano;

Nel programma del governo Monti ci sono valori imprescindibili, non negoziabili con i laici, si parla dei temi etici cari al Vaticano; però la chiesa non si sente al sicuro, in un Forum a Todi i vescovi, difendendo la dottrina sociale della chiesa, hanno rilanciato l’idea dell’impegno dei cattolici in politica, cioè di un partito cattolico; il progetto si è un po’ arenato e Famiglia cristiana preferisce cattolici distribuiti in diverse liste, ma sempre difensori dei valori cristiani non negoziabili.

Oggi tanti membri del PD, come Giuseppe Vacca, sono difensori della vita e del matrimonio solo tra uomo e donna, il PD non rinuncia al dialogo con la chiesa cattolica e candida tanti cattolici legati alla gerarchia; come Berlusconi, nessuno vuole fare indietreggiare lo stato confessionale, i privilegi e le ingerenze della chiesa. Monti, sostenuto dalla segreteria di stato, tace sulla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e su dritti civili.

L’europeismo d Monti non è quello di Ernesto Rossi, ma quello dei mercati finanziari, dei quali fa parte la chiesa, quindi è costretto a mettere da parte laicità, diritti civili e non può mettere in discussione i privilegi economici e fiscali della chiesa. Poiché il Monte dei Paschi di Siena, vicino alla sinistra, e vicino al fallimento, ha ricevuto 9 miliardi di euro in prestito dal governo, il governo tecnico si aspetta riconoscenza dal PD; non si sa se la banca restituirà questi soldi, finanziamenti dello stato di questa portata sono previsti solo per gli armamenti e per le banche; in questi giorni il governo, dopo aver acquistato aerei americani, per miliardi di dollari, con il voto di destra, centro e sinistra, ha acquistato due sommergibili tedeschi, dal valore astronomico.

La finanza, come ha fatto con l’Argentina e la Grecia, sta spogliando l’Italia, occorrerebbe una politica per dirigere il risparmio verso le aziende industriale, che diano garanzie, quotate in borsa, cioè rilanciare l’azionariato popolare, e non verso titoli di stato tesaurizzate dalle banche con i soldi pubblici e privati; però i titoli di stato si vendono quando il bilancio dello stato è in deficit perxciò, con il pareggio di bilancio, raccomandato dalla Germania, dovrebbe avere impulso l’azionariato di borsa.

Intanto cresce la concentrazione della ricchezza, il capitale finanziario globalizzato scavalca governi e parlamenti, mentre l’Italia è ingovernabile e senza valide maggioranze in grado di fare vere riforme, perciò da tempo è naturale mercato per le scorrerie dell’alta finanza mondiale; con la scusa del debito pubblico, si distrugge lo stato sociale. Quando Mussolini salì al potere, causato dalla prima guerra mondiale, l’Italia aveva un debito pubblico pari al 160% del Pil, cioè superiore a quello attuale, perciò ridusse i diritti dei lavoratori e raggiunse il pareggio di bilancio.

Il pareggio si raggiunse anche per brevi periodi dopo l’unità, ad esempio con Quintino Sella, tuttavia lo stato sovrano si finanza anche con una sua moneta e con una banca centrale pubblica; ma oggi l’Italia sembra uno stato semisovrano in mano allo straniero è un laboratorio per verificare fino a quanto si possono spremere i sudditi, prima che muoiono tutti di fame e di stenti.

A causa sempre delle spese di guerra, un altissimo debito pubblico esisteva in Francia prima della rivoluzione francese del 1789, sempre superiore, in percentuale, a quello attuale italiano, come si vede, il debito pubblico italiano non è caso isolato; alla fine della seconda guerra mondiale l’Inghilterra aveva un debito pubblico pure superiore, in termini percentuali rispetto al reddito, a quello attuale italiano.

Diversamente da Italia, Francia e Germania, preferì non svalutare e difendere la sterlina con un programma deflazionistico di contenimento della spesa pubblica, di aumento delle tasse e di riequilibrio del bilancio dello stato; una ricetta come quella oggi suggerita dalla signora Merkel, terapia che portò alla crisi economica e al declino industriale inglese, favorendo la concorrenza tedesca industriale, che poteva contare su un marco svalutato.

Anche in Usa esiste una forte crisi del debito pubblico e privato, gli Usa hanno potuto finanziare i consumi con la spesa pubblica e stampando denaro, comunque, nel paese la pressione tributaria è di 20 punti più bassa che in Italia e Obama, come Hollande in Francia, minaccia di elevare le tasse ai ricchi. In Usa, il premio nobel Paul Krugman, per evitare il default, come conseguenza del superamento del debito pubblico, fissato per legge a 16.400 dollari, ha proposto la creazione temporanea di una moneta di platino per mille miliardi di dollari, una specie di parziale e temporaneo ritorno al gold standard.

Però alzando il tetto del debito, questa nuova moneta dovrebbe essere distrutta, la decisione andrebbe presa in accordo tra Obama e Congresso. In Usa è forte la crisi del debito complessivo, aiutata fino adesso dalla posizione privilegiata del dollaro; è anche quasi certo che il debito pubblico americano sia già molto superiore a quello dichiarato, perché lo stato è abituato a fornire statistiche false, ad esso va aggiunto il debito privato.

Oggi il reddito netto reale delle famiglie americane è  inferiore a quello del 1989, pare che il crollo del muro di Berlino abbia fatto franare anche gli Usa, metà delle famiglie americane guadagna meno di 3.000 euro nette il mese e la classe media è impoverita; dopo la depressione del 1929, con gli investimenti in infrastrutture e a favore dei veterani, l’economia si riprese, ma, dagli anni 1980, la delocalizzazione d’industrie all’estero ha favorito la disoccupazione.

Sono aumentati i profitti di grandi imprese globalizzate e gli emolumenti dei loro manager ma, anche se le statistiche non sempre lo ricordano,  reddito nazionale reale e salari netti sono diminuiti; le famiglie sono indebitate con mutui e credito al consumo e il livello di vita della popolazione si abbassa; perciò la ripresa pare più difficile che nel 1929, quando si uscì dalla crisi in cinque anni; per sostenere la domanda, il governo ha favorito l’indebitamento delle famiglie, ma nel 2008 scoppiò la bolla dei mutui subprime insoluti, ora anche il ruolo mondiale degli Usa è a rischio.

Per quanto riguarda il Sudamerica, la televisione non ci fornisce una vera informazione nemmeno sul Venezuela, non è sufficiente affermare che Chavez, rieletto più volte presidente, è in punto di morte; il Venezuela aiuta Cuba, che è molto povera, con il petrolio e l’economia del paese si regge sul petrolio, le attività petrolifere sono stata nazionalizzate, importa cibo dall’estero, è povero pure esso e vi domina il mercato nero, l’inflazione è alta; perciò ha chiesto un forte prestito in dollari alla Cina. La produzione petrolifera, per mancanza d’investimenti, cala, Chavez ha comprato armi sofisticate in Russia, ha reso il Venezuela indipendente dagli Usa, ma non ha risolto i problemi economici del paese, per farsi eleggere più volte presidente, ha modificato la costituzione, come l’Italia, il Venezuela è una democrazia precaria.

Tornando al mercato finanziario, legale o criminale, occorre ricordare che con la moneta elettronica è impossibile seguire le transazioni, né sapere se sono legali, le transazioni si fanno anche in maniera criptata, estero su estero, favorendo evasori, riciclaggio, spaccio di droga e traffico di farmaci e prodotti falsificati; la rete lascia una registrazione dove l’amministrazione finanziaria non può guardare, la cifratura fa sfuggire alle intercettazioni. Il denaro sporco si ricicla, alla luce del sole, anche con attività commerciali legali di copertura, sulle quali anche la mafia spesso paga le tasse.

Internet garantisce segretezza, elusione e anonimato, celando il rapporto sottostante, invece le comuni banconote più difficilmente riescono a nascondere la natura del contratto e sono più lente nei trasferimenti; con la moneta elettronica si vendono velocemente armi e droga, con conti estero su estero; le forze dell’ordine e della finanza sono spiazzate, mentre la criminalità si adatta velocemente, collegata ai poteri criminali degli stati. Con la moneta elettronica, la mafia ricicla, crea fondi speculativi e società nei paradisi fiscali e, operando su canali cifrati, occulta le transazioni sottostanti; nelle indagini, il magistrato è impedito dalle frontiere e dalla lentezza delle rogatorie internazionali.

Comunque la rete aiuta il potere criminale ma è importante, il governo Monti non ha fatto molto nemmeno per la digitalizzazione dell’Italia, anche se era stata promessa, ha detto: “Prima usciamo dalla crisi e poi investiamo in banda larga, internet e digitale”, però in Europa settentrionale si sa che con questi strumenti si esce più velocemente dalla crisi e si crea occupazione. Prima di cadere, Berlusconi aveva creato l’Agenzia per l’Italia digitale, che, come le altre agenzie, regalava poltrone ad amici, Monti, senza riflettere, l’ha messa da parte.

Digitalizzare tutta l’Italia significa accesso per tutti alla banda larga, a vantaggio della pubblica amministrazione e dei cittadini, che si sentono più uguali, cioè trattati alla stessa maniera; la banda larga consente di interagire facilmente con la pubblica amministrazione, consente all’amministrazione di essere più trasparente e sollecita e al governo di essere più efficiente. Però lo sviluppo della rete non deve essere ostacolato da copyright e brevetti.

Per prendere i voti, i partiti candidano sportivi, artisti, persone di cultura, dell’economia e gay, per attirare il voto degli immigrati, in Campania il PD ha deciso di candidare Khaled Chaouki, ex presidente dei giovani musulmani italiani, legato all’Ucoii e ai fratelli musulmani; l’Islam moderato italiano, rappresentato dal giornalista Mustafà Mansouri, che rappresenta la comunità marocchina, la più numerosa in Italia, ha reagito negativamente, non vuole richiami alla Sharia e alla Jihad; anche Magdi Cristiano Allam, legato fino adesso a Berlusconi,  è con l’Islam moderato e contro i fondamentalisti.

In Egitto Essam El Erian, vice presidente del partito Giustizia e Libertà dei Fratelli Musulmani, convinto che Israele scomparirà entro dieci anni, ha invito gli ebrei egiziani a tornare in Egitto, promettendo la restituzione dei loro beni; perciò è stato attaccato da membri del suo partito e dagli ebrei egiziani residenti in Israele, che in Egitto non vogliono essere cittadini di serie B, come vuole la Sharia.

L’Egitto è stato sempre terra d’asilo per gli ebrei, dai tempi dio Giuseppe, di Mosè e di Filone, fino alla nascita di Israele; gli ebrei hanno ispirato le religioni cristiana e islamica, ma sono accusati da cristiani e islamici, riformatori dell’ebraismo, di aver rifiutato cristianesimo e islamismo; nel mondo islamico, il disprezzo per loro li definisce razzisticamente, discendenti delle scimmie e dei maiali.

Nel 1974 anche Saddam Hussein invitò gli ebrei iracheni a tornare in Iraq, in effetti, esiste anche una diaspora ebraica proveniente dai paesi arabi e non solo i profughi palestinesi, che, diversamente da altri profughi, non sono stati integrati dai paesi arabi; nel 1948 i palestinesi lasciarono Israele e ora sono arrivati alla terza generazione, ma sostengono ancora il diritto al ritorno. Numerose dichiarazioni ONU si sono occupate soprattutto dei profughi palestinesi, ma molto meno di quelli ebrei, sudanesi, pakistani, afgani, nigeriani, centro africani.

L’agenzia ONU UNRWA ha concesso maggiori aiuti ai palestinesi, sommati a quelli arabi, americani ed europei, sono soldi utilizzati anche per alimentare terrorismo e per fare propaganda nell’informazione e nelle scuole palestinesi. Solo in ritardo gli ebrei hanno sollevato il problema dei profughi ebrei e delle proprietà da essi perdute nei paesi arabi; in questi giorni il presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, ha respinto la proposta israeliana di autorizzare l’ingresso in Cisgiordania dei profughi palestinesi in fuga dalla Siria, a patto che rinunciassero al diritto al ritorno.

In Israele già esiste un milione di arabi palestinesi con cittadinanza israeliana e il paese è sovrappopolato; ma Abu Mazen ha rifiutato l’offerta, la Giordania ha iniziato ha rispedire verso il confine i profughi palestinesi della Siria, mentre Gaza ha affermato di non voler accogliere i profughi palestinesi, perché non vuole che rinuncino al diritto al ritorno in Israele. I paesi arabi usano il problema palestinese e l’odio verso Israele anche per favorire la loro unità, il loro nazionalismo e per favorire il progetto del nuovo califfato islamico o panislamismo, ma purtroppo sono divisi.

L’Autorità Palestinese si trova in difficoltà finanziaria e la televisione italiana ha annunciato, senza dare spiegazione, cioè con la tipica omissione propagandistica della falsa informazione, che lo stato di Israele si è appropriato illegittimamente di tasse e dazi destinati ai palestinesi; senza segnalare che quei soldi erano stati pignorati dalla Società Elettrica Israeliana, perché i palestinesi non pagavano le bollette elettriche; in Italia è accaduto che creditori dello stato, a causa del grave ritardo nella riscossione dei loro crediti, abbiano ottenuto dai giudici il pignoramento dei soldi depositati presso le tesorerie provinciali dello stato.

La maggior parte delle risorse dell’Autorità Palestinese e di Hamas servono per pagare gli stipendi dei lori dipendenti, però i cittadini abbisognano anche di servizi pubblici, perciò il primo ministro dell’autorità palestinese, Salaam Fayyad preferisce vivere in Gerusalemme est e colà i servizi pubblici sono garantiti dall’amministrazione israeliana; alti funzionari dell’Olp e di Fatah, ben dotati di denaro, fanno shopping nei negozi israeliani e utilizzano servizi israeliani in Cisgiordania e Israele, inoltre vivono in belle ville. Però anche imprenditori israeliani fanno affari con loro, vendendo ad esempio auto e materiali edili per le costruzioni, perciò non si spiega come si possa attuare il boicottaggio promosso dai palestinesi contro le imprese e le industrie israeliane; si tratta della solita propaganda.

La chiesa, più per difendere i suoi interessi economici nel mondo arabo, che per solidarietà verso i palestinesi, dichiara che 2,5 milioni di palestinesi vivono sotto occupazione militare israeliana e attacca la barriera di separazione tra Israele e Cisgiordania, che è servita a ridurre l’infiltrazione di terroristi in Israele; eppure nel mondo esistono 50 barriere difensive e la televisione non le ricorda.

La chiesa, per mezzo di Vaticano, vescovi e osservatore romano,  afferma che Gaza è una prigione, eppure da essa si può uscire; evita di ricordare che altri popoli, non solo i palestinesi, sono stati costretti all’emigrazione. Israele teme che se abbassa la guardia e si disarma, sarà un nuovo genocidio, gli arabi l’hanno promesso, ma il Vaticano non se ne preoccupa, il suo stomaco è più importante del suo cuore.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

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L’ECLISSI DELL’EUROPA (10/1/2013)

In questo momento gli USA cercano di riequilibrare la bilancia commerciale, il dollaro è sotto attacco e perde terreno come moneta rifugio, perciò farebbero bene a svalutarlo e ad aumentare le barriere protezionistiche. In Europa è prevista una ristrutturazione del modello sociale europeo, però, per aiutare il libero mercato interno, andrebbero omogeneizzati anche i differenti regimi fiscali che creano distorsioni economiche e vantaggi per le produzioni di alcuni stati membri; l’Europa dovrebbe anche aiutare le aree economiche più deboli, cercando di contrastare le speculazioni esercitate su questi aiuti.

La differenza di produttività del lavoro nei vari stati è dovuta non tanto alla qualità dei lavoratori, ma alla differenza nel valore aggiunto delle produzioni dei vari stati, agli investimenti, anche in infrastrutture, e alle differenti spese nella ricerca. Per favorire i consumi e contrastare la povertà, nel 1992 il consiglio europeo raccomandò ai paesi membri di garantire un reddito minimo alle famiglie; si sono adeguati alcuni stati del nord e alcune regioni italiane, a statuto speciale e meridionali.

Non si capisce questa ennesima discriminazione, perché esiste sempre l’articolo 3 della costituzione, sempre calpestato; gli italiani non sono uguali e nemmeno gli europei lo sono, forse la discriminante è nata anche dal programma di riduzione della spesa e del welfare. Le crisi economiche periodiche sono cicliche servono a riconfigurare il capitalismo, per garantirgli di sopravvivere e superare la depressione; il neoliberismo, abbinato al fiscalismo, che ne doveva essere l’antitesi,  ha contenuto i salari netti, ma ha anche prodotto un calo della domanda.

In ogni caso, ha indebolito la classe lavoratrice e ha utilizzato la disoccupazione per abbassare il salario e aumentare la precarietà del lavoro; ha favorito immigrazione, emigrazione e globalizzazione, procurando, con i trasporti esasperati delle merci, maggiori danni all’ambiente. Gli investimenti infrastrutturali, per i paesi che li hanno realizzati, hanno creato occasioni di lavoro, ma hanno aumentato il debito pubblico, invece l’edilizia residenziale ha aumentato i debiti privati; oggi entrambi questi due settori sono in crisi.

Perciò gli stati europei non dovrebbero trascurare la piccola e media industria manifatturiera, che paga le tasse e crea lavoro più duraturo; le condizioni della maggioranza dei cittadini dipendono soprattutto dal salario, anche a causa della concorrenza dei paesi emergenti, come effetto della globalizzazione, avanzano la concentrazione del capitale, la disoccupazione e la caduta del saggio del profitto interno.

A causa della crisi dell’eurozona, anche l’economia tedesca comincia a rallentare e l’Ocse prevede a breve un calo delle esportazioni tedesche del 17%; il debito pubblico tedesco, è salito con il salvataggio delle banche tedesche, impelagate con il credito privato, i derivati americani e i prestiti ai paesi Pigs; includendo il debito pubblico della cassa depositi e prestiti tedesca, oggi arriva al 105% del Pil, però per gli anni a venire ci sarebbe da aggiungere il costo crescente del welfare, il che, senza correttivi, farebbe superare il debito italiano; fortunatamente oggi la Germania paga sul suo debito tassi d’interesse più contenuti dell’Italia.

Comunque, a causa di questa situazione, in futuro la Germania sarà costretta a una riforma del fiscal compact, accettando lo scomputo degli investimenti pubblici dal calcolo del deficit del bilancio dello stato, accettando una riduzione delle imposte sul lavoro, introducendo un’imposta patrimoniale e una Tobin tax. Probabilmente; l’allentamento dei trattati avverrà dopo le prossime elezioni di autunno, con un governo di coalizione a cui parteciperà anche la SPD.

In passato, quando la Germania, a causa della bilancia commerciale attiva, rivalutava il marco e perciò non poteva accumulare ampie riserve valutarie e auree, invece oggi, a causa di un euro indebolito dai paesi Pigs, non è costretta a rivalutare, perciò ha aumentato le esportazioni ed ha potuto accumulare notevoli eccedenze valutarie; quindi si è avvantaggiate con l’eurozona, contemporaneamente ha fatto accordi commerciali con la Russia e con altri paesi dell’est, ricchi di materie prime.

Con costi d’interesse più bassi, la Germania riesce a sopportare meglio debito pubblico, debito delle imprese e delle famiglie; con un euro relativamente stabile esorcizza l’inflazione, già da essa conosciuta in passato e perciò, malgrado le minacce di uscita dall’euro, è costretta a difendere l’euro, invece paesi come la Grecia e la Spagna dovrebbero essere guidati da sentimenti diversi, per essi, uscire dall’euro sarebbe un vantaggio.

A causa della crisi, in tutta Europa si fanno forti i movimenti autonomistici regionali e, contemporaneamente, crescono i partiti nazionalismi che, nei paesi scandinavi, chiedono di limitare l’immigrazione islamica, accusata di non integrarsi; questi secondi non sono piccole minoranze e in Norvegia sono arrivati al 23%. Questi partiti nazionalisti hanno una visione negativa dell’Unione Europea, chiedono di uscire dall’Unione o di limitare il processo d’integrazione europea; contro gli accordi di Schengen, chiedono il controllo alle frontiere, sono euroscettici, sostengono il welfare e non vogliono contribuire al salvataggio dei paesi europei in difficoltà.

In Italia è tanto difficile combattere i privilegi, soprattutto politici e garantiti dalla legge, per legge non è ammessa la rinuncia volontaria all’indennità da parte dei parlamentari ricchi o che hanno altre entrate (DPR 361/1957 art.91); lottando contri i privilegi, anche pensionistici, lo stato avrebbe tutte le risorse per una riforma sociale e per aiutare i ceti più deboli, ciò non avviene e invece lo stato utilizza i soldi dell’Inps per fare cassa.  Nel 2012 migliaia di pensionati italiani, con meno di mille euro di pensione a mese, si sono stabiliti all’estero, dove l’euro vale di più, aggiungendosi così alla lista dei nuovi emigranti giovani disoccupati e dotati d’istruzione.

L’agenda Monti non dice niente sulle vere riforme, che non si possono fare perché sono invise a lor signori, quest’agenda prevede solo riforma elettorale, lotta alla mafia, al falso in bilancio, all’evasione e al riciclaggio, inoltre ha confermato il finanziamento pubblico ai partiti, anche se è più limitato; non fa nessun accenno ai diritti civili e alla laicità, che oggi sono temi solo europei e non italiani, intanto l’Europa si disinteressa della sorte dall’Italia e guarda solo all’aspetto finanziario e a multarla per i suoi ritardi.

L’Osservatore Romano e Angelo Bagnasco, scaricato Berlusconi, hanno benedetto la salita in politica di Mario Monti; Bagnasco giura sull’onestà e la capacità di Monti, che con la legge di stabilità ha stanziato cinque milioni di euro per l’Istituto Gaslini di Genova, presieduto da Bagnasco, e 12 milioni di euro per il Bambin Gesù di Roma. La compagine governativa ruota attorno a Comunione e Liberazione, Compagnia delle Opere, Azione cattolica, Acli, Comunità di Sant’Egidio e Rinnovamento dello spirito.

La chiesa sostiene il centro politico di Casini e Monti e ci sono stati passaggi di politici dalla sinistra e dalla destra verso il centro; da ricordare che trasformismo, controllo dell’informazione e compravendita dei parlamentari erano stati addebitati a Berlusconi, malvisto dall’Europa; la televisione e la politica, per rispetto verso Monti, ora non li evidenziano. Perciò il grande centro è destinato ad allargarsi e Monti e Bersani sono destinati a prendersi Quirinale e Montecitorio, con la benedizione di Vaticano, Napolitano ed Europa, sempre rispettosa verso la potenza finanziaria e planetaria del Vaticano, ma non della laicità dello stato italiano o della sovranità dell’Italia.

L’osservatore romano ha dato risalto allo scambio di auguri tra il pontefice e Napolitano, da sempre il primo atto dei presidenti della repubblica insidiati è la visita in Vaticano; Monti ha potuto imporre pesanti sacrifici agli italiani, con il sostegno o la giustificazione della televisione di stato pagata dagli italiani. Fortunatamente la commissione di vigilanza della Rai e il presidente della Rai, Sergio Zavoli, in nome della par condicio, hanno emanato, per le elezioni di febbraio prossimo, un nuovo regolamento, imponendo a Monti, ora dimissionario, di stare alle regole della comunicazione politica come gli altri politici; naturalmente Sky e La 7, che sono televisioni private, per rispetto verso i mercati e il Vaticano, possono regolarsi diversamente.

La RAI e le grandi televisioni private danno sempre rilievo al papa e la RAI è cassa di risonanza pontificia pagata dagli italiani; Zavoli si era accorto che i direttori di rete e di testata cercavano di favorite Monti, protetto dal Vaticano; in passato si era accusato anche Berlusconi di mirare a una sovraesposizione televisiva, ma ora Paolo Bonaiuti ha denunciato l’eccessiva presenza di Monti in televisione.

Monti, che conosce i veri padroni d’Italia, va a Messa tutte le domeniche, come tutti quelli che vogliono fare carriera in Italia, ha aumentato come Berlusconi gli stanziamenti alle scuole cattoliche e ha esentato la chiesa dall’IMU. Oggi la chiesa è l’organizzazione più potente in Italia, condizione il potere, esorcizza la laicità e calpesta l’indipendenza dello stato; mentre la società italiana è secolarizzata e incredula, la chiesa ha il sostegno di destra, centro e sinistra; se il papa lo volesse, potrebbe farsi re d’Italia.

Il Vaticano, che ha le mani in pasta in banche e multinazionali, è in affare stretti con gli arabi, è sceso in campo a favore delle rivendicazioni palestinesi, vuole che Gerusalemme diventi città internazionale e che Israele rinunci alla sovranità sul muro del pianto e sul Monte del Tempio; ha appoggiato all’ONU il riconoscimento dello stato palestinese. Le chiese della Terra Santa sostengono l’autorità palestinese e il patriarca latino di Gerusalemme ha salutato l’avvicinamento tra Hamas e Fatah, mentre la pace tra Israele e i palestinesi, che ne vogliono la distruzione, pare irraggiungibile.

La conferenza americana dei vescovi cattolici è a favore degli aiuti ai palestinesi, che assieme a quelli arabi ed europei, alimentano anche speculazioni e terrorismo; il patriarca latino di Gerusalemme ha condannato la costruzione di nuove case in città, spesso occupate da arabi che risiedono a Gerusalemme, in Israele esiste una minoranza di un milione di arabi, con cittadinanza israeliana, la seconda lingua ufficiale del paese è l’arabo, vi esistono anche deputati arabi.

In Kuwait Mario Monti ha affermato di poter garantire gli investimenti esteri in Italia, ricordando che le grandi imprese italiane, a causa dei misteri della borsa, hanno prezzi stracciati, ha promesso il pareggio di bilancio per il 2013, il che è garanzia di rimborso del debito estero; dopo aver riformato sistema pensionistico e mercato del lavoro, ha promesso la liberalizzazione dei servizi, delle professioni e delle imprese. Intanto, a causa delle maggiori tasse, gli italiani s’impoveriscono, aumenta la disoccupazione, mentre il debito pubblica aumenta perché abbiamo dovuto aiutare Spagna e Grecia e altri paesi insolventi del nord Europa.

Al Jazeera, emittente televisiva del Qatar, ha acquistato una partecipazione nel canale televisivo americano via cavo Current Tv, appartenente ad Al Gore, con il quale pensa di raggiungere 40 milioni di case americane, il 40%v dei programmi trasmessi arriverà da Al Jazeera English; nel mondo Al Jazeera già raggiunge 260 milioni di famiglie di 130 paesi diversi; come le altre televisioni, Current è destinata a fare propaganda, appartiene all’emiro del Qatar, finanziatore anche del terrorismo islamico e dell’agenzia di stampa italiana Ansa.

L’emittente e il Qatar hanno pilotato la primavera araba, che, in alcuni paesi arabi, ha favorito il passaggio dalle dittature laiche alle teocrazie islamiche, il Qatar, assieme ad alcuni paesi europei della Nato, ha partecipato al bombardamento della Libia; probabilmente le classi dirigenti occidentali e arabe sono alleate in un disegno per seppellire la democrazia e, con la crisi religiosa occidentale, vogliono favorire l’islamizzazione dell’Europa, che garantirebbe sudditi più sottomessi e obbedienti.

Al Jazeera ha trasmesso messaggi video di Osama Bin Laden e del suo successore Al Zawahiri ed è stata usata dal governo americano per rivolgersi ai musulmani, vuole fare concorrenza alla Nbc, alla Bbc e alla Cnn; d’altra parte, la legge americana non impedisce a stranieri o governi stranieri di essere proprietari di emittenti televisive. Il democratico Al Gore era contrario alla guerra in Vietnam ma poi si arruolò, divenne senatore e si è detto favorevole al protocollo di Tokyo e al controllo del gas serra, si è detto contro l’intervento in Iraq ed è ambientalista.

In Europa accade spesso che gli immigrati islamici non si integrano, a volte rifiutano anche l’istruzione pubblica, ma usufruiscono del welfare degli stati; per questioni d’onore, le donne islamiche subiscono violenze, con riflessi negativi sull’ordine pubblico; intanto, grazie ai proventi di gas e di petrolio, avanza la finanza islamica e in Europa si è deciso che Unicredit passi sotto il controllo arabo e Banca Intesa sotto il controllo di un gruppo anglo tedesco.

Intanto, come accadde nel mondo cristiano, il mondo islamico si divide in blocco sunnita e blocca sciita, il blocco sciita fa capo all’Iran, nemico degli Usa e di Israele, il blocco sunnita è diretto dall’Arabia Saudita, alleata apparentemente dell’occidente ma finanziatrice anche dell’islamismo radicale; i due blocchi si combattono per interposta persona, in Siria, Libano e Irak. Le piccole monarchie del golfo persico si sentono minacciate dall’Iran e perciò hanno creato un consiglio di cooperazione e hanno annunciato la nascita di un comando militare unificato, fatto di Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Emirati arabi e Oman, che hanno annunciato un’aviazione integrata, con acquisto di nuovi aerei e missili, hanno anche annunciato la creazione di una moneta comune, il che non farà piacere agli Usa, intanto l’occidente fa affare vendendo armi a questi paesi.

Purtroppo questi piccoli stati hanno minoranze sciite, messe ai margini della società dai sunniti, come accade ai cristiani di Pakistan o Sudan;  l’Irak rivendica il Kuwait e l’Iran il Bahrein, dove però la maggioranza è sciita, mentre la dinastia al potere è sunnita; queste cose sono accadute anche nell’Europa medievale, con inevitabili frizioni politiche; a causa delle rivolte, la monarchia del Bahrein è stata salvata dall’intervento militare dell’esercito saudita.

In Qatar e Bahrein si condanna per reati d’opinione, l’informazione non ci informa adeguatamente su questi fatti perché dai governi arabi compriamo petrolio e vendiamo loro armi, perciò i buoni rapporti prevalgono su un’informazione asservita all’interesse. Probabilmente, se finirà l’attrito con Israele, con una vera pace o con la dissoluzione di Israele, a causa di un’anima tribale, nasceranno sempre più conflitti tra i paesi arabi, con rivoluzioni interne motivate da ragioni sociali, laiche e religiose, però sarebbe curioso che, in questo quadro, l’occidente si schierasse sempre con gli integralisti.

Nel silenzio dell’informazione controllata, anche quando sono presenti alle riunioni del gruppo Bilderberg direttori di importanti giornali,  il 13.11.2013, 130 personalità mondiali, soprattutto del mondo bancario italiano ed estero, facenti parte del gruppo Bilderberg, si sono riunite a Roma; c’era quasi al completo il governo italiano, con a capo Mario Monti, più politici esteri; alcuni partecipanti di maggior rilievo hanno voluto restare segreti.

Si è discusso della situazione economica mondiale e Mario Monti, habitué del gruppo Bilderberg, ha presentato il progetto del suo governo per far uscire l’Italia dalla crisi, si è parlato anche di commissariamento di Spagna, Grecia e Italia, paesi semisovrani; il giornalista russo Daniel Estulin, a proposito di questa riunione, ha rivelato un piano per la distruzione dell’Italia, privata di una sua moneta a costo zero e soggetta a interessi usurai internazionali e alle istituzioni finanziarie internazionali.

A causa di una strategia occulta, l’Italia ha già subito la distruzione del suo patrimonio industriale, chimico ed elettronico e, con le privatizzazioni del 1992, ha perso industrie o il controllo di industrie nazionali, A causa della classe politica italiana asservita, non gratuitamente, allo straniero e al Vaticano, questo disegno dura da decenni, con sempre nuovi gravami fiscali sugli italiani, denominati manovre di bilancio; è una tristezza, eppure l’Italia ha una vocazione imprenditoriale, ha ricercatori apprezzati all’estero, ha dimostrato che non è estranea a stile, innovazione e capacità tecniche.

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;  numicco@tin.it.

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UN GIORNO FINIRA’ LA CRISI ECONOMICA (25/11/2012)

 Le crisi economiche sono cicliche e sono favorite dalle speculazioni finanziarie che poi, per risanare i bilanci pubblici, spingono a strette fiscali, pensionistiche e salariali, con inevitabile caduta della domanda e dell’occupazione; gli equilibri economici durano un po’ ma sono instabili, nel senso che periodicamente, con le crisi economiche, bisogna ricercare nuovi punti di equilibrio, il che non significa governo perfetto dell’economia o giustizia, ma solo affannosa ricerca di maggiore benessere e maggiore occupazione.

Però l’Italia, dal 1945 paese semisovrano appaltato allo straniero, presenta delle caratteristiche peculiari, dopo il boom degli anni 1960, si rileva che la crisi economica italiana dura da trent’anni, con manovre di bilanci annuali, decretoni, stangate economiche e con controriforme annuali a carico dei lavoratori a basso reddito, dei disoccupati e dei pensionati; l’Italia è un paese semisovrano perché ha perduto la guerra e deve pagare un tributo occulto allo straniero vincente, mentre la Germania lo sta pagando in forma palese, mi riferisco alle riparazioni di guerra.

La sovranità dell’Italia è stata spartita tra Vaticano, Nato e UE, chi perde la guerra, diventa stato tributario, consegna basi militari gratuite e mette a disposizione dei vincitori le sue forze armate; non è un caso che solo i vincitori della seconda guerra mondiale hanno armi nucleari e dirigono l’ONU; perciò non sono sovrani nemmeno la Germania e il Giappone, anche se questi paesi sono più attenti dell’Italia ai loro interessi economici, mentre l’Italia li ha sacrificati a favore di altri paesi.

Da 5.000 anni, i paesi sovrani sono quelli che vincono la guerra e riscuotono tributi annuali da quelli perdenti, chiamati eufemisticamente anche riparazioni di guerra; i paesi non sovrani sono stati tributari e protettorati, cioè pagano la protezione, cioè il diritto all’esistenza e alla vita, come avviene nella mafia; nella gerarchia mafiosa, i cittadini pagano la protezione allo stato, che è una mafia evoluta, e gli stati semisovrani la pagano agli stati sovrani.

I sovrani riscuotano le tasse e non le pagano, invece il popolo non è stato mai sovrano da nessuna parte, perché deve lavorare per vivere, deve pagare le tasse e grava sul suo capo la responsabilità di scelte economiche e politiche altrui; viceversa gli uomini d’onore o onorevoli o potentati economici non hanno perso la faccia perché non lavorano, non pagano tasse, in tutto o in parte, per privilegio legale o di fatto e sono irresponsabili.

I sovrani beneficiano, direttamente o indirettamente, del signoraggio monetario e godono spesso di anonimato, cioè non sempre compaiono nelle scelte economiche, politiche o di guerra, cioè operano per interposta persona e tramite prestanomi, mi riferisco ai cosiddetti capitani di ventura, cioè la classe dirigente, obbediente, discreta e ricoperta di privilegi, a patto che si porti i segreti nella tomba.

Il governo Monti, con voto determinante del PD, il quale è alla ricerca spasmodica di un’alleanza con Casini e di un affidavit da parte del Vaticano, dopo averlo già ricevuto dalle banche, in deroga al patto di stabilità, ha stanziato altri 223 milioni di euro a favore delle scuole private cattoliche; l’emittente televisiva pubblica Radio Apostolica Italiana, cioè la RAI, non ha dato pubblicità al fatto, l’omissione di notizia importante aiuta ilo popolo a dormire; intanto la scuola pubblica subisce tagli nelle sue risorse.

Negli anni 1980 in Europa ci fu un processo di privatizzazione, replicato in Italia negli anni 1990, adesso, grazie alla crisi, siamo alla vigilia della terza fase di privatizzazioni europee, alla quale l’Italia, paese semisovrano commissariato, non si potrà sottrarre, però a questo progetto resistono Francia e Germania. Quando Venezia abbandonò l’industria per la finanza e l’edilizia, iniziò la sua decadenza; l’attuale crisi iniziò negli anni 1970, con la denunzia degli accordi di Bretton Woods, ed è stata favorita dalla deindustrializzazione di Usa ed Europa, perché lor signori intendevano risparmiare sui salari.

In Europa la politica tedesca di moderazione salariale e di equilibrio di bilancio sta provocando il crollo dei consumi e dell’occupazione, Cina e Germania investono i surplus commerciali nei debiti esteri di Usa, Spagna e Italia, mentre l’FMI, prima ha fatto strozzinaggio con l’America Latina e ora vorrebbe farlo con paesi PIGS dell’Europa meridionale; intanto, in Usa ed Europa, redditi e ricchezze si concentrano in mano ai ricchi e si riduce il welfare, ma su questo tema la Francia resiste.

Il governo Monti ha fatto ciò che gli è stato chiesto da Vaticano e Germania, il Vaticano è grande attore della finanza internazionale e forse vuole recuperare in Italia ciò che ha perso finanziariamente in Usa, successe anche con il crac del Banco Ambrosiano; Napolitano, Monti, Casini e Bersani hanno lavorato in accordo con il Vaticinio. Anche il governo Berlusconi era legato alla chiesa, in Italia i politici sono al 90% clericali; bisognava bloccare le riforme richieste dalla lega, in  primis i costi standard, soprattutto alla sanità, dove si fanno immense speculazioni e immensi sprechi; la lega era anche contro l’ulteriore proroga delle pensioni, considerato che il bilancio dell’Inps, nonostante i privilegi, era ancora attivo.

Oggi, per risanare le banche del nord Europa e di Usa i debiti pubblici di quegli stati aumentano molto più velocemente di quello italiano, con il welfare, in un decennio, il debito pubblico francese potrebbe raggiungere il debito italiano. Nel 2008 nacque la crisi dei mutui immobiliari subprime perché il governo americano impose alle banche di fare mutui anche ai poveri senza casa, lo scopo era anche sostenere i consumi con l’edilizia; l’operazione è stata ripetuta anche dalla Spagna, che ha puntato anche su turismo, agricoltura e lavori pubblici. L’investimento edilizio rappresenta la nemesi dei paesi a scarso sviluppo industriale, però anche gli industriali che chiudono reinvestono nell’edilizia o fanno i finanzieri.

Prima della crisi dei mutui subprime, gli Usa avevano abolito la separazione tra banche commerciali e banche d’affari o speculative, assieme alle relative clausole di salvaguardia bancaria, come la riserva obbligatoria e la riserva di liquidità; anche questa riforma fu imitata dall’Europa e fu una rovina per tutti, impelagati con i derivati americani, perché coinvolse nel default, non solo le banche speculative, ma anche quelle ordinarie.

Anche i fondi comuni d’investimento bancari si erano risolti in grosse perdite per i risparmiatori, perché erano pacchi sorpresa che contenevano anche azioni patacca, le autorità di vigilanza bancaria dormivano. A causa delle insolvenze di stati e privati, cioè del credito incauto, perché le perdite sui fondi comuni erano sopportate solo dai risparmiatori, le banche sono precipitate nella crisi ed hanno preteso il salvataggio dagli stati, cosa facile perché li controllano, mentre sono controllate dai soliti ignoti.

Oggi la Germania sembra restia ad aiutare gli altri paesi europei, dopo le due guerre mondiali ha sofferto d’inflazione, ricostruzione e riparazioni di guerra, ma con il patto di Londra del 27.2.1953, per favorire sua la ripresa economica, gli stati creditori, tra cui Italia e Grecia, dimezzarono il suo debito estero, che era di 13,5 miliardi di marchi; grazie a questo sacrificio, la Germania riprese a produrre e a esportare e nel 1989 raggiunse la riunificazione, oggi è un paese forte economicamente.

Napolitano, sostenuto da Vaticano e UE, infatuato dell’Europa come una volta per Mosca, assieme a Casini, appoggia con ardore il governo Monti, perciò vorrebbe che Monti continuasse a governare anche dopo le elezioni politiche del 2003; qualora non ritenesse possibile costituire una maggioranza gradita al Vaticano, secondo la legge, il presidente della repubblica potrebbe anche rinviare le elezioni politiche, la televisione, che omette le notizie importanti, gli farebbe da spalla.

Comunque, malgrado le elucubrazioni di Casini e Fini, Monti ha riconosciuto onestamente che, a causa delle sue misure economiche, il suo governo è impopolare, anche se è meno impopolare dei partiti, a volte i sondaggi paiono affermare cose diverse, ma non bisogna fidarsi; Napolitano, Casini e Fini non si sarebbero mai espressi come Monti, mentre sembra che Bersani si sia un po’ ravveduto.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;    numicco@tin.it.

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BREVI NOTE ECONOMICHE (31/10/2012)

 Se gli interessi sono contenuti, il debito dello stato si può ridurre anche con l’inflazione, lo stato è in grado di governare in vario modo il suo debito, invece il privato no; gli stati generalmente pagano i loro debiti ma non sempre, quelli esteri sono stati anche denunciati, per recuperarli integralmente sarebbe stata necessaria una guerra. Se si ritiene di non riuscire a collocare i titoli, invece di elemosinare in Europa, il governo eccezionale del debito pubblico si fa con il prestito forzoso,  esiste anche la possibilità di conversione forzosa o riduzione degli interessi e la denuncia del debito, soprattutto estero.

Nel 1975 lo stato impose alla Banca d’Italia di acquistare i titoli pubblici non collocati nel mercato, l’obbligo cessò nel 1981, con il cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, oggi, a causa degli impegni comunitari, quest’obbligo non si potrebbe più ripristinare; la Banca d’Italia finanziava il Tesoro anche con aperture di credito in c/c, fino al massimo del 14% delle spese in bilancio e all’interesse dell’1%, emettendo moneta in contropartita, oggi non lo può più fare, perché la funzione monetaria spetta alla banca centrale europea; il tasso dell’1% pagato corrispondeva a quello oggi pagato sul debito pubblico da Usa e Giappone e a quello pagato dalle banche alla banca centrale europea, che le finanzia per superare le loro difficoltà.

Dal 1993 la Banca d’Italia non può più concedere anticipazioni perché il trattato di Maastricht le vieta, fino al 1975 il debito pubblico era finanziato anche con il sistema della riserva obbligatoria, imposta alle banche a garanzia dei risparmiatori, la quale imponeva d’impiegare parte della raccolta in titoli di stato o di versarla in contanti in Banca d’Italia; la Banca d’Italia retrocedeva al Tesoro la differenza tra interessi pagati dallo stato sui titoli pubblici in suo possesso e interessi pagati alle banche che vi avevano versato denaro.

Dal 1993 il potere di disporre della riserva fu trasferito dalla Banca d’Italia al Comitato  Interministeriale per il credito e il risparmio. Oggi anche la BCE può imporre riserve obbligatorie alle banche, pari all’1% dei depositi. Investono nel debito pubblico banche, assicurazioni, sopratutto per il ramo vita, grandi imprese e piccoli risparmiatori; i crediti delle banche italiane verso lo stato non possono essere toccati, è difficile denunciare debiti verso assicurazioni e piccoli risparmiatori e l’unico debito riducibile è il debito verso le banche estere e il Fondo Monetario, questa operazione si farà quando, con la crisi, lo faranno tutti i paesi.

L’Europa sta imponendo all’Italia scelte sicuramente anticostituzionali, con smantellamento dello stato sociale, ma la costituzione italiana è stata spesso violata da parlamento, governi e presidenti, è solo poesia per gli allocchi, difesa a parole dai politici. Si sostiene che l’euro non funziona perché l’Unione Europea ospita paesi a economia diversa, in realtà anche l’Europa ha fatto i suoi errori, oggi ha come obiettivo prioritario aiutare le banche che hanno sempre speculato; infatti, anche all’interno dei grandi paesi europei esistono zone svantaggiate.

La sovranità degli stati si riconosce dal loro diritto di tassare e dal fatto che hanno loro monete, gli stati sovrani, se sono in deficit valutario, hanno bisogno di svalutare le loro monete; i cambi fissi aiutano il commercio perché riducono l’alea valutaria, ma anch’essi devo essere aggiustati periodicamente; quando l’Italia aderì allo SME, la lira aveva una banda d’oscillazione del 6%, cioè più alta rispetto agli altri paesi.

Oggi la Germania è contro una politica di solidarietà europea, e l’Europa Unita non si può costruire su queste basi, l’Europa punta solo a spogliare gli stati della loro sovranità, monetaria e di bilancio; l’Europa ha un deficit di democrazia, gli stati europei non sono uguali, l’esecutivo europeo è emanazione degli stati, la commissione europea non è eletta e il parlamento europeo conta poco, attestando che i popoli europei non governano l’Europa con il sistema di rappresentanza.

Un paese unito e solidale si può costruire anche su lingue, religioni e costumi diversi, come gli stati medievali, nati prima di quelli nazionali; oggi sarebbe richiesto all’Europa una politica che faccia l’interesse della produzione europea e dei cittadini europei, invece in Italia, anche con soldi europei, si aiutano le imprese che riducono il personale e investono in Europea orientale. Dall’unità, la grande impresa italiana è stata assistita dallo stato e protetta con i dazi dalle importazioni estere, oggi, avendo impianti all’estero, assieme alla classe politica, è liberista e contro il protezionismo.

Senza una sua moneta, con patto di stabilità e pareggio di bilancio, l’Italia è costretta a continui aumenti fiscali e a privatizzare a favore dei soliti ignoti, come avvenne nel 1992; è stata spinta fare un’altra stretta sulle pensioni, che pure, nonostante i privilegi, avevano una gestione largamente attiva, ed è spinta a privatizzare immobili e servizi, anche locali; in questa situazione l’economia italiana si deprime e Germania e altri paesi possono fare shopping d’imprese italiane.

Per gli stati sovrani, quando si svaluta il tasso di cambio di una moneta, l’inflazione interna che ne deriva, dovuta ad aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime importate, quasi sempre è inferiore al tasso di svalutazione monetaria, dipende tutto dal tasso di dipendenza dello stato dalle importazioni estere, soprattutto in materie prime; se la Grecia, che è stata mortificata dalla Germania, che gli ha venduto armi e ha acquistato i suoi titoli pubblici, uscisse dall’euro, uscirebbe da una gabbia, potrebbe svalutare e risanare economia e bilancio dello stato; potrebbe restare in Europa come la Gran Bretagna o uscire e alzare barriere protezionistiche, in questo caso, con il costo della mano d’opera ridotto, avrebbe il boom della Turchia.

Prima della crisi dei mutui subprime del 2008, la finanza era stata immersa nella creazione di fondi d’investimento distribuiti ai risparmiatori, che contenevano azioni patacca e perciò si risolsero in grosse perdite per loro; le banche hanno tolto risparmio a piccoli risparmiatori e oppresso con oneri bancari le piccole imprese, poi hanno impiegato le loro risorse nel credito immobiliare e al consumo facile e nella speculazione internazionale; quando si sono scottate le dite, hanno chiesto allo stato e all’Europa di essere risanate. I cittadini, quando sono in difficoltà e indebitati, non hanno questo diritto e devono sostenere il costo del salvataggio perché non sono sovrani.

Poiché in occidente, a causa della domanda crollata, esiste sovrapproduzione, non s’investe in nuove industrie, anche se lo stato distribuisce incentivi agli imprenditori, contemporaneamente, le banche investono nei mercati internazionali la loro liquidità e le industrie, per risparmiare sul costo del lavoro, delocalizzano all’estero; infatti, anche in Europa orientale esiste mafia, corruzione e infrastrutture carenti. Quando il consumo è sostenuto da una produzione interna, crea ricchezza, occupazione e tasse per lo stato, se l’economia non riparte, anche le entrate fiscali, a causa della caduta della produzione e dell’occupazione, sono destinate a scendere.

Nel 1971, a causa dell’insolvenza americana, il dollaro fu sganciato dall’oro e l’occidente ebbe la cattiva tendenza a sviluppare il terzo settore dei servizi, che include le banche, a scapito dell’economia reale, mentre il terzo mondo, per il quale si chiedevano sempre aiuti, aiutato da salari più bassi, gradualmente s’industrializzava; bisogna ricordare che la vera ricchezza si ha con industria, artigianato e agricoltura, Venezia decadde quando abbandonò l’industria per la finanza. In Italia industria e artigianato denunciano chiusure di aziende, mentre pare che l’agricoltura, prima occultata da industria e servizi, forse a causa della crisi, si stia riprendendo e faccia anche delle assunzioni.

In agricoltura ci sono piccoli proprietari che sono vecchi e spesso vorrebbero cessare e vendere la terra, perché i loro figli non vogliono continuare l’attività dei padri, c’è da dire che in agricoltura il problema è la proprietà della terra che costa e per questo in passato si sono spesso invocate riforme agrarie e, con aiuti statali, la formazione di piccola proprietà coltivatrice. Comunque, la nuova passione per l’agricoltura è un fatto positivo, perché anche gli operai dell’industria devono mangiare e la popolazione della terra aumenta.

In Usa, Irlanda, Inghilterra e Spagna, la speculazione immobiliare ha affiancato quella prettamente finanziaria, spesso nel mercato immobiliare, soprattutto estero, si sono rivolti i risparmi finanziari d’imprese, mafia, dirigenti politici e religiosi; oggi le banche non riescono a recuperare i soldi sui mutui concessi ai privati e i grossi investitori esteri, a causa della crisi, non riescono a vendere o affittare questi immobili, che si svalutano e sui quali devono pagare anche tasse e spese condominiali, perciò i loro investimenti si risolvono in perdite, del resto come tanti investimenti di borsa.

In Italia esistono tanti sprechi pubblici che si potrebbero ridurre e si potrebbero attaccare tanti privilegi, soprattutto fiscali, però, a causa dei vincoli esterni europei, si mira piuttosto a ridurre lo stato sociale; le prestazioni sociali hanno un carattere assicurativo pubblico e con salari ridotti, come gli Usa dimostrano, le famiglie avranno più difficoltà ad affrontare certe spese, non possono assistere vecchi e bambini perché devono lavorare più ore e non possono pagare colf e assistenti agli anziani.

In Italia, diversamente da altri paesi, non si garantisce un reddito minimo e l’assistenza sociale dello stato è minima, la sanità è pagata con i contributi e con spese private, spesso non riesce a curare, spreca e alimenta altri soprusi e speculazioni; bisognerebbe ridurne gli sprechi e applicare i costi standard voluti dalla lega nord, ma il PD difende tout court la spesa sanitaria, come si fa paladina degli interessi delle banche e dell’Unione Europea.

I sistemi fiscali sono sempre più esosi e polizieschi e umiliano i contribuenti, che impazziscono con le tasse e la burocrazia, i tributi imposti dagli stati hanno preso il posto del saccheggio imposto ai popoli sottomessi; lo stato è una mafia evoluta, è nato promettendo, con un patto sociale, protezione, cioè giustizia e sicurezza interna ed esterna, in cambio di tasse. Il saccheggio fu sostituito con la tassazione, così nacquero i tributi di sudditanza, con trattamenti di favore riservati ad aristocratici e alto clero.

Da sempre dispotismo e tassazione sono stati legati e, a causa delle tasse, sono scoppiate tante rivoluzioni, il patto sociale, peraltro immaginario, ma accennato negli statuti e nelle costituzioni, non può giustificare una tassazione illimitata; in una società più libera, la contribuzione volontaria a certi servizi potrebbe sostituire le imposte obbligatorie, ma oggi lo stato italiano fa la cresta anche sui fondi di Inps e Inail.

Il presidente di confindustria, Giorgio Squinzi, ha affermato che, per rilanciare la domanda, occorre ridurre il cuneo fiscale sui salari, in Italia è stata alta la propensione al risparmio che oggi si riduce velocemente, si è dimezzata ed è arrivata quasi al 10%; il risparmio popolare non assomiglia al risparmio dei ricchi, perché serve a finanziare il consumo differito di beni durevoli, come la casa e i beni che essa contiene, serve per fronteggiare spese impreviste; però questo risparmio è mediato dalle banche e serve temporaneamente anche a finanziare investimenti produttivi, cioè a fare prestiti alle piccole imprese; mentre lo stato, che è un buco nero, ingoia imposte e preleva risparmio, alimentando sprechi e parassitismo.

Il calo dei risparmi significa calo dei depositi e della possibilità da parte delle banche di finanziare le piccole imprese che non riescono ad autofinanziarsi, perciò è importante far dimagrire lo stato che prevela risparmio e imposte e ridurre la spesa pubblica, gli sprechi sono tanti, ma la politica di austerità del governo Monti non li riduce veramente e perciò non aiuta la crescita.

Da trent’anni l’Italia subisce dolorose manovre di bilancio annuali, anche con le svalutazioni della lira sembra un laboratorio sperimentale della finanza speculativa, galleggia ancora e sulle sue spalle sono caricati anche i debiti di altri paesi e delle banche; a causa di questa situazione, dopo l’economia, anche la democrazia, già difettosa, è a rischio. La classe politica dell’Italia meridionale ha sempre voglia di assistenza, cioè di denaro dello stato, però ne guadagnano anche capitalisti settentrionali che ricevono i relativi fondi.

Si spreca anche negli investimenti e nella ricerca e contemporaneamente mancano soldi per investimenti, ricerca e istruzione pubblica, sono tanti quelli che vivono parassitariamente sulla spesa pubblica e spesso, i beneficiari della spesa sociale sono solo finti occupati. Dopo il fortunato sbocco in agricoltura, ora la piccola borghesia rischia di scivolare verso il proletariato, cresce la disoccupazione e c’è la crisi edilizia, l’abbattimento del costo del lavoro, senza la riduzione del carico fiscale, non ridarà fiato al paese.

Fino ad oggi nulla è stato fatto per regolamentare la speculazione bancaria, separando banche commerciali da banche d’affari, reintroducendo riserva obbligatoria e riserva di liquidità, cacciando dai loro consigli d’amministrazione persone in conflitto d’interesse, sottoponendole a stretta sorveglianza esterna e legislativa; occorrerebbe anche ripulire il portafoglio bancario di titoli tossici spazzatura ed eliminare i paradisi fiscali.

Mentre la speculazione impazza contro i paesi dell’Europa del sud, la politica è cieca e non si riducono sprechi, privilegi e parassiti, se non si esce dal FMI e non si riprende il controllo nazionale di monete e banche, il fallimento degli stati europei sarà inevitabile, invece l’Europa promette di mettere tutte le banche sotto il controllo di Francoforte; è l’ultima idea dell’imperialismo economico e finanziario, Francoforte lavora in accordo con la City di Londra, in pratica con la confraternita babilonese o massoneria internazionale, laica o religiosa.

Oggi il default minaccia euro e progetto europeo perciò, al momento, difficilmente l’Unione Europea raggiungerà l’unione politica, che fino a poco tempo fa sembrava il modo per superare la crisi; la Germania è contro la solidarietà e Napolitano e PD hanno il dogma e il chiodo fisso di Europa ed euro. L’Europa, se vuole esistere, non può rinunciare a un Fondo di Solidarietà Europeo, utilizzato però per aiutare i paesi in difficoltà e non per riempire le tasche di qualcuno. Invece di rispettarne l’autonomia, bisogna controllare banche centrali, borse e paradisi fiscali; Ragioneria Generale dello Stato e Corte dei Conti, a parte le periodiche analisi e relazioni, non hanno combattuto veramente gli sprechi della pubblica amministrazione e rare volte la magistratura ordinaria ha avuto un ruolo supplente.

Non possiamo essere massacrati dall’eurocentrismo, l’ultimo grido del centralismo che allontana i sudditi dai centri decisionali, l’Italia non deve essere una colonia da sfruttare; ad ogni modo, la Corte dei Conti ha fatto una sonora bocciatura del nostro governo dei tecnici, sostenendo che la sua politica ha effetti negativi sulla crescita e alimenta la crisi; in Italia la pressione fiscale è un primato mondiale e genera effetti recessivi, il reddito nazionale reale diminuisce; però la bilancia valutaria è in pareggio, unico dato positivo, perché i produttori che ci riescono compensano la caduta della domanda interna con l’esportazione, lo stato li punisce non rimborsando loro l’Iva all’esportazione.

Nei prossimi anni, a causa della crisi, l’avanzo primario potrebbe ridursi, come conseguenza delle minori entrate fiscali; la stagnazione ha colpito Usa, Inghilterra e banche europee, che hanno in portafoglio titoli spazzatura, soprattutto derivati americani; Monti attua una politica deflazionistica e di tagli di bilancio e il PD appare come il partito delle banche, mentre l’UDC, il partito del Vaticano, che sostiene pure Monti; il PDL non può dissociarsi dai desideri della chiesa, che rappresenta il governo occulto del paese, in collegamento con Francoforte e banca Centrale Europea.

Il PD ha sostenuto l’autonomia e il salvataggio delle banche MPS, BNL e Unipol e oggi anche i finanziamenti agevolati a banche apparentemente sane come la banca Intesa, ma forse quei soldi saranno girati alle banche del nord Europa; si è parlato anche di fusione di Banca Intesa con un gruppo bancario anglo-tedesco. Franceschini difendeva l’autonomia delle banche e della banca d’Italia e le cene di Renzi sono organizzate da un finanziere.

Fortunatamente l’Europa, cioè il nostro padrone, ha per il momento accantonato il progetto di supercommissario europeo al bilancio, non siamo ancora schiavi totali; la sovranità nacque con un parlamento che approvava il bilancio dello stato. Per il momento dobbiamo digerire solo pareggio di bilancio, fiscal compact e patto di stabilità; così facendo però si costringono i comuni a cedere patrimonio immobiliare e servizi locali, nonostante i referendum votati dai cittadini.

E’ giusto controllare le spese degli enti locali, però gli sprechi, la parola è un eufemismo, li hanno fatti il governo centrale, le regioni e gli altri enti locali; però gli enti locali sono gli unici che in 20 anni hanno fatto investimenti in infrastrutture, il governo centrale ha fatto poco e il comune di Roma usa le leggi speciali per Roma capitale; perciò potrebbe essere un grosso danno per il paese prosciugare le risorse degli enti territoriali locali.

Il debito pubblico verso l’estero si abbatte con denuncia del debitore, remissione con negoziato da parte del creditore, con inflazione e con emissioni monetarie, quando lo stato è sovrano; la Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie il risparmio postale, soprattutto meridionale, è stata privatizzata da Berlusconi e Monti, per aiutare i soliti ignoti, ne farà uno scempio. Le banche hanno riempito i comuni di debiti e derivati, i comini hanno esternato funzioni a favore di privati, però la corruzione degli enti locali non è superiore a quella romana e, in questo momento, il centralismo romano approfitta della situazione per piegare i centri di spesa locali.

Anche i governi del PD sono stati neo liberisti, cioè a favore di lor signori, le multinazionali angloamericane fanno il tifo per il PD, mentre vedevano con sospetto Berlusconi perché la lega voleva riforme; anche Bocca ha affermato che la lega era il primo partito riformatore. Il PD è atlantista ed europeista, è a favore della finanza e contro gli evasori fiscali, ma non accenna mai all’evasione legale protetta dallo stato.

Malgrado quello che si diceva, Berlusconi non aveva il controllo dell’informazione e delle banche, era soggetto alle pressioni della chiesa, quando prometteva qualche riforma alla lega, come i costi standard in sanità, procurava ansia alla finanza e alla chiesa, perciò Casini vedeva la lega come il fumo negli occhi. Il PD è a favore della spesa sanitaria e alle sue speculazioni, la quale  è aumentata più del reddito nazionale e spesso fa finta di curare e uccide.

Io generalmente non voto, quanto da me affermato non è diretto ad esaltare Berlusconi, il fatto è che quando si fanno promesse e non si ha la forza per mantenerle, perché si hanno contro informazione, sinistra, banche, Vaticano ed Europa, è normale che la gente si disamori; il tifoso pretende la sua squadra vincente e le promesse mancate allontanano. Il movimento cinquestelle, che ha avuto un grosso successo in Sicilia, si è detto contrario al finanziamento ai partiti, è un buon inizio, vedremo.

Ormai si sa che la politica è uno dei modi migliori per arricchirsi, i segretari politici e gli amministratori dei partiti ne sono esempio lampante, io sono convinto che l’opposizione a Berlusconi era finanziata anche dall’estero e dalla finanza; é sempre stato così, in tutti i paesi, le lobby estere trovano sempre collaborazionisti interni non disinteressati, che collaborano con lo straniero, contro l’interesse del proprio paese.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.

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 IL PUNTO SULLA SITUAZIONE ECONOMICA (21/9/2012)

 La Deutsche Bank ha investito in titoli pubblici greci e italiani e in derivati americani, viste le insolvenze, è stata presa dal panico e ha ritenuto di dover tenere in stretta sorveglianza il debito pubblico italiano, che è il più solvibile; nel giugno del 2011 vendette i suoi BTP in portafoglio, facendo con ciò cadere il loro valore al mercato secondario e provocando il rialzo dei tassi sulle nuove emissioni.

Però l’intervento della Deutsche Bank aveva anche una valenza speculativa, perché faceva incrementare il valore dei derivati CDS, che assicuravano contro il rischio d’insolvenza dei BTP; grazie a questi derivati, la banca aveva interesse a indurre aspettative negative sulla tenuta dei conti pubblici italiani. Speculare al ribasso sui titoli di stato per lucrare sui derivati CDS, Credit Default Swap, è un’operazione messa in campo da Deutsche Bank nei confronti dell’Italia e da Goldman Sachs nei confronti della Grecia.

Però anche la Spagna è accomunata a questa sorte, ha un credito bancario in sofferenza e il mercato immobiliare fermo; inglesi, tedeschi, i nostri dirigenti nazionali e la mafia hanno investito nel mercato immobiliare spagnolo. Nell’agenda di Germania, Usa, Inghilterra e Francia l’interesse prioritario non è salvare l’euro, ma le banche, che sono vittime della speculazione da esse stesse hanno alimentata, ma sono anche vittime di crediti incauti ai privati, soprattutto nel credito per la casa e al consumo; ora, con la restrizione del credito, nei paesi mediterranei ne soffre la piccola industria produttiva.

La troika che controlla i conti dei paesi Pigs mediterranei è fatta da Banca Europea, Fondo Monetario e Commissione europea, tutti organismi alle dipendenze del sistema finanziario speculativo, soprattutto venti società finanziare anglosassoni, con sede soprattutto in Usa, Svizzera, Inghilterra e Germania; queste banche stanno utilizzando il credito quasi gratuito della BCE e il Fondo Salvastati, mentre gli stati non ricevono crediti dalla BCE e le piccole imprese non ricevono credito dalle banche; al momento il Fondo Salvastati è servito solo a salvare le banche spagnole.

A causa del regime attuale di cambi flessibili, I derivati servono anche a coprire la volatilità dei tassi di cambio euro-dollaro, anche in questo caso, sono usati anche a fini speculativi; la BCE, ligia ai trattati, non vuole acquistare titoli di stato ma, con la scusa i combattere l’inflazione, non vuole seguire nemmeno una politica monetaria espansiva, cioè aumentando il denaro circolante, come fa la Federal Reserve americana.

A causa dell’attuale crisi delle banche americane, nel luglio del 2010 Obama ha emanato nuove direttive sull’attività bancaria, per capitalizzazione, liquidità, remunerazione dei dirigenti, governo dei derivati, ecc., cercando anche di impedire alle banche commerciali di speculare; ma mancano ancora i regolamenti di attuazione; questi ritardi non sono casuali e accadono anche in Italia.

Nel giugno del 2011 gli accordi di Basilea 3 stabilirono maggiori livelli di capitale di rischio per le banche, e nuovi livelli di liquidità, però è previsto che questa normativa entri in vigore solo nel gennaio del 2019, intanto si può continuare a speculare e a fare credito facile a privati e imprese amiche; infatti, accade che, poiché nei consigli di amministrazione delle banche siedono anche grossi industriali, a questi sono riservati crediti illimitati e a tasso contenuto, anche quando sono in procinto di fallire.

Per uscire dalla crisi occorrerebbe cambiare il ruolo della BCE, oggi il trattato di Maastricht impedisce alla BCE di fare il prestatore di ultima istanza e la Germania non vuole cambiarne il ruolo; la BCE non può acquistare titoli di stato di nuova emissione, ma solo quelli già emessi, entrambi però sono acquistati, con i soldi della BCE, dalle banche che speculano.

Il prestatore di ultima istanza fa credito a banche e stati in crisi di liquidità, in questa linea, la Fed, anche per contrastare la speculazione, acquista obbligazioni statali e bancarie e così facendo crea nuova liquidità. Tra queste operazioni, le operazioni di mercato aperto sono acquisti e vendita, da parte della banca centrale, di titoli di stato, con lo scopo di regolare la quantità di moneta circolante e contrastare l’inflazione.

Questa Europa ha un’altra grave lacuna, non ha voluto una politica fiscale comune europea o armonizzazione fiscale, l’attuale regolamentazione da parte dei singoli stati dello strumento fiscale crea distorsioni economiche e prezzi diversi per la stessa merce, cioè mina la libera concorrenza, favorisce concorrenza sleale e fughe di capitali; dall’Italia sono fuggiti in Svizzera, Usa e Germania, dalla Francia stanno fuggendo in Belgio.

La liquidità bancaria è scarsa, quella della BCE è stata riservata alle banche ed è servita ad alimentare la speculazione, mentre le nostre imprese produttive boccheggiano; la Germania ha chiesto il commissariamento degli stati intenzionati a utilizzare lo scudo anti-spread e accetterebbe una politica monetaria espansiva solo se si tengono sotto controllo i bilanci pubblici e se gli stati rinunciano alla sovranità fiscale, dopo aver perso la sovranità economica, quella monetaria e quella militare; però non sarebbe un governo europeo a governare, ma sarebbero le banche, cioè non sarebbe l’unione politica dell’Europa.

L’interesse primario di Usa ed Europa settentrionale non è salvare l’euro ma le banche, il fallimento delle banche metterebbe a rischio il risparmio e avrebbe un effetto domino perché le banche sono legate a rapporti di corrispondenza, anche se oggi, per paura del crac, si fanno meno credito. Un chiarimento va fatto sui debiti bancari, mentre nelle altre imprese i debiti sono in genere garantiti dal capitale proprio; anche in condizioni normali, nelle banche il capitale proprio arriva all’1% dei debiti; perciò da sempre sono le imprese più indebitate e temono il panico e la corsa dei risparmiatori allo sportello, oggi sono in difficoltà per le loro incaute operazioni d’impiego.

La svalutazione dei titoli di stato procurerebbe perdite ai CDS, con effetti negativi sulle banche che possiedono CDS e titoli di stato, inoltre potrebbe aumentare gli interessi per i titoli di nuova emissione; se la BCE potesse acquistare titoli di stato, diverrebbe prestatore di ultima istanza e creerebbe nuova moneta per la liquidità, prima dell’euro creata dai deficit di bilancio degli stati.

La Grecia paga interessi pubblici del 30% e i titoli di stato greci, detenuti da francesi e tedeschi, hanno subito una svalutazione del 60%, però anche le altre banche, invece di prestare ai produttori, detengono gran parte dei titoli pubblici dei paesi Pigs; con la scusa di ristrutturare il debito greco, le banche europee hanno ottenuto credito dalla BCE per 1.000 miliardi di euro, a spese di tutti, la somma è stata utilizzata per acquistare titoli di stato italiani e spagnoli ad alto rendimento.

Salvate le banche spagnole con il Fondo Salvastati, ora si teme il default della Spagna, a danno delle banche nordeuropee creditrici del suo debito pubblico; Il default controllato dello stato greco ha comportato il fatto che ai greci hanno tagliato lo stato sociale e i salari. Oggi la politica economica italiana è decisa a Francoforte, prevede la privatizzazione dei beni pubblici e lo smantellamento dello stato sociale, prevede la modifica della costituzione, con imposizione del pareggio di bilancio.

Già in passato l’Italia, alcune volte, raggiunse il pareggio di bilancio, ad esempio sotto Quintino Sella, però il pareggioo in costituzione sarebbe una camicia di forza che metterebbe per sempre fuori uso il pensiero di Keynes, che, in funzione anticiclica, suggeriva i bilanci in deficit, però la costituzione si può sempre modificare. Questa politica favorisce gli Usa, che possono indebitarsi illimitatamente, sia nel settore pubblico che in quello privato, creando monopolisticamente liquidità internazionale, mentre l’Italia, stato semisovrano, non lo può fare.

Nonostante l’azione di Monti il Salvatore e di Napolitano Superstar della televisione, se dovesse cadere l’euro e dovesse disintegrarsi l’Unione Europea, ci saranno svalutazioni monetarie, controllo sui movimenti di capitale e il ritorno a barriere protezionistiche; non saranno cose solo negative a patto che se avvantaggino il benessere dei cittadini e la loro sovranità politica.

Oggi il mancato rimborso delle imposte e soprattutto dell’Iva sui beni asportati agli imprenditori finanzia temporaneamente lo stato, ma praticamente costituisce anche una misura protezionistica a vantaggio degli stati stranieri che importano merci italiane, perché fa pagare di più le merci italiane che devono pagare due volte l’Iva all’Italia e al paese straniero; il ritardo nei rimborsi fiscali sembra una misura inventata per eliminare l’Italia dal mercato estero, questo pericolo è stato sventato decurtando i salari italiani rispetto a quelli tedeschi.

Maggiori tasse, maggiori interessi, maggiori costi energetici e ritardi nei pagamenti e nei rimborsi della pubblica amministrazione sono misure votate da una classe dirigente agente dello straniero; è da ricordare che Ugo La Malfa, uomo della finanza internazionale, per ridurre i consumi, impedì all’Italia la commercializzazione dei televisori a colori, allora esistevano in Italia diverse fabbriche di televisori, dopo 10 anni chiusero, poi l’Italia fu colonizzata dai produttori stranieri. L’amore per il mercato comune europeo portò anche a questo.

L’uscita temporanea dall’euro consentirebbe ad alcuni paesi di riconquistare la competitività con la svalutazione delle loro monete, però i debiti esteri in euro, salvo denuncia, ripudio o svalutazione, dovrebbero essere pagati in euro, cioè con più valuta nazionale; si potrebbero però rinegoziare i tassi sui titoli di stato in euro detenuti all’estero o denunciare o rinegoziare tutto il debito estero.

L’Europa monetaria ed economica si sta sgretolando e non è colpa solo dei debiti pubblici dei paesi mediterranei, con il governo tecnico di Monti, i mercati governano l’Italia e perciò il governo non può fare l’interesse degli italiani. L’America conduce una guerra finanziaria all’Europa, condotta da agenzie legali di aggiotaggio, chiamate società di rating, il Fondo Monetario e la Banca Mondiale infieriscono sui paesi debitori.

Intanto la Germania guarda oltre l’Europa, investe in Europa orientale, dove il lavoro costa meno, la Russia è diventata il fornitore energetico della Germania e in Cina le esportazioni tedesche aumentano vistosamente. La Nato è nata per tenere l’America dentro l’Europa, la Russia fuori e la Germania sotto, la Francia era contraria alla riunificazione tedesca, perciò la Germania non si è associata alle ultime imprese della Nato in Libia e, contro il desiderio della Francia, ha svolto un ruolo autonomo a favore della dissoluzione della Jugoslavia.

L’Europa, per aiutare le banche, aiutata dall’informazione prezzolata, ha attaccato soprattutto i debiti pubblici e quindi i governi in ritardo sul controllo della spesa pubblica, perché quello privato era imputabile solo alle banche che non si possono criticare. La crisi dell’occidente è iniziata con le delocalizzazioni, all’insegna del risparmio salariale, ne è derivato calo di domanda, di occupazione, d’investimenti e di entrate fiscali; perciò nel 2007 in Usa il settore industriale pesava per il 12% del Pil, pesava per il 23% in Germania e per il 43% in Cina; oggi crescono economicamente solo i paesi di recente industrializzazione, i cosiddetti servizi non possono supplire e, quando cala il reddito nazionale, anch’essi perdono terreno, tra i servizi sono le banche e il commercio.

Se l’economia cresce, aumentano gli investimenti privati, quelli statali generalmente sono solo un decimo di quelli complessivi, ma a volte sono supplenti in periodo di crisi; lo stato preleva metà del reddito e due terzi dei risparmi, è distruttore netto di ricchezza, è solo un’impresa predatoria privata e occulta è l’impresa privata di maggior successo, che oggi si articola in superstati, fino al governo mondiale.

L’economia cresce quando i consumi, anche grazie ai debiti, crescono però, se le merci arrivano dall’estero, peggiora la bilancia valutaria; in finanza si specula e si gioca d’azzardo, con il gioco, sponsorizzato anche dallo stato, s’insegue la ricchezza; poiché anche le grandi industrie multinazionali sono legate all’alta finanza, lo stato, salvando le banche, non salva solo il piccolo risparmio, ma anche se stesso, perché legato indissolubilmente alle banche, i padroni delle banche sono anche padroni degli stati.

Anche l’industria farmaceutica è legata alle banche e difesa dallo stato, afferma di curare, ma fa anche ammalare e spesso ritira dei farmaci dannosi dal mercato; però la spesa sanitaria non si può controllare, come non si può controllare quella militare, ma si può contenere la spesa per l’istruzione pubblica, che dovrebbe essere un investimento pubblico perché serve a costruire, con la propaganda, il cittadino che piace allo stato; vuol dire che lor signori che governano lo stato non sono sempre lungimiranti, a volte lavorano contro i loro interessi.

Il capitalismo monopolistico guarda al massimo profitto che uccide il mercato e non fa nemmeno la manutenzione dei servizi che gestisce in concessione; la concentrazione delle imprese e la concorrenza estera hanno abbassato il profitto, perciò aumenta lo sfruttamento della forza lavoro; comunque, da sempre, i più pagati sono quelli che danno di meno alla società, contadini, operai e piccoli imprenditori sono sfruttati e contano poco a livello politico ed economico.

Il capitalismo ha ricorrenti crisi cicliche economiche e finanziarie, le crisi bancarie rivelano una fragilità del mercato, oggi privo di una vera regolamentazione; questa crisi è cominciata nel 2007, con l’esplosione dei subprime americani e, dopo sei anni, non è finita, la crisi del 1929, iniziata con il crollo di borsa, nel 1934 fu superata, grazie alle idee di Keynes e alla spesa pubblica in investimenti. C’è ancora chi chiede allo stato di non interferire in economia, ignorando che lo stato è una società privata che deve tutelare interessi privati, non è mai provvidenziale, ma lo può essere stato eccezionalmente.

In teoria, quando esiste una vera concorrenza, il profitto si riduce, però esistono sempre produttori protetti e aiutati dallo stato, anche se l’Unione Europea afferma di impedire questa prassi, la Germania oggi rimborsa le cure termali solo a chi le fa in Germania. S’invita ad aiutare la ricerca, però non mancano le idee o i brevetti, ma la domanda e gli investimenti.

Le piccole imprese, quando resistono, crescono e poi entrano in crisi o chiudono, è successo anche alle banche, prese dal gigantismo delle fusioni. La minaccia dell’Urss aveva costretto gli stati a concedere più ai lavoratori, con la sua caduta, è finita la festa ed é arrivata la crisi, sono aumentate le tasse, sono stati ridotti i salari ed è stata invocata la deregolamentazione anche nel settore bancario.

La legge Glass-Steagall che separava le banche d’affari da quelle commerciali e imponeva riserve di liquidità è stata eliminata perché le banche chiedevano allo stato di non interferire nella loro gestione; i nuovi prodotti finanziari delle banche servivano a finanziare i debiti americani e a far aumentare i profitti, dopo che le banche avevano gravato su piccoli produttori e risparmiatori.

Il sistema è stato finanziarizzato anche perché, a causa della delocalizzazione e della concorrenza estera, c’è stato un calo nel rendimento degli investimenti produttivi, causato anche da tasse, costi energetici e interessi bancari; però, con lo sviluppo dei paesi emergenti, anche in essi è aumentato debito privato e debito pubblico, perché l’indebitamento costringe al lavoro forzato e alla schiavitù e rende i lavoratori più arrendevoli e con meno rivendicazioni.

La crisi sta arricchendo la Germania e impoverendo l’Italia, la Germania minaccia di abbandonare l’euro ma l’euro favorisce la Germania, l’Italia è danneggiata dall’euro, ma per i politici italiani come Napolitano Suoperstar, l’euro è un dogma; la Germania vuole salvare il mercato comune ma non l’euro, però il protezionismo dei paesi deboli, nei quali esporta, potrebbe costringerla a tornare sui suoi passi. Però per i politici italiani, sorretti da fede, dogmi e illusioni, la parola protezionismo non si può usare; se si esce dall’euro, oltre la svalutazione e il protezionismo, bisognerò provvedere all’indicizzazione dei salari, alla riduzione delle tasse ai lavoratori e alle piccole imprese e al controllo dell’attività bancaria; Monti il Salvatore e Napolitano Superstar non condividono un progetto simile.

Bisognerà decidere se ridare voce al popolo o rassegnarsi a essere governati dalla confraternita babilonese massonica, l’aumento della pressione fiscale ha ridotto le capacità di resistenza di lavoratori e imprese e, con la caduta del reddito nazionale, diventa più difficile restituire il debito pubblico, dall’Italia, diversamente da altri paesi, sempre onorato; la pressione fiscale sta soffocando la capacità di fare impresa, la riduzione di liquidità causata dalla BCE e dal sistema bancario favorisce la crisi economica e sta privando di linfa vitale l’economia, serve per ridurre i popoli in schiavitù.

L’Unione Europea malfatta e la moneta unica hanno prodotto disoccupazione, perdita di potere d’acquisto, delocalizzazione industriale e riduzione del Welfare, l’Italia deve tornare a emettere moneta direttamente, per ridare liquidità al sistema. La BCE è indipendente dai cittadini e dai suoi rappresentanti, ma non dai grandi interessi finanziari e industriali, né dalla speculazione; o si va verso l’Unione politica dell’Europa o l’Europa si disintegra; la BCE dovrebbe lavorare come la Riserva Federale americana e deve liquidare le banche fallite.

Per accettare la libera circolazione di merci, capitali e persone, occorrerebbe favorire l’armonizzazione scolastica e fiscale, perché oggi la competitività degli stati europei è aiutata dal dumping fiscale, dalle spese per la ricerca e dal tipo di istruzione. Con le privatizzazioni, lo stato ridurrebbe un po’ i suoi debiti e potrebbero arrivare capitali esteri in Italia, però con la crisi, si rischia di svendere a prezzi scontati anche beni restaurati; ci sarebbero speculazioni a favore di amici e lo stato incasserebbe meno del previsto, qualche italiano, per acquisire beni privatizzati, farebbe meno investimenti produttivi.

I finlandesi, invece che privatizzare, hanno dato in garanzia beni per emettere titoli pubblici a tasso contenuto, l’operazione fu fatta anche dalla rivoluzione francese, che emise assegnati garantiti dai beni confiscati ad aristocratici e alla chiesa, saltò quando lo stato emise titoli oltre il valore dei beni confiscati. Comunque lo stato italiano, per fare cassa, sta anche usando i contributi dei lavoratori di Inps e Inail, questo non sarebbe lecito secondo la legge, ma la politica non ha niente da dire al riguardo; come si dice, ciò che è lecito allo stato non è lecito ai privati.

Il governo annaspa nel caos che ha contribuito ad alimentare, reddito, produzione e occupazione diminuiscono vistosamente, la disoccupazione è aumentata anche a causa del blocco del turnover, con l‘ultima riforma delle pensioni. Dal tempo del fascismo l’Istat è sotto il controllo dello stato, che fabbrica statistiche inattendibili su inflazione, disoccupazione, pressione tributaria, produttività del lavoro e durata media della vita, per far lavorare tutti di più. La vita si è allungata perché è diminuita la mortalità infantile e perché non ci sono state più guerre.

Anche se la precarizzazione del lavoro riduce il salario e il valore aggiunto, non è vero che la produttività industriale italiana è bassa dappertutto, forse è vero solo nella pubblica amministrazione; dividendo il reddito nazionale per gli occupati, invece che per la popolazione, il reddito per occupato non è inferiore a quello della Francia, perché in Italia la popolazione attiva è percentualmente minore.

L’attuale aumento dell’esportazione italiana dipende dalla caduta della domanda interna che spinge a esportare di più, però l’Italia deve adottare una strategia alternativa, non si può far trovare impreparata di fronte all’ipotesi di un’uscita dall’euro, deve riprendere a proteggere il risparmio privato che sta crollando com’è crollato in Usa; il risparmio deve andare all’investimento e non alla speculazione e deve favorire l’occupazione, occorre detassare salario, pensioni piccole e reddito della piccola impresa.

L’inflazione è favorita dall’aumento della massa monetaria, in eccesso rispetto all’aumento del reddito nazionale, ma anche dai tassi d’interesse elevati che fanno aumentare i costi e i prezzi; con una domanda scarsa, nemmeno lavoro precario e flessibile sono capaci di fare aumentare l’occupazione. La difesa della democrazia e l’esportazione della democrazia sono state scuse per alimentare guerre, sempre profittevoli, e per regolamenti di conti con stati ostili.

Oltre la crisi del lavoro salariato c’è anche la crisi del lavoro autonomo, questi lavoratori sono liberi e non subordinati e si riconoscono dalla forma di pagamento, erano 5,5 milioni nel 2010, di cui 4,5% imprenditori grandi, medi e piccoli; il 61% sono artigiani e commercianti, il 20,5% sono liberi professionisti e CoCoCo, il resto sono collaboratori familiari e soci di cooperative.

Non hanno sempre alti redditi e alcuni professionisti non sono in grado di versare i contributi alla cassa previdenziale, la dissoluzione del ceto medio passa anche attraverso loro. Il lavoro autonomo è stato spesso scelta obbligata per chi non trovava lavoro dipendente, alcuni professionisti lavorano per grossi studi ammanicati con la politica, in alcune categorie, come i notai e i farmacisti, esiste la trasmissione della professione da padre a figlio.

Clientelismo, partiti e consorterie uccidono il merito, sia nel lavoro dipendente che in quello autonomo, l’uso del personal computer ha reso possibile il telelavoro e l’ubiquità del luogo di lavoro. In Italia esistono tanti lavoratori indipendenti e tanti professionisti, però spesso quelli con alto livello di vita sono sorretti da un patrimonio familiare o dall’attività politica; secondo la dichiarazione dei redditi del 2009, il 50% guadagna meno di 40.000 euro l’anno.

Il lavoro autonomo, eccettuati gli avvocati parlamentari, ha poco potere negoziale e poca tutela sindacale, ha problemi di previdenza e di fisco; però alcune corporazioni professionali riescono meglio a tutelarsi in parlamento; comunque, alcuni lavoratori indipendenti, come i CoCoCo, si sentono più simili ai precari che ai veri professionisti (Corriere della Sera –  Autore: Sergio Bologna).

Monti è stato calato a capo del governo italiano, vi è entrato con la gamba tesa, aumentando tasse già alte e spostando in avanti l’età della pensione, con ciò, bloccando il turnover e aumentando la disoccupazione; invece il presidente Hollande non ha adottato queste misure, ma ha anunciato di voler abolire le auto blu, di voler risanare le periferie dissestate e di finanziare gli istituti di ricerca e l’occupazione.

Hollande, rispettando il fiscal compact o patto di bilancio europeo, ha rigettato lo scudo fiscale o condono fiscale e ha promesso di introdurre un’aliquota fiscale del 75% per i redditi superiori ai 5 milioni di euro l’anno; ha promesso di assumere laureati disoccupati,  di revocare le sovvenzioni ai licei privati cattolici e di costruire asili nido e scuole elementari.

Hollande ha promesso di abolire le sovvenzioni ai giornali, di concedere credito agevolato e agevolazioni fiscali alle piccole imprese e di decurtare lo stipendio dei parlamentari e degli alti dirigenti dello stato; ha annunciato di voler garantire un reddito temporaneo alle ragazze madri. Grazie a queste misure, lo spread con i bund tedeschi è sceso a 101 punti; complimenti, speriamo che queste buone intenzioni trovino attuazione, invece in Italia, governata da Monti, siamo inchiodati al palo e alle discussioni.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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UNA CARRELLATA TRA DEBITO E DENARO (13/9/2012)

 Il Fondo Monetario Internazionale gestisce, per conto dei creditori, il racket del debito dei paesi poveri e indebitati, le banche Citibank e Chase hanno spinto i dittatori a chiedere prestiti a tassi elevati e poi hanno portato alla crisi del debito del terzo mondo, una forma occulta di neocolonialismo; poi questi denari sono stati depositati in conti privati di banche occidentali. La conseguente politica degli stati indebitati, consistente in privatizzazioni e aggiustamenti strutturali dei bilanci pubblici, ha portato al saccheggio dei beni pubblici e alla riduzione dei programmi sociali dei governi.

Se può uscire provvisoriamente dai debiti in scadenza con il rifinanziamento degli stessi o definitivamente con un giubileo o cancellazione o ripudio dei debiti esteri, perché tanti paesi e tanti privati hanno già restituito in interessi più di quanto ricevuto in prestito; purtroppo la politica non riesce a controllare i debiti pubblici e i bilanci pubblici, che sono un mistero, le spese militari sono tante, anche nel terzo mondo, e per esse i politici ricevono tangenti.

E’ anche accaduto che le banche hanno concesso prestiti a famiglie, imprese e stati, spesso in maniera incauta e senza che le autorità di controllo abbiano fatto rilievi; inoltre, i paesi indebitati sono tutti ex colonie o paesi sconfitti in guerra come l’Italia che, dalla fine della guerra mondiale, è stata un laboratorio sperimentale per terrorismo, instabilità politica, crisi economiche, indebitamento estero, svalutazioni valutarie, con conseguente esportazione di capitali in Usa, in cerca di rifugio.

Il debito estero americano, dovuto ai vari deficit pubblici e privati, ha preso la forma dei buoni del tesoro e poi dei derivati, però sono debiti anche i dollari emessi, detenuti in gran parte all’estero, che l’America non rimborserà mai; storicamente, c’è sempre stata lotta tra debitori e creditori, con svendita di figli e beni, insurrezioni, distruzione dei registri del debito, delle tasse e della proprietà della terra. Queste rivolte miravano a cancellare i debiti e ridistribuire la terra.

Vivendo in condizioni d’indebitati, per conservare la vita e una certa libertà, i poveri erano costretti dallo stato alle corvée per le tasse e al lavoro gratuito per i privati; matrimoni, funerali, carestie e malattie costringevano i poveri e cercare prestiti che, con gli interessi, li riducevano in schiavitù, accade ancora oggi nel terzo mondo; per ottenere il prestito si davano in pegno le figlie e in India i prestatori erano soprattutto i bramini.  La chiesa era stata contro l’usura o prestito a interesse, ma poi si fece le sue banche che prestavano a interesse e alcuni vescovi, per mezzo di prestanome, hanno praticato anche l’usura.

Gli usurai erano la parte ricca della società, in genere aristocratici o capi religiosi in incognito, commercianti, mercanti o proprietari; in Europa agli ebrei fu concesso di praticare l’usura perché non potevano fare altre attività e possedere la terra; gli aristocratici erano i loro soci occulti e mandanti, per tassarli di più, autorizzavano tassi alti. Quando gli ebrei erano andati loro a noia, erano diventati troppo ricchi o erano stati cattivi amministratori dell’aristocrazia, questa, anche per le necessità di guerra, con i suoi agenti, alimentava i pogrom popolari e l’esproprio dei beni degli ebrei.

I bramini dicevano che, se non si rimborsava il debito, si rinasceva schiavo o animale; poiché il debito si trasferisce, spesso il debitore non conosce il suo creditore definitivo, però con la violenza, cioè tramite appositi scagnozzi di stirpe mafiosa, si esige il suo rimborso. Dal settembre del 2008, a causa dei nuovi prodotti finanziari spazzatura, le banche americane smisero di concedere prestiti, la banca Lehman Brothers fallì, ma da allora Usa ed Europa hanno voluto salvare altre banche, a spese del bilancio pubblico, cioè dei cittadini, così i banchieri sono stati salvati e i piccoli debitori privati e il terzo mondo indebitato no.

Non è vero che tutti sono uguali davanti alla legge, questa è la farsa della cosiddetta democrazia, per inadempimento la gente finisca in galera, mentre gli amministratori delegati delle banche, che hanno contribuito a crearne il dissesto, anche se su sollecitazione di mandanti anonimi, hanno ricevuto pensioni e buonuscite favolose, come compenso per il loro silenzio e la loro omertà. Il Fondo Monetario pontifica, però è nato per proteggere i paesi creditori e non per aiutare i paesi debitori.

La moneta virtuale o creditizia o di conto non è un bene reale, è convenzionale come il metro e il tempo, perché unità di misura, è nata prima di quella metallica e prima di quella cartacea; nacque come moneta scritturale e, in epoca di baratto e negli scambi internazionali, serviva per annotare un credito non saldato. Il debito è l’altra faccia della medaglia del credito, prima della moneta creditizia, nacque con l’estorsione o protezione privata e di stato, cioè con la razzia e la guerra che imponeva a popoli sottomessi la protezione, la tassazione e la schiavitù.

Le tavolette mesopotamiche dei templi registravano debiti e crediti, la moneta è mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valori, senza di essa l’alternativa è il baratto, che però richiede coincidenza dei valori dei beni scambiati o il calcolo in una moneta di conto, con il riporto del saldo a debito o a credito. La divisione del lavoro e la specializzazione hanno favorito gli scambi, la moneta utilizzata per gli scambi non si deteriorava, era costituita da sale, bestiame, conchiglie, metalli, in origine in barre o lingotti non coniati, in bronzo, argento e oro, come i talenti greci.

Prima fu il baratto, poi il denaro creditizio, il conio privato, la zecca di stato, le banche e i vari strumenti di pagamento, come banconote, cambiali e assegni, e gli strumenti d’investimento di origine bancaria; il baratto era praticato soprattutto tra estranei e appariva anche come scambio o reciproco dono per valore equivalente, però ci furono subito delle truffe, anche perché si pensava di non rivedere più le persone con le quali si era fatto lo scambio. Ancora oggi, quando manca la moneta, si torna al baratto; nelle prigioni e nei campi di concentramento, come moneta, si usano le sigarette.

Quando cadde l’impero romano e quello carolingio si tornò al baratto, utilizzando però come unità di conto e di riferimento la moneta romana, che non circolava più, la differenza era saldata in cambiali girabili, che divennero una moneta trasferibile; quando la moneta scarseggiava, per i pagamenti in America si usava zucchero e tabacco. Comunque templi, chiese e monasteri, quando la gente mancava di moneta metallica e di metalli preziosi, hanno sempre tesaurizzato, in Egitto e Mesopotamia oro e argento erano il tesoro dei templi; i centri di culto sono stati anche banche, luoghi di prostitute, mercati, scuole e zecche.

In Mesopotamia, i burocrati o scribi del tempio inventarono il denaro perché dovevano valutare in argento debiti, prestiti e tasse; l’argento era nel tempio, ma i debiti si potevano pagare con qualunque mezzo, i prezzi erano calcolati in argento. Però nell’antichità il credito ebbe maggior ruolo del denaro nei commerci, credito e moneta virtuale nacquero prima del denaro monetato; quando la moneta era scarsa, si tornava al baratto.

Nel medioevo non si abolì il denaro, ma solo il contante, le banche inventarono la cartamoneta e, in era moderna, il successivo successo delle Banca d’Inghilterra dipese dal fatto la ancorò ai metalli preziosi; la moneta  di conto è uno strumento di calcolo, registra un debito come il pagherò è un impegno a pagare, con la moneta di conto gli assegni girabili diventavano un altro strumento di pagamento. La moneta si basa sulla fiducia, avendo i governi imposto pesi e misure, se ne dovettero occupare per forza, per impedire le frodi private, ma poi le frodi sulla moneta le fecero loro direttamente; con la zecca di stato, si sostituirono ai privati che le avevano inventate.

Le monete di conto romane furono abbandonate dalla Francia con la rivoluzione francese, però si affermarono monetate in Inghilterra, come lire sterline, scellini e penny. In precedenza in Inghilterra si annotavano i crediti, nel 1694 un consorzio di banchieri inglesi, per le necessità della guerra, fece un prestito al re, fondarono la Banca d’Inghilterra e ottennero il monopolio nell’emissione delle banconote legate all’oro; facevano pagare l’8% al re e altri interessi ai privati ai quali prestavano il denaro cartaceo.

Quel debito del re non è stato mai saldato, questo sistema funziona solo fino a che il debito rimane insoluto, cioè se non è rimborsato. Gli stati creavano denaro dal nulla e poi si facevano pagare le tassa con quel denaro, rafforzandone il ruolo liberatorio; in quel quadro, i contadini erano indebitati e i mercanti si trasformarono in usurai: Nel 1894 in Usa, per favorire l’occupazione, si propose di sganciare il dollaro dall’oro e con la grande depressione degli anni 1930 l’ancoraggio della moneta all’oro era in crisi e si chiedeva una politica keynesiana di deficit spending; nel 1944 gli accordi di Bretton Woods ancorarono il dollaro all’oro.

Nel 1971 Nixon sganciò la moneta dall’oro, eliminando gold standard e introducendo cambi fluttuanti, negli anni 1980 Margaret Thatcher e Ronald Reagan si pronunciarono contro il deficit spending ma non si tornò all’oro, così la moneta rimase fiduciaria e un simbolo. La moneta è stata creazione dei mercati, poi delle banche e dello stato, è stata una merce, virtuale, metallica e cartacea; le tasse sono estorsioni di stato pagate in denaro fiduciario, il contratto sociale tra stato e cittadini è un’invenzione.

Nella tribù originaria il capo tribù imponeva la protezione alle altre tribù e creava una federazione di tribù, poi nacque lo stato unitario monarchico; da questo processo sono nate tasse, protettorati internazionali e riparazioni di guerra di stati sconfitti, sempre esistite, che sono sempre tributi internazionali. Per giustificare la schiavitù da debito, per alcune culture gli uomini nascono con i debiti verso dei, loro rappresentanti in terra e antenati, per la vita ricevuta; verso la madre per l’allattamento, verso il padre per l’allevamento.

Secondo i testi vedici indiani, si tratta di un’obbligazione sociale, però poi in Europa lo stato liberale, per reazione all’onnipotenza dello stato e a difesa delle libertà personali, difese i diritti  personali e inalienabili sulla vita e sul proprio corpo o habeas corpus. Nel mondo antico però schiavi e lavoratori dipendenti non pagavano le tasse, che erano imposte ai popoli conquistati; i contadini ateniesi non pagavano tasse, ma le pagavano le città sottomesse; i cittadini romani non pagavano tasse e, con il welfare, ricevevano un sussidio, sotto forma di panem et circenses; in generale, le tasse segnavano la mancanza di sovranità dello stato e dei cittadini.

Il prestito a interesse fu forse inventato in Mesopotamia, templi e i palazzi signorili avevano tesori e concedevano prestiti, però i sumeri avevano anche cancellato i debiti privati, anticipando il giubileo degli ebrei. Il prestito a interesse serviva a finanziare il traffico carovaniero, che, per riceverne protezione, doveva pagare anche i dazi di passaggio agli stati, i templi anticipavano denaro ai mercanti e ne avevano gli interessi.

A causa di cattivi raccolti e altri eventi straordinari, si facevano anche prestiti ai contadini che, in caso d’insolvenza, perdevano la terra, mentre i membri della famiglia erano ridotti in schiavitù; perciò i re sumeri e babilonesi annunciavano periodicamente la cancellazione del debito non commerciale, permettendo ai forzati del debito di tornare alle loro famiglie. Auguste Comte ha parlato di doveri e di debito sociale dell’uomo verso la società che lo protegge e della quale lo stato è l’amministratore; con lo statalismo, la nazione si sostituiva ai templi beneficiari di sacrifici, tasse, signoraggio monetario e crediti vari.

La moneta è una promessa di pagamento che ha nelle due facce i marchi dello stato e della religione, cioè dell’autorità; in genere, con il signoraggio e le frodi, private e di stato, le monete avevano un valore più alto del metallo che contenevano, ma quelle d’oro e d’argento romane trovate in India e in Cina erano accettate in quei paesi al valore del metallo contenuto, perché oro e argento erano anche beni. Nel commercio estero europeo si usava oro e argento, anche se, per evitare i rischi del trasferimento, erano rappresentati da lettere di cambio.

L’emblema dell’autorità sulle monete rappresentava una garanzia e ne rafforzava il valore fiduciario, poi lo stato ne riconobbe per legge il valore liberatorio; nel 440 a.c., Neemia, al ritorno in Giudea da Babilonia, cancellò i debiti non commerciali nell’anno sabbatico, cioè ogni sette anni, con il giubileo, liberando gli schiavi da debito, era la seconda redenzione, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana al tempo di Mosè.

Nel paternostro i cristiani, con finzione umanitaria, chiedono a Dio: “Rimetti i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, cosa che non succede mai; purtroppo la società ha accettato la schiavitù, le caste e le classi sociali; nel tempo antico la crisi del debito distruggeva la classe dei piccoli contadini liberi e proprietari della terra, che fornivano il nerbo delle truppe, è per questo che in Grecia si chiedeva la cancellazione dei debiti.

Ieri e oggi i prestiti tra parenti e ricchi si facevano a un tasso più basso di quello riservato al popolo, anche oggi le banche trattano peggio i poveri dai ricchi, che hanno più garanzie e meritano più riguardo; invece i contadi volevano le terre, pagavano le tasse e fornivano truppe, quando reclamavano disturbavano, accade ancora oggi con le proteste operaie.

Secondo lo storico nordafricano arabo Ibn Khaldun lo stato si è evoluto da razziatori nomadi che trasformarono la razzia in tributi a carico dei villaggi conquistati, con protezione e aiuto reciproco in guerra. Alle trattative parteciparono uomini d’onore, mentre la clientela erano i seguaci dei ricchi e dei potenti; a causa di questa origine, per luogo tempo in Europa il debito è stato visto come  marchio, peccato e colpa, perciò i debitori insolventi potevano essere incarcerati e giustiziati.

Nell’antica Irlanda le donne, ridotte in schiavitù per varie cause, erano valuta corrente, accade ancora oggi nel terzo mondo, i padri vendevano i figli e tanti popoli pagavano il prezzo della sposa; per i popoli le malattie e la morte dipendevano da peccati o maledizioni, i debiti si ereditavano ed erano debiti di sangue, le donne erano date in pegno o garanzia, si risarcivano i danni con il denaro o con la vita, gli schiavi erano prigionieri di guerra, per nascita e per debito.

Nei villaggi africani gli schiavi di altra etnia si potevano comprare, vendere e uccidere, per i romani, prima che divenissero liberti, gli schiavi erano cose. In Nigeria gli schiavi erano catturati in guerra, sequestrati o erano schiavi per debiti, le navi negriere partivano dalla Nigeria e facevano capo a Liverpool e ricchi mercanti africani collaboravano con i negrieri bianchi. Nella schiavitù dei negri sono stati complici negri, bianchi e arabi

La city di Londra finanziava il traffico, però le persone date in pegno, generalmente bianche, non erano ancora schiave perché avevano ancora legami con la famiglia; in Inghilterra, per favorire la tratta di schiavi bianchi, fu manipolato il sistema giudiziario, per cui tanti crimini furono puniti con la schiavitù e anche le multe salate e impiagate spingevano alla schiavitù. Si rischiava di essere sequestrati e venduti come schiavi o arruolati a forza in esercito e marina, questi schiavi erano sottratti alla famiglia, privati d’identità e diritti.

I balinesi di Giava trafficavano in oppio e in giovani donne ridotte in schiavitù, i combattimenti di galli, con le scommesse, servivano a reclutare schiavi da esportazione, lo stato si è servito anche del gioco per indebitare i sudditi e renderli schiavi. Gli uomini che vivono nella violenza, come i mafiosi, sono ossessionati dall’onore, dicono di onorare debiti e impegni; in genere, per riscattare l’onore perduto con la schiavitù, un uomo deve adottare le regole della società che lo ospita, gli schiavi ribelli ai padroni inumani non erano contro la schiavitù, che esisteva anche nel loro paese.

Per il diritto romano, la schiavitù faceva parte dello jus gentium, con essa una persona era come una cosa e diventava proprietà di un’altra, per il suo paese lo schiavo non riscattato era praticamente morto; con la carestia si vendevano figli come schiavi e si castravano ragazzi per venderli come eunuchi a corte, i giudici cooperavano al sistema, trasformando i debiti in schiavitù. In caso di prigionieri di guerra, la schiavitù era l’alternativa al cannibalismo e alla morte, il vincitore aveva potere di vita e di morte sul vinto e i mercanti di schiavi seguivano le truppe per fare acquisti di schiavi. Quando un soldato romano era catturato era come morto e la famiglia poteva disporre dei suoi beni, i prigionieri potevano evitare questa sorte uccidendosi.

Gli uomini d’onore sono sensibili agli insulti, tengono al rispetto e rispettano gli impegni, praticano la violenza, proteggono la loro faccia da degradazione e insulto, l’onore offeso andava indennizzato, le persone derise dovevano difendere il loro onore; un re che scappava in battaglia o lavorava nei campi era privo di onore; una donna disonorata doveva essere risarcita, il prezzo era variabile secondo il suo rango, l’uomo d’onore proteggeva anche i suoi servi L’onore era preservato anche dalla verginità prematrimoniale delle figlie, dal 2500 a.c. in oriente s’impose una società patriarcale di pastori nomadi e nel 1.200 a.c. le donne, fuori di casa, furono costrette a coprirsi il volto, stessa evoluzione in Cina e India, la deflorazione illegale era un crimine contro l’onore del padre.

In Mesopotamia si poteva dare in pegno la moglie, in garanzia per un prestito, e poi con l’insolvenza essa poteva cadere in schiavitù, i figli erano dati in pegno a lavorare nei campi del creditore. Nei templi sumeri si faceva meretricio, le sacerdotesse, come in India, erano cortigiane, colte e benestanti, facevano sesso, a volta erano nubili e a volte sposate, allora il sesso finalizzato al piacere era considerato divino.

I templi sumeri e babilonesi erano quartieri a luci rosse, pieni di prostitute, a volte le prostitute estinguevano un debito o un voto religioso; perciò il patriarcato di campagna nacque come rifiuto della civiltà urbana corruttrice, i pastori nomadi, come gli ebrei, con le crisi economiche sfuggivano alla schiavitù da debito emigrando in massa A metà del II millennio a.c. si tutelava la verginità femminile e in pubblico si velava il volto alle donne, però le prostitute non potevano velarsi, altrimenti erano punite con il taglio delle orecchie. In Cina si cercò di abolire la schiavitù del debito e il prezzo della sposa, le caste basse pagavano il prezzo della sposa e le figlie dei poveri potevano ritrovarsi a lavorare nei bordelli.

Nel mondo omerico il denaro non era usato per comprare beni, ma per tesaurizzare e includeva anche i bottini saccheggiati; duecento anni dopo, su esempio della Lidia e con lo sviluppo dei mercati, le monete erano usate per remunerare i soldati, per pagare multe e tasse, nel 600 a.c. ogni città stato greca aveva la sua moneta, poi le monete entrarono nelle transazioni quotidiane.

Ci furono crisi rivoluzionarie del debito, perché i poveri erano diventati schiavi dei ricchi, allora i tiranni presero il potere con la richiesta radicale di amnistiare il debito; piuttosto che ricorrere al giubileo, le città greche limitarono o abolirono la schiavitù da debito, invitando poveri e schiavi a fondare colonie all’estero; allora i liberi coltivavano il senso della cittadinanza e gli aristocratici proprietari terrieri disprezzavano il mercato. La pederastia era pratica aristocratica e fu resa illegale dalla democrazia, le donne d’onore erano vergini, caste, velate in pubblico e chiuse in casa.

I prigionieri riscattati erano marchiati a fuoco dai vincitori, era il rischio della guerra; l’imperatore Valeriano (253-260 d.c.), fatto prigioniero, fece da poggiapiedi all’imperatore sassanide; i poveri erano la clientela dei ricchi aristocratici, le ragazze dei bordelli erano povere o schiave, le donne rispettabili erano invisibili; esistevano gli schiavi da debiti che oggi esistono ancora in oriente e ne esistono di ritorno in occidente, come schiavi orientali domestici importati in case signorili.

Nel 600 a.c. in Grecia, con lo sviluppo dei mercati, i contadini s’indebitarono, vendettero la terra e divennero schiavi, scoppiò la rivoluzione e si chiese cancellazione dei debiti, distribuzione delle terre e liberazione degli schiavi da debito; Siracusa abolì i prestiti a interesse e i primi tiranni presero il potere con il programma di abolire i debiti, allora l’onore era come il credito e significava capacità di mantenere le proprie promesse.

I prigionieri si potevano riscattare, diversamente diventavano schiavi, i beni dei debitori erano pignorati, si facevano prestiti anche per riscattare i prigionieri, i debiti erano considerati debiti d’onore; di fronte a questi mali, Socrate propose l’abolizione della proprietà privata. Platone fu fatto prigioniero e messo all’asta a Egina, fu riscattato da un ammiratore, voleva restituire le venti mine del suo riscatto, che furono rifiutate, perciò con la somma creò la scuola dell’Accademia.

Roma ha costruito un impero con esercito e leggi, la chiesa cattolica è andata oltre, per il diritto romano la proprietà privata o dominium era un potere assoluto tra una persona e una cosa o uno schiavo, della propria proprietà si poteva fare ciò che si voleva, gli americani hanno ereditato questa concezione. Con l’aumento degli schiavi, nel 50 a.c. tutti i lavoratori erano proprietà di qualcuno, il dominus era il proprietario di schiavi, la famiglia era sottoposta all’autorità assoluta del padre, cioè dipendeva dalla protezione del pater familias, gli schiavi domestici erano cose.

I creditori avevano il diritto di giustiziare o fare schiavi i debitori, poi i romani capitarono che i contadini liberi fornivano truppe migliori e che i prigionieri di guerra avrebbero potuto sostituire gli schiavi da debito; introdussero anche un programma di welfare sociale, allora gli schiavi erano condannati, prigionieri, figli di schiavi, figli venduti dai genitori e schiavi per debiti.

Presso i romani, diversamente dalle piantagioni americane, la schiavitù non era considerata il segno di una inferiorità razziale, ma una disgrazia che poteva capitare a chiunque, la relazione tra padrone schiavo era una relazione di potere, come quella tra governante e suddito. Nel 16 d.c. Tiberio cercò di migliorare la condizioni degli schiavi, chiedendo un provvedimento del giudice per la loro  esecuzione, gli schiavi erano liberati e adottati e diventavano cittadini romani; comunque, gli schiavi erano anche un oggetto sessuale domestico, a disposizione di padrone e ospiti.

Per i germani i baroni erano uomini liberi che non lavoravano e non pagavano le tasse, per i romani  essere liberi significava non essere schiavi, con la schiavitù si rompevano i legami familiari; la schiavitù per i romani era conforme allo ius gentium o consuetudine, però dal II secolo d.c. i giuristi definirono la libertà anche come diritto senza limiti di fare qualsiasi cosa, a patto di non ledere i diritti di altri liberi. In tale situazione nasceva, in epoca romana decadente, la società feudale, con latifondisti circondati da servi, schiavi e contadini liberi, i germani ratificarono la situazione e si presero il ruolo di nobili conquistatori; la proprietà privata coincideva con il potere signorile, cioè, come tra i romani, il proprietario poteva fare ciò che voleva della sua proprietà; però i feudi erano concessioni imperiali, cioè all’inizio la proprietà della terra apparteneva all’imperatore germanico del sacro romano impero.

Con la scoperta dell’America, la schiavitù tornò a essere benvista in Europa, poi la tratta di negri africani si sviluppò a Lisbona, Anversa e Liverpool; per i bianchi europei sotto le monarchie, lo stato era nato da un accordo con i cittadini che perciò avevano rinunciato ad alcune libertà a favore del sovrano,  il lavoro salariato era l’affitto del lavoratore e la schiavitù la vendita.

I romani avevano della proprietà privata la concezione degli americani, perciò la società moderna consentiva di degradare gli individui, glorificando la violenza; si toglieva la dignità a uomini e si negava il concetto di eguaglianza tra gli uomini. Dai tempi antichi, i re si circondavano di schiavi ed eunuchi e avevano ministri schiavi che perciò, allontanati dalla loro famiglia, dovevano essere leali solo al re; non è sempre facile essere lucidi, Thomas Jefferson era proprietario di schiavi e nella dichiarazione d’indipendenza, avendo di mente solo i bianchi e non i neri, affermò che gli uomini erano uguali e avevano diritti inalienabili.

In Europa la schiavitù scomparve con la caduta dell’impero romano e poi con i nuovi mercati americani rinacque, però la chiesa non si oppose mai ufficialmente alla schiavitù. Mille anni dopo schiavi africani furono importati in America; com’era accaduto in Europa, nel 600 d.c. anche in Cina e India la schiavitù era scomparsa, in quegli anni in India, Cina e Lidia in Asia Minore iniziò anche il conio delle monete.

In precedenza, i metalli erano usati in forma di lingotti nel commercio internazionale, come i talenti greci, dopo quella data, a causa della caduta dei mercati, il circolante scomparve e si ritornò al credito; però oro e argento e relative monete furono usate in periodo di guerra, perché i mercenari miravano al bottino in oro e argento e non volevano credito. I sistemi creditizi dominavano in periodi di pace sociale e con la fiducia, le gilde dei mercanti usarono la moneta virtuale o creditizia in alternava all’uso di moneta metallica.

Approssimativamente, la moneta creditizia prevalse dal 3.500 al 600 a.c. e, con il medioevo, dal 600 d.c. al 1492 d.c., quando ci fu il ritorno al conio, di oro e argento; nel 1971 Richard Nixon rese il dollaro inconvertibile, con ritorno a una moneta virtuale creditizia e cartacea. La Mesopotamia aveva sviluppato sistemi creditizi con tavolette di argilla che erano promesse di pagamento al portatore, cambiali che circolavano all’interno di gilde o corporazioni di mercanti, al cui interno le persone si conoscevano e si fidavano tra loro.

I primi prestiti a interesse erano di natura commerciale, i templi e i palazzi concedevano anticipi ai mercanti e i profitti dei mercati erano divisi tra prestatori e mercanti. Nel 2402 a.c. tra i sumeri era conosciuto anche l’interesse composto, l’inadempimento faceva scaturire schiavitù, violenza e guerra allo straniero; però i re caldei furono costretti a cancellare i debiti all’interno del regno, abolendo schiavitù da debito e interessi; nel 2350 a.c. si ebbe un’altra amnistia del genere e furono riconosciuti solo i crediti commerciali.

A protezione di vedove e orfani, la misura fu copiata da assiri e babilonesi, tanto  che nel 1761 a.c. il codice di Hammurabi abolì i debiti a Babilonia e gli schiavi da debito furono liberati; bisogna ricordare che in tutte le epoche e anche nell’Europa medievale le rivoluzioni contadine chiedevano la distribuzione delle terre, la cancellazione dei debiti e la riduzione delle tasse; perciò i governanti furono costretti a fare concessioni, per evitare emigrazioni bibliche di contadini e pastori e per impedire la distruzione del sistema economico.

All’inizio in Egitto non ci fu prestito a interesse e la moneta nacque come unità di conto, prima calcolata in grano e poi in oro e argento, i mercanti erano itineranti e spesso stranieri, i templi e il faraone possedevano terre e tesori; però poi anche in Egitto nacque la schiavitù da debito, prima che il paese fosse assorbito dall’impero persiano iniziarono le crisi debitorie e nel 720 a.c. il faraone, per tutelare i soldati contadini indebitati, abolì la schiavitù da debito. I successivi Tolomei greci d’Egitto cancellarono periodicamente i debiti, la stele di Rosetta riportava un’amnistia per i debitori  emanata da Tolomeo V nel 196 a.c.

La Cina (2.200-771 a.c.) aveva un’ottima burocrazia statale, c’erano unità di conto e monete fatte di perle, giada, oro, argento, bronzo, coltelli, spade e conchiglie, usate per pagare multe e tasse; con l’età del bronzo, nacquero le prime crisi debitorie e le persone indebitate vendevano i figli; per ovviare alla scarsità di denaro, l’imperatore prese a coniare le monete, inoltre tratteneva il 30% del raccolto di grano nei granai pubblici, erano  ammassi come quelli fatti dal faraone, al tempo di Giuseppe in Egitto, per la distribuzione in caso di emergenza o carestia.

L’età assiale andò dall’800 a.c. al 600 d.c., con la nascita del profeta persiano Zoroastro (800 a.c.), durante la quale vissero Confucio e Lao Tsè in Cina, fu l’avvento dell’Upanisad e di Budda in India; perciò furono contemporanei Pitagora (570-495 a.c.), Budda (563-483 a.c.) e Confucio (551-479 a.c.); con l’inizio dell’età del ferro si affermarono sofisti greci, profeti ebrei, saggi cinesi e santoni indiani; in Cina, India e Mediterraneo emersero scuole filosofiche razionaliste, scettiche e idealiste.

In questo periodo nacquero tutte le tendenze filosofiche, inoltre le religioni zoroastrismo, giudaismo, buddismo, giainismo, induismo, confucianesimo, taoismo, cristianesimo e islamismo; in questo periodo nacque anche la coniazione, o unità standard monetaria, con marchio di garanzia. Nel Mediterraneo la prima moneta nacque nel 600 a.c. in Lidia, era fatta in lega di elettro o oro e argento; queste monete furono coniate prima dai gioiellieri, che detenevano preziosi e depositi privati e poi dalla zecca di stato, generando un monopolio di stato.

Poi ogni stato sovrano o città greca mirò a battere la sua moneta, perciò grandi quantità di oro, argento e bronzo furono detesaurizzzate dai templi e coniate, probabilmente dopo espropri o saccheggi nel corso di una guerra; i metalli preziosi avevano grande valore, non deperivano ed erano facilmente trasportabili, perciò finivano nelle mani dei soldati professionisti che li distribuivano coniati tra la popolazione, per fare i loro acquisti.

I mercenari greci erano ricercati e partecipavano al bottino, i governi trasformavano i preziosi in valuta coniata e l’accettavano nel pagamento delle tasse, aumentandone il valore liberatorio. Perciò le prime monete lidie furono inventate per pagare i mercenari, nel 480 a.c. c’erano circa cento zecche nelle città greche, però i fenici, inventori dell’alfabeto, all’inizio preferivano continuare a fare affari in cambiali e lingotti grezzi, perciò la loro coniazione iniziò nel 370 a.c., perché costretti a pagare in monete pregiate i mercenari siciliani.

C’era una relazione stretta tra conio ed espansione militare, comunque ad Atene e Roma ci fu una anche crisi debitoria, risolta con la coniazione cioè con l’aumento di circolante monetario; a causa del loro esclusivismo, ad Atene e a Roma lo stato aristocratico si dimostrò meno efficace sul piano militare, gli ateniesi e i romani erano vincenti perché distribuivano il bottino tra cittadini combattenti volontari.

L’oro e l’argento erano acquistati in guerra o facendo lavorare in miniere gli schiavi di guerra; per le sue conquiste, Alessandro dovette fondere l’argento per il soldo dei soldati, saccheggiando i templi. A Roma ci furono continue lotte tra patrizi e plebei, con crisi da debito e con secessione della plebe dai campi, perciò si dovette proteggere i contadini dai debiti, per utilizzare i loro figli in guerra e sulle navi; in epoca democratica, le necessità di guerra spinsero la plebe ateniese e romana alla scelta imperialista e alla distribuzione sociale del bottino di guerra.

La coniazione romana cominciò nel 338 a.c., poco dopo fu abolita la schiavitù da debito, le monete venivano dal bottino di guerra e servirono a risolvere la crisi, però l’uso delle monete romane era riservato soprattutto in città e alle frontiere, ove stazionavano i militari; quando finirono le guerre, finirono le monete e tornò la crisi da debito, con il ritorno della schiavitù. In questo quadro, le persone erano preda di usurai e i contadini liberi cessarono di esistere; i servi contadini erano  legati alla terra e, senza contadini liberi, si ricorse ai mercenari germanici alle frontiere.

Nel 600 a.c. in India rinacque una civiltà urbana e nelle sue repubbliche cittadine nacque Gautama o Budda e Mahavira, il fondatore del giainismo, la popolazione era armata e coniava monete d’oro e d’argento, la terra era coltivata da servi o schiavi, però, come nell’Europa medievale, esistevano anche regni con eserciti professionali. Monete e mercati si affermarono assieme alla macchina bellica, chi aveva successo in guerra controllava le miniere, gli amministratori dello stato erano proprietari terrieri e i soldati erano contadini liberi; la truppa era seguita da mercanti e prostitute che provvedevano a diffondere la moneta.

Prigionieri di guerra e carcerati erano affittati dallo stato per i lavori, però iniziò lo svilimento delle monete, prima fatto dai privati e poi dallo stato, con la loro limatura o tosatura o riducendone il titolo, sostituendo in parte il suo argento con il bronzo; quando l’autore della falsificazione era lo stato, il fatto era indice delle difficoltà finanziare dello stesso. Come sarebbe accaduto nell’Europa medievale, nel 265 a.c. in India re Ashoka smobilitò l’esercito e sostenne gli ordini mendicanti buddisti, giainisti e asceti induisti.

Nei secoli successivi nel paese si costruirono migliaia di monasteri, però lo stato era sospettoso verso i mercanti giainisti, il buddismo sosteneva credito, usura e commercio, ma era contro il militarismo, la scomparse dei grandi eserciti fece sparire la moneta coniata e si sviluppò il credito. Anche in Cina la creazione di moneta coniata obbediva alle esigenze dell’esercito, però il paese non produsse monete d’oro o d’argento, ma di bronzo, vi abbondavano filosofi itineranti e mistici religiosi; i politici volevano una religione di stato, esistevano contadini anarchici e artigiani urbani egualitari che costituirono dei movimenti, sembra la storia dell’Europa medievale.

Anche in Cina le monete coniate servivano a pagare gli eserciti, che catturavano schiavi in guerra da adibire alle miniere, il re con la guerra mirava al profitto e da parte dei sudditi si disquisiva fino a che punto gli interessi del re coincidessero con quelli dei governati; da parte dei governanti si riteneva anche che la prosperità ostacolasse la mobilitazione in guerra e la propaganda di stato faceva credere che il governo esisteva per amministrare la giustizia. Poiché i soldati erano contadini, si cercava di organizzare le campagne militari quando non servivano per i lavori di campagna.

L’invenzione della moneta coniata passò dalla Lidia alla città greca di Mileto e poi alla Grecia continentale, Mileto era un importante centro commerciale, dove si era già sviluppato il credito; le monete erano valutate all’estero per il loro peso e in patria per il valore nominale o legale o fiduciario, la tosatura delle monete o la riduzione del loro titolo portava all’inflazione, le immagini  su di loro impresse erano una garanzia statale e come un marchio.

In India Ashoka sostenne il buddismo, a Roma Costantino il cristianesimo, in Cina l’imperatore Han Wuti (157-87 a.c.), di fronte alla crisi finanziaria e militare, fece del confucianesimo, che aveva il culto degli antenati, la religione di stato; perirono impero romano e indiano ma perdurò l’impero cinese, poi il buddismo si stabilì in Cina, Tibet e Giappone. Le religioni dell’età assiale, di fronte alla penuria, enfatizzarono il concetto di carità, i ricchi ritenevano di dovere solo la carità.

Le sollevazioni popolari determinavano massacri ed esodi in massa, mentre le religioni nuove fornivano una speranza ultraterrena di riscatto, alcune, come la fede degli esseni di Giudea, arrivarono ad abolire la schiavitù; Budda ammirava le assemblee democratiche delle repubbliche indiane e ne adottò lo stile per i suoi monasteri, la schiavitù scomparse provvisoriamente e le autorità religiose guardavano con  attenzione alle storture del debito.

Secondo San Tommaso d’Aquino la moneta è un bene artificiale e convenzionale e non è capace di soddisfare nessun bisogno naturale; nell’età assiale vedero la luce i mercati e le grandi religioni; nel medioevo (600-1492 d.c.) queste istituzioni cominciarono a fondersi, si disgregarono gli imperi e si formarono gli stati; i mercati locali erano regolati dalle autorità religiose, era controllato o vietato il prestito a interesse, ritornò il credito e la schiavitù si trasformò in servitù.

Le città furono abbandonate, le monete metalliche uscirono dalla circolazione e si sviluppò la moneta di conto che si calcolava sulle monete romane; dopo il 400 d.c. la popolazione cittadina calò vistosamente e le piantagioni schiavistiche dei romani scomparvero, rimpiazzate nei secoli successivi da castelli e monasteri, dove lavoravano i servi e si ricevevano i tributi dei pochi contadini liberi.

Il medioevo arrivò prima in Cina e India, tra il 400 e il 600 d.c., e poi in Europa, in India re Ashoka, che aveva favorito il buddismo, il movimento riformatore dell’induismo braminico, come gli imperatori romani della decadenza, pagava i soldati con terre, invece che con moneta; perciò la circolazione monetaria si ridusse, alle grandi città successero piccoli villaggi e si svilupparono moneta creditizia e cambiali.

Come in Italia, in India i primi monaci buddisti erano mendicanti, poi nel primo medioevo, grazie alle donazioni e alle loro operazioni finanziarie, i loro monasteri erano pieni di tesori; svilupparono il credito, ricevevano donazioni e facevano prestiti a interesse; la moneta era usata solo come unità di conto, però il metallo prezioso era tesaurizzato dai monasteri e nei templi. I governanti, per le loro imprese militari e le loro coniazioni dovettero espropriare i tesori dei templi, infatti, re Harsa, che governò il Kashmir dal 1089 al 1101 d.c., distrusse 4.000 luoghi di culto buddisti, però all’epoca in India i templi erano dedicati soprattutto all’induismo.

In India i bramini latifondisti svilupparono una società sempre più rurale, presero il controllo della giustizia e tra il 200 e il 400 d. c., com’era avvenuto in Grecia sotto Solone,  crearono dei codici, presero dal buddismo e dallo giainismo concetti come il karma e la reincarnazione. Allora i sudra o intoccabili era la casta più bassa e i templi indiani prestavano a interesse; mentre gli schiavi potevano emanciparsi, i sudra no, l’interesse più basso era riservato alle caste più alte, il debito si poteva estinguere con il lavoro ed era ereditato, favorendo la schiavitù d’intere famiglie.

Si sviluppò l’usura e i servi per debito erano alla mercé dei creditori, le caste furono legalizzate perché non era buona idea dire che gli uomini erano uguali per poi degradarli e umiliarli con il debito, però le rivolte dei poveri volevano eliminare i debiti e non abolire le caste o la schiavitù. Nel 1875 i contadini indebitati del Deccan indiano si ribellarono e distrussero i libri contabili degli usurai, spesso bramini; comunque, come in Europa, in India l’ascesa delle autorità religiose consentì di regolare il credito.

In Cina, dopo il collasso della dinastia Han avvenuta nel 220 d.c., decaddero città e moneta e si affermarono amministratori confuciani, con la moneta cartacea o cartalismo; nel paese bisognava fronteggiare i nomadi mongoli del nord e le rivolte contadine; i confuciani volevano tasse leggere e volevano limitare l’usura. Nel 9 d.c. il confuciano Wang Mang s’impossessò del trono, allora la pressione tributaria aveva raggiunto il 50%, a carico dei contadini, il re fece una riforma monetaria, nazionalizzò tenute, promosse industrie, granai pubblici e vietò la schiavitù, offrì prestiti a basso interesse o senza interesse.

Anche se Confucio era stato contrario al capitalismo e alla speculazione, lo stato confuciano promosse il mercato, infatti, il capitalismo mira al monopolio e, per fare più profitto, alleato con la politica, cerca di limitare la libertà di mercato; il confucianesimo, più che una religione, era un sistema etico e filosofico. In Europa, nel medioevo, il commercio fu posto sotto il controllo delle autorità religiose.

Il buddismo, sradicato nel nord dell’India dall’antipatia dei bramini induisti e dall’invasione islamica, arrivò in Cina promosso dai mercanti e dal 230 d.c. si diffuse tra i ceti popolari; i monaci buddisti all’inizio chiedevano elemosina e, volendo riscattare i peccati di tutti, si davano fuoco in pubblico; era un sacrificio e la redenzione nello stile di Cristo, con il sacrificio si volevano dare a tutti frutti migliori per l’eternità.

In Cina si affermò il debito karmico indiano, per cui si credeva che i debitori insolventi sarebbero rinati animali o schiavi, i contadini cinesi si liberavano dei debiti materiali delle generazioni passate con le amnistie governative e dei debiti spirituali facendo donazioni al monastero, in modo da raggiungere la salvezza eterna. Il confucianesimo aveva sostenuto l’amore per gli antenati e il padre, il buddismo l’amore verso la madre e i figli, i buddisti affermavano che l’uomo aveva un debito per l’allattamento della madre e che, con la redenzione, il debito poteva essere estinto, la redenzione si otteneva facendo la carità e facendo donazioni al monastero buddista.

I monasteri buddisti cinesi avevano banchi di pegni e facevano prestiti a interesse, facevano attività commerciale e avevano terreni agricoli, contro la morale confuciana, ricercavano il profitto; all’inizio il buddismo fu bene accolto in Cina, ma dal 511 d.c. arrivarono le prime condanne dei monaci per usura e frode, nell’845 furono rasi al suolo 4.600 monasteri buddisti, 260.000 monaci furono costretti a lasciare i voti e 150.000 schiavi dei templi furono liberati. Anche i Europa ci sono state rivolte contro la chiesa e le sue ricchezze. 

Queste misure statali miravano alla ripresa economica e fornirono al governo rame per coniare nuova moneta, i monaci avevano utilizzato il metallo anche per fare ricche statue di Budda o campane. Il buddismo aveva sviluppato il debito, con il denaro si potevano riscattare i propri peccati e la carità serviva a fare proseliti. Nel medioevo buona parte di oro e argento finì in chiese, monasteri e templi, il denaro divenne virtuale e fu necessario proteggere i debitori, però il governo cinese riuscì a mantenere in circolazione le monete di bronzo, usate nel commercio estero, mentre i negozianti locali vendevano a credito, si usavano anche pagherò trasferibili cartacei, le cambiali erano usate per evitare il trasporto rischioso di oro e argento.

Le banconote cinesi avevano una scadenza ed erano convertibili in metallo prezioso, poi si prese a stampare banconote senza copertura ma, a causa dell’inflazione, dovevano essere spesso ritirate dalla circolazione; però l’epoca della cartamoneta cinese fu la più dinamica del paese, era una moneta creditizia partorita dal mercato che poi finì sotto il controllo del governo.

L’Islam era contrario all’interesse e sosteneva l’associazione in partecipazione alle imprese da parte dei finanzieri, durante le sue guerre di conquista, conquistò oro e argento, asportato da palazzi, templi, chiese e monasteri, se ne serviva per produrre monete d’oro e d’argento, utilizzate per pagare bene le truppe. Le guerre procuravano schiavi inseriti anche all’esercito, considerati sicuri perché separati dalla loro famiglia e dalla società islamica che dovevano controllare. Erano tali i giannizzeri turchi, di origine balcanica e cristiana.

Nell’Islam la schiavitù da debito fu limitata, il commercio era protetto e il divieto di usura non lo ostacolò, si sviluppò anche il credito; però, per l’ambiguità insita in ogni religione, le merci vendute a credito avevano un prezzo maggiorato, c’era la penale per ritardato pagamento, si facevano contratti di riporto a prezzo differenziato, esistevano assegni girati; si svilupparono le banche, le lettere di credito attraversavano gli oceani, ma non potevano essere usate per pagare le tasse.

Un socio metteva il capitale e un altro conduceva l’impresa, anche il lavoro poteva essere remunerato con una partecipazione al profitto d’impresa, la reputazione dell’imprenditore era considerata capitale importante come la terra, il denaro e il lavoro; il credito era concesso solo a che aveva buona reputazione, i tribunali islamici regolavano le questioni commerciali, i contratti privati si siglavano spesso con una stretta di mano.

I mercati erano indipendenti dal governo e gli islamici erano contrari ai prezzi calmierati perché affermavano che prezzi dipendevano dalla volontà di Dio, cioè si credeva alla regolazione automatica del mercato, sottovalutando l’inflazione e la speculazione che, in forma occulta, doveva esistere anche nel mondo islamico, dovevano esistere gli accaparratori di merci che ne facevano aumentare il prezzo. L’Islam accettava la divisione in classi della società e, a parole, raccomandava prezzi contenuti per i poveri; contro l’interesse, si riteneva che il denaro non era stato creato per guadagnare denaro, ma per favorire lo scambio e dare valore alle cose (Ghazali).

L’Europa entro più tardi di Cina e India nel medioevo, la nuova era iniziò con la sparizione della moneta coniata, sostituita da una moneta virtuale con calcolo in moneta romana e poi carolingia, cioè lire o libra, soldi e denari, che duranono fino al XVII secolo; con decreto, i re rivalutavano e svalutavano le monete, le tosavano, ne riducevano il titolo, le ritiravano e le sostituivano; intanto oro e argento si concentrava nei luoghi sacri, mentre la chiesa assunse il ruolo di regolatrice del mercato.

Prima dei padri della chiesa, i Salmi (15,5;54,12) Geremia (9,6) e Neemia (5,11) avevano condannato l’usura, vista peggio della schiavitù, il rimborso di un prestito con interessi favoriva la schiavitù volontaria e la vendita dei propri figli, perciò l’interesse era condannato da San Basilio e Sant’Ambrogio. Però deuteronomio (23,19-20) condannava il prestito a interesse solo se i debitori erano ebrei, cioè lo ammetteva per gli stranieri, però per Ambrogio i cristiani erano da considerare fratelli e raccomandava anche la carità nei loro confronti.

Nel medioevo, gli schiavi furono trasformati gradualmente in servi e la servitù finì per costituire una forma estrema di vassallaggio, Ambrogio era anche contrario al profitto e ai mercanti, che erano spesso stranieri e non cristiani. Comunque, i principi incoraggiarono gli ebrei a fare gli usurai, autorizzando alti tassi per tassarli meglio, escludendoli dalle gilde dei mercanti e degli artigiani e dalla proprietà della terra.

Nel 1210 re Giovanni d’Inghilterra, per finanziare una guerra, espropriò gli ebrei, sempre malvisti da popolo, perché deicidi e usurai, i principi ispiravano anche i pogrom, con relativi espropri di ricchezze ebraiche e omicidi di ebrei; a causa delle necessità delle finanze reali, in Francia incorsero in questa sorte anche templari e albigesi. Perciò ci furono massacri ricorrenti di ebrei in diversi paesi e in vari secoli; comunque, nel XII secolo i signori lavoravano fianco a fianco di usurai ebrei o seducenti tali, da loro protetti, poi sostituiti in parte con usurai lombardi e di Cahors.

Il denaro era prestato a contadini liberi e non ai servi, però nei monasteri cristiani, per riscuotere interessi, con ipocrisia, il creditore fingeva di acquistare la terra da un contadino e poi l’affittava a esso a un canone, finché il prestito e gli interessi non erano rimborsati; nel 1148 la pratica fu vietata, nel 1179 gli usurai furono scomunicati e nel 1187 fu vietato di vendere a credito a prezzi maggiorati.

Si riteneva che il profitto poteva essere giustificato solo come compenso per il lavoro o il trasporto delle merci, ma si era contro l’interesse che si aggiungeva al debito, però alcuni movimenti religiosi estremi erano anche contro commercio e proprietà privata; francescani e domenicani si chiedevano se la povertà evangelica potesse essere conciliata con la proprietà privata. Però nel commercio l’interesse era anche visto come compenso per il pagamento ritardato, come una penalità e un compenso per il mancato profitto che il mercante avrebbe ottenuto se avesse investito subito la somma a lui spettante.

Con l’era comunale il capitalismo mercantile si affermò a Venezia, Firenze, Genova, Milano e nella lega anseatica; come fanno ancora oggi le banche, i banchieri italiani presero il controllo dei governi comunali, ottennero il controllo della giustizia e riscrissero le leggi sull’interesse. I templari, dopo aver copiato alcuni strumenti della finanza islamica, come la lettera di cambio, divennero banchieri e finanziarono le crociate e i principi; poi, per cupidigia, cioè a causa delle loro ricchezze, come accadeva agli ebrei, furono espropriati da Filippo IV di Francia che aveva bisogno di denaro, stessa sorte ebbero gli albigesi.

I banchieri italiani Bardi, Peruzzi e Medici, controllando i governi cittadini, seppero tutelare i loro interessi finanziari meglio dei templari; oltre ad utilizzare le lettere di cambio, crearono anche le società per azioni, allora le fiere della Champagne erano la camera di compensazione finanziaria d’Europa; i mercanti erano spesso banchieri, fornivano l’esercito e avevano un ruolo nel governo. I veneziani crearono un impero e a Creta e Cipro importarono schiavi africani, Genova catturava schiavi sulle coste del Mar Nero e li faceva lavorare nelle miniere, emetteva azioni per finanziare le guerre.

I cavalieri erranti erano guerrieri professionisti, figli minori di nobili e senza proprietà terriere, costituirono delle banche che rendevano difficile la vita dei mercanti, nel XII secolo s’impose però anche un codice cavalleresco, con tornei e giostre; nei tornei erano presenti mercanti, armaioli, usurai, cantastorie, acrobati, giocatori d’azzardo, prostitute e gentiluomini. Il perdente del torneo  era debitore della vita al vincitore, doveva riscattarsi e cadeva nelle mani degli usurai che facevano affari vendendo la sua armatura, il suo cavallo e le sue terre, se le aveva.

Se i perdenti erano senza terra, diventavano banditi e se i loro creditori erano ebrei, per astio, incitavano al pogrom, se possedevano terre e non le volevano vendere, imponevano nuove tasse ai loro sudditi. Per il trasporto delle truppe in Terrasanta, in cambio di metà del bottino, i crociati chiesero l’aiuto della flotta veneziana, i crociati presero Costantinopoli, governata da Baldovino, la città fu saccheggiata e si arricchirono solo i veneziani; nel 1259 Baldovino fu costretto a chiedere un prestito ai veneziani e diede in pegno un figlio che fu portato a Venezia.

Prima delle università di Bologna, Oxford e Parigi, erano nate istituzioni analoghe in Cina, Cairo e Costantinopoli, in Cina accadeva che si fosse taoisti in gioventù, confuciani da adulti e buddisti da vecchi, oggi questa involuzione capita in politica. Per Aristotele la moneta era una convenzione e un simbolo, Ghazali affermava che era stata data da Dio, era senza valore intrinseco e serviva a dare  valore alle merci; l’Islam intese anche proteggere il mercato dalle interferenze politiche, ponendolo sotto l’autorità religiosa, in occidente accadde praticamente la stessa cosa.

Nel medioevo, come la moneta, erano simboli anche il passaporto, le credenziali, il contratto, la lettera di cambio e la ricevuta; nel medioevo l’umanità era divisa in sacerdoti, guerrieri, mercanti e contadini, Confucio condannava i mercanti e l’Islam li esaltava. I mercanti islamici crearono anche i fondi d’investimento e credevano al libero mercato sottratto all’autorità di governo; l’Islam identificò l’onore con il credito e affermò che il profitto era la remunerazione del rischio, perché i mercanti dovevano affrontare tempeste, naufragi e furti, inoltre dovevano pagare dazi o diritti di passaggio ai vari signori per la protezione.

I monasteri buddisti prestavano a interesse e crearono società finanziarie, poi le corporation o grandi società capitalistiche nacquero nel medioevo europeo, nacquero come persone fittizie o virtuali nel 1250, per opera di Innocenzo IV, a beneficio di monasteri, università, chiese, comuni e gilde; avevano proprietà e strumenti finanziari, cistercensi e monasteri buddisti avevano botteghe, terre e manifatture e crearono una sorta di capitalismo monastico.

Nel settore laniero delle Fiandre si svilupparono gilde mercantili, fecero prestiti e spinsero per le imprese militari d’oltremare, anticipando le Compagnie delle Indie. Durante l’era moderna capitalistica (1492-1971), a volte i lavoratori ottenevano credito solo dal loro padrone, per il quale poi, in una forma subdola di schiavitù da debito, lavoravano per ripagare il debito; si abbandonò la moneta virtuale e creditizia per tornare all’oro e all’argento, si sviluppò usura e schiavitù, imperversava la peste e delle città finirono in bancarotta; la peste uccise un terzo della popolazione europea e, durante le epidemie, fece aumentare provvisoriamente i salari.

Con la crisi, le feste con carri allegorici, danze e birra furono attaccate dai puritani; la crisi iniziò con l’inflazione, tra il 1500 e 1650, a causa dell’afflusso di argento e oro dall’America, il loro valore e i salari caddero, però mancava anche moneta circolante perché la maggior parte dell’oro e dell’argento era finito nei templi indiani e buddisti di Cina, che riforniva di merci l’Europa.

Con i metalli preziosi, la Cina abbandonò la moneta cartacea; nel 1368 la nuova dinastia Ming protesse la campagna contro il commercio e vietò ai sudditi di cambiare mestiere; lo stato aumentò gli investimenti in agricoltura e aumentò le tasse, alcuni contadini si fecero banditi e l’argento sostituì la cartamoneta e il bronzo come moneta; poi si sviluppò anche il mercato e la popolazione cinese aumentò, poiché le miniere d’argento erano esaurite si ricorse all’argento di provenienza europea, l’Europa pagava in metalli preziosi seta, spezie, acciaio, porcellana e te.

Colombo arrivò in America nel 1492, Vasco de Gama arrivò nell’oceano indiano nel 1498, dal Messico e dal Perù fu esportato argento, sterminando la popolazione, quest’argento arrivò per la maggior parte (90%) a Canton in Cina. Nel 1571 gli spagnoli fondarono nelle Filippine la città di Manila; con le transazioni finanziarie, i banchieri italiani, olandesi e tedeschi divennero incredibilmente ricchi, le zecche europee coniavano monete in metalli pregiati che arrivavano in oriente.

In Inghilterra mancava la liquidità, la circolazione sotto i Tudor era così bassa che la popolazione non aveva denaro per pagare le tasse, che dovevano essere pagate in argento, mentre le transazioni quotidiane si facevano con moneta creditizia, cioè cambiali e registrazioni contabili. In Inghilterra furono recintate dagli aristocratici le terre comuni e i contadini abbandonarono i campi, divennero vagabondi, briganti, emigrarono e si ribellarono, furono arruolati a forza nella marina e nell’esercito e furono costretti al lavoro forzato nelle fabbriche.

Se il prezzo dell’argento a Canton era il doppio che a Siviglia, era inevitabile che si esportasse argento in Cina; dopo la caduta della capitale azteca Tenochtitlan nel 1521, i messicani furono messi a lavoro forzato nelle miniere d’argento e furono sterminati dalla fatica, dalla fame e dalle malattie; i sacerdoti spagnoli erano convinti che lo stermino degli indiani corrispondeva alla volontà divina, i soldati spagnoli avevano spesso un passato criminale.

I messicani perirono anche a causa di malattie, lavoro, spada e tasse, vendevano i loro figli agli usurai spagnoli, gli schiavi indios errano marchiati sulla faccia; gli spagnoli prima presero gli schiavi degli aztechi, poi fecero schiavi i condannati per reati, debito e insubordinazione, poi fecero schiavi tutti gli altri, la gran parte di loro morì di fame e di stenti. A causa delle miniere d’argento in Perù e nell’isola di Hispaniola (San Domingo e Haiti), gli indigeni furono completamente sterminati.

Nel 1518 Cortes partì come capitano generale da Hispaniola per il continente e ricevette un prestito, con garanzia di terre e schiavi da conquistare; poiché era indebitato, trasgredì agli ordini del governatore e partì all’avventura con 600 uomini, promettendo loro una parte del profitto o bottino; però i suoi uomini, presa Tenochtitlan, la capitale azteca, ricevettero solo 80 pesos a testa, con i quali dovettero pagarsi anche l’equipaggiamento e l’assistenza medica, ne nacque del malcontento che Cortes ridusse mandando gli uomini a colonizzare varie province.

Cortes vinse oro barando al gioco d’azzardo con i suoi uomini e con Montezuma, re degli aztechi, suo prigioniero, poiché però continuava a indebitarsi, arrivò a impegnare anche i gioielli della moglie; assediato dai creditori, tornò in Spagna chiedendo la protezione dell’imperatore Carlo V. All’università spagnola di Santander si discuteva se gli indiani avevano un’anima e se potevano essere ridotti in schiavitù, gli indiani divennero schiavi del debito anche se si erano fatti cristiani; malgrado l’oro e l’argento americano, anche Carlo V continuava a essere indebitato con banchieri fiorentini e genovesi e per le sue guerre europee sollecitate dal papa, riceveva cospicui sussidi dal papa.

Le prime grandi società per azioni o corporazioni di grandi mercanti furono le compagnie delle indie olandesi e inglesi, che facevano esplorazione, conquista e sfruttamento, per il profitto e mettendo da parte la morale; a causa dei debiti, Filippo II, figlio di Carlo V, fece una dichiarazione d’insolvenza e il Banco San Giorgio di Genova, i Fugger e i Welser di Germania minacciarono di chiudergli il credito, se non avesse rimborsato i creditori. I debitori sono alle mercé dei creditori soprattutto quando sono insolventi, a meno che non denuncino il debito.

Nel 1520 Lutero iniziò la sua carriera di riformatore, era contro l’usura e chiamava usura anche le indulgenze papali, però era a favore di governo, commercio e proprietà privata, mentre altri riformatori religiosi proponevano il giubileo o anno sabbatico, contestavano i privilegi degli aristocratici e degli ecclesiastici ed erano contro la proprietà privata. Nel 1525 i contadini tedeschi, indebitati e tassati, in nome del comunismo dei primi cristiani, si sollevarono e chiesero la terra, ma Lutero rispose che l’anno sabbatico non era più valido e che un tasso del 5% sui prestiti doveva essere considerato legale.

 

Anche il riformatore svizzero Zwingli che, come Lutero, aveva fatto il suo compromesso con il potere, sosteneva proprietà, governo, legge, profitto e interessi; Calvino dichiarò lecito un interesse del 5%, considerava il denaro capitale e dichiarò lecito l’interesse perché, contro le vecchie indicazioni della chiesa e delle scritture, per esso anche il prossimo era da considerare straniero. Come il principe di Sassonia, anche il mangravio Casimiro Hohenzollern (1481-1527) di Brandeburgo, a causa dei debiti del padre, aderì alla riforma luterana, pensando di mettere le mani sui beni della chiesa, intanto aumentò le tasse e perciò dovette reprimere un’insurrezione.

 

Secondo gli inglesi, chi perdeva il credito era morto per la società, il credito personale era ritenuto una questione di onore, onestà, integrità, moralità e reputazione; nel paese solo aristocratici e alti prelati maneggiavano monete d’oro e d’argento, i sudditi ricorrevano al credito. Tutti erano contemporaneamente debitori e creditori e dalla classe dirigente il credito al consumo era visto negativamente; ogni sei mesi si organizzava la giornata della resa dei conti, compensando crediti e debiti e pagando la differenza in monete o merci; poiché il paternostro invitava a rimettere i debiti, si riteneva che nel giorno del giudizio sarebbero stati compensati i debiti con i crediti.

 

In Inghilterra i prestiti a interesse furono legalizzati solo nel 1545, la fiducia era tutto e il prestito si formalizzava con una stretta di mano, la castità della moglie e delle figlie era parte del credito, quelli senza credito erano considerati paria e vagabondi; i contanti erano usati da soldati e criminali, per pagare stranieri, tasse e soldati. Nel 1605 in Inghilterra, come forma di solidarietà sociale, su esempio dei monaci cristiani, come in Sicilia, si svilupparono le fratellanze o confraternite o società di mutuo soccorso, che poi sfociarono nelle società segrete, nei movimenti, nell’associazionismo e nei partiti.

 

Nel 1510 Francesco Guicciardini aveva affermato che l’interesse personale muoveva gli uomini, nel 1651 Thomas Hobbes sosteneva che gli uomini erano guidati dall’interesse, nel 1696 Charles Davenant difese il credito, poi l’economia creditizia si evolse in economia dell’interesse. In Inghilterra, sotto gli Stuart ed Elisabetta I, alla gente non piaceva ricorrere alla legge, si colpivano duramente vagabondi e debitori insolventi, le persone decenti evitavano i tribunali e, secondo la vecchia morale comune, il creditore dell’interesse era spesso considerato colpevole come il debitore insolvente.

 

La legalizzazione dell’interesse cambiò le cose e nel 1580 i prestiti a interesse divennero comuni, perciò i contratti privati fecero esplodere le cause per debiti, però si cercavano anche accordi extragiudiziari, perché tutti avevano paura delle prigioni per debiti. I debitori poveri erano incatenati e lasciati morire di fame, invece gli aristocratici detenuti conducevano una vita confortevole ed erano visitati da prostitute, la maggior parte dei negozianti inglesi operava a credito.

 

L’oro era assimilato al sole e l’argento alla luna, come tra i Borboni di Napoli prima dell’unità italiana e in conformità all’ideologia fisiocratica, si voleva evitare che il metallo prezioso lasciasse l’Inghilterra; comunque, sotto i Tudor, la tosatura delle monete e il peggioramento del titolo con il taglio della lega, fatto anche dal governo, erano moralmente condannate, si riteneva anche che creare moneta creditizia e con un tratto di penna avrebbe fatto aumentare le truffe.

 

Però, per le esigenze della guerra, il sistema bancario si sviluppò e la cambiale girata circolava come la cartamoneta cinese, i banchieri producevano denaro oltre le riserve, invece nel medioevo i governi avevano punito i banchieri che non erano in grado di far fronte ai loro impegni; però dove i banchieri controllavano il governo, come a Firenze era più facile manipolare le finanze dello stato e la moneta.

 

Nel XII secolo Venezia, per finanziare la guerra, emise titoli negoziabili municipali senza scadenza ed emise un prestito forzoso al 5%, questa pratica si diffuse negli altri stati italiani, in nord Europa e in Olanda. Obbligare i contribuenti a sottoscrivere un prestito è come chiedere di pagare le tasse in anticipo; nel 1650 la maggior parte delle famiglie olandesi possedeva titoli di debito governativo, erano promesse di pagamento che circolavano come moneta e perciò divennero moneta creditizia.

 

A Siviglia l’oro e l’argento arrivati dal nuovo mondo non erano usati nelle transazioni quotidiane, ma consegnato ai banchieri genovesi che lo spedivano all’est, soprattutto in Cina; anche in Spagna nel 1570 circolavano titoli di debito statali, era denaro prestato all’imperatore per imprese militari. Nel 1695 Charles Davenant proponeva una moneta creditizia, senza garanzie o coperture, John Locke e Isaac Newton, capo della zecca, erano però contrari alla manipolazione della moneta da parte del governo; Locke chiedeva allo stato di non mentire ai cittadini e credeva alle leggi naturali.

 

Nel 1694 nacque la banca d’Inghilterra, le sue banconote nacquero ugualmente per finanziare le spese di guerra del sovrano; la Banca d’Inghilterra nacque dopo che un consorzio di banchieri offrì a re Guglielmo III un prestito in cambio del monopolio di emettere banconote per il controvalore, poi l’argento si rivalutò e le monete d’argento furono tesaurizzate e scomparvero. Sparirono le monete pregiate, si abbassano i salari e la fame si diffuse, i ricchi avevano le banconote convertibili in metalli preziosi, mentre la popolazione aveva monete di piccolo taglio; nel 1717 l’impero britannico adottò il gold standard, oro e argento alla base delle banconote sembravano contrastare la vecchia moneta fiduciaria creditizia, però anche alle banche ordinarie era permesso di creare moneta bancaria.

 

La speculazione finanziaria arrivò al limite della follia e nel 1637 in Olanda, con il commercio dei tulipani, s’inventò la borsa valori, poi nel 1690 bolle speculative colpirono le azioni delle compagnie delle indie orientali; le azioni delle compagnie salivano alle stelle e popi crollavano e nel 1720 ne fu colpita anche la compagnia dei mari del sud, mentre la banque Royale di Francia assorbì altre compagnie commerciali, stampò banconote e nel 1721 esplose.

 

Perciò in Inghilterra si vietò la costituzione di altre società per azioni, eccettuate quelli create per costruire canali e strade, in Francia si proibì l’emissione di banconote basate sul debito pubblico; in quel momento, la tesi di Newton che diceva che nessuno poteva creare moneta o manipolarla fu accettata da tutti. Come la magia, la politica è l’arte della persuasione e della menzogna, infatti, la creazione illimitata di moneta era un atto di prestidigitazione, perché sembrava creare denaro dal nulla.

 

Secondo Lord Josiah Charles Stamp, direttore della banca d’Inghilterra, il sistema monetario moderno crea denaro dal nulla, l’attività bancaria è stata concepita nell’iniquità, i banchieri possiedono il mondo perché creano denaro come i falsari e i truffatori; lo creano con un tratto di penna o creando depositi bancari, il che fa divenire tutti schiavi dei banchieri, non solo con i debiti privati, ma  anche con le emissioni di banconote.

 

Hobbes sosteneva che i mercati potevano esistere solo sotto uno stato assoluto che costringesse a mantenere le promesse e a rispettare la proprietà, ma le banche centrali e ordinarie violano questa regola con le banconote e i titoli di stato in loro possesso; perciò ne scaturiscono crisi periodiche, con vendite allo scoperto, bolle speculative, cartolarizzazioni, derivati e rendite che soffocano l’economia produttiva dei beni, soggetta anche a forti tasse.

 

Nei primi mercati azionari di Olanda e Inghilterra erano scambiate principalmente azioni delle compagnie delle indie orientali e occidentali, che avevano valenza commerciale e militare, una di queste compagnie governò l’India per un secolo e le spese di occupazione le faceva pagare agli indiani; bisogna ricordare che storicamente il debito pubblico è nato soprattutto con le imprese belliche, il deficit spending dipende soprattutto da esse, perché nel terzo mondo, in Usa e in Italia dopo l’unità, la maggiore voce di spesa pubblica è stata quella militare, per la quale gli stati pare che abbiano sempre i soldi, che mancano per le spese sociali.

 

La moneta cartacea è moneta di debito e la moneta di debito è moneta di guerra, il mercato  mondiale moderno iniziò con il mercato delle spezie e poi si orientò verso il commercio delle armi, degli schiavi e delle droghe, prima caffè, tè, tabacco e liquori, poi le altre droghe pesanti. Per esportarvi meno argento, gli europei portarono l’oppio in Cina, con le armi, la compagnia delle Indie impedì l’esportazione di cotone indiano.

 

I nuovi mercanti globalizzati alimentarono le società segrete, la compagnia dei mari del sud diventò gigantesca e faceva collocamenti in borsa, nacquero innumerevoli società per azioni, che alla fine, con il profitto, entusiasmarono gli aristocratici, prima legati alla terra e diffidenti verso i mercanti. La azioni salivano e poi collassavano, s’invitavano i cittadini a comprare azioni, alcune persone si arricchivano e altre si rovinavano e lo stato non aveva niente da dire; con delle truffe, tanti raccolsero denaro in borsa e poi scomparvero, però lo stato protegge anche il gioco d’azzardo.

 

Le persone credulone, mirando al miraggio della ricchezza, sono facili da truffate; gli indiani di una fabbrica di gomma inglese del Perù cadevano nella trappola del debito, i lavoratori compravano al negozio del padrone, s’indebitavano ed erano costretti a lavorare, gli agenti dell’impresa erano personaggi senza scrupoli, perciò ridussero gli indiani in schiavitù. Il capitalismo delle grandi imprese non è nato sul lavoro libero ma su quello schiavo.

 

In America Latina i lavoratori ricevevano un compenso anticipato ed erano costretti con il lavoro a ripagarlo, erano servitori indebitati a contratto, le categorie degli indebitati e degli schiavi coincidevano, anche gli africani della Carolina erano stati lavoratori a contratto; quando gli schiavi africani furono liberati, furono rimpiazzati da lavoratori a contratto indiani e cinesi, i primi costruirono il sistema ferroviario americano e i secondi lavorarono nelle miniere sudafricane.

 

I contadini di Russia e Polonia, che nel medioevo erano liberi e possedevano la terra, anche se in comune, furono ridotti alla servitù all’alba del capitalismo, quando i loro signori vendevano il grano in occidente. I regni coloniali africani e asiatici richiedevano lavoro forzato e con le tasse e il debito portavano la popolazione a questa condizione; però questa situazione permane ancora oggi nel terzo mondo, a causa dei signori locali e del neo colonialismo.

 

Perciò la compagnia delle Indie legalizzò la schiavitù da debito per i beni da esportare, il capitalismo speculativo non ha niente a che fare con la libertà personale, ma, visto che protegge i monopoli, eccezionalmente solo con la libertà di mercato. Esiste un’analogia tra lavoro salariato e la schiavitù e sta nel rapporto di subordinazione, nell’assenza di libertà e nella locazione di forza lavoro.

All’inizio della rivoluzione industriale, i padroni pagavano i lavoratori anche in merci, con ticket per acquisti nei negozi aziendali, i lavoratori s’indebitavano con il padrone o prendendo a prestito al monte di pietà. Accadeva ciò perché a volte i padroni erano senza denaro e anche il governo non era in grado di pagare i suoi dipendenti (XVII secolo); però nel 1800 migliorò la finanza inglese, furono repressi i furti degli operai nei posti di lavoro e nacque il lavoro salariato pagato tutti i mesi.

 

Per Marx quando le persone erano costrette a vendersi era il ritorno alla schiavitù e affermava che il sistema si sarebbe distrutto da solo; però allora il sottoproletariato cittadino, dopo la recinzione delle terre comuni e l’espulsione dei contadini dalle campagne, era ancora più numeroso degli operai. Comunque, con salari regolari ci si liberava più facilmente dagli strozzini, le banconote spendibili sembravano a tutti una forma di libertà.

 

Cortes si alleò con tribù d’indios nemiche del re azteco Montezuma perché tutti gli invasori e gli stranieri hanno sempre trovato collaborazionisti interni, perché i paesi sono divisi in tribù, partiti, nazioni e classi. Il capitalismo è un sistema che incorpora gioco d’azzardo, speculazione, corruzione e violenza, però spesso va in cortocircuito, alimenta deficit pubblico, debito pubblico e moneta creditizia, favorendo la schiavitù del lavoratore.

 

Prima della rivoluzione francese, Mirabeau, Voltaire e Diderot erano convinti che, a causa dei debiti dello stato francese, nati con le guerre, lo stato fosse vicino al default e al collasso economico; il Piemonte, quando si annesse l’Italia, a causa delle sue guerre era fortemente indebitato. Il debito pubblico si è sempre alimentato con le guerre e capitalisti e banche possiedono gran parte del debito pubblico.

 

Thomas Jefferson affermava che questo debito schiacciava il popolo, portava alla bancarotta, alla dissoluzione della proprietà, alla fame e alla morte; la bancarotta era la sorte dei banchieri falliti, ma non si sapeva cosa significasse veramente per gli stati, forse significava la guerra civile e la denuncia o la remissione dei debiti. I debiti aumentavano con le guerre e il default sembrava inevitabile, in questa situazione la moneta perdeva valore e i militari, su commissione del potere occulto che dirige i governi, per reprimere le rivolte popolari, avrebbero preso il potere.

 

Come Mirabeau, Voltaire, Diderot e Marx, i vittoriani inglesi erano convinti che il capitalismo, a causa delle sue storture, non sarebbe durato per sempre, ritenevano l’insurrezione imminente, mentre chi speculava temeva di essere impiccato; le banche controllavano governo, esercito e informazione e perciò si sentivano più tranquille. Anche gli industriali di Chicago credevano che la rivoluzione era vicina, ci sono state sempre cento ragioni per fare la rivoluzione, anche se poi le rivoluzioni, anche per colpa dei rivoluzionari, non sono riuscite.

 

La rivoluzione finale è stata rinviata con certe riforme sociali che oggi si vorrebbero abolire, comunque, il capitalismo finanziario esplode periodicamente e crea delle crisi, perché crea credito illimitato, prima riservato solo agli amici o a clienti con garanzie, il che porta al collasso  economico. Nel 1944, con l’Europa distrutta, c’erano stati gli accordi di Bretton Woods che prevedevano la convertibilità del dollaro in oro, a 35 dollari l’oncia e solo a vantaggio degli stranieri, però il 15.8.1971 Richard Nixon annunciò unilateralmente la fine della convertibilità in oro; poi dicono che solo l’Italia non rispetta i patti.

 

Così si entrò nel regime dei cambi flessibili e delle svalutazioni competitive delle monete, poi nacque l’euro che doveva fare concorrenza al dollaro ma, a causa dei meccanismi regolatori, è stata una delusione come l’Unione Europea. La scelta di Nixon dipese anche dal fatto che la guerra del Vietnam era stata finanziata con il deficit di bilancio; eliminata la convertibilità, nel 1980 l’oro schizzò a 600 dollari l’oncia e in Usa crebbe l’inflazione.

 

Gli Stati Uniti custodiscono le riserve auree mondiali e delle banche centrali mondiali a Fort Knox e sotto l’edificio della Federal Reserve a Manhattan, però c’è chi afferma che quest’oro non esiste più ed è stato alienato, togliendolo ai popoli. Le banche creano denaro dal nulla e, contro il liberismo, impediscono agli altri di farlo, la Federal Reserve influenza anche i tassi d’interesse americani; oggi gli interessi finanziari si sono fusi con quelli militari e il dollaro è solo una moneta fiduciaria e creditizia sostenuta dalla potenza economica e militare americana.

 

Il dollaro è stampato dalle banche private consorziate nel sistema della Riserva Federale e non dal governo, Lincoln e Kennedy avevano provato a ritirare la licenza statale e furono assassinati; la Fed emette le banconote come cambiali, cioè come un debito del governo americano, con questo denaro, creato con un tratto di penna, le banche comprano titoli pubblici americani, comprati anche da stranieri. Le banche creano altra moneta virtuale concedendo prestiti.

 

Henry Ford ha affermato che, se gli americani avessero scoperto come funziona il sistema bancario sarebbe stata la rivoluzione, se ciò non accade è perché le banche controllano il governo, finanziano i giornali e i partiti; dalla posizione privilegiata del dollaro l’America ha avuto vantaggi perché finanziata i suoi debiti pubblici e privati con le emissioni monetarie e di titoli pubblici e con le rimesse dall’estero, mentre il debito pubblico cresce con le spese militari.

 

L’America ha 800 basi militari all’estero, di cui 80 in Italia, paese sconfitto e a sovranità limitata, dalla fine della seconda guerra laboratorio sperimentale per terrorismo e svalutazioni monetarie,   favorite da governi di poca durata e di scarsa autorità e credibilità, il che ha permesso a speculatori italiani e internazionali di riempirsi le tasche. Una quantità enorme di dollari circola all’estero, anche investiti da stranieri nel tesoro americano, nella borsa americana e in immobili americani; assieme ai dollari, i titoli pubblici americani e gli altri strumenti finanziari un giorno dovrebbero essere rimborsati ma non sarà così; sono una tassa imposta al mondo intero, con la svalutazione del dollaro, questa tassa aumenta, perché si sconta il credito.

 

In America esiste il lassismo di bilancio, però il paese, con il Fondo Monetario Internazionale e le società di Rating, impone agli altri paesi politiche monetarie restrittive e li spinge a rimborsare i propri debiti, anche l’Unione Europea segue questa politica con gli stati aderenti. I compratori più importanti del debito americano sono le banche di paesi sconfitti, cioè Germania, Giappone, Italia (soprattutto Vaticano), Corea del Sud, ma anche protettorati americani come Arabia Saudita e Kuwait.

 

A questi si aggiungono la Cina, che ha notevoli eccedenze da mettere in qualche parte; la Cina con le sue rimesse cerca di sostenere il dollaro per favorire la sua produzione e la sua esportazione industriale. Gli Usa reggeranno fino a che il dollaro resterà moneta di riserva, nel 2000 in Irak Saddam prese la decisione di passare all’euro e fu fatto cadere, oggi esiste la crisi dell’euro dovuta parte all’Europa e parte è alimentata ad arte dalla speculazione.

 

Nel 1968 nacquero le carte di credito e gli Usa hanno eliminato ogni restrizione ai loro tassi d’interesse; la servitù da debito è la maniera migliore di reclutare lavoratori, sono tanti quelli che lavorano per rimborsare un prestito; si finanzia l’emigrazione di lavoratori e poi si costringono al lavoro per rimborsare il prestito. Il Fondo Monetario Internazionale non è nato per proteggere i debitori ma i creditori, lavora in sintonia con Banca Europea, Onu, Banca Mondiale e WTO.

 

Grazie a FMI, salvo gli Usa, tutti gli altri paesi devono pagare i propri debiti, ma alcuni come l’Argentina li hanno denunciati e oggi sono in forte ascesa; nel 2000 i paesi asiatici iniziarono a boicottare il sistema e nel 2002 fu la volta dell’Argentina; l’Inghilterra lavora in sintonia con gli interessi finanziari americani. Il denaro arrivato in America è parte investimento, parte prestito e parte tributo inconsapevole di stati vassalli, infatti, non sarà mai rimborsato; la Federal Reserve nacque prima della prima guerra Mondiale, ma tre secoli dopo la banca d’Inghilterra, ancora oggi la monetizzazione del debito, secondo la visione di Jefferson, rappresenta l’alleanza tra militari e banchieri.

 

Fino alla fine degli anni settanta i salari sono aumentati e i consumi anche, a seguito delle rivendicazioni salariali e delle teorie keynesiane che furono alla base del New Deal di Roosevelt, allora le banche centrali creavano moneta dal nulla nei periodi recessione; però Keynes aveva anche chiesto l’eliminazione dei rentier, cioè i viventi di rendita, ritenuti dei parassiti economici e la riduzione graduale dei tassi d’interesse, invece David Ricardo aveva visto come parassiti i proprietari terrieri.

 

Alla fine degli anni settanta l’ordine keynesiano era al collasso, Ronald Reagan e Margaret Thatcher attaccarono i sindacati e l’eredità di Keynes, da allora la produttività è crescita, i salari sono decresciuti e la disoccupazione e le tasse sono aumentate, anche se le statistiche taroccate degli stati spesso vogliono far credere il contrario. Con Reagan e Thatcher fu il trionfo del monetarismo nel senso che, anche se la moneta era sganciata dall’oro, ne poteva essere regolata l’offerta per non favorire l’inflazione, però quest’obiettivo non fu raggiunto.

 

Lo stato incoraggiava i lavoratori a diventare rentier, si favorirono i fondi pensione e l’indebitamento dei lavoratori, con finanziamenti per la casa, con le carte di credito e per i consumi; il congresso americano abolì le leggi federali sull’usura e così divennero legali anche interessi al 50%. Entrava così in vigore il neoliberismo, ma tante piccole aziende, in Italia vessate da fisco e costo dell’energia, non riuscivano più a pagare i debiti in scadenza; in Usa ascese la destra evangelica che sosteneva l’economia dell’offerta, la creazione di moneta e il rifinanziamento dei debitori. Le famiglie s’indebitavano e cresceva la paura del pignoramento, si riducevano le spese familiari è aumentava la recessione.

 

Oggi il debito medio delle famiglie americane e pari al 130% del loro reddito annuo, mentre risparmia solo l’1% ricco della popolazione, il risparmio per le attività produttive e per coprire i deficit privati o di stato arriva come rimessa dall’estero, anche dai paesi poveri; gli americani s’indebitano con i fondi pensione, con le malattie e per mandare i figli all’università, gli universitari s’indebitano anche per la metà della loro vita lavorativa.

 

Quando i debitori rifiutano di pagare i loro debiti usurai, in tutto il mondo, le mafie, legate a lor signori, mandano scagnozzi per la riscossione, intanto aumentano i suicidi; dopo il collasso dei subprime del 2008 e il fallimento della banca Lehman Brothers, i finanziati americani ed europei, che hanno sempre spremuto soldi a risparmiatori, lavoratori e piccole imprese, sono stati salvati con il denaro del contribuente, anche creando altro denaro virtuale; mentre i mutuatari insolventi sono stati messi alla mercé dei tribunali, con procedure fallimentari, votate dal congresso, più dure per i debitori, perciò le case pignorate dalle banche deperiscono e gli ex proprietari sono in strada.

 

Dopo la fine dei paesi comunisti, in Usa tanti hanno paura che il sistema capitalista finisca, perciò la macchina militare e poliziesca si allerta, per proteggere grande capitale, dirigenti politici e fronteggiare collasso economico e rivolte. Dal 1945 al 1989 i moti erano ispirati dal marxismo, dal 1989 a oggi dall’islamismo, però la storia non è finita, i mercati sono esistiti anche al di fuori degli stati e Adamo Smith voleva un mercato senza debiti.

 

I primi ladri furono i razziatori e i malfattori, poi vennero gli eserciti occupanti, la polizia di stato e quindi gli esattori; Adamo Smith e David Ricardo erano sospettosi verso il credito, però c’era chi sosteneva che i banchieri prelevavano risparmio dai pigri senza iniziative, per imprestarlo a chi poteva investirlo per creare nuova ricchezza. Però con le crisi hanno sofferto solo lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori e contadini, è necessaria pertanto ancora una protezione dei debitori e del ceto produttivo e non dei rentier, come voleva Keynes.

 

A parte i crediti commerciali, i creditori sono generalmente ricchi e i debitori poveri, però con la moneta creditizia anche i poveri sono creditori verso lo stato, perché lavorano per una promessa di pagamento chiamata banconota che non sarà mai onorata e vale solo perché è accettata. Oggi anche le grandi imprese paiono indebitate, probabilmente dopo aver truccato i bilanci ed esportato denaro all’estero, per frodare stato, creditori, soci e dipendenti, mentre le banche hanno diretto gli impieghi verso la speculazione.

 

Nel mondo, solo quando i debitori hanno accesso a banche attaccate al bene pubblico possono liberarsi dagli strozzini, oggi finanziati dalle stesse banche a tasso di favore; solo quando i risparmi sono affidati a banchieri con il senso del servizio, possono essere indirizzati ai settori produttivi. La povertà è anche causata da mancanza di credito e dall’usura, per ripartire, occorre un giubileo interno e internazionale.

 

Atene e Roma, di fronte alle crisi debitorie, aggredirono debito, usura e schiavitù da debito, erano interessate a salvare il popolo minuto che formava nerbo dell’esercito e della marina, cioè erano interessati alla sicurezza esterna dello stato e a garantire l’impero; oggi gli Usa hanno inasprito le pene per i debitori, ma hanno eliminato la prigione per debiti, con i frutti dell’impero, come i romani concedono sussidi; per sostenere i poveri, importano merci a basso prezzo, ma raccomandano ancora ai cittadini, ma non alle banche, di pagare i debiti.

 

Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 

Bibliografia:

- “Debito” di David Goeber – Il Saggiatore Editore,

- “I Nuovi schiavi” di Kevin Bales – Edizione Mondolibri,

- “Storia Illustrata” Maggio 1966 n. 102, Settembre 1966 n.106, Marzo 1967 n.112, Febbraio 1968     n.123 – Mondadori Editore.

 

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BCE E CRISI ECONOMICA (6/8/2012)

 Malgrado gli isterismi di economisti di corte e televisione, l’Italia riesce ancora a finanziarsi con Bot al 3%, cioè a breve termine, mantenendo il debito liquido, perciò quando emette BTP al 6%, a lunga scadenza, con una domanda che supera sempre l’offerta, fa un regalo agli amici esteri e alle banche che li sottoscrivono, dopo essere state finanziate dalla BCE all’1%.

L’indebitamente serve ad asservire stati, imprese e famiglie, però, oltre i debiti privati, tra i debiti pubblici vanno inseriti anche quelli fatti dai governi regionali e locali, che esistono in Spagna, in Italia e in tutti gli altri paesi, le regioni si sono anche impelagate con i derivati; le regioni virtuose non sono sempre favorevoli alla solidarietà verso le altre regioni, come la Lega Nord, in Germania nemmeno la Baviera approva i suoi trasferimenti a favore delle regioni tedesche svantaggiate o peggio amministrate.

La Russia progetta un’unione eurasiatica, avente fini militari ed economici, da realizzarsi entro il 2015, simile all’Unione Europea, con i paesi del gruppo Brics, cioè Sudafrica, Brasile, Cina e India, progetta anche una nuova valuta, alternativa al dollaro e all’euro; perciò l’Estonia, timorosa della Russia, vuole integrarsi militarmente con la Nato, come ha già fatto la Polonia. Si dice che solo l’Italia non rispetta gli accordi, però gli Usa avevano promesso a Gorbaciov che gli ex paesi membri del Patto di Varsavia non sarebbero entrati nella Nato che, con la fine del comunismo, avrebbe  dovuto essere sciolta.

I Savoia hanno detto che la mafia, fatta di francesi, esiste anche in Francia, l’imperatore del Giappone ha affermato che la corruzione è grande in tutto il mondo, aiuta a fare affari e a far muovere più velocemente la politica; le lobby, grazie alla corruzione, commissionali leggi a loro favorevoli anche a Bruxelles. L’informazione prezzolata insiste sempre sulla corruzione italiana, le graduatorie dei paesi più corrotti è falsa ed è strumento di propaganda anti italiana; disarma moralmente l’Italia e aiuta a speculare a danno dell’Italia.

L’informazione insiste sull’evasione fiscale italiana, che esiste anche all’estero, come furbizia e come forma di difesa nei confronti dell’esazione statale, insiste sulla mafia italiana, ponendo gli italiani in uno stato di rassegnazione e disarmo psicologico che, fra l’altro, ha favorito l’avvento del governo Monti, che rappresenta il governo massonico della colonia Italia; a ogni buon conto, è sempre vero che l’Italia ha bisogno di buone riforme, però sarà difficile che, con le riforme, si possano toccare i privilegi degli amici.

Draghi afferma che l’euro è irreversibile, però l’Ecosistema, fatto di BCE e banche centrali, non accetta titoli di stato ellenici in garanzia e il Fondo Monetario ha bloccato gli aiuti alla Grecia, per costringerla a fare certe scelte economiche; se la Grecia non fosse entrata in Europa e nell’Euro, utilizzando a cambio, incentivi alle imprese e salari più bassi, forse avrebbe avuto il boom della Turchia. 

Intanto lo scudo antispread, proposto da Monti, che dovrebbe aiutare Spagna e Italia ad avere meno oneri in interessi di finanziamento, non decolla, il clima d’incertezza nelle decisioni economiche dell’Europa favorisce la speculazione, che è molto più celere; in guerra l’indecisione favorisce la disfatta. Intanto gli investitori esteri hanno cominciato a disinvestire, al mercato secondario, in titoli spagnoli, greci e italiani; poiché l’Italia si finanzia adeguatamente al mercato primario, cioè in prima emissione, non se ne preoccupa, però i tassi italiani dei BTP sono troppo alti, visto che la domanda supera l’offerta.

Senza acquisto di titoli di stato da parte dell’Ecosistema e senza eurobond, si potrebbe essere costretti ad abolire la moneta unica, che oggi è diventata fattore di rigidità e impedisce gli assestamenti insiti nelle variazioni dei cambi valutari; se si potesse agire liberamente sul cambio, si ridurrebbe la pressione sul salario, sulla domanda, sul commercio e sui debiti esteri; l’Unione Europea potrebbe esistere anche senza euro, lo dimostrano Danimarca, Svezia e Gran Bretagna, che ne stanno fuori;: comunque, il nostro difetto d’italiani è di aver creduto molto all’Europa e poco all’Italia, incapace di riformarsi da sola.

L’agonia dell’Europa non può continuare, i dirigenti politici europei sono asserviti alle lobby e sono inadeguati, come avviene nei momenti di crisi e d’incertezza, i capitali scappano da Italia, Spagna e Grecia e vanno ad alleviare i debiti americani. Le banche con poca liquidità si finanziano presso la banca centrale, dando in garanzia titoli pubblici, con la liquidità ottenuta, comprano altri titoli pubblici di maggior rendimento, poi li offrono in garanzia alla BCE, per ottenere altra liquidità, lucrando sulle differenze di tassi; le speculazioni della finanza assomigliano al gioco dei bussolotti.

L’Ecosistema, cioè BCE e banche centrali, vanta enormi crediti verso le periferie e debiti verso i privati che hanno portato capitali in Germania, apparentemente, se l’euro salta, quei debiti rimarranno a carico della Bundesbank, perché, chi ha fede nell’Europa, afferma che solo l’Italia non rispetta i patti. Se l’Italia uscisse dall’euro, non fallirebbe, perché lo stato che ha sovranità monetaria non può fallire, invece oggi possono fallire Grecia e Spagna, legate all’euro. Comunque, se l’Italia tornasse alla lira, si salverebbe la sua economia, ma tornerebbero le speculazioni sulla lira.

La politica di austerità della BCE sta aggravando la crisi, la BCE non è capace di governare la politica monetaria dell’eurozona e sembra favorire le banche e la speculazione, la banca centrale è solo capace di finanziare massicciamente e a prezzi stracciati il sistema bancario, che ha sempre speculato su imprese e famiglie; la BCE sta operando per salvare le banche del nord e per aiutare il sistema economico americano, verso il quale sono esposte le banche del nord Europa, la crisi viene principalmente da lì.

La Germania è contraria a eurobond e contro la mutualizzazione del debito pubblico, poiché l’Europa non è un’unione politica, non vuole pagare per gli altri paesi, come fanno gli stati a favore delle loro regioni interne; la Germania si oppone a un aumento dei fondi per il meccanismo europeo di stabilizzazione o MES, detto anche Fondo Salvastati, che serve indirettamente anche a finanziare le banche.

Per riequilibrare le bilance dei pagamenti degli stati, la Germania non può operare per ridurre il suo attivo commerciale a favore degli altri stati, che considera spreconi, in fondo, sta ancora pagando le riparazioni di guerra. Intanto sono a rischio di fallimento regioni e città metropolitane, come Valencia, Catalogna, Sicilia, Alessandria e Taranto, a causa di spese eccessive e d’investimenti in derivati; secondo il trattato di Maastricht, l’Europa non può essere prestatore di ultima istanza, cioè le è impedito di salvare gli stati.

L’Europa ha acquistato, in misura limitata, titoli di stato soggetti ad attacchi speculativi e ha iniettato 1.000 miliardi di liquidità nel sistema bancario; i titoli di stato acquistati con i fondi ESM/EFSF sono dati in garanzia alla BCE, per avere denaro fresco, usato per acquistare altri titoli di stato. BCE e Banche centrali erogano credito alle banche in cambio di garanzie e oggi la BCE considera garanzie adeguate i titoli di Italia e Spagna.

L’operazione è ammessa dal trattato di Maastricht, purché si acquistino titoli di ogni paese partecipante al sistema; le banche hanno sempre poco capitale proprio o di rischio e lavorano con denaro altrui, anche quando le cose vanno bene, sono le istituzioni che hanno più debiti o passività. La BCE ha un capitale di rischio di soli 6 miliardi di euro ma, avendo funzioni monetarie, ha risorse fuori bilancio pari a 3.500 miliardi di euro, come valore del suo signoraggio, cioè derivante dall’emissione di euro; perciò non può fallire, come non falliscono gli stati che hanno sovranità monetaria.

Dal punto di vista della concorrenza e dell’equilibrio economico e di bilancio, la Germania guadagna nel differenziale dei tassi con gli altri paesi, con interessi più bassi alle sue imprese e imposte più basse che in Italia, le quali sono in grado di soffocare l’economia; paga riparazioni di guerra, sopporta perdite immobiliari in Spagna e perdite sul credito concesso alla Grecia, ha perdite sui derivati americani, ormai irrecuperabili.

Il ciclo economico e le crisi, favoriti dagli speculatori, fanno periodicamente crollare i titoli azionari e aumentare i tassi del debito pubblico, poi il ciclo ricomincia a valori invertiti; questo processo, distruggendo risparmio e fiducia nello stato che lo deve garantire, favorisce l’accumulazione della ricchezza, consente di acquistare azioni a prezzo stracciato e di indebitare cronicamente gli stati, ridotti in condizione di schiavitù neocoloniale.

Agendo in funzione anticiclica, il prezzo delle azioni che crollano in borsa potrebbe essere sostenuto distribuendo utili adeguati, quando esistono, o con acquisti di azioni da parte delle imprese interessate e delle banche che le hanno in portafoglio, utilizzando fondi riserva allo scopo; accade il contrario perché, per le grandi imprese, che hanno impieghi finanziari, e le banche, l’interesse preminente è speculare e non favorire l’economia produttiva; perciò oggi il valore di borsa non rappresenta il valore di un’azienda, ma è solo un valore speculativo.

Il denaro è stato teoricamente sempre un valore redimibile o convertibile, cioè convertibile in oro, argento, altre valute o in beni che si possono acquistare per il controvalore, perché è un bene fiduciario, accettato in base alla fiducia; il processo si regge in piedi fino a che lo stato insolvente non lo mette fuori corso, denunciando il suo debito sottostante, gli Usa, con i loro debiti, che non saranno mai pagati, si stanno avvicinando velocemente a questa opzione. Con la siccità, che sta distruggendo i raccolti di cereali, se il terzo mondo usasse i dollari in suo possesso per acquistare i cereali disponibili in Usa, il governo americano non potrebbe far morire di fame gli americani, gli converrebbe mettere fuori corso il dollaro e impedire l’esportazione di alimenti.

Dal governo tecnico di Monti ci si aspettano vere riforme e il rilancio dell’economia, tuttavia i poteri forti, cioè la massoneria, hanno bloccato il decreto per lo sviluppo del governo; i nostri alleati, o meglio tutori, non apprezzavano i rapporti stretti tra Berlusconi e Putin, il quale, a capo del KGB, sapeva molte cose e può averle comunicate amichevolmente a Berlusconi. E’ probabile che Monti, legato ai mercati, alle banche e al Vaticano, abbia anche il compito di far recuperare alla Chiesa le perdite finanziarie da essa subite in Usa, infatti, da Mussolini le perdite della Banca Romana furono addossate all’Italia e il Vaticano riprovò l’operazione con le perdite del Banco Ambrosiano, ma fu bloccato dal ministro Andreatta.

Il quadro islamico non è chiaro, agenti inglesi e americani sono in Libia, dove appoggiano i rivoltosi, spesso fondamentalisti, il Qatar partecipa attivamente alle loro azioni e ha partecipato anche ai bombardamenti della Libia; come detto, i disordini servono a far fuggire i capitali. L’Italia, come un cane che muove la coda, è stata coinvolta dalla Francia nel bombardamento della Libia, dove aveva larghi interessi, così a essa si sono sostituiti in parte francesi, inglesi e americani, cioè gli alleati vincenti nella seconda guerra; mentre la Germania pare si stia lentamente disimpegnando dalle imprese belliche della Nato, le quali hanno sempre un risvolto economico.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;    numicco@tin.it.

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IN ATTESA CHE FINISCA LA CRISI

 La tassa sulle transazioni finanziarie, approvata recentemente da parlamento e commissione europea, oltre a costituire un’altra entrata fiscale, che si aggiungerebbe alle altre, senza prevedere l’eliminazione di altre imposte, dovrebbe avere il merito di contrastare le speculazioni sui mercati finanziari; il relativo gettito di 55 miliardi di euro annui, dovrebbe servire ad aiutare lo sviluppo, uso il condizionale perché le promesse degli stati e della politica raramente coincidono con i fatti.

Questa tassa sarebbe applicata solo al mercato secondario, con eccezione dei fondi pensione, sarebbe dello 0,1% sulle transazioni azionarie e dello 0,01% sui derivati, non si capisce il diverso trattamento, visto che questi secondi sono più speculativi dei primi. E’ previsto che la nuova imposta entri in vigore, all’interno dei singoli stati, entro il 31/12/2014, quando la crisi finanziaria potrebbe essere passata e i bilanci di alcuni stati come l’Italia, stando alle promesse del governo Monti, potrebbero essere in pareggio; si spera che l’imposta, teoricamente giusta come quella patrimoniale, serva almeno a ridurre le altre imposte.

Germania e Gran Bretagna sono contrarie a questa tassa, perché temono che possa disincentivare gli investimenti nella UE provenienti dall’esterno della comunità, in realtà, un’imposta del genere già esiste in Svizzera; comunque, per evitare distorsioni finanziarie, fughe di capitali e concorrenza sleale, sarebbe meglio che la tassa fosse applicata in tutto ilo mondo. Si potrebbero tassare anche le azioni emesse fuori aria euro, ma commercializzati in area euro; per contrastare l’evasione della nuova imposta, si pensa di collegare la tassa alla proprietà del titolo, cioè il trasferimento del titolo avverrebbe solo con il pagamento della tassa.

Nel 2008 in Usa a causa della bolla immobiliare o crisi dei subprime, cioè dell’insolvenza dei debitori privati ai quali era stato concesso credito con troppa facilità, il salvataggio pubblico delle banche costò al governo americano 1.000 miliardi di dollari; la crisi immobiliare si estese alla Gran Bretagna, dove fece fallire la banca Union Jack, con 21 miliardi di perdite di sterline accollate allo stato.

Le banche inglesi investivano anche nel mercato immobiliare spagnolo, che ora è fermo, le banche della Gran Bretagna hanno notevoli crediti insoluti verso l’Irlanda, le banche di Francia e Germania hanno notevoli crediti insoluti verso la Grecia, da ripianarsi da parte della Banca Centrale Europea, cioè a spese anche degli italiani; ciò malgrado, fino a ieri, l’Europa si era limitata a sottolineare solo il pericolo del debito pubblico italiano, aiutata dagli echi degli agenti dei mercati annidati nel panorama politico italiano. Quando si afferma che la crisi è nata nel 2008 in Usa ed è poi rimbalzata in Gran Bretagna e in Europa, si dice il giusto, però bisogna avere presente che oggi le grandi imprese, dopo aver delocalizzato impianti nel terzo mondo, con i maggiori profitti si sono date agli impieghi finanziari, concorrendo alla creazione di questa situazione.

In caso di necessità, gli Usa possono aumentare i dollari in circolazione, costa poco stamparli e servono a finanziarie il deficit di bilancio federale, invece l’Italia, avendo perduto la sovranità monetaria, non lo può fare, ma lo fa la Banca Centrale Europea, ma solo a vantaggio delle banche in sofferenza e non degli stati; con il denaro ricevuto, queste banche acquistano titoli pubblici, guadagnandoci.

L’euro è diventato una camicia di forza per le economie più deboli, la crisi è crisi di sovrapproduzione, per carenza di domanda, a causa di tasse alte, bassi salari e mancanza di lavoro; intanto i capitalisti spostano impianti produttivi all’estero che creano ricchezza e occupazione in altri lidi. Poiché, fino a che non arrivano le insolvenze, la speculazione è diventato il modo normale di fare soldi, anche le valute si spostano per ragioni speculative, oltre che per movimenti delle merci.

Tanti paesi indebitati, per potersi riprendere, dovrebbero rinegoziare il debito estero, rinegoziare i tassi usurai, chiedere una riduzione del debito estero, come ha fatto l’Argentina; anche lo stato può fare una conversione forzosa, al ribasso, degli interessi dei titoli pubblici emessi; occorrerebbe anche riformare la BCE e i trattati europei, emettere eurobond, chiudere i paradisi fiscali e ridurre le spese militari.

Come accade nei prestiti alle imprese, si dice che i mercati chiedono interessi più elevati dagli stati più indebitati, ma chi paga interessi più alti non è detto che alla fine paghi; comunque, Giappone e Usa hanno elevati debiti pubblici ma, diversamente dall’Italia, pagano interessi vicini al 2%, Gran Bretagna e Germania, con meno debiti, pagano ugualmente interessi vicini al 2%; l’Italia pagando interessi al 6%, con la metà del debito pubblico detenuto da banche estere, sta concorrendo con la BCE al risanamento di queste banche, scottate dai derivati nel loro portafoglio.

Alla fine del 1990 il debito pubblico giapponese era pagato al 6,7%, il paese aumentò la spesa pubblica, aumentò il deficit di bilancio e il debito pubblico, e il tasso s ridusse, perciò questo tasso, diversamente da quanto sostenuto da informazione ed economisti di corte, non sembra dipendere dal debito pubblico. Gli Usa, pur avendo la tripla A dalle agenzie di rating, che avevano dato la tripla A anche a imprese e banche fallite, in rapporto al reddito, hanno con il Giappone il più alto debito pubblico.

Gli Usa hanno anche un deficit di bilancio del 10,8%, perciò non sono in grado di dare lezioni a nessun paese, non è questione di antiamericanismo o filoamericanismo, sugli Usa incombe il rischio di fallimento, che non significa però la fine degli Usa, anche se il paese si potrebbe spaccare come l’Italia, ma significa solo la cancellazione dei loro debiti, è accaduto ad altri paesi nella storia; intanto in nord Europa, per soccorrere le banche, il debito pubblico sta aumentando più velocemente che in Italia.

L’origine della crisi europea risale alla crisi del debito privato Usa del 2008 e allo sviluppo dei derivati nati, non solo per speculare, ma anche per ripianare i vari deficit americani; però la Banca Centrale Europea ha l’ossessione del deficit di bilancio e del debito pubblico degli stati europei e non permette l’acquisto di titoli di stato da parte della Banca Centrale e l’emissione di eurobond, ma la banca finanzia all’1% le banche ordinarie che li acquistano e, con la differenza dei tassi, coprono le perdite sui derivati o sui crediti insoluti in genere.

A causa dei ritardi nelle riforme e dell’ignoranza della classe politica, in Italia è diventato un dogma l’euro e il patto di stabilità, quasi che fosse più morale salvare l’euro che l’Italia; a proposito del patto di stabilità, è da ricordare che anche Germania e Francia hanno infranto più volte i parametri di Maastricht, è da ricordare anche che nel 1993 l’Italia abbandonò il Sistema monetario Europeo e poi, per volere stare in Europa, che doveva essere la nostra ancora di salvezza, fece seguire manovre di bilancio durissime.

Oggi, per superare la crisi, si punta a precarizzare il lavoro, a deregolamentare e a privatizzare; negli anni 1970 ci fu la crisi economica, legata alla crisi petrolifera, alla caduta dei profitti e allo sgancio del dollaro dall’oro, che fece diventare il dollaro carta straccia inconvertibile, come la lira, ma accettata con fiducia dai mercati; erano finiti gli anni del boom del 1950 e 1960 e cominciò l’esternalizzazione della produzione e dell’occupazione.

Questa situazione ha portato gli stati a ridurre i servizi e le prestazioni pensionistiche, non è solo una questione di razionalizzazione delle spese e di riduzione degli sprechi, peraltro auspicabili; è accaduto tutto ciò perché la finanza speculativa ha tolto risorse allo stato, ai risparmiatori e alle imprese e ora, dopo aver trascurato la produzione di beni, con le insolvenze chiede di essere salvata.

Le crisi bancarie e degli stati si sono sempre risolte con bancarotte a carico dei sudditi contribuenti, in Italia dall’unità è accaduto con Banca di Sconto, Banca Romana, Banco Ambrosiano, Banco di Napoli, Banco di Sicilia; all’estero è accaduto, per fare solo alcuni esempi, con la banca BCCI internazionale, con la Banca Nugan e con tante banche americane. A proposito d’insolvenze degli stati, determinate anche da spese belliche, gli stati insolventi hanno sempre denunciato i debiti esteri, nel rinascimento lo fece anche l’Inghilterra con i banchieri fiorentini.

Oggi, poiché nel terzo mondo il lavoro costa meno, ignorando che la struttura dei prezzi europea è diversa, cioè il costo della vita è maggiore, si vuole uscire dalla crisi aumentando lo sfruttamento dei lavoratori; per la riduzione degli sprechi dovremo invece aspettare, spreco è un eufemismo e certi sprechi sono fatti a favore di amici, perciò non si possono ridurre facilmente. La domanda Usa è stata alimentata aumentando artificialmente il debito d’imprese e famiglie e sfruttando la posizione privilegiata del dollaro; la Cina è diventata il maggiore creditore degli Usa e con l’eccedenza commerciale fa investimenti all’estero,  compra terra in Africa, materie prime e tecnologia, però, diversamente che in Usa, il sistema bancario cinese è per lo più statale.

Il capitale finanziario è un parassita che divora l’ospite cioè cittadini e lavoratori, i trasferimenti e cambiamenti produttivi espellono lavoratori e fanno cadere la domanda, l’occupazione e le tasse; perciò il capitalismo passa periodicamente dai boom alle depressioni. Oggi i giovani sono più qualificati e più disoccupati e sottopagati della generazione precedente, perciò nascono movimenti di protesta, come gli Indignados del mondo spagnolo, il movimento cinque stelle dell’Italia e il movimento Occupy degli Usa; questi movimenti sono estranei al sindacato, spesso compromesso con il sistema.

La Federal Reserve mantiene a zero i tassi per le banche, mentre il debito pubblico Usa aumenta di 1.500 miliardi di dollari l’anno; con tassi d’interesse inferiori al tasso d’inflazione, gli Usa hanno salvato le banche. Le rimesse dall’estero, prima transitate nei paradisi fiscali, hanno aiutato questa situazione deficitaria, questi capitali sono di provenienza mafiosa, delle classi dirigenti e dei capitalisti dei vari paesi; le instabilità politiche regionali, alimentate ad arte, hanno aiutato quest’afflusso, incoraggiato anche da consolati e ambasciate americane all’estero. Invece in Italia, che è una colonia, per legge non si può riciclare e lo stato, a vantaggio di altre potenze concorrenti, non paga i crediti delle imprese, forse per costringerle a spostarsi all’estero.

In Usa il mercato, dopo la delusione del mercato immobiliare e della borsa, si dirige verso le obbligazioni del tesoro perché il mercato di borsa, in tutto il mondo, è stato trasformato in un casinò, in Italia con il benestare della Consob; le imprese d’investimento e di trading, non investono a lungo temine, ma, aiutate dall’informazione da loro pagata, comprano e vendono in giornata e influenzato speculativamente il corso dei titoli; oggi quest’attività rappresenta la maggioranza di tutti gli scambi azionari.

Perciò gli investitori istituzionali preferiscono comprare titoli del Tesoro, che rendono solo il 2%, invece delle azioni, mentre, a causa di un’informazione drogata, in Europa le banche preferiscono comprare titoli tedeschi, che rendono molto meno di quelli italiani; non tutti sono convinti della solvibilità dell’Italia, che dalla fine della seconda guerra ha sempre pagato i suoi debiti esteri. In Usa il Tesoro chiede alla Federal Reserve di stampare i soldi per pagare le sue obbligazioni, il debito americano complessivo, tra pubblico e privato, cresce e nessuno lo potrà mai pagare mai, il default degli Usa si avvicina, ma le società di rating non se ne accorgono.

A differenza del Giappone, gli americani non possiedono il proprio debito pubblico, che è detenuto in gran parte da Cina, Giappone e Opec; non ci facciamo suggestionare dalle fluttuazioni valutarie dell’euro, con l’aumento dell’offerta di dollari, il tasso del cambio del dollaro è destinato a scendere, perciò la Cina sta facendo altri impieghi con le sue eccedenze; per il momento non si libera di dollari e titoli americani per non  favorirne il deprezzamento, danneggiando il suo stesso portafoglio.

Cina, Giappone, Russia ed Europa stanno uscendo lentamente dagli investimenti in dollari Usa, anche se la rivalutazione del dollaro rispetto all’euro, frutto di speculazione, tenta di far credere il contrario e orienta diversamente il parco buoi dei piccoli investitori, mentre economisti di corte vaneggiano affermando che, per aiutare le esportazioni europee, il dollaro dovrebbe valere un euro; non ci dicono però come in questo modo si aiuterebbero le esportazioni americane che languono.

Si stanno ritirando dal dollaro Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa, questi paesi sono intenzionati a creare una loro banca centrale e una loro moneta internazionale, rinunciando al dollaro come riserva; il Giappone stato semisovrano, come l’Italia e la Germania, perché ha perso la guerra, è meno libero e, per il momento ha fatto solo un accordo con la Cina, per rendere yen giapponese e yuan cinese liberamente convertibili e quotati, in tal modo il commercio tra i due paesi sarà regolato dalle loro valute e non dal dollaro; anche questo sarò un colpo per il dollaro, perché il valore di una moneta è determinato dalla sua domanda.

In Usa le banche prendono dollari in prestito dalla Fed a tasso zero e comprano titoli del Tesoro al 2%, comprendo le loro perdite, però anche i dollari circolanti sono debito dello stato americano, che aumenta inesorabilmente. I banchieri di Wall Street non sono stati perseguiti perché la loro invenzioni finanziarie, appoggiate dal governo, servivano a finanziare i debiti e a sostenere la domanda.

In Usa si fanno vendite di oro e argento allo scoperto, una speculazione autorizzata dallo stato, perciò, fino al 2011, i loro prezzi sono aumentati costantemente, dal 2012, con le vendite, il loro prezzo ha cominciato a scendere, passando per l’oro da 1.900 a 1.550 dollari l’oncia. Probabilmente, oltre JP Morgan, anche la Federal Reserve fa vendite allo scoperto di oro e argento, la vendita allo scoperto può superare la quantità esistente e spinge i prezzi al ribasso.

Perciò il mercato di oro e argento può essere manipolato come il mercato delle obbligazioni del Tesoro e i relativi tassi d’interesse, come il mercato del petrolio, del grano e delle materie prime. Se dovesse scoppiare la guerra con l’Iran, sarebbe la crisi petrolifera e l’inflazione, ma ne guadagnerebbero debitori, produttori di armi, società petrolifere e stati produttori di petrolio; aumenterebbe ancora la concentrazione delle ricchezze non monetarie, mentre i lavoratori e i pensionati ne soffrirebbero ancora di più; per vedere se la guerra conviene, lor signori stanno facendo le loro simulazioni matematiche.

Nei moderni mercati finanziari, con l’autorizzazione dello stato, le scommesse fatte dalle banche non sono coperte, cioè le banche operano allo scoperto; a causa di questo sistema economico, in America aumentano i poveri, si concentra la ricchezza e si distrugge il risparmio privato; con l’esportazione delle aziende produttive, oggi gli Usa dipendono dalle importazioni dall’estero. Quando il dollaro si svaluterà, aumenteranno i prezzi e si ridurrà ulteriormente il livello di vita degli americani, mentre il debito continuerà a crescere, anche se svalutato al cambio con le altre monete.

Quando c’è l’inflazione, si restringe il credito e si tolgono soldi al sistema commerciale bancario, vendendo alle banche obbligazioni del Tesoro, infatti le banche non fanno più credito alle imprese quando  gran parte dei risparmi sono drenati dallo stato. Lo stato è il più grande distruttore netto di ricchezza, perché utilizza due terzi dei risparmi e fa solo il 10% degli investimenti complessivi. Inoltre, l’aumento dei tassi nei debiti pubblici americani o europei determina il deprezzamento dei vecchi titoli, con danni per risparmiatori e investitori.

Per risanare il sistema, nell’anno del giubileo, occorrerebbe denunciare i debiti, soprattutto quelli speculativi in derivati, cercando di salvare e richiamare le imprese produttive e di salvare il piccolo risparmio e gli investimenti in attività produttive; occorrerebbe anche tornare al protezionismo e alle monete locali, fonti di entrate per gli stati. I derivati americani arrivano a 230.000 miliardi di dollari, pari a 15 volte il PIL americano, le cinque maggiori banche americane possiedono la maggior parte di questi derivati, però Europa li possiede anche la Deutsche Bank e in derivati hanno investito anche enti pubblici europei e italiani.

Al 31.12.2011 JPMorganChase aveva derivati pari a 516 volte il proprio capitale di rischio, per Goldman Sachs il rapporto era uno a 2.295, perciò questa banca ha deciso di porre la sua attenzione sull’economia italiana, aiutata da Monti. E’ difficile pensare che la Merkel e i politici italiani capiscono queste cose, la maggior parte dei politici è solo al servizio pagato delle lobby o agli ordini delle élite; i politici incassano tangenti per fare qualche cosa che spesso non capiscono e intanto gli italiani pagano, la stessa cosa va detta per i giornalisti prezzolati e per gli economisti di corte.

A causa dell’insicurezza del quadro politico, i capitalisti greci hanno esportato miliardi di euro in Olanda, quelli italiani lo hanno fatto da decenni in Svizzera. Vista l’incapacità delle banche di recuperare crediti, concessi spesso a imprese amiche, anche se in difficoltà, queste sono intanto costrette a mettere tra le perdite i derivati; per le insolvenze private provvedono i prestiti di favore di Federal Reserve e  Banca Centrale Europea. Perciò oggi i finanziamenti agevolati alle banche ordinarie della banca centrale europea, si risolvono in finanziamento a privati insolventi, che non pagheranno più.

Poiché il debito italiano, diversamente dagli altri paesi, è fatto soprattutto di debito pubblico, per equità, la banca centrale europea dovrebbe accollarsi il debito degli stati oltre il’80% del PIL; l’Italia ha sbagliato a non riformarsi, ma l’Europa ha sbagliato a tenere sotto osservazione solo l’Italia e a fare osservazioni solo all’Italia, viste le insolvenze delle banche dei paesi del nord Europa, messe peggio delle banche italiane. Fino adesso i finanziamenti europei sono andati solo a vantaggio delle banche, travolte da insolvenze private e da investimenti demenziali nei derivati, questi investimenti sono irrecuperabili.

Se l’America dovesse ripudiare il dollaro, per la maggior parte posseduto all’estero e che costituisce un debito, e dovesse denunciare il debito pubblico, che per la maggior parte è detenuto all’estero, come hanno fatto altri paesi nella storia, risorgerebbe; farebbe come fece nel rinascimento l’Inghilterra con i banchieri fiorentini e come hanno fatto gli europei dopo la prima e la seconda guerra mondiale verso gli Usa, perché la storia della finanza, nei rapporti tra stati, è una storia d’insolvenze. Reintroducendo il protezionismo sui manufatti, l’America risorgerebbe, l’America ci guadagnerebbe anche svalutando fortemente il dollaro.

Bisogna dire però che l’America ha stabilimenti all’estero e ha comprato con denaro di carta, prossimo a scadere, industrie straniere, ad esempio Ford e Opel in Germania, Ducati in Italia, presto in Italia Ansaldo, Breda, parte di Fiat e di Finmeccanica; i paesi creditori degli Usa, perché possessori di dollari o di titoli del tesoro americano, se non sono colonie, avrebbero almeno il diritto di nazionalizzare senza indennizzo queste imprese.

Così, con la nazionalizzazione delle banche e quella delle imprese, a causa della crisi, sarebbe messa una pietra sul liberismo e ricomincerebbe il ciclo, cioè si ricomincerebbe da capo, in attesa della prossima crisi. Però sarà molto dura per alcune persone che vivono di fede, prima in Cristo, poi nell’Unione Sovietica, in Stalin, Mao, ora a favore di Europa, Euro, Onu, costituzione, papa, risorgimento e resistenza.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it numicco@tin.it

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LA TRISTE ITALIA

 Con una disoccupazione giovanile al 36%, dal 2010 in Italia è ripresa fortemente l’emigrazione, fatta di giovani laureati e tecnici che non si rassegnano alla disoccupazione; questa emigrazione è diretta in Europa settentrionale, Australia, Canada e Sudamerica, il nuovo mondo, superati periodi di crisi, è oggi in forte sviluppo; come l’Italia, alimentano l’emigrazione europea del XXI secolo Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, diretta agli stessi lidi.

Dal 2000 al 2010 erano emigrate dall’Italia 316.000 persone, oggi emigrano quasi 100.000 persone l’anno, la maggior parte di loro si sposta con visto turistico e perciò non se ne conosce l’esatto numero. Oggi l’Italia perde tecnici e laureati e importa circa 200.000 operai generici l’anno, circa cinque milioni in due decenni; i moderni emigranti italiani, per la loro formazione, sono costati alle famiglie e allo stato circa 300.000 euro ciascuno e andranno a creare ricchezza all’estero.

La riduzione del debito pubblico, fiscal compact e salvataggio del sistema finanziario hanno favorito recessione e nuova emigrazione, oggi alcuni paesi favoriscono questa immigrazione ad alta formazione e paesi limitrofi all’Italia, come Svizzera, Austria; Serbia e Slovenia, sulla scia della Romania, favoriscono anche la delocalizzazione d’industrie italiane, non ignorando che l’offerta imprenditoriale italiana è molto ricca.

Mentre la Germania si ritiene fortunata in Europa perché riesce a crescere dello 0,5% annuo, secondo la Banca Mondiale, dal 2009 al 2010, l’America Latina è cresciuta del 33,43%, l’India del 25,4%, la Russia del 21,1%, la Cina del 18,74%, mentre l’OCSE solo del 4,74%; l’Europa occidentale è in recessione e l’Italia denuncia perdite di reddito annuali. Per contenere il deficit di bilancio dello stato, secondo la cura Monti, si punta sull’aumento delle tasse e sulla riduzione della spesa sociale, senza fare le necessarie riforme per ottimizzare la spesa stessa.

Ancora una volta, nonostante i conti Inps fossero ancora largamente in attivo, si è preferito allungare l’età della pensione, invece di ridurre le pensioni elevate e le pensioni plurime; secondo i dati dell’Inps, il 4% dei pensionati che sono 660.000, prende oltre 8.000 euro lordi di pensione il mese, con un onere pari al 30% della spesa pensionistica. Mettendo un tetto alle pensioni elevate, si potrebbero sostenere quelle sociali e quelle più basse, rilanciando i consumi, l’occupazione e la produzione.

I pensionati d’oro appartengono ovviamente alla classe dirigente e libero professionale, portando le loro pensioni di 8.000 euro a 5.000 euro, si risparmierebbero 34 miliardi di euro l’anno, il tenore di vita dei colpiti non ne soffrirebbe, perché queste persone hanno risparmi, rendite e patrimoni e, a volte, lavorano ancora. Il sistema delle pensioni pubbliche non deve seguire solo un criterio retributivo o contributivo, ma anche uno mutualistico.

Anche per le remunerazioni dei lavoratori esistono forti differenze, non mi riferisco solo al lavoro nero o al lavoro irregolare, però in questo caso è più difficile ridurre le differenze, perché l’impresa privata può essere più o meno florida, gli imprenditori vogliono più discrezionalità salariale e premiano quelli che ritengono più utili, senza badare all’interesse sociale; è per questo che, dappertutto, operai e contadini sono stati pagati sempre meno, anche se solo loro sono i veri produttori.

Su questo tema sarebbe stato necessario un impegno del sindacato a ridurre gli emolumenti di certi dirigenti, ma il sindacato non si è mosso perché anche i dirigenti sindacali diventano dirigenti, soprattutto nella pubblica amministrazione e in banca, raggiungendo stipendi favolosi. Comunque, in Italia quelli che hanno una retribuzione di oltre 8.000 euro mensili sono circa 1.500.000, con un tetto retributivo di 5.000, il sistema guadagnerebbe 97 miliardi di euro (dati Inps), con i quali finanziare i salari più bassi ed elevare la domanda.

I partiti senza un programma hanno invitato sempre a riformare le pensioni e a combattere l’evasione, senza ricordare che, oltre all’evasione illegale, alimentata anche dalle alte imposte, esiste anche l’evasione legale voluta dallo stato ed erede dei vecchi privilegi, immunità ed esenzioni degli stati assoluti e discriminatori, che erano una cosa diversa da una democrazia che non abbiamo mai raggiunto. Questi favori lo stato li ha sempre concessi a categorie amiche e alleate che aiutavano a tenere il popolo in posizione servile, altrimenti, con il loro potere ricattatorio, lo avrebbero spinto alla rivoluzione.

A parte i lavoratori morti prematuri, prima di prendere la pensione, considerata la durata della vita, il lavoratore, versa mediamente in contributi più di quello che riceve in pensione, ciò valeva per il sistema retributivo e a maggior ragione vale per quello contributivo, che prevede una pensione al 60% della retribuzione. Poiché si attinge illecitamente ai contributi dei lavoratori, la sorte dell’Italia sembra la sorte di una colonia sfruttata da lor signori, più precisamente, dai mercati e dai vincitori della seconda guerra mondiale.

I capitalisti italiani, cioè le grandi imprese, per guadagnare di più, guardano ai paesi in forte sviluppo, non amano investire i capitali in Italia, nemmeno i profitti realizzati in Italia, gli aiuti e gli sconti fiscali di stato e gli aumenti di capitali sottoscritti da italiani; anche se sono giustificati dal fatto che in Italia i consumi, grazie alla contrazione dei salari, ristagnano e pertanto non incoraggiano gli investimenti; inoltre, gli investimenti italiani e quelli esteri sono scoraggiati da maggiori tasse e maggiori costi energetici.

In passato il capitalismo italiano chiedeva il protezionismo perché produceva in Italia, oggi è contro il protezionismo perché produce all’estero a costi più bassi; il capitalismo e chi sta a esso dietro, perché esistono anche i prestanomi, investe nell’edilizia e nelle grandi opere, a prezzi quadrupli che all’estero, come le banche, insegue le speculazioni finanziarie e vuole guadagnare di più abbassando il costo del lavoro; poiché è in società con l’impresa privata chiamata Stato, non si batte adeguatamente per la riduzione delle tasse.

Questo capitalismo non è di destra o di sinistra, cioè non è ideologico, basta leggere i suoi giornali, ma segue solo i suoi interessi, ma spesso sbaglia a fare i conti, baste vedere il caso Parmalat e le perdite da esso subite nella finanza internazionale; come le banche, vorrebbero farle gravare su cittadini e lavoratori. Questo capitalismo, dopo aver rinunciato a produrre beni, vive di servizi, concessioni autostradali e appalti, violando le norme sull’ambiente sulla sicurezza del lavoro, pagando in ritardi le piccole imprese fornitrici; però, diversamente dai piccoli imprenditori, è finanziato a condizioni di favore da banche, nei cui consigli di amministrazione ha suoi rappresentanti.

Nel mercato del lavoro dominano cooperative e caporalato e i lavoratori, per far rispettare i loro diritti, devono sempre ricorrere alla magistratura del lavoro, la quale è meno riguardosa verso i datori di lavoro di quella che dovrebbe giudicare le banche, che per anni ha ignorato migliaia di denunce contro le banche. Oggi si versano contributi all’Inps, pari al 33% del salario, per avere una pensione misera, perciò l’Inps, visto l’attivo, è diventata l’impresa privata, perché non appartiene ai lavoratori, più redditizia; i dirigenti sindacali dell’Inps, cooptati dal sistema, non denunciano la situazione, l’Inps è anche socio della Banca d’Italia, che non ha vigilato sulle banche.

In Italia, a parte la cassa integrazione, che vale solo per alcuni lavoratori che il lavoro regolare ce l’hanno, non esistono ammortizzatori sociali, ma favori fatti agli amici, come le false pensioni d’invalidità. La flessibilità del lavoro è stata adottata dalla Germania, ma anch’essa, alla fine, ne pagherà lo scotto, per il momento è salvata dall’esportazione; la crisi attuale è nata in Usa ed è rimbalzata in Inghilterra ed Europa.

Con la seconda guerra mondiale, a causa delle forniture all’Europa, in Usa e America Latina fu il boom, con la ricostruzione dell’Europa e del Giappone, l’America Latina declinò e l’America, con la delocalizzazione all’estero delle sue industrie, avrebbe seguito la stessa sorte, se non avesse utilizzato il dollaro come strumento privilegiato di riserva internazionale, con il quale poteva finanziare deficit pubblico, deficit valutario, fare credito a enti pubblici, imprese e famiglie.

In fondo, stampare denaro costa poco, è la truffa più evoluta e la possono fare solo le banche centrali; con l’emissione monetaria americana, l’inflazione è stata controllata perché la moneta, invece di circolare tutta in Usa è tesorizzata all’estero, perché il dollaro è utilizzato nell’acquisto di materie prime e perché la moneta cartacea è stata sostituita da quella di conto, che è meno inflattiva. In un secondo tempo, sempre in Usa, per finanziare i deficit, le banche ordinarie, che posseggono le banche centrali, hanno inventato i derivati.

Il governo americano con i derivati ha sostenuto la domanda, ha favorito il credito senza garanzie concesso dalle banche, poi le banche hanno immesso i derivati nel mercato internazionale, mettendo in difficoltà enti pubblici, anche italiani, che hanno impiegato risorse in questi strumenti d’investimento e banche nordeuropee che hanno investito in derivati, perché spinte da grosse commissioni d’intermediazione, cioè tangenti, come si usa nel pubblico e nel privato. Gli amministratori delegati delle banche, con le commissioni personali da loro riscosse, hanno rifilato derivati anche alle loro stesse banche. 

All’Italia è stata imposta una cura di cavallo, è costretta ad aiutare finanziariamente Grecia e Portogallo, aggravando il suo bilancio, quest’onere doveva essere lasciato a paesi come la Germania, che si ritengono virtuosi, in realtà, le banche tedesche e inglesi, grazie ai derivati da esse acquistate, sono in una situazione più difficile delle banche italiane. La sottovalutazione in borsa delle banche italiane deriva da manovre speculative dei cosiddetti mercati, aiutati dalle società di rating, tutti intenti a saccheggiare l’Italia da trent’anni, con le consuete manovre di bilancio annuali, commissionate ai loro agenti presso i governi italiani.

L’Italia è in ritardo nelle riforme, però gli italiani pagano più imposte e vanno in pensione più tardi degli altri europei, è la condizione dei paesi coloniali che hanno perduto una guerra, dobbiamo fornire basi gratuite, fare la guerra degli altri e adottare le divise dei vincitori; nonostante l’Inps sia largamente attiva, ufficialmente a causa del debito pubblico italiano, ma in realtà per aiutare l’America che non pagherà mai i suoi debiti, abbiamo elevato l’età della pensione, mentre si poteva aspettare, scippando i contributi versati dai lavoratori. Da sempre, lo stato applica la doppia morale, ciò che è lecito a esso, non è lecito ai sudditi contribuenti.

 nunzio miccoli  www.viruslibertario,.it;   numicco@tin.it.

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L’ATTACCO AL MONDO DEL LAVORO

 Oggi l’Europa punta al pareggio del bilancio dello stato e alla flessibilità del lavoro, lo spread tra titoli pubblici italiani e tedeschi dovrebbe riflettere la domanda dei relativi titoli e il grado di solvibilità degli stati tuttavia, quando la domanda di BTP supera largamente l’offerta, non sembra proprio che il tasso offerto corrisponda alla domanda, ma che sia stato fissato artificiosamente alto, sembra insomma che è la speculazione finanziaria internazionale che detta la marcia.

Dopo aver privato i paesi europei della sovranità monetaria e di quella fiscale, per rendere l’Europa una costruzione stabile ed eliminare le distorsioni alla concorrenza, sarebbe stato necessario eliminare l’intervento agricolo nell’agricoltura, una politica fiscale e scolastica comune, uguali tariffe pubbliche ed energetiche e l’emissione di eurobond che avrebbe attenuato la distorsione dei tassi. Poiché l’Europa, seguendo la Germania, ha disposto diversamente, ora rischia di disintegrarsi, come rischia di disintegrarsi l’Italia, a causa dei deficit della sua politica e della sua amministrazione, mentre deficit di bilancio e il debito pubblico contano molto meno, checché ne dicano la Banca Centrale Europea e le agenzie di rating.

Il Giappone è in crisi e non cresce, ha un debito più alto dell’Italia e lo paga solo al tasso dell’1% perché non fa parte dell’Europa e perché il debito nazionale è in mano ai giapponesi, invece in Italia è per la metà in mano agli stranieri, soprattutto banche. In Italia nel 2011 si è avuto un avanzo primario nel bilancio dello stato, al netto degli interessi, mentre in Francia no, l’Italia punta di arrivare al pareggio di bilancio prima di Francia e Inghilterra.

La crisi dell’Europa, più che nei debiti dello stato, sta nello squilibrio commerciale degli altri paesi verso la Germania, che una volta si correggeva con la svalutazione della moneta, ma con l’euro non si può più fare; in Italia, grazie alla sua piccola e media industria, l’equilibrio della bilancia commerciale è migliore che in Francia, Inghilterra e Spagna; anche i debiti privati sono più bassi, ma è più alto il debito pubblico.

In Italia il patrimonio privato è più elevato che in Spagna, le riserve auree e il patrimonio dello stato sono elevati, quindi il can can delle agenzie di rating contro l’Italia serve solo alla speculazione; in Italia, per la seconda volta dopo il 1990, fanno gola le privatizzazioni; la corruzione esiste in Italia e negli altri paesi, però in Italia esistono più sprechi nella pubblica amministrazione e un’amministrazione pubblica più inefficiente che negli altri grandi stati europei.

Con una riforma di dieci anni fa, la Germania ha ridotto i salari prima degli altri paesi e vuole il rigore di bilancio, però l’economia tedesca è stata aiutata soprattutto dalle esportazioni negli altri paesi europei e n Usa; l’uscita dall’euro danneggerebbe anche la Germania, ma potrebbe essere una risposta per i paesi in crisi, l’Argentina, per uscire dalla crisi, sospese il cambio fisso con il dollaro, svalutò la sua moneta e poi ha rinegoziato il suo debito estero e ora si sta riprendendo alla grande.

La riduzione dei salari abbassa i costi ma non aumenta l’occupazione perché riduce la domanda che aumenta solo aumentando redditi, occupazione e riducendo le imposte sui redditi minimi e sui consumi. Però, nella domanda va calcolata anche la componente estera, nel primo trimestre del 1212 l’attivo commerciale della Cina si è ridotto di molto, a causa della crisi, dei costi energetici e dell’aumento dei consumi interni che riduce l’esportazione; mentre quello della Germania, grazie ai partner europei, che non possono mettere dazi, né svalutare, è ancora sostenuto.

Nel 1998 il Fondo Monetario e la Banca Mondiale avevano imposto ai paesi asiatici in crisi privatizzazioni, deregolamentazioni e liberalizzazioni, la Malesia si ribellò e adottò invece politiche espansive, poi ci furono la crisi russa e quella latino americana; grazie a queste crisi, ai proventi di mafie e alle guerre, le rimesse in cerca di rifugio affluivano in Usa dal mondo intero, in grado di soccorrere i deficit americani della bilancia commerciale, del bilancio dello stato, delle imprese e delle famiglie.

Oggi lo yuan cinese si sta gradualmente rivalutando e la Cina aumenta le importazioni soprattutto energetiche e punta all’aumento dei consumi interni, e all’aumento degli investimenti all’estero; per riequilibrare la sua bilancia commerciale a favore dei soci europei, lo dovrebbe fare anche la Germania, cioè non dovrebbe ridurre i suoi salari interni; con questa politica, la Cina favorirà anche un incremento del suo reddito nazionale e del commercio mondiale. Se il Pil raddoppia, con un incremento annuale dimezzato del reddito, l’incremento in valore assoluto sarà lo stesso.

Il disavanzo del bilancio dello stato, quando alimenta il debito pubblico, favorisce le speculazioni finanziarie e mantiene schiavi stati, famiglie e individui; per uscire da questa situazione di crisi, il Fondo Monetario ha sempre la stessa ricetta, cioè privatizzazioni, riduzione dei salari, del carico pensionistico e dell’assistenza sociale; le agenzie di rating, con valutazioni fasulle, sollecitano gli stati a mettere ordine nei bilanci pubblici, è da ricordare che avevano dato la triplice A a titoli che non valgono più niente.

In Italia l’informazione sembra aiutare l’operato del governo tecnico di Monti che, come il FMI, vuole flessibilizzare il lavoro e punta alla riduzione delle spese sociali, che in Francia sono molto più alte che in Italia. Però l’Italia vuole seguire la politica tedesca, da dieci anni la Germania porta avanti la politica di flessibilizzazione e precarizzazione del mercato del lavoro, con tagli allo stato sociale; oggi la Germania, grazie all’esportazione, ha meno disoccupati degli altri paesi europei, ma il 20% dei tedeschi è povero.

Questa percentuale comprende precari, disoccupati e lavoratori, in certi casi, la legge permette anche contratti di lavoro senza contributi, senza pensione e senza indennità di disoccupazione; in generale, l’indennità di disoccupazione dura un anno, alla quale segue un sussidio sociale di 374 euro il mese, durante questo periodo, i disoccupati sono costretti ad accettare qualunque lavoro proposto.

La legge prevede la riduzione dell’indennità di disoccupazione per i disoccupati che hanno risparmi, con valutazione dello standard dell’alloggio dell’assistito; in Germania si sono sviluppati contratti interinali, contratti part-time e lavoratori pensionati, tra i poveri ci sono precari, ma anche lavoratori assunti a tempio indeterminato e stranieri; nella Germania ovest un operaio guadagna 6 euro l’ora e in quella dell’est 4 euro, pari a 720 euro netti il mese.

Alle imprese sono stati consentiti tagli dei salari e dei contributi, oggi l’aspettativa di vita di questi poveri è 75 anni, come in Usa; apparentemente meno che in Francia e Italia, anche se in Italia bisogna dubitare delle statistiche di stato che sono spesso false. A causa di questa situazione, in Germania e in altri paesi, poiché la durata della vita, anche grazie alla medicina, si accorcia, entro pochi anni l’età della pensione dovrebbe coincidere con la morte.

A parte la presa di posizione di Holland, sembra che anche la Francia voglia imboccare la strada tedesca, vuole portare il reddito minimo d’inserimento e solidarietà a 417 euro mensili; perciò sta finendo il modello sociale europeo, Draghi ha detto che non si può pagare la gente che non lavora e il ministro Fornero ha affermato che non si può ricevere dallo stato in pensione, più di quello che si è versato, dimenticando i lavoratori che muoiono a 50 anni e il fatto che l’Inps è largamente in attivo.

L’Inps storna le sue eccedenze (27 miliardi di euro l’anno scorso) allo stato, con un’operazione illegale perché quelle somme avrebbero una destinazione specifica; però il governo, abusando della credulità popolare, afferma che con gli ultimi provvedimenti ha messo in sicurezza i conti dell’Inps perché la vita o la speranza di vita si allunga (lo affermano le statistiche false). I dirigenti dell’Inps sono di estrazione sindacale, cioè sono stati largamente premiati dal sistema, e l’Inps è socio della banca dì’Italia, forse è per questo che non abbiamo avuto opposizione dell’ente alla confisca dei contributi dei lavoratori da parte dello stato.

Il governo tecnico, invece di aumentare le tasse e procrastinare l’età della pensione, avrebbe dovuto ridurre sprechi, salari e pensioni privilegiate, doppie e triple pensioni, guardando più ai valori assoluti che al criterio di calcolo della pensione, che ha anche un valore sociale, il che avrebbe permesso di elevare le pensioni minime, di corrispondere assegni sociali e di rilanciare la domanda, senza incidere sulla spesa pubblica.

Avrebbe dovuto anche accelerare gli investimenti in infrastrutture, che rilanciano l’occupazione, senza favorire le imprese che, come consueto in Italia, si fanno pagare i lavori pubblici quattro volte il loro costo. Per superare la crisi, gli Usa hanno puntato sulla riduzione d’imposte, a beneficio però anche dei ricchi, hanno favorito il credito e gli investimenti pubblici, hanno attirato in tutti i modi capitali dall’estero, anche d'origine mafioso, perché, come nei paesi nordeuropei, non sono contrari al riciclaggio della mafia fatto in terra loro.

In piano d’austerità imposto alla Grecia e agli altri paesi europei rischia di far aumentare la povertà senza aumentare la disoccupazione, in Germania l’età della pensione è stata portata a 67 anni, però quella reale è di 62, bisognerebbe spiegare la cosa, perché dicono che solo gli italiani sono ambigui; in Germania e in Italia anche la sinistra si è convertita al liberismo, vogliono il sistema pensionistico a capitalizzazione, privatizzazione dei servizi pubblici e facilità di licenziamento; sull’ultimo tema però il PD è ambiguo. La Spagna ha approvato facilità di licenziamento, riduzione dell’indennità di disoccupazione e taglio dei salari, i licenziamenti per motivi economici prevedono un’indennità mensile per 12 mesi, il reddito minimo d’inserimento costringe il lavoratore ad accettare condizioni capestro.

Certi periodi di crisi si sono risolte con la guerra, che consente di fare grossi affari e tenere occupate le persone, sfruttando anche la ricostruzione, consente di svalutare il debito pubblico e di rastrellare le ultime ricchezze che il popolo aveva salvato dalla voracità del fisco; a causa dei rapporti con l’Iran, oggi esiste un pericolo di guerra, infatti, il presidente Obama ha consentito al governo, in caso di guerra, di assumere il controllo delle risorse nazionali, soprattutto energetiche, il che significa anche razionamento e maggiori finanziamenti alle industre legate alle armi e alle forniture militari; è giusto, perché fino ad oggi hanno preso solo le banche.

Decisioni del genere furono prese durante la guerra civile da Lincoln, che però sospese anche libertà di parola, libertà di stampa e habeas corpus; per la prima guerra mondiale Wilson mise sotto controllo affari e industria, con la seconda guerra ci furono le commesse che fecero uscire l’America definitivamente dalla crisi. Le guerre non prevedono solo coprifuoco, ma prevedono anche restrizioni delle libertà, maggiori controlli e, per alcuni stati, sono state occasioni di ripresa, mentre altri stati si sono solo leccate le ferite.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it,    numicco@tin.it.

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LA CRISI DELL’EUROPA

 Per la sua costruzione, l’Unione Europea ha chiesto abbandoni di sovranità da parte degli Stati e quindi dei cittadini, il tutto con un pianificato deficit di democrazia, perché i cittadini non sono stati consultati su questo processo. Per raggiungere i suoi fini, l’Unione Europea, per la moneta unica, si serve della Banca Centrale Europea, per l’equilibrio dei bilanci statali, si serve del Patto di stabilità, e per la tutela della concorrenza, si serve della Commissione Europea; per raggiungere tali finalità, punta alla riduzione delle tutele sociali.

Questa invasività è stata giustificata dall’incapacità degli stati di fare riforme, perciò alcuni economisti, come Robert Bar, hanno proposto una dittatura che garantisca le libertà economiche sacrificando quelle politiche; però la democrazia non si limita al voto, ma richiede controllo, responsabilità, trasparenza, invece i dirigenti della Banca Europea non sono responsabili di fronte a nessuno; in una logica di tipo monetarista, oggi stati aderenti hanno perso sovranità, autonomia, sovranità fiscale e sovranità monetaria. Gli stati sovrani si riconoscono dalla sovranità monetaria, che serve anche a finanziare il deficit dello stato.

Mentre la FED americana risponde davanti al Congresso, la BCE non risponde davanti al parlamento europeo o davanti ai governi europei; la FED ha il compito di perseguire la stabilità dei prezzi e la piena occupazione, mentre la BCE, regolando la quantità di moneta emessa, ha solo l’obiettivo di perseguire la stabilità dei prezzi; però l’inflazione non dipende solo dalla banca centrale, ma dall’aumento delle materie prime, delle tariffe, dei salari, dalla politica fiscale, ecc.

L’assenza di controllo sulla BCE è servita creare un potere indipendente dal popolo, la banca centrale fornisce liquidità, modifica il tasso d’interesse centrale e  influenza i tassi di cambio, il credito e le quotazioni di borsa; scopo della BCE è anche di combattere i deficit di bilancio in Europa. Il patto di stabilità prevede sanzioni, in caso di disavanzo pubblico superiore al 3%, ridotto all’1,5% per i prossimi anni e vincola i governi a raggiungere nel medio periodo l’equilibrio di bilancio.

La disciplina fiscale imposta dal trattato di Maastricht e dal patto vuole impedire che il lassismo dei bilanci conduca dell’inflazione, però c’è chi dice che si potrebbe guadagnare da politiche espansive  senza preoccuparsi troppo dell’inflazione. Per raggiungere il pareggio di bilancio come vuole l’Europa, i paesi europei, per rispettare il patto di stabilità, devono fare una politica restrittiva e depressiva, perché hanno solo lo strumento fiscale, avendo rinunciato a quello monetario e a quello del cambio a favore dell’Europa.

Per rispettare il patto, alcuni governi, come quello greco, hanno manipolano i dati di bilancio, i bilanci falsi non li fanno solo le imprese, ma anche i partiti e gli stati; la commissione europea, con lo scopo di combattere bilanci espansivi che favorirebbero l’inflazione, emana Periodiche raccomandazioni; perciò ha invitato i paesi a controllare la spesa pubblica, a ridurre il disavanzo e a rispettare l’impegno al pareggio di bilancio per il 2004.

Però la speculazione abbattutasi su alcuni paesi, alimentata dalle valutazioni delle società di rating, ha fatto aumentare gli interessi sul debito pubblico di alcuni paesi e lo spread con i tassi dei bund tedeschi, facendo aumentare la spesa pubblica; l’Europa invita a ridurre i debiti pubblici ma, quando, a debito invariato, gli interessi raddoppiano e come se raddoppiasse il debito, in termini di servizio del debito, cioè del costo del debito pubblico.

L’avanzo di bilancio primario, al netto della spesa per interessi, ottenuto contenendo la spesa, dovrebbe servire a ridurre il debito pubblico, però alcuni paesi hanno la spesa pubblica fuori controllo, altri hanno un’elevata inflazione e il tasso di deficit al 3% potrebbe risultare penalizzante per alcuni paesi che, a causa dell’elevata disoccupazione, avrebbero bisogno di una politica espansiva. Perciò si è suggerito di limitare il disavanzo corrente al 3% al netto degli investimenti, perché gli investimenti pubblici, lo abbiamo visto con la crisi del 1929, hanno un effetto positivo sulla crescita, ciò darebbe ai governi margini di manovra, l’incremento del debito pubblico dovrebbe avvenire solo di fronte ad un incremento dell’investimento pubblico.

La moneta unica europea ha dovuto affrontare anche lo shock petrolifero, i cui prezzi, però dipendono anche dalla speculazione, oggi si specula su strumenti finanziari, valute, petrolio, materie prime e grano. La BCE controlla i tassi a breve, mentre quelli a lungo termine, che sono spesso speculativi, sono determinati dai mercati finanziari; il rallentamento della crescita del Pil è dovuto a una decelerazione della domanda interna, con riflessi negativi sull’occupazione, perché è difficile per tutti i paesi compensare la caduta della domanda interna con l’esportazione.

Col fine di perseguire la stabilità dei prezzi, la BCE ha fissato un tasso annuale della crescita della massa monetaria in media non superiore al 4,5%, mentre un aumento del tasso d’inflazione previsto prevederebbe un ritocco verso l’alto del tasso d’interesse. Riducendo l’imposizione fiscale si avrebbe una politica economica espansiva, però in Italia il governo Monti, seguendo l’indicazione de mercati, cioè dell’Europa, non pare voglia seguire questa strada; il tasso di rifinanziamento è quello praticato dalla BCE alle banche in crisi di liquidità, oggi esse sono finanziate largamente al tasso dell’1%, ancora una volte le banche hanno ottenuto solidarietà a spese delle altre categorie.

La banca centrale è anche sfavorita dalla presenza di una pluralità di piazze finanziarie in Europa, mentre la FED ha come interlocutore solo Wall Street; il consiglio dei governatori della BCE è composto di sei componenti del comitato esecutivo, più i governatori delle banche centrali, perciò le sue decisioni sono poco rapide. Baldwin propone che i governatori delle banche centrali rappresentate abbiano solo un ruolo consultivo.

Però un governo d’esperti non eletti non mette al riparo di compromessi e scarsa trasparenza, inoltre, la Banca Centrale non è responsabile davanti a un’assemblea politica e questo deficit di democrazia europea può allontanare i cittadini dalle istituzioni europee; nell’Unione il potere fiscale democratico dei governi è sottoposto a un potere monetario tecnocratico e sopranazionale.

A causa della disaffezione politica, nessun governo in carica vince le elezioni politiche, l’obiettivo della piena occupazione sembra essere divenuto secondario nella politica europea, le istituzioni europee, tra mercato e democrazia, privilegiano il mercato; cioè l’Europa pare privilegiare le libertà economiche a quelle politiche. Poiché l’esercizio della sovranità pare diminuire l’efficienza economica, alcuni dicono che il mercato non è compatibile con la democrazia o con l’interventismo economico dello stato, che riduce l’efficienza economica.

Secondo alcuni liberisti, non il bisogno, la politica o il diritto, ma il mercato dovrebbe governare il mondo, perciò oggi in Europa il popolo non esercita alcuna sovranità, l’Europa ha delle regole, ma non è soggetta a controllo democratico e popolare; il potere monetario è in mano ad un’istituzione indipendente che non risponde alla politica e al popolo, come diceva Rothschild, la sovranità appartiene a chi detiene la moneta.

Questo sistema non sembra stia dando prova di grand’efficacia, il dogmatismo del mercato è sordo al tema dell’occupazione, chi si aspettava di più dall’Europa, è stato deluso; l’Europa è anche soffocata da una sua burocrazia privilegiata. Forse, a causa dell’influenza della Germania, il paese attualmente più florido, all’Europa preme soprattutto combattere inflazione, imporre il pareggio di bilancio e ridurre i debiti pubblici, perciò ha una certa rigidità nelle scelte e non sembra reagire pragmaticamente agli altri parametri come l’occupazione.

Per ripartire la Banca centrale europea dovrebbe avere i poteri della Fed, dovrebbe emettere bond europei, i debiti pubblici nazionali verso l’estero dovrebbero diventare debiti europei; per non sacrificare l’economia, il debito estero si può rinegoziare, riscadenzare o denunciare, com’è stato fatto varie volte nella storia; ciò vale per l’Europa, Usa e terzo mondo. Oggi il paese più indebitato è l’America del Nord, mentre l’Europa è più soggetta alla speculazione, grazie all’informativa capziosa delle società di rating americane e forse non è un caso; l’Europa, sotto l’ombrello protettivo americano, non pare in grado di reagire a questa situazione.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;    numicco@tin.it.

 Bibliografia:

“Il dittatore benevolo” di Di Jean-Paul Fitoussi – Il Mulino Editore

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I MERCATI CONTRO L’ITALIA

Con le rivoluzioni e le instabilità politiche, anche promosse dall’estero, i capitali nazionali fuggono, in cerca di rifugio nei paradisi fiscali, i quali, essendo di transito, perché questi capitali sono in cerca d’impiego, li fanno poi arrivare in Usa e Inghilterra, bisognosi di rimesse e dotati di ampie possibilità d’impiego, per finanziare i deficit di bilancio, l’economia, le famiglie e il deficit delle bilance commerciale. Dalla fine della seconda guerra mondiale, sull’Italia, primo laboratorio in materia, è stato sperimentato l’effetto dell’instabilità politica, alimentata anche dall’estero, e poi la tecnica è stata estesa in Asia, America Latina e paesi islamici.

Vista la sua crisi sistemica del debito pubblico e privato, l’America fa di tutto anche per incoraggiare le rimesse dall’estero dei capitali di provenienza mafiosa e da riciclare. Gran parte dei partiti italiani, privi di un progetto politico ed economico, in ossequio all’alta finanza, hanno avuto come solo programma l’intervento sulle pensioni e la lotta all’evasione; con il fine di trasformare l’Inps e lo stato in un’azienda redditizia per l’élite. Bisogna ricordare che il debito  pubblico italiano non è stato provocato dalle pensioni, ma da sanità e altre spese che, per non far torto agli amici, non si possono toccare; com’è noto, la gestione Inps, nonostante i privilegi, è largamente attiva.

Si smantella lo stato sociale ma non riducono le spese militari e le missioni all’estero, non si riducono le basi americane in Italia, delle quali l’Italia, come i paesi sconfitti in guerra e occupati, deve sopportarne il costo; la pubblica amministrazione non assume ma assumono le forze dell’ordine, la cui spesa, come quella per la nostra giustizia inefficiente, non è inferiore a quella sostenuta dalla Francia.

La prima fase del governo Monti è stata dettata dai mercati e dalla Banca Centrale Europea, la seconda fase dovrebbe toccare i privilegi e fare delle privatizzazioni; eliminare il monopolio di farmacisti e notai non sarà sufficiente, però sarà difficile toccare i veri privilegi, come le esenzioni fiscali della chiesa. L’idea della lega nord di trattare le regioni allo stesso modo e l’idea dei costi standard nella sanità e negli altri settori dell’amministrazione, era utile per imporre  un principio di eguaglianza, garantito teoricamente dalla costituzione, ma anche per controllare le spese ed eliminare gli sprechi.

Se esistesse l’equità, sarebbe rispettato l’articolo tre della costituzione, regolarmente disatteso dalle leggi ordinarie, dai presidenti della repubblica che promulgano le leggi e dalla prassi della politica. Purtroppo gli amici della mafia che siedono in parlamento, nell’informazione e nelle facoltà di economia, a un certo prezzo, hanno remato contro, spingendosi anche a definire la lega razzista e antimeridionalista, però senza entrare veramente in merito della questione. L’informazione, soprattutto televisiva, fa tifo al nuovo governo Monti, ma non serve a informare, ma solo a imporre un’opinione pubblica e a fare accettare altri sacrifici ai lavoratori.

Francesco Saverio Nitti scrisse che l’Italia, per prendersi la Libia, dovette comprarsi i giornali francesi, Charles De Gaulle ha detto che, per convincere la Francia a stare fuori dalla seconda guerra mondiale, Italia e Germania fecero arrivare ai giornali francesi fiumi di denaro; alla vigilia della prima guerra mondiale, arrivarono ai giornali italiani fiumi di denaro, per convincerla a stare con la Francia o la Germania. Per gli antifascisti, i soldi li prese solo il giornale di Mussolini che, da neutralista, divenne interventista e filo francese; la Francia investì di più sulla nostra stampa e vinse la gara con la Germania.

Perciò non è strano che oggi tanta televisione tifi per i mercati, Monti, l’Europa, la Banca Centrale Europea e l’euro; per l’ennesima riforma delle pensioni, ci ha martellati con interventi di economisti di corte e oggi, per farci fare maggiori sacrifici, ci martella con gli spread tra BTP italiani e bund tedeschi e con le valutazioni taroccate delle società di rating, che non sono imparziali, ma commissionate dai grandi centri finanziari e finalizzate alla speculazione sui debiti sovrani, cioè sui debiti pubblici.

Dopo i subprime sugli immobili, a proposito di finanza creativa, si è sviluppato il mercato speculativo dei CDS, che sono contratti assicurativi sull’insolvenza dei titoli di stato, il loro valore è tanto più alto quanto più una nazione debitrice è a rischio d’insolvenza; oggi le plusvalenze più elevate si realizzano con lo scambio di derivati CDS, in particolare su quelli concernenti il default privato e pubblico; perciò si spiega il can can della televisione sulla crisi italiana, come le valutazioni delle società di rating private; l’Europa, per favorire queste speculazioni, ha rinunciato a creare una sua società di rating indipendente dai mercati.

Oggi il 40% del capitale delle multinazionali del mondo è posseduto solo da 147 di esse, tra le quali sono 35 grandi istituti finanziari, soprattutto americani e britannici; due terzi del CDS sono detenuti da 9 istituzioni finanziarie; quando si parla di Nuovo Ordine del Mondo, bisogna sapere che la rete finanziaria è interconnessa, sopravvive speculando su debiti sovrani, materie prime, petrolio e grano; i governi dipendono da essa.

Mario Draghi ha Finanziato con 489 miliardi di euro le banche, in sofferenza soprattutto con derivati e crediti insoluti verso i privati, al tasso dell’1%, creando in contropartita denaro che costa poco alla Banca Centrale emittente e che favorisce l’aumento dei prezzi; cosa che si potrebbe accettare se ci fosse un rilancio della produzione, cioè solo credito alle imprese, abbinato a crediti per investimenti pubblici. In realtà, le banche useranno quel denaro soprattutto per speculare sull’alto rendimento dei titoli pubblici italiani; le banche sono restie a prestare denaro a famiglie e imprese in difficoltà. Alla fine della 2011 la BCE aveva crediti per 2.730 miliardi di euro e un capitale di 5,5 miliardi di euro, però sono cose che succedono con le banche, abituate a lavorare con il denaro degli altri o creandolo dal nulla.

I poteri forti, sostenuti da Napolitano, hanno fatto nascere la Terza repubblica, il custode della costituzione si è messo sotto i piedi la costituzione, con alto tradimento e attentato alla costituzione; i soli due reati di cui dovrebbe rispondere, secondo la costituzione, perché è irresponsabile per gli altri reati, cioè non è uguale agli altri cittadini davanti alla legge, esattamente come Luigi XVI prima della rivoluzione francese. Napolitano può stare tranquillo, informazione politica e magistratura, non glie lo rinfacceranno; il presidente, nominando Mario Monti senatore a vita, poiché ineletto, gli ha garantito l’immunità di cui godono i parlamentari, che è un altro privilegio, giustificato però dal fatto che in Italia la lotta politica si è sempre fatta anche tra le aule giudiziarie.

Da sempre il debito degli stati serve ad alimentare la speculazione, gli stati in bancarotta, quando non possono stampare denaro, cioè non sono sovrani e ricorrono al credito estero, sono costretti a ricontrattare con i banchieri i debiti, a condizioni sempre più sfavorevoli, rendendosi alla fine schiavi da debito dei mercati; i mercati hanno lunga esperienza di speculazioni, perciò oggi in Italia, con la scusa di uno stato di crisi e di necessità, i poteri invisibili o occulti, aiutati dai loro agenti nell’informazione e in parlamento, hanno creato le condizioni per favorire un golpe tecnico.

Oggi la finanza, tra borsa e derivati, ha un valore quasi dieci volte superiore al Pil mondiale, che arriva a 80.000 miliardi di dollari, dei quali però la produzione di beni reali, cioè esclusi i servizi, è circa la metà. 11 banche e Sim internazionali controllano il 90% dei derivati, che sono in gran parte carta straccia frutto di speculazione, questa massa di titoli ha portato alla crisi attuale, mentre il debito italiano era sostenibile; con il processo di concentrazione, oggi le dieci maggiori multinazionali del mondo, per capitalizzazione di borsa, detengono quasi la metà del capitale delle società quotate.

Gli investitori istituzionali, cioè banche, Sim e assicurazioni, trattano titoli per conto terzi per due terzi del valore totale; sono collegate banche, società petrolifere e società chimico farmaceutiche; gli investitori istituzionali, oltre i fondi speculativi, gestiscono anche i fondi pensioni che sono a rischio a causa dei loro investimenti speculativi; hanno deciso di parare la perdita ritardando l’età della pensione.

Nel febbraio del 2010 i fondi speculativi decisero a New York l’attacco all’euro, creando una crisi artificiale che andava oltre quelle cicliche e sistemiche dell’economia; gli stati non sono uguali, risulta che Irlanda, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna hanno più in debito privato, mentre Italia, Grecia e Belgio più debito pubblico; i secondi sono meno a rischio d’insolvenza di Usa e Gran Bretagna, che dirigono la speculazione in atto contro l’euro e i debiti pubblici degli stati europei.

Dal 1994 a oggi la speculazione si è accanita contro Messico, Asia orientale, Argentina, Irlanda, Ecuador, Grecia, Italia; purtroppo le banche centrali sono indipendenti dagli stati, ma controllano gli stati e dipendono dall’alta finanza, in definitiva, da banche ordinarie; la politica monetaria degli stati non è autonoma ma dipende dall’alta finanza, che crea a discrezione liquidità. La BCE crea liquidità per finanziare le banche, a spese degli stati membri.

In questa situazione, pare che L’Unione Europea abbia rinunciato a regolamentare veramente mercato, banche, a contrastare le concentrazioni e le speculazioni, a rilanciare consumi e investimenti pubblici e privati, per favorire produzione e occupazione, preferendo aumentare le tasse e ridurre i salari, senza toccare i privilegi e portando alla recessione. Però anche questa potrebbe essere una strategia, con la miseria e con le guerre, si fanno privatizzazioni pubbliche e si svende patrimonio privato, perciò si può fare shopping a buon mercato.

Le banche hanno sempre influenzato i corsi di borsa, infatti, le quotazioni di borsa non sono prezzi di mercato, perciò stanno speculando sui BTP italiani, vendendoli, facendoli deprezzare e facendo aumentare il loro spread con i bund tedeschi; oggi, grazie a questa Europa, eurobond e Tobin Tax non decollano e il dollaro, contro ogni logica di un vero mercato, visto i debiti complessivi americani, si rafforza nei confronti dell’euro.

Fortunatamente per loro, in Germania e in Cina è ancora l’industria a comandare e perciò questi due stati stanno meglio ed esportano beni industriali alla grande; la Cina non partecipa nemmeno alla finanza globale, non garantisce libertà di movimento ai capitali, che è un’altra bandiera del liberismo, ha rapporti commerciali e politici con gli altri paesi, ma preferisce avere il controllo dei movimenti finanziari. L’India, pure in ascesa, non riconosce i brevetti internazionali, perciò può produrre a costi ancora più bassi per i suoi cittadini.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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NEWS SUL GOVERNO MONTI

 I recenti vertici europei dovevano discutere del ruolo della Banca Centrale Europea, per la creazione di liquidità e per un’eventuale emissione di eurobond, ma ha discusso di unione fiscale o controllo rafforzato sui bilanci degli stati, che è una cosa diversa dall’armonizzazione fiscale che eliminerebbe le distorsioni ai costi produttivi e all’occorrenza,  ma l’Europa non la vuole.

Quindi, l’Europa non serve veramente nemmeno al liberismo, però è un efficace presidio di grandi interessi e strumento del Nuovo Ordine Mondiale, contro la sovranità dei popoli e degli stati; l’Europa doveva contrastare la speculazione finanziaria che faceva alzare gli spread, invece si è preoccupata soprattutto di aiutare le banche, non ha nemmeno proibito la circolazione dei titoli tossici della speculazione, cioè dei derivati che continuano a circolare.

Come accade nelle società di disuguali senza mandato, Francia e Germania hanno costituito d’accordo un direttorio e continuano a parlare a nome dell’Europa; perciò disinvoltamente hanno imposto all’Italia un capo di governo di loro gradimento e misure di risanamento dure alla Grecia, che ora probabilmente è destinata a uscire dall’euro. La manovra di Mario Monti non è equa, serve a garantire i creditori esteri dell’Italia, ad accelerare le privatizzazioni italiane e a smantellare definitivamente lo stato sociale.

Gli agenti della finanza internazionale, presenti nel parlamento e nei governi italiani, hanno decurtato i risparmi italiani, ridotto il reddito nazionale, l’occupazione, i consumi e hanno allontanato l’età della pensione, ma, fino ad oggi, non hanno toccato i privilegi fiscali, pensionistici e le corporazioni; non hanno varato un piano di riforma della pubblica amministrazione e della giustizia. I governi italiani, incapaci di fare vere riforme, seguono sempre la politica dei due tempi, cioè prima tasse e pensioni, mentre le vere riforme non arrivano mai, perché toccano i privilegi che non si possono toccare.

Poiché certe riforme chiedono studi approfonditi, sarebbe stato sufficiente che Monti avesse annunciato la nomina di comitati per varare quelle riforme;  Casini è agente del Vaticano, che partecipa ai cosiddetti, Mercati, e lavora di concerto con Napolitano, Monti è uomo dei Mercati, cioè delle banche, che in Italia sono controllate per lo più dalla Chiesa e non dagli ebrei; anche Bersani è saldamente  legato alla Banca Centrale Europea che ha commissariato l’Italia; Mario Draghi, alla guida della Banca Centrale Europea, non rappresenta certo gli interessi dell’Italia. Fini, Veltroni e Rutelli seguono le indicazioni dei Mercati cioè della Banca Centrale Europea e della chiesa; la mafia e il Vaticano erano interessati a far cadere Berlusconi, perché bisognava accantonare i progetti di riforma della Lega Nord, come i costi standard alla sanità; anche Bocca ha riconosciuto che la Lega era il partito più riformista.

A causa della crisi dell’Europa, si parla di possibile ritorno alla valuta nazionale, magari istituendo un fondo di solidarietà europeo, se l’Unione Europeo esisterà ancora; si parla anche di due Europe, una diretta dalla Francia e una dalla Germania, come dopo la caduta dell’impero di Carlo Magno; sembra che l’opinione pubblica europea, drogata dall’informazione, non abbia niente da dire al riguardo. Intanto la Francia fa shopping di titoli pubblici italiani e d’imprese italiane che poi trasferisce in Francia.

Però il governo Monti ha approvato un ordine del giorno dei radicali contro i privilegi fiscali nelle attività commerciali, che fa seguito a una loro denuncia alla Corte di Giustizia Europea che, in conformità ad una direttiva sulla concorrenza, ha chiesto alla commissione europea di fare un’indagine e riferire entro un anno e mezzo, cioè per la fine della legislatura; il riferimento è soprattutto al Vaticano, su questa materia, solo l’Italia dei Valori ha sostenuto la posizione dei radicali. Per l’8%° Irpef un’altra confessione religiosa potrebbe, se lo volesse, potrebbe ricorrere alla corte costituzionale italiana, ledendo ancora gli interessi della chiesa.

Il Vaticano è intervenuto nella questione, ma non ci facciamo illusioni, il tempo che si è dato l’Europa per rispondere sulla questione è dovuto al fatto che Unione Europea e Mercati sentono più il Vaticano che il governo italiano o i diritti degli italiani, lo abbiamo visto anche nella faccenda del crocefisso; il Vaticano, con i suoi enti, è gran possessore di mezzi finanziari, è rappresentato anche nella Banca centrale Europea, con la quale, per difendere i suoi interessi, ha deciso il commissariamento dell’Italia; con i sui agenti, il Vaticano è rappresentato anche nella Commissione Trilaterale e nel Nuovo Ordine Mondiale.

Nel medioevo, il Vaticano era stato contro l’unità d’Italia, voluta dai longobardi, e perciò, per impedirla, chiamò i Franchi; per difendere i suoi interessi, chiamò varie volte lo straniero in Italia, finanziando anche le sue armate; per ragioni di potere sostenne delle rivolte di principi tedeschi contro il sacro romano impero, appoggiò economicamente la lega lombarda, fatta di repubbliche cittadine, contro l’Impero tedesco, ma contrastò in varie epoche le aspirazioni romane a una loro repubblica indipendente dal papa (Deschner “Storia criminale”).

Oggi il Vaticano, caduta la monarchia, eliminati gli ultimi laici dal parlamento, ha ereditato l’Italia intera e quasi tutti i politici italiani sono ai suoi piedi o al suo servizio, costituisce il governo segreto o occulto dell’Italia e, con i suoi agenti politici, impedisce all’Italia di riformarsi; non ci facciamo ingannare dalle condanne e dai discorsi moralistici del papa, perché fanno parte della ritualità della chiesa.

Se il papa volesse, si potrebbe fare re d’Italia, cioè di una monarchia confessionale, e non avrebbe opposizione da parte della politica; forse è anche per questo che gli italiani sono distanti dalla classe politica, in Italia oggi i laici sono più dei bigotti e dei cattolici confessionali o fondamentalisti; secondo sondaggi secretati, gli italiani sono per il 70% a favore dell’eutanasia, cioè non sono molto diversi dagli altri europei. Invece i politici sono al servizio di chi li paga, a parte le loro indennità, il loro motto è: ”Comprami, io sono in vendita, aggiungi un posto a tavola e sarò come tu vuoi!”; il parlamento è un grande supermercato e l’informazione non è da meno, perché si fa condizionare con i soldi.

L’8 dicembre 2011 i leaders europei si sono riuniti per salvare l’euro e mettere i bilanci degli stati sotto controllo, però Francia, Germania e Inghilterra paiono in disaccordo, mentre l’Italia è schiava e supina; l’Inghilterra è contraria a tassare le operazioni finanziarie, sta fuori dell’euro, però partecipa ai benefici del signoraggio della moneta unica; si profila anche una rottura dell’alleanza tra Francia e Germania, in Italia l’informazione prezzolata fa tifo per la Francia e le ragioni della Germania sono spiegate poco.

Per mettere in comune i debiti, gli stati europei dovrebbero fare un’unione politica, ma ormai gli europei si stanno stancando dell’Europa e dei loro governi. Dopo il trattamento riservato all’Italia, le famigerate agenzie di rating, vendute agli speculatori, hanno minacciato di abbassare il rating di 15 paesi dell’eurozona. L’unione fiscale proposta da Merkel, preceduta da un’altra modifica dei trattati, che ormai sono diventati una edizione periodica, serve a mettere i bilanci degli stati sotto il controllo di un commissario europeo, in maniera più efficace di come si faceva con il vecchio patto di stabilità, che fissava un limite del 3% per il deficit di bilancio; prevede una forte sanzione per chi sfora, ma così tanti paesi non potrebbero restare in Europa.

Alla fine l’accordo ha previsto un aggiustamento del vecchio patto di stabilità, con coordinamento dei bilanci pubblici e inserimento del pareggio di bilancio nelle costituzioni, è prevista anche l’elevazione del Fondo salva stati a 1.500 miliardi di euro, con decorrenza luglio 2012 e lo stanziamento a favore del Fondo Monetario 200 miliardi di euro per i prestiti agli stati europei; il Fondo si è offerto di fare un credito all’Italia di 600 miliardi di euro che, se accettati, implicheranno dure condizioni, come il Fondo fa con il Terzo Mondo.

Intanto la BCE, seguendo le indicazioni della Germania, invece di emettere eurobond per calmierare i tassi sui titoli italiani, preferisce finanziare le banche, ufficialmente bisognose, all’1%; così queste possono fare shopping nella borsa italiana, dove tanti titoli sono sottovalutati e possono acquistare il debito italiano al 7% e specularci sopra, almeno fino a che l’Italia rimborserà i creditori esteri. La finanza è così, è come il gioco, le banche e non la domanda fissano i prezzi, in forte ribasso, dei titoli pubblici al mercato secondario; il che fa scaturire un tasso reale elevato che influenza i tassi delle nuove emissioni e l’alto spread verso i bund.

In economia il prezzo di una merce dovrebbe pareggiare la domanda con l’offerta, poiché nei nuovi BTP la domanda supera sempre l’offerta, i tassi di queste nuove emissioni non sono tassi di mercato; sono tenuti artificialmente alti per aiutare le banche tedesche e francesi che li acquistano perché hanno perso tanto con i derivati americani; la borsa è una grande bisca.  La Merkel vuole austerità e stabilità, Inghilterra, Francia e corte costituzionale tedesca sono restii a cedere poteri ad autorità sovranazionali, quindi il disegno imperiale europeo non è ancora chiaro.

La seconda parte della manovra Monti, dopo la mortificazione dei lavoratori prossimi alla pensione e dei giovani che pensavano di occupare il loro posto, non ancora enucleata, forse prevede un altro attacco al mondo del lavoro, imposta patrimoniale, abolizione delle corporazioni, vendita delle frequenze TV, taglio ai costi della politica e ad alcuni privilegi del Vaticano, riduzione di spese e la solita lotta all’evasione, che per piccoli evasori è lotta di sussistenza; per non strangolare l’economia produttiva, si dovrebbero contenere imposte e spesa pubblica, invece, con pensioni, tasse e salari, pagano solo i lavoratori e i cittadini comuni.

Se la crisi non rientra, a causa dell’aumento del tasso dei titoli pubblici e del reddito nazionale che non aumenta, l’Italia potrebbe essere costretta a tagliare il suo debito pubblico, soprattutto estero si spera, o a fare una conversione forzosa dei tassi dei titoli pubblici in circolazione, fissando un tasso massimo lordo del 5%; però i nostri governi non possono danneggiare speculatori amici e preferiscono far pagare il conto agli italiani; invece Argentina, Islanda e Perù hanno denunciato in parte il loro debito estero, ma l’Italia non è un paese sovrano che possa fare scelte indipendenti, i nostri soci del nord Europa, con i loro agenti nel parlamento italiano, ci invitano sempre a rispettare i patti, perché solo gli italiani e i loro governi sarebbero inaffidabili.

L’Europa, con la delocalizzazione nel terzo mondo d’industrie, con il maggiore costo del lavoro, la globalizzazione, definita un’opportunità da accademici ed economisti di corte, è oggi poco competitiva e generalmente, fatta eccezione per la Germania, con le bilance di pagamento in deficit; vi crescono disoccupazione e diseguaglianze, tuttavia l’Europa preferisce aiutare solo le banche, mentre l’economia reale, cioè agricoltura e industria arretrano; infatti, anche l’agricoltura soffre della concorrenza internazionale.

Argentina, Islanda ed Ecuador si sono rifiutate di pagare tutto il loro debito estero, si sono ribellati alla schiavitù da debito e lo hanno ricontrattato energicamente (non hanno mantenuto i patti?); in precedenza il Fondo Monetario Internazionale e le altre banche ristrutturavano questi debiti facendone contrarre degli altri, con condizioni più pesanti e privatizzazioni, mentre solo una piccola parte dei nuovi finanziamenti era destinato allo sviluppo.

Denunciata la spirale del debito, Argentina ed Ecuador hanno iniziato di nuovo a svilupparsi vigorosamente; il debito estero serve a depredare le nazioni, solo in piccola parte è posseduto da piccoli risparmiatori, mentre la larga maggioranza è posseduto da gruppi finanziari privati. Nel 1998 nacque la Banca Centrale Europea che, come le altre banche centrali, è privata e autonoma dai governi, che però non sono autonomi da essa; la sinistra parlamentare italiana si è sempre battuta per l’autonomia banche e della banca centrale dal governo.

Il debito interno, quando si contiene l’ordinaria usura bancaria, favorisce lo sviluppo, mentre quello estero genera le catene della schiavitù e rende tributari dello straniero. La seconda repubblica italiana ha coinciso con privatizzazione e perdita della sovranità monetaria che era fonte di entrate, agenti di questa politica sono stati Ciampi. Amato, Dini, Prodi, Padoa Schioppa, Draghi, Napolitano, Casini, Bersani, Fini, Veltroni, Rutelli e Monti, che, come spesso succede tra capitani di ventura, hanno ricevuto ampi privilegi, altrimenti, come i cani, non avrebbe mosso la coda. Da trent’anni i governi italiani sono dediti solo a manovre finanziarie, decretoni e stangate dettate dall’élite, Mario Draghi non serve gli interessi dell’Italia e nemmeno Mario Monti.

Il 5 agosto 2011 il presidente della BCE Jean Claude Trichet scrisse una lettera al governo italiano chiedendo il pareggio di bilancio nel 2013 (mentre la Francia l’ha previsto per il 2015), ha chiesto di portare il deficit di bilancio all’1% per il 2012 (mentre l’Inghilterra ha oggi un deficit di bilancio del 9% e la Francia del 5,6%, quello dell’Italia è del 3%), però non si possono imporre i compiti agli stati sovrani.

Trichet ha chiesto anche di liberalizzare il mercato del lavoro, di stabilire il salario a livello d’impresa, di liberalizzare licenziamenti, privatizzare servizi pubblici e imprese pubbliche, abolire corporazioni professionali e province; in cambio la BCE non si è impegnata ad acquistare nuovi BTP, ma li compra a discrezione nel mercato finanziario secondario, per le ragioni dette sopra; fra l’altro la borsa italiana, che quota anche titoli pubblici, pare che sia controllata o federata con quella di Londra, quindi non può fare l’interesse degli italiani; la classe dirigente italiana è capace solo di svendere beni nazionali, pur di riempirsi le tasche.

Sotto le pressioni della Banca Centrale Europea, il 14 agosto il governo Berlusconi varò la manovra di pareggio del bilancio, le società di rating declassavano l’Italia e gli spread tra BTP e Bund aumentavano; poiché Berlusconi erra antipatico a centro sinistra, Francia e Germania, in seconda battuta Merkel e Sarkozy, che avevano investito tanto nel parlamento italiano e nella stampa italiana per far cadere Berlusconi, decidevano di sollecitare Napolitano a far cadere il governo Berlusconi e a sostituirlo con un governo tecnico a guida di Mario Monti, che godeva della fiducia della Banca Centrale Europea; il governo tecnico è il golpe dei tecnici non eletti.

Napoletano seguendo l’agenda della Banca Centrale Europea, prima di designare Monti primo ministro, lo fece senatore a vita; Napolitano è stato uomo di Mosca, di Roma e di Bruxelles e segue le sollecitazioni dei Mercati e del Vaticano; il governo Monti inasprì immediatamente le manovre di Berlusconi sul bilancio, del resto l’opposizione aveva insistito che erano insufficienti a sanare il bilancio e occorreva intervenire ancora sulle pensioni, sulle quali si era intervenuti già varie volte.

Il PD non ha protestato contro la manovra di Monti, che è più dura, gli ha fornito sostegno ed ha annunciato che avrebbe appoggiato un suo governo dopo le elezioni. Il governo tecnico è un golpe della finanza che porta un altro attacco a ciò che è rimasto della sovranità dell’Italia; intanto Marcegaglia, dopo aver insistito sulla riforma delle pensioni, chiede al governo agevolazioni, finanziamenti pubblici, lavori pubblici e libertà di licenziamento, però non si spende troppo per i piccoli imprenditori, imbrigliati in mezzo ai colossi di confindustria.

Intanto continuano gli scenari di guerra nel mondo, che sono occasioni per guadagni da parte delle industrie di armi e delle multinazionali dell’energia e della finanza che speculano sui debiti esteri. Il fascismo, invece che sulla globalizzazione, puntò sull’autarchia e sul protezionismo; per i paesi che desideravano svilupparsi era indispensabile questa strada, perciò la seguirono prima l’Inghilterra, che faceva attraccare nei suoi porti solo navi inglesi, poi la seguirono gli Usa e l’Italia, dopo l’unità.

Oggi si è imposta la globalizzazione e il liberismo sfrenato perché la finanza e le multinazionali preferiscono produrre all’estero a prezzi più bassi e vendere ai prezzi di mercato in occidente guadagnando di più; d’altra parte l’Italia penalizza le imprese con maggiori tasse, maggiori costi energetici, di trasporti, interessi, paga in ritardo i creditori dello stato, e rimborsa in ritardo imposte e crediti di Iva all’esportazione, tutte misure adatta ad allontanare gli investimenti dall’Italia, a parte i ritardi della giustizia civile e la lentezza della pubblica amministrazione.

In Italia si può delinquere ma non si può riciclare, invece in Europa la criminalità italiana può riciclare ma non può delinquere, tutte misure tese ad allontanare denaro dall’Italia, le banconote da 500 euro non le usa nessuno e servono solo per esportare denaro che pesa; gli Usa fanno di tutto per favorire l’accesso di denaro provento di mafia da tutto il mondo, perché hanno bisogno di rimesse dall’estero.

Quanto è insulsa e corrotta la nostra classe politica, non bada mai all’interesse del paese; l’entrata in circolazione della moneta unica europea è stata preceduta dalla solita crisi economica e dalla solita manovra di bilancio a cui non italiani siano abituati; i piani di salvataggio hanno comportato la svendita dei beni pubblici, però i politici ne hanno guadagnato in mazzette. I trattati di Maastricht (1992), Amsterdam (1997), Nizza (2001) e Lisbona (2007) sono tutte tappe di un processo d’integrazione europea e puntano a un governo unico, di cui l’Unione Europea è solo una tappa; la moneta unica sancisce che la sovranità è emigrata fuori dei confini italiani.

Intanto continuano ad esistere paradisi fiscali, commercio di droga, armi, organi e persone, la finanza è da sempre corrispondente della criminalità, che fa larghi profitti e ha bisogno di riciclare tramite banca. La commissione trilaterale, di cui fa parte Monti, rappresenta i potenti d’occidente che, in incognito, vi sono rappresentati da loro fiduciari come Monti o Draghi, questi personaggi non possono essere solo ebrei.

Fin dall’ottocento gli ebrei sono stati usati come prestanomi per rappresentare gli interessi dell’aristocrazia, che manovrava l’economia e le banche e non voleva comparire; Monti è un procuratore e un capitano di ventura fidato e compensato lautamente, perciò è anche membro del gruppo Bilderberg, come Draghi ha ricoperto incarichi alla Goldman Sachs, alla Banca Centrale Europea e al Fondo  Monetario internazionale, però in Europa, come Draghi, riceve ordini da Merkel e Sarkozy.

Il Fondo Monetario ha offerto un prestito di 600 miliardi all’Italia, che dovrebbero servire per asservirla definitivamente, com’è successo a tanti paesi del terzo mondo, il prestito non è stato ancora confermato, nel suo consiglio di amministrazione siedono Usa, Francia, Inghilterra, Germania e Giappone, l’Italia non poteva esserci perché lavora per lo straniero e non per se stessa.

Oggi siamo un paese commissariato e si sta affossando l’Italia per salvare Usa, Inghilterra e le banche francesi e tedesche, le nostre banche sono oggetto di speculazione ma sono più solide, l’ha accertato l’Europa; gli agenti dei mercati che siedono in parlamento, assieme all’informazione, che non deve informare ma solo creare un’opinione pubblica, per giustificare manovre risanatrici, hanno creato dell’allarmismo, parlando continuamente di spread e default, hanno spianato la strada a misure drastiche; ora il governo tecnico di Monti è più utile del governo Berlusconi a far digerire una medicina amara.

L’Italia possiede larghe risorse artistiche mobili, che si possono vendere o dare in garanzia per dei prestiti, ha la terza riserva aurea del mondo e grandi imprese pubbliche; sotto i colpi della speculazione valutaria, anche in passato, con la lira, l’Italia ha pagato alti tassi sul debito pubblico e nessuno parlava di default o fallimento dello stato. Nel governo Monti figurano uomini di banche, confindustria, generali, accademici, e fiduciari della chiesa, tutti emanazioni della BCE; in Grecia Papadopulos voleva indire un referendum sulle misure anticrisi da prendere, è stato convocato da Merkel e Sarkozy e ha dovuto rinunciare; Sarkozy ci ha messi da parte in Libia e poi ci chiamati, come cani al guinzaglio, per partecipare ai bombardamenti del paese.

La delocalizzazione industriale nei paesi emergenti ha comportato riduzione d’investimenti e di sviluppo in Italia e, generale, in occidente; con la crisi e la disoccupazione, a causa di una spesa pubblica fuori controllo, il debito pubblico cresce e la bilancia commerciale peggiora, non è una questione di disciplina di bilancio. Il Giappone ha un debito pubblico pari al 200% del pil, l’Italia del 120%, il Giappone ha un deficit di bilancio dell’8,3%, ma ha un forte attivo delle partite correnti, il suo debito pubblico è posseduto dai giapponesi e remunerato all’1%; l’Italia ha un deficit delle partite correnti del 3,7%, remunera i nuovi titoli di stato al 7% e il debito pubblico è posseduto per 50% dai paesi esteri.

Se il debito pubblico italiano era posseduto per la metà dallo straniero, a causa delle delocalizzazioni, nel 2009 gli investimenti italiani all’estero erano pari a 578 miliardi di euro; erano risparmi italiani fuggiti all’estero per sfuggire ai maggiori costi aziendali, in termini di salario, imposte ed energia; questi risparmi usciti dall’Italia non sono stati compensati da capitali esteri arrivati in Italia.

In Italia gli industriali restringono base produttiva e investono solo nei servizi, come autostrade e sanità e sollecitano la privatizzazione di altri servizi, come acqua, elettricità e trasporto; però la delocalizzazione d’industrie, con costi di produzione più bassi, ha elevato i profitti; le multinazionali italiane esportano dall’estero il 40% della loro produzione in Italia, queste imprese si arricchiscono mentre il paese s’impoverisce.

Il 21 dicembre 2011 Mario Draghi, direttore della Banca Centrale Europea, si è detto disposto a finanziare le banche europee, che a causa delle insolvenze negli impieghi, soffrono di liquidità, al tasso dell’1%, con un credito illimitato e a partire da 500 miliardi di euro, per un periodo di tre anni; con questo credito le banche potranno acquistare titoli pubblici italiani al 7% e le imprese; in pratica, le banche acquisteranno bond italiani, con soldi stampati dalla BCE, che teoricamente dovrebbe controllare l’inflazione, ma quest’operazione l’alimenterebbe; al posto delle banche, la Fed americana aveva fatto un’operazione analoga, acquistando titoli subprime sui mutui.

Secondo l’articolo 123 del Trattato, la BCE non può finanziare gli stati, però con quest’operazione Draghi li finanzia indirettamente, attraverso le banche che ne guadagnano con l’intermediazione; dopo l’insolvenza della Grecia, si teme che parte del debito pubblico degli stati più indebitati non sarà mai pagato; le banche europee, più di quelle italiane, sono fortemente esposte anche con il credito privato, per consumi e credito alle imprese, che non può essere tutto onorato, poi i nostri soci europei invitano gli italiani a onorare i patti.

Poiché non tutti questi debiti, pubblici e privati, potranno essere rimborsati, occorre ripulire i bilanci delle banche dagli insoluti privati e pubblici, per il momento il costo di quest’operazione è sopportata soprattutto da Italia e Spagna, che pagano alti interessi sui titoli pubblici, almeno fino a che rimborsano i titoli. Le banche tedesche e francesi hanno rilevanti titoli greci, derivati americani e crediti insoluti verso imprese, privati cittadini ed enti pubblici nazionali.

Le banche, per avere il prestito di Draghi, daranno in garanzia titoli pubblici, così la Banca Centrale Europea, aumentando la liquidità in valore corrispondente, produrrà effetti inflazionistici mentre ha sempre fatto credere di muoversi per contrastarli; finanzierà indirettamente gli stati, mentre, secondo il trattato non lo potrebbe fare, farà regali economici alle banche, per le quali era stata invece chiesta una forma speciale di tassazione. Anche questa è ambiguità, se la manovra avrà successo, a spese dell’Italia, i nordeuropei ringrazieranno Draghi.

L’accordo a 26, con esclusa la Gran Bretagna, sulla stabilità fiscale o controllo sul bilancio, ha imposto vincoli più ristrettivi del vecchio patto di stabilità che prevedeva un deficit di bilancio massimo del 3%, perché prevede l’inserimento in costituzione del pareggio di bilancio, un deficit provvisorio dello 0,5% e pesanti sanzioni per chi splafona. Attualmente poiché manca un’armonizzazione fiscale europea, la politica fiscale in senso stretto è di competenza degli stati, mentre quella monetaria, che servirebbe a contrastare l’inflazione fornendo nel contempo liquidità, è di competenza della Banca Centrale Europea.

La prima, in teoria, potrebbe avere come obiettivo la crescita, stimolando domanda e produzione,  ma i governi sono vincolati dal patto di stabilità e perciò sono costretti a fare scelte di bilancio depressive; comunque, in Usa la Banca Centrale ha tra gli obiettivi, controllo dell’inflazione, crescita e occupazione. Queste differenze esistono più nella legge che nella prassi, sono inflattive sia la BCE che la Fed, mentre a breve anche la BCE si dovrà occupare della crescita.

Con le modifiche dei trattati, le materie di competenza della UE, sono in espansione continua e la Corte di Giustizia Europea tende a estenderle ancora di più, le norme dei trattati prevalgono sulla legge ordinaria degli stati e sulle loro costituzioni; questi trattati sono fonte primaria del diritto interno e non richiedono ratifica dei parlamenti, come è previsto per gli altri trattati internazionali. Perciò il parlamento italiano non può derogare dalle norme dei trattati UE, il diritto italiano difforme da quelle norme deve essere derogato dal giudice italiano e per lo stato italiano sono previste delle sanzioni; il diritto comunitario esorbita anche la costituzione italiana, sempre conclamata da chi crede ai dogmi e ai feticci.

Tuttavia la corte costituzionale italiana ha sancito che la prevalenza del diritto europeo trova un limite nei principi fondamentali della nostra costituzione, contenuti nella prima parte (sentenza 183/1973), però il tempo è trascorso e, in passato, anche la corte costituzionale si è smentita; la corte costituzionale tedesca, per dare soddisfazione alla vecchia sovranità degli stati, ha ribadito che gli stati sono i padroni dei trattati; qualcuno ci spiegherà  cosa ciò significa in pratica.

In materia di rapporti economici, l’Unione ha creato un mercato interno per la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, costituendo un’unione doganale, con una tariffa doganale comune verso l’estero; per la UE il valore fondamentale è la concorrenza, mentre per la costituzione italiana lo è un certo dirigismo economico; con i trattati europei, l’Italia non può autonomamente regolare il credito, non può aiutare le imprese (però la BCE sta aiutando le banche che sono imprese), non può tassare le rendite perché ostacolerebbe la libera circolazione dei capitali che fuggirebbero per sottrarsi al fisco; l’Europa è anche indifferente verso i paradisi fiscali.

Questa politica europea favorisce teoricamente la concorrenza, ma crea discriminazione fiscale tra gli stati, con distorsioni nella concorrenza e dei prezzi, vista la rinuncia dell’Europa all’armonizzazione fiscale. A causa dell’unione monetaria e dell’impossibilità a svalutare la propria moneta per acquistare maggiore competitività, alcuni stati in squilibrio, come gli Usa e l’Inghilterra e altri stati dell’Unione Europea, sono diventati debitori cronici verso l’estero, finanziati dal Fondo Monetario e dai paesi eccedentari come Cina, Giappone e Germania e da ora dalla BCE, anche se indirettamente, cioè tramite banche.

La nostra costituzione, che è un vessillo dei dogmatici, è stata prima disattesa dal legislatore ordinario e ora lo è dall’Unione Europea. L’Unione Europea, come lo stato italiano, è diventata un insieme di vincoli e divieti, poi bypassati furbescamente; con la moneta unica è aumentato debito privato e debito pubblico e l’Italia, come le repubbliche sovietiche e con il consenso di Napolitano, è stata commissariata.

Con la maggiore concorrenza, i cittadini non hanno visto decrescere i prezzi, che era la prima promessa del liberismo, la concorrenza non ha avvantaggiato le piccole imprese, ma ha avvantaggiato le grandi imprese che subappaltano e gli speculatori finanziari; la crisi bancaria deriva dalla crisi del debito, però una ristretta cricca ne ha guadagnato e, non confidando nel denaro e nei titoli pubblici, per mettere al riparo il maltolto, oggi fa incetta di oro, preziosi, opere d’arte, terra e d’imprese di servizi essenziali.

Di norma debiti e crediti sono le due facce della stessa medaglia e nella speculazione al guadagno di uno dovrebbe corrispondere la perdita di un altro, però in questa crisi ancora non si capisce chi abbia guadagnato veramente, in fondo, anche nelle guerre c’è chi ne guadagna; in America pare che abbiano guadagnato i consumatori con il credito al consumo che non rimborsano, cioè non onorare i propri debiti potrebbe avere effetto redistributivo; è il caso anche delle insolvenze di Argentina, Islanda, Ecuador e Grecia. Se gli stati non pagano i debiti, perché li dovrebbero pagare i privati?

Sono convinto che nemmeno gli economisti di corte e della televisione e i dirigenti di banca conoscono veramente i misteri della finanza che ci stanno portando inesorabilmente verso il medioevo prossimo venturo; l’élite è stanca di sentire gente che protesta, sciopera e vanta diritti scritti solo sulla carta, è agevolata dal fatto che il popolo e i lavoratori non hanno più difensori disinteressati, ma solo politici e giornalisti disposti a vendersi, per calpestare gli ultimi diritti che ci sono rimasti.

Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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PER UNA NUOVA SOLIDARIETA’ EUROPEA, SENZA LE ISTITUZIONI EUROPEE

 La finanza internazionale, cioè il governo occulto del mondo, è interconnessa, infatti, nel 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers, le banche centrali di Svizzera, Inghilterra, Europa, Giappone, Canada, e Usa, si coordinarono per aiutare la Fed e rifinanziare le banche coinvolte nel crack; ora pare stia accadendo il contrario e la Fed, con linee di credito, aiuta la Banca Centrale europea, lo scopo ufficiale è assicurare liquidità al sistema finanziario.

La Fed, con poca pubblicità, ha finanziato, le banche americane dissestate con migliaia di miliardi di dollari, la crisi è nata in Usa e poi ha coinvolto Gran Bretagna ed Europa; Grecia e Italia sono state i capri espiatori, perché era difficile spigare agli europei del nord Europa le enormi perdite delle loro banche sui derivati, però anche la stampa italiana e gran parte della sua classe politica crede molto all’Europa.

Quest’anno l’Italia avrà un deficit di bilancio del 3% e l’Europa le chiede di avere un bilancio in pareggio nel 2013, la Francia ha un deficit del 5,6% e raggiungerà il pareggio nel 2015; la Gran Bretagna ha un deficit di bilancio dell’11%, con un rapporto debito complessivo/Pil superiore a quello italiano, però Francia e Germania hanno un debito pubblico inferiore all’Italia; a causa della finanza creativa, la condizione del debito complessivo Usa è irreparabile ed è da primato mondiale.

In Usa il debito privato è pari al 240% del Pil, quello greco è del 120% e quello italiano del 43%, gli Usa hanno anche un debito pubblico pari a oltre il 200% del reddito nazionale, cioè superiore a quello italiano che è il 120%; gli Usa hanno determinato la crisi a catena e stanno peggio dell’Europa, però economisti di corte e informazione, per lo più, non pare che se ne siano accorti. Se guardiamo ai precedenti, Argentina, Islanda ed Ecuador si sono rifiutati di pagare tutti i loro debiti esteri, questi debiti sono anche nati da tassi usurai, da trattati ineguali e da tradimenti delle classi dirigenti vendute allo straniero, è accaduto anche all’Italia.

Ci si chiede pertanto da cosa dipende tanta attenzione verso l’Italia, sempre oggetto di speculazione internazionale da oltre trenta anni; non sarebbe sbagliato esaminare la possibilità di uscire dall’Europa neocoloniale e dall’Euro, anche se, secondo il trattato di adesione, non è prevista la secessione unilaterale di uno stato, come nei matrimoni indissolubili e senza rispetto per l’autodeterminazione dei popoli.

Secondo l’artico 50 del trattato di adesione, per uscire dall’Europa e dall’euro, occorre l’approvazione di una maggioranza qualificata degli stati, cioè l’adesione al trattato sembra irreversibile, una bella forma di democrazia. L’uscita dall’euro garantirebbe l’uso di una propria moneta, che è un’entrata per lo stato; per acquistare competitività, si avrebbe la possibilità di svalutarla e si potrebbero creare barriere protezionistiche; però, poiché bisogna dire tutto, si avrebbe anche una momentanea fuga di capitali e la restrizione momentanea del credito internazionale.

Fuori dell’Europa, l’Italia potrebbe reintrodurre la lira con il vecchio cambio di lire 1936,27, però i debiti esteri denominati in euro rimarrebbero in euro, l’Italia ritornerebbe alle svalutazioni competitive; lo stato si finanzierebbe anche con le emissioni monetarie, ma i vecchi mutui e i titoli pubblici denominati in euro e ad alto tasso fisso verrebbero a costare parecchio. Le nostre banche hanno 160 miliardi di euro di titoli di stato italiani, 3 miliardi di titoli dei Pigs, cioè dei paesi europei in crisi e titoli subprime pari 6,8% del patrimonio, contro una media europea del 65,3%.

Complessivamente, la situazione dell’Italia è molto migliore di Francia, Germania e Inghilterra, massicciamente coinvolte con i derivati e con i finanziamenti anche ai paesi dei Balcani e dell’Europa orientale. I migliori finanziamenti delle banche francesi sono quelli fatti allo stato italiano, che malgrado l’isterismo dell’informazione, è il più solvente; la Francia ha anche amato fare shopping di aziende italiane che ha poi spostato in Francia, però nella borsa francese ci sono più investimenti esteri che nella borsa italiana, dove il risparmio degli italiani in titoli di stato, tra banche nazionali e privati, è calato sotto il 50%.

I Credit Default Swaps sono titoli derivati cedibili che hanno generato un florido mercato speculativo, sono assicurazioni con scommessa sul fallimento d’imprese o stati, operano in questo mercato Goldman Sachs, JP Morgan e Deutsche Bank; il valore di questi titoli cresce all’avvicinarsi del rischio default e perciò si spiega l’allarmismo pagato d’informazione, politici ed economisti di corte. Il meccanismo era stato collaudato in America con il crollo di Lehman Brothers e AIG; oggi il valore di questi titoli speculativi è, secondo alcune valutazioni, pari all’economia mondiale, vi si specula come nei prezzi a termine del petrolio.

Si dice che il denaro si nato per superare il baratto, in realtà la sua nascita fu giustificata dal credito e dal corrispondente rilascio di titoli di credito a scadenza, prima senza interesse e poi a interesse, che divennero le prime banconote. Con lo scopo di rendere irresponsabili i loro ideatori, l’invenzione fece nascere banche, società di capitale, finanziarie e paradisi fiscali; alla moneta aurea, successe quella cartacea, quella di conto e la carta di credito; al signoraggio monetario delle banche centrale si aggiunse il signoraggio bancario delle banche ordinarie che emettevano assegni.

Un castello enorme che si alimentava con i debiti e fatalmente ha portato ai derivati finanziari; in generale, il denaro vale solo perché è accettato, ma è un grosso business per chi lo stampa, gli stati sovrani si riconoscono dal fatto che beneficiano del signoraggio monetario e riscuotono le tasse, perciò il popolo non può essere mai sovrano, è il governo dell’inganno che sostiene la tesi opposta; prima di criticare l’Europa Unita, che rappresenta un governo più lontano dai cittadini, bisogna criticare i governi statali che si erano già macchiati di questi misfatti. Lo stato è un’impresa privata occulta, nata per riscuotere le tasse, in cambio di una generica protezione accordata ai sudditi; i servizi gli sono stati estorti in un secondo tempo, a causa delle proteste dei sudditi.

Ieri e oggi, in gran parte del mondo, con i debiti si facevano schiave le persone e le nazioni e la libertà era solo libertà dai debiti e dalle tasse, la seconda concessa dallo stato a persone da privilegiare, l’habeas corpus venne dopo; le tasse si pagavano in natura, in pecore, in schiavi, mentre il salario dei soldati, che dovevano presidiare il territorio, era pagato in sale, argento o terre tolte al nemico e da colonizzare.

Contemporaneamente, grazie ai persuasori occulti, come l’informazione, la cultura di massa faceva passare i morosi o inadempienti verso lo stato e i creditori come persone che si dovevano vergognare; stato e religione istillavano questa morale e chi non pagava debiti e imposte era soggetto anche a violenza. Però gli stati insolventi si possono salvare solo denunciando i loro debiti esteri, le insolvenze internazionali sono state tante, nel rinascimento anche l’Inghilterra denunciò i debiti verso i banchieri fiorentini e l’America non ha avuto indietro tutti i crediti concessi agli alleati europei della prima e della seconda guerra mondiale, mentre la Francia riceve ancora riparazioni dalla Germania, una vecchia forma di tributo internazionale pagato dagli stati sconfitti in guerra.

Oggi a emettere la moneta sono solo gli stati o le banche centrali, che è più o meno la stessa cosa, perché le banche sono autonome dallo stato ma controllano lo stato; è finito il gold standard e la moneta non ha più un valore intrinseco, oggi non esistono strumenti di pagamento senza debiti; quindi la crisi finanziaria è ciclica, infatti, questa crisi del debito è nata in America, con l’indebitamento delle famiglie americane, delle imprese americane e dello stato americano, sia dovuto al deficit del bilancio dello stato che al deficit della bilancia commerciale.

Poiché con la globalizzazione gli Usa avevano delocalizzato industrie all’estero, per sostenere domanda e occupazione, grazie alla forza del dollaro, hanno attirato capitali da tutto il mondo e si sono indebitati; ora sono insolventi e difficilmente rimborseranno i loro enormi debiti, per salvarsi, possono solamente denunciarli, svalutare il dollaro, aumentare l’emissione di denaro, favorire investimenti in infrastrutture e aumentare i dazi all’importazione.

Quindi, la dissennatezza delle banche ha avuto la copertura e la connivenza dello stato, gli amministratori delle banche americane super pagati, quando vendevano derivati, erano coperchi a quali non si possono addossare tutte le responsabilità; però i dirigenti delle banche francesi, inglesi e tedesche, per acquistare per le loro banche o per piazzare ai privati i derivati, hanno ricevuto larghe provvigioni, non sono stati strumenti oscuri.

Il Fondo Monetario è nato per proteggere il credito internazionale, per concedere finanziamenti agli stati indebitati e per impedire a essi di fallire, cioè per impedire il loro default; però i debiti degli stati poveri non possono essere pagati interamente, perciò qualche anima buona ha proposto la remissione di questi debiti, ma ora, nei circuiti dei grandi debitori sono entrati, con effetto domino, anche i paesi ricchi occidentali. A causa dei danni della finanza creativa e della massa di derivati, dal 2008 abbiamo avuto consapevolezza che i debiti Usa non possono essere tutti onorati, nemmeno con i buoni uffici di FMI, Banca Mondiale e Banca Centrale Europea.

Per quanto riguarda l’Europa, se si vuole il rilancio economico, la Banca Centrale Europea dovrebbe acquistare i titoli di stato dei paesi in difficoltà, sia al mercato secondario che al mercato di nuova emissione; la BCE deve mantenere liquido il mercato dei titoli, deve stampare più moneta, ed emettere eurobond a tasso contenuto come fa il Giappone, con lo scopo di contenere l’onere in interessi di paesi come l’Italia.

Con ciò farebbe ciò che fanno la Federal Reserve e la banca centrale giapponese; il pareggio di bilancio non serve a superare la crisi, sarebbe solo un aiuto agli Usa che sarebbero gli unici a creare liquidità internazionale con il debito, cioè eliminerebbero la concorrenza dell’euro. Invece la Banca Centrale Europea è più intenta a combattere l’inflazione che a superare la recessione; l’inflazione abbassa l’onere del debito, mentre la stretta sul bilancio dello stato e sui salari favorisce la recessione.

Più che ricorrere al bilancio dello stato in pareggio o aumentare la pressione tributaria, come sta facendo il governo Monti, bisognerebbe controllare, calmierare e riqualificare la spesa pubblica e, gradualmente, il bilancio in pareggio verrebbe da se; penso soprattutto ai privilegi fiscali o evasione legale di Vaticano e privati, penso alla spesa sanitaria incontrollabile, soprattutto nelle regioni del sud; è ingiusto colpire sempre le pensioni, ma è giusto colpire le pensioni privilegiate.

La gestione dell’Inps è largamente attiva e i contributi dei lavoratori sono a destinazione specifica, se lo stato se ne appropria, commette un illecito, però è notorio che ciò che è lecito allo stato non è lecito ai privati; lo stato, senza conseguenze, può uccidere, fare violenza, rubare, espropriare, violare contratti privati e trattati internazionali, non è soggetto né alla costituzione, né alla legge ordinaria, anche se i professori di corte sentenziano il contrario.

I tecnici aggregati al governo sono sempre di una parte, cioè dalla parte di lor signori, ma non dalla parte dei lavoratori, è così anche per gli alti dirigenti dello stato; oggi l’informazione predica i sacrifici, narcotizza i cittadini, alleata con gli agenti dei mercati che siedono in parlamento e con gli economisti di corte che hanno visibilità in televisione. Questi fanno assieme un’opera di manipolazione che in Italia si sé vista in passato solo alla vigilia della prima guerra mondiale, per spingere l’Italia in guerra; è proprio vero che i cani per niente non muovono la coda, infatti, l’informazione ha finanziamenti e aiuti e i politici hanno finanziamenti e privilegi.

A marzo del 2011 la modifica del patto di stabilità europeo è servita inchiodare l’Italia, perché ha posto l’accento sul debito pubblico, che in Italia era alto anche prima, invece che sul deficit di bilancio, che l’Italia era riuscita a contenere più di tanti altri paesi europei. In Italia anche il debito complessivo, tra pubblico e privato, rispetto al pil, è inferiore a Usa, Giappone, Francia e Gran Bretagna; al netto e al lordo degli interessi, il deficit di bilancio è percentualmente  inferiore a Francia e Inghilterra.

E’ stata la speculazione, collusa con la Banca Centrale Europea, asservita a Francia e Germania, che ha favorito la crescita degli interessi sui titoli di stato italiani, quando i tassi ribasseranno, le banche creditrici dell’Europa settentrionale su questi titoli italiani guadagneranno plusvalenze per coprire parte dei loro buchi di bilancio. La Deutsche Bank è una delle cinque banche che hanno il controllo del mercato dei CDS, con Goldman Sachs ha venduto BTP italiani al mercato secondario, ne ha favorito il deprezzamento e, conseguentemente, ha favorito il rialzo degli interessi dei titoli di nuova emissione.

La Grecia, più fiduciosa verso l’Europa che verso i suoi governi, a causa del risanamento finanziario, nel 2011 vedrà, ridursi il suo reddito nazionale del 5,3%, il tutto sotto un governo di unità nazionale diretto da tecnici commissari della Banca Centrale europea; la stessa ricetta sollecitata da UDC, FL e PD, agenti dei mercati, per l’Italia. Fortunatamente, alla Grecia sono stati tagliati dall’Europa 100 miliardi di euro di crediti inesigibili.

L’aiuto europeo alla Grecia è un aiuto alle banche francesi e tedesche, creditrici della Grecia; con la crisi per Cipro, la Germania, invece di fare da paciere con la Turchia, ha venduto molte armi alla Grecia; sembra che l’Europa abbia un intento neocoloniale verso Grecia e Italia, però si è mossa con più rispetto verso le banche del nord. Tra il 2008 e il 2010, a causa delle loro esposizioni con i derivati, le ha finanziate a tasso agevolato per 4.825 miliardi di euro, a beneficio soprattutto d’inglesi, francesi e tedeschi, l’emissione suddetta è naturalmente a carico di tutti gli europei.

Pensavamo che certe furbizie fossero solo italiane, perché anche l’Italia si è comportata così con le insolvenze passate di Banca di Roma, Banca di Napoli e Banca di Sicilia; ma in realtà così dovevamo andare le cose perché l’Italia è stata sempre assente o passiva presso le istituzioni europee, sempre richiamata e sanzionata da esse, che ci facevano al morale per le nostre inadempienze e i nostri ritardi. Come nel nostro parlamento gli onorevoli non sono tutti uguali, l’Europa non è fatta di stati uguali, perché è retta da una diarchia autonominatasi, fatta da Francia e Germania, con l’Inghilterra che, dietro le quinte, tira le fila, il resto dei paesi partecipanti sono sudditi.

Oggi l’Europa punta alla ricapitalizzazione bancaria; per aiutare le banche, ancora in difficoltà con la crisi del debito, entro il 2012 vuole portare il coefficiente patrimoniale delle banche al 9%, grazie a contributi di stati, privati e del fondo europeo salva stati FESF, che ha una disponibilità di mille miliardi di euro, i lavoratori e i disoccupati possono aspettare. L’Autorità Bancaria Europea esige anche la ricapitalizzazione delle banche dei Pigs, cioè dei paesi sfigati o bistrattati, secondo i punti di vista, soprattutto dell’Europa meridionale.

Diversamente dalle grandi banche italiane, che sono più in equilibrio, Deutsche Bank e Banca Paribas sono piene di derivati e perciò sono aiutate dalla Banca Centrale Europea; Germania e Francia proteggono i loro grandi istituti e chiedono sacrifici ai paesi mediterranei. La Banca Centrale Europea, non emettendo eurobond, non può calmierare i tassi dei titoli di stato; per favorire il credito e la domanda come fanno gli Usa,  dovrebbe acquistare i titoli degli stati in difficoltà e stampare più moneta, ma non lo fa.

Mentre nei vari paesi il settore pubblico cercava di contenere i suoi debiti, la crisi è nata con l’esplosione del debito privato dei derivati, sentito soprattutto al nord; in Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna l’afflusso di capitale estero, intorno al 10% del Pil, era diretto al settore privato, alle banche e agli stati, lo scopo era soprattutto finanziare le esportazioni del nord, soprattutto tedesche, ma è servito anche a finanziare lo sviluppo di questi paesi; il paese che ha ricevuto meno dall’Europa è l’Italia, presentata da Monti come possibile affossatrice dell’euro.

L’indipendenza delle banche centrali dai governi è stata solo a vantaggio delle banche centrali, che sono controllate dalle banche ordinarie, le grandi banche controllano gli stati e in Italia sono controllate dalla Chiesa; noi italiani abbiamo fatto sacrifici per entrare in Europa, per entrare nell’Euro e ne stiamo facendo per restarci, abbiamo creduto al mito e al dogma dell’Europa che doveva colmare i ritardi italiani rispetto all’Europa settentrionale.

Oggi il mercato dei derivati, secondo alcune stime, è pari a sette volte il reddito mondiale, ma potrebbe essere anche superiore; l’Europa, invece di contrastare le concentrazioni tra grandi banche e imprese e difendere la concorrenza, che avrebbe dovuto ridurre i prezzi e garantire la qualità dei prodotti, ha permesso queste fusioni; contemporaneamente, le società di rating, senza controllo ma garantite dalla platea dell’informazione, hanno favoriscono le speculazioni; le banche prima speculano e poi si fanno salvare dagli stati. A causa di questo procedere, dopo la crisi dei subprime de 2008, oggi è arrivata quella del debito pubblico degli stati.

Fino agli anni ’90 il debito pubblico italiano era detenuto da famiglie e banche, oggi è detenuto per il 55% all’estero, soprattutto da banche e da fondi pensione esteri; la componente italiana è detenuta da banche nazionali, famiglie, fondi pensione e fondi d’investimento nazionali. Gli italiani, una volta popolo di risparmiatori, investono poco nelle borse italiana ed estere, il che significa che il risparmio degli italiani, dopo il 1990, anche a causa delle insolvenze e dalle perdite sugli investimenti, si è in gran parte volatilizzato.

Comunque, gran parte del risparmio investito nel mondo è anche frutto di speculazione, evasione fiscale e furto e non di lavoro; vista la disparità di trattamento, oggi pare che l’Europa voglia aiutare l’Italia, che ha un alto debito pubblico, con 600 miliardi di euro del Fondo salva stati, mentre la Banca Europea dovrebbe finanziare il Fondo Monetario perché questo finanzia i vari stati sfigati o fratellastri o Pigs.

Nel 1971 fu abolita la convertibilità del dollaro in oro, per l’impossibilità della Federal Reserve a effettuare la conversione; nel 1999 Clinton abolì la legge Glass–Stegall, che aveva separato le banche commerciali da quelle d’investimento, nel 2000 eliminò il controllo statale sui derivati, liberalizzando il mercato dei capitali, poi alla fine del 2007 caddero le banche d’investimento Merrill Lynch, Morgan Stanley e Lehman Brothers.

Per sanare la situazione, dal 2008 al 2010 gli Usa hanno erogato migliaia di miliardi di dollari, a tasso zero, alle banche d’investimento Citigroup, Goldman Sachs, Deutsche Bank, Paribas, UBS e Credit Suisse; secondo gli americani, dal punto di vista finanziario, la Svizzera è Italia, soprattutto Vaticano. Una parte dei derivati è stata acquistata dalla Federal Reserve, ma la maggior parte è carta straccia, cioè crediti irrecuperabili; grazie alla speculazione sui derivati, pare che oggi il debito complessivo è un multiplo elevato del reddito mondiale.

Oggi la finanza internazionale controlla governi, politici, economisti, accademici, commissioni governative e informazione; dopo il 2008 gli americani, scaricati i subprime, si volsero verso l’Europa; da allora il debito di stati ed enti locali è cresciuto è stato inserito nei derivati e poi, per dirigere le azioni degli stati sfigati, sono nati governi di tecnici, fatti di uomini di fiducia dei mercati, come Lucas Papademos, Mario Draghi e Mario Monti, commissariando Grecia e Italia.

Intanto, a causa  dell’aumento d’imposte, bassi salari e stretta sui bilanci statali, l’Europa va in recessione; dopo la svalutazione del 50% del debito greco, per far ripartire l’economia, pare che seguirà quella del debito irlandese, spagnolo, portoghese e italiano. Dovrebbe essere una fortuna per l’Italia, però la misura sarà presa più per andare incontro alle banche creditrici del nord che dei popoli, il costo dell’operazione sarà accollato agli europei; però stampar denaro, se l’Europa deciderà di farlo, apparentemente, costa poco.

 nunzio miccoli    www.viruislibertario.it; numicco@tin.it

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 COSA CI SI ASPETTA DA MARIO MONTI?

 La proposta, invisa alla Germania, di trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza, la farebbe diventare una banca centrale europea come la Fed e la Banca d’Inghilterra; acquistando i debiti esteri dei singoli paesi, ne livellerebbe i tassi a vantaggio dell’Italia e della Grecia. Per rilanciare domanda e opere pubbliche, potrebbe stampare più moneta; invece attualmente la BCE, per statuto, per contenere l’inflazione, contiene l’emissione del denaro al 2% annuo.

La Germania ha paura dell’inflazione che la colpì duramente il primo e nel secondo conflitto mondiale, esporta alla grande perché i paesi dell’area euro meno competitivi non possono svalutare una loro moneta per recuperare competitività e così perdono quote di mercato a favore della Germania; oggi più della metà dell’esportazione tedesca è diretta in Europa, perciò, anche se la Germania pare essersi disinnamorata dell’Europa, non può facilmente staccarsi dall’Europa e dall’euro.

Le prime mosse del governo di Mario Monti sono aumenti delle tasse e ancora ritocchi alle pensioni, si spera anche che vada a toccare anche le pensioni alte e le doppie e triple pensioni corrisposte dallo stato agli amici; infatti, non esistono solo i privilegi dei politici, ma anche quelli dei dirigenti di stati, delle grandi corporazioni e degli alti magistrati. C’è anche la necessità di eliminare le corporazioni professionali, non bastano i semplici ritocchi alle loro tariffe minime, altrimenti il liberismo funziona solo a senso unico, cioè contro i lavoratori.

A causa dell’emergenza greca, a marzo di quest’anno il patto dio stabilità è stato modificato, mettendo l’attenzione sul debito pubblico, oltre che sul deficit di bilancio dello stato, perciò l’Italia, che anche prima aveva un alt debito pubblico, è finita sotto il mirino; stranamente l’Europa sembra dare meno importanza ai debiti privati e a quelle delle imprese, che vedono l’Italia posizionata meglio del nord Europa, quasi che i debiti delle famiglie siano meno letali, però nel terzo mondo, con i debiti privati e l’usura, ci si vende anche schiavi.

Insomma, a causa del debito pubblico si aumentano le tasse e si riduce il reddito netto spendibile dei lavoratori, a causa del debito privato, le tasse possono essere minori e il reddito netto maggiore, però poi bisogna pagare le rate dei prestiti e il risultato pratico può essere lo stesso; è strano che l’Europa non tenga conto di ciò, teme solo l’insolvenza degli stati, vuole l’austerità e il bilancio dello stato in pareggio. Ma con una politica deflazionistica così fatta, non fa altro che far cadere la domanda e accelerare la crisi economica, rendendo anche più difficile gli investimenti pubblici, il pareggio di bilancio e la nuova occupazione.

La lotta all’evasione è un vecchio slogan e dovrebbe colpire anche l’evasione legale degli amici dello stato come il Vaticano; con le maggiori entrate fiscali, bisognerebbe ridurre il carico fiscale di lavoratori e piccole imprese perché la pressione fiscale non può aumentare, così se ne avvantaggerebbe domanda e occupazione. Sarebbe anche utile colpire con le tasse il patrimonio immobiliare del Vaticano e degli enti ecclesiastici, che è molto esteso. Invece è essenziale ridurre la spesa, quella per interessi pubblici la stanno facendo salire i mercati, osannati a sinistra; un’altra spesa incontrollata è quella sanitaria, che non si può controllare per non offendere gli amici, tra i quali sono la mafia, Big Pharma e il Vaticano, che controlla tante cliniche private.

Dall’estate scorsa l’Italia, già soggetta alle rampogne dell’Europa, come stato semi-sovrano, è soggetta agli attacchi speculativi, che hanno portato a svendere i titoli pubblici italiani del mercato secondario e a far aumentare i tassi di quelli di nuova emissione. L’aumento del differenziale tra tassi del debito pubblico italiano e tassi del debito pubblico tedesco, come avviene per i prezzi del petrolio, è stato determinato dalla speculazione e non dalla domanda e dall’offerta.

La dimostrazione sta nel fatto che a tassi relativamente più bassi di Francia e Spagna, questi paesi non riescono a collocare tutti i titoli pubblici offerti alle aste, mentre l’Italia, con tassi più alti, ci riesce;  le leggi di mercato, per pareggiare la domanda all’offerta, suggerirebbero che quelli franco-spagnoli dovrebbero essere più alti e quelli italiani più bassi; la speculazione influenza tassi e corsi di borsa. Infine. Il Giappone, ha un debito pubblico più alto dell’Italia, remunerato all’1% e sottoscritto solo da giapponesi, perciò non può essere oggetto di speculazione da parte della finanza internazionale. Ci si chiede pertanto, perché il governo semisovrano italiano e le banche, che hanno referenti privilegiati e finanziati da esse in parlamento, hanno collocato il nostro prestito pubblico all’estero, se gli italiani hanno risparmio, come si dice spesso; forse lo hanno fatto per favorire la speculazione internazionale.

L’Europa ci chiede misure drastiche in materia di lavoro, liberalizzazioni, imposte e riduzione della spesa pubblica, come se l’Italia fosse il bersaglio unico della situazione di crisi, però la crisi del debito è nata in Usa e ha poi colpito Inghilterra e Alta Europa; Francia, Germania e Austria hanno crediti verso paesi dell’est europeo che ora sono insolventi, non esiste solo il problema della Grecia. La colpa di Italia è Grecia è di aver preso troppo sul serio l’Europa ed ora debbono pagare.

L’informazione italiana, il centro sinistra e gli economisti di corte con libero accesso alla televisione, facendo propagando e abusando della credulità popolare, affermano che l’Italia deve recuperare credibilità politica; però questa credibilità l’Italia non l’aveva nemmeno prima, con governi che duravano un anno, con le svalutazioni periodiche della lira, con i rappresentanti italiani che disertavano il parlamento europeo, con ministri degli esteri italiani che non parlavano l’inglese e Prodi che, pur parlandolo, non si faceva capire.

Oggi Inghilterra e Usa, per contrastare la crisi, emettono liberamente moneta e l’Europa no, ne dovrebbe derivare una svalutazione del dollaro ma accade il contrario; forse la ragione risiede nel fatto che gran parte del nuovo denaro emesso non è stampato materialmente, ma entra solo nei circuiti elettronici come moneta di conto o conto corrente. Pare che sia stata Goldman Sachs di Soros, la più grande banca d’affari del mondo, a innescare la vendita dei BTP, questa banca è leader della speculazione ed ha guidato le privatizzazioni italiane del 1992 e sta pilotando quelle attuali della Grecia e dell’Italia; centrosinistra, Napolitano, Fondo Monetario e Goldman Sachs, in pratica i mercati, hanno spinto per un governo tecnico in Grecia e in Italia.

Monti è stato vicepresidente di Goldman Sachs, è consulente o advisor di Goldman Sachs, è presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa, anche Mario Draghi è uomo di Goldman Sachs. I mercati hanno favorito la caduta di Berlusconi, aiutati dai suoi agenti nel parlamento italiano di UDC, FL e DC, da Napolitano e dal Vaticano; come accade nelle banche italiane, nel governo Monti ci sono diversi ministri di area cattolica; quando detto, non per rimpiangere Berlusconi.

Attualmente in occidente c’è una crisi di sovrapproduzione e di bassa domanda, perché la gente non ha denaro da spendere e la disoccupazione aumenta, la politica deflattiva dei bilanci pubblici in pareggio non può che peggiorare questa situazione; bilancio in pareggio e spostamento dell’età della pensione sono buone politiche quando c’è la piena occupazione, in questa situazione sarebbe  meglio aumentare l’emissione di banconote come fa l’America, perché si aumenta la domanda e si riduce il peso del debito, senza aumentare le tasse.

Però la Germania vuole la difesa del potere d’acquisto dell’euro e, per esportare, insiste sulla restrizione salariale; oggi, agli attuali valori di borsa, privatizzare le grandi aziende di stato, significa fare un regalo agli speculatori internazionali, che con la possibile riduzione dei tassi sul debito pubblico italiano, già pensano di guadagnare plusvalenze da impiegare in borsa, anche aiutati dal cambio favorevole con il dollaro, guadagnando enormemente in poco tempo.

Se salta l’Europa e l’euro, torna il protezionismo, che non è tutto negativo, perché, storicamente, con il protezionismo è cresciuta la produzione industriale di tanti paesi; però il protezionismo è malvisto dai mercati e dai globalizzatori, ma anche dalla Germania e dalla Cina che esportano molto. L’Europa avrebbe anche dovuto coordinare politica fiscale, politica salariale e politica scolastica, a causa dei suoi ritardi e dei ritardi dei governi nazionali, la speculazione, agendo tempestivamente, sta traendo profitto dall’attuale situazione.

Con la politica del governo Monti, l’Italia sta anche salvando le banche francesi e tedesche pesantemente esposte, non solo in Grecia, ma anche in altri paesi europei; oggi BCE; fondo Monetario e governi esteri stanno dettando le tappe al governo semisovrano di Monti. Da decenni l’Italia è oggetto di attacco speculativo alla lira e perciò i nostri soci europei non volevano che entrassimo nell’euro e ci imposero una manovra finanziaria tremenda.

La politica di austerità porta alla recessione, oggi l’euro è una moneta senza stato e Monti è presentato come l’uomo della salvezza, Napoletano si era detto favorevole al federalismo ma chissà cosa ne farà Monti, che peraltro, in base alle sue dichiarazioni, non dovrebbe durare più di questa legislatura; forse la lega nord, che fa opposizione, alle prossime elezioni aumenterà i suffragi. Il governo Monti sembra un governo di tecnici e banchieri e il braccio armato dei mercati finanziari.

Negli ultimi anni in Italia gli investimenti in opere pubbliche sono venuti solo dagli enti locali, perciò, in assenza di uno stato, questi non si possono strangolare, però anche gli enti locali sprecano denaro. Mario Monti si è formato in Usa, è stato discepolo di Brzezinski e rettore all’Università Bocconi, advisor di Goldman Sachs, presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa, voluta nel 1973 da David Rockefeller.

Mario Monti è il campione di un governo ultraliberale, amato dai post-comunisti, che preme per le privatizzazioni e le deregolamentazioni, segue le teorie di Milton Friedman e la sua scuola di Chicago e non Keynes; per imporre certi interventi economici alla politica, Goldman Sachs approfitta di periodici shock da catastrofi naturali e da catastrofi umane, come le guerre e le crisi economiche, questa strategia è stata già applicata in Asia e America Latina e ora è applicata all’Europa.

 Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.

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LA CRISI FINANZIARIA DELL’EUROZONA

Il 18 ottobre 2011 il FMI ha detto che occorrono 300 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche europee e metterle al riparo dalle insolvenze, come quella della banca franco-belga Dexia, nata dal fatto che in Francia e Belgio i comuni insolventi hanno attinto ampiamente alle casse della Dexia. In Europa ci sono sempre stati forti legami tra banche e governi, mentre l’Italia ha privatizzato le banche, in Grecia sono proprietà dello stato che, con queste ha finanziato il governo.

Le banche regionali spagnole hanno finanziato i governi locali e in Italia le banche possiedono la metà del debito pubblico italiano, un terzo è posseduto da banche dell’Europa del nord e la parte rimanente minoritaria è in mano agli italiani. Metà del debito pubblico dei paesi più indebitati è nelle mani dei paesi del nord Europa e le banche più esposte su questi crediti difficili sono quelle francesi e quelle belghe, perciò ne è nato l’isterismo francese sul debito pubblico italiano..

Con la nascita dell’eurozona, a causa dei bassi tassi d’interesse, si è espanso il credito al consumo, il che ha favorito i deficit commerciali dei vari paesi; al di fuori dell’eurozona, sono stati contratti debiti in euro e franchi svizzeri poi, a causa della svalutazione delle monete locali, sono aumentate le rate e i debitori non riescono a pagarle. Le banche europee hanno esteso la loro rete di filiali all’estero, la Svezia nei paesi baltici, l’Austria all’est, la Spagna si è estesa finanziariamente in America Latina e la Grecia nei Balcani (Fonte: Fondazione CDF 26.10.2011).

La Spagna ha alimentato la sua crescita finanziando il mercato immobiliare per 400 miliardi di euro, ora il valore degli immobili ipotecati o vuoti è crollato e i debitori sono insolventi, stessa cosa è accaduta in Irlanda; l’insolvenza americana nel settore immobiliare e dei consumi si è ripetuta in Europa. L’Europa strabica faceva sempre lezioni solo all’Italia e non si accorgeva del resto; come la Banca d’Italia, la BCE non ha controllato le banche; ora la situazione dell’Italia, checché ne dicano le società di rating e la Francia, a parte il debito pubblico e la cancrena della sua politica e della sua amnministrazione, considerati debiti pubblici e privati, pare migliore di quella della maggior parte dei paesi d’Europa.

Per assicurare alle banche un muro di protezione, la BCE ha proposto di aumentare la riserva obbligatoria delle banche dal 5 al 9%, le banche, con poca liquidità, si sono opposte a questa misura e alla valutazione degli attivi di bilancio ai prezzi di mercato, che rileverebbero una forte perdita da ammortizzare, in grado di fare apparire tutti i bilanci delle banche in perdita; in data 27.10.2011 un vertice dell’eurozona ha portato la riserva al 9%.

Ha svalutato i crediti verso la Grecia e ha elevato il fondi do garanzia europeo a 2.000 miliardi di euro, le banche, dopo le trombature subite dai risparmiatori in borsa, non riescono a ricapitalizzarsi con emissioni di azioni; dovrebbero intervenire gli stati che però sono in difficoltà.  L’Europa potrebbe utilizzare il fondo europeo di stabilità finanziaria o IFSF per ricapitalizzare le banche, questo fondo, prima dell’aumento di cui sopra, era pari a 440 miliardi di euro, dei quali, 268 sono stati impegnati per il salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo; ma i tedeschi chiedono prima riforme strutturali, per mettere le banche al riparo da future crisi.

La Germania, dopo le svalutazioni rovinose della sua moneta, dopo la prima e la seconda guerra, con la ricostruzione, ha difeso il valore del marco e valorizzato produzione industriale ed esportazioni, la Francia è gelosa della sua capacità di esportazione; comunque, come la Cina, la Germania è costretta a intervenire per risanare il sistema finanziario europeo perché la sua industria dipende soprattutto dai mercati esteri; i tedeschi sono memori che la crisi del 1929 scoppiò in Usa, ma poi si è sentì più in Germania che in Italia.

Con la crisi del dollaro, iniziata nel 1971, quando ne fu sospesa la convertibilità in oro, e il declino successivo di altre valute cartacee, con il momentaneo successo dell’euro, in tutto il mondo si è iniziato a parlare di valute regionali alternative, che dovrebbero fungere da monete di riserva e per gli scambi internazionali. A fianco degli strumenti monetari tradizionali, è stata proposta una nuova moneta globale di conto, cioè la Carbon Currency (moneta carbone) che dovrebbe essere basata sull’energia prodotta e consumata e non sui prezzi.

Un’autorità provvederebbe ad assegnare l’energia a ogni paese, che assegnerà delle quote ai cittadini, se queste non saranno utilizzate entro una certa scadenza, scadranno e ci sarà una nuova assegnazione di quota; le moneti locali dovrebbero rimanere per un periodo transitorio. L’idea della nuova moneta nacque negli anni 1930, dopo la grande depressione, in un circolo di tecnocrati, fatto di scienziati e ingegneri, si pensava di creare un sistema monetario e di contabilità nazionale basato sull’energia (Rivista Nexus – Edizione Italiana – n.94).

Nel 1933 animatori di questa proposta furono King Hubbart, dell’università di Chicago e Howard Scott, questi negli anni 1950 furono i primi a parlare di tecnocrazia e di governo dei tecnici. Hubbart non era socialista o comunista, però voleva superare l’economia basata sui prezzi e considerava incompetenti politici e burocrati; riteneva che le riserve energetiche fossili fossero in via di esaurimento e voleva ridurre le emissioni di CO2, perciò propose di sostituire la moneta tradizionale con crediti energetici. Per questi tecnocrati, per aumentare l’efficienza dell’economia, occorreva un’attenta distribuzione dell’energia disponibile.

Il nuovo sistema prevedeva la consegna ai cittadini di certificati energetici per le operazioni economiche, i quali dovevano servire ad acquistare beni e servizi, mentre, come in Unione Sovietica, una sola organizzazione centralizzata doveva provvedere a produrre e a distribuire beni e servizi. Bisogna dire che, come il Carbon Currency, tutte le banconote sono nate come certificati, prima nominativi e a scadenza, e poi al portatore e trasferibili senza scadenza, prima con interesse poi senza interessi, prima garantiti con copertura, poi senza copertura e a corso forzoso.

Comunque, la nuova moneta prevedrebbe anche un controllo autoritario e centralizzato del pianeta.

Con il nuovo strumento di pagamento, le vecchie banconote dovrebbero essere gradualmente ritirate dal mercato e chi se ne trova molte in mano o in conto corrente, non vorrebbe perderci, pare che la metà dei dollari circolanti sia detenuta all’estero; finché si tratta di calpestare i poveri, il potere ci riesce, ma non riesce mai ad andare contro l’interesse dei potenti, che sono gli stessi che sostengono il potere.

I nuovi certificati dovrebbero essere nominativi, senza interessi e con una scadenza, perciò dovrebbero impedire l’accumulo di ricchezza. Il movimento tecnocratico è nato in America e poi si è diffuso anche in Europa, ha due siti: www.technocracy.org e www.technocracyvan.ca, in Europa è rappresentato dal NET, nato del 2005, (Network of European Technocrats); questo movimento ha anche un’impronta ecologista e lotta contro il riscaldamento globale, è legato al movimento ambientalista.

L’intento è fissare una quota annuale di consumo di combustibili fossili e di dividerlo equamente tra paesi e famiglie, creando un mercato in cui si scambiano emissioni carbonio; le carte di pagamento dovrebbero avere un credito sia in valuta che in punti carbonio, con i quali si acquisterebbe energia. Con questo sistema ogni persona sarebbe attentamente monitorata, per sapere come produce e quanta energia consuma.

Le persone sarebbero dotate di codice per gli acquisti e riceverebbero un estratto conto contenente la contabilità dei consumi; il meccanismo non è sempre chiaro, comunque nel 1937 Howard Scott scriveva che il certificato individuale non era negoziabile o cedibile, ma scambiabile con energia, merci e servizi. Successivamente, i tecnocrati hanno aggiunto che la carta di debito avrebbe contenuto un microchip, sarebbe stata anche una carta d’identità e, praticamente, sarebbe servita per monitorare e controllare le persone.

Questa filosofia ha avuto impulso con il protocollo di Kyoto del 2002, sotto egida ONU, emanato per combattere il riscaldamento globale e ridurre l’effetto serra, l’accordo impegnava i paesi industriali a ridurre le emissioni, sotto la pena di sanzioni economiche a vantaggio dei paesi virtuosi; le banche si dissero pronte a creare derivati e prodotti finanziari correlati al carbonio, tra loro spiccano Morgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley, coinvolte nei recenti crac della finanza creativa.

Con il sistema monetario denominato Carbona Currency, il mercato del carbonio dovrebbe superare il mercato delle altre merci; è un fatto, che chi controlla la valuta controlla l’economia, lo stato e la legislazione, lo ha detto anche Rotschild; senza produrre, con il controlle della valuta ci si può arricchire, è per questo che l’Europa e chi sta a essa dietro ha preferito prima l’unione monetaria che l’unione fiscale e l’unione dei sistemi scolastici; il sistema proposto dovrebbe registrare i consumi di ciascun individuo e controllare i kw di energia forniti a consumatori e aziende, aiutato da una rete digitale di contatori intelligenti per elettricità e poi per gas e acqua.

Con questo sistema cambieranno mondo economico e sistemi politici, i contatori saranno senza fili, costituiranno una rete intelligente o Smart Grid e dovrebbero comunicare tra loro; nei momenti di maggiore consumo, per mantenere stabile la rete e prevenire i blackout, si spegnerebbero; sarà un risparmio energetico accompagnato da disagio per le famiglie e le imprese. L’Italia ha già una rete di Smart Grid elettriche e il sistema si sta estendendo ad altri paesi, l’Europa punta anche all’interconnessione delle reti elettriche, in mode da creare una rete elettrica globale come internet.

Per alcuni sapienti, grazie alle altre fonti energetiche, oltre i combustibili fossili, non esiste un problema di scorte energetiche nel mondo, ma solo di distribuzione energetica; teoricamente, con il nuovo sistema dovrebbe ribassare il costo dell’energia, ma è difficile che lor signori facciano dei regali al popolo. I costi di produzione industriale saranno espressi in kilowattori, le reti intelligenti dovrebbero divenire fattori chiave per l’economia, favorendo gli scambi, e si dovrebbero avere minori emissioni di carbonio.

La rete energetica globale o Smart Grid dovrebbe sostituire il sistema economico basato sui prezzi con uno basato sull’energia e sul kilowattore; il movimento dei tecnocrati che sostiene la riforma è collegato con l’agenda 21 dell’ONU (1992), nata in una conferenza per lo sviluppo sostenibile, la conservazione delle risorse e la tutela dell’ambiente (Rivista Nexus – Edizione Italiana n.94).

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

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LA FORMULA PER FAVORIRE LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

La strada per favorire la disoccupazione giovanile consiste nel ridurre la domanda generale, nell’aumentare la produttività nei posti di lavoro, nell’aumentare le ore di lavoro straordinario e nel blocco del turnover.

La domanda o i consumi calano come conseguenza della contrazione dei redditi, dei risparmi, a causa delle invenzioni delle bische chiamate finanza e borsa, non controllate da Banca d’Italia, Consob e autorità europee; i consumi calano anche perché i salari, con l’eliminazione della scala mobile, non aumentano con l’inflazione. Queste contrazioni di consumi, in generale, non sono compensate dall’aumento delle esportazioni, perché anche gli altri paesi devono proteggere la loro occupazione dalle merci straniere.

L’aumento di produttività riduce i costi aziendali e della pubblica amministrazione, però, in  presenza di domanda stabile e o decrescente, crea altra disoccupazione; il concetto è talmente ovvio che non richiede precisazioni.

L’aumento del lavoro straordinario può essere occasione di altri guadagni per chi già lavora, ma riduce la possibilità di occupare altri lavoratori esterni; nelle aziende con più dipendenti, in  presenza di una domanda fiacca, lavorare meno ore per far lavorare più persone, non è uno slogan senza senso.

C’è da dire che le aziende preferiscono far lavorare di più i loro dipendenti, piuttosto che assumerne di nuovi, perché non vogliono fare formazione e perché ritengono che la formazione, per un certo periodo, sia un costo senza ricavo; inoltre temono, in caso di crisi, di dover essere costrette a licenziare i lavoratori, e perciò assumono il meno possedibile. Lo stato, con adeguati incentivi, dovrebbe porre ostacoli a questa mentalità; anche perché i dipendenti pubblici non hanno questi inconvenienti.

Il blocco del turnover, cioè del ricambio generazionale nei posti di lavoro, in Italia riguarda circa 600.000 persone l’anno; quando si sposta in avanti di un anno l’età della pensione, si salvaguardano i conti dello stato, ma si produce altra disoccupazione. Fra l’altro, Inps e Inail hanno i conti in attivo e quindi non si capisce la bagarre a favore dell’innalzamento continua dell’età della pensione, che si potrebbe fare all’occorrenza e in ogni momento.

Degli attivi si appropria illegittimamente lo stato, perché questi contributi dei lavoratori sono a destinazione specifica; ciò che è consentito allo stato, non è consentito ai comuni cittadini, ai quali è raccomandato di non violare i contratti; però nessuno stigmatizza questo fatto, anche i dirigenti Inps, di estrazione sindacale, sono strati cooptati dal sistema e perciò tacciono.

Con questa politica, si vuole trasformare l’Inps nell’azienda più redditizia, trascurando la disoccupazione giovanile, senza mettere mano alle pensioni privilegiate di quelli che prendono più di 3.000 euro netti al mese di pensione, che si potrebbero ridurre a favore delle pensioni più basse e di un’assistenza sociale, diffusa in alta Europa, ma che in Italia manca e visto che l’Inps fa assieme previdenza e assistenza.

Purtroppo partiti, informazione, accademici ed economisti di corte, al soldo dei soliti ignoti, sembrano più intenti a corrispondere alle aspettative dei mercati, dell’Europa alleata degli speculatori, e della finanza, che dell’interesse del paese; come i cani non muovono la coda per niente, questi signori ricevono posizione, prebende e regalie da lor signori, per fare propaganda e preparare l’opinione pubblica ai sacrifici.

Per fare solo un esempio, è un fatto che le banche, ma non sono esse, costituiscono una potente lobby e finanziano i partiti; perciò i loro beneficiari, ricevono generosi appannaggi, pensioni e liquidazioni d’oro; ricevono dalle lobby regalie generose, perché la posta in gioco è alta per lor signori che dirigono, in incognito, i loro pupazzi e controllano lo stato. Lo stato è un’impresa economica occulta privata che deve rendere a lor signori, per favorire questo disegno, i loro  capitani di ventura sono coperti d’oro.

Grazie a questa informazione e a questa politica colluse con i poteri forti, oggi i professori, mercenari di lor signori, non parlano più di fiscal drag da restituire ai lavoratori, d’indicizzazione dei salari o di scala mobile, di elusione o evasione legale a favore di gradi imprese, categorie o persone amiche dei padroni occulti dello stato; d’altra parte, lo stato, sollecitato dalle banche, ha anche impedito alla magistratura di condannare l’usura, normalmente intesa, fissando per legge limiti soglia di usura molto alti, cioè pari a dieci volte il tasso medio sulla raccolta. Lo stato in passato ha anche amnistiato gli usurai, spesso corrispondenti delle banche e da esse finanziati; non può contrastare l’usura perché è controllato dalle banche, è  immorale e fa anche il biscazziere.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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LA MANOVRA FINANZIARIA ITALIANA DEL 2011

 La manovra finanziaria del 2011 getta le premesse per privatizzare grandi imprese, aziende municipalizzate, riserve auree, beni del demanio e dando in concessione le spiagge; in particolare, prevede che i crediti non commerciali verso lo stato, cioè quelli relativi al debito pubblico, possano essere estinti, a richiesta del creditore privato, con la cessione di beni del demanio.

Questo provvedimento, nel silenzio dei media, sembra sia un progetto di privatizzazione del patrimonio artistico italiano; fra l’altro in Italia esiste un immenso patrimonio artistico mobiliare, non esposto nei musei ma immagazzinato, perché non vi trova posto; anche questo patrimonio, che non ha corrispondenza all’estero, potrebbe essere utilizzato per ridurre il debito pubblico, cioè potrebbe essere venduto adeguatamente alle aste di Londra.

Invece non si sa a quale prezzo sarebbe effettivamente venduto questo patrimonio, la speculazione nazionale e internazionale è sempre in agguato e la politica nazionale, non disinteressatamente, la favorisce. I privati vogliono mettere le mani anche su alcuni gioielli imprenditoriali rimasti allo stato come Ferrovie, Telecom, Eni, Enel, Finmeccanica e, purtroppo, nel nostro paese la legge permette di acquisire il controllo di grandi imprese, anche con poco capitale.

Oggi, a causa della speculazione, i valori di borsa di queste imprese sono di molto inferiori a quelli effettivi, quindi il controllo di queste imprese si può acquisire con poco denaro; un grosso affare sarebbe anche la privatizzazione dell’acqua, in barba ai referendum; però si sa che in Italia l’esito del referendum a favore del popolo non è rispettato. Non è sicuro che queste misure di bilancio straordinario, fatte su sollecitazione dell’Unione Europea, rimetteranno sui binari l’Italia; aiuterebbero a raggiungere il pareggio di bilancio, ma continuerebbero le esplosioni sociali, con la caduta del benessere e della sicurezza; il blocco del turnover, con l’allungamento dell’età per la penmsione,  non farà altro che aumentare la disoccupazione giovanile.

Sempre con la scusa del debito pubblico e del deficit di bilancio, già nel 1992 si fecero grandi privatizzazioni, l’Italia è stato sempre un laboratorio per la finanza che scorazza e che si ingrossò con le periodiche svalutazioni della lira; secondo un sistema collaudato, le stesse cose si sono ripetute in Russia, estremo oriente e in Argentina e ora si ripetono in Grecia; nel 1992 l’Iri era la settima multinazionale del mondo, fu smembrata e privatizzata, cioè svenduta, si diceva che la misura era necessaria per ridurre il debito pubblico e perché l’impresa era poco efficiente; però i privati, amici della politica, non comprano carrozzoni improduttivi, per acquistare queste aziende con lo sconto, devono presentarle in anticipo in crisi, con l’aiuto dei loro amministratori delegati e dell’informazione.

Poi questi dirigenti e amministratori delegati sono mandati in pensione con liquidazioni e pensioni da favola, perché si portino nella tomba i loro segreti; l’Italia ha una storia di deficit di bilanci e di debiti pubblici, il pareggio di bilancio lo raggiunsero Quintino Sella e Mussolini, i deficit servono allo stato per chiedere sempre maggiori sacrifici ai cittadini e alle imprese private per pagare meno imposte e per contenere le richieste salariali.

Soprattutto a causa delle guerre, anche altri paesi hanno conosciuto un forte debito pubblico,  prima della rivoluzione francese, la Francia aveva un debito pubblico elevatissimo e l’Inghilterra, poiché aveva voluto difendere il cambio della sterlina, dopo la seconda guerra mondiale, aveva un debito pubblico, in proporzione al reddito, molto più elevato di quello attuale italiano; invece Francia, Italia e Germania, per far ripartire la produzione, avevano fatto cadere e avevano svalutato le loro monete.

L’Inghilterra, con una politica deflazionistica di bilancio in pareggio, rientrò dal debito in più anni, al costo di una recessione e di una disoccupazione, anche se questa politica mette a posto i conti pubblici e salva il potere di acquisto della moneta, almeno relativamente; oggi l’Unione Europea, che ha tolto sovranità agli stati, prevede la stessa cura per gli stati aderenti con alti debiti, però per la Grecia sarebbe stato meglio uscire dall’Europa e dall’euro, svalutando la moneta e rinegoziando il debito estero, come fece l’Argentina.

Avrebbe potuto minacciare unilateralmente la denuncia dei debiti, come hanno fatto varie volte gli stati nella storia, come fece l’Inghilterra con i banchieri fiorentini, e come oggi sembra voler fare anche l’Islanda; poi la Grecia avrebbe potuto accordarsi per un rimborso in 30 anni del suo debito senza interessi, le banche creditrici lo avrebbero ammortizzato senza aiuti dall’Unione Europea e non sarebbero state costrette e iscrivere in bilancio la perdita. Anche la Germania ha pagato in più anni le sue riparazioni di guerra, che costituiscono un tributo pagato dai paesi sconfitti.

Perciò i debiti e le insolvenze nascono anche dalle guerre, dai movimenti valutari e dalla speculazione, invece la stampa dilettantistica, gli economisti di corte e l’Unione Europea affermano che dipendono dal fatto che la gente consuma troppo e vive al disopra delle sue possibilità; purtroppo l’Europa, in omaggio all’alta finanza, ha deciso di affrontare diversamente la questione, perciò la cancrena non si fermerà, ma si estenderà a Grecia e altri paesi, poi l’Europa si disintegrerà, non prima però che tanti si riempiano le tasche.

Tanti hanno creduto all’Europa, ma chi dirige dietro le quinte l’Europa, ride dell’Europa, sa che non è una cosa seria e non può durare; la bagarre sul debito italiano, alimentata da media, economisti di corte e agenzie di rating, legate agli speculatori, è stata montata ad arte per favorire certe scelte del governo italiano, per favorire le privatizzazioni e far cadere il governo Berlusconi, intenzionato a controllare la spesa sanitaria con i costi standard e le spese pazze delle regioni con il federalismo.

Sono tanti quelli che hanno da perdere con questi provvedimenti, cioè con il controllo della spesa pubblica, cioè chiesa, che controlla banche e sanità, criminalità organizzata, finanza internazionale e speculatori internazionali; oggi in Italia, se tralasciamo altri aspetti della politica, il partito più riformatore è la Lega Nord. Dopo le privatizzazioni del 1992, poiché la spesa pubblica è rimasta fuori controllo, la politica italiana ha continuato a fare debiti e ad avere bilanci in deficit, però oggi sono in difficoltà anche gli stati del nord e del sud Europa; al nord i debiti privati sono più alti che in Italia e gli interessi pubblici si pagano con le imposte e i debiti privati si pagano con i salari e i profitti d’impresa; il risultato pratico, cioè la riduzione del reddito spendibile, anche se gli economisti di corte non lo dicono, potrebbe essere lo stesso.

L’Unione Europea non è stato un buon affare, gli Usa hanno un enorme debito pubblico, molto superiore a quello italiano, anche in rapporto al reddito, non se la passa bene nemmeno l’Inghilterra; ma oggi anche L’Europa, con emissioni straordinarie di denaro per salvare ufficialmente le banche, già ingrassate sulla pelle di tutti, con salvataggi anche d’imprese ed enti pubblici locali, ha incrementato il debito pubblico europeo e pensa di emettere euro bond garantiti dalla stessa Europa.

Questa misura è contrastata perché, con  questa riforma, il tasso d’ interesse dovrebbe essere uniforme in Europa, mentre oggi la Germania può emettere titoli pubblici ad un interesse ridotto e investire il ricavato a tasso maggiorato in altri paesi europei indebitati, è una delle tante speculazioni sulle quali si regge l’economia moderna; l’unica preoccupazione, recepita dagli isterismi della finanza europea, è la certezza del rimborso, problematica nel caso della Grecia.

In Italia il debito pubblico è pari al 120% del reddito nazionale, in Usa arriva al 200% e gli americani pagano molte meno tasse degli italiani, cioè il 25% del reddito nazionale contro il 45% degli italiani; in alta Europa la pressione tributaria è pure alta, ma con migliori servizi pubblici che in Italia. A causa delle insolvenze bancarie, vere o presunte (in Italia si ricordano i casi di Banco di Roma, Banco di Napoli e Banco di Sicilia), anche in quei paesi il debito pubblico aumenta velocemente.

Nei paesi europei il deficit del bilancio dello stato va, a parte la Grecia, dal 3% e il 5%, l’Europa voleva contenerlo per tutti al 3% e non ci riuscì, oggi, imponendo un pareggio di bilancio vuole portarlo allo 0%; gli Usa hanno un deficit di bilancio del 20%, potrebbero aumentare le tasse, ma con l’attuale crisi è difficile, nel paese non si risparmia più da anni e si vive grazie agli investimenti dall’estero; invece la disoccupazione giovanile è male comune europeo e americano, colpa del blocco del turnover e della caduta della domanda.

Ora la zona euro, a parte gli esorcismi di Napolitano, rischia la disgregazione, dopo il crollo di tante civiltà, ora è il tracollo dell’occidente, però anche gli Usa potrebbero cessare di esistere come stato unitario; dall’altra parte del mondo, il capitalismo cresce in Asia e nel terzo mondo, paesi per i quali abbiamo sempre pianto per la loro povertà. Anche in questo processo ha influito la speculazione che ha preferito disinvestire in occidente e investire nel terzo mondo, giornalisti ed economisti di corte avevano detto che era una grande opportunità dell’era della globalizzazione; l’Italia ha fatto di meglio, non rimborsa nemmeno l’Iva all’esportazione, una ragione in più per chiudere impianti industriali in Italia e aprirli all’estero.

L’Europa invece di correggere queste storture, le ha mantenute e ha protetto i produttori del nord, ad esempio quelli di carne e latte, che sono soprattutto al nord e godono di parecchie sovvenzioni europee; è da ricordare che per l’Italia, l’Unione Europea è stata una passività finanziaria fin dalla sua creazione, come se l’Italia fosse una colonia, la solidarietà non c’entra perché l’Italia non è il paese più ricco d’Europa.

Dalla sua creazione abbiamo pagato sempre più di quello che abbiamo ricevuto, anche a causa delle multe, spesso giuste, comminateci dall’Europa; a causa dell’inadeguatezza della classe politica e degli amministratori pubblici italiani, che sono il nostro vero problema, oggi gli italiani si consolano con alcuni dogmi di fede, come il risorgimento, la resistenza, la costituzione, l’Unione Europea e l’Onu, che è un’altra assise inutile da sciogliere, come la Società delle Nazioni.

 Nunzio Miccoli – www.viruslibertario,.it; numicco@tin.it.

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L'ORDINARIA USURA BANCARIA

L’usura era originariamente il prestito a interesse, a qualunque livello fissato, ieri e oggi nel mondo, a causa dei debiti e relativi interessi, le persone si vendevano schiave, mentre oggi si vendono schiavi anche gli stati; perciò gli ebrei inventavarono l’anno del giubileo, che cadeva ogni 50 anni, con il quale si cancellavano i debiti e gli schiavi ritornavano liberi. L’usura è stata condannata dai libri sacri indiani, ebrei, cristiani e arabi, però poi gli ebrei impararono a praticarla volentieri, soprattutto verso gli stranieri.

I fiorentini, per aggirare il divieto della chiesa che in antico prevedeva la scomunica per l’usura, inventarono le istituzioni bancarie, le quali non avevano un’anima che poteva essere dannata, perciò potevano prestare tranquillamente denaro a interesse; ben presto anche la chiesa di Roma e i vescovi furono coinvolti nell’attività bancaria e nell’usura, tanto che papa Innocenzo III (1198-1216) ebbe a dichiarare che, se si fossero scomunicati gli usurai, si sarebbero svuotate le chiese di gregge e di pastori.

Fin dai primi secoli del cristianesimo, anche alcuni vescovi avevano fatto gli usurai, anche se tramite prestanomi, recentemente si ricorda il caso del cardinale Giordano di Napoli, che esercitava tramite il nipote, poi il cardinale fu assolto dalla magistratura indipendente; la tradizione bancaria è stata ereditata ampiamente dalla chiesa, in Italia l’attività bancaria non è dominata dagli ebrei, oggi  i vescovi vi controllano la maggior parte delle banche popolari locali e il Vaticano controlla le maggiori banche nazionali.

Tuttavia, poiché lo stato, molto legato alla chiesa, è schizofrenico e contraddittorio, secondo l’art.644 del c.p. l’usura è ancora reato, intendendo però questa volta per tale solo l’interesse elevato sui prestiti; a rigore, tale tasso usuraio dovrebbe essere quello che supera quello medio di mercato, tenuto conto di tutti gli oneri accessori e delle commissioni, la realtà ha preso una piega diversa, perché sono le banche che commissionano le leggi al governo.

Il tasso soglia, oltre il quale scatta l’usura, per dare coronamento all’art.644 del codice penale, è stato fissato con la legge n.108 del 1996; la rilevazione trimestrale dei tassi medi di mercato, per ogni tipo di operazione di prestito è fatta dalla Banca d’Italia, che è una società privata controllata dalle banche; poi la Banca d’Italia determina il tasso effettivo globale medio TEGM relativo a ciascuna categoria di prestito.

Poi il pallino passa dalla Banca d’Italia al governo che, sensibile alle aspirazioni delle banche, nel maggio del 2011 ha stabilito che il tasso soglia era pari al TEGM, aumentato del 25%, più altre maggiorazioni di 4 o 8 punti; a sinistra non ci sono state opposizioni. Fino al 2009, la commissione di massimo scoperto, calcolata sull’esposizione massima raggiunta trimestralmente dal conto corrente, era applicata solo agli sconfinamenti senza fido, di durata superiore ai 30 giorni, poi la legge n.2 del 2009 stabilì che andava applicata solo alle operazioni con fido l’onere andava inserito nel calcolo dell’usura.

Non era finita, perché varie banche, a cominciare dal Monte dei Paschi, rintroducevano la commissione suddetta per tutti, anche se con altre denominazioni, cioè come commissione d’istruttoria, commissione di scoperto, ecc.; naturalmente, la Banca d’Italia e il governo restavano passivi e la magistratura, di fronte tante denunce contro le banche, procedeva raramente contro di esse.

Privatizzazione e concentrazione delle banche non si sono risolte in risparmi di spesa per i cittadini, al capitale della Banca d’Italia partecipano banche, assicurazione e Inps, la presenza nel capitale dell’Inps era importante per avere il consenso dei partiti dei lavoratori alla politica della Banca d’Italia e delle banche. Formalmente però, il governatore della Banca d’Italia è nominato dal Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del consiglio; però in queste e nelle altre materie è la politica che dà l’indirizzo e per politica s’intende maggioranza e opposizione, altrimenti l’opposizione farebbe la fronda.

Oggi l’euribor trimestrale arriva all’1,56%, il costo della raccolta bancaria non supera il 2% e i tassi soglia, che servono a rilevare il tasso usuraio, arrivano al 20%; perciò le banche dovrebbero fare affari d’oro, ma si dicono in difficoltà, vogliono aiuti e privilegi fiscali dallo stato; per far salire i tassi, restringono il credito alle piccole e medie imprese, mentre, come fa lo stato con le facilitazioni fiscali e gli incentivi alle grandi imprese, fanno credito alle grandi imprese, anche insolventi, a tassi di favore;  aiutano le industrie di armamenti e prestano soldi allo stato, che non li paga più del 5% netto.

Chi controlla le banche, controlla lo stato e controlla le grandi imprese, infatti, sono le stesse persone, sempre in conflitto d’interesse; economisti e giornalisti comprati sono capaci solo di ripetere che bisogna rassegnarsi ad andare in pensione a 70 anni, invece di proporre la riduzione delle pensioni privilegiate; lor signori vogliono trasformare l’Inps nell’impresa economica più redditizia, infatti, già adesso lo stato attinge agli attivi di Inps e Inail, mentre quei soldi dovrebbero essere dei lavoratori e dovrebbero avere la loro destinazione specifica.

Nel 2009 in Italia hanno chiuso i battenti 9.000 imprese, però succede tutti gli anni, dietro la chiusura si nasconde spesso una storia di usura, sono tanti gli operai e gli impiegati che sognano di fare gli imprenditori, si mettono in proprio, vogliono arricchirsi ma, senza le protezioni della grande impresa, spesso falliscono; quando la banca chiude loro il fido, spesso arbitrariamente, li consegna agli usurai privati, spesso indirizzandoli a essi esplicitamente, gli usurai sono corrispondenti delle banche e hanno affidamenti in banca, poi diventano loro concorrenti; è un altro caso di conflitto d’interesse da parte delle banche.

Par quanto riguarda l’anatocismo o capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori su prestiti e mutui, che producono altri interessi debitori, nel 1999 la Corte di Cassazione ha stabilito che hanno natura negoziale, però nel 2000 il governo ha stabilito che la periodicità degli interessi deve essere la stessa per gli interessi a debito e a credito. Le banche applicano anche l’interesse di mora sul ritardato pagamento delle rate d'ammortamento e una penale sugli sconfinamenti sul fido, oltre il normale tasso d’interesse.

L’usura non è un fenomeno solo della piccola e grande criminalità ma, con l’approvazione dello stato, visti i tassi globali correnti autorizzati, è applicata anche dalle banche, basterebbe solo considerare la differenza tra tassi attivi e passivi; il fatto che le banche sono intermediari legalmente riconosciuti e perciò dovrebbe essere un aggravante per loro tale comportamento, ma raramente la magistratura procede contro le banche; i palazzi di giustizia ricevono dotazioni dalle banche e i magistrati ricevono dalle banche prestiti agevolati.

Le banche eludono la legge anche giocando sulle valute, oltre che con le spese, la banca d’Italia non vigila e la funzione bancaria è protetta dalla politica, la magistratura si è mossa solo contro l’anatocismo. Si afferma che le banche hanno scarsa redditività, ma non bisogna credere ai bilanci, sono falsi quelli delle imprese, quello dello stato, quelli dei partiti, dei sindacati e quello degli enti della chiesa.

Le banche hanno anche provocato il depauperamento del capitale in esse investito dai piccoli risparmiatori, chiamato parco buoi dalle banche; in Italia il costo del denaro è superiore che all’estero e questo fatto aiuta il bilancio delle banche ma non aiuta la crescita italiana; la sinistra incolpa il governo della mancata crescita, ma non accenna alla responsabilità delle banche.

Sul denaro e sulla finanza si sono consumate le maggiori speculazioni e le maggiori truffe, la banconota da 500 euro, voluta dall’Europa, non la usa nessuno e serve solo a esportare capitali da  riciclare, perché il denaro pesa; il prestito su pegno, utilizzato da ceti umili, anche se garantito da oro, con uno scarto sul valore, ha il tasso più alto. La cambiale è un titolo di credito astratto, cioè senza causale, è nata così per favorire i prestiti usurai ammortizzabili, se avesse una causale come la cambiale agraria, non potrebbe servire allo scopo.

 Nunzio Miccoli –  www.viruslibertario.it; numicco@tin.it;

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IL SINDACATO ALLA DERIVA

Oggi i conservatori, contrari alle riforme, non sono solo a destra, ma anche dentro il sindacato e dentro la magistratura; per gli italiani, l’immagine dei sindacati è ai minimi storici, un recente sondaggio del telegiornale di Sky, ha posto sindacati e informazione all’ultimo posto nella stima degli italiani. In Italia esistono 22 milioni di lavoratori e 10 milioni di pensionati, alcuni con più di una pensione, i sindacati hanno 11 milioni d’iscritti, di cui la metà pensionati, un quarto dipendenti pubblici ed un quarto privati.

Tra i lavoratori iscritti, i giovani sono il 23%, la propensione a prendere la tessera sindacale si assottiglia con il crescere dell’istruzione. Quella del sindacalista è una professione, infatti, esistono sindacalisti a tempo pieno, i delegati sindacali considerano loro referente il sindacato e non gli iscritti; la tessera sindacali è servita anche a tutelare i meno meritevoli nel posto di lavoro e per fare carriera, i sindacati tendono a difendere soprattutto i loro associati.

Nel luglio del 1953 i sindacati sottoscrissero con il governo l’accordo sulla politica dei redditi, poi accettarono l’eliminazione della scala mobile, dimenticando la difesa del potere d’acquisito dei lavoratori e la restituzione del fiscal dreg; poi hanno trascurato anche la sicurezza nei posti di lavoro. Perciò i lavoratori si sono allontanati dal sindacato e, da allora, i sindacati italiani sono diventati i sindacati dei pensionati e degli statali.

I sindacati non hanno chiesto contributi più elevati per i precari e per i contratti a termine, all’estero queste categorie costano di più al datore di lavoro. L’artico 39 della costituzione, per il riconoscimento statale dei sindacati e la loro rappresentanza, prevede una loro organizzazione democratica e la loro pubblica registrazione, mentre l’articolo 40 afferma che il diritto di sciopero deve essere regolamentato per legge, come accade all’estero.

Questi due articoli rimangono inattuati, per desiderio degli stessi sindacati, le relative norme d’attuazione non sono state mai emanate da parlamento, dove il sindacato è una lobby; in Italia è regolamentato per legge solo lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, però anche questa legge è stata vanificata dalla prassi sindacale. In Italia chiunque può creare un sindacato e indire uno sciopero, nella scuola esistono 43 sigle sindacali; negli altri paesi, gli scioperi sono approvati dalla maggioranza dei lavoratori, da noi non è così.

I sindacati sono in grado di ricattare governo e imprenditori e di bloccare il traffico aereo ed il trasporto in genere; in Gran Bretagna una legge del 1984 afferma che lo sciopero deve essere approvato da un referendum dei lavoratori, in caso contrario, l’astensione dal lavoro è considerata inadempimento contrattuale. Nel 2006 in Usa, in un caso del genere, un tribunale ha multato il sindacato dei trasporti con 2,5 milioni di dollari e con il divieto di raccogliere contributi, mentre il capo di questo sindacato è finito in carcere per dieci giorni.

Il contratto integrativo salariale aziendale non è ben visto dai sindacati, attaccati al contratto nazionale, perciò i lavoratori ci hanno rimesso economicamente, a vantaggio delle aziende che potevano pagare di più; invece in Europa, il salario è contrattato al 50% al livello centrale e al 50% a livello di periferia. Salario uguale per tutti significa salario basso per tutti, perciò dal 2002 al 2007 in Italia il salario è crollato ed ora è la metà che in Germania; in Italia ci sono mille morti l’anno in incidenti sul lavoro, in percentuale, il doppio che negli altri paesi, il sindacato e gli organi preposti dello stato non vigilano sulla sicurezza nei posti di lavoro.

Il fatto è che il sindacato è più presente nei palazzi che in fabbrica, privilegiando la politica, tanti sindacalisti sono parlamentari. In Italia il tasso d’occupazione è più basso che nel resto dell’Europa, i lavoratori part- time sono il 10%, cioè la metà che negli altri paesi, inoltre, i lavoratori in nero e a tempo determinato sono più numerosi; in Italia non esistono sussidi di disoccupazione, ma la cassa integrazione.

Il sindacati hanno 20.000 dipendenti, ricevono contributi statali, sono esenti da imposte e non rendono pubblici i loro bilanci; poiché ricevono contributi pubblici, dovrebbero essere soggetti al controllo della corte dei conti, ma non è così. Il sindacato può ricevere donazioni in esenzione d’imposta, contributi europei, statali e regionali, è diventato un macchina per far soldi; alcuni lavoratori s’iscrivono al sindacato, non tanto per la difesa del loro salario, ma per i servizi offerti dai centri d’assistenza fiscali del sindacato e dai patronati sindacali, per le pratiche previdenziali e per le pensioni, ruoli che dovrebbero essere dello stato e dell’Inps.

Per le dichiarazioni fiscali dei pensionati, i Caf ricevono un contributo dagli enti di previdenza, di 15,7 euro per dichiarazione, più 10 euro dai pensionati iscritti e 25 dai non iscritti; questi introiti milionari non sono tassati. A causa di questo monopolio, ci fu un ricorso alla Commissione Europea, per violazione delle leggi di mercato, perciò dal 2005 Berlusconi concesse questa attività anche agli studi dei commercialisti

I patronati sindacali assistono i lavoratori nelle pratiche previdenziali, cassa integrazione, sussidi alla disoccupazione, indennità di malattia, maternità, mobilità e trattamento fine rapporto; curano il 57% delle domande di pensione. Anche con i patronati si fanno iscritti al sindacato, nel 2000 il radicali cercarono di eliminarli con un referendum, che però, stranamente, non fu ammesso dalla Consulta.

Un decreto del 2001 ha aumentato le competenze del sindacato nei settori della previdenza complementare e nel settore del servizio sanitario e dell’assistenza giudiziale; per il momento, l’attività dei patronati è preclusa ai liberi professionisti ed alle associazioni dei consumatori. Insomma, pare che lo stato si sia ritirato dal sociale, a vantaggio del sindacato e della chiesa, ad esso vanno le antipatie perché tassa, mentre questi, con i soldi di uno stato incapace, si prendono i meriti e godono delle esenzioni fiscali.

Con legge 902/1977, i sindacati ricevettero in dono dallo stato uno sterminato patrimonio immobiliare, fatto di migliaia di metri quadrati d’immobili, situati in zone centrali, già appartenuti ai sindacati fascisti; questi immobili, come quelli della chiesa, sono stati esentati dall’Ici e sono intestati a società di comodo, inoltre, i sindacati hanno anche preso in affitto degli immobili dai comuni, a canone simbolico.

Come le organizzazioni collaterali alla chiesa, dal 2006, i sindacati beneficiano anche del 5%° dell’Irpef a favore del volontariato, che va a favore d’associazioni collaterali al sindacato. I sindacati hanno anche promosso la costituzione di società interinali per il collocamento a termine dei lavoratori, un’altra fonte di reddito per loro, anche se sono ufficialmente contro i contratti a termine. Il sindacato sul lavoro interinale ha due facce, da un lato resiste e dall’altro dice: “Piatto ricco mi ci ficco”.

I sindacati iscrivono gli immigrati e ricevono contributi da loro, con i loro patronati assegnano loro permessi di soggiorno, hanno creato associazioni di consumatori che vivono di contributi statali, come la Federconsumatori e Adiconsum; incassano una parte delle multe comminate dall’antitrust, nei processi si costituiscono parte civile e incassano risarcimenti; la class action o azione collettiva a tutela dei consumatori, passa dai loro uffici.

L’Adiconsum ha avuto in gestione dal ministero dell’economia del nostrro stato incapace il fondo per la prevenzione dell’usura, assieme ai finanziamenti ai progetti di sviluppo e all’editoria; il sindacato riceve contributi per la formazione professionale, con fondi europei e regionali. Una leggina del ’93 di Gino Giugni concesse il pensionamento anticipato a 500 dipendenti in nero dei partiti.

Grazie alle leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996, sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti, hanno ricevuto, a carico dello stato, il versamento di contributi figurativi per i periodi in cui non avevano versato contributi, in violazione dell’articolo tre della costituzione; la legge Mosca richiese allo stato l’esborso di 30.000 miliardi di lire. Decine di migliaia di dipendenti delle poste e delle ferrovie sono stati prepensionati da giovani, a spese di tutti gli altri lavoratori, perché lo stato non ha stanziato denaro per questi maggiori costi dell’Inps.

Oggi la gestione contributiva dell’Inps sarebbe largamente attiva, se non dovesse fare anche assistenza; l’allungamento dell’età della pensione non avrebbe rivestito carattere d’urgenza se si fosse deciso di dividere previdenza da assistenza; in tutti i paesi evoluti, all’assistenza si provvede con la fiscalità generale. I delegati sindacali che godono di permessi retribuiti sono 700.000, mentre 2.500 lavoratori sono distaccati al sindacato, soprattutto nella scuola e negli enti locali, ai quali si aggiungono i 20.000 dipendenti del sindacato; questi lavoratori distaccati non possono essere licenziati o trasferiti.

Ex sindacalisti sono presenti in parlamento, al governo, negli enti locali, nelle società partecipate, nelle camere di commercio, negli istituti di previdenza come l’Inps, al Cnel, all’IACP, alla Banca d’Italia, negli albi professionali e nelle aziende per i trattamenti rifiuti, dove hanno gettoni di presenza. Lo stato e i partiti hanno concesso loro questi favori per averne in campo maggiore comprensione.

Nel pubblico impiego, il tasso di sindacalizzazione è del 50%, contro il 33% del settore privato, perciò nella pubblica amministrazione non si licenzia per scarso rendimento; i dipendenti pubblici sono circa tre milioni e mezzo, un numero di dipendenti pari a quelli di Confindustria, da noi i dipendenti pubblici sono più numerosi che all’estero, dove la pubblica amministrazione è più efficiente.

Nella pubblica amministrazione, le assunzioni e le promozioni, anche se fatte su base di concorso,  si fanno su base clientelare, con la complicità del sindacato; in Italia, i dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole, sono quasi pari al numero degli agricoltori. L’Italia è agli ultimi posti in occidente per efficienza della sua burocrazia, ad un imprenditore, per aprire una nuova attività, occorrono 284 giorno, contro una media Ocse di 14 giorni. 

La piccola impresa è penalizzata dalla pubblica amministrazione, dalla corruzione, dalle mancanza d’infrastrutture, dal caro-denaro e dal caro-energia; l’Aran è l’agenzia statale che tratta con il sindacato per i contratti del pubblico impiego, al suo vertice però siedono persone del sindacato, naturalmente in conflitto d’interesse. Nei ministeri e nelle ferrovie si riceve un premio se ci si presenta in ufficio, come indennità di presenza.

Nella pubblica amministrazione pare che lo stipendio sia un appannaggio che prescinde dal lavoro, poi esistono tante indennità, come le indennità per disagiato posto di lavoro e altre fantasie; gli scatti di stipendio spettano a tutti, se un dipendente è trasferito d’ufficio, da un amministrazione all’altra, riceve lo stipendio più alto. I dirigenti conservano l’indennità di posizione anche quando cambiano di ruolo; nei concorsi pubblici, metà dei posti sono riservati agli interni, che generalmente hanno un titolo di studio inferiore agli esterni.

In Italia i redditi da lavoro del settore pubblico arrivano all’11% del Pil, contro il 7,2% delle Germania, le retribuzioni pubbliche crescono più di quelle private e più dell’inflazione, i lavoratori pubblici guadagno il 37% più dei privati, tra i dirigenti, la differenza è del 49%. Sono pagati meglio magistrati, diplomatici, dirigenti e segretari generali, oggi il costo medio dei dipendenti pubblici italiani, eccettuati gli insegnanti, è pari a quello degli altri paesi, mentre gli operai privati italiani guadagnano meno e i magistrati italiani guadagno più di quelli francesi.

Nella pubblica amministrazione un memorandum vieta ai dirigenti qualunque azione non concertata con i sindacati, nella pubblica amministrazione la dinamica salariale è indipendente dall’aumento di produttività, gli aumenti sono concessi a pioggia; il comitato valutativo dei dirigenti è dominato dai sindacati, che favoriscono le carriere. Nella pubblica amministrazione, con le promozioni indiscriminate, si hanno aumenti economici, non esiste un organismo per valutare efficienza degli uffici e dei singoli, però basterebbe chiedere agli utenti.

Non si mira a premiare il risultato, la celerità e la soddisfazione dell’utente; i premi sono mensilizzati e dati a tutti, inoltre, crescono le retribuzioni accessorie slegate dal merito. Il 55% dei ministeriali e il 88% dei militari fa carriera, manca la mobilità tra i ministeri, che può avvenire solo con le promozioni o con passaggi legati ad aumenti di stipendio; gli enti locali sono molto generosi al riguardo, con il benestare del sindacato, le promozioni di massa hanno sostituito gli scatto d’anzianità.

I dirigenti della pubblica amministrazione e i magistrati sanno quanto pesa il sindacato e perciò non vogliono essere accusati d’attività antisindacale; a causa di capi incompetenti, crescono gli appalti esterni,  nella pubblica amministra il tasso d’assenteismo è il triplo che nel settore privato. L’amministrazione pubblica non licenza i dipendenti per concorso esterno in associazione mafiosa e per abuso sessuale.

Alcuni si ammalano per andare in vacanza, muniti di certificato medico, inoltre, i dipendenti si timbrano il cartellino l’un l’altro; il Tar ha annullato licenziamenti di dipendenti malati, non trovati alle visite ispettive, in questi casi, licenziare è difficile e bisogna aspettare la sentenza definitiva, che può arrivare dopo molti anni. L’amministrazione è spesso soccombente in queste cause, dove gli interessi del lavoratore pare che vengano prima di quelli dell’amministrazione e dell’utenza.

Anche nella scuole, per i casi d’abusi sessuali, si sono prese le parti di bidelli e insegnanti, che non sono stati licenziati; pochi sono i dipendenti pubblici sottoposti a provvedimenti disciplinari, la corte costituzionale stabilì che i licenziamenti erano illegittimi, ma leciti i trasferimenti punitivi motivati. L’arte del governo è quella di cavare denaro dalle tasche della gente, la gestione pubblica non è interessata al controllo della spesa.

Dei servizi pubblici non si conosce il costo effettivo e se ne fissa il prezzo amministrativamente, non si insegue il bilancio in pareggio poi, con il deficit, si aumentano le tariffe e le tasse. Agli italiani sono occultati i costi effettivi dei servizi, lo stato, con gli sprechi, è capace di quadruplicare i costi dei servizi; alla politica piace spendere i soldi dei sudditi, gli enti locali non si preoccupano come sono spesi questi soldi.

I governi, con una mano spendono e con l’altra chiedono tasse, le differenza tra entrate e uscite è coperta con l’indebitamento e stampando moneta; in questo politica il sindacato, con la scusa di difendere i posti di lavoro, è pianamente colluso. Con la mediazione sindacale, nella aziende pubbliche e negli enti pubblici, i padri lasciano il posto ai figli; quando l’amministrazione pubblica perde in efficienza, i consiglieri d’amministrazione e i dirigenti ricevono un premio incentivante; in generale, i sindacati se ne infischiano dei conti e pensano solo a far assumere personale.

A nessun dirigente dell’amministrazione pubblica, visti i risultati negativi, è stato mai ridotto lo stipendio, ma anzi sono stati attribuiti loro premi di rendimento. Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita vigorosa dell’appannaggio dei grandi capi, che oggi hanno stipendi annui anche milionari in euro; tra questi capi molti sono sindacalisti. Poiché i privati sono più attenti al bilancio e alle spese, per far quadrare i conti aziendali, nel settore privato sono pagati meno operai e impiegati, rispetto alla pubblica amministrazione.

In Italia migliaia di ex ferrovieri percepiscono la pensione da 40 anni, il garantismo sindacale protegge gli insegnanti assenteisti, tra gli insegnanti, sono pochi i provvedimenti disciplinari e pochi gli espulsi. Chi si è appropriato di soldi è stato sospeso solo per sei mesi, chi ha commesso degli abusi sessuali su alunni e stato sospeso dalla retribuzione per due mesi e poi è stato trasferito ad altra scuola. Le cattedre universitarie sono vinte dai figli dei baroni universitari, agli ospedali accade la stessa cosa, è questo il delirio dinastico di potere, con il benestare del sindacato, che premia i suoi uomini ed è presente nelle commissioni di concorso.

I concorsi truccati calpestano i diritti altrui, i concorsi riconosciuti taroccati non sono annullati; ai concorsi, sostenuti enfaticamente dai sindacati, per combattere la discrezionalità dell’amministrazione nella politica del personale, si scartano i migliori. Enrico Fermi fu bocciato ad un concorso, Ettore Maiorana partecipò ad un concorso in cui la terna dei vincitori era già decisa in partenza.

In Italia esistono persone che sono docenti a tempo pieno all’università e direttori a tempo pieno al CNR. I concorsi ospedalieri sono truccati ed il direttore generale ha carta bianca nelle promozioni, dietro di lui sono i partiti e i sindacati. Nel 2003 a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, tra i 27 vincitori di un concorso, 22 erano parenti di politici. In barba alla riforma Dini ed all’articolo tre della costituzione, i dipendenti del senato hanno ancora la scala mobile, pari al tasso d’inflazione più lo 0,75%, i loro vitalizi sono agganciati allo stipendio e possono andare in pensione a 53 anni.

La spesa pubblica è cresciuta anche perché ogni partito di governo doveva fare assunzioni, i sindacati premevano per le assunzioni e per i miglioramenti ai dipendenti pubblici, già meglio pagati di quelli privati e con possibilità di andare in pensione prima. In Italia, l’alta burocrazia è alleata con il sindacato e con i partiti statalisti. I gangli del potere accademico, giornalistico, scientifico e dei magistrati sono stati appaltati agli amici del regime, ciò ha degradato il nostro mondo culturale, finito nelle mani di pseudo-intellettuali, disposti a prostituirsi alla convenienza politica.

Quando si tratta d’assunzioni e promozioni, ministri, politici e sindacalisti hanno la loro compartecipazione, il concorso è solo una formalità. Alla torta della cooperazione hanno avuto accesso anche i sindacati confederali; la UIL èra stata finanziata per l’addestramento di quadri sindacali in Somalia, quando Siad Barre non tollerava scioperi e prevedeva la pena di morte per chi li promoveva. La CGIL ha addestrato a questi compiti nove uomini di Beirut, che per metà sono rimasti in Italia e metà sono andati in America.

Risultati negativi hanno avuto parimenti le Ong d’ispirazione sindacale, che hanno sperperato le risorse, nel 1994 l’ex presidente albanese Fatos Nano ha dichiarato in tribunale che su venti miliardi destinati da Gianni De Michelis all’Albania, solo la metà arrivò in Albania; De Michelis rispose che era normale, perché l’altra metà serviva a pagare le spese. Le pensioni medie dei dipendenti della regione Sicilia sono del 50% superiori a quelle degli statali; i corsi di formazione professionale, sostenuti dalla regione e dai sindacati, servono a mantenere seimila formatori.

Secondo il garantismo del mondo del lavoro, un invalido di Modica non può svolgere un normale lavoro, però può partecipare a tornei di tennis. La precarietà di metà dei lavoratori italiani è conseguenza dell’eccesso di regolamentazione, della tassazione e dell’iperprotezione dell’altra metà; negli stabilimenti della Nissan della Gran Bretagna il salario è il doppio che in Italia, è diverso però il contratto di lavoro, inoltre lì non si sciopera.

In Italia, Alitalia e trasporti sono stati paralizzati dagli scioperi, inesistenti negli altri paesi, in Gran Bretagna ed in Germania i controllori di volo, diversamente che in Italia, non scioperano mai. In Italia non si riesce a spostare l’interesse dal contratto collettivo a quello aziendale, come hanno fatto all’estero, i contratti in deroga non necessariamente sono peggio di quelli nazionali. Quando le imprese sono in crisi, per evitare licenziamenti, il sindacato italiano richiede l’intervento della pubblica amministrazione e chiede aiuti pubblici; per esso la cassa integrazione è meglio che cambiar posto, anche nelle regioni dove si trova sicuramente.

I patronati sindacali incassano dallo stato tanto denaro per assistere i lavoratori alla vigilia della pensione. Per la formazione professionale, i sindacati gestiscono gran parte dei miliardi stanziati dalla Unione Europea e dalle regioni; il sindacato dei pensionati della CGIL è il più grande d’Europa, con tre milioni d’iscritti. Il 3.12.1906 in Italia nacque il primo contratto collettivo di lavoro, stipulato dalla Fiom, erano assunti in fabbrica solo i lavoratori iscritti al sindacato, che quindi aveva il monopolio del collocamento, come sotto i sindacati fascisti.

Oggi accade che i lavoratori, dopo aver ritirato la delega, continuano a pagare la quota sindacale per circa un anno, il contributo mensile è pari all’1% della paga base; pensionati, disoccupati e cassaintegrati pagano un contributo ridotto, la trattenuta è effettuata dai datori di lavoro. Un referendum radicale l’aveva abolita, ma fu ripristinata dai contratti collettivi, la delega è a tempo indeterminato, cioè non prevede il rinnovo ma è revocabile. La legge 262/ 2006, commissionata al parlamento dal sindacato, come fanno le lobby, prevede che, se un’impresa non versa i contributi al sindacato, li versa al suo posto l’Istituto previdenziale, che si rivale poi sull’impresa debitrice.

Nel 1919 nacque l’assicurazione obbligatoria di vecchiaia, con il metodo della capitalizzazione, nel 1947 l’inflazione e due guerre mondiali, avendo svalutato il capitale accantonato, portò al sistema a ripartizione, poi nacque la pensione di reversibilità a favore della moglie superstite, poi estesa, con sentenza, a favore del marito. Nel 1957 nacque la pensione per coltivatori diretti; con un contributo modesto, si concedeva la pensione a chi raggiungeva i limiti d’età, anche con un solo anno di contribuzione.

Nel 1965 Aldo Moro introdusse la pensione d’anzianità anche per il settore privato, con 35 anni di lavoro. Nel 1967 la pensione era calcolata sulla media degli ultimi tre anni di lavoro, nel 1982 sulla media degli ultimi cinque, poi sugli ultimi dieci. Nel 1973, per la pensione degli statali, erano richiesti 20 anni per i maschi e 14 anni e mezzo per le donne sposate; successivamente, sentenze della Corte Costituzionale, dei Tar e del Consiglio di Stato, favorevoli ad intere categorie di lavoratori, hanno aperto voragini nei conti dello stato.

A parte la reversibilità, alcuni italiani ricevono più di una pensione, nel 1997 la spesa pensionistica era pari al 15% del Pil, dal 2008 è andata a regime la riforma Dini, che richiedeva  per la pensione d’anzianità 57 anni d’età e 35 di contributi o 40 anni di contributi senza vincoli d’età; però alcune categoria privilegiate hanno ancora trattamenti migliori, in violazione dell’articolo tre della costituzione. Oggi l’età media di chi va in pensione è di oltre 60 anni.

A volte in Italia gli scioperi, con la scusa di evitare i licenziamenti, sono stati organizzati dalla confindustria, d’accordo con il sindacato, per ottenere la mobilità lunga e i soldi dallo stato, poi però, ottenuti i soldi, la riduzione di personale è avvenuta ugualmente, magari bloccando il turnover; anche la Fiat aveva fatto un accordo del genere con il sindacato. L’Alfa apparteneva all’Iri, era afflitta da bassa produttività, alta conflittualità ed assenteismo; nel 1986, su pressione del sindacato, l’azienda in crisi fu ceduta alla Fiat, che fu preferita alla Ford che aveva fatto un’offerta migliore, ma la Ford ventilava una riduzione di personale.

L’Alfa fu quasi regalata al gruppo Fiat, dal 1989 la Fiat iniziò a ridurne il personale, con pensionamenti, dimissioni incentivate e cassa integrazione; nel 1997 i dipendenti rimasti erano 4.000, rispetto ai 20.000 al tempo delle trattative con la Ford. Nel 2002 la produzione automobilistica restante dell’Alfa fu trasferita a Torino ed i lavoratori rimasti furono messi in cassa integrazione straordinaria.

I lavoratori dell’Alfa non sarebbero stati mai colpiti da disoccupazione, perché la zona aveva fame d’operai qualificati, però i sindacati volevano soluzioni collettive, volevano la cassa integrazione, volevano conservare la produzione automobilistica e volevano che l’azienda appartenesse ad italiani. Nel luglio del 2003 gli operai d’Arese erano ancora 800, volevano restare insieme e continuare a produrre automobili; fu firmato dai sindacati un accordo che previde la produzione di mezzi di trasporto ecologici, come quelli ad idrogeno, che però non ebbe seguito. Il 27.7.2003 il tribunale di Milano ordinò la riassunzione di lavoratori messi in cassa integrazione irregolarmente, però i posti non c’erano più.

Nel 2004 dai cassaintegrati fu respinta un’offerta di 200 licenze per taxi, da parte del comune di Milano; i sindacati erano anche contro il progetto d trasformare l’area in polo per interscambio merci, dicevano che avrebbe fatto aumentare l’inquinamento atmosferico. Un’impresa di rottamazione s’impegnò ad assumere 70 operai di Arese, per il recupero dei metalli dello stabilimento, poco dopo, due terzi di loro si dichiarò inidoneo al lavoro, per disturbi fisici comprovati da certificati medici, gli altri concordarono dimissioni incentivate; gli inidonei ricorsero al giudice, per conservare il posto ed essere pagati senza lavorare, alla fine anche loro accettarono l’esodo incentivato.

La cassa integrazione fu prorogata per tutto il 2004, la regione varò per i cassaintegrati un programma di formazione professionale, assieme ad un’indennità regionale, la Fiat mise a disposizione, per chi dava le dimissioni, 20.000 euro.  Il sindacato chiedeva all’amministrazione pubblica di obbligare le imprese ad investire in progetti da esso approvati, comunque, i lavoratori schivavano le nuove proposte di lavoro. I sindacati non volevano lasciare ai padroni la scelta se la fabbrica doveva rimanere aperta o doveva chiudere e non volevano chiudere industrie che avevano una tradizione, ripetevano: “No ai licenziamenti”, anche per le aziende in dissesto; per essi il rilancio della Fiat passava per lo stato, perciò lo stato concedeva aiuti alla Fiat.

La Gran Bretagna, a metà degli anni 80, chiuse i suoi stabilimenti automobilistici, in grandi difficoltà, e si aprì al capitale straniero, poi tutti i maggiori gruppi automobilistici del mondo aprirono stabilimenti nel paese, che oggi produce un milione e mezzo di vetture l’anno. La Nissan voleva produrre ad Arese, per le sue infrastrutture e perché l’Italia era in zona euro, a causa delle pregiudiziali sindacali, alla fine decise di andare in Gran Bretagna, dove ha preteso la fine degli scioperi, maggiore flessibilità, maggiore produttività, ha voluto anche un arbitrato interno   per le controversie di lavoro. L’Iri, cessata nel 2002, aveva rifiutato di cedere l’Alfa Romeo alla Ford, anche per non creare concorrenti interni alla Fiat.

Nel 1999 Nissan e Renault si accordarono, formando il quarto gruppo automobilistico del mondo, le paghe degli operai inglesi della Nissan erano mediamente il doppio di quelle italiane; gli operai avevano una previdenza integrativa e un’assicurazione sanitaria aziendale, il lavoro straordinario era pagato con una maggiorazione del 50%. Sarà per questi meccanismi perversi che oggi i metalmeccanici italiani si lamentano che le loro paghe sono le più basse d’Europa, inoltre, in Italia, un quarto della forza di lavoro, a causa di rigidità e distorsioni di mercato, è fatta di disoccupati permanenti e di lavoratori in nero.

Negli anni novanta la Fiat aprì a Melfi, in Basilicata, uno stabilimento automobilistico di 10.000 dipendenti, altamente automatizzato; ben resto ci furono conflitti contro il lavoro notturno e per la parità salariale con il nord, dove la vita era più cara. Nel 1983 a Detroit la General Motors si accordò con la Toyota per produrre un’utilitaria che fu un successo commerciale, in precedenza anche questa azienda aveva sofferto di crisi, con rigidità produttiva ed assenteismo.

Alla General Motors ci si accordò per la flessibilità e la riduzione del salario fisso, collegando la retribuzione alla produttività, prevedendo la partecipazione degli operai agli utili, si accettò anche il giusto motivo nei licenziamenti; furono previsti premi collettivi e individuali, gli ambienti di lavoro furono climatizzati, un rappresentante sindacale era presente ad ogni livello decisionale. I giapponesi della Nissan erano orientati per Arese, però volevano un contratto aziendale indipendente da quello nazionale, mano libera nella selezione del personale, la rinuncia allo sciopero, volevano che le controverse di lavoro si decidessero in sede aziendale, con un collegio arbitrale.

A causa dell’atteggiamento del sindacato, l’accordo sfumò ed i giapponesi abbandonarono l’Italia per la Gran Bretagna; i giapponesi furono previdenti, i dipendenti dell’Alfa avrebbero avrebbero potuto fare loro causa, rivendicando la differenza tra minimi retributivi del contratto nazionale e la retribuzione aziendale ed il tribunale avrebbe accolto la loro richiesta. In Italia, i contratti collettivi sono efficaci anche per i non iscritti ai sindacati ed il contratto collettivo non è derogabile dall’azienda, mentre quello aziendale, sul piano salariale, ha meno peso che all’estero.

Con un fisco più leggero e senza queste rigidità, tante imprese emergerebbero dal lavoro nero, tante imprese lo farebbero volentieri, perché le imprese che lavarono in nero crescono poco; però  sindacato e partiti sono sordi a questi argomenti. Nelle compagnie aeree straniere lo sciopero è raro, invece all’Alitalia si è scioperato spesso e la società è stata in bancarotta, il sindacato non voleva che fosse liquidata, vi si scioperava anche mettendosi in malattia, con regolare certificato medico. Per la vendita dell’Alitalia, i sindacati, come hanno fatto con l’Alfa, hanno posto condizioni che hanno fatto scappare gli acquirenti.

Questi dipendenti ricattano stato, azienda e utenti, che soffrono per i disservizi, con danno per il turismo; anche se bisogna affermare che, in Italia i datori di lavoro, in tutti i settori, seguendo una consuetudine ed una ritualità, ritardano il rinnovo dei  contratti di lavoro, favorendo così gli scioperi. All’Alitalia, azienda che ha sede alla Magliana, a Roma, piloti e hostess guadagnano più della concorrenza ma lavorano meno, l’azienda è stata travolta da scioperi, eppure nel 1995 era la terza compagnia d’Europa;  accumula perdite e debiti, però trasporta gratis parlamentari e papa.

L’Alitalia ha un alto livello di sindacalizzazione, ha cancellato voli, non ha rinnovato il parco aerei, i suoi dirigenti sono soggetti al sindacato; parte del personale opera a Roma, pur risiedendo a Milano, il che fa aumentare le spese, l’assenteismo è più elevato che nelle altre compagnie. All’Alitalia i passeggeri trasportati per dipendenti sono molti meno che all’estero, nei salari spiccano indennità, premi di puntualità e spese per trasferte; dipendenti, familiari e pensionati acquistano i biglietti con lo sconto. I sindacati hanno fatto fallire gli accordi per una fusione di Alitalia con Air One, KLM, Lufthansa, Aeroflot e Air France.

Alla Banca d’Italia, Mario Draghi voleva ridurre le filiali, riciclando gli impiegati in eccesso negli uffici regionali, il sindacato reagì con uno sciopero; il tasso di sindacalizzazione è dello 75% e un dipendente vi costa 2,8 volte più che nell’industria, invece in  Inghilterra il rapporto è 1,4. La Banca d’Italia ha 138 dirigenti per milione di abitanti, contro i 63 della Spagna. Nelle assunzioni della Banca d’Italia sono favoriti i figli dei dipendenti, i dipendenti sospesi dalla retribuzione, a causa di comportamenti illeciti, hanno diritto ad un assegno di mantenimento, a carico del fondo pensioni; il cassiere trasferito ad altra mansione conserva l’indennità di cassa.

Tutti hanno diritto ad un’indennità di residenza, maggiorata per i coniugati; tra le voci della retribuzione, spiccano un’indennità di presenza, un’indennità di rappresentanza, l’assegno di reggenza,  l’indennità forfettaria, quella per la sede disagiata, le maggiorazioni per le prestazioni notturne e il rimborso  per le spese di trasferimento, con il contributo al canone di locazione. Le pensioni sono privilegiate ed in deroga alla riforma Dini.

La Banca d’Italia ha 106 filiali per 110 province, mentre la Banca d’Inghilterra 11; svolge il servizio di tesoreria provinciale per lo stato e per altri enti locali, non è più istituto di emissione ed ha rinunciato volontariamente a controllare le banche ordinarie anche perché, altro caso di conflitto di interesse, è controllata dalle banche. Il governatore Mario Draghi voleva tagliare 30 filiali e creare una sola filiale per regione, perciò  esplose la protesta di dipendenti, sindacati, dirigenti, assessori, sindaci, presidenti provinciali, parlamentari e prefetti; per Cuffaro queste filiali erano presidi occupazionali e perciò andavano tutelati, anche Padoa-Schioppa voleva portare le filiali della Banca d’Italia a 80, ma i sindacati giudicarono la proposta irricevibile.

L’Enav, ente di controllo al volo, per volontà dei sindacati, pratica all’interno dell’azienda una selvaggia lottizzazione; ha 134 sindacati e 3000 dipendenti. Cinque iscritti ad un sindacato in sciopero hanno fatto cancellare 320 voli in un giorno; prima di andare in pensione, i suoi dipendenti sono tutti promossi, con lo scopo di incassare una pensione più alta dall’Inpdap, in contrasto con la legge Dini e con l’articolo tre della costituzione.

Questi controllori del volo, quasi tutti aderenti ad un sindacato, fanno 37 ore di lavoro la settimana e, se lavorano la notte,  hanno diritto al riposo compensativo, costano in media 100.000 euro l’anno. Mentre all’estero non scioperano, dal 2003 al 2006 in Italia hanno scioperato 153 volte, facendo cancellare tanti voli. All’inizio degli anni ’80, in Usa scioperarono 12.000 controllori di volo e Ronald Reagan li licenziò tutti; i dipendenti Enav hanno ricevuto biglietti Alitalia, a metà prezzo, in cambio della promessa di garantire la regolarità della partenza dei voli Alitalia, ciò era lesivo verso le altre compagnie.

L’Enav è diventato il monumento del sindacato in carriera, i suoi dirigenti sono tutti di origine sindacale e rappresentano le varie sigle sindacali. Negli aeroporti, gli uomini radar hanno grande potere, l’Ente Nazionale Assistenza al Volo ha come presidente un sindacalista della CGIL. Gli stipendi degli uomini radar sono aumentati del 14% l’anno, anche in tempo di bassa inflazione, la stessa generosità è prevista per i dirigenti e i consiglieri di amministrazione.

Nel 1999 il presidente Mancini trasformò 16 contratti di lavoro part-time all’Enav in assunzioni a tempo indeterminato; un informato giornalista del Corriere della Sera denunciò che i beneficiari del provvedimento erano tutti figli di dirigenti dell’ente; l’Enav è diventato un mostro do cooptazione. In compenso, è finita la pacchia dei biglietti aerei in omaggio per i dipendenti e i loro familiari, anche perché gli uomini radar non garantiscono la puntualità degli aerei.

Le ferrovie sono scosse da scioperi senza sosta, invece  nelle ferrovie svizzere lo sciopero è raro, i ferrovieri svizzeri sono pagati il doppio dei loro colleghi italiani; in Svizzera, su ogni treno, c’è un solo macchinista, in Italia due. Nelle ferrovie svizzere esiste la tregua sindacale, invece in Italia, la guerra perpetua; con tante sigle sindacali, le agitazioni sono frequenti. L’azienda  delle ferrovie ha tagliato l’organico del personale del 37,5%, però ha 90.000 dipendenti, tutti sindacalizzati; i biglietti costano meno del resto d’Europa, ma i treni sono più lenti, più sporchi e non sono puntuali.

Da Milano a Torino si impiegano 45 minuti più che nel 1939, da Milano a Roma 51 minuti più che nel 1987; l’azienda è perennemente in deficit, con tante assenze per permessi sindacali retribuiti. Vi si sciopera 166 giorni l’anno, anche se su tratti regionali; per condurre il treno si usano due macchinisti, in Europa uno. Nelle ferrovie si lavora 36 ore la settimana, invece l’orario francese è flessibile e annuale, i ferrovieri tedeschi sono soggetti al lavoro notturno quando è loro richiesto; invece gli italiani hanno diritto a riposi compensativi ed a  premi di percorrenza. I sindacati sono contro la liberalizzazione dei binari, perché i privati vi applicherebbero il contratto di lavoro degli autoferrotranviari che  costa meno.

L’Inps ho l’80% di iscritti al sindacato, tra i dirigenti la percentuale è del 100%, l’assenteismo arriva all’30%, il sindacato difende tutti i suoi iscritti, senza distinzione. In Italia, un quarto dei processi civili è a carico dell’Inps che, senza effettuare controlli, ha pagato pensioni anche ai defunti; l’Inps distribuisce buoni pasto e incentivi anche ai dipendenti impiegati a tempo pieno nel sindacato.

I magistrati arrivano ai vertici degli uffici appoggiati dai segretari di partito o dal sindacato di appartenenza; i posti di sostituto procuratore sono lottizzati in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna componente sindacale. Il 60% dei magistrati, per la nomina ai vertici degli uffici direttivi, considera decisiva l’appartenenza al sindacato; ai vertici della Cassazione, della Corte d’Appello e del Consiglio superiore della magistratura si arriva attraverso i sindacati; chi non s’iscrive stenta a fare una rapida carriera.

Vi è la fuga dei magistrati dalle regioni meridionali, dove sono inviati gli uditori in prima nomina, poco esperti, che possono chiedere il trasferimento dopo due anni; così lo stato ha abbandonato queste regioni alla criminalità. Nel 1999 D’Alema, per la riforma delle pensioni, chiese ai giudici un contributo di solidarietà e perciò scoppiò il putiferio, le loro pensioni non si potevano toccare, farlo significava attentare all’indipendenza della magistratura; i sindacati dei magistrati fino ad oggi hanno impedito il ritocco delle loro pensioni d’oro.

Nel 1999, all’Opera di Roma, il maestro Giuseppe Sinopoli gettò la spugna perché sul suo progetto non c’era il consenso sindacale, in quattro anni avevano fatto la valigia sei soprintendenti; sette sindacati si spartiscono i 501 dipendenti del teatro. Sinopoli voleva moltiplicare le rappresentazioni perché le soste di 21 giorni, tra una rappresentazione e l’altra, erano troppo lunghe, voleva raddoppiare l’orchestra, facendo anche assunzioni all’estero, voleva sostituire degli orchestrali inadeguati, perciò fu accusato di prevaricazione e autoritarismo.

Alla Scala ci volle l’autorevolezza di Paolo Grasso per convincere i sindacati a non opporsi alla cessioni dei diritti televisivi per l’Otello. Le poste, divenuta una spa, hanno 154.000 dipendenti, l’80% di essi sono iscritti al sindacato, soprattutto Cisl, le lettere disguidate o smarrirete sono tante; vi si lavora 36 ore alla settimana, con in media 21 giorni di assenteismo l’anno a testa,  l’azienda ha cercato di combattere il costume con un’indennità di presenza.

E’ probabile che le recenti prese di posizione dei ministri Gelmini e Brunetta e certi contenuti dell’attuale finanziaria del settembre 2011 siano dovuti anche a questi fatti, oltre che alla volontà di compiacere l’Europa, che è il moderno dogma; per l’Europa facemmo altre precedenti dolorose manovre di bilancio, anche per avere l’onore di far parte del discutibile club dell’euro. Ormai il sindacato è una lobby potente, una federazione di corporazioni, e un potere non costituzionale che condiziona gli altri poteri e punta ai privilegi e al potere.

Gli operai sono per il sindacato solo di peso e sono un residuo delle sue antiche lotte, il sindacato preferisce l’accordo sottobanco con gli altri poteri, è accaduto anche negli altri paesi; aveva promesso la tutela, la salvezza, la difesa e la sovranità dei lavoratori, che invece non sono garantiti da infortuni sul posto di lavoro e hanno lavori precari e poco garantiti. Anche la chiesa ha avuto questa evoluzione, aveva promesso il ritorno di Cristo, la salvezza e il regno di Dio, invece si fece il suo reame e puntò al potere e ai privilegi.

 Nunzio Miccoli – www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonti:

“A cosa serve il sindacato”  di Pietro Ichino – Mondadori Editore,

“L’altra casta”  di Stefano Livadiotti – Bompiani Editore,

“Lo spreco” di Gian Antonio Stella – Mondadori Editore,

“Guai a chi li tocca” di Antonio Galdo – Mondadori Editore,

“La casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – Rizzoli Editore,

“Sprecopoli”di Maio Cervi e Nicola Porro – Mondadori Editore,

“La deriva” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – Rizzoli Editore.

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LE DUE ITALIE

 Con altri miei articoli, ho evidenziato che il Mezzogiorno d’Italia fu conquistato dal Piemonte http://www.viruslibertario.it/Storia.htm#conquista-mezzogiorno

 e fu sottoposto a uno sfruttamento coloniale, privato di risorse, di oro, impianti industriali, soggetto a maggiori tasse e a meno investimenti; questa politica è stata attuata da tutte le potenze coloniali, Venezia lo fece con l’oriente, Napoleone I con Venezia, perché gli stati, dopo aver sfruttato i loro sudditi, mirano a sfruttare quelli di altri paesi.

Il Piemonte estese al sud le se leggi e il suo statuto e Vittorio Emanuele II preferì non chiamarsi Vittorio Emanuele I, per ricordare la continuità del regno piemontese, ampliato nei suoi confini, perché l’Italia unita non era stata voluta dagli italiani, ma era nata da guerre di conquista, esattamente come Francia, Spagna, Germania e Inghilterra; la sovranità del popolo e l’autodeterminazione dei popoli sono solo delle chimere.

Dopo l’unità, avvenuta nel 1861, iniziò l’impoverimento progressivo del sud, prima di allora Napoli non aveva più poveri di Londra o Parigi e il sud non era più povero del nord, la Sardegna, territorio del Piemonte, era poverissima; la conquista del regno di Napoli da parte del Piemonte si fece in accordo con mafia e camorra, alcuni loro esponenti ebbero posti in parlamento, riconoscimenti e furono loro intestate piazze e strade.

Dopo l’unità, come ha ricordato Salvemini, Giolitti (1889-1921), per ampliare la sua maggioranza di governo, consegnò il controllo del territorio del Mezzogiorno alla mafia, dove crebbe povertà ed emarginazione e poi emigrazione; il fascismo, con il prefetto Mori, distrusse la bassa mafia e si alleò con l’alta mafia che divenne fascista. Dopo la seconda guerra mondiale, si è cercato con alcune leggi di aiutare il sud, anche se con poco successo, il caso più rappresentativo è stato la Cassa del Mezzogiorno, sicché il distacco tra nord non si colmò e crebbe.

Comunque crebbe l’assistenzialismo a favore del sud, oggi sembra che lo stato, per clientelismo, solidarietà o senso di colpa verso il sud, voglia aiutare il sud, sembra voler percorrere la strada contraria, però commettendo, come vedremo, altri errori, cioè soffocando la parte produttiva del paese, con il conseguente declino dell’Italia e il rischio che il paese si spacchi di nuovo o si disintegri.

I militanti di partito o di religione, come fanno gli avvocati, riescono a vedere solo le ragioni di una parte, non riescono a ccogliere contemporaneamente le ingiustizie passate fatte al sud e quelle di oggi fatte al nord; ogni anno, 50 miliardi di euro sono trasferiti dal nord produttivo al Sud, più Abruzzo, Umbria, Lazio, Val d’Aosta e Trentino Alto Adige; queste due ultime regioni non abbisognano di aiuto, ma sono state tenute nello stato concedendo loro privilegi economici.

A causa della solidarietà e degli squilibri territoriali, nei diversi territori, è diverso il reddito prodotto da quello ricevuto, è diversa l’evasione fiscale e sono diversi gli sprechi dell’amministrazione pubblica, è diverso il tasso di parassitismo e diverso il principio di responsabilità personale; i furbi e le distorsioni esistono anche al nord. Già Adamo Smith, Ricardo e Marx distinguevano i settori economici produttivi da quelli improduttivi, per Marx i produttori erano solo i lavoratori manuali e i tecnici, a quali era sottratto il plus valore o profitto dal capitale.

Secondo questa tesi, sarebbero improduttivi i lavoratori pubblici e gli addetti ai servizi, che non producono veramente valore aggiunto. Sarebbe però opportuno includere tra i lavoratori produttivi, operati, tecnici, agricoltori, artigiani e piccoli imprenditori che lavorano nell’’impresa; comunque, archiviato Marx, che fece sentire la sua voce nel 1848, dal 1870 si cominciò a ritenere che il fondamento del valore non era la produzione, ma l’utilità, ben presto la finanza si sarebbe posta al vertice del sistema.

Prima degli anni 1930, Keynes divise il reddito tra consumo e risparmio, che si traduceva, con l’intermediazione dei mercati finanziari in investimento; negli anni 1940 fu elaborata la contabilità del reddito nazionale, la quale, con una finzione, attribuì alla pubblica amministrazione la capacità di produrre valore aggiunto, valutato soprattutto in base al costo dei suoi dipendenti e non in base al valore dei servizi resi, il che avrebbe richiesto di tener conto degli sprechi.

Sommare settore produttivo e settore improduttivo, redditi originali e redditi derivati, non consente di cogliere il parassitismo di sistema; purtroppo in Italia, grazie al clientelismo, manca una vera eguaglianza delle opportunità, inoltre, in nome dell’eguaglianza, divenuta falso idolo, si deroga al principio d responsabilità. Tuttavia, la solidarietà non può essere incondizionata o illimitata, non si deve alimentare una cultura illimitata dei diritti, ignorando i doveri, l’eguaglianza senza merito conduce all’irresponsabilità e all’annichilimento della produzione.

In Italia la diminuzione del consumo delle famiglie è in atto dal 2002, anno d’introduzione dell’euro, per avere questo discutibile beneficio dovemmo pagare con una pesante manovra economica; grazie all’immigrazione, la popolazione aumenta più velocemente del consumo, il reddito nazionale ristagna e quello pro capite diminuisce; le famiglie hanno compensato il minor reddito, riducendo risparmio e numero dei figli.

In passato, l’aumento dei salari e delle pensioni maggiore dell’inflazione o del reddito nazionale poteva provocare disoccupazione, oggi però, i prezzi reali aumentano più dei salari medi e delle pensioni, ma l’occupazione non aumenta perché la domanda è fiacca; è da considerare però che anche l’allungamento dell’orario di lavoro e l’aumento di produttività, in presenza di domanda debole, favoriscono la disoccupazione. La produttività abbassa i costi ma non crea posti di lavoro.

Anche la pubblica amministrazione produce qualche cosa e fa investimenti, anche se a costi esorbitanti, inoltre il prodotto pubblico è valutato al costo dei servizi, invece per Marx il valore-lavoro era insito in una merce, un concetto più accettato dai veri produttori. Un sistema economico soffoca quando il tasso di parassitismo sale troppo e l’evasione fiscale, che include anche l’elusione o evasione legale, patrocinata dallo stato a favore degli amici, fa salire la pressione fiscale sull’economia regolare.

Le stime sull’economia sommersa risalgono al 2006 e, diversamente che in Usa, non tengono conto dell’economia illegale e criminale; in generale, a parte i grandi evasori e gli evasori totali d’imposte sul reddito, l’oppressione fiscale e l’esosità fiscale vessatoria, riducono la fedeltà al fisco. Servizi pubblici scadenti erogati al sud sono valutati al costo e il livello dei prezzi è diverso nelle varie zone, però i consumi si possono valutare solo conoscendo il livello locale dei prezzi, pertanto, andrebbero svalutati e rivalutati in Italia e nel mondo, assieme al reddito pro capite.

Secondo Banca d’Italia e Istat, in Italia del nord il costo della vita è di circa il 20% superiore; il prodotto nazionale è pari a consumi più investimenti, che sono pari al risparmio, più spesa pubblica totale, più esportazioni, meno importazioni. I consumi collettivi sono dati da difesa, giustizia, ordine pubblico e amministrazione, quelli individuali da sanità e istruzione, i primi sono afferenti allo stato minimo e i secondi allo stato sociale.

Le prestazioni della pubblica amministrazione sono gratuite, quasi gratuite o a pagamento, la spese sono divise in spese correnti e spese per investimenti; a parte gli interessi sul debito pubblico, il bilancio dello stato può avere un disavanzo anche nelle parti correnti; i servizi gratuiti sono valutati al costo, senza tener conto di sprechi e di dissipazione di risorse. Lo spreco è mediamente pari al 25% della spesa, cioè 70 miliardi di euro, nei lavori pubblici, che non rientrano nelle partite correnti, lo spreco è maggiore e può arrivare al 300%.

Sono soggetti a tassazione i redditi primari market e i redditi derivati degli stipendi della pubblica amministrazione, sui quali non si può evadere; tra le spese c’è il servizio del debito pubblico. Il tasso di parassitismo e lo spreco sono notevoli, però lo stato produce servizi che sono reddito vero, ma lo spreco di risorse ne riduce notevolmente il valore. Nei primi anni settanta, il debito pubblico è esploso, nel 2006 il pil per abitante in Lombardia era pari a 30.000 euro, in Calabria, Campania e Sicilia, le regioni mafiose, era pari a 13.000 euro, la media nazionale era di 22.000 euro.

Nella formazione del reddito, il peso della pubblica amministrazione è maggiore al sud che al nord, ad esempio è il 27,2% in Sicilia e il 9,9% in Lombardia, però il prodotto della pubblica amministrazione andrebbe rettificato in base al tasso di spreco. Nel 1861 il divario tra nord e sud o era inesistente o era molto minore dell’attuale, forse era del 10%, mentre ora è del 40%, il divario si ridusse solo dal 1952  al 1975.

Le differenze di reddito tra nord e sud non sono dovute alla struttura demografica, la popolazione più vecchia è in Liguria e non al sud, ma sono dovute a basse produttività e occupazione, la produttività del Mezzogiorno è l’82% di quella del centro-nord e il suo tasso d’occupazione è del 64%. Già negli anni 1880 Giustino Fortunato parlava di due Italie, però nemmeno gli altri grandi paesi sono omogenei; in Italia i redditi da lavoro dipendente rappresentano l’85% del prodotto della pubblica amministrazione.

La pubblica amministrazione produce beni il cui valere va rettificato con il tasso di spreco, che va dal 2,8% in Lombardia al 50% di Sicilia e Calabria, in media in Italia il 26,12%, cioè 69 miliardi; la spesa dei servizi al sud è del 13% superiore che al nord, ma la qualità è inferiore del 30%; i settori parassitari si fanno forti dei rapporti con la politica e la mafia. Dal 1975 al 2000 in Italia il reddito pro-capite, grazie al meccanismo della svalutazione competitiva della lira o per ovviare al deficit della bilancia valutaria, aumentò, anche se in misura minore che al tempo del miracolo.

Nel 1992 il paese subì la finanziaria di 90.000 miliardi di lire di Amato, nel 1997, sotto Prodi e Ciampi, si chiesero altri sacrifici, altri se ne chiesero nel 2002; il miraggio era sempre l’Europa che doveva sanare i nostri mali, mentre l’Italia era incapace di riformarsi da sola. Da allora la produttività non cresce, i consumi sono fermi, il risparmio diminuisce e aumenta solo l’occupazione straniera.

Dal 1998 al 20906 il risparmio è crollato dal 34,9% al 18,1%, mentre la spesa pubblica e le tasse sono un freno sempre maggiore allo sviluppo; all’inizio degli anni settanta il debito pubblico aumentò e nel 1992 arrivò al 120% del Pil, in quell’anno ci fu mani pulite, il crollo della lira e la manovra Amato. Nel 2008 le uscite della pubblica amministrazione, tenuto conto degli interessi, arrivaro no al 51,1%.

Con una sana politica di bilancio e un bilancio dello stato in pareggio, si potrebbe rientrare gradualmente nel debito; l’Inghilterra ci riuscì dopo la seconda guerra mondiale, con un debito maggiore del nostro, causato dalla guerra, lo fece con una politica deflazionistica e difendendo anche il valore della sterlina, mentre Francia, Italia e Germania non si sforzarono di difendere il cambio delle loro valute.

Della spesa per la difesa beneficiano solo alcune regioni, come il Friuli, la spesa per pensioni da lavoro, con il sistema a ripartizione, è pagata dai lavoratori, con pochi saldi finanziari regionali; le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento del sud rivelano un’assistenza nascosta e sono attivi finanziari per il sud, gli interessi sul debito sono riscossi soprattutto al nord. Praticamente, il sud è avvantaggiato dalle pensioni sociali, il nord dagli interessi sul debito, pari a 70 miliardi di euro annui.

Il saldo di questi movimenti finanziari è a vantaggio del nord, che beneficia anche degli investimenti della mafia, mentre, con la tassazione di solidarietà, trasferisce ogni anno 50 miliardi di euro al resto d’Italia; lo spreco annuo di risorse da parte della pubblica amministrazione, a vantaggio soprattutto del sud, arriva a 70 miliardi di euro. L’Italia non sembra proprio un’impresa bene amministratata.

Se si dividesse l’Italia in due, accollando al nord interessi sul debito pubblico e separando la gestione previdenziale, il sud, purgato della mafia, potrebbe decollare; il sud, avendo pochi pensionati da lavoro, mettendo in regola i suoi lavoratori, avrebbe contributi più bassi e perciò costi di lavoro più bassi. Il sud e il nord ne guadagnerebbero anche a uscire da Unione Europea e dall’euro, ma non si sa se si possa fare o se, per farlo, bisogna fare una guerra.

La Lombardia ha un tasso di parassitismo del 15% e la Sicilia del 45%, parassitismo significa trasferimento di risorse da alcune regioni ad altre, ne beneficiano le regioni del sud ma anche le regioni a statuto speciale del nord, oltre Lazio, Umbria, e Abruzzo e Liguria; i trasferimenti sono a carico di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Marche, in tutto 50 miliardi di euro l’anno.

A nord però la spesa pubblica procapite è superiore, a causa soprattutto dei redditi derivanti dal possesso di titoli; se però consideriamo solo stipendi e spesa pubblica corrente, al sud è più alta del 10% che al nord, il nord riceve di più in difesa e interessi, il sud in stipendi e sussidi. L’Italia spende tanto in pensioni e poco in ammortizzatori sociali, leggendo le cifre ufficiali, nello stato sociale la Germania spende come l’Italia, mentre la Francia spende di più.

Però in Italia sono spesa sociale anche i dipendenti assunti in soprannumero, ma il fenomeno deve esistere anche all’estero, in Italia la spesa sociale nominale aumenta dal 27,8% del Pil al 30,2% del Pil; a causa di questa correzione, l’Italia si colloca ai primi posti come spesa sociale, anche se ha pochi ammortizzatori sociali. I redditi, cioè il potere d’acquisto, si possono sostenere con l’evasione e l’economia sommersa, che include le attività illegali ancora non censite; l’economia sommersa nel 2006 era pari al 20% circa ed è conosciuta anche all’estero.

Il sommerso del settore mercato è del 21,9%, il tasso di evasione Irap è del 22,9%, dell’Iva del 29,3%, nell’Irpef del 13,5%, il mancato gettito è pari a 125 miliardi di euro, aggiungendo l’evasione contributiva, si raggiunge il 10% del Pil; la resistenza fiscale è del 16% al nord e del 36% al sud e del 46% in Calabria. A causa di questa situazione, il nord sopporta un carico fiscale addizionale, mentre il centro Italia è in equilibrio.

Bisogna distinguere la pressione fiscale ufficiale, che include imposte e contributi, dalla pressione fiscale del settore mercato e tenere conto dell’economia sommersa, inoltre, fino al 2007 l’Istat non includeva il sommerso nella stima del PIL. Si dice che nel 2006 l’Italia aveva una pressione fiscale del 43%, dato destinato ad aumentare di due punti con la recente finanziaria del 2011 impostaci dall’Europa; poiché l’economia sommersa non paga tasse, quella emersa, secondo l’Agenzia delle Entrate, paga una maggiore imposizione di 10 punti.

Il sommerso è pari al 20% del Pil e perciò, riducendo proporzionalmente il reddito nazionale, rivalutato dall’Istat con i dati del sommerso, la pressione reale arriva al 54% contro il 48% dei paesi scandinavi; il paese che ha ufficialmente la pressione fiscale più alta è la Danimarca, con il 48,9%. Però la correzione va fatta anche agli altri paesi, non bisogna accusare sempre gli italiani, perché anche la Svezia ha un sommerso del 18,3%, perciò passa al 59% e la Danimarca al 59,1, l’Italia si attesta al 58,3, cioè al terzo posto.

Senza questa correzione, l’Italia sarebbe al sesto posto, superata anche dalla Francia, hanno bassa pressione fiscale Regno Unito, Stati Uniti e Giappone, il loro differenziale di punti sul Pil con l’Italia, è notevole, in media circa 20 punti, però, è curioso, l’America finanzia i suoi deficit con le rimesse dall’estero e il Giappone fa rimesse in Usa. L’evasione può essere di costume o una reazione alla pressione fiscale.

Quando si evidenzia la maggiore evasione fiscale nel sud, bisogna ricordare che ci sono anche  redditi più bassi, perché ci sono grandi evasori e persone che vivono con 1.000 euro il mese, evadendo le tasse, il governo è tiollerante; però al sud si paga anche il pizzo alla mafia, in Calabria le imprese di una certa importanza o appartengono alla mafia o pagano il pizzo o tassa destinata alla mafia, al sud si pagano anche interessi bancari maggiorati ed è più diffusa l’usura.

Però la mafia ha imparato a investire i suoi profitti al centro-nord e all’estero, queste risorse finanziarie arricchiscono quei territori; lo stato, invece di perseguire i suoi reati, preferisce perseguire il riciclaggio di denaro sporco, che perciò prende la via dell’estero, dove se ne conosce l’origine, ma questo denaro è bene accetto se la mafia non svolge attività criminali; cioè, la mafia, tendenzialmente, delinque in Italia e investe all’estero.

Il prodotto procapite del sud è il 56,9% di quello del nord che scende al 54.4% se si considera solo il settore mercato; nel sud il consumo è aiutato dai trasferimenti statali, dalle spese e dagli investimenti delle famiglie di mafia, dal maggiore indebitamento, utilizzando servizi gratuiti, come le autostrade senza pedaggio, usufruendo d’imposte più basse per il gas; comunque, esiste un ritardo nel Mezzogiorno, oltre che nella produzione, anche nei consumi che però vanno rettificati con il livello dei prezzi, perciò la differenza con il nord è minore.

In generale, le regioni del centro-nord hanno consumi pari al 72% del Pil prodotto, le regioni del sud pari all’80% del Pil prodotto, però le regioni di mafia superano il 100%; comunque, i consumi del sud, in valore assoluto, sono minori del nord, ma il divario nord-sud, espresso in consumi, è minore, cioè è solo del 11,9%; però il divario produttivo resta enorme, mentre i servizi del sud sono più scadenti. Il sud è penalizzato da scarsa produzione, cattiva distribuzione del reddito e cattivi servizi pubblici, ma non è penalizzato nei consumi privati, che sono poco al disotto della media nazionale.

La povertà è distinta in assoluta, quando le famiglie sono impossibilitate ad acquistare un paniere alimentare di sopravvivenza, queste persone in Igtalia sono quasi un milione; un concetto più ampio individua i poveri in quelli che hanno un reddito che è meno della metà di quello medio, queste persone sono pari a 2,5 milioni; una terza categoria di poveri include quelli costretti cronicamente al debito, che sono oltre 10 milioni; in genere, i media italiani parlano di una povertà al 18-20%.

Apparentemente, secondo le varie rilevazioni, la povertà al sud è, in proporzione, da 1,5 a 5 volte quella del centro-nord e perciò nel 2008 il sud ha potuto beneficiare in modo maggiore della social card; però la povertà del sud dipende soprattutto dalla disuguaglianza sociale, massima nelle regioni di mafia, un’altra ragione del basso livello di vita è data dall’insufficienza dei servizi pubblici e dai servizi sociali che dovrebbero aiutare i soggetti più deboli; questo quadro è stato favorito dall attività criminali.

Il Pil non è il solo strumento di misurazione del benessere, bisogna tener conto di servizi, infrastrutture, criminalità e tempo libero, un indicatore del livello di vita potrebbe essere il consumo di energia elettrica in kW delle famiglie. In tutta Italia, ma soprattutto al sud, il valore dei servizi pubblici, tenuto conto del tasso di spreco, deve essere valutato al 30% del costo e non al 100%, il sud ha consumi privati inferiori dell’11,9% rispetto al nord, consumi pubblici inferiori del 29,6%, ma ha tempo libero 5 volte superiore, il che rappresenta un valore che ne eleva il livello di vita.

Parassitismo ed evasione fiscale non sono uniformemente distribuiti in Italia, lo stato centrale ha anche alimentato i privilegi legali, ha una diversa tolleranza verso l’evasione fiscale delle varie regioni; la spesa procapite per i servizi dovrebbe essere uguale, i costi standard dei servizi devono indirizzare le risorse destinate alle regioni dallo stato, che oggi trascura anche investimenti pubblici e ricerca. Ci sono regioni che ricevono un’ipersolidarietà, regioni assistite oltre il merito e regioni spogliate; oltre il sud, regioni aiutate sono Umbria, Lazio, Abruzzo e quelle a statuto speciale del nord che non lo meriterebbero.

Il centro Italia è complessivamente in equilibrio tra dare e avere, il nord cede 50,6 miliardi di euro l’anno, a vantaggio delle altre regioni, spendono troppo le regioni a statuto speciale del nord, il Lazio e la Sicilia. Dopo gli anni 1880, in era giollittiana, Pantaleoni, Nitti e Fortunato avevano evidenziato che il sud era vessato dalle tasse e beneficiava di minore spesa pubblica, come fosse una colona; oggi il quadro si è ribaltato, rischiando però di disincentivare la produttività del sistema.

L’Italia è sulla via del declino, la produttività ristagna, occupazione, pressione ed evasione fiscale sono alte, i servizi sono inefficienti, non si fa ricerca, non si premia il merito, i consumi diminuiscono, la criminalità governa e la classe politica è dominata dall’immobilismo, è incapace o non vuole riformare. Il federalismo potrebbe essere un’occasione, però un federalismo malfatto potrebbe far aumentare le tasse locali, perché la classe politica non è interessata a razionalizzare la spesa.

Un federalismo malfatto farebbe aumentare la spesa pubblica, che ostacola i produttori, il parassitismo soffoca la crescita e ostacola la corretta distribuzione del reddito; nel 1902 Vilfredo Pareto diceva che la spoliazione distrugge la ricchezza e porta alla rovina un paese. I territori che vivono di trasferimenti possono soffocare quelli che producono, non hanno interesse a cambiare perché il divario tra nord e sud e dovuto solo alla produzione e non al livello dei consumi o al livello di vita.

Perciò il sud e la sua classe dirigente non hanno interesse a cambiare le cose, il sud è diventato il beneficiario di un enorme apparato burocratico-clientelare che sta spegnendo le energie produttive del paese. Nel 1992 ci furono mani pulite, il crollo della lira e la maximanovra Amato, nel 2002 ci fu un’altra manovra per entrare nell’euro, nel 2007, sotto Prodi, ci fu un’altra crisi e una nuova manovra; dopo la guerra fu la ricostruzione e l’Italia ha conosciuto il miracolo economico solo dal 1958 al 1963.

Le regioni in debito dovrebbero sperimentare i vantaggi di un cambiamento, il federalismo fiscale potrebbe salvare anche il Mezzogiorno, che potrebbe trattare con lo stato una riduzione temporanea delle tasse, favorendo l’emersione di attività sommerse e puntando a ridurre le imposte sulle società Irap e Ires; bisogna aiutare di più i più capaci e meritevoli negli studi, combattere la piaga dei falsi invalidi, creare asili nido e potenziare gli ammortizzatori sociali.

Purtroppo il federalismo dovrà tenere conto più dell’autoconservazione del ceto politico che delle aspirazioni dei cittadini e così il sacco del nord continuerà, con il declino del paese. Le riforme ulteriori delle pensioni e del mercato del lavoro non sono urgenti, perché la gestione è in equilibrio, non devono servire a mortificare quelli che hanno lavorato una vita e che non sono beneficiari di pensioni d’oro.

Baipassando le statistiche ufficiali che, utilizzate male, sono la moderna forma della propaganda di stato, secondo me, si può dire, per sommi capi, che in materia di trasferimenti finanziari, il nord beneficia maggiormente degli interessi sul debito pubblico e degli investimenti della mafia, mentre il sud beneficia di pensioni sociali e, in generale, dei trasferimenti di risorse tolte al nord dallo stato, anche se in parte dissipate; approssimativamente, il saldo non dovrebbe essere negativo per il nord. Perciò, più che d’impoverimento del nord, causato dal centralismo romano, si dovrebbe parlare di oppressione fiscale del nord produttivo, con scarsi risultati per il paese.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it

 Bibliografia:

”Il sacco del Nord” di Luca Ricolfi – Guerrini e Associati Editore

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LO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA

Bernardo Tanlongo aveva abbandonato la scuola a 13 anni, si accostò ai preti e divenne un fattore  di campagna, poi governatore della banca pontificia Banca Romana; prima dell’annessione di Roma all’Italia, Cavour aveva incaricato Tanlongo di corrompere alcuni cardinali. Dopo la prese di Roma,  avvenuta nel 1870, con i suoi favori Tanlongo aveva conquistato Vittorio Emanuele II, politici, nobili e liberali; gestiva la banca giovandosi di amicizie influenti e di corruzione.

La Banca Romana, nata nel 1840, era stato l’istituto di emissione pontificio e aveva commesso molte irregolarità, Gregorio XVI le impedì di emettere denaro oltre la copertura in oro, ma Pio IX  consentì un’emissione illimitata; le irregolarità continuarono dopo il 1870 e  nel 1889 uno scandalo enorme colpì la Banca Romana che fece cadere il governo Giolitti. Comunque, Tanlongo fu anche un capro espiatorio, perché tante eminenti personalità si servivano di lui; poiché la giustizia non è mai uguale per tutti, nel 1894 al processo gli imputati furono tutti assolti e Tanlongo, liberato dal carcere, si ritirò in campagna; evviva l’indipendenza della magistratura.

Dopo l’unità, Tanlongo impedì per diversi anni che alla banca fosse tolto il diritto di emissione, poi conferito in esclusiva alla Banca d’Italia. Tanlongo faceva prestiti sulla base d'amicizia e non di garanzie e pagava consulenze inutili ed elevate ad amici, questo costume è continuato in Italia anche oggi. Di fronte allo scandalo e alle indagini del governo, avrebbe dovuto desistere dallo stampare altre banconote, invece le fece stampare in segreto a Londra in serie doppia; probabilmente aveva avuto il nulla osta dai suoi protettori.

La Banca Romana era legata a parlamentari e capitalisti, i biglietti falsi servivano a fare regali ad amici, a fare prestiti di favore, per l’arricchimento personale e per coprire i deficit della banca; della commissione parlamentare che indagava su questi fatti facevano parte gli economisti Maffeo Pantaleoni e Vilfredo Pareto. Per premiarlo per i suoi servigi, Giolitti convinse il re Umberto a fare Tanlongo senatore.

Tanlongo, grazie ai milioni elargiti, godeva di amicizie e protezioni, la nomina a senatore implicava che i carabinieri non potevano più arrestarlo senza speciale mandato; la relazione sullo scandalo fu presentata al parlamento da Napoleone Colajanni, che fu minacciato dagli amici di Tanlongo di denuncia per calunnia contro le banche. Alla lettura della relazione, Giolitti era muto, Colajanni chiese che la sua relazione fosse pubblicata, ma la proposta non fu accolta dalla camera, fu attaccato da tutti i giornali, che invece avrebbero dovuto informare sui fatti.

Alla fine anche Giolitti fu costretto a nominare una commissione d’inchiesta amministrativa di sette membri, ma l’opposizione abbandonò l’aula, affermando che ne aveva corrotto i membri; per salvare la situazione, Tanlongo propose che la Banca Romana si fondesse con la Banca Nazionale; comunque, la commissione dimostrò che la stampa di banconote in serie doppia, fatta per milioni di lire di allora, durava da venti anni, il che aveva favorito il deprezzamento della lira.

Gli agenti, muniti di ordine di perquisizione, arrivarono nei locali amministrativi della Banca Romana, presero i documenti di Tanlongo e li portarono via, poi distrussero le carte compromettenti e li riportarono a Tanlongo, a disposizione della commissione; per premio, l’ispettore di polizia fu promosso consigliere di prefettura di prima classe. Comunque, Tanlongo fu messo agli arresti domiciliari, vigilato da gendarmi, i potenti gli facevano visita e i gendarmi giravano la testa dall’altra parte.

Tanlongo era difeso dai giornali che vivevano di finanziamenti da parte di privati, fu poi portato in carcere e gli fu data una cella confortevole a pagamento; alla fine, dopo tante bugie, confessò che Giolitti era al corrente di tutto e perciò contribuì alla caduta del suo governo. Giolitti aveva tenuto nascosta la precedente inchiesta Alvisi-Biagini sulla questione, aveva voluto Tanlongo senatore e aveva ricevuto prestiti notevoli dallo stesso; anche il parlamentare garibaldino Rocco de Zerbi aveva ricevuto prestiti da Tanlongo e aveva chiesto a Colajanni di non disfare l’Italia con la sua relazione. Il governo Giolitti cadde alla conclusione dell’inchiesta e al processo gli imputati  furono tutti assolti.

 Nunzio Miccoli -   www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

 Fonte:

Storia Illustrata - Volume V - pag. 608-613 – Mondadori Editore.

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PENSIONI E PRIVILEGI

 In Italia si chiede di allungare la vita lavorativa, anche esibendo false statistiche sull’allungamento della vita, perché l’Inps è ancora attiva, ma da parte di economisti, professori e politici non si chiede di eliminare le pensioni privilegiate; il pensionato più ricco d’Italia prende 90.000 euro nette di pensione il mese, un ex deputato prende la pensione dopo essere stato in parlamento solo un giorno, un ex presidente del consiglio, dopo aver tagliato le pensioni altrui, prende 31.000 euro al mese di pensione, un ex presidente della repubblica prende una pensione netta di 4.766 come ex magistrato, pur avendo svolto quest’attività solo per tre anni; ci sono le baby pensioni, le doppie pensioni, le triple pensioni e le pensioni ai mafiosi che gli americani non corrispondono.

Un dirigente delle Banca d’Italia è andato in  pensione a 44 anni con 18.000 euro netti il mese, un dirigente dello Stato è andato in pensione nel 2009, a 47 anni, e prende 6.000 euro il mese e ora, poiché ha ancora voglia di lavorare, fa l’assessore; un pensionato commesso del senato prende 8000 euro nette di pensione il mese. C’è la bidella pensionata a 29 anni, l’automobilista che prende la pensione per ciechi, ci sono le pensioni per i falsi braccianti agricoli, le false pensioni d’invalidità e le pensioni riscosse dai figli per genitori defunti.

Lo stato ha lasciato intatti i vitalizi, le liquidazioni e le pensioni dei parlamentari e, dopo le ultime riforme delle pensioni, tanti sono riusciti a mantenere i privilegi; i sindacati e gli interessati privilegiati hanno sempre affermato, confortati da alcune sentenze, che i diritti acquisiti non si toccano, ma questi privilegi, che intaccano il principio di eguaglianza, di cui all’art. tre della costituzione, andrebbero invece toccati.

Si approvano leggine che autorizzano superburocrati a intascare pensioni di euro 1.369 il giorno, in Sicilia si va ancora in pensione a 45 anni, però i pensionati al minimo sono stati costretti a restituire all’Inps i soldi ricevuti per sbaglio; le leggi sbagliate vanno cambiate, l’Italia non è uno stato di diritto, c’è chi non riesce ad avere una risposta dalla previdenza, perché non ha santi in paradiso, e chi incassa celermente la pensione a 29 anni.

Oggi in Italia sono erogate 23,8 milioni di pensioni, l’importo medio è di 1.129 euro il mese, però, quando gli esperti invitano a tagliare le pensioni, si dimenticano sempre delle pensioni privilegiate. Mauro Sentinelli, ex direttore generale Tim, incassa una pensione mensile di 90.000 euro, Felice Crosta, ex dirigente della regione Sicilia, 41.600 euro il mese, diritto riconosciuto dalla Corte dei Conti.

Nel 1956 Antonio Segni aveva concesso la pensione di anzianità agli uomini con 25 anni di anzianità e alle donne con 20; nel 1965 Aldo Moro estese la pensione di anzianità anche al settore privato, ma chiese 35 anni di contributi, in compenso, concesse il passaggio dal sistema misto contributivo a quello retributivo. Nel 1973 il governo di Mariano Rumor concesse alle donne la pensione di anzianità con soli 14,5 anni di servizio (le donne si dicono sempre discriminate), perciò, grazie alla ricongiunzione dei contributi, una bidella andò in pensione a 29 anni.

Nel 1992 ci fu la stretta, Giuliano Amato, con la sua riforma delle pensioni, tagliò le pensioni di anzianità, però lui personalmente dall’1.1.1998 incassa una pensione Inpdap di 12.518 euro il mese, come professore universitario, la pensione di parlamentare di 9.363 euro e ha altri incarichi privati, in tutto 30.000 euro il mese. Prima di andare in pensione, aveva anche fatto votare la cumulabilità dell’indennità di ministro con altri trattamenti pensionistici.

Nel 1995 anche Lamberto Dini fece la sua riforma delle pensioni, introdusse il sistema contributivo al posto di quello retributivo e impose il divieto di cumulo per quelli che andavano in pensione dopo di lui; oggi riceve due pensioni private, una come statale e una come senatore, in tutto 40.000 euro netti il mese. Nel 2009 l’età pensionabile è stata agganciata alla speranza di vita, stimata in circa 64 anni nel 2015 e 69 nel 2050, solo gli indovini possono fare queste stime.

Bisogna dire però che oggi, per ovviare agli abusi del passato, si fanno anche statistiche e previsioni false, poiché i contributi lavorativi non sono abbassati, si vuole rendere l’Inps, oggi ancora attiva, malgrado gli allarmismi, impresa economica produttrice di reddito. A causa d’inquinamenti, cattiva alimentazione e farmaci, non si sa quando si vivrà in futuro, 50 anni fa la durata della vita media era statisticamente inferiore perché c’era la mortalità infantile e c’erano i morti in guerra, due categorie che non influivano sui conti dell’Inps, il dato falsato è servito a professori ed economisti per pretendere l’allungamento dell’età per la pensione, ignorando che quando si allunga l’età lavorativa, si blocca il turnover e, poiché l’occupazione non aumenta, i giovani hanno ancora più difficoltà a trovare lavoro.

Luca Boneschi è stato parlamentare per un giorno e dall’età di 44 anni prende la pensione di 7.773 euro netti, la stessa cosa vale per i radicali Piero Craveri e Angela Pezzana, che erano stati parlamentari per una settimana; Pannella aveva inventato il deputato a tempo, uno lasciava e subentrava un altro. Nel 1997 Oscar Luigi Scalfaro si diceva contro le pensioni d’oro, però cumula la pensione da magistrato, pari 4.766 netti al mese, avendo fatto il magistrato solo tre anni, con l’indennità di senatore, pari a 15.000 euro netti il mese; ha ottenuto la pensione da ex magistrato con i contributi figurativi versati dallo stato.

Carlo Azeglio Ciampi, assieme a Romano Prodi, ci traghettò a Maastricht con una manovra economica dolorosissima, riceve l’appannaggio di senatore a vita, una pensione della Banca d’Italia e una dell’Inps, nel 2009 ha dichiarato 687.626 euro come redditi da lavoro dipendente. Andreotti incassa due pensioni, però non risulta che abbia svolto un altro lavoro, Armando Cossutta incassa la pensione Inps, i contributi sono stati versati dallo stato con la legge Mosca, di cui hanno beneficiato sindacalisti e comunisti.

Luciano Violante riceve due pensioni, come ex parlamentare e come ex magistrato, in tutto 16.680 euro il mese, Romano Prodi prende tre pensioni, come ex presidente della commissione europea, come ex parlamentare e come ex professore universitario. L’economista Mario Baldassarre riceve tre pensioni, una parlamentare, una universitaria e la terza di reversibilità della moglie; dal 1994 Duilio Poggiolini, ex direttore generale della sanità, prende la pensione da dirigente ministeriale, più la pensione da professore universitario.

Il comunista Giovanni Russo Spena prende due pensioni, una parlamentare e una universitaria, pari a quasi 8000 euro netti il mese; Publio Fiore, parlamentare DC, ferito nel 1977 dalle brigate rosse e perciò esentato dalle tasse come vittima del terrorismo, prende la pensione Inpdap e la pensione da parlamentare, in tutto oltre 22.000 euro netti il mese. Silvestre Liotta, della DC, prende la pensione da parlamentare e quella da ex segretario dell’Assemblea regionale siciliana, in tutto, oltre 14.500 euro il mese, più due stipendi per altri incarichi, perché si sente ancora giovane.

L’ex sindacalista Sergio D’Antoni, del PD, favorevole al rigore sulle pensioni, ha approvato la riforma che sostiene il principio contributivo, prende la pensione da ex professore universitario, pari a 5.233 euro netti il mese, ma non si sa quando abbia fatto il professore universitario; Carlo Vizzini è entrato in parlamento a 29 anni e prende l’assegno Inpdap come ex professore universitario. Vincenzo Scotti ha una pensione di dirigente industriale e una per aver fatto il sottosegretario senza essere parlamentare, però non si sa quando abbia fatto il dirigente industriale, i suoi contributi figurativi li ha versati lo stato; Clemente Mastella unisce l’indennità di Bruxelles con la pensione di giornalista.

I politici non sono uguali agli altri cittadini, oggi solo loro hanno diritto a cumulare le pensioni, in fondo, le leggi le fanno loro, perciò Franco Marini ha beneficiato della legge Mosca ed ha l’indennità parlamentare e la pensione Inps di 2.500 euro netti il mese. Toni Negri, di Autonomia Operaia, essendo stato 64 giorni deputato, incassa una pensione mensile di 3.108 euro; entrò in parlamento nel 1983, candidato dai radicali per farlo uscire dal carcere, dove era rinchiuso dal 1.979; dopo i 64 giorni da parlamentare, fuggì a Parigi.

Cicciolina, ex pornostar ed ex deputato radicale, prenderà la pensione il 12.11.2011, Irene Pivetti, della Lega Nord, ex presidente della Camera, andrà, in pensione nel 2013 con 6.203 euro netti, più auto con autista; Alberto Asol Rosa, fu parlamentare per 519 giorni, dal 1979 al 1980, e prende 3.108 euro il mese di pensione, così come Rossana Rossanda, deputato per cinque anni, Gino Paoli, Fulco Pratesi, Enzo Bettiza e Claudio Magris. Prendono quasi 9.500 euro di pensione il mese Ciriaco de Mita, Paolo Pomicino, Sergio Mattarella, Vincenzo Visco, Gerardo Bianco, Alfredo Biondi, Valerio Zanone, Antonio Del Pennino, Gavino Angius e Francesco D’Onofrio.

La figlia di Armando Cossutta, Maura, prende 4.725 euro il mese di pensione, per aver fatto per 5 anni il deputato; i parlamentari, quando cessano il mandato, prendono anche la liquidazione, in media 300.000 euro, il vitalizio dei parlamentari non è proporzionato ai contributi versati. Prendono la pensione di palazzo Madama, Luciano Benetton (3.108 euro), Francesco Merloni (9.947 euro) e Susanna Agnelli (8.455 euro). Paolo Prodi, fratello di Romano, prende la pensione dopo 4 mesi da deputato.

Sono pensionati parlamentari il giornalista Eugenio Scalfari (3.108 euro), Vittorio Cecchi Gori (3.108 euro), Franco De Benedetti (6.590 euro), Giuseppe Zamberletti (9.947 euro), Nerio Nesi (4.725 euro), Franco Bassanini (9.947 euro); anche i parlamentari condannati penalmente prendono la pensione, Giancarlo Cito riceve la pensione, nonostante la condanna per associazione esterna alla mafia.

Giuseppe Gambale ottenne la pensione nel 2006, quando aveva 42 anni (8.455 euro il mese), è  pensionato ex parlamentare Vittorio Sgarbi (8.455 euro netti). Dal 1997 però la pensione dei parlamentari scatta a 65 anni, ridotti di un anno per ogni mandato, la riforma decorre dagli eletti nel 2001. Con 20 anni di contributi si può andare in pensione a qualsiasi età; però dal 2007 non si matura la pensione se non si sono fatti almeno 5 anni di mandato, agli altri italiani sono richiesti 40 anni.

Camera e Senato spendono per le pensioni 219 milioni l’anno e ne incassano 15 di contributi, i parlamentari viaggiano gratis anche a fine mandato, i presidenti delle camere hanno macchina con autista, le vedove dei parlamentari hanno diritto alla pensione di reversibilità. Nel settore telefonico, Mauro Sentinelli prende 90.000 euro di pensione il mese, Vito Gamberale 44.000, i pensionati del comparto telefonico hanno notevoli privilegi.

Giovanni Consorte, presidente di Unipol, prende dall’Inps 28.593 euro il mese, Ivano Sacchetti, pure Unipol, 28.560 euro il mese; Lino Benassi, della Banca Commerciale, prende 15.537 euro al mese dall’inps e ha incarichi in 12 società. Cesare Geronzi, presidente di Banca Roma-Mediobanca-Generali, dal 1996 ha una pensione Inps di 22.237 euro, l’ultimo anno di lavoro prese uno stipendio di 3.650.000 di euro e un premio di carriera di 20 milioni; appena andato in pensione a 61 anni, la prima dichiarazione che fece fu: “Bisogna alzare l’età della pensione!”.

In Banca d’Italia c’è chi è andato in pensione a 44 anni, con 18.000 euro mensili, come il professore Stefano Masera che poi passò a Imi, San Paolo, Ferrovie, Fideuram; da ricordare che la Banca d’Italia censura sempre gli sprechi previdenziali a favore dei comuni lavoratori; fino al 1997 in Banca d’Italia si poteva andare in pensione con 20 anni di servizio e a qualsiasi età; con la clausola d’oro, la pensione era agganciata allo stipendio del pari grado in servizio.

Alcuni pensionati della Banca d’Italia non hanno lavorato così tanto come da quando sono in pensione, Mauro Sarcinelli riscuote la pensione mensile da quando aveva 48 anni, oggi è pari a 15.000 euro mensili, quella di Lamberto Dini è di 18.000 euro, quella di Azeglio Ciampi di 30.000 euro. Mario Draghi riceve una pensione Inpdap, assieme ad una retribuzione nettamente superiore a quella dei suoi colleghi europei. Oggi in Banca d’Italia i 20 anni e i 44 sono aboliti, però, per la pensione anticipata, si regalano sei anni e la pensione inps è integrata dalla Banca d’Italia.

Il poliziotto Achille Serra, tra pensione e indennità parlamentare, prende 25.000 euro netti il mese; nel 1997 Andrea Monorchio, ragioniere generale dello Stato, tuonava contro le pensioni di anzianità, a 63 anni è andato in pensione con 10.853 euro netti, però, poiché si sentiva giovane, ha ricevuto altri incarichi presso Eni, Telespazio, ecc. Marco Staderini, da presidente dell’Inpdap affermava che nessuno doveva andare in  pensione prima di 60 anni e se ne andò a 57; Antonio Maccanico, ex segretario del Quirinale e della Camera, ha una pensione mensile di 40.000 euro.

Nelle forze armate il sistema contributivo è stato applicato con 12 anni di ritardo, perché anche i militari sono disuguali, cioè dal 2.007, però l’ex direttore del Sismi, Sergio Siracusa, prende quasi 16.000 euro netti il mese. Da notare che il lavoro svolto da tanti  pensionati privilegiati o meno toglie anche altre occasioni di lavoro ai disoccupati, questo fatto e il blocco del turnover aumenta la disoccupazione che in Italia, grazie alla statistiche false, risulta mimore perché, in mancanza di provvidenze pubbliche, non ci si iscrive nelle liste di disoccupazione .

Elio Catania. direttore generale e presidente dell’ATM di Milano, aveva uno stipendio di oltre 20.000 euro il mese, più la pensione Inps di 12.276 euro il mese; nel 2007 il dirigente di Alitalia, azienda in dissesto, Raffaele Lotito è andato in pensione all’età di 57 anni, con euro 15.158 netti, mentre Fulvio De Masi è andato in pensione con euro 11.157. Luciano Moggi, campione del calciomercato, prende dall’Inps una pensione di 11.814 euro il mese, Maurizio Romiti, figlio di Cesare, incassa una pensione di 16.513 euro il mese e ha incarichi in 17 società diverse.

L’ex presidente delle Assicurazioni Generali, il francese Antoine Bernheim, nel 2010 è andato in pensione, con 125.000 euro il mese. I giudici costituzionali prendono una pensione mensile di 20.000 euro lordi, tutti hanno diritto a un’auto con autista a vita; lo stipendio è di 15.600 euro netti il mese, la loro liquidazione è da record, il presidente Zegreblsky ha preso 635.000 euro netti.

Il giudice Mario Sossi riceve dallo stato una pensione di euro 13.216 netti il mese e gode dell’esenzione fiscale che spetta alle vittime del terrorismo; incassa la stessa pensione il procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli, invece Luciano Infelisi prende 5.536 euro netti; nel 2002 l’assegno mensile medio dei giudici era di 6000 euro. In giudici italiani arrivano al vertice della carriera più facilmente e celermente dei colleghi europei, hanno lo scatto economico automatico e, per la carriera, il CSM promuove tutti, perciò arrivano tutti a giudice di cassazione; i giudici di cassazione hanno gli stipendi più alti dei colleghi europei, 122.279 euro l’anno nel 2006.

I giudici amministrativi e contabili hanno carriera ancora più veloce e stipendi maggiori. Oscar Luigi Scalfaro incassa una pensione di 4.766 euro al mese come ex giudice, mestiere da lui svolto per soli tre anni, Antonio di Pietro ha una pensione da magistrato, ha lasciato l’incarico nel 1995, quando aveva 44 anni, cumulando la pensione con il ricco stipendio di parlamentare.

Un commesso del parlamento è andato in pensione a 52 anni con 8000 euro mensili, i dipendenti del Parlamento incassano stipendi d’oro, vanno in  pensione giovani con il sistema retributivo, come prima della riforma Dini, purché assunti prima del 2007; una norma capziosa, chi va in pensione adesso è facile che sia stato assunto prima del 2007. Gli ex dipendenti del Senato prendono una pensione media di 133.000 euro l’anno; nel 2010 Palazzo Madama ha speso in pensioni ai dipendenti 92,6 milioni di euro e la Camera 191 milioni.

L’Europa non è più morigerata, però anche essa pretende sacrifici pensionistici dai comuni lavoratori, nel 2009 ha speso 1.130 milioni di euro per le pensioni agli euroburocrati, anch’essa concede 1500 euro mensili per i portaborse dei deputati e spende 3 milioni di euro l’anno per i rinfreschi del parlamento; concede agli ex commissari 11.000 euro al mese per tre anni, poi questi vanno a lavorare per le industrie che dovevano controllare.

L’Europa ha 44.000 dipendenti, con stipendi netti da 6.000 a 16.000 euro, con tasse ridotte al minimo e indennità esentasse, perciò spesso lo stipendio netto supera quello lordo, l’Europa paga l’indennità di espatrio a chi lavora a Bruxelles da dieci anni; l’Europa chiede rigore a tutti, ma concede di andare in pensione a 63 anni, dopo dieci anni di lavoro e con il 70% dell’ultima retribuzione; le pensioni vanno da 3.500 euro a 12.000, la pensione media è di euro 5.844 netti.

Nel 1983 in Italia una bidella andò in pensione a 32 anni, aveva chiesto il ricongiungimento dei contributi versati nel settore artigianale, oggi riceve 835 euro il mese. La moglie di Umberto Bossi è una maestra, riceve la pensione Inpdap dall’età di 39 anni, 766 euro il mese; Cesare Romiti è andato in pensione nel 1977 a 54 anni, con 2.500 euro netti al mese più 101 milioni di euro di liquidazione dalla FIAT (probabilmente aveva dei segreti da portarsi nella gtomba). Carlo De Benedetti prende una pensione di 5.000 euro netti il mese; il banchiere Domenico Gallo prende la pensione da quando aveva 45 anni, oggi ha incarichi in 9 società, ha la pensione di 4.500 euro mensili più un altro vitalizio mensile di 13.500 euro.

Adriano Celentano prende la pensione da quando aveva 50 anni, Raffaella Carrà e Sophia Loren sono pensionate dall’età di 53 anni. Ora però in Italia le baby pensioni sono state abolite, ma non in Sicilia, dove nel 2010 un dipendente della Regione è andato in pensione a 45 anni; nella Regione gli uomini possono andare in pensione con 25 anni e le donne con 20, purché abbiano un anziano da accudire.

Perciò dal 2003 al 2010 sono andati in pensione 1.000 baby pensionati, età media 53 anni, l’assegno della pensione è uguale o superiore all’ultimo stipendio, anche perché non si pagano i contributi. Questi personaggi sono trattati così bene perché il sistema, cioè il governo occulto, deve molto a loro, potrebbero ricattare perchè hanno messo tante firme che non andavano messe e hanno avallato procedure scorrette e illegali.

Un dirigente bancario, messo a riposo per incapacità, ha dichiarato sconsolato: “Perché mi hanno fatto questo, io ho fatto sepre quello che mi hanno ordinato!”, aveva ragione, si assumeva responsabilità di decisioni di chi voleva restare anonimo, ed era diventato il capro espiatorio per chi chiede giustizia. Però la giustizia è stata tante volte cieca, sorda e assente o si è mossa su sollecitazione di partiti.

Il segretario generale della Regione, Carmelo Russo, è andato in pensione a 47 anni con 6.462 euro netti il mese, per fare l’assessore con un’indennità di oltre 10.000 euro netti il mese, senza decurtazioni con il cumulo, la quale è prevista solo per chi prende la pensione minima (evviva l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge – art. 3 della costituzione). Carmelo Russo era andato in pensione per assistere il padre, anche in Calabria esistono questi baby pensionati della Regione e generalmente vanno ad assumere altri incarichi per la stessa amministrazione regionale.

Si corrispondono baby pensioni anche in Campania, Sardegna, Lombardia, Lazio, sono migliaia i beneficiari e hanno circa 50 anni, ma sono andati in pensione dipendenti anche con meno di 50 anni, ne hanno beneficiato anche dipendenti delle provincie di Trento e di Bolzano. Il commercialista romano Leonardo Quagliata ha incarichi in 22 società, però nel 2006 si è fatta riconoscere la pensione retroattiva di euro 1.196 al mese dal 1977, da quando aveva 24 anni, per essersi infortunato da militare. I grandi personaggi trovano sempre comprensione da Inps, Inpdap, Corte dei Conti, Consiglio di Stato e commissioni militari, 

L’inquisito Sandro Frisullo, vicepresidente della regione Puglia, prende dall’età di 55 anni una pensione di 7.000 euro netti il mese. In Puglia i consiglieri regionali godono di pensioni più alte degli altri cittadini, come i parlamentari, anche loro si fanno le leggi a loro favore, con 5 anni di mandato oprendono il 40% dello stipendio, che è di 11.000 lorde, se gli anni sono di più, la pensione aumenta; Frisullo, sottoposto a misure cautelari, ha continuato a percepire lo stipendio di consigliere regionale. A parlamento, consiglio regionale, provinciale e comunale dovrebbe essere impedito di fissare le indennità dei loro membri, che spesso non sono morigerati.

La Sicilia ha riconosciuto il diritto alla pensione anche a 13 ex consiglieri regionali eletti in Parlamento, la cosa non è prevista in nessun altro paese del mondo, però, fino a poco fa, si poteva essere contemporaneamente parlamentari italiani ed europei, l’esempio viene sempre dall’alto; Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia, ha preso il vitalizio come ex senatore ed ex presidente della Regione. Tra 13 c’è anche Leoluca Orlando e il finiano Fabio Granata, che prende 5.000 euro di pensione regionale, lo stipendio di parlamentare ed è vicepresidente di un Ente regionale, in tutto oltre 20.000 euro netti il mese.

I consiglieri regionali siciliani che hanno cominciato la carriera politica prima del 2000 e hanno una sola legislatura vanno in pensione a 60 anni, con due legislature vanno a 55, con tre a 50, l’assegno è cumulabile con quello parlamentare. Dal 2011 le doppie indennità sono state sospese, ma ci sono i ricorsi; gli ex onorevoli siciliani hanno diritto anche a un contributo di 5.000 euro per i funerali.

In base ad una legge del 1962, la regione Sicilia assume dipendenti a carrettate e concede ai dirigenti di andare in pensione con le stesse prebende; dal 1986 vale però solo per quelli assunti dopo quella data; oggi in Italia i divieti di cumuli, i tetti e l’elevazione dell’età per la pensione sono applicati solo ai poveri cristi o agli assegni di reversibilità. Oggi i consiglieri regionali hanno la possibilità di andare ancora in pensione a 55 anni, con assegni che vanno da 4.500 a 7.000 euro mensili.

Pietro Marrazzo è in pensione dall’età di 52 anni, con 2.000 euro mensili, e ha anche lo stipendio della RAI, se fosse arrivato a 60 anni ne avrebbe presi di più; il 20.12.2010 l’Emilia Romagna ha tagliato le pensioni dei consiglieri, ma a partire dal 2015-2020. Sono i soliti diritti acquisiti, però ai comuni lavoratori assunti dalla scuola con un contratto e una legge, sono stati modificati tutti i diritti acquisiti in merito a calcolo della pensione ed età della pensione, la legge non è uguale per tutti.

Uno spezzino, ex dipendente dell’Inps, dal 1977 ha pensione d’invalidità e assegno di accompagnamento (1.200 euro) come cieco assoluto, però guida l’automobile, i falsi ciechi sono tanti, alcuni di loro sono cacciatori e altri istruttori di nuoto; a Palermo una sorda fa la centralinista, a Roma un paraplegico fa il maratoneta, ad Avellino un paralizzato ara i campi, a Bari un uomo senza mani guida il camion; sono stati trovati sordi nelle bande musicali, mentre malati di mente conducono aziende sane.

In un paese di poche migliaia di abitanti, vicino a Napoli, con l’aiuto di medici compiacenti, 400 malati di mente prendono l’assegno d’invalidità; per intascare la pensione d’invalidità, si fingono malattie incurabili; nel paese di Militello, di 1.200 persone, vicino a Palermo, ci sono 500 pensioni d’invalidità. Fino al 1983 per le pensioni d’invalidità erogate non era previsto nemmeno un controllo, spesso quelle false aiutavano precarie condizioni sociali perché in Italia manca una vera assistenza sociale.

Il ministro socialista De Michelis corse ai ripari e le pensioni d’invalidità scesero dai 4,5 milioni del 1989 agli 1,7 nel 2002, nel 2010 sono tornate a salire a 2,8 milioni, sarà l’effetto della crisi; comunque, a Napoli c’è una pensione d’invalidità ogni 41 cittadini, a Varese una ogni 117, i due terzi di questi sussidi sono erogati al sud, nel 2009 nel Trentino è stata erogata una sola pensione d’invalidità. Gioacchino Pennino, ex medico, prende dall’Enpam 18.000 euro al mese per invalidità nell’esercizio della professione sanitaria, chissà se an che lui aveva santi in paradiso.

Da un’indagine è risultato che un medico dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi rilasciava certificati in cambio di voti; è falsa una pensione d’invalidità su due, ora purtroppo la competenza per l’accertamento dell’invalidità è passata alle Regioni, mentre è l’Inps che paga le relative pensioni, fortuna che ci sono i lavoratori che pagano i contributi. Le pensioni false d’invalidità sono state pagate anche 6.000 euro, per pagare mediatori, medici e funzionari dell’Inps, della prefettura e dell’Asl; tra il 2003 e il 2006 un mediatore, con questo sistema, è riuscito a fare avere la pensione a 620 persone che non ne avevano diritto.

Nel 2010 risulta che il 75% dei militari in pensione ha il trattamento privilegiato per infermità o lesioni, manco ci fosse una guerra permanente; una legge del 1954 prevede che gli infermi possono andare in pensione con 15 anni di servizio e i tribunali militari assolvono regolarmente i truffatori e li mandano in pensione anticipata. Falsi braccianti hanno maturato la pensione agricola, recentemente ne sono stati beccati circa 250 il giorno, soprattutto in Puglia, Calabria, Campania, Sicilia; in un caso l’azienda era intestata a un barbone, anche la moglie di un notaio risultava bracciante agricolo.

Per avere un’indennità di disoccupazione pari al 40% dello stipendio, basta denunciare all’Inps 51 giornate lavorative l’anno per due anni, in caso di maternità c'è un bonus di 11 mesi; perciò in Calabria esistono 34.000 aziende agricole, contro le 9.000 della Lombardia. Nella provincia siciliana di Crotone l’Inps paga un numero d’indennità di disoccupazione agricola pari a quello di tutta la Toscana; l’operazione si fa con fittizie società agricole e qualche compiacenza negli uffici, in Sicilia esistono più braccianti nei paesi a forte radicamento mafioso, a Careri, su 2.443 abitanti, esistono 1.701 braccianti.

Sono almeno 30.000 i cari estinti che ogni mese ricevono la pensione, perciò gli ultracentenari alle statistiche risultano più di quelli che sono in realtà, alterando la media della durata della vita; nell’estate del 2010 venti studi legali di Roma, con 300 persone indagate, sono finiti sotto inchiesta per aver falsificato documenti utili a incamerare i vitalizi destinati agli italiani emigrati all’estero.

A Napoli il boss camorrista Luigi Cimmino incassava la pensione d’invalidità Inps, nel 2007 al carcere dell’Aquila ottenne il certificato d’infermo di mente e incapace di badare e se stesso e con quello ottenne la pensione; riscuotono la pensione sociale o d’invalidità Salvatore Di Gangi, Vito Vitale, Michele Greco, Francesco Madonia e Giuseppe Calò. Comunque, Totò Riina aveva fatto domanda per la pensione sociale, ma non ha fatto in tempo a prenderla, anche Renato Curcio, fondatore delle brigate rosse, aveva chiesto la pensione sociale, ma l’Inps, finalmente, l’ha rifiutata.

Si è scoperto che il vitalizio previsto per le vittime della camorra, pari a 1.033 euro il mese, è stato incassato anche dalla moglie di un boss; in America criminali e dipendenti infedeli dello stato non ricevono la pensione pubblica, invece in Italia ancora non esiste una legge che abroghi le pensioni per i mafiosi. L’Italia paga il vitalizio ai criminali iugoslavi responsabili del massacro delle foibe e della polizia etnica a danno d’italiani, fu Palmiro Togliatti che favorì l’erogazione di queste pensioni, tra loro sono Nerigo Gobbo, Ciro Raner, Franc Boro, Mario Toffanin e Guido Pasolini, ricevono quasi 300 euro mensili.

Donato Bilancio nel 1972 ebbe un infortunio sul lavoro e ricevette una pensione d’invalidità di 528 euro, poi si diede al crimine, non è stato possibile revocare la pensione perché erogata per causa di lavoro, in America è diverso. Senza santi in paradiso, conoscenze e favori, in Italia non si ottiene niente, le vittime del terrorismo o i loro familiari e infortunati non sempre hanno ricevuto una pensione, mafiosi, titini e terroristi spesso si, è sempre questione di agganci e di furbizia. La nostra  classe politica, sempre polemica per le poltrone, non è ancora riuscita a correggere il sistema.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonte:

“Sanguisughe” di Mario Giordano – Mondadori Editore

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LA POLITICA DELL'UNIONE EUROPEA

L’agenda della BCE dovrebbe essere la crescita e non l’inflazione, ma le banche centrali di  Usa e Europa pare che stiano puntando su questa seconda strada, perché l’inflazione riduce il peso dei debiti e dei salari occidentali che oggi devono affrontare la concorrenza dei salari del terzo mondo. La BCE dovrebbe stimolare la domanda interna, perciò c’è chi suggerisce di farle comprare titoli di stato con nuova moneta, operazione non nuova, che costa poco, ma è inflattiva.

Come sappiamo, la moneta è la prima risorsa della finanza drogata, essa nasce dal debito in primis dello stato, senza il debito non si crea moneta, sono certificati di debito la banconota o cartamoneta, gli assegni, le cambiali, i titoli di stato, le obbligazioni private e i titoli moderni da crediti cartolarizzati. La finanza creativa, dalla creazione della banconota, ha creato un castello di speculazioni, consegnandoci nelle mani della precarietà economica.

Prima delle cartolarizzazioni americane, che hanno fatto dei crediti sui mutui dei titoli emessi, in Italia esistevano le cartelle fondiarie, emesse da istituti di credito fondiario a medio e lungo termine, in corrispondenza dei mutuio concessi in un periodo e perciò avevano un numero di serie; ovviamente, per garantire una remunerazione alle banche, i mutui avevano un tasso superiore al rendimento del titolo. Oggi, per dare maggiore spazio alla speculazione, il rapporto tra titoli, debiti o patrimoni pare si sia anche rotto, era già accaduto con l’emissione di banconote divenute inconvertibili o a corso forzoso, cioè non garantite più da oro.

Dopo la crisi del 1929 e il fallimento delle banche, che in Italia furono nazionalizzate, nel 1936 il fascismo varò una legge bancaria che, per rafforzarne il patrimonio deklle banche e garantire creditori, soci e risparmiatori delle banche, impose ad esse una riserva obbligatoria e una riserva di liquidità. Questa legge, per mettere le banche al riparo dei fallimenti, stabiliva che il credito delle banche fosse coperto da un certo patrimonio  e che non poteva superare il risparmio raccolgto; se oggi le banche sono insolventi è proprio perché questo rapporto si è frotto, in omaggio alla speculazione e alla finanza creativa. 

Bisognerebbe ricostruire il mondo su strumenti di pagamento non nati dai debiti, che favoriscono le speculazioni, puntanto su oro, metalli preziosi, carte di credito; la banconota è una moneta virtuale e non reale, lo è ancora di più la moneta di conto del conto corrente, che non verrebbe abolita e sappiamo che per quella via anche la banca crea moneta bancaria. Si potrebbe ricostruire il sistema accreditando in conto il controvalore delle ore di lavoro effettuate, però si sa che storia della moneta è la storia dell’inflazione e la storia delle banche è la storia dei crack finanziari e delle insolvenze, nei vari cicli economici, non si sa come uscire da questo circuito.

L’Unione Europea sta espropriando gli stati membri di ogni autonomia, mentre la politica degli stati è una farsa, nel 1992, alla firma del trattato di Maastricht, l’Europa fu presentata agli italiani come la terra promessa, furono svendute imprese statali e il governo Prodi approvò una manovra finanziaria risanatrice di 62.500 miliardi di lire; oggi destra e sinistra hanno abbracciato il libero mercato e la sinistra accarezza le banche.

In Italia le decisioni politiche sono lente, la burocrazia non funziona e le riforme non si fanno, però il debito non si può aumentare ma le tasse si, da sempre i paesi e le persone indebitate sono soggetti  alle speculazioni e diventano schiavi, non è possibile uscire da questo cortro circuito perché l’Europa ha esautorato gli stati membri dalle decisioni economiche. Per il controllo dei conti pubblici e dell’inflazione, l’Europa ha imposto un patto di stabilià, intanto i banchieri speculano e poi si fanno salvare dallo stato; con i finanziamenti alla politica, tengono in pugno gli stati e, con credito di favore creano gruppi monopolistici sempre più forti, favorendo la concentrazione della ricchezza, invece le piccole imprese hanno meno accesso al credito.

Tuttavia, il fallimento di grandi imprese che hanno ricevuto credito facile dalle banche, rischia di trascinare anche le banche creditrici, oggi il sistema economico è basato su pochi attori principali, che lavorano in incognito e sono collegati alla politica; la Commissione Trilaterale, nata nel 1973 su iniziativa di David Rockefeller, è diretta da un organo non elettivo fatto di banchieri, politici, industriali, accademici, giornalisti e editori; però, poiché l’anonimato è il segreto del vero governo,  questi personaggi sono anche prestanomi di altri ignoti e i membri giornalisti non ci raccontanto niente sulle loro riunioni.

La commissione si riunisce una volta l’anno per promuovere la globalizzazione, per ridurre l’intervento e l’autonomia degli stati e per calpestare parlamenti, referendum e sovranità dei popoli. Oggi governano i banchieri e la credibilità delle società di rating è dubbia; nel 2002 l’Argentina sganciò la moneta dal dollaro, che in undici anni, poiché era sopravvalutata, aveva bloccato esportazioni, creato disoccupazione e lievitato il debito pubblicio, facendo fare utili al sistema bancario internazionale e al Fondo Monetario che finanziavano i debiti dello stato sudamericano e gli imponevano riforme neoliberiste.

Sganciato il dollaro, per un po’il peso si svalutò, aumentò l’inflazione, i risparmi furono esportati all’estero e aumentò la disoccupazione; però nel 2003, a causa della svalutazione, le importazioni diminuirono e le esportazioni crebbero, l’economia si stabilizzò e  la disoccupazione diminutì; nel 2005 il paese propose una ristrutturazione del suo debito estero, nel 2009 il debito pubblico si ridusse al 49% del PIL.

L’attuale politica di sostegno finanziario alla Grecia serve soprattutto a tutelare le banche creditrici che detengono i titoli ellenici, infatti, nel fallimento dell’Argentina e dell’Islanda ci rimisero i creditori; è da ricordare che la Grecia, per avere il privilegio di entrare in Europa,  aveva falsificato i conti pubblici con l’aiuto di Goldman Sachs. Bisogna ricordare che una valuta debole favorisce le esportazioni ma non è un  bene rifugio come una valuta forte, ciò vale per il dollaro e la lira; la Germania vive di esportazioni e vorrebbe contare su un euro forte, mentre la Cina, per favorire le sue esportazioni, non vuole rivalutare lo yuan che è sottovalutato.

Sembra che nel 2010 i gestori di sei fondi speculativi hedge funds si siano riunitui a New York per puntare, a fini speculativi, sulla svalutazione dell’euro, queste operazione si sono fatte anche con la lira e la sterlina e l’Italia, per tanti versi, è stato un laboratorio per le speculazioni sui cambi. I titoli di stato sono assicurati dal rischio di default del paese emittente con un premio assicurativo variabile secondo il rischio paese, cioè il credit default swap.

Sembra che oggi non occorra più produrre niente per fare ricchezza, basta la finanza creativa, operai, artigiani, agricoltori e piccoli imprenditori contano poco, come in passato, sono sfruttati e sono disprezzati, le assicurazioni lavorano sul denaro e sono legate alle banche. I legami tra politica e finanza sono stretti e i governi nazionali, se volessero, potrebbero bloccare le manovre speculative; nel 1992 dalla speculazione fu presa di mira l’Italia, nel 1998 furono presi di mira i paesi asiatici, Hong Kong e la Malesia, la quale alla fine dette il benservito al Fondo Monetario; però perdettero monete e borse, poi la banca di Hong Kong, per arrestrare la caduta della borsa, comperò azioni con titoli di stato, riuscendo a procurare delle perdite agli speculatori  al ribasso.

In una situazione analoga la BCE, in omaggio al mercato,  si è rifiutata di fare la stessa cosa, invece la Fed ha acquistato titoli pubblici e derivati legati ai subprime, facendo aumentare i dollari in circolazione e quindi il rischio di inflazione. L’economia è come la medicina, la quale  sperimenta le nuove medicine su tutta la popolazione; i governi europei hanno evitato di aumentare imposte alla banche e alle rendite finanziarie dei plutocrati, garantendo con i crediti la liquidità alle banche, hanno operato per evitarne il fallimento, che dovrebbe essere nella logica di un vero liberismo.

Però i prestiti garantiti alle banche hanno aumentato il debito pubblico, ora si aspettano nuove privatizzazioni; in Grecia aumentano le tasse, però non per le banche e le grandi imprese e nessuna tassa sulle rendite. Il programma dell’élite consiste nell’esautorare i governi nazionali dalle decisioni relative alla spesa pubblica, affidando le decision di spesa ad organismi non elettivi, con rigidi vincoli e rigide regole fiscali; infatti, il patto di stabilità sottrae ai governi ogni decisione sulla spesa pubblica, demandando il compio al consiglio europeo, che è un organismo non elettivo.

Nessun paese dell’Unione Europea possiede più sovranità nazionale e sovranità monetaria, Trichet afferma che il controllo dei conti pubblici non  può essere affidato ai politici, forse si fa forte del fatto che la politica è screditata. In  Italia il debito pubblico è cresciuto con le speculazioni e con le opere pubbliche che costano quattro volte più che all’estero, con la collusione tra affari, politica e criminalità, perciò oggi gli interessi sul debito pubblico ammontano a 70 miliardi di euro l’anno.

Gli altri paesi occidentali hanno meno debito pubblico e più debito privato, complessivamente la loro situazione non  è migliore, ma le società di rating, per favorire la speculazione, facevano lezioni solo all’Italia. Oggi i partiti si sono trasformati in comitati di affari, in Italia decrescono i salari, crescono i profitti delle medie e grandi imprese e aumenta la povertà, invece manager, politici e magistrati sono superpagati.

Bisogna ricordare che Treu ha reso legge la flessibilità lavorativa e che la privatizzazione del lavoro pubblico è stata attuata dalla legge Bassanini; oggi i sindacati sono crollati, anche per colpa loro, e gli operai sono senza rappresentanza. La sinistra preferisce rappresentare le banche, Veltroni parla di convergenza di interessi tra lavoratori e imprenditori; ritorna cioè l’interclassismo democristiano e il corporativismo fascista e Montezemolo è fatto passare per  uomo di sinistra. In Italia esiste uno stretto rapporto tra politica e informazione, destinato a influenzare e non ad informare il pubblico, il discorso vale per stampa e televisione, reticenti, superficiali e faziosi,  non vogliono informare veramente l’opinione opubblica, è però cambiato il palcoscenico, alla stampa è succeduta la televisione che è più seguita.

Già sotto la prima repubblica non era permesso fare informazione al di fuori delle due chiese DC e PCI, oggi la chiesa è una sola e le lotte a Berlusconi servono solo a dimostrare che l’informazione e l’opposizione fanno il loro mestiere, è un teatrino; quando Berlusconi finirà, rimarrano al corto di argomenti, come se in Italia mancassero i problemi in grado dui alimentare l’informazione. L’antiberlusconismo  serve a coprire il salto della barricata fatto dal PD, che ha abbracciato il liberismo e ha buttato a mare i lavoratori.

L’opposizione a Berlusconi serve a differenziare la sinistra dalla destra, però l’informazione politicamente corretta serve a narcotizzare i lavoratori, che sono sempre più sfruttati, mentre lo stato sociale è svuoltato; i ricchi si arricchiscono sempre di più e il giornalismo è diventayo il cane da guardia del capitale, l’informazione è unipolare anche perchè è psseduta dal grande capitale.

Lavoro e capitale non possono andare nella stessa direzione, il loro rapporto deve essere dialettico, anche se collaborativo, senza confusione di ruoli, senza arrivare alla lotta di classe o alla guerra civile; il tema della politica non può essere pro o contro Berluscono, lo ha dettlo anche Renzi, sindaco di Firenze; con le crisi aumenta la centrazione della ricchezza e aumenta il precariato, i lavoratori sono sempre pù sfruttati.

In televisione i soliti giornalisti interpretano la recita; l’ordine dei giornalisti nacque sotto il fascismo per controllare la stampa e i giornalisti hanno deciso di mantenerlo, oggi il giornalista ha diritto, secondo il suo punto cdi vista, ad informare e la gente non ha diritto ad essere informata, non è così nella tradizione  anglosassone; i gesuiti e Mussolini dicevano che la stampa serviva non a informare, ma a creare l’opinione pubblica.

 Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it   numicco@tin.it

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 LA CRISI DEL DEBITO

 Abbiamo appreso che l’Islanda, dopo una grave crisi di debito, ma questa notizia ha avuto poco eco da parte di stampa e televisione, si è ribellata al sistema finanziario internazionale; sotto la spinta di una vera rivoluzione, ha nazionalizzato le banche, introdotto la democrazia diretta, cambiato la costituzione e denunciato il suo debito estero. Così facendo ha fatto perdere il sonno ai poteri economici e alle banche creditrici, che temono che l’operazione possa essere imitata da altri  paesi europei indebitati.

Nel 2003 le banche del paese erano state privatizzate, attirarono depositi inglesi e olandesi con conti online, perciò nel 2007, a causa di quei depositi esteri, il debito estero delle banche islandesi era arrivato al 900 % dell PIL; l’Europa non se ne accorgeva e non si accorgeva nemmeno dei debiti di altri paesi facenti parte dell’Unione Europea e rimprottava solo l’Italia per il suo debito pubblico. Nel 2008 le banche islandesi fallirono e furono nazionalizzate, a causa di questa situazione, l’Islanda ricevette un prestito di 5 miliardi di euro da FMI e da alcuni paesi del nord Europa.

Fondo Monetario e Unione Europea proposero al governo islandese di accollare il debito estero delle sue banche fallite alle famiglie islandesi, che lo avrebbero rimborsato in 15 anni al tasso annuo del 5,5%. Ancora una volta, gli utili delle banche erano privati e le loro perdite andavano  socializzate; ne sorse una protesta popolare generalizzata, il capo dello stato rifiuiò di promulgare  la legge e indisse un referendum. Intanto Olanda e Inghilterra minacciavano ritorsioni, minacciavano di bloccare il prestito del FMI  e di congelare i conti esteri  degli islandesi.

Nel 2010 il FMI congelò effettivamente il prestito, il governo islandese rispose con ordini di arresto contro gli ex presidenti di banca islandesi che avevano portato a quella situazione; poi il governo penso a introdurre una nuova costituzione che sottraesse il potere a banchieri internazionali e al denaro virtuale. Perciò fu eletta un’assemblea costituente di 25 cittadini, per candidarsi bisognava essere sostenuti da 30 persone e non bisognava far parte di un partito.

Per affermare la volontà del popolo sovrano, la costituzione fu abbozzata via internet, chiunque poteva fare le sue proposte da casa, era un vero processo partecipativo di democrazia diretta; la costituzione popolare sarebbe poi stata sottoposta al vaglio parlamentare, dopo le elezioni. In Islanda è stato affermato il principio rivoluzionario che è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione e non i creditori internazionali.

Intanto l’Unione Europea, per uscire dalla crisi del debito estero, ha concesso alla Grecia, gravemente insolvente, un forte finanziamento in euro e la ha imposto la svendita del settore pubblico, assieme ad aumenti di tasse, riduzioni di salari, aumento delle tariffe e dell’età pensionabile; la Grecia si è accodata perché, come l’Italia e Napolitano, crede all’Europa.  Le privatizzazioni fanno sempre gola all’élite internazionale, lo abbiamo visto anche in Italia nel 1992.

Però alla Grecia rimarranno i debiti esteri da pagare, anche se rinegoziati nel tasso e nelle scadenze; avrebbe fatto meglio a denunciarli, a uscire dall’euro, ad adottare per la dracma un tasso di cambio favorevole e a recuperare la sua sovranità; però secondo alcuni, chi è in Europa non può più uscirne, il che dovrebbe essere il segno di una perdita definitiva della sovranità, fortuna che esistono le rivoluzioni.

Il debito estero di Usa, dovuto a deficit commerciale, deficit del bilancio di stato, debiti di imprese e famiglie verso le banche, è divenuto una montagna e nessuno lo potrà pagare, malgrado ciò, le agenzie di rating,  sono state sempre benevoli con le loro valutazioni verso gli Usa, mentre, per favorire le speculazioni sulla valuta e in borsa, hanno sempro colpito senza riguardo l’Italia, profittando anche delle sue crisi politiche, foriere di speculazioni e vantaggiose privatizzazioni di beni pubblici. Gli Usa risolverebbero i loro problemi svalutando il dollaro, denunciando i debiti, mettendo barriere protezionistiche all’importazone, richiamando le loro truppe dall’estero e chiudendo la maggior parte delle loro  basi militari estere.

Oggi il credito mondiale serve soprattutto a finanziare i debiti dei paesi occidentali, soprattutto degli USA, e secondariamente i debiti dei piccoli paesi del terzo mondo, perciò nessuno parla più di rimettere i debiti esteri, abbiamo visto come è stata trattata l’Islanda; occorre riformare il sistema o  l’economia mondiale andrà a picco, la Cina è il principale creditore e chiede una riforma del  sistema monetario internazionale, non più basato sul solo dollaro,  chiede anche una riforma della valutazione dei rischi di credito, oggi falsati dalle società di rating a vantaggio della speculazione, che vive di notizie false e allarmistiche e di statistiche false.

L’Italia da 30 anni è in crisi economica e politica, con  privatizzazioni, manovre economiche e stangate fiscali ogni anno, con sempre nuovi sacrifici ai cittadini, invece le riforme vere non si fanno; nel 1992, dopo la solita crisi, c’erano state le privatizzazioni e Giovanni Falcone indagava anche sui collegamenti tra mafia e circuiti finanziari internazionali, Gerge Sorsos speculava sulla lira, però prima di lui tanti lo avevanmo fatto dalla fine della seconda guerra mondiale.

Gli emigrati italiani facevano rimesse in Italia, i capitalisti riesportavano questo denaro all’estero e operatori economici esteri e italiani, tra cui anche il Vatricano, profittando anche di terrorismo e instabilità politica, speculavano sui cambi della lira. Le privatizzazioni furono fatte a prezzi stracciati a favore di imprenditori prestanome dell’élite, le autorità utilizzarono denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati; ciò era accaduto diverse volte prima, si ricordano a tale riguardo le insolvenze della Banca di Roma, della Banca di Sicilia e della Banca di Napoli.

Inevitabilmente aumentarono le tasse, intanto  Standard & Poor’s declassò Parmalat solo quando la truffa era ormai nota a tutti, prima aveva dovuto proteggere gli speculatori; è successa la stessa cosa  anche con le società di revisione dei bilanci delle società, sempre compiacenti, come forma di ricatto, con chi le pagava bene; nessuno ci salvava, banca centrale, consob, società di rating, società di revisione, non si poteva fare un torto all’alta finanza, è un miracolo che l’Italia sia ancora un piedi, sicuramente ha delle risorse.

Oggi i nostri governi operano sotto il controllo del Fondo Monetario e della Banca Europea, in fondo l’Italia ha perso la seconda guerra mondiale e non è uno stato sovrano, è costretto anche a fare le guerre degli altri. Dopo le privatizzazione del 1992 ripartì l’attacco speculativo alla lira e poi Mani Pulite abbatté il sistema politico; stranamente, la magistratura si svegliò all’improvvuisio, ne approfittò l’élite per proporre un governo di tecnici suoi amici, Craxi fu messo da parte.

I tecnici di cui si parla erano Prodi, Ciampi, Draghi, Dini, Amato, Cuccia e Letta, tutti al servizio dei circoli fianziari, quasi sempre targati a sinistra, si fa per dire, il PD era sempre più amico delle banche; come premio ad una politica di sacrifici, potemmo entrare in  Europa e oggi, la Banca d’Italia, società privata, è controllata dalla Banca d’Inghilterra.

I contratti derivati sottoscritti dagli enti pubblici territoriali locali con le grandi banche sono stati utilizzati per difendersi dagli aumenti dei tassi sui soldi presi a prestito a tasso variabile; il valore dei derivati dipende da un indicatore finanziario sottostante, come tasso di interesse,valute, indici di borsa, di merci come grano, orio o petrolio. Dal sottostante prendono il nome di futures, se costruiti su indici di borsa, options se costruiti su singole azioni,  swaps se costruiti sui tassi di interesse o valute, questi ultimi sono quelli sottoscritti dagli enti.

Lo swap dovrebbe coprire i rischi nella dinamica dei tassi, per l’operazione si paga alla banca una commissione però niente è trasparente e gli enti locali non sono in grado di prevedere e poi di controllare il costo finale o conto finale delle banche; non sono in grado di seguire gli sbalzi tra tasso fisso e tasso variabile e l’operazione ha l’alea della scommessa. Alla fine del 2009 quasi 500 enti usavano questi strumenti, le amministrazioni più esposte sono in Camania,  Piemonte, Lazio e Lombardia, perciò  sono falliti, anche se il termine può essere improprio, il comune il Taranto e il comune di Napoli.

Le perdite sui derivati non sono segnalate nel bilancio degli enti, a volte, quanto l’ente non può pagare, i contratti con le banche sono sostituiti con altri contratti più onerosi; nei detivati strutturati la somma da rimborsare cresce in modo imprevedibile e senza controllo, come avvene nel gioco d’azzardo, ma il banco, cioè la banca, vince sempre. Fino alla scadenza del contratto, le perdite non sono messe a bilancio.

Le banche finanziatrici sono straniere e italiane, con questi strumenti una regione, senza saperlo, finanzia le spese di altre regioni, secondo un federalismo allo rovescia; i derivati divengono anche una discarica di titoli non piazzati dalle banche, così regioni, province e comuni sono legati da una ragnatela invisibile, i sinking fund. Firenze ha contestato in via giudiziaria gli swap sinking fund, costituiti con titoli emessi da altri enti.

Per stipulare questi contratti le banche, a titolo di incentivo, concedono anche anticipi in contanti e sostengono falsamente che l’operazione è a costo zero. I comportamenti degli istituti di credito ipotizzano diverse ipotesi di reato, per condurre in porto l’operazione, pagano una tangente per avere il parere positivo di un advisor, un consulente indipendente che certifica la correttezza dell’operazione.

Perciò ci sono stati  esposti e denunce a varie procure e sono coivolte varie banche italiane e straniere, cioè MPS, Intesa, Ubs, Unicredit, Deutsche Bank, Merrill Lynch, Bnl, JP Morgan; tra i banchieri UBS indagati figura Gaetano Bassolino, figlio dell’ex governatore della Campania, forse assunto per facilitare queste operazioni da parte della regione. Gli enti locali non sono preparati per valutare le operazioni sui derivati e spicca l’ipotesi di truffa, i grandi comuni, prima di firmare, avrebbero potuto farsi assistere da consulenti. Non bisogna firmare i contratti che non si capiscono, perché i comuni rischiano il default; comunque, in queste operazioni di finanziamento non sono escluse tangenti pagate dalle banche.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it numicco@tin.it

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IL CONTROLLO DEL BILANCIO DELLO STATO

 Premesso che il bilancio e dello stato e le relative spese, per come sono formulati, sono difficilmente interpretabili e quindi controllabili, anche dal parlamento che li vota, il che non è un caso, in questi giorni si torna a parlare di una riforma fiscale, promessa da tanto tempo dai governi Berlusconi, che aveva promesso, a titolo di esemplificazione fiscale, solo cinque imposte e la riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per i redditi fino a 33000 euro.

I sudditi contribuenti si devono rassegnare, le promesse elettorali sono come le promesse commerciali e la promessa del regno di Dio; sostenere che la riduzione e la ridistribuzione fiscale, come il controllo e la riduzione delle spese, non sono possibili a causa del debito pubblico e di altre rigidità di bilancio è una scusa, perché la giustizia fiscale e un oculato bilancio finirebbero per costare veramente a qualcuno e perciò i poteri forti, ma non solo essi, non la vogliono; gli agenti di quelli che esorcizzano questa riforma si trovano a destra e a sinistra.

Alcuni paesi occidentali hanno il debito pubblico italiano, ma un maggiore controllo sul bilancio, un migliore controllo delle spese, un migliore sistema fiscale e una migliore assistenza sociale; una riforma fiscale e il controllo sulla spesa peserebbero troppo nelle tasche di qualcuno, perciò sono tanti i difensori dello status quo, questi personaggi, generalmente chiamati conservatori, il che però è termine troppo benevolo, sono quelli che, per reazione, fanno scoppiare le rivoluzioni.

Da parte dei professori si afferma che tutte le imposte si pagano con un reddito da lavoro, produzione o rendita, salvo i diversi criteri di ridistribuzione demandati alle singole imposte, ma ciò non è vero, ci son imposte che si pagano anche senza reddito fiscale, ad esempio, l’imposta di registro quando si costituisce un’impresa; per non parlare di soldi spesi in beni di consumo colpiti da Iva, con denaro ricevuto in regalo, è il caso anche dei mendicanti. Da questi fatti si evince che lo stato è la sanguisuga più implacabile, esoso usuraio, biscazziere e fomentatore d’inflazione.

Secondo i professori, l’aumento dell’Iva farebbe lievitare i prezzi, ciò è vero per le parcelle dei professionisti, mentre per i beni di consumo si possono avere dei dubbi al riguardo, infatti, secondo alcuni, il prezzo lo fa il mercato, per cui con l’aumento dell’Iva, per tenere i prodotti nel prezzo, il nuovo carico fiscale è distribuito tra produttori, distributori e lavoratori che, a causa dell’attuale flessibilità dei salari, si vedono ridotta, nella migliore delle ipotesi, la possibilità di chiedere aumenti.

Per quanto riguarda i nei assunti sono soggetti a una sorte più triste, per le ragioni suddette e per la forza lavoro degli immigrati, sono costretti ad accettare contratti cococo, contratti a tempo determinato, precariato e lavori in nero; per l’impresa, a causa della rigidità e dell’aumento dei costi d'energia, trasporto, tariffe pubbliche e imposte, per stare nel mercato, è indispensabile avere un salario flessibile e al ribasso.

A causa di leggi di favore, le grandi imprese amiche,  pagano poche imposte, hanno ricevuto aiuti dallo stato e appalti dallo stato, grazie alla revisione prezzi,  a prezzi maggiorati; poiché sono rette da amici, soci anche del Vaticano, dei partiti e della mafia, chi potrà mai intaccare i loro privilegi? Invece il piccolo imprenditore che lavora con il suo capitale, dal suo lavoro guadagna meno dello stato, il quale incamera Iva, imposta sul reddito e altre imposte.

Per un piccolo industriale, solo con l’Iva al 20% sui prodotti lo stato guadagna più di lui, per la semplice ragione che, con la rotazione di magazzino, la produzione o fatturato annuo è un multiplo del capitale proprio sul quale l’imprenditore si aspetta un profitto in percentuale; questi imprenditori, per stare nel mercato, ricorrono al lavoro nero e all’evasione fiscale; si sa che un sistema fiscale iniquo può incoraggiare l’evasione e gli italiani non sono evasori e disonesti per natura, sono in tutto il mondo e, generalmente, si adeguano alle leggi dei paesi che li ospitano.

Non è possibile aumentare la pressione tributaria, lo stato non può ingoiare la metà del reddito nazionale, ma si possono eliminare alcune imposte, ridurre gli sprechi e togliere privilegi; lo stato ha già incassato miliardi di euro con la lotta all’evasione fiscale, acquisendo beni mafiosi, con le multe e il gioco d’azzardo e non ha restituito niente agli italiani in termini di servizi e di riduzione d’imposte. Non possiamo svenarci per la sanità, che è un grande carrozzone che alimenta sprechi e cura poco.

Per favorire la tassazione, da parte di certi esperti, si postula che in Italia certe rendite finanziare sono meno elevate che all’estero, però, se l’Italia è un paese eterogeneo, l’estero non è un paese omogeneo; tassare maggiormente le rendite finanziarie dovrebbe servire a ridurre le imposte che gli italiani pagano più che all’estero, come quelle sull’energia e a rimborsare celermente i crediti d’imposta alle imprese; purtroppo, in spregio ai contribuenti, la politica dei due tempi non ha mai sortito questi risultati in Italia, quanto si dice che in Italia l’acqua costa meno che all’estero e perciò il suo prezzo va adeguato, ci si dimentica di dire che gas e luce costano di più, soprattutto a causa delle imposte.

Anche in  materia di assistenza sociale l’Italia dovrebbe accostarsi agli standard dell’Europa del nord, se si chiedono solo sacrifici al popolo, alla fine ne soffrono la domanda, la produzione e le stesse entrate  dello stato. Da decenni l’Europa, il Fondo Monetario, le società di rating non hanno fatto altro che fare lezioni all’Italia, intanto l’Italia diveniva un laboratorio sperimentale per le speculazioni internazionali; a causa anche delle continue crisi di governo e del terrorismo, la lira era soggetta a continui attacchi speculativi; adesso le ricette imposte all’Italia le applicano anche ad altri paesi.

L’Italia, poiché era incapace di riformarsi, ha creduto all’Europa e ha sbagliato, gli italiani non sono sovrani nei confronti del loro stato e l’Italia non è sovrana rispetto all’Europa, al Vaticano e agli Usa; ciò è dipeso dal fatto che abbiamo perso una guerra e dalla nostra troppa fiducia verso gli alleati. La colpa di questa situazione non è solo dell’America, perché dell’élite mondiale fanno parte anche italiani e il Vaticano, le società segrete servono a questo, anche se i loro membri spesso rappresentano entità più elevate, perché il vero potere è anonimo e irresponsabile; solo la sede di questi consessi di élite possono essere a Londra o a Washington.

Abbiamo avuto torto anche a credere alle istituzioni internazionali, con un complesso d’inferiorità verso paesi nordici e con le istituzioni comunitarie, le quali, per favorire la concorrenza, avrebbero potuto imporci l’abolizione delle corporazioni professionali, uniformare a livello europeo pubblica istruzione, sistema fiscale e costi dell’energia; invece hanno fatto altre direttive inutili e ci hanno tenuti in condizione di minorità. Pare che in religione e politica l’uomo sia sempre costretto a credere a qualche cosa, al partito della salvezza e al diavolo cui addossare tutti i peccati.  

Da sempre il potere occulto e i poteri forti, in Italia e all’estero, comprano uffici pubblici e privati, come ad esempio le banche centrali, e vi collocano al vertice uomini super pagati ma ricattabili, per speculare sulla pelle dei cittadini, favorire gli amici e far finta di controllare; la truffa finanziaria iniziò con la creazione delle società o compagnie capitalistiche anonime, poi vennero le finanziarie, i prestanomi, i paradisi fiscali e le scatole cinesi.

Su questa strada, diminuì la giustizia tributaria e la lotta alle speculazioni, i padroni del mondo hanno voluto questo sistema e lo difendono, reggono imprese e potere politico e, dopo le imprese, anche la politica, che ne è associata, vuole essere irresponsabile e avere le mani libere. La mafia italiana ricicla i soldi all’estero, dove ha ampi investimenti, ma, per legge,  non li può riciclare in Italia; in tal modo sono favoriti gli investimenti italiani all’estero e non il contrario, sembra un andazzo suggerito dai nostri buoni alleati; anche la politica fiscale, energetica e tariffaria, come i mancati rimborsi all’esportazione, favoriscono le delocalizzazioni di nostre imprese all’estero.

Questa politica doveva rafforzare i nostri alleati, ma, purtroppo per loro, sta rafforzando la Cina, comunque, è difficile che sia nata nelle menti di dirigenti italiani indipendenti; da sempre, gli stati che perdono la guerra, diventano tributari e pagano una protezione, forniscono basi gratuite e truppe, subiscono il controllo di servizi segreti, polizia ed esercito; questi obblighi scaturiscono genericamente da protocolli segreti allegati al trattato di pace, gli stati custodiscono i segreti perché non sono trasparenti. A causa di questi obblighi l’Italia, stato semisovrano, è stato costretto ad intervenire recentemente in Libia

Al contrario dell’Italia, la Germania ha preferito pagare rateizzata la sua riparazione, conservando maggiore autonomia in politica estera, economica e di bilancio, noi, pensando di essere più furbi, non abbiamo pagato riparazioni, ma abbiamo messo la nostra indipendenza e la nostra sovranità in mano agli alleati. Italia e Germania hanno rosicchiato un po’ di autonomia, rispetto a Francia, Inghilterra e Usa,  grazie alla guerra fredda, che ha consentito loro di riarmarsi, altrimenti, in forza del trattato di pace, non avrebbero potuto farlo.

Questi alleati, dopo aver fatto man bassa dei brevetti italiani depositati, hanno preso il controllo dei nostri maggiori uffici pubblici centrali, collocandoci loro uomini; con accordi con imprese, Vaticano e partiti hanno reso schiava l’Italia. Curiosamente, con il crac della finanza internazionale è accaduto che politici corrotti e dirigenti venduti all’élite, investendo i loro lauti appannaggi nella bisca della finanza internazionale, ci hanno rimesso dei soldi e non possono lamentarsene, perché dovrebbero spiegare agli altri dove hanno preso quei soldi; il riciclaggio estero dei boiardi di stato ha tolto loro quanto avevano rubato ai cittadini.

Nel 1934 il ministero del tesoro americano obbligò la Federal Reserve a consegnargli l’oro in cambio di certificati di deposito, nel 1944 quindi il dollaro era moneta di riserva senza deposito aureo, nel 1971 la convertibilità in oro fu abolita definitivamente e il dollaro era solo moneta fiduciaria, però, anche se senza garanzia, essendo accettata da tutto il mondo, serviva a finanziare i deficit americani da parte del mondo intero, questi debiti difficilmente saranno rimborsati, la svalutazione del dollaro sistemerà le cose; d’altra parte, dopo la prima e la seconda guerra mondiale, nemmeno l’Europa rimborsò integralmente i debiti fatti in America. La Grecia deve stare tranquilla, il debito estero si può rinegoziare, si può rimettere, si può denunciare e si può non pagare, è già successo in passato, l’Inghilterra non ha mai rimborsato debiti di guerra fatti con banchieri italiani del rinascimento.

Probabilmente anche la Banca d’Inghilterra ha venduto l’oro della sua banca centrale, fra l’altro, in anni recenti si era scritto che i depositi delle banche centrali superavano in valore l’oro posseduto dai privati (viste le vendite suddette non era vero), e si era chiesto che anche l’Italia vendesse quest’oro; si è anche dibattuto se quest’oro era di proprietà della Banca d’Italia o dello stato, la Banca d’Italia è una società privata controllata dalle banche che finanziano i partiti, perciò già si sa come andrà a finire.

Nelle politiche di risanamento internazionale dei singoli paesi, il FMI ha concesso prestiti in cambio di riduzione della spesa sociale, dell’aumento dell’età pensionabile, di privatizzazioni, di riduzione degli stipendi, di aumento delle tariffe pubbliche e di aumento delle imposte; però con queste condizioni i paesi debitori diventano schiavi da debito, la ripresa è impossibile ed è impossibile uscire dalla crisi, perché si ha caduta della domanda, chiusura delle imprese, disoccupazione e minori imposte per lo stato; in questa situazione ora si trovano, dopo paesi asiatici e latinoamericani, Grecia, Portogallo e Spagna.

I diritti speciali di prelievo, nati nel 1969, sono una moneta di conto, cioè virtuale, internazionale creata da FMI, si basano su un paniere di quattro monete: dollaro, yen, sterlina ed euro; a causa della crisi del dollaro, il presidente del FMI, Dominique Strauss-Khan, aveva proposto l’abbandono del dollaro, come moneta di riserva e, per punirlo di tanta intemperanza, è stato accusato violenza sessuale da una cameriera di un albergo di New York.

Probabilmente la cameriera era agente di un complotto per cacciarlo, infatti, dopo lo scandalo, sono state chieste le sue dimissioni; Strauss, notoriamente, aveva le sue debolezze sessuali e con quelle credenziali era stato ingaggiato per essere più facilmente ricattato e manovrato; gli si chiedeva solo di mettere la firma su scelte di altri, di obbedire ai poteri occulti e di essere discreto, in cambio avrebbe ricevuto lauti consensi, ma lui, come un servitore infedele, non ha rispettato il patto.

Nunzio Miccoli     www.viruslibertario.it, numicco@tin.it

 

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DEBITI E INFLAZIONE

Secondo un postulato economico, per combattere l’inflazione bisogna contenere i salari, ma non costi energetici, e bisogna alzare i tassi della banca centrale e i tassi in generale, i quali però, fanno aumentare in costi, alimentando l’inflazione. Seguendo il vecchio teorema, Claude Trichet, governatore della banca centrale europea, ha alzato i tassi di finanziamento alle banche, precisamente quello overnight all’1,25% e quello marginale al 2%; l’euribor sui risconti, che influenza i tassi sulle operazioni private e i mutui a tasso variabile, segue a ruota con un aumento.

La banca centrale europea teme una spirale inflazionistica dovuta alla crescita dei salari, i quali però generalmente aumentano, soprattutto in questo periodo di concorrenza dei paesi emergenti, con l’aumento dei prezzi; in questo momento in Europa i prezzi al consumo paiono superare la soglia del 2% stabilita dalla banca Centrale, l’inflazione è dovuta non ai salari, ma alle emissioni monetarie della banca centrale in soccorso a banche e stati, all’aumento del prezzo del petrolio, delle materie prime e delle tariffe pubbliche; l’aumento dei tassi implica aumento delle rate dei mutui a tasso varabile e dei costi industriali, in definitiva aumento dei prezzi.

La banca centrale ha immesso fiumi di denaro nell’economia che è, con l’aumento dei costi, la causa di aumento dei prezzi, che si vorrebbe contrastare con l’aumento dei tassi che fanno pure aumentare in prezzi. Oggi in occidente il costo denaro è molto più basso che nel terzo mondo, dove domina l’usura, e la stretta monetaria delle banche centrali, nella ricerca di un equilibrio valutario e di bilancio, non ha aiutato ad avvicinare questi tassi.

Il rialzo dei tassi, con l’afflusso di capitali dall’estero, può favorire l’apprezzamento di una moneta rispetto alle monete estere, però favorisce anche l’inflazione, che si cerca di contrastare con una politica dei tassi e una politica fiscale, che generalmente sortiscono l’effetto opposto; questa politica si attua anche imponendo alle banche riserve di accantonamento e restringendo il credito, cercando di non danneggiare l’export.

L’Italia, sotto la direzione dei soliti ignoti, come stato semisovrano è stata laboratorio internazionale per queste alchimie, poi esportate al terzo mondo; in realtà l’inflazione si combatte con il pareggio di bilancio, l’equilibrio valutario si raggiunge svalutando o apprezzando la moneta nazionale, la domanda si garantisce tutelando il potere d’acquisto dei salari; l’occupazione si tutela con l’incremento della produzione, l’inflazione si contrasta combattendo la speculazione, riducendo il costo del denaro e il costo delle fonti energetiche, riducendo gli sprechi della pubblica amministrazione, riducendo le tasse, tagliando le remunerazioni e le pensioni troppo elevate.

C’è un’ultima considerazione da fare, con i debiti e i deficit dello stato, delle imprese e delle famiglie, superato il gold standard, cioè la moneta metallica pregiata, come strumenti di pagamento si sono imposti gli assegni e le banconote, diventando uno strumento utile per la vendita dei beni e dei servizi, anche se con valore fittizio, effimero e speculativo, a favore di chi li emette. Il corollario è che senza debiti oggi saremmo privi di strumenti di pagamento, il che sa tanto di beffa, di raggiro e di truffa.

In Italia le imposte sono molto più alte che negli Usa, ora pare però che anche il governo americano sia intenzionato ad aumentare le imposte nei prossimi anni; la spesa pubblica, secondo il bilancio di previsione decennale, passerà dai 3729 miliardi di dollari del 2011 ai 5.697 miliardi nel 2021. Però i bilanci pluriennali non sono mai vincolanti ed hanno anche uno scopo propagandistico. Bisognerà tener conto anche della perdita di valore del dollaro, determinata dal deficit della bilancia valutaria, dal deficit del bilancio dello stato, dalla caduta delle rimesse internazionali e dalla caduta del ruolo del dollaro come moneta di riserva internazionale; infatti, il valore del dollaro dipende anche dalla sua domanda.

Si dice che i tagli alle spese non dovrebbero riguardare le spese militari e gli aiuti alle grandi imprese in crisi, però le spese militari potrebbero essere ridimensionate chiudendo due terzi delle numerose basi Usa all’estero; l’uscita dalla crisi si può raggiungere solo svalutando il dollaro, favorendo produzione e lavori pubblici, mettendo forti dazi d’importazione sui prodotti analoghi a quelli fabbricati in Usa, cancellando i debiti cartolarizzati e derivati, prodotti dalla finanza creativa nati per sanare i vari deficit americani, con la collusione benevola del governo americano.

Come facevano gli ebrei con l’anno del giubileo e Solone con la sua riforma costituzionale, il risanamento si può fare solo cancellando i debiti, esclusi quelli commerciali, titoli di stato e depositi bancari, cercando di diffondere l’azionariato popolare, controllando le borse e le banche. Attualmente gli Usa hanno un debito pubblico di 14.300 miliardi di dollari, ma secondo alcuni, quello ufficiale è sottostimato e potrebbe essere il doppio.

Nel 2016 è previsto che gli americani paghino imposte per 1765 miliardi di dollari, contro gli 899 miliardi di dollari del 2010, un aumento di quasi il 100%, in questo periodo il PIL aumenterà solo del 36% in termini monetari; nel 2021 le imposte saranno di 2400 miliardi, il triplo del 2010, invece il Pil aumenterà solo del 70%; gli Usa quindi dovranno ridurre il potere d’acquisto dei cittadini, però queste cifre potranno anche variare e non bisogna dimenticare che oggi gli stati fanno propaganda soprattutto con le statistiche false.

Dal 2011 al 2012 cresceranno del 65% le imposte pagate dalle imprese, cioè dal 198 a 327 miliardi di dollari, che sono sempre poca cosa rispetto al gettito complessivo, in Italia accade la stessa cosa; inoltre, anche queste cifre possono essere propagandistiche. Nel 2010 le imposte pagate dalle imprese erano di 191 miliardi contro gli 899 miliardi delle persone fisiche, nel 2021, 502 miliardi su 2404, in percentuale sempre intorno al 21%.

Obama ha fatto crescere il debito pubblico di 3694 miliardi, intanto il resto del mondo si è stancato di finanziare con le rimesse i consumi americani, la borsa americana e il bilancio dello stato Usa. A causa della riduzione dei consumi, causata anche dalla riduzione di credito, e a causa della caduta della produzione Usa, il reddito nazionale reale non dovrebbe aumentare; invece il governo americano, grazie alle falsificazioni delle cifre, afferma che nel prossimo decennio esso dovrebbe aumentare del 4,5% annuo, forse per infondere ottimismo ad alleati e persone che dal terzo mondo esportano denaro in Usa.

Dal 2012 le imposte alle imprese ufficialmente aumenteranno del 5,9% l’anno, mentre quelle delle persone fisiche dovrebbero aumentare del 12,2% l’anno, nel 2011 il deficit del bilancio statale sarà pari al 40% delle spese, nel 2012% pari al 30%, negli anni successivi si stabilizzerà al 14,5%; l’America lo può fare perché stampa dollari che sono tesaurizzati dal mondo intero, però la pacchia sta per finire, diminuiranno le rimesse e aumenteranno le tasse, perciò le cifre suddette sembrano i numeri al lotto.

Nel 2011 le spese sono superiori del 75% rispetto alle entrate che sono pari a 2174 miliardi; occorre confrontate queste cifre con i parametri dell’Europa che ha sempre bacchettato l’Italia per il suo debito pubblico e il suo deficit di bilancio, ignorando quello che stava succedendo in Islanda, Inghilterra, Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna e, fuori dell’Europa, in Usa. L’America, dopo aver delocalizzato industria all’estero, ha agito con lassismo nei confronti del bilancio dello stato, perché aveva bisogno di essere finanziata dal resto del mondo.

In Usa stato e famiglie sono abituati a spendere più del proprio reddito, la seconda guerra mondiale aiutò l’economia di Usa e America Latina, finita la guerra, l’America Latina precipitò di nuovo e l’America si mantenne florida grazie alla posizione del dollaro e alle rimesse dall’estero da parte delle oligarchie del mondo intero, le quali ora rischiano di perdere questi soldi senza potersene lamentare perché altrimenti potrebbero alimentare il sospetto di averli rubati.

Poiché Cina, Giappone, Arabia Saudita e Regno Unito non vogliono più finanziare il deficit Usa, gli Usa possono coprire la spese solo aumentando la stampa dei dollari, favorendo così inflazione e svalutazione della valuta americana. L’America è avviata al tramonto, questo non è antiamericanismo, sono contro chi (parlo dei rottami della guerra fredda) odia l’America addebitandole tutti i mali del mondo; come dicevano i persiani, la ruota della storia gira a rotazione a favore di paesi diversi, lo fece a favore di babilonesi, persiani, romani, spagnoli, inglesi e americani, oggi pare che la ruota giri a favore della Cina che, invece di vivere solo sulla finanza, preferisce aumentare la produzione e acquistare tecnologia dall’estero.

La vera ricchezza sta nella produzione e non nei servizi che si esportano meno, il PIL di un paese dovrebbe includere solo la produzione di beni agricoli, artigianali e industriali, ignorando servizi, pubblica amministrazione e finanza, che sopravvivono solo perché qualcuno produce beni reali; chi la pensa diversamente appartiene alla categoria nobiliare abituata a scansare il lavoro fisico, per dedicarsi a quello della predicazione o della comunicazione.

In Usa, a causa dell’inflazione e della caduta della domanda, a causa disoccupazione e della riduzione del credito al consumo, aumenterà la disoccupazione e cadrà il reddito nazionale reale. Quello che è accaduto in America non è accaduto per caso, il governo americano, d’accordo con le banche, aveva aiutato la finanza creativa per finanziare i vari deficit e sostenere la domanda interna, ha approfittato del credito e della fiducia che gli Usa riscuotevano nel mondo, ore, per salvarsi, potrebbe ricorrere a un colpo di coda militare, ma non riuscirà a risolvere i suoi problemi economici, riuscirà solo a trasferire risorse a favore dell’industria degli armamenti.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it

 Tra le fonti:

Attilio Folliero – Caracas 20/4/2011.

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FINANZA - NEWS

 Il default non permette a enti pubblici e privati di rimborsare i loro debiti, in una situazione del genere, i paesi creditori non ebbero comprensione con l’Argentina, ma oggi l’Unione Europea, per difendere l’euro, per volontà soprattutto della Germania, è impegnata a intervenire con i suoi fondi di salvataggio a favore di Grecia, Islanda, Irlanda, Portogallo, Spagna, ecc. La finanza allegra ha portato a questi risultati, il debito è foriero di schiavitù di privati e di stati, però un’Europa distratta aveva bacchettato soprattutto l’Italia per il suo deficit di bilancio e per il suo debito pubblico.

Non c’è abbastanza coordinamento nelle politiche economiche europee, controllo dei bilanci pubblici e patti di stabilità non sono sufficienti, occorreva anche armonizzazione fiscale, armonizzazione salariale, armonizzazione pensionistica, un sistema scolastico omogeneo, uguali costi dell’energia e uguali tariffe; perché in questi settori le differenze producono distorsioni economiche e fanno male alla concorrenza, sempre che questa sia veramente un valore da salvaguardare.

La Gran Bretagna è fuori dall’euro, ha un forte deficit pubblico, un forte debito pubblico e un forte deficit della bilancia valutaria, eppure Londra continua a essere la testa della finanza mondiale, dimostrando che con i soldi, senza produrre beni, si può vivere a spese del resto del mondo che produce; se questo paese non è entrato nell’euro deve avere avuto le sue buone ragioni speculative.

La Germania, timorosa verso l’inflazione che la colpì con le due guerre mondiali, per difendere il potere d’acquisto dell’euro, ha voluto imporre regole deflazionistiche al resto dell’Europa, eppure la Grecia, svalutando una sua moneta, avrebbe risolto meglio i suoi problemi, gli aiuti in crediti dell’Europa hanno solo rinviato i suoi problemi. Ad ogni modo, i paesi che hanno politiche di bilancio e salariali allegre, come hanno fatto Irlanda e Grecia, sono destinati a perdere competitività e ad avere un disavanzo commerciale; in Europa gli alti salari se li può permettere solo la Germania che esporta molto.

In Gran Bretagna il giornale l’Economist è notoriamente antitaliano, con le crisi di governo italiane, con l’informazione e politici italiani venduti a poteri forti e a potenze straniere, con le svalutazioni della lira e con le privatizzazioni italiane, sono tanti quelli che si sono riempite le tasche, soprattutto all’estero. Il Regno Unito, avendo delocalizzato industrie all’estero, oltre ad un grande deficit valutario, ha un enorme debito pubblico rispetto al PIL, superiore a quello italiano, per ridurlo oggi taglia la spesa pubblica, innalza l’età pensionistica, congela gli stipendi e privatizza.

Alla fine di questo decennio, questo debito pubblico dovrebbe raggiungere il 200% del PIL, oggi questo livello è raggiunto solo dal Giappone e dagli Usa, quindi questi tre paesi, per quanto riguarda il debito pubblico, stanno peggio dell’Italia. In Gran Bretagna e Usa sono elevati anche i debiti privati d’imprese e famiglie e questi paesi hanno anche un elevato deficit commerciale, mentre il Giappone fino a oggi ha avuto un’eccedenza valutaria che gli ha consentito di fare investimenti in Usa.

L’Europa non ha fatto altro che dare lezioni di buona amministrazione all’Italia, per il suo debito pubblico non volevano nemmeno farci entrare in Europa, ignorando che in Italia i debiti privati sono contenuti e la bilancia valutaria è quasi in pareggio; queste lezioni fatte dall’Europa all’Italia hanno aiutata l’Europa ad ignorare quello che stava avvenendo in Grecia, Portogallo, Islanda, Irlanda, Spagna e Gran Bretagna.

La cosa singolare è che, malgrado la generale posizione debitoria della Gran Bretagna, questa continua a finanziare il debito pubblico americano, ed oggi è il terzo paese creditore degli Usa, dopo Cina e Giappone; è un’anomalia visto che la Gran Bretagna ha un forte deficit valutario e, a prima vista, solo con le eccedenze valutarie si possono acquistare titoli del Tesoro Usa. Una volta l’Arabia Saudita era uno dei principali finanziatori Usa, poiché questo paese è sparito dai primi posti in graduatoria, i finanziamenti inglesi potrebbero essere fondi sauditi, oppure sono il frutto di una finanza creativa che sarebbe meglio definire speculativa. Fra l’altro, sembra che il governo inglese abbia proibito alla televisione di parlare male del governo saudita perché questo acquista armi dall’Inghilterra; questo fatto ci aiuta a capire come funzionano le “democrazie” e la “libertà di stampa”.

Come si sa, gli stati come gli Usa e l’Italia, fanno propaganda anche grazie alle statistiche false, ad esempio in tema d’inflazione sottostimata, di disoccupazione sottostimata e di allungamento tendenziale della vita sovrastimato, con lo scopo di allungare l’età pensionabile; in Italia alla disoccupazione ufficiale occorrerebbe aggiungere la differenza tra popolazione attiva tedesca e popolazione attiva italiana, inclusi i lavoratori in nero, allora si avrebbe una disoccupazione del 15%. E’ un fatto che in Italia non ci s’iscrive agli uffici di collocamento, soprattutto al sud, perché, diversamente dai paesi dell’Europa settentrionale, non si ricevono provvidenze.

Continuando con la manipolazione dei numeri, perché le statistiche si fanno con i numeri, per salvare le imprese in crisi, gli Usa hanno stanziato ufficialmente 700 miliardi di dollari, però da altre fonti (Bloomberg) si è saputo che, per salvare queste imprese, sono stati versati 14.700 miliardi di dollari, una cifra superiore al PIL usa del 2010; questa somma non è entrata nel calcolo del debito pubblico però è ugualmente uscita dalla Federal Reserve e sommata al vecchio debito pubblico di 14.100 miliardi di dollari e ai 700 di cui si detto dovrebbe far arrivare l’effettivo debito Usa, mal celato dalle statistiche ufficiali, a quasi 30.000 miliardi di dollari, oltre due volte il reddito nazionale.

Nel mese di febbraio del 2011 il debito Usa è aumentato ancora di 170 miliardi di dollari, intanto nel terzo mondo aumentano prezzi agricoli, materie prime e petrolio, perciò scoppiano le rivolte popolari, queste cose presto avverranno anche negli Usa, in questo paese quelli che hanno assistenza alimentare dal governo sono 44 milioni, cioè il 15% della popolazione; questa politica in Italia non esiste, ha un alto costo e fa aumentare deficit e debito pubblico, accade anche in Gran Bretagna.

In Usa il debito pubblico è stato acquistato per il 70% dalla Federal Reserve e per il 30% dalle banche centrali di altri paesi, la prima acquista buoni del Tesoro con denaro da essa stampato e ne ricava interessi; una modernissima forma di speculazione a vantaggio dei soliti ignoti della finanza. Giappone e Cina sono paesi eccedentari nel commercio e con le loro eccedenze valutarie hanno finanziato gli Usa, ma non si capisce come lo possa fare la Gran Bretagna che è deficitaria, questo paese, senza partecipare all’euro, beneficia del signoraggio dell’euro, grazie alle alchimie finanziarie possiede una buona fetta del debito estero americano.

Il totale del debito estero americano, scaturito dal deficit valutario e commerciale, aggiornato al 31.1.2011, arriva a 4.453 miliardi di dollari, di cui 1.155 sono posseduti dalla Cina, 886 dal Giappone e 278 dalla Gran Bretagna; invece il totale del debito pubblico è pari a 14.131 dollari, superiore al reddito nazionale Usa. A queste cifre andrebbe aggiunto il debito delle famiglie, delle imprese, degli enti pubblici, più l’enorme mercato dei derivati, pari a un multiplo del reddito mondiale, alimentato dalle banche Usa, con il consenso tacito del governo, per colmare i deficit e finanziare i consumi.

Il governo non ha il coraggio di chiarire quale sarà la sorte di questa montagna di derivati, lo stato non è in grado di garantire i suoi debiti, figuriamo quelli privati alimentati dalle banche; c’è chi crede che lo stato sia un debitore solvibile di ultima istanza, ma è un’illusione, in Italia lo stato non rimborsa nemmeno i crediti fiscali all’esportazione, che ne avrebbero maggior diritto, danneggiando anche la nostra esportazione e favorendo i concorrenti esteri. Sembra una politica favorita da paesi  esteri che hanno in pugno la sovranità sull’Italia e non ne favoriscono lo sviluppo, per la stessa ragione, in Italia si pagano maggiori costi energetici, l’Eni statale poteva calmierare i prezzi e non l’ha fatto.

Non bisogna dimenticare che i cittadini non sono stati mai realmente sovrani, che gli stati non sono uguali, che quelli che hanno perso la guerra sono stati vassalli, che allo stato è normalmente lecito ciò che non è lecito ai cittadini, anche per questo esiste diplomazia parallela e servizi segreti. In Europa esiste un direttorio, quello apparente sembrava fatto da Francia e Germania, in realtà, quello reale è fatto da Gran Bretagna e Francia; i paesi che hanno perso la guerra, come Italia, Germania e Giappone, sono stati semisovrani, pagano riparazioni, forniscono basi militari gratuite e prestano militari per operazioni all’estero.

L’Italia è stata già costretta a una politica di austerità dall’Europa che ora si vede costretta ad adottare misure austere con tutti i paesi membri, l’importanza dell’Italia è riconosciuta più nel terzo mondo che in Europa del nord; come possiamo essere fratelli in Europa se siamo vassalli di altri europei o in sottordine, l’Europa doveva essere una comunità di paesi uguali, con uguali diritti, senza direttori, invece in Europa si sono ripetuti gli errori dell’ONU. L’Italia, aveva creduto nell’Europa perché incapace, con la nostra classe politica, di rinnovarsi, ma è stato un errore, Francia e Inghilterra hanno approfittato della nostra buona fede. 

Dopo l’invito a rimettere i debiti dei paesi poveri che riducono in schiavitù, bisogna rimarcare che non si può essere fratelli in una comunità in cui alcuni membri pagano debiti o riparazioni ad altri membri, tra moglie e marito i debiti si compensano, invece il vassallo non è un fratello ma uno da sfruttare; dopo la rivolta a Gheddafi di alcuni notabili libici, aiutati dai servizi segreti inglesi,  mentre l’Italia si è supinamente accodata alla Francia intervenendo militarmente in Libia e subendo l’immigrazione clandestina nordafricana, la Germania si è messa da parte accostandosi alla Russia che ha protestato contro l’ingerenza della Nato in Libia.

Questa immigrazione nordafricana incontrollata potrebbe determinare il collasso dell’Italia, forse i padroni dell’Italia hanno previsto anche questo e lo hanno cercato; gli stati semisovrani sono controllati da paesi sovrani, tramite loro agenti inseriti in posti chiave e nell’informazione, i quali favoriscono una politica di rapina a favore dello straniero e una politica economica contraria agli interessi nazionali. La Germania, membro con la Francia del direttorio europeo autoelettosi, perché gli stati europei non sono uguali e nessuno protesta,  è trattata dalla Francia con rispetto perché esporta molto, tuttavia ha cominciato a capire e si allontana dalla Francia, in realtà, la Francia è legata alla Gran Bretagna, che ha preferito lavorare nell’ombra.

Negli ultimi sei mesi la Gran Bretagna ha coperto il 40% del debito estero degli Usa, probabilmente usando la finanza creativa e agendo come prestanome dell’Arabia Saudita e di qualche altro paese come il Vaticano; tra le statistiche dei paesi che investono negli Usa manca il Vaticano, che si sa essere un forte investitore. Oggi il Vaticano si è ravvicinato all’Inghilterra e Blair si è convertito al cattolicesimo, anche i nostri principali banchieri, in ossequio ai loro padroni vaticani, si dicono cattolici.

Quando si fanno le graduatorie mondiali delle ricchezze, si dimentica sempre di indicare le fortune di Vaticano, regina d’Inghilterra, di Olanda, del re d’Arabia, del sultano del Brunei e di altri potentati, perciò oggi si scopre che Gheddafi ha esportato all’estero 30 miliardi di dollari; è così che nascono le nuove aristocrazie ereditarie del mondo; in Inghilterra, Spagna e Francia hanno sempre incoraggiato investimenti provvidenziali di dittatori e mafiosi, mentre i nostri politici, per favorire i nostri padroni esteri, li colpivano con le norme antiriciclaggio.

Il Giappone, a causa del recente terremoto, sarà costretto a ridurre i suoi acquisti di buoni del tesoro Usa, la Cina vuol stimolare la domanda interna e aumenta le importazioni, soprattutto in macchinari e tecnologia, perciò acquisterà meno buoni del tesoro Usa; il rapporto di cambio tra dollaro yuan potrebbe cambiare con la svalutazione del dollaro, che il tesoro americano sta favorendo, e la rivalutazione dello yuan. Le esportazioni cinesi sono state favorite dal basso valore dello yuan.

A causa della crisi americana, gli Usa saranno costretti a stampare sempre più dollari, favorendo l’inflazione, ridurranno la spesa pubblica e le spese sociali, ma non vorranno ridurre le spese militari e forse nemmeno le numerose basi militari all’estero; d’accordo con Gran Bretagna e Francia, i tre vincitori della prima e della seconda guerra mondiale, hanno pensato di buttarsi nella nuova guerra di Libia, dove pare esistano molti giacimenti petroliferi da sfruttare.

In Usa la disoccupazione ufficiale è del 10% e quella reale del 20%, il paese era uscito rafforzato dopo la seconda guerra mondiale, poi, per risparmiare su costo della manodopera, cominciò a spostare impianti industriali all’estero, come ha fatto la Gran Bretagna; è da lì che iniziò il procedimento d’impoverimento generale, perché, senza produzione, non ci sono salari, non c’è domanda, c’è disoccupazione e minori tasse per lo stato. Un grande paese non può vivere solo con i servizi.

A causa della crisi, l’Unione Europea si potrebbe disintegrare e gli Usa si potrebbero spaccare, negli uffici alti di Bruxelles e Strasburgo non si crede all’Europa e il Belgio, che ospita le istituzioni europee, si sta spaccando, l’Italia non si accorge di ciò e celebra i 150 anni dell’unità d’Italia. Siamo alla fine dell’era del dollaro e del dominio americano, nel mondo vi sono progetti di valute alternative come l’euro; però la moneta di riserva crea una rendita di posizione per il paese che la emette, probabilmente occorrerà un accordo internazionale per l’adozione di un paniere di monete di riserva.

Il 15 marzo 2011 il debito Usa ha raggiunto i 14.238 miliardi di dollari, 72 più del giorno precedente, il debito pubblico ha raggiunto il massimo consentito dal parlamento, che però lo può sempre aumentare con altra legge; intanto alle elezioni parziali dell’autunno scorso il democratico Obama è stato superato dai repubblicani, in tutti i paesi, i partiti al governo perdono le elezioni. E’ successo in Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Usa e Italia prima dell’attuale governo di Berlusconi.

Grazie alla faziosità d’informazione, magistratura e opposizione, l’attuale governo di Berlusconi si è rafforzato, gli italiani non sono stupidi, non possono andare dietro a tutti i contestatori; se non si condivide quest’opinione, allora bisogna affermare che il probabile futuro successo elettorale di Berlusconi dipende dal fatto che ha governato bene, una tesi più difficile da sostenere per l’opposizione, su questo tema concordo con il sindaco Renzi di Firenze.

La Cina possiede 1.155 miliardi di dollari del debito Usa, il Giappone 886 e il Regno Unito 278, però Cina e Giappone hanno sospeso nuovi acquisti di buoni del tesoro Usa, mentre la Gran Bretagna continua, con quali soldi, forse con quelli guadagnati teleguidando, dietro le quinte, il calderone europeo e sfruttando il signoraggio sull’euro. Il Giappone, come la Gran Bretagna e gli Usa, ha un elevato debito pubblico che arriva al 200% del pil.

Ciò malgrado, la banca centrale del Regno Unito è quella che ha maggiormente incrementato gli aiuti agli Usa nell’ultimo anno, anche la Francia, alleato ma finto vincitore in due guerre mondiali, continua a finanziare fortemente gli Usa, è forte creditrice anche del debito estero italiano, per 500 miliardi di euro, e recentemente di quello greco; tuttavia, diversamente da Germania e Cina, non ha eccedenze valutarie e perciò non si sa come faccia, sotto questa faccenda c’è un mistero.

Io penso che qualcuno si stia arricchendo con l’euro, che tuttavia ha dato maggiore stabilità dei prezzi rispetto alla lira, ma non rispetto al marco; osservando l’Inghilterra, pare che un paese indebitato possa fare prestiti ad un altro paese anche aumentando i suoi debiti. L’Italia, rinunciando alla lira, si è privata di uno strumento di entrata finanziaria autonoma e di un regolatore, con le svalutazioni, dell’equilibrio della bilancia valutaria, è quello che è successo anche alla Grecia. 

A causa del terremoto in Giappone, molti paesi stanno rivedendo i piani di sviluppo nucleare, il che farà aumentare ulteriormente il prezzo del petrolio e, conseguentemente, di energia e prodotti alimentari, alimentando l’inflazione; se il dollaro esce come moneta di riserva, la stampa dei dollari non favorirà l’aumento del prezzo del petrolio, come accadeva nel passato, perché il petrolio sarà quotato in altre valute, però la svalutazione del dollaro rincarerà il prezzo del petrolio per gli americani.

A causa di questa situazione, mentre si aprirà il secolo della Cina, Usa ed alleati potrebbero essere spinti ad azioni disperate tipiche degli stati o imperi decadenti; azioni militari potrebbero essere dirette contro Libia, Iran e Venezuela, dove recentemente sono state scoperte riserve consistenti di petrolio; al 14/2/2011 non è più l’Arabia Saudita la maggiore riserva di petrolio, ma il Venezuela che ha la più grande riserva petrolifera del mondo e perciò anche Chavez comincia ad avere paura.

In Libia esistono ancora gruppi tribali ostili, alcuni contrari a Gheddafi, la salvaguardia dei diritti umani e la coalizione dei volenterosi in aiuto dei libici della piazza sono propaganda per giustificare all’opinione pubblica l’intervento in Libia; forse anche il fondamentalismo islamico è stato strumentalizzato per favorire interventi militari in zone ricche di petrolio e di gas; inoltre, a parte il petrolio, la guerra è stato sempre un buon affare, serve a rilanciare produzione e occupazione, fa vendere armi, permette di acquistare beni e preziosi a basso prezzo, svaluta i debiti degli stati belligeranti perché le loro monete perdono valore.

Però il mondo non finisce, si ricostituiscono nuovi equilibri mondiali che fanno perno su nuovi paesi come la Cina, è successo tante volte nella storia, a un impero ne succede un altro, pero gli sciocchi antiamericani non devono idealizzare la Cina. Si parla di pericolo nucleare in guerra, però dalla seconda guerra mondiale i paesi con la bomba atomica non sono stati toccati, si è parlato di equilibrio del terrore, grazie ad essa, alcuni paesi sono divenuti intoccabili.

La Germania, il Giappone e l’Italia non hanno avuto questo privilegio perché hanno perso la guerra, si sono salvati solo perché inclusi nell’impero anglo-americano, come stati semisovrani devono combattere, magari sotto la minaccia della carenza di petrolio, le battaglie decise da altri stati sovrani.  All’inizio della crisi libica, dopo le prime dichiarazioni di Berlusconi, distanti dalle minacce francesi a Gheddafi, la Russia si era detta disponibile a fornirci il petrolio mancante, poi Berlusconi, pressato dagli alleati, ma non amici, tornò sui suoi passi.  

Pare che anglo-francesi si siano accordati con il governo provvisorio di Bengasi per mettere mano alle riserve petrolifere della Libia, a scapito dell’Eni, questa situazione farà perdere la faccia all’Europa e all’Italia, di fronte ai paesi arabi, alla Russia e al resto del mondo; invece di mandare aerei e  navi in Libia, anche per reazione ad una Francia che ci snobba, dovevamo restare neutrali.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario,.it numicco@tin.it.

 

ANCORA SULLE BANCHE (12/12/2010)

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 Le banche condizionano l’azione dei governi, i loro uomini sono consulenti o uomini del governo, le banche centrali e le agenzie di rating sono colluse con le banche, i mezzi d’informazione non informano su questi fatti perché sono controllati dalle banche; è per tutte queste ragioni che le banche ci hanno potuto rifilare titoli spazzatura.

In Grecia il deficit di bilancio dello stato nel 2009 è stato pari al 13% del Pil, mentre il debito pubblico è stato pari al 120%, Atene, per rispettare i parametri di Maastricht, aiutata dai consulenti di Goldman Sachs, aveva inviato a Bruxelles statistiche false sul suo bilancio pubblico; a causa della sua situazione, è stata aiutata da prestiti del Fondo Monetario e dalla Banca centrale europea, per 110 miliardi di euro. E’ da ricordare però che il trattato di Maastricht impedisce questi salvataggi, perciò la Grecia avrebbe dovuto uscire dall’euro e forse ne avrebbe aqvuto anche dei vantaggi.

Le principali aziende di rating del mondo sono americane, cioè la Standard & Poors, Moody’s e Fitch; ufficialmente, la banca dei regolamenti internazionali stabilisce i criteri di valutazione per stati e imprese; la Grecia, aiutata dalla Goldman Sachs di Soros, truccando i suoi conti, aveva aggirato il patto di stabilità nascondendo i debiti.

Anche l’Ungheria e l’Islanda, che non partecipano all’euro, soffrono dello stato dei conti pubblici, i creditori dell’Ungheria sono Francia e Germania, altri paesi a rischio, aderenti all’euro, sono Irlanda, Portogallo e Spagna; della Gran Bretagna non si parla perché Londra è il sancta sanctorum della finanza e perché è fuori dell’euro, però anch’essa è sommersa di debiti pubblici e privati ed è complessivamente più insolvente dell’Italia.

Anche l’Italia ha fatto ricorso alla consulenza di banche americane, come Goldman Sachs e JP Morgan Chase, il bilancio dello stato italiano è un mistero impenetrabile, però lo stato vuole sanzionare i bilanci falsi delle piccole imprese; l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, ha affermato che è il bilancio dello stato è un bilancio virtuale. I derivati sono strumenti finanziari inventati dalle banche e sono serviti ad occultare i debiti degli stati, a cominciare dagli Usa, questi derivati, rifilati ad enti locali e privati, non appaiono nei bilanci degli stati e degli enti locali.

Le banche centrali, con la crisi, oggi hanno fornito montagne di liquidità agli speculatori, già foraggiati durante la crisi dei subprime del 2007; tutte queste cose, cioè speculazioni e aiuti alle banche, si sono verificate perché i cittadini hanno consegnato deleghe in  bianco a banche d’affari, banchieri centrali e società di rating, dei quali sono ormai in ostaggio; la stampa informa poco al riguardo.

La cartolarizzazione dei debiti pubblici è stata un’altra trovata, questi titoli sono stati usati dalla Grecia come garanzia in deposito alla BCE, sono strumenti che ipotecano i bilanci futuri dello stato; in Italia Goldman Sachs si è aggiudicate alcune privatizzazioni ed ha tra i suoi uomini Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, che la sinistra vorrebbe a capo di un governo tecnico.

Le agenzie di rating non sono affidabili, favoriscono le speculazioni e sono in combutta con le banche d’affari; il rating o rischio paese misura rischio commerciale e rischio paese, favorisce i movimenti nei cambi e nelle valute ed è stato usato fraudolentemente per speculare sulla lira. I rapporti di queste società di rating sono spesso errati o manipolati alla fonte, sono diffusi da un’informazione venduta per spingere a vendere o comprare.

La finanza, fatta la frittata, chiede come cura di risanamento tagli alla spesa, riforma delle pensioni e privatizzazioni; le valutazioni negative delle società di rating sugli stati, provocano un aumento dei tassi, del deficit di bilancio e del debito pubblico,  provocando anche la svalutazione delle monete.

A causa di questi meccanismi perversi, per tutelarsi con una valutazione favorevole ed avere credito a condizioni più vantaggiose, i debitori devono preventivamente pagare il pizzo alla società di rating; è accaduto anche con le società di revisione dei bilanci di società, pagando le imprese ottenevano certificazioni favorevoli, ma poi anche alcune di loro fallivano. Le società di rating, come le banche centrali, sono società per azioni e perciò inseguono il massimo profitto.

Queste agenzie hanno anche partecipazioni nelle corporations, perciò sono spesso in conflitto d’interesse, sono in combutta con il sistema affaristico e bancario, sono pagate dagli indebitati e non dai risparmiatori, con le loro valutazioni favoriscono le manovre speculative di stati e imprese indebitati. Queste agenzie favoriscono manipolazioni fraudolente di borsa, mentre Banca d’Italia e Consob, che dovrebbero controllarle, sono distratte o fanno finta di non vedere.

Quando le agenzie segnalaqno banche a rischio, ne favoriscono la caduta dei loro titoli in borsa, a vantaggio di speculatori; perciò, malgrado le notizie perverse di Moody’s, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariato all’1% il tasso di riferimento che, in caso di crisi vera avrebbe dovuto aumentare, contrastando con ciò il processo inflazionistico.

Queste società di rating avevano emesso rapporti lusinghieri, con tripla A, cioè di massima affidabilità, sui mutui subprime, con lo scopo di indurre il mercato ad acquistare questi titoli avariati, però, generalmente, diffondono notizie pessimistiche ed errate, per la gioia degli speculatori. Quando a causa di questi fatti il sistema bancario va in crisi di liquidità, vende i titoli di stato del suo portafoglio, che si svalutano ed il governo non riesce a collocare nel mercato altri titoli.

Le società di rating sono in rapporto con banche d’affari, sono controllate da fondi d’investimento e da investitori privati americani; ora l’associazione Adusbef sta raccogliendo firme per l’esercizio di una class action contro di esse. Queste società hanno dato la tripla A di valutazione alle obbligazioni emesse nel 2006, garantite da mutui subprime, poi rivelatisi spazzatura, poi nel 2009 c’è stata la crisi dei subprime.

Di fronte a queste manovre speculative, le autorità monetaria sono rimaste generalmente assenti, anche relativamente ai titoli assicurativi, le valutazioni positive sono state date a titoli spazzatura, come a Lehman Brothers, che poi è fallita. Le agenzie di rating hanno favorito il collocamento di prodotti bidone come le obbligazioni strutturate e i titoli patacca venduti ai fondi pensione; in precedenza, avevano dato valutazioni negative sull’Italia, favorendo le speculazioni sul cambio dela lira.

A ciò si aggiunge la manipolazione del tasso Euribor manovrato dal cartello bancario europeo, che ha influenzato i tassi dei mutui a tassi variabili, in precedenza la Banca d’Italia faceva gli stessi giochetti con il tasso di sconto. Nel 2008 la speculazione si è accanita anche sulle materie prime, provocando il rialzo di cereali e petrolio, mentre in Usa scoppiava la bolla immobiliare, con crollo delle borse; Lehman Brothers era collegata al credito immobiliare, come Freddie Mac e Fannie Mae.

Nel 2009 anche gli istituti bancari europei furono colpiti dalla crisi, le banche d’affari americane ed i fondi d’investimento ad alto rischio, hedge funds, sferrarono un massiccio attacco anche all’euro; le assicurazioni sulle insolvenze o credit default swaps divennero un altro strumento della speculazione. Si facevano contratti futures-derivati che puntavano sul ribasso dell’euro.

Perciò, anche se in ritardo, la Federal Reserve, sotto Bernanke, aprì un’inchiesta su banche, hedge funds, mentre la Sec o Consob americana tentava di smascherare Goldman Sachs; le banche e gli hedge funds finanziavano imprese decotte e compravano titoli assicurativi scommettendo sulla loro bancarotta. Henry Paulson era stato dirigente della Goldman Sachs e nel 2008 divenne segretario al tesoro di George Bush, con il compito di affrontare il crac che aveva contribuito a creare.

Nel 2001 Alan Greespan, governatore della Federal Reserve, con denaro concesso al tasso dell’1%, aveva favorito  l’indebitamento delle famiglie, perciò queste prima comprarono casa e poi finanziarono i consumi ipotecandola, quindi divennero insolventi, le loro case furono pignorate dalle banche ed andarono in deperimento.

Oggi i derivati sono pari a 12 volte il pil mondiale che arriva a 55000 miliardi, la montagna di derivati favorì i profitti di banche ed hedge funds, mentre i dirigenti guadagnavano premi e stock option. I rapporti incestuosi tra società di rating, banche centrali e banche d’affari attenta alla sovranità degli stati.

Dopo la crisi del mercato immobiliare, dei subprime e dei derivati, scoppiò anche la bolla delle carte di credito al consumo, concesse con troppa facilità e con poche garanzie, trasformando tutti i lavoratori americani in debitori cronici, una situazione simile si è verificata anche in Gran Bretagna; gli indebitati cronici sono come i tossicodipendenti.

In America, diversamente che in Italia, i banchieri qualche volta finiscono in carcere, infatti, Robert Allen Stanford è finito in carcere per un crac bancario fraudolento di 9 miliardi di dollari, dopo Lehman Brothers è fallita anche Citigroup, con la fine del modello economico americano. Oggi dovrebbero andare alla sbarra anche le società di vigilanza e le agenzie di rating, bisognerebbe far ripartire l’economia reale con una Nuova Bretton Woods, nel 1944 a Bretton Woods si posero le basi per la ricostruzione e per la regolamentazione economica e monetaria, a causa della distruzione dell’Europa, il dollaro era la moneta del commercio internazionale.

Bisognerebbe riformare sistema monetario ed adottare cambi fissi, anche se aggiustabili periodicamente, ritornare alle riserve auree, adottare nel commercio un paniere di monete, contrastare la speculazione sui cambi sotto la supervisione di Fondo Monetario e Banca Mondiale; bisognerebbe proibire prodotti derivati, attività speculative degli hedge funds e cartolarizzazioni, bisognerebbe favorire investimenti con incentivi fiscali e fare un nuovo trattato di commercio mondiale.

Nel 1929 ci fu il crac di Wall Street, nato con un crollo di borsa conme conseguenza  di speculazioni su titoli forsennate, per uscire dalla crisi e risanare l’economia, Franklin Delano Roosevelt lanciò un modello di regolazione del mercato che esportò nel mondo, adottò un intervento economico keynesiano, assieme a welfare state e ad investimenti pubblici; dal 1971 questo sistema fu seppellito dalla nuova moda del liberismo senza regole e senza controlli, con le Autorità di controllo divenute subalterne delle lobby.

Ora Obama ha iniziato a curare un sistema malato, aiutando le banche ed estendendo l’assistenza sanitaria ad altri 30 milioni di americani; nel 2008 Henry Paulson aveva lanciato una manovra di 700 miliardi di dollari, però, senza proporre riforme strutturali, intanto governo americano, come accadde in Italia dopo la grande crisi del 1929 e sotto il fascismo, è diventato il principale banchiere del paese.

Oggi il governo americano controlla il 26% dell’economia e finanzia 9 mutui su 10, a causa della crisi debitoria, pare che nel paese si stia archiviando il liberismo a favore dello statalismo; un piano di spesa pubblica di 787 miliardi di dollari dovrebbe servire a stimolare l’economia, perché ora i disoccupati sono numerosi come nel 1929.

Sotto Clinton, le banche d’affari erano guidate da uomini della sua amministrazione, però Obama ha cercato di impedire alle banche di scorazzare ancora, ha lanciato il credito a favore della piccola e media impresa, puntando all’ammodernamento delle infrastrutture ed alla riduzione del deficit di bilancio dello stato; tuttavia ha aumentato molto le emissioni monetarie, favorendo con ciò un processo inflattivo.

Intanto in Italia le banche hanno continuato a strozzare risparmiatori e piccole imprese, elargendo credito facile ad amici, arrivando ai crac Cirio, Parmalat e bond argentini, con miliardi di euro di derivati appioppati agli enti locali, con costi dei servizi bancari e assicurativi che sono i più alti del mondo; il processo breve, non è servito solo a Berlusconi, ma anche ad estinguere processi a carico di banchieri, la sinistra non lo ricorda perché è a favore delle banche e dell’autonomia della Banca d’Italia che dovrebbe controllarle, da più parte si cerca di coprire la banca centrale dall’omessa vigilanza.

La Banca d’Italia, partecipata dalle banche, non ha fatto niente per prevenire il saccheggio sistematico dei risparmi, ora gli impressionanti debiti privati e statali possono favorire il rialzo dei tassi; in Italia una legge impedisce alle banche di fallire e ne hanno approfittato anche le banche che hanno speculato, però lo stato non può accollarsi i debiti illimitatamente, spesso, in corso d’opera, modifica le sue leggi, i debuiti si possono denunciare, consolidare e convertire oppure i titoli pubblici si possono tassare di più.

Lo stato è naturalmente esattore, biscazziere, usuraio e inflattore, favorisce l’aumento dei prezzi con il deficit di bilancio, con l’aumento di imposte indirette e con l’aumento delle tariffe pubbliche; oggi, a casa della crisi e della scarsa domanda, gli altri prezzi dei beni al consumo non aumentano, in passato, il capro espiatorio dell’inflazione, grazie alla voce degli economisti di corte, è stata la scala mobile che ora non esiste più.

Da parte dei media, sul caso Goldman Sachs c’è stata continua disinformazione, inevitabilmente, anche durante la crisi, i cittadini, mal suggeriti dalle banche, hanno continuato ad acquistare prodotti finanziari avariati; in Usa ed in Europa i mezzi d’informazione sono influenzati dalle banche, in Usa Lehman Brothers e Merrill Lynch fanno capo a Rockefeller, lo stesso suo ruolo è svolto da Rothschild in Europa, insieme controllano banche, società petrolifere e farmaceutiche e grande informazione.

Goldman Sachs è consulente di governi, ha partecipazioni nelle multinazionali e controlla il mercato delle materie prime, suoi consulenti sono stati Romano Prodi e Gianni Letta; nell’aprile del  2001 la Sec la accusò di frode realizzata attraverso il titolo Abacus 2007, che aveva truffato le banche di tutto il mondo. Insomma le banche estorcono denaro a risparmiatori e piccole imprese e poi se lo giocano nella bisca della finanza internazionale, sicuramente, anche i dirigenti di banca superpagati, si sono giocati così i loro risparmi.

Ad Italia e Grecia Goldman Sachs, per nascondere la vera entità dei deficit pubblici, ha suggerito operazioni di chirurgia estetica dei bilanci, Goldam Sachs gode di connivenze istituzionali ed è finita sotto inchiesta da parte della procura di Pescara che indaga anche su Mario Draghi, mentre la stampa rimane muta; però, dopo la Sec, anche le autorità di borsa inglesi e tedesche, l’hanno inchiodata alle sue responsabilità.

La Sec ha accusato Goldman Sachs di truffa per aver venduto titoli rischiosi garantiti da mutui, scommettendo contemporaneamente sul loro fallimento, ha consentito a selezionati clienti di scommettere nel mercato immobiliare; il governo americano riconosce la responsabilità delle banche del crac del mercato immobiliare. Goldman Sachs aveva creato i prodotti di finanza strutturata e, per conto suo, agiva in direzione opposta a quella consigliata al pubblico.

Oggi, a parte l’Italia, esiste un fronte americano ed europeo contro Goldman Sachs, che aveva fato Mario Draghi suo vicepresidente per l’Europa; secondo la procura di Pescara, era responsabile di frode truffa a carico dello stato italiano, operando assieme a Citigroup, Lehman Brothers, JP Morgan, sfruttando la convenzione sulla doppia imposizione e realizzando plusvalenze.

Né la Banca d’Italia né l’informazione diedero notizia di questa frode, mentre Mario Draghi dovrebbe controllare sulla correttezza delle banche; la finanza creativa e speculativa sta dissestando l’economia sana mondiale, in Italia Goldman, invece di godere di privilegi politici, dovrebbe essere sospesa dall’albo delle banche, però il governo, di qualsiasi colore, rimane silente.

In Italia le banche che frodano il fisico non corrono rischi, nel 2007 la procura di Pescara mise a segno l’operazione easy credit contro di loro e la stampa, per non ferire Mario Draghi ed il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, non ne parlò. Goldman Sachs è stata banca capofila nel lancio di bond per tre miliardi di euro da parte del governo italiano, considerata banca privilegiata insieme Citigroup e JP Morgan.

Schioppa, Draghi e Prodi sono legati a Goldman Sachs e Gruppo Bilderberg, che controlla mezzi d’informazione e nazioni. Nel 1951, per iniziativa del principe Bernardo d’Olanda, nacque il Gruppo massonico Bilderberg, lo scopo era dare vita ad un Nuovo Ordine Mondiale, tra i fondatori ed i principali attori c’erano Kissinger, Carlo d’Inghilterra e Beatrice d’Olanda.

La grande aristocrazia non si è ritirata dalla guida economica e politica del mondo, continua a farlo nell’ombra per mezzo dei suoi capitani di ventura, nel governo e nella finanza, ricoprendoli di pivilegi a spese del popolo. Nel 1973 il gruppo Bilderberg fu affiancato dall’altra associazione massonica chiamata Commissione trilaterale, un’altra società segreta, diretta da Rockefeller per gli Usa e Rothschild per l’Europa.

Il vertice annuale del Bilderberg è protetto dalla polizia ed è supersegreto, su di esso la stampa non informa, vi partecipano circa 130 persone, tra cui Jan Claude Trichet, Rockefeller, Kissinger, Josè Barroso, Giulio Tremonti, Romano Prodi, Mario Monti, Padoa Schioppa, Mario Scaroni e Ferruccio De Bortoli. Goldman Sachs è la maggiore responsabile della crisi globale, senza coperture, non avrebbe potuto operare nei derivati, ha arruolato uomini di governo soprattutto in Italia, ha speculato sui titoli del mercato immobiliare con lo strumento Abacus; mentre questi titoli perdevano, scommetteva contro di essi e ci guadagnava.

Mario Draghi, vice presidente per l’Europa della Goldman Sachs e direttore generale del tesoro, appaltò alla banca d’affari importanti privatizzazioni italiane e poi divenne governatore della Banca cd’Italia; per proteggere i suoi affari e influenzare informazione e politica, Goldman Sachs ha speso 2,8 miliardi di dollari, ha aiutato la Grecia ad occultare i suoi debiti, per consentirle di rispettare il patto di stabilità con l’Europa.

Goldman Sachs specula su derivati, petrolio, materie prime, grano e valute, a danno di privati e di stati, perciò in Italia è stata denunciata dall’associazione Adusbef. Nel 2000 gli Usa, per sostenere la domanda, concedevano finanziamenti anche a cittadini insolventi, perciò nacquero i prestiti subprime sui mutui immobiliari, lo scopo era anche rilanciare l’economia.

Questi prestiti a tasso elevato non si potevano rinegoziare e le rate erano a tasso variabile, per cui ne nacque la bolla immobiliare e, con l’insolvenza dei debitori, le banche misero all’asta gli immobili e poi cartolarizzarono i mutui impiagati, cioè crearono obbligazioni garantite dai mutui subprime poi rivendute ai risparmiatori. Queste operazioni hanno creato uno tsunami nei patrimoni degli istituti di credito, in Italia i mutui a tasso variabile fecero fallire le famiglie, abbandonate dal governo, Invece all’estero furono colpite le banche d’affari Ubs, Citibank, Fannie Mac e Lehman Brothers.

Hanno portato a questo punto l’autoregolamentazione del mercato, la deregulation economica e l’assenza di governance economica e di controllo; nel 1971 il dollaro fu sganciato dall’oro, anche perché le riserve auree americane erano insufficienti per garantire i dollari circolanti, da allora le monete divennero fluttuanti e crebbe la speculazione, si operava in derivati e futures e la speculazione s’impadronì di energia, petrolio, materie prime e prodotti alimentari.

Gli stati furono esautorati dal processo di regolamentazione e poi furono chiamati a ripianare le perdite delle banche; Soros, Rockefeller e Rothschild, Draghi, Trichet, Greenspan e Bernanke sono tra i maggiori responsabili dell’attuale crisi, il fatto è che esiste una cupola più potente della politica e dei governi, forse la cupola è aristocratica e la democrazia si sta estinguendo. Ora i padroni della finanza addossano a lavoratori e pensionati i costi della crisi, utilizzando a tal fine tassi, imposte, aiuti agli amici e tariffe; i sindacati continuano a protestare davanti alle fabbriche, anche esse colpite dalla crisi, e non davanti alla sede della Banca d’Italia.

Prima di fallire nel 2008, In Italia la banca d’affari Lehman Brothers aveva partecipato ad operazioni di finanza straordinaria a favore di stato, regioni ed enti locali, offrendo i contratti derivati, poi nel 2007 ci fu il crollo dei mutui subprime e l’America stanziò 700 miliardi di dollari per alleggerire le banche dai titoli spazzatura legati ai mutui insolventi.

La Sec era responsabile nel lassismo perché nel 2004 aveva consentito alle banche d’affari o merchant bank di elevare il loro livello d’indebitamento, perciò Lehman Brothers arrivò ad un livello d’indebitamento di trenta a uno rispetto al suo capitale; poi in Italia Unicredit e Banca Intesa piazzarono a stato, enti locali e risparmiatori oltre quattro miliardi di euro in derivati.

Secondo agenzie di rating, Abi e Banca d’Italia, i titoli Lehman Brothers erano considerati affidabili fino al giorno prima della bancarotta, ne furono coinvolti anche fondi pensione e istituti previdenziali; questi titoli erano stati presentati dalle banche ai risparmiatori come titoli a basso rischio ed alto rendimento, anche le polizze index-linked avevano investito nei titoli Lehman Brothers. A causa di questo crac dei subprime, nel 2008 la BCE iniettò nel mercato 790 miliardi di euro a cui seguirono altre decine di miliardi di euro; intanto crescevano i tassi sui mutui ed i governi tedesco, francese, inglese e spagnolo intervennero in aiuto delle banche, in Italia invece si decise solo per la stretta creditizia.

Nel 2000 in Italia il gruppo bancario Morgan Stanley acquistò la banca privata Fonspa, con lo scopo di varare la più grande opera di cartolarizzazione di mutui in Europa, nel 2008, con la crisi dei subprime, iniziò i licenziamenti e la chiusura del suo sportello. Nel 1929 Roosevelt voleva curare con il New Deal la depressione, seguita alla prima guerra mondiale, con un modello interventista in economia, a cui, negli anni recenti, si è contrapposto un modello liberista e deregolamentato che ha favorito la crisi.

La bancarotta dell’Argentina è stata favorita da cambi fissi, inflazione, privatizzazioni e smantellamento delle barriere protezionistiche, perciò nel 2002 l’Argentina si dichiarò insolvente e svalutò il peso. Milioni di risparmiatori avevano acquistato i bond argentini, le banche avevano rifilato ai risparmiatori anche quelli che avevano in portafoglio, venduti nell’imminenza del default, senza fornire agli stessi adeguata informazione; perciò il tribunale di Roma ha dato ragione ai risparmiatori ricorrenti.

Il governo argentino propose un rimborso dei crediti al 30%, le banche da parte loro, chiamate in  giudizio dall’Adusbef, fecero scadere i termini di prescrizione contro di esse. L’avvocato Riccardo Bruno dell’Adusbef ha fatto condannare il Monte dei Paschi di Siena perché, nel vendere i bond argentini, non aveva ottemperato all’obbligo di informare i clienti.

Nel 2009 ci fu il default del paradiso finanziario immobiliare di Dubai, sempre a  danno dei risparmiatori, sembra che sia stata la compagnia immobiliare Nakheel ha creare questa ennesima crisi debitoria, il totale dei debiti potrebbero avvicinarsi a 100 miliardi di dollari e l’Italia è esposta anche perché la borsa di Londra controlla la borsa italiana.

Nella city di Londra è la testa del serpente mondiale (lord Rothschild) che influenza la politica finanziaria mondiale, eppure Londra non aderito all’euro, pur avendone i vantaggi, perché partecipa al business della moneta unita (signoraggio monetario), come gli altri governi europei che l’hanno accettata; inoltre Londra controlla la borsa italiana, un altro segno della semisovranità dell’Italia.

In America il banchiere Bernard Madoff, che ha prodotto un crac di 50 miliardi di dollari, è stato sbattuto in  galera, però i banchieri italiani non corrono questi rischi, diversamente da Wanna Marchi che rifilava patacche con le televendite, poi c’è qualcuno che invoca l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, magari a danno di Berlusconi.

Oggi le banche confidano sui lunghi tempi della giustizia, che non sono stati stabiliti a caso, sono tante le cause contro le banche in Italia, alcune di esse, come quelle promosse dall’Adusbef, sono state vittoriose; è per questo che il governo, tutore dei grandi interessi economici, ha cercato di ostacolare l’introduzione della class action. La class action è un’azione collettiva entrata in vigore l’1/1/2010 (art.140 bis del codice del consumo), è stata osteggiata dalle assicurazioni e dalle banche; ora si spera in una maggiore attenzione da parte dei giudici nel mondo della finanza creativa.

Questi disastri sono stati scaricati sulla collettività, occorrerebbe anche una vera riforma della vigilanza, ma non è possibile aspettarsi che sia Mario Draghi a proporla; è da ricordare che Goldman Sachs ha pagato ai suoi dipendenti e dirigenti favolosi emolumenti, poi nel 2009 è stata salvata dal crac con i soldi del governo americano, mentre tanti risparmiatori sono stati sacrificati.

Nel 2006 nacque una banca off-shore operante in Somalia, Dubai, Spagna e Italia, che offriva altissimi rendimenti sui depositi, garantendo anonimato, riservatezza, assenza di controlli e di ritenute fiscali; aveva sede legale in Somalia e sede operativa a Dubai. Non era iscritto sull’elenco delle banche autorizzate ad operare, tenuto dalla Banca d’Italia, ma era collegata con il gruppo finanziario di Barcellona, Re Mida, rappresentato in Italia da Roberto Caltagirone, ora indagato per esercizio abusivo dell’attività creditizia.

Con gli accordi di Basilea 2 (2007), città dove ha sede la Banca dei Regolamenti Internazionale, è rimasto il rating per le imprese, però sono stati fissati i requisiti minimi patrimoniali delle banche, imponendo alle stesse, per fronteggiare i rischi sui crediti, delle adeguate riserve obbligatorie. Intanto le piccole medie imprese soffrono di una stretta creditizia e vari comuni, tra cui quello di Milano, sono vittime della speculazione dei derivati.

In questi ultimi anni in Italia i disoccupati sono aumentati di un milione e la disoccupazione giovanile arriva al 25%, intanto, mentre le tariffe aumentano, risparmio e redditi delle famiglie diminuiscono, la metà del debito pubblico italiano è in mano a stranieri; il paese perde competitività, anche a causa di maggiori tasse e maggior prezzo dell’energia.

Come i precedenti governi, Berlusconi non ha abolito le corporazioni professionali, non ha ridotto la spesa corrente, non ha eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione, non ha ridotto i costi della politica e le auto blu e non ha portato   costo del credito, tariffe e imposte italiane a livelli degli altri grandi paesi europei; intanto le famiglie s’indebitano e la ricchezza si concentra. Per salvare le banche, il governo Usa ha destinato alle banche la metà del Pil nazionale per cinque anni, oggi la finanza, invece di aiutare l’economia, pare avere solo un ruolo parassitario.

Goldman Sachs non avrebbe potuto operare senza coperture istituzionali da parte di Gianni Letta, Mario Monti, Romano Prodi e Mario Draghi; in Italia, le banche, per coprire le loro perdite, hanno aumentato il costo dei loro servizio; l’inflazione in Italia è aumentata perché sono aumentati soprattutto costi bancari e assicurativi e servizi pubblici, con aumenti maggiori che in Europa.

Basilea 2 prevedeva un trattamento bancario di favore per piccole e medie imprese, ma queste non riescono ad ottenere credito e il denaro costa più caro; le banche, per massimizzare i guadagni, avevano trascurato le riserve, poi sono stata colpite dalle perdite su crediti e investimenti e perciò hanno stretto il credito alle imprese. Per legge, le banche ripartiscono le perdite in più anni e queste paiono in aumento; perciò il nuovo accordo di Basilea 3 (12/9/2010) ha puntato ancora di più sul rafforzamento patrimoniale delle banche e sull’aumento delle loro riserve.

Le imprese italiane andrebbero aiutate a ricapitalizzarsi, favorendo forme societarie ed azionariato diffuso; come è tradizione dell’Italia, le aziende di maggiori dimensioni e di servizi, come le banche, hanno scaricato il costo della crisi sulle spalle dei lavoratori. Alcune società fallite non hanno pagato ai lavoratori nemmeno il trattamento di fine rapporto; a vantaggio delle grandi imprese, da anni in Italia si sono socializzate le perdite e si sono privatizzati i guadagni, il salario medio è di 1200 euro al mese e cala la domanda, però aumentano bonus e stock option per i dirigenti; dal potere occulto sono premiati meglio quelli che sanno spremere di più lavoratori, risparmiatiori e consumatori.

La procura di Alessandria ha sequestrato derivati, piazzati da Unicredit, per truffa aggravata a  carico del comune di Aqui Terme, questa banca ha anche applicato costi occulti alla clientela; Milano ed altri comuni, sottoscrivendo prodotti finanziari derivati, hanno subito gravi perdite. Nel 2009 la procura di Milano ha esercitato la sua azione contro Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan e UniCredit, che avevano profittato dell’incompetenza dei funzionari del comune di Milano.

Dal 2006 i derivati sono stati adottati in Italia per la gestione del debito dei comuni, i quali, senza rispettare la normativa vigente, hanno sottoscritto anche swap; le banche hanno appioppato ai comuni indebitati i loro derivati, proponendo loro contratti capestro di difficile lettura. Nel 2009 la Corte dei Conti ha affermato che i derivati sottoscritti dai comuni arrivano a 40 miliardi di euro, Cassazione e Corte Costituzionale hanno dichiarate illegittime queste esposizioni degli enti.

I lavoratori italiani percepiscono gli stipendi più bassi d’Europa, pagano più tasse e hanno meno assistenza sociale; però, a causa della crisi, altri paesi europei riducono stipendi e assistenza, attuando una manovra economica più pesante da quella messa in  atto da Tremonti. Il nostro governo è succube delle banche e Bernanke, Draghi e Trichet, dopo aver favorito la crisi, riscrivono le regole per le banche, conservando il loro posto; ora i leader delle banche centrali, per gestire i fallimenti delle banche, hanno proposto un’agenzia internazionale, però la Banca d’Italia non ha ancora vietato la scommessa su derivati.

Le riserve auree italiane valgono 65 miliardi di euro e sono le terze del mondo, dopo Usa e Germania, altri paesi hanno cominciato a venderle e l’Italia no, a quest’oro si aggiungono 37 miliardi di valuta estera in riserva; queste risorse non sono di proprietà della Banca d’Italia e costituiscono la somma dei saldi annuali della bilancia valutaria italiana, perciò possono essere utilizzate dal governo per interventi urgenti; purtroppo però lo stesso dipende dalla Banca d’Italia, che eufemisticamente si dice autonoma dal governo.

Prima che le banche centrali cominciassero le vendite dell’oro custodito, per sostenere il prezzo dell’oro, detenuto in maggioranza dalle banche centrali e non dai privati, un accordo internazionale ne vietò la vendita, ma nel 2000, a prezzi lievitati, la Gran Bretagna cominciò a vendere. Oggi anche la Banca d’Italia, a questi prezzi, potrebbe cominciare a vendere, la Banca d’Italia è solo depositaria di questi valori.

Le banche, abolita per legge la commissione trimestrale di massimo scoperto, ne hanno inventata un’altra più gravosa della precedente, applicata sul fido e non sull’utilizzo. Il 26.3.2010 la Cassazione ha stabilito che la commissione di massimo scoperto deve rientrare nei calcoli per la determinazione del tasso usuraio o tasso soglia, dal 2005 al 2009 le banche hanno guadagnato circa 35 miliardi di euro l’anno con questa commissione.

Le banche hanno fatto variazioni nelle condizioni di conto corrente senza concordarle con i clienti; le banche, per coprirsi dal rischio di fallimento degli emittenti di titoli, hanno acquistato credit-default swap, però anche questo è un altro strumento della speculazione e dell’azzardo finanziario; l’assicurazione ha creato delle rendite, ma   nessuno è in grado di garantire ilom pagamento di tutti i debiti, nemmeno gli stati.

Unicredit, erede del Banco di Roma, ha un rapporto privilegiato con lo IOR, la banca off-shore del Vaticano, la massoneria fa da collante nei rapporti finanziari illeciti con San Marino; una decina di banche, in rapporto con lo Ior, sono state indagate dalla procura di Roma per riciclaggio; lo Ior, tramite intestazioni fittizie dei conti, gestisce denaro anche della mafia.

Secondo il trattato del Laterano del 1929, lo Ior è un ente centrale della chiesa cattolica, però, come fanno i paradisi fiscali, viola il decreto legislativo 231 del 2007 che chiede trasparenza nella titolarità dei conti correnti. Ora si indaga su beneficiari ed emittenti di assegni e bonifici emessi da Ior e Unicredit, che hanno operato assieme come banche off-shore.

Conflitti d’interesse esistono tra banche e banca centrale e all’interno delle banche, il vice presidente di UniCredit, Palenzona, è stato coinvolto nel crac della società immobiliare Norman 95, finanziata dalla Banca con poche garanzie. Enel si appresta a cedere a Unicredit i suoi crediti insoluti con uno sconto, però alcuni di questi crediti sono contestati.

Le famiglie si sono indebitate con i mutui a tasso variabile, però non cessano i finanziamenti a condizione di favore per gli amici e le leggine o le leggi ad personam dello stato a favore di altri amici. Mediobanca ha fornito sostegno a Carlo Pesenti nel controllo di Italmobiliare spa, Carlo Pesenti è amministratore delegato di Italcementi, che controlla Calcestruzzi spa; in Italia, senza avere soldi propri, con l’aiuto delle banche, si possono controllare, magari come prestanomi, imprese strategiche; le banche applicano restrizioni creditizie alle piccole imprese e favoriscono i grandi gruppi, però, per ritardato pagamento, non esitano a pignorare i beni dei cittadini.

La banca Amer di Milano è una filiale di una banca svizzera ed è finita sotto inchiesta per riciclaggio, la Banca Intesa di Sassari nel 2005 ha inserito, per errore, una signora nella Centrale Rischi e perciò l’Unipol le rifiutò un finanziamento sulla casa; la signora chiese la cancellazione dell’abusiva segnalazione ma la banca tardò a rispondere e la signora non potette acquistare la casa, perdendo anche la caparra.

Il gruppo finanziario Delta è partecipato dalla Repubblica di San Marino, ha fatto riciclaggio, false fatturazioni e truffa a danno dello stato, con trasferimento di denaro liquido dall’Italia, su questi fatti, anche la Banca  d’Italia è indagata; nel 2007 la Consob, a tale proposito, inviò una memoria a Bankitalia, che rimase inerte. L’economia di San Marino vive dell’evasione fiscale in Italia, 4000 italiani risiedono nella repubblica, che ha anche un suo consolato a Rimini, sono tanti quelli che vivono sulle speculazioni finanziarie, menhtre diminuiscono artigiani e agricoltori e la piccola impresa boccheggia.

Si utilizza la repubblica di San Marino per occultare i capitali ed evadere il fisco, nell’indagine sono rimasti coinvolti funzionari della Banca d’Italia, per omessa sorveglianza e conflitto d’interesse, per confusione tra controllori e controllati. Per accordi intercorsi, la Banca d’Italia è presente con suoi uomini nella Banca Centrale di San Marino, partecipata a sua volta dalla Cassa di Risparmio di San Marino.

Un processo presso la corte d’Appello di Reggio Calabria evidenzia i rapporti tra banche e usura, sul banco degli imputati sono finite BNL, Capitalia e Antonveneta, per aver praticato tassi di usura agli prenditori calabresi; a fine marzo 2010 la Cassazione ha sentenziato che la commissione massimo scoperto deve rientrare nel calcolo per la determinazione del tasso usuraio, come precisa l’art.644 del codice penale che include tutti gli oneri connessi all’uso del credito.

Però nel 1996 la Banca d’Italia, che doveva vigilare sulle banche, malgrado l’articolo, aveva escluso la commissione di massimo scoperto dal calcolo del tasso soglia per l’usura e le banche si sono attenute all’autorità di vigilanza e non alla legge. La crisi è l’indebitamento hanno favorito il ricorso all’usura, che oggi colpisce un milione d’italiani, tra imprese e famiglie; la banca è l’anticamera dell’usura perché quando rifiuta il credito, ci si rivolge agli usurai, finanziati dalle banche.  Le banche schedano cittadini inadempienti, pignorati e protestati, ai quali negano il credito, mentre gli altri affidati sono inseriti nella centrale rischi della Banca d’Italia.

Numerose sentenze dei tribunali hanno imposto alle banche di rettificare le segnalazioni, fissando anche dei risarcimenti; è anche accaduto che debitori insolventi, dopo aver pagato i debiti, continuavano a vedersi rifiutato il credito, perché la segnalazione non era stata cancellata. Il consorzio Patti Chiari, patrocinato dall’Abi, riunisce 185 banche e doveva servire a fornire consigli ai risparmiatori sugli investimenti nei titoli, doveva garantire trasparenza e semplificazione nei rapporti con i clienti, tuttavia tre giorni prima del crac Lehman Brothers, garantiva l’investimento nei suoi titoli.

Le banche popolari e mutualistiche hanno perso lo scopo mutualistico e cooperativo, operando come le banche ordinarie, anche se conservano voto capitario e clausola di gradimento per i nuovi soci; hanno un milione di soci ma pare che tra esse solo la Banca Popolare Etica privilegi il cliente; intanto aumentano tassi attivi e diminuiscono quelli passivi sui conti correnti che ora hanno rendimenti irrisori, aumentano i costi bancari. Ora nelle operazioni bancarie, nell’interesse delle banche, l’aggancio non è al tasso di riferimento della Bce, che è dell’1%, ma all’Euribor a un mese che è del 0,43%, più gli spread variabili.

Le fondazioni bancarie finanziano atenei privati e partecipano al capitale delle banche, secondo gli statuti, dovrebbero utilizzare gli utili per fini sociali e per promuovere lo sviluppo economico, possono fare impresa solo nei settori sociali e non possono concedere finanziamenti; però esercitano il voto nelle banche partecipate e fanno sponsorizzazioni anche a favore dei tribunali, in tal modo i tribunali ricevono indirettamente denaro da banche contro cui i cittadini hanno ricorsi giudiziari, è un altro caso di conflitto di interesse.

Le fondazioni bancarie hanno una presenza rilevante anche nella cassa depositi e prestiti, controllata al 70% dal ministro dell’economia ed al 30% dalle fondazioni bancarie; la cassa amministra 180 miliardi di euro del risparmio postale raccolto con i buoni fruttiferi, che finanzia comuni per realizzare opere pubbliche. Ora si pensa di utilizzare questo denaro anche per altri investimenti pubblici e per far ripartire l’economia, nelle sue scelte di finanziamento, anche la Cassa Depositi e Prestiti è condizionata dalla politica.

Le Autorità Banca d’Italia e Consob non hanno svolto la loro opera di controllo sulle banche e la borsa, la Banca d’Italia si è mossa solo su sollecitazione della magistratura; in Italia hanno concesso una delega in bianco ai banchieri che sono azionisti della banca centrale. Negli anni novanta, alcune denunce alla procura di Roma, porto delle nebbie, ricordavano che la Banca dei Regolamenti Internazionali attaccava i derivati che attentavano alla sovranità degli stati; pertanto il 13.4.2008 è stata presentata dall’Italia dei Valori una proposta di legge contro i derivati, mentre la procura di Milano procedeva contro le banche per truffa a danno del comune di Milano.

Consob e Bankitalia hanno omesso i controlli preventivi e l’Europa è sotto l’attacco della speculazione; le banche italiane sono al terzo posto per esposizione verso l’Ungheria, dopo quelle austriache e tedesche, nel paese sono presenti Banca Intesa e Unicredit. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, proposto come capo di un governo tecnico, per risanare conti dissestati di stato, enti pubblici e banche, propone sacrifici per lavoratori e pensionati.

Vuole ignorare che la Banca d’Italia ha 7629 dipendenti che non producono niente, la Banca d’Italia, con la nascita della BCE, non ha più funzione monetaria e si rifiuta di controllare le banche; la nostra banca centrale propone sacrifici solo per gli altri, i suoi dipendenti guadagnano in media oltre 100.000 euro l’anno, dopo la chiusura di filiali, ha tanti dirigenti inutili, i suoi funzionari in missione sono strapagati.

La Banca d’Italia ha scoperto il riciclaggio di denaro sporco da parte di banche solo dopo le denunce nelle procure, non ha fatto controlli nemmeno sulle carte di credito revolving, che la procura di Trani ha contrassegnato come delle truffe. Il capitale della Banca d’Italia è in mano a banche, assicurazioni, Inps, ma anche di una banca francese e della tedesca Allianz, che sanciscono, ancora una volta, la semisovranità dell’Italia; attraverso Unicredit, anche la Libia partecipa al capitale della Banca d’Italia.

Secondo una legge del 28.12.2005, dal 2008 le banche privatizzate avrebbero dovuto cedere allo stato le loro partecipazioni nella Banca Centrale, ma ciò non è avvenuto e pertanto rimane il conflitto d’interesse della’istituto centrale, dei suoi funzionari, dirigenti e consiglieri che hanno incarichi in conflitto d’interesse; ciò era inevitabile visto che anche la Banca d’Italia finanzia i partiti.

Dopo gli scandali finanziari delle banche ed i titoli spazzatura, dopo gli affari dei bond argentini, Cirio e Parmalat, l’Italia dei valori ha proposto una commissione parlamentare sull’operato della Banca df’Italia e della Consob. Questa commissione dovrebbe avere gli stessi poteri d’indagine dell’autorità giudiziaria, dovrebbe acquisire copie delle ispezioni della Banca d’Italia e ad essa non dovrebbe essere opponibile il segreto d’ufficio o il segreto bancario.

Le iniziative dell’Adusbef hanno provocato delle reazioni, infatti, dalla Consob è stata multata per manipolazione dei mercati, fortunatamente l’11.6.2010 la corte d’appello di Perugia ha annullato questa multa. Il suo presidente, il senatore Elio Lannutti, aveva denunciato la truffa dei derivati appioppati ad enti locali, privati e piccole imprese, per 35 miliardi di euro; ora l’Adusbef chiede il commissariamento della Consob, però i partiti non asseconderanno la richiesta.

Esiste una contiguità tra Isvap, l’istituto di vigilanza delle assicurazioni, Consob, l’istituto di vigilanza della borsa, e Banca d’Italia, l’istituito di vigilanza delle babnche; per quanto riguarda i conflitti d’interesse, la Consob di Lamberto Cardia riceve consulenze per la sua fanmiglia dalle banche quotate in borsa; nel 2005 Giampiero Fiorani, presidente della Banca Popolare di Lodi, aveva elargito a suo figlio Marco Cardia 250.000 euro per consulenze. Lamberto Cardia è stato anche segretario del consiglio dei ministri del governo Dini.

L’avvocato Marco Cardia ha anche rapporti d’affari con società quotate in borsa ed è specializzato in diritto societario, è consulente della holding Primafin di Salvatore Ligresti e consulente dell’Immobiliare Lombarda; Marco Cardia ha avuto anche una casa in generoso affitto dal Gruppo Ligresti. Le principali aziende vigilate dalla Consob hanno affidato consulenze all’avvocato Marco Cardia, che ha avuto consulenze anche da kr Energy, quotata in borsa e vigilata dalla Consob perché in difficoltà.

Nel 2009 il tribunale civile di Roma ha condannato la Consob per omessa vigilanza sulla società di pubblico risparmio Girardi, ammessa dalla Consob nell’albo delle società d’intermediazione, benché sottocapitalizzata e benché avesse stipulato contratti anonimi; i dirigenti Consob implicati non sono stati allontanati. Nell’ottobre del 2008 il tribunale civile di Milano ha condannato la Consob per falsità del prospetto Freedomland di una società di Internet, quotata e poi crollata; per permettere la quotazione della società erano stati sovrastimati clienti e utili, cioè fu falsificato il suo bilancio.

La Ht Holding dell’alta moda, quotata in borsa, imputata nel 2009 per aggiotaggio e false notizie di mercato, aventi lo scopo di alterare il prezzo delle sue azioni ed obbligazioni, è stata condannata dal Tribunale di Milano perché aveva privato i risparmiatori di notizie utili per un investimento consapevole. A causa di questi fatti, il presidente del consiglio, in teoria, potrebbe proporre, con decreto motivato, lo scioglimento della Consob, ma non lo fa.

La Parmalat ha falsificato i bilanci, senza che la Consob se ne accorgesse; sotto Cardia, i dipendenti della Consob sono arrivati a 506, senza esercitare la vigilanza, questa Autorità, invece di controllare le società da quotare in borsa, preferisce chiudere un occhio, cioè non tutela i risparmiatori ma banche e azionisti di maggioranza. Telecom Italia, dopo gli affari sporchi con le affiliate Telecom Serbia, Telecom Grecia e Telecom Argentina, che hanno tolto risorse a risparmiatori italiani,  ha continuato questo genere di affari svendendo la tedesca Hansanet e Telefonica, tra le proteste dei soci di minoranza, senza che la Consob avesse rilevato alcuna anomalia.

Le carte revolving, distribuite ai consumatori nei centri commerciali, nel 2010 sono state sospese in ritardo dalla Banca d’Italia, in seguito ad una inchiesta della magistratura; l’American Express, con le penali ed il tasso di mora, applicava tassi usurai, perciò nel novembre 2009 la procura di Trani ha ipotizzato i reati di truffa e usura. Su questi fatti la stampa asservita ha fornito poche notizie, queste carte erano distribuite anche da Diners e Fiditalia, erano inviate non richieste anche per posta a famiglie indebitate ed erano promosse anche dai call center e con SMS.

L’istituto di vigilanza non aveva messo preventivamente sull’avviso i consumatori, contro le carte revolving dell’American Express; anche in questo caso, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno proposto una class actions. La procura di Trani aveva dimostrato la presenza d’interessi anatocistici (interessi che producono altri interessi) che sono vietati dalla legge; ora la Banca d’Italia sarà chiamata a rispondere, perv omessa vigilanza, in solido con l’American Express; i titolari di carte revolving, per pagamenti rateali di beni di consumo acquistati, sono in Italia 7 milioni.

Alla fine di ottobre 2009 la Banca d’Italia ha sospeso i prodotti Fiditalia, carte revolving con Taeg del 18%, proposte presso il punto vendita Coin, l’Autorità Antitrus ha anche multato la società emittente; però per non turbare il mercato, il provvedimento di Bankitalia non è stato divulgato, la stampa si è accodata con kil suo silenzio. L’utente delle carte revolving non riesce a quantificare il costo della rateizzazione ed è penalizzato nel caso di estinzione anticipata.

L’autorità per la garanzia delle comunicazioni o AGCOM non tutela il pluralismo dell’informazione e la libertà di stampa, come previsgto dall’art. 21 della costituzione, non tutela dalle truffe televisive e da quelle telefoniche; Fastweb ha truffato milioni di famiglie addebitando telefonate satellitari mai effettuate, perciò la procura di Trani ha chiesto l’interdizione dai pubblici uffici del dirigente Agcom, Innocenzi.

A febbraio del 2010 la procura di Roma fece un’inchiesta per frode contro il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia e contro il suo socio Francesco Micheli, assieme si erano lanciati nel business della banda larga ed entrarono in società con l’Aem, azienda municipalizzata di Milano, costituendo due società, una per la rete e una per i servizi. Fastweb fu quotata in borsa, arrivarono i debiti, Aem acquistò l’altra società e poi ci fu il crollo di borsa di Fastweb.

A Milano il gip Clementina Forleo si era occupata di banche, relativamente ai casi Unipol, BNl, Antonveneta e Popolare di Lodi, coinvolgendo la Banca d’Italia, pertanto ricevette pressioni, minacce e le fu tolta la scorta, poi nel 2008 il CSM la trasferì a Cremona per incompatibilità ambientale; l’indipendenza della magistratura dai poteri è solo un mito, nell’applicare la legge senza guardare in faccia nessuno, si distinguono solo pochi magistrati, gli altri o sono collusi o sono distratti o fanno poltica.

Per quanto riguarda il termometro della corruzione, Gennaro Mokbel ha affermato di avere nel libro paga 80 poliziotti e di riuscire ad avere notizie, pagando, sulle indagini in corso. Sullo scandalo del G8, grazie alle intercettazioni telefoniche, è emersa la responsabilità del vice procuratore della procura di Roma, Achille Toro, del giudice della corte dei conti, Mario Sancetta, del presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, gentiluomo di Sua santità, dell’imprenditore Diego Anemone e del direttore del TG1, Manzolini.

Delle talpe, al palazzo di giustizia di Roma e alla guardia di finanzia, fornivano notizie sull’andamento delle indagini presso la procura di Firenze, Diego Anemone era considerato capo di Guido Bertolaso, a capo della protezione civile; in queste vicende, in giudici erano sospettati di aver aggiustato le sentenze, poi l’inchiesta sul G 8 è stata ibernata dalla procura di Roma, porto delle nebbie. Angelo Balducci era il braccio destro di Bertolaso e assieme partecipavano a commissioni di collaudo e arbitrato nelle opere pubbliche.

Il generale Erasmo Lorenzetti conosceva in anticipo i nomi di quelli che avrebbero vinto l’appalto al G8 del 2009; il gruppo Triumph organizza i grandi eventi ed i lavori sono subappaltati a Stefano Ottaviani, genero di Gianni Letta. Il giudice Achille Toro fu anche accusato di violazione del segreto d’ufficio sull’Opa BNL e Antonveneta. Con l’emergenza, è nata la protezione civile, utilizzata poi anche per la finta emergenza, e così si sono accantonate le lunghe procedure di legge sugli appalti; i lavori sono assegnati con ordinanza e senza trasparenza, con trattative dirette, favori e sprechi, alla faccia dei volontari che prestano servizio gratuito nella protezione civile.

L’Antitrust ha dimostrato che le assicurazioni hanno fatto cartello e perciò le ha sanzionate; in precedenza l’Istat aveva falsificato le statistiche sull’inflazione, sottopesando l’onere degli aumenti della assicurazione auto. Cesare Geronzi è presidente delle Assicurazioni Generali, i rincari della compagnia sono alle stelle e l’Isvap non vigila, in Italia le tariffe RCA Auto sono le più altre d’Europa, anche se gli incidenti stradali sono diminuiti. Per i depositi dormienti delle polizze vita a favore di eredi, il termine di prescrizione è di due anni, invece dei dieci previsti per le banche, anche queste leggi sono fatte su commissione dellòa assicurazioni; per evitare l’incameramento, andrebbe mandata una raccomandata 180 prima della scadenza.

Relativamente alle polizze vita index-linked, ci sono stati casi di riscatto anticipato, con rimborso solo del 50% dei premi versati, senza interessi; inoltre, in caso di auto sinistrate molto vecchie, violando il contratto, sono stati rimborsati solo il 60% dei danni. Oggi tra Ania e Abi esiste un patto federativo, le tariffe assicurative aumentano malgrado i salari siano fermi e malgrado diminuisca il tasso d’incidentalità; comunque, seguendo il segno dei tempi, aumenta l’esercito dei promotori finanziari e farmaceutici.

Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.uit; nunmicco@tin.it.

Per chi vuole approfondire:  "Bankaster" di Elio Lannutti – Editori Riuniti

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LA DECOMPOSIZIONE DI UN SISTEMA ECONOMICO

 Per uscire dall’attuale crisi finanziaria, gli Usa puntano su molta emissione monetaria, con effetti  inflazionistici, dal 1987 il paese, con Alan Greespan alla guida della Federal Reserve, si sono   alimentate le tensioni inflazionistiche, ora rafforzate con il salvataggio delle banche; però c’è chi dice che il denaro provoca inflazione da domanda solo se finisce nelle mani dei lavoratori che lo spendano, se invece finisce tesaurizzato o è usato per coprire i buchi delle banche, non crea inflazione.

Ci vorrebbe una nuova New Deal (1930), come quella applicata da Roosevelt per uscire dalla crisi del 1929, però anche allora Franklin Delano Roosevelt fu contrastato da Wall Street, dalla City di Londra e della Banca d’Inghilterra. Nel 1933 Roosevelt, con la riforma Glass-Steagall, separò banche commerciali da banche d’affari, mettendo fine al crac del 1929, in tal modo garantì la sopravvivenza solo delle banche commerciali e fece fallire le altre, poi lanciò un piano d’investimenti nelle infrastrutture pubbliche, che favorì la domanda e l’occupazione.

Con l’archiviazione degli accordi di Bretton Woods (1972), per opera di Nixon, da Londra Lord Jacob Rothshild lanciò il gruppo finanziario Inter-Alpha, che oggi controlla City di Londra e Wall Street; da allora, con banche commerciali dedite anche alla speculazione, si è alimentata la bolla speculativa in derivati, subprime e edge fund  e  la finanza è divenuta un casinò.

Per uscire dalla crisi, la finanza chiede una governance  mondiale che baipassi i governi degli stati, intanto il sistema economico e politico si disgrega;  il piano d’emissione monetaria della Federal Reserve, sotto Obama, favorisce l’iperinflazione, contemporaneamente, Usa e stati europei impongono l’austerità,  mentre l’economia produttiva è distrutta; però nemmeno Nicolas Sarkozy si batte contro la speculazione e, diversamente dalla Germania, non ha fatto niente per sottoporre a regole i fondi speculativi.

In Usa ed Europa occidentale il debito privato è stato trasformato in debito pubblico, mentre le banche, aiutate dalla mano pubblica, continuano a lavorare nell’ombra. Oggi le transazioni finanziarie internazionali arrivano a 4000 miliardi di dollari al giorno, pari a sessanta volte il commercio di beni e servizi; è il mercato della speculazione, fatto in derivati, fondi speculativi e speculazioni su valute, materie prime e prodotti alimenti; in Usa, con le nuove emissioni monetarie, in cinque anni è triplicata la massa di dollari.

Per non far sparire le forze produttive, bisognerebbe separare le banche commerciali da quelle speculative o d’affari, come fece Roosevelt, escludendo da salvataggio queste ultime, sviluppare le opere pubbliche come fece Roosevelt  e rilanciare produzione e occupazione. Per fare ciò, bisogna lottare anche contro gli ambientalisti, spesso al soldo della City di Londra; oggi si riaprono centrali nucleari, in Germania si proroga la data di chiusura di quelle esistenti, mentre quelle eoliche e solari producono un’energia più cara che lo stato, per favorire l’ambiente, dovrebbe defiscalizzare.

In Germanica si protesta contro la decisione del governo di protrarre la vita di 17 centrali nucleari tedesche, i protestatari sono stati finanziati dal Gruppo Inter-Alpha e dalla Fondazione Europea per il Clima (ECF) di Bruxelles, legata al WWF e George Soros, che ha finanziato anche manifestazioni contro le centrali a carbone; anche l’associazione  Arcadia, con sede a Londra, che fa capo al padre del Gruppo Inter-Alpha, cioè Lord Jacob Rothshild, segue queste trame.

La precarizzazione della vita americana è stata alleviata con i finanziamenti con ipoteca sulla casa di proprietà, sui quali si è costruito il castello dei titoli subprime, questa operazione, a causa delle insolvenze, ha provocato il pignoramento di milioni di case che ora vanno in deperimento; le banche avrebbero anche potuto rinegoziare i mutui ed accettare rate minime, mantenendo i crediti in bilancio invece di farli divenire crediti insoluti da ammortizzare.

Ritornare ai cambi fissi sarebbe utile per dare stabilità al commercio internazionale, perché si sa a quanto si vende la merce, però storicamente, i cambi fissi, a causa dei deficit commerciali, erano  periodicamente aggiustati ed era in quel momento che la speculazione sui cambi faceva i suoi affari.

La crisi greca ha provocato la crisi dell’euro, oggi le banche greche, spagnole, irlandesi e portoghesi ottengono liquidità soprattutto dalla BCE, la quale in tal modo, come la Federal Reserve, alimenta l’inflazione; contemporaneamente la Germania finanzia, ad alti tassi e guadagnandoci, il debito di questi paesi.

Il patto di stabilità europeo scadrà nel 2013  e la Germania, grande esportatore, a causa della crisi dell’euro sembra non voglia rinnovarlo, non vuole sostenere altri salvataggi che ha finanziato e teme l’insolvenza dei paesi debitori; bisogna anche considerare che i meccanismi di salvataggio europei hanno trasferito nuove competenze all’esecutivo UE, esautorando ancora di più i governi europei.

Il primo pacchetto di salvataggi bancari di Obama era stato di 700 miliardi di dollari, utilizzato per acquistare i titoli tossici della speculazione, divenuti carta straccia, detenuti dalle banche, ma doveva servire anche per dare credito alle piccole imprese, attraverso le banche beneficiate, che però poi non si è verificato. Conformemente ai desideri di Londra, la proposta di separare le banche commerciali dalle banche speculative non è piaciuta a Padoa-Schioppa, ex ministro del Tesoro italiano, però la Germania è contro i salvataggi a catena e la Lega Nord è contro il taglio dei servizi imposto dalla City di Londra.

La City si batte per salvare il sistema finanziario a tutti i costi, il nuovo capo della Fed, Bernanke, invece di puntare sull’emissione di altri titoli del debito pubblico, ha puntato su un’inflazione da emissione di banconote, che nelle sue intenzioni dovrebbe essere programmata, ma non sarà così. Gli accordi di Basilea 3 non risolvono i problemi e l’accordo in Europa potrebbe avere effetti deflazionistici e potrà fare aumentare la disoccupazione perché le banche commerciali saranno costrette a ridurre il credito; questo accordo, con lo scopo di aiutare i bilanci statali appesantiti dagli aiuti alle banche, spinge le banche centrali a favorire le riserve di liquidità in titoli di stato.

In altre parole, si cura la crisi del debito con maggiori debiti, invece bisognerebbe favorire una politica per tornare a crescere; nel 1930 il New Deal volle la separazione del  credito commerciale dal credito finanziario e così si tornò a crescere. Oggi il debito complessivo americano, tra pubblico e privato, è di 52.000 miliardi di dollari, una condizione molto peggiore dell’Italia, sorvegliata speciale e spesso redarguita dalla commissione europea per il suo debito, tenendo anche conti delle rispettive popolazioni.

Bisognerebbe bloccare le vendite allo scoperto di prodotti speculativi, però bisogna ricordare che, nel nostro sistema economico, le vendite allo scoperto e il debito aumentano la liquidità utilizzata dal sistema bancario per i pagamenti, è questa la realtà del capitalismo o del mondo degli affari. Nel 1979 il Gruppo finanziario Inter-Alpha ha ordinato uno studio segreto sullo smembramento del Belgio; dopo il trattato di Maastricht del 1992, per superare le resistenze dei grandi stati, pubblicò una mappa per la creazione di 75 macroregioni europee, partendo dal presupposto che l’integrazione economica favorisce la disintegrazione politica degli stati, perciò nel 2005 il gruppo si espresse a favore delle Fiandre indipendenti.

Se il Belgio si dividerà, bisognerà vedere come sarà diviso il suo grande debito pubblico tra Fiandre e Vallonia, le Fiandre sono più ricche, la Vallonia potrebbe passare alla Francia e le Fiandre all’Olanda; la Francia pare acquistare sempre territorio, anche quando non vince effettivamente le guerre; però questa integrazione non si concilierebbe con la prevista disgregazione dei grandi stati. La ripartizione del debito belga dovrebbe servire a prevenire insolvenze, a vantaggio dei creditori, spesso banche e paesi esteri; a causa di questo precedente, dopo il Belgio, si avranno spinte separatiste anche in Spagna, Regno Unito, Francia e Italia.

In Usa nei settori produttivi diminuisce l’occupazione e la più colpita è la popolazione giovanile, sono aumentati i lavori ad orario  ridotto, dal 2000 al 2010 i senza lavoro sono aumentati di 23 milioni; per attrarre capitali dall’estero, lo stato distribuisce statistiche false sullo stato dell’economia, come fanno gli altri stati dell’Europa occidentale. La ricetta della Banca Centrale Europea  e della Federal Reserve è la stessa: stampare denaro per salvare le banche ed un sistema economico fallito, intanto l’economia reale continua a crollare e le piccole imprese rischiano di chiudere per mancanza di credito; intanto avanza la produzione di Cina e India, avvantaggiata dal costo del lavoro più basso.

Diversamente dalla Germania, la finanza vuole mantenere in piedi la bolla speculativa dei derivati, che è pari a dieci volte il PIL mondiale, imponendo una riduzione massiccia del tenore di vita della popolazione, la sua politica  ha provocato la crisi ed ora  accelererà il crollo definitivo. La politica deflazionistica imposta dall’Unione Europea alla Grecia, porterà a ridurre produzione e livelli di vita, a vantaggio della Goldman Sachs di Soros, la banca d’affari che, con i suoi consigli, ne aveva favorito la crisi, è successo anche in altri paesi.

Se non si blocca la speculazione finanziaria, si va verso la prossima crisi, bisogna ristabilire la sovranità nazionale in politica economica, come ha fatto in parte il governo tedesco che, contro la volontà della UE e diversamente dalla Francia, ha deciso di vietare certi tipi di derivati; la Banca Centrale Europea non vuole una riforma Glass-Steagall che lederebbe la libertà d’azione della banche d’affari, perciò per l’Italia è meglio uscire dall’euro che l’attuale governo occulto tecnocratico delle banche, che dirige l’Unione Europea come l’Italia.

Ristrutturare il debito dovrebbe significare sacrificare una parte dei crediti, cioè cancellare una parte dei debiti, a vantaggio di stato, piccole imprese e lavoratori, a danno dei grandi speculatori e delle banche d’affari; la procedura d’insolvenza servirebbe, assieme ai lavori pubblici, a cambiare il sistema ed a rilanciare produzione e occupazione; però la BCE è contraria a questo piano che potrebbe scatenare la svendita di titoli pubblici delle nazioni più indebitate, a danno dei creditori eccedentari come la Germania. Oggi gli spread sui titoli irlandesi, portoghesi, greci e spagnoli hanno raggiunto livelli massimi e la Spagna non riesce più a collocare tutti i suoi titoli pubblici;  singolarmente, su questi temi, l’Europa, con un certo strabismo, aveva dato lezioni soprattutto all’Italia.

Come la Francia, il francese Trichet, governatore della BCE, in questa materia sostiene l’approccio del FMI internazionale, che vuole il pagamenti integrale dei debiti, però anche l’Italia, con il ministro degli esteri Franco Frattini, si è opposta alla ristrutturazione del debito, cioè alla cancellazione di parte del debito pubblico e privato. In realtà solo la cancellazione dei debiti può  rilanciare produzione e occupazione e allontanare persone e nazioni dalla schiavitù, perché in ostaggio dei creditori.

Fino a pochi anni fa c’era stata una bagarre sulla remissione dei debiti dei paesi poveri, fra l’altro il paese più indebitato sono gli Usa e oggi potrebbero essere loro i primi a cancellare i loro debiti, come fecero altri stati in passato; la denuncia unilaterale dei debiti da parte dei paesi debitori colpisce gli interessi delle banche creditrici, invece la remissione dei debiti da parte dei paesi creditori accolla i debiti dei paesi poveri ai contribuenti degli stati ricchi. Pertanto la bagarre sulla remissione di questi debiti era stata organizzata dalle banche, tra cui erano anche istituzioni internazionali, impossibilitate a riscuotere i loro crediti; lor signori sono abituati ad abusare della credulità popolare e di chi manifesta in piazza.

Oggi, a causa dell’insolvenza d’alcuni stati europei, anche il cambio dell’euro ha subito dei cedimenti, per ragioni ovvie e per ragioni di speculazioni; la ristrutturazione dei debiti privati e dei debiti degli stati che si sono accollati i debiti delle banche, dovrebbe mirare a denunciare i debiti esteri, i debiti speculativi e, per rilanciare l’economia, i debiti di piccole imprese industriali ed artigiane, vitali ma in difficoltà finanziaria; però andrebbero tutelati i risparmi dei lavoratori e gli impieghi delle assicurazioni vita per le pensioni; per tale via, in Italia si raggiungerebbe sicuramente il rapporto debito/pil pari al 60%, come ha sempre raccomandato l’Europa, inoltre gli stati, riducendo il debito, potrebbero ridurre le tasse, rilanciando la produzione.

In Usa il presidente Obama vuole ridurre pensioni, spese sociali e spesa sanitaria ed aumentare le tasse, a tale proposito  ha creato una commissione fiscale per l’austerità, alla quale si è opposto il congresso, l’unico abilitato a decidere su tasse e spese secondo la costituzione; se Obama riuscirà, toglierà altro potere al Congresso, titolare della sovranità del popolo americano.

Obama, copiando all’Europa, vuole portare debito pubblico a 60% del Pil e deficit del bilancio al 3% del Pil, che però neppure l’Europa è riuscita a garantire, soprattutto in questi giorni; la commissione di Obama è diretta dal banchiere di Wall Street, Peter Peterson, che dipende da Inter-Alpha di Londra e da Lord Jacob Rothshild. Nel 1972 Peterson collaborò con Nixon allo smantellamento degli accordi di Bretton Woods, poi approdò a capo della Lehman Brothers che è fallita, con Rothshild creò dei fondi private equity, con i quali si acquistano imprese pubbliche che poi sono  smembrate o rivendute, con il licenziamento dei dipendenti.

E’ da ricordare  che i fallimenti bancari sono anche pilotati e, dopo tante speculazioni, servono a mettere in salvo il maltolto da parte delle banche, poi le banche insolventi sono aiutate dallo stato; in Italia è già accaduto con Banco di Roma, Banco di Sicilia e Banco di Napoli. Diversamente da Padoa Schioppa, Paolo Savona, ex ministro, ha invitato l’Italia a liberarsi del cappio europeo che le sta stringendo il collo, valutando anche la possibilità di uscire dall’euro; ha spiegato che  l’Italia è entrata nell’euro, accettando un vincolo estero, con la promessa di un  futuro migliore che poi  non si è realizzato, anche se si è avuta una certa stabilità monetaria; poiché la moneta senza governo non funziona, l’Europa con l’euro fu costretta ad introdurre una governance con i parametri di Maastricht  e con il patto di Stabilità.

Stando fuori dell’euro, come ha fatto la Gran Bretagna, si gestirebbero autonomamente tassi d’interesse, creazione di moneta e rapporti di cambio, si sostituirebbe il vincolo esterno con la responsabilità del governo nazionale, si recupererebbe sovranità nazionale e si finanzierebbero gli  investimenti pubblici; però la lira sarebbe più esposta alle svalutazioni, favorite da crisi economiche e politiche e dalla speculazione. Giorgio La Malfa ha apprezzato il punto di vista di Savona, però ha affermato che teme che il processo potrebbe favorire la spaccatura del paese tra nord e sud; però bisogna ricordare che l’euro ha provocato declino economico ed ha aumentato il divario tra nord e sud; il patto di stabilità europea, con la sua politica deflazionistica, è destinato ad esasperare il divario tra nord e sud, perché i mezzi destinati ad aiutare il sud potranno solo diminuire.

Il 17.11.2010, sotto la presidenza francese, si è tenuto il G20 a Seul  e, per prevenire la disintegrazione del sistema, non n’è scaturita nessuna proposta concreta, in quella assise, con il pretesto di colmare il deficit delle partite correnti della bilancia commerciale ed il deficit del bilancio dello stato, Mario Draghi,  City di Londra (Rothschild), Sarkozy e Obama hanno continuato a sostenere la politica d’allentamento del controllo della base monetaria, che favorisce l’inflazione.

Il presidente delle BCE, Trichet, ha invitato Cina e Germania a ridurre l’eccedenza commerciale, è curioso, una volta la politica, priva di fantasia, invitava i cittadini a consumare di meno, ignorando che i consumi creano produzione e occupazione, oggi invita ad esportare di meno, però non si sa come ciò si concili con il liberismo;  oggi il governo francese sostiene la governance mondiale, cioè la dittatura dei banchieri, è contro gli stati sovrani e contro la stessa costituzione del suo stato che parla un altro linguaggio; il direttorio franco-tedesco dell’Europa è in crisi e, dopo gli stati, anche l’Europa si potrebbe spaccare e vi tornerebbero i venti di guerra.

Come Napolitano, Sarkozy fa discorsi fumosi e campati in aria, predicando, afferma che bisogna riformare il sistema monetario internazionale, senza fornire ricette concrete, però oggi il mondo è in decomposizione e non ha bisogno di discorsi; come Obama, Nicolas Sarkozy non combatte veramente contro gli interessi oscuri, non propone di separare banche d’affari da banche commerciali, non propone di salvare solo queste seconde e di far fallire le altre, sacrificando i loro creditori speculatori.

Il gruppo bancario Inter-Alpha ha favorito la crisi irlandese che colpisce l’Europa ed il sistema finanziario mondiale, poi i britannici, con la scusa di salvare l’Irlanda,  hanno finanziato le banche del gruppo Inter-Alpha insolventi, ma questo salvataggio non sortirà nessun effetto positivo per noi, perché sta esplodendo l’intero sistema finanziario mondiale. Barack Obama  propone di ridurre spesa sociale e tasse per i ricchi,  senza proporre niente contro la speculazione finanziaria, vuole favorire gli interessi finanziari  che vedono nello stato un ostacolo al libero mercato, nella logica del Nuovo Ordine Mondiale.

In Italia è in atto un  processo inteso a sostituire il governo Berlusconi con un governo tecnico, gli attori della crisi sono burattini manovrati da grandi interessi, in Francia il governatore della BCE, Trichet, chiede tagli alle pensioni; i mercati, cioè la finanza, chiedono di ridurre la spesa pubblica ed i deficit dei bilanci dello stato; perciò sono stati annunciati piani d’austerità in numerose nazioni ed anche in Regno Unito e Francia. La finanzia internazionale non si fida del governo Berlusconi e in particolare del ministro dell’economia Giulio Tremonti, l’Italia è stato uno dei pochi paesi a non rifinanziare le banche negli ultimi tre anni.

In Italia la maggiore preoccupazione è quella di restare in Europa e conservare l’euro, a causa della inadeguatezza della nostra classe politica e della nostra pubblica amministrazione, l’Europa è diventata un dogma e, secondo tanti,  doveva sanare tutti i nostri mali. Oggi il governo Italiano, per controllare la spesa ed il deficit di bilancio, ha bloccato gli investimenti necessari all’economia, le sua libertà di manovra è anche ridotta dalla normativa comunitaria che ha recepito gli indirizzi del FMI e dal patto di stabilità europeo.

In Italia, per uscire dalla crisi economica e politica, s’invoca un  governo tecnico diretto da Mario Draghi o Luca Cordero di Montezemolo, i quali proporranno di svendere  Eni, Enel  ed altre  aziende pubbliche, come fece Draghi nel 1992, quando era direttore generale del Tesoro, a bordo della nave della regina d’Inghilterra, Britannia. Con lo scopo di favorire l’erogazione del credito a favore di famiglie e piccole imprese, i Tremonti bond dovevano essere obbligazioni, emesse dagli istituti di credito e sottoscritte dal ministero dell’Economia, però sono stati boicottati dalle banche e da Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia.

Oggi anche la cooperazione internazionale tra Italia e Russia sembra dare fastidio a Londra e  Bruxelles, Londra sostiene un governo tecnico in Italia, perciò sostiene Fini, Casini e compagni; è anche vero però che le forze di opposizione mirano anche a contrastare, a favore degli amici, il federalismo fiscale ed il contenimento della spesa sanitaria. Per un maggiore suo appeal, ufficialmente il governo tecnico dovrebbe gestire l’emergenza, cambiare la legge elettorale e fare delle riforme,  però tra le riforme sono previsti tagli alla previdenza sociale e la privatizzazione delle imprese statali e delle imprese municipalizzate (bloccata dalla lega nord); il governo tecnico proporrebbe la liberalizzazione dei servizi pubblici rimasti allo stato ed agli enti locali.

I nomi dei nuovi presidenti del consiglio del governo tecnico sarebbero Mario Draghi o Luca Cordero di Montezemolo, che per i nuovi treni dell’alta velocità pensa di accollare allo stato le spese in investimenti in materiale rotabile e le perdite d’esercizio. Al Senato Francesco Rutelli ha affermato che le liberalizzazioni sono urgenti nei servizi pubblici postali, ferroviari, autostradali e aeroportuali, nel settore energetico, bancario e assicurativo; ha detto che vanno recepite in costituzione le norme dei trattati UE sulla concorrenza e che vanno privatizzate le aziende municipalizzate dei servizi locali.

L’incessante richiesta di liberalizzazioni e di tagli alla spesa pubblica è il marchio di fabbrica di coloro che hanno creato l’attuale crisi economica, i quali non vogliono la separazione delle banche e gli investimenti pubblici, non vogliono misure punitive contro la speculazione finanziaria e non vogliono protezioni dalle importazioni; però in Italia le piccole imprese hanno il fiato corto, pagano l’energia più cara e non sono rimborsate delle imposte e dei crediti verso la pubblica amministrazione.

Questa politica favorisce la delocalizzazione e l’impoverimento generale del paese; se ci fosse un’informazione preparata, intelligente e obiettiva, se ci fossero partiti rispettosi del bene pubblico, la popolazione riuscirebbe a cogliere la ragione degli scontri politici in atto, in modo che le persone che hanno a cuore le sorti del paese possano unirsi  per bloccare un progetto disastroso che ci toglie libertà, sovranità e diritti.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 Fonte:

Schiller Institute - Lyndon LaRouche:  www.movisol.org.

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BREVE ANALISI DEI DEBITI

 In questi giorni siamo martellati dall’informazione sulla situazione debitoria di Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna; in generale, il debito interno dello stato è finanziato con i titoli di stato, quello estero, scaturito dal deficit della bilancia valutaria, in Europa è ripianato dell’eccedenza valutaria della Germania, mentre il deficit valutario Usa è stato ripianato da Cina, Arabia Saudita e Giappone. Il soccorso dell’Unione Europea alla Grecia in difficoltà è anche un soccorso ai paesi creditori come la Germania ed alle sue banche commerciali che hanno fatto credito a quelle greche, questo soccorso a favore di un paese insolvente è avvenuto a spese di tutti gli altri paesi europei.

In  Italia il deficit di bilancio dello stato ed il deficit della bilancia valutaria sono minori, come sono minori anche i debiti delle famiglie, sotto quest’aspetto stiamo meglio anche di Francia e Inghilterra; oggi l’Europa, nel tenere conto della solvibilità dei singoli paesi, guarda non solo al debito pubblico complessivo ma anche ai debiti complessivi delle famiglie; perciò  la situazione complessiva dell’Italia  appare migliore  rispetto ad altri paesi europei.

Il debito alimenta l’economia di mercato con effetto perverso, con il debito sono nati gli strumenti speculativi di pagamento, precisamente sono nati come strumenti del debito pubblico le banconote, le cartemonete ed i  titoli pubblici, come strumenti del debito privato, le cambiali e gli assegni. Tutti questi strumenti di debito fanno scaturire delle rendite finanziarie o interessi a favore dei creditori.

I titoli pubblici degli stati europei hanno degli spread che si aggiungono ai tassi tedeschi dei bund, in  relazione  al grado di solvibilità e di debito complessivo dei loro paesi, perciò i paesi citati hanno  tassi su questi titoli più alti dell’Italia e l’Italia li ha più alti della Germania. I debiti esteri nascono dagli squilibri della bilancia valutaria, sono finanziati da banche commerciali estere utilizzando risparmi privati, denaro d’istituzioni internazionali come il Fondo Monetario e finanziamenti di stati esteri.

I finanziamenti di stati e Fondo Monetario avvengono ad un  tasso più contenuto, però il Fondo Monetario richiede anche interventi di risanamento che creano altri sacrifici, mentre gli stati creditori chiedono in contropartita concessioni economiche e contratti commerciali, in una logica malcelata di neocolonialismo; infatti, se è vero che gli affari devono essere vantaggiosi per le parti, anche per tale verso si possono ottenere rendite, esattamente come nel colonialismo o nella politica dei brevetti. Apparentemente le banche d’affari, diversamente da quelle commerciali, non entrano nel meccanismo dei debiti, però quando i paesi sono in crisi d’insolvenza, speculano sulle loro valute e mirano alle loro risorse naturali o ad acquisire loro imprese  di servizi a prezzi stracciati.

I debiti possono essere di privati, imprese e stati, posso essere interni ed esteri, servono anche per asservire, perché il servizio del debito, tra ammortamento e interesse, assomiglia anche ad un tributo, simile a quello pagato dagli stati tributari. I debiti interni degli stati, sono fatti da famiglie e imprese,  i primi nascono da mutui e dal credito al consumo, favoriscono l’indebitamento delle famiglie ma anche consumi, produzione,  occupazione e imposte per  lo stato; i debiti interni delle imprese sono accesi da imprese per fare investimenti, per spese d’esercizio e per procurarsi valuta estera per le importazioni.

Il credito in valuta serve per importare merci, denominate in una valuta estera, che le banche interne si approvvigionano  tramite i loro corrispondenti bancari esteri, in cambio di una commissione;  oggi, con l’introduzione dell’euro, questo mercato si è ridotto ed il commercio estero si fa prevalentemente in dollari o euro. Il prezzo della moneta estera  è soggetto alle oscillazioni del  cambio, il quale è influenzato dalla domanda di quella moneta e dalla solvibilità del relativo stato, principalmente dalla situazione della bilancia valutaria, ma anche dalla speculazione, che influenza prezzi di borsa, prezzi delle materie prime e prezzi delle monete estere.

In generale, la moneta è un bene strumentale speculativo con cui gli stati, le banche e chi li controllano si appropriano subdolamente di risorse, come si fa con le imposte, attuano questa politica con il signoraggio monetario ed  il signoraggio bancario, con i quali fanno largo profitto. I paesi eccedentari nel commercio estero, come Cina e Germania, hanno necessità di investire le loro eccedenze valutarie e, quando non investono direttamente nei paesi esteri, vanno a finanziare i paesi deficitari.

Il deficit di Grecia, Portogallo e Irlanda è scaturito dal deficit valutario commerciale e dal deficit del bilancio annuale dello stato, il primo è finanziato soprattutto dalla Germania, che è paese eccedentario nel commercio estero. A causa di questi fatti soffrono molto anche  Spagna, Francia,  Inghilterra e Usa; gli Usa hanno una situazione debitoria molto difficile, perché hanno forti deficit statale, debito pubblico, deficit commerciale, debito familiare e purtroppo, sono stati anche costretti a  “salvare” le banche. Il governo americano, vendendo titoli di stato, finanziano il bilancio dello stato ed il deficit della bilancia commerciale.

Generalmente Cina, Giappone, Arabia Saudita e resto del mondo finanziano i debiti americani ed i consumi degli americani, anche perché le grandi imprese americane, per risparmiare sui salari, hanno pensato di delocalizzare all’estero le produzioni, favorendo disoccupazione ed impoverimento generale. La storia insegna che i debiti riducono in  schiavitù persone e nazioni, perciò gli ebrei, per cancellare i debiti, inventarono l’anno del giubileo.

Però qualche volta i debiti, con i fallimenti e le insolvenze, non sono onorati, quando gli insolventi sono stati gli stati, spesso questi li hanno denunciati ed i banchieri creditori sono falliti; la remissione dei debiti dei paesi poveri che non possono pagare è una forma di soccorso alle banche creditrici, a spese dei contribuenti dei paesi ricchi creditori. Nei rapporti esteri, poiché manca un governo mondiale e procedure esecutive per il recupero dei crediti,  il credito insoluto può essere soddisfatto solo  con la guerra.

E’da ricordare che, nel rinascimento, banchieri italiani finanziavano la guerra di tanti paesi europei, l’Inghilterra denunciò questi debiti e banchieri italiani, non sostenuti dai loro stati, fallirono. Con lo spread suoi bund nei debiti dei paesi europei, la Germania che li finanzia fa un  ottimo investimento o speculazione, a patto che questi paesi non siano insolventi e continuino a rimborsare i prestiti; è per questo che l’Europa, a direzione franco-tedesca, è preoccupata dalla loro insolvenza, perché deve curare gli interessi delle banche creditrici.

Quando l’Italia entrò nell’euro, con emissioni di BTP al 10%, non potendo più svalutare, gli investitori esteri che li avevano acquistati fecero un ottimo affare; da più parti si afferma che l’Italia sia stata un laboratorio economico e politico, le cure che essa fu costretta a subire ora le  somministrano ad altri paesi, in queste cure è incluso anche il terrorismo che favorisce instabilità economica e politica e maggiori affari per i soliti ignoti. Il barone Rothshild ha ricordato agli speculatori che quando scorre sangue è il momento di comprare.

I professori tratterebbero in termini più approfonditi e difficili questi temi, però Albert Einstein ha affermato che quando riusciva a far capire qualche cosa a sua suocera, parlando in termini semplici, significava che l’aveva capita pure lui; in effetti, chi parla difficile non è sicuro che abbia capito le cose di cui parla, usa un linguaggio specialistico ed esoterico per dimostrare la sua scienza e perché  la conoscenza non sia democratica ed alla portata di tutti.

Oggi pare che le multinazionali addestrino eserciti privati per attuare colpi di stato in paesi ricchi di risorse naturali, in Kossovo e altrove si fa traffico di organi da trapiantare, ottenuti in tutti i modi, gli affari sporchi non sono solo di droga e sono protetti da partiti, polizie e magistrature di tanti stati. Comunque, il governi mondiale avanza, mentre la sovranità dei popoli diminuisce, nel 2010,  tra Italia, Francia, Olanda, Portogallo, Spagna e Romania è nata una gendarmeria europea, l’Eurogendfor, con  uno statuto militare e con sede a Vicenza.

Questa struttura servirebbe a mantenere l’ordine, non solo in Europa, ha compiti di controllo delle frontiere e svolgerebbe attività d’intelligence, ne possono disporre anche Unione Europea e ONU; intanto aumenta il potere della chiesa cattolica con le sue società segrete e le sue banche, a causa delle sue risorse non si preoccupa della caduta in Italia del gettito dell’8%° Irpef, per calo delle opzioni a suo favore. Gli italiani hanno creduto a partiti, magistratura, carabinieri e chiesa ed ora non sanno più a quale santo voltarsi, in compenso, è aumentato il gettito dell’8%° Irpef a favore della chiesa valdese, che pare usi questo denaro solo a fini sociali.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

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ITALIA, PAESE STRANO DA COMPIANGERE

 L’Italia è incapace di riformarsi e perciò aveva guardato con grandi speranze all’Unione Europea, però da un’Italia siffatta c’è sempre chi ci guadagna, cioè, come dicono in Toscana, lor signori, che perciò non la vogliono cambiare. Alcune riflessioni vanno fatte sulle dichiarazioni di Marchionne e sulle vicende legate allo stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco perché, come al solito, l’informazione, inseguendo solo un partito o un sindacato, non ha fatto sufficiente chiarezza su questi fatti  e la FIAT non ha difeso le sue posizioni con dei comunicati stampa efficaci diffusi dalla stampa.

Poiché si dice spesso che in Italia manca una politica industriale, bisogna ricordare che nei settori nevralgici, come banche, assicurazioni ed energia, le leggi sono dettate dalle relative lobby a governo e parlamento; poiché la politica è in grado di ricattare i centri interessi, magari facendo leggi a vantaggio del popolo, queste lobby, per scongiurare questo rischio e proteggere i propri interessi, sono costrette a fare del lobbismo.

Quando le leggi si fanno su commissione, le lobby inviano a Roma due cesti di denaro, una per il governo ed una per i partiti del parlamento; perciò, quando si parla di corruzione, bisogna ricordare che è così che operano le lobby, che hanno uomini ed uffici a Roma e presso l’Unione Europea. Poiché anche confindustria e FIAT sono delle lobby, operano  allo stesso modo, tuttavia, pare che la FIAT sia stata più brava a prendere soldi dallo stato e con Confindustria non sia stata capace di favorire la nascita di leggi che eliminino le diseconomie industriali che esistono in Italia, in materia fiscale, energetica, trasporti e burocratica.

Com’è noto, il trasferimento di produzioni all’estero, definite opportunità da industriali e politici ebeti,  ha favorito la deindustrializzazione dell’Italia, le precarizzazione del lavoro, la riduzione dei diritti dei lavoratori italiani e l’abbassamento del salario; i flussi immigratori in Italia hanno ulteriormente precarizzato il lavoro e ridotto il salario. Una politica dissennata della prima repubblica aveva favorito la chiusura di fabbriche elettroniche, chimiche, farmaceutiche, aeronautiche, ecc., poi, caduto il comunismo sovietico, assieme a DC e PSI, il governo aveva anche favorito la privatizzazione d’industrie importanti a favore di stranieri; sembrava che dietro ci fosse un disegno occulto per far uscire l’Italia dal circuito industriale.

Tutti rammentano gli aiuti ricevuti dalla FIAT dallo stato, probabilmente utilizzati male, ai giapponesi fu rifiutata la vendita dell’Alfa Romeo, essi avrebbero potuto favorire il rilancio della produzione automobilistica in Italia, come hanno fatto in Inghilterra; adesso però pare che gli altri paesi europei, al contrario dell’Italia,  aiutino le loro fabbriche di auto in difficoltà, malgrado la direttiva europea che vieta questi aiuti di stato;  perciò non si capisce più come si muova questa Unione Europea.

Il debito pubblico italiano è spesso invocato, da politici e informazione, per bloccare le riforme che favorirebbero maggiore concorrenzialità  dell’Italia; in realtà oggi il debito italiano non ha più una sua tipicità, perché gli altri maggiori paesi occidentali hanno i maggiori debiti delle famiglie, hanno aiutato massicciamente le loro banche insolventi dopo la recente crisi finanziaria ed hanno deficit di bilancio e della bilancia valutaria maggiori dell’Italia.

L’unico paese che sembra salvarsi è la Germania, aiutata dalla sua forte esportazione industriale, il che va vantaggio di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea; pertanto, checché ne dicano stampa e politici, per quanto riguarda la generale situazione debitoria, non stanno meglio dell’Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Francia, Usa e Inghilterra, la quale è stata colpita dalla esplosione del  debito anche se è rimasta fuori dell’Unione monetaria.

Per servire i nostri padroni stranieri ed il Vaticano, si continua a sbandierare il nostro debito pubblico, lo scopo è bloccare le riforme, soprattutto quella fiscale; invece si dovrebbe ridurre le imposte alle piccole e medie imprese ed ai lavoratori, perché le imprese grandi hanno già ricevuto dallo stato un trattamento fiscale favorevole; con queste imposte non si fronteggia la concorrenza estera, in altri paesi il carico fiscale è più basso ed in quei paesi l’assistenza a famiglie e lavoratori è maggiore che è in Italia.

L’Italia sembra un paese semicoloniale o semisovrano, per tenere gli italiani in ginocchio, anche l’informazione prezzolata congiura, sembra una congiura, perciò; malgrado la naturale vocazione degli italiani e fare impresa, in Italia l’attività imprenditoriale è resa difficile dal governo, qualcuno ha potuto farlo solo grazie ad evasione fiscale e lavoro nero. Marchionne ha ricordato che non è solo colpa delle rigidità sindacali, dell’assenteismo o della scarsa produttività del lavoro, ma anche dei nostri maggiori costi, rispetto ai nostri concorrenti, in energia, trasporti,  imposte e per maggiori costi amministrativi dovuti alle numerosissime leggi; i governi parlano di deregulation e continuano a fare leggi

Pesa anche un  credito più caro, soprattutto al sud d’Italia e pesa la criminalità che rappresenta un altro esattore a fianco dello stato; inoltre, le nostre piccole imprese  sono pagate in ritardo dalle grandi imprese e dalla pubblica amministrazione e ricevono in ritardo i rimborsi fiscali, soprattutto  quelli sull’Iva all’esportazione, per la gioia dei nostri concorrenti esteri; ora pare che l’Unione Europea si sia mossa per porre dei limiti al ritardo nei pagamenti.

Non è così che lo stato aiuta produzione, occupazione e concorrenzialità, con un a paese che non riesce e a riformarsi, pare che esista un complotto estero che opera per mezzo di suoi agenti inseriti nei gangli dello stato e dell’informazione; pare che si sia voluto  mettere in ginocchio l’economia italiana che, dopo la seconda guerra mondiale, aveva grandi possibilità; il governo, tenuto in costante fibrillazione, non può fare riforme e qualcuno se ne avvantaggia. In Unione Europea  sanno che il Vaticano conta più del governo italiano, perciò gli accordi li fanno sottobanco con il Vaticano che poi li impone al governo, destra e sinistra sono ai piedi della chiesa.

A tutto ciò si aggiungono scandali e corruzione, ma l’Italia, malgrado le notizie dell’informazione, non è al vertice mondiale per corruzione, nel terzo mondo si paga a privati anche per avere un certificato, queste false notizie e la spazzatura di Napoli fanno perdere immagine all’estero; abbiamo una classe politica senza il senso del bene comune, tutta intesa ad accaparrare privilegi e fette di potere;  tuttavia, queste persone sono state selezionale e cooptate per svolgere un certo ruolo. L’Europa ha sbagliato a mettere in ginocchio l’Italia, dopo che questa perse la seconda guerra mondiale; oggi, con la crescita della Cina, l’indebolimento dell’Italia  favorisce l’indebolimento dell’Europa intera.

Anche l’industria tessile italiana sta emigrando, dopo aver venduto i macchinari ai nostri concorrenti, c’è rimasta quella alimentare, forse perché fatta di tante piccole aziende che hanno una grande tradizione; l’Europa ha sancito che il vino con  la denominazione Tocai non si può produrre in Italia perché già si produce nell’est europeo, però il parmigiano italiano si può produrre anche negli altri paesi e la mozzarella si produce in Germania.

La politica dissennata europea sulle quote latte e sulle quote agricole di produzione non ha niente a che fare con il liberismo conclamato dall’Europa, la quale, invece di dirigere l’agricoltura, doveva uniformare politica scolastica, tariffaria, fiscale, dei trasporti; solo così si mettevano i competitori sullo stesso piano, combattendo rendite di posizioni di alcuni paesi meglio tutelati dallo loro classe dirigente.

Invece l’Europa ha preferito saltare direttamente dall’agricoltura  alla moneta unica, che ci ha consegnato una  stabilità monetaria e ovviato alle vecchie salutazioni e speculazioni silla lira, però la moneta non è un bene economico, ma un bene strumentale speculativo; è invece importante l’economia reale, cioè agricoltura, artigianato e industria, i settori dove, grazia ad una logica schiavistica, si è remunerati meno che nei servizi che  vivono parassitariamente sulla produzione. La forza della Cina scaturisce dall’aver capito questo assioma, infatti produce ed esporta, anche se può usufruire dei minori costi di lavoro.

Chi mira al profitto ed è privo di scrupoli, sa che si può guadagnare in qualunque modo, con la legge o contro la legge, purtroppo si guadagna anche esercitando il controllo sullo stato, che non è stato mai veramente al servizio del cittadino, perciò Europa e Italia, seguendo le direttive delle lobby, devono proteggere soprattutto i grandi interessi. L’Europa non è stato un grande affare, però lo è stato per alcune persone, è accaduto anche con l’unità d’Italia.

Non credo che i dirigenti europei credano all’Europa, mentre quelli italiani, autonomisti o nazionalisti, alla fin fine, sono solo al servizio  dell’alta finanza, del Vaticano  e di chi tira le fila, anche se qualche volta non se ne rendono conto. Se la destra è ossequiosa verso la chiesa, che controlla il sistema bancario italiano, alla finanza sono stati legati anche i repubblicani ed oggi il partito democratico, favorevole all’autonomia del sistema bancario e della Banca d’Italia, contemporaneamente è ligio anche a ciò che desiderano i vescovi, ormai i lavoratori, che vivono del proprio sudore, non li rappresenta più nessuno.

Quando la Lega nord critica Roma ladrona, pare ignorare che, secondo i romani, a Roma ha sempre comandato il papa, la lega, contraddittoriamente, si è fatta del cattolicesimo e del crocifisso un bandiera a difesa della nostra civiltà. Dall’unità in poi, certe scelte dell’Italia sono servite anche a favorire la mafia, sempre in rapporti di corrispondenza con stato, partiti, massoneria, chiesa e affari.

In questo quadro gli italiani sono stati privati di sovranità e di maggiori opportunità.

Oggi il costo del lavoro per unità di prodotto, malgrado le rigidità, in Italia non è maggiore che in Germania, che è ancora concorrenziale, vuol dire che sull’Italia pesano le altre storture; la produttività del lavoro dipende anche da investimenti in capitali e dall’innovazione; comunque, in Italia e in Europa, la manodopera diretta delle catene di montaggio ha prodotto costantemente sempre più automobili per ogni addetto,  da quando iniziò questa produzione.

Però in Italia la mano d’opera impiegatizia è più costosa, a causa degli adempimenti burocratici che gravano sulle imprese; in generale, la produttività del lavoro, in termini economici,  è generalmente più alta nei paesi e nei settori che corrispondono salari più alti, per il maggiore valore aggiunto dei  prodotti, anche se aumentano i costi del lavoro. Il patto di stabilità tra governo ed enti locali, blocca la spesa anche quando il denaro è disponibile e potrebbe essere usato per far lavorare le imprese.

E’ inutile chiedere ai piccoli imprenditori di innovarsi, di fare ricerca e di convertire la produzione, qualcuno ci riesce, ma generalmente queste cole le fanno le grandi imprese, che sono fuggite all’estero; per fare queste cose occorrono capacità e capitali, alcuni piccoli imprenditori sono stati operai. Quelli che parlano loro d’innovazione, dopo aver favorito o salutato positivamente le delocalizzazioni, sono politici che hanno fatto sempre un solo mestiere, quello di politico e non saprebbero fare altro, sono predicatori laici al servizio di altri, che non conoscono il vero significato della parola lavoro.

 Nunzio Miccoli   www.viruslibertario.it;     numicco@tin.it.

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IL FALSO IN BILANCIO  E L’EVASIONE FISCALE

 Come succede nelle imprese, varie branchie della chiesa sono state abituate a presentare i conti dei bilanci in rosso, ciò vale per Ior, Santa Sede, Apsa,  la chiesa dichiara di far quadrare i conti con Obolo di San Pietro, 8%° Irpef e donazioni di fedeli; in realtà quasi tutte le gestioni sono attive, soprattutto i musei vaticani, forse è passivo solo l’Osservatore Romano; il Vaticano e la chiesa in genere sono forse la più grande multinazionale del mondo, con banche, immobili, terra e grandi imprese, in tutto il mondo; controllano l’informazione, i partiti ed i governi, soprattutto quello italiano.

Il falso in bilancio serve per difendersi da tasse, dai piccoli azionisti e dagli aumenti salariali dei dipendenti, sono bilanci taroccati quelli delle imprese, dei partiti, dei sindacati, dello stato (definito virtuale da Fazio), delle curie. Il problema della depenalizzazione del falso in bilancio va visto in questa luce; dal punto di vista della legge, il falso potrebbe essere anche un semplice fatto illecito punibile, in Italia lo si è voluto reato, cioè comportamento più grave, senza punire nessuno, è la solita schizofrenia dello stato che si evidenzia spesso nelle contraddizioni tra costituzione e leggi ordinarie.

Per ridurre il numero delle norme penali, si può eliminare il reato di  falso in bilancio, ricordando però che esistono anche reati contravvenzionali; comunque,  bisogna ricordare che, negli atti ufficiali, i falsi erano già reati e non occorreva un reato specifico. I bilanci delle imprese sono approvati dai soci ed esaminati per i fidi dalle banche, la loro falsità serve a circuire e perciò una norma generale già ne puniva la falsità, a prescindere dall’esistenza del reato specifico di falso in bilancio; la polemica al riguardo è sorretta solo da animosità politica.

Purtroppo in Italia invece di fare controlli ed applicare le leggi con relative sanzioni certe, si continua a fare leggi, come fossero degli scongiuri, il fatto è che il legislatore conta sul fatto che la maggioranza dei cittadini italiana è fatta di cittadini onesti; in  definitiva, pare che lo stato italiano, piuttosto che fornire dei servizi, preferisce limitarsi a riscuotere le imposte, forse ha poca fiducia della sua amministrazione; c’è chi dice che l’amministrazione serve più a dare lavoro agli amici dei partiti che a fornire dei servizi.

Gli evasori totali d’imposta sul reddito vanno colpiti, soprattutto se milionari, mentre l’evasione di pochi euro del povero va tollerata; però oggi, con la scusa della solita crisi, ma l’Italia è in crisi economica da trenta anni e crisi e debito pubblico sono un ottimo alibi per chiedere sacrifici ai sudditi contribuenti, i partiti rilanciano la lotta all’evasione contro le piccole imprese che, ricordiamolo, in Italia sono molte e riscuotono in grande ritardo i crediti da imprese e stato e rimborsi fiscali dallo stato.

Queste imprese soffrono anche di costi energetici e di trasporti più alti che negli altri paesi europei nostri concorrenti, sembra che i nostri governanti vogliano strozzare la nostra economia, pare che questa politica miope voglia costringere tutte le imprese a trasferirsi all’estero; forse le centrali che dirigono questa politica sono all’estero ed hanno piazzato i loro uomini nei gangli di controllo dell’economia italiana, come la Banca d’Italia. Ad ogni modo, contemporaneamente, lo stato italiano ha approntato norme a favore dei grandi evasori,  parlo dell’elusione fiscale legale di cui stampa e politica non  parlano più, perché non si può più riformare.

Società di capitale, finanziarie, prestanomi, paradisi fiscali e norme elusive fiscali, costituiscono una rete a difesa dei grandi interessi degli amici dei padroni dello stato, infatti, se il Vaticano è esentato da imposte, nemmeno i suoi soci imprenditori, che si danno da fare per riciclare i suoi capitali e quelli della mafia, amano pagare le imposte e pertanto, chiedono privilegi fiscali, in spregio, come al solito, all’articolo 3 della costituzione.

Questi grandi furbi  gabbano anche piccoli azionisti e lavoratori, il fatto è che gli affari servono a fare profitti, nelle imprese, ma anche nello stato o protetti dallo stato; anche con la pubblica amministrazione si fa profitto. Se il liberismo, per non danneggiare gli amici, è imperfetto, la storia insegna che il mercato è sempre esistito in chiesa (simonia), in parlamento (lobby) ed in magistratura (mercato delle sentenze); con ciò però non si vuole dire che tutti i preti, i politici o i magistrati siano uguali, qualcuno si è fatto anche ammazzare per amore della giustizia.

Quando gli affari dominano, qualcuno ritiene che sia ingiusto non farli anche nella pubblica amministrazione o in chiesa. Come si sa, le convenzioni internazionali sono regolarmente disattese, tradite, ridiscusse  o non recepite  ma firmate dagli stati; lo stato però, come fanno i predicatori religiosi o politici,  applica la doppia morale; cioè ciò che è lecito ad esso non è lecito ai comuni cittadini, perciò esige il rispetto dei contratti privati da parte dei cittadini.

In questo quadro, in Italia la convenzione di Strasburgo sulla corruzione non è stata approvata né da destra né da sinistra, però è falso affermare, come si dice all’estero e da parte dell’informazione deviata italiana,  che l’Italia per corruzione sia al vertice mondiale, nel terzo mondo è più diffusa; questa falsa informazione è utile a mettere l’Italia ancora di più in ginocchio, forse a vantaggio della concorrenza straniera, perché l’Italia perde in immagine.

Nel 1887, per volontà di Leone XIII, nacque l’amministrazione delle opere religiose, la banca del papa, diventata poi Ior,  una banca d’affari off shore per conto di enti ecclesiastici e di privati, spesso mafiosi che volevano riciclare, così il Vaticano divenne uno dei primi paradisi fiscali; questa banca era espressione dell’aristocrazia nera romana, di nomina papale. Il concordato del 1929 riconobbe l’esenzione fiscale al Vaticano, nel 1969 Paolo VI, tramite l’Ior, faceva affari con Michele Sindona, collegato  alla mafia, nel 1971 l’Ior era in rapporto con Roberto Calvi, il quale aveva legami con  Licio Gelli e con la P2.

Le stragi italiane degli anni di piombo furono favorite da collusioni tra mafia-servizi segreti e P2, aventi lo scopo di favorire un colpo di stato, bloccare l’avanzata della sinistra e impedire le riforme dello stato. Il sodalizio criminale, grazie a collaudate collusioni, è in grado di condizionare l’attività politica, quella di polizia e quella giudiziaria. In Vaticano, oltre l’Opus Dei, esiste una loggia massonica aperta ai cardinali; oggi Licio Gelli, uomo legato alla chiesa ed alla massoneria,  è presidente del movimento fondamentalista per la difesa del crocifisso che, per opportunismo di potere,  raccoglie anche uomini di altre religioni ed ha reti anche in Francia, Argentina e Romania.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it;   numicco@tin.it.

 

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LAVORO E MERCATI

 Per non creare attriti ed emarginazione, l’immigrazione dovrebbe essere ordinata, regolata e rispondente alle necessità del mercato, poi ai lavoratori stranieri dovrebbe essere garantita una casa, al quinto anno di residenza il ricongiungimento familiare ed al decimo anno di residenza, la cittadinanza. In realtà l’emigrazione è spesso selvaggia e, in casi estremi, si sono avute vere invasioni di popoli con eccidi, pulizia etnica e crollo di civiltà, poi faticosamente e lentamente, con i sopravvissuti, sono nati nuovi popoli, tutto ciò ce lo insegna la storia.

Non serve invocare la solidarietà, all’inizio, tra le varie etnie a contatto, hanno prevalenza timore, diffidenza, gelosia e razzismo, non si possono mettere in una stessa  gabbia cani e gatti che nemmeno si conoscono; i governi dovrebbero prevenire i disordini e quindi impedire gli attriti sociali, senza dover ricorrere all’ordine pubblico. L’immigrazione irregolare favorisce lavoro nero e sfruttamento e abbassa il salario anche dei lavoratori regolari e degli italiani, perciò la cultura dell’accoglienza, senza cautele, portata avanti da chiesa e intellettuali di sinistra, può essere un boomerang per gli italiani.

Le imprese italiane, schiacciate dal fisco e per guadagnare di più, hanno ricercato opportunità estere e importato manodopera irregolare, favorendo la deindustrializzazione dell’Italia; gli italiani non possono acquistare prodotti di provenienza estera con marchi contraffatti, me le imprese italiane  possono produrre all’estero prodotti con il loro marchio. E’ il differenziale dei costi del lavoro che porta a ciò ed era prevedibile, questo differenziale è alto anche perché alcune valute estere sono sottovalutate.

Una politica economica protezionistica potrebbe essere opportuna, come la rivalutazione della moneta yuan cinese o la svalutazione concertate delle monete occidentali, facendo rimanere inalterate i rapporti di cambio tra le stesse; però questa politica non si può fare perché le imprese nostrane, mentre una volta si facevano proteggere dai dazi, oggi preferiscono produrre all’estero e vendere in Italia ai prezzi del mercato interno.

I cambi ufficiali delle monete non ne riflettono il loro vero potere d’acquisto, né lo stato delle relative bilance valutarie; infatti, la Cina ha anche una bilancia attiva e dovrebbe rivalutare, però da stato sovrano e in accordo con imprese occidentali che producono in Cina, per non perdere in competitività, preferisce non farlo. Per quanto riguarda i capitalisti, come si vede, non sono ideologici, seguono solo i loro interessi,  perciò, secondo il momento, possono essere liberisti o protezionisti, solo i sudditi lavoratori sono accecati da un partito; stampa e politica, asservite agli interessi occulti, non sempre fanno chiarezza su questi fatti.

Oggi la maggior  parte dei rom italiani hanno casa e sono cittadini italiani, sono tutti arrivati in Italia dai Balcani nei secoli passati e nei Balcani erano stati fatti immigrare dall’India dai turchi, che affidavano loro il compito  trasportare e tumulare i cadaveri di morti in guerra o in pace, perché i musulmani consideravano immondi o intoccabili i cadaveri, forse per paura di pestilenze.

Probabilmente  questi indiani antenati dei rom erano intoccabili o paria anche per gli indiani; oggi  alcuni rom, provenienti dall’est dell’Europa, vivono d’illegalità ed in accampamenti fatiscenti, con le proteste dei cittadini che non li vedono volentieri e si sentono minacciati, perciò fanno petizioni per la rimozione dei campi; pare che seicento bambini dei rom siano spariti e non si sa dove siano andati, la chiesa difende il loro arrivo e i loro campi illegali, però non usa i suoi immobili per ospitare i rom baraccati, ma li usa per fare alberghi in  esenzioni d’imposta.

Per ridurre la disoccupazione bisognerebbe ridurre le ore lavorative settimanali a 35 ore, come hanno fatto Francia e Germania, però il governo occulto del paese ha disposto diversamente e gli italiani, come avviene nei paesi coloniali, devono lavorare di più, con salari minore e minore assistenza; la misure drastiche del governo non sono servite a contenere l’emorragia di posti di lavoro perché l’occupazione, a causa del calo della domanda, cioè dall’aumento della povertà, ed a causa della delocalizzazione industriale, continua a  diminuire.

 Nunzio Miccoli    www.viruslibertario.it numicco@tin.it.

 

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LA VIVISEZIONE

 

Con la vivisezione, una forma di sadismo nazista, gli  animali sono privati del sonno, lesi, sottoposti a scariche elettriche, mutilati, ustionati, accecati, resi dipendenti da droghe, cosparsi di sostanze caustiche, avvelenati, infettati, indotti ad ammalarsi di tumori (i laboratori conoscono le sostanze che procurano i tumori e potrebbero renderne edotta la popolazione). Questi animali sono trattati senza ricorso alla anestesia, per evitarne le grida, sono privati delle corde vocali; Galeno (129-200 d.c.) è l’autore delle autopsie su animali, dalle quali ha avuto origine la vivisezione, dopo di lui, l’anatomista Andrea Vesalio (1514-1564) prese a dissezionare anche i corpi umani.

Tuttavia a molti scienziati gli animali sono apparsi inadatti per la ricerca scientifica applicata agli umani ed è per questo che i nazisti fecero esperimenti medici direttamente su uomini prigionieri; il fatto è che le varie specie animali reagiscono in modo differente alle malattie e alle terapie, perciò i risultati della sperimentazione animale paiono inapplicabili all’uomo. A metà del XIX secolo però si tornò a sostenere la validità della sperimentazione animale, perciò, per reazione, nel 1875 il dottor George Hoggan fondò la prima società antivivisezionalista inglese.

Questo ribadì che quando una agente patogeno era inoculato, la risposta dipendeva dalla specie, perciò i test sugli animali non davano indicazioni utili per l’uomo; il Dottor Hoggan osservò, ad esempio, che i topi bianchi erano più resistenti dell’uomo al colera e che alcune sostanze tollerate dagli animali erano letali per l’uomo. Malgrado ciò, nel 1938 il congresso americano approvò una legge che impegnava le case farmaceutiche a testare sugli animali la sicurezza dei loro prodotti, rendendo così, di fatto, obbligatoria la vivisezione.

Sono molte le specie animali utilizzate in laboratorio, topi, ratti, cavie, porcellini d’India, cani, gatti, conigli, scimmie; sono utilizzati soprattutto i topi perché più economici, invece i meno utilizzati sono i primati. Per quanto detto, oggi la vivisezione, fuorviando i ricercatori, consente di immettere sul mercato dei farmaci che producono effetti collaterali per l’uomo, con malattie e morte, con 100.000 morti ogni anno in Usa e 200.000 in Europa.

Perciò nel mondo sono stati ritirati  per pericolosità centinaia di prodotti farmaceutici, la cui validità era stata garantita da sperimentazione animale, sono stati ritirati dal commercio per gravi effetti collaterali non riscontrati al momento della sperimentazione animale. E’ il caso della talidomite, che face nascere bambini focomelici, di alcuni antinfiammatori, dell’analgesico Vioxx, che provocava infarto, mentre la terapia ormonale sostitutiva pare provochi cancro al seno, infarto e ictus.

Ogni anno nel mondo si utilizzano per la vivisezione milioni di animali, in Italia sono centinaia i centri autorizzati alla vivisezione, tra cui il policlinico Gemelli di Roma e l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. La pratica della vivisezione in pratica afferma che il fine giustifica i mezzi, però mina ogni principio di civiltà e d’umanità nell’uomo, i vivisettori sono cinici e sadici macellai da laboratorio; uno dei più grandi vivisettori del mondo, il prof.  Harlow, il 27.10.1974  ha dichiarato sulla rivista Pittsburgh Press Roto, che non ama gli animali, disprezza i gatti e odia i cani.

La vivisezione, oltre che inumana, è inutile, perché nessuna specie animale può costituire valido modello di ricerca per un’altra specie, l’unica cavia per questi esperimenti dovrebbe essere l’uomo; la vivisezione non serve per la diagnosi, lo studio e la cura delle malattie umane, sono enormi le differenze organiche tra le varie specie, i risultati delle ricerche ottenute sugli animali non sono  trasferibili sull’uomo.

La penicillina è letale per gli animali mentre il talidomite è dimostrato innocui per loro, sugli animali si curano patologie indotte artificialmente, senza avere la possibilità di conoscerne lo sviluppo autonomo;  i topi sono utilizzati per lo sviluppo del cancro, però essi non si ammalano naturalmente di questa patologia, che è indotta su di loro artificialmente, non producono metastasi paragonabili a quelle umane.

Le cavie animali, per renderle più simili all’uomo, sono anche selezionate geneticamente, però i risultati degli esperimenti sono sempre deludenti; i roditori sono animali notturni che si cibano di  notte, in laboratorio sono costretti a  vivere in gabbia con la luce artificiale ed a cibarsi di giorno,  perciò sono soggetti a  stress che si ripercuotono negativamente sugli esperimenti. Inoltre, la vivisezione non ha eliminato la sperimentazione umana, perché la legge impone, prima di commerciale i nuovi farmaci, di sperimentarli anche sugli uomini,  il che dimostra l’inutilità della sperimentazione sugli animali; sono stati usati come cavie soldati, detenuti e cittadini ignari, spesso ricoverati in  ospedali.

La diossina sembra innocua per il criceto, ma tossica per porcellino d’India e ratto,  perciò è difficile sapere quale è l’animale più simile all’uomo per gli esperimenti.  I veri progressi della medicina si sono avuti grazie alle osservazioni cliniche, agli studi epidemiologici, all’utilizzo di cellule e tessuti umani, alle indagini sul dna; mettendo a contatto una cellula umana con una sostanzia si può capire se questa è tossica per l’uomo, in tal modo, si hanno risultati più attendibili di quelli fatti su animali, più economici e più veloci.

La vivisezione fornisce risultati fuorvianti per la comprensione e la prevenzione delle malattie, la penicillina è dannosa su conigli e letale sui porcellini d’India, il talidomite risultava apparentemente innocuo per tante specie animali, alcune cure sul cancro sono state abbandonate perché non avevano effetto sui topi; l’insulina provoca malformazione a galline, topi e conigli, il vaiolo è sconosciuto agli animali, l’aspirina crea malformazioni fetali in gatti e topi, l’arsenico non è velenoso per la pecora,  fumo, amianto e arsenico paiono innocui per gli animali, il porcospino è resistente a forti dosi di oppio.

I vivisettori godono di finanziamenti pubblici e pertanto si battono per la conservazione delle loro pratiche, le industrie del farmaco possono predeterminare i risultati delle proprie ricerche scegliendo gli animali da utilizzare; testare nuovi farmaci sugli animali costituisce per le multinazionali del farmaco una forma di rifugio legale e di tutela giuridica da eventuali responsabilità; nella peggiore delle ipotesi, i farmaci dannosi, si ritirano dal mercato, comunque in Usa, un’apposita legge tutela Big Pharma, da eventuali risarcimenti giudiziari.

Grandi aziende multinazionali si dedicano all’allevamento di animali da ricerca, in  Italia si dedicava a questa attività la ditta Stefano Morini, di S. Polo D’Enza (Reggio Emilia), che allevava cani beagle, topi, conigli, ratti, criceti e porcellini d’India, forniva i maggiori centri di ricerca italiani, il 27.5.2010 è stata costretta a chiudere dal comune; però è ancora aperta la ditta Green Hill  di Montichiari (Brescia), che alleva cani beagle da laboratorio per il mercato estero, perché in Italia  è vietata la vivisezione di cani e gatti.

Questa ditta è stata acquistata dal colosso americano Marshall Farm Inc. èd è destinata a diventare il più grande allevamento di cani beagle d’Europa, offre ai propri clienti anche un preventivo trattamento degli animali in vendita, cioè il taglio delle corde vocali e l’asportazione di alcune ghiandole. La sperimentazione in vitro è più economica ed efficace della vivisezione, per la sperimentazione animale si sprecano risorse che potrebbero essere usate per una campagna di prevenzione.

L’8.9.2010 il parlamento europeo ha emanato la nuova direttiva sulla vivisezione, che autorizza l’uso anche di cani e gatti randagi, di primati e specie rare, autorizza gli esperimenti senza anestesia ed  autorizza l’uso di questi animali anche per fini didattici; questa direttiva pare sia stata creata sotto dettatura delle industrie farmaceutiche, ignora sofferenze animali, sensibilità della gente e inutilità della vivisezione, però impone la valutazione di cisti/benefici e favorisce anche lo  sviluppo di pratiche di ricerca alternative alla vivisezione.

Il trattato di Lisbona all’art. 11 prevede la possibilità che 1 milione di cittadini avanzano delle  iniziative di leggi popolari, anche abrogative di leggi in vigore, questo strumento di democrazia diretta entrerà in vigore quando l’europarlamento avrà approvato il relativo regolamento d’attuazione; visti gli interessi in giogo, non solo in campo sanitario, il regolamento potrebbe non essere mai emanato.

Bisogna ricordare che ci sono politici  favorevoli alla vivisezione e associazioni che, con donazioni di cittadini, finanziano la vivisezione come: l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, l’Associazione Italiana Sclerosi multipla e Telethon. Le associazioni che non finanziano la vivisezione sono: la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, l’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, la Lega Italiana Sclerosi multipla.

 Nunzio Miccoli  www.viruslibertario.it;    numicco@tin.it

 Fonte: http://gaspareserra.blogspot.com.

 

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STATISTICHE FALSE E SOLIDARIETA’

 E’ un pezzo che si parla di tassare le banche, con la Tobin Tax o con una tassa anti povertà, come suggerisce il presidente Sarkozy, a vantaggio dei poveri; la finanza ha usufruito di agevolazioni fiscali, per esempio in Italia  gli interessi sui conti correnti interbancari, diversamente da quelli privati e in violazione dell’articolo 3 della costituzione, non pagano tasse.

Le banche, dopo aver drenato risorse da risparmiatori, da destinatari di prestiti e piccoli imprenditori, con accordi di partecipazione reciproca, hanno finanziato largamente quelli grandi, il che ha aumentato i rischi degli impieghi bancari; poi, con la loro insolvenza hanno ricevuto aiuti dallo stato. In Italia è accaduto con Banco di Roma, Banco di Sicilia, Banco di Napoli, mentre ora con derivati, cartolarizzazioni e subprime, le speculazioni della finanza hanno colpito tante banche internazionali

La proposta di Sarkozy si muove all’interno del canale solidarista, come la tassa proposta sull’inquinamento da pagare dai paesi ricchi a quelli paesi poveri, che teoricamente dovrebbe anche servire a combattere l’inquinamento;  a questi aiuti si aggiungono quelli della cooperazione e gli stanziamenti per i paesi poveri di ONU, Unione Europea, Usa, Cina, Giappone e dei singoli paesi europei.

Tra i paesi ricchi sarebbero anche da includere alcuni paesi arabi produttori di petrolio, ma questi usano i loro fondi sovrani non per aiutare i loro poveri o quelli di altri paesi, ma per fare impieghi finanziarti internazionali, come fanno Libia e Arabia Saudita, per l’acquisto di armi, per finanziare  la costruzione di moschee in tutto il mondo, come fa l’Arabia Saudita, per favorire con incentivi le conversioni all’Islam e, in alcuni casi, per aiutare finanziariamente il fondamentalismo islamico.

Val la pena di ricordare che il terzo mondo ha fatto dei passi in avanti e che degli aiuti internazionali della cooperazione solo il 20% raggiunge effettivamente i poveri destinatari, il resto è spartito tra le camarille dei paesi donatari e dei paesi destinatari; quindi questa proposta del presidente francese sarebbe un altro regalo all’oligarchia mondialista che vive di speculazioni, però è probabile che Sarkozy, non se ne renda conto.

La stampa dovrebbe informare su questi fatti, tuttavia condizionata com’è dal potere politico ed economico, preferisce tacere perché non è effettivamente libera; alcune statistiche, per sollecitare le donazioni  ricordano  gli indici di povertà del terzo mondo, tuttavia la povertà esiste nel primo, nel secondo e nel terzo mondo e chi ricorda che nel mondo c’è chi campa con un dollaro e mezzo al giorno, ignora il problema della distribuzione delle ricchezze e della terra; infatti, nel terzo mondo la terra è concentrata e non si fa una riforma fondiaria per la distribuzione della stessa.

Altra considerazione, i cambi tra le monete sono influenzati più dalla situazione della bilancia valutaria che dal potere d’acquisto delle monete, per cui, se in un paese povero un uovo, un chilo di carne o un chilo di banane  costano un decimo che in Europa, vuol dire che il valore effettivo della moneta di quel paese vale dieci volte il cambio ufficiale; cioè, che gli abitanti del paese ipotetico di cui si parlava, vivono con 15 dollari al giorno e non con un dollaro e mezzo; è inutile chiedere a stampa e tifosi manovrati della solidarietà di fare chiarezza su queste cose.

Oggi viviamo in un mondo in cui, dopo aver sfruttato i poveri, pare sia più conveniente sfruttare i ricchi, però sempre a vantaggio di una ristretta cerchia d’oligarchi speculatori; se si chiede ad un brigante se conviene derubare ad un ricco o a diecimila poveri, vi fornirà la risposta ovvia; rubare a tanti poveri rende meno e costa più fatica. Oggi le statistiche false aiutano la solidarietà e la fiscalità a favore dei soliti ignoti che reggono dietro le quinte lo stato.

Lo stato italiano afferma che la pressione fiscale italiana è uguale a quella di  altri paesi, ma in Italia si pagano a parte autostrade e altri servizi, afferma che la disoccupazione italiana è più bassa che in altri paesi europei, ma in Italia non ci s’iscrive agli uffici collocamento perché non si ricevono aiuti come in altri paesi; si afferma che la vita si è allungata, quanto bisognerebbe dire che negli ultimi 50 anni sono diminuite soprattutto le morie belliche e la mortalità infantile, con riflessi positivi sulla durata media della vita, però ininfluente sui conti dell’Inps perché i morti in  guerra ed i neonati morti non avevano pagato contributi. Sarà per questo che i conti dell’Inps, malgrado i profeti di sventura, sono ancora attivi.

L’Italia a volte sembra uno stato tributario, oltre i soliti oneri derivanti dal fatto di essere membro dell’Unione Europea, con l’ingresso nell’euro, paga all’Unione Europea il signoraggio monetario, a causa dei suoi ritardi, paga multe sonore all’Europa; paga lo sforamento delle quote latte, a causa della sua burocrazia, non utilizza i fondi europei; facendo il bilancio tra entrate e uscite, oggi l’Italia, da un  punto di vista finanziario e non di competenza, è forse il primo contribuente netto europeo.

Oltre ciò, l’Italia, stato semisovrano, aiuta in vari modi la cooperazione, finanzia la Libia, e altri paesi, ha donato cinque  miliardi di euro alla Grecia  per aiutare la sua situazione finanziaria; intanto non concede nessun aiuto alle sue famiglie ed ai suoi disoccupati,  bisogna tenere presente che con un sussidio di 2500 annuo euro per ognuno dei due milioni di disoccupati (le statistiche false dello stato dicono però che sono la metà), lo stato avrebbe speso in un anno cinque miliardi di euro.

Mentre certi circoli speculano con la solidarietà, la nostra classe politica non vuole le vere riforme e colleziona privilegi, favorisce gli amici e, in cambio di regalie, favorisce le lobby; quando fa regalie all’estero, queste servono anche a procacciare affari per grandi imprese, oltre al fatto che, con la solidarietà, ci si possono riempire le tasche, oggi sono tanti quelli che si sfamano con la fame nel mondo; sembra che lo stato italiano, grazie ai numeri falsi delle statistiche, a tutto debba pensare meno che ai suoi cittadini.

 

Nunzio Miccoli   www.virusloibertario.it;   numicco@tin.it

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L’ECONOMIA SCHIAVISTA

 A Parigi, Londra, New York e in altre grandi città, esistono schiave domestiche del terzo mondo ed il numero degli schiavi aumenta nel terzo mondo; producono tappeti, mattoni, carbone, riso e zucchero, lavorano in miniere, cave, agricoltura, sono addetti alla prostituzione ed ai lavori domestici, disboscano la foresta amazzonica. Le polizie locali collaborano con gli schiavisti e riportano loro gli schiavi fuggiti; per esercitare la prostituzione, si paga la protezione alla polizia, questi schiavi vivono poco e sono uso e getta.

Eppure oggi in tutti i paesi, la schiavitù è illegale come la droga, il che comporta, come nel lavoro in nero, che si detengano schiavi senza averne i relativi obblighi legali; inoltre, poiché la schiavitù è illegale, non se ne hanno precise statistiche ma solo delle stime per difetto, comunque, gli schiavi sono milioni in tutto il mondo. In India, Pakistan, Bangladesh e Nepal la schiavitù non è altro che lavoro vincolato da un debito, cioè il lavoro gratuito degli schiavi nasce dai debiti.

Un individuo si consegna in schiavitù in garanzia di un prestito ricevuto o quando eredita un debito da un familiare; presso i popoli antichi, in India e tra gli ebrei questa schiavitù era largamente diffusa, assieme a quella di guerra ed a quella per nascita, la schiavitù di guerra era schiavitù statale, quella da debito era schiavitù privata. Oggi i beni prodotti dagli schiavi arrivano in tutto il mondo, le multinazionali utilizzano questi lavoratori forzati tramite imprese sussidiarie locali; questi lavoratori, per impedire che fuggano, sono incatenati al banco di lavoro o sono controllati da bande armate. 

Generalmente la schiavitù non è contraddistinta dalla razza, dal colore o dalla religione, gli schiavi nascono con la precarietà e la debolezza, come fanno gli usurai, i moderni schiavisti sfruttano lo stato di bisogno; la schiavitù serve a mantenere bassi i costi di produzione e ad aumentare i profitti. In Pakistan molti schiavi sono cristiani o musulmani eretici, in India appartengono a caste inferiori, in Thailandia sono birmani, in Mauritania sono negri, in Giappone le prostitute schiave sono  tailandesi, russe e ucraine, in Arabia Saudita gli schiavi sono stranieri, spesso cristiani filippini.

Dal 1945 la popolazione del terzo mondo è triplicata, il che ha ridotto il valore della vita umana ed ha favorito lo sviluppo della schiavitù, l’esplosione demografica ha favorito l’emarginazione, mentre le élite nazionali si sono arricchite sempre di più. Come avvenne con la rivoluzione industriale inglese e con l’unità d’Italia, la perdita delle terre comuni, distribuite dai governi ai benestanti, ha favorito lo sviluppo della schiavitù.

La perdita della piccola proprietà contadina si è verificata a causa dell’indebitamento e della calmierazione governativa dei prezzi agricoli, a vantaggio degli operai industriali delle città; questi fatti hanno spinto alla bancarotta i contadini, portandoli verso la schiavitù; con l’intervento delle finanziarie agricole straniere, la concentrazione della proprietà agricola ha favorito la produzione di prodotti agricoli per l’esportazione, a danno della produzione agricola locale.

Si spreme tutto il lavoro possibile dagli schiavi e poi, quando non sono più utili, si buttano via, sono schiavi a breve termine o usa e getta, invece una volta gli schiavi erano preziosi come il bestiame d’allevamento, perciò si facevano riprodurre in cattività; oggi gli schiavisti non desiderano bambini improduttivi, perciò le schiave sono costrette ad abortire, analogamente, se gli schiavi sono malati, non si curano e si lasciano morire.

Nel 1850, negli stati confederati del sud degli USA, gli schiavi costavano molto e perciò erano fatti riprodurre, questi schiavi negri, poiché avevano un valore, erano usati anche a garanzia per un prestito. Oggi in India non c’è penuria di lavoro ma di terra, il lavoro schiavo fa concorrenza a quello libero e abbassa i salari agricoli; in generale, quando i poveri sono colpiti da una malattia, da un funerale o da un matrimonio, s’indebitano e diventano facilmente schiavi per debito.

Lo schiavo va a lavorare per il creditore fino a che questo non decide che il debito, più gli interessi usurai, è saldato, lo schiavo non è in grado di seguire i conti sul suo debito in ammortamento e spesso n’è defraudato; il debito viene anche ereditato ed il creditore può anche vendere i figli dei suoi lavoratori schiavi. Diversamente dalla schiavitù antica, oggi lo schiavo da debito deve pensare da se al proprio mantenimento, con l’aiuto del proprio tempo libero o dei propri familiari.

In Thailandia le prostitute sono reclutate in campagna ed al nord del paese, con la falsa promessa di fare le cameriere o le operaie, a volte però sono vendute dai genitori che ne conoscono la vera sorte, i proprietari dei bordelli le considerano lavoratrici vincolate da debito; un finto contratto cita un impiego diverso, le prostitute malate sono messe sulla strada, generalmente durano circa cinque anni.

La schiavitù da debito è comune in India, Pakistan e Thailandia e Brasile, in Birmania il governo dittatoriale, per realizzare opere pubbliche, riduce in schiavitù i civili. Nei Caraibi e in Africa occidentale i figli in eccesso sono venduti per i lavori domestici, a Londra e Parigi ci sono schiave prostitute o addette ai lavori domestici; in Usa e Italia lavorano  braccianti schiavi, nel terzo mondo esistono braccianti agricoli da debito.

In Brasile, con il carbone prodotto da schiavi, si produce acciaio e con questo automobili, la schiavitù riduce i costi industriali, riduce i prezzi e aumenta i profitti, il lavoro di questi schiavi è una minaccia per i posti di lavoro liberi con mansioni uguali. Nel terzo mondo la polizia collabora con gli schiavisti e chiude gli occhi davanti ai falsi contratti, le domestiche schiave sono importate in Europa dai loro padroni occidentali; in Thailandia, Pakistan, India e Brasile la polizia è garante dei contratti che occultano la schiavitù, in Thailandia e in altre parti d’Asia e Africa, la polizia non è altro che crimine organizzato.

Gli individui candidati alla schiavitù sono quelli che vivono nella miseria, la disperazione apre le porte alla schiavitù, il potenziale schiavo deve essere convinto di non avere alternative alla schiavitù, gli stati che non garantiscono i diritti umani, rendono più facile la schiavitù. In Sudan, con la tacita approvazione del governo, le negre meridionali sono sequestrate e costrette alla schiavitù dagli islamici del nord; l’occidente che aveva colpito l’apartheid sudafricano con il boicottaggio economico, oggi pare essersi defilato dal condannare la moderna schiavitù.

In Thailandia le prostitute schiave sieropositive sono buttate fuori del bordello, sono piegate con le botte e la violenza, se scappano, sono riconsegnate dai poliziotti; perdono autostima e si sentano migliori solo quando guadagnano più delle altre; in quel paese, gli abitanti poveri del nord vendono i propri figli come schiavi. Secondo il buddismo tailandese, le donne sono inferiori all’uomo, non possono raggiungere l’illuminazione e solo raramente possono sperare di rinascere uomo; se ci si reincarna come donna, vuol dire che la vita precedente era stata peccaminosa.

Il buddismo ammette la compravendita delle donne e la prostituzione, predica la rassegnazione perché la vita è il prodotto delle azioni di una vita precedente, il destino o Karma è visto da esso come immodificabile. Alle bambine è insegnato che sono in debito con i genitori per essere venute al mondo e per essere state allevate, in Asia tante neonate sono soppresse, perciò, in casi estremi, possono essere vendute come schiave.

Al nord della Thailandia, a causa dei debiti, si vendono le figlie, si vende una figlia anche per un televisione a colori. Dalla schiavitù delle persone e delle famiglie nate con i debiti, anche nei rapporti internazionali gli stati sono resi schiavi o tributari facendoli indebitare con l’estero, è la nuova forma di colonialismo e di sfruttamento internazionale.

Le figlie sono ingaggiate con finto lavoro, però i genitori sanno che si tratta di prostituzione,   ricevono un prestito e la figlia è la garanzia per saldare il debito, poiché l’interesse è esorbitante, il debito non diminuisce mai; al bordello la ragazza, per essere indotta alla prostituzione, è stuprata e percossa, deve pagarsi affitto, vitto e medicine; si rassegna e diviene collaborativa, a volte manda a casa piccole somme, però l’estinzione del debito è ad arbitrio del padrone, generalmente avviene quando la donna è malata o non può più lavorare.

In Thailandia i sensali passano di villaggio in villaggio chiedendo operaie o domestiche, per essere aiutati in questo lavoro, corrompono funzionari e monaci locali, poi le cedono ai bordelli di città; donne birmane e laotiane sono rapite e messe a lavorare nei bordelli tailandesi. I soldi mandati ai genitori delle prostitute sono un sistema per legarsi le prostitute e per incentivare la cessione di altre figlie; le poche prostitute che hanno la fortuna di tornare a casa, esibiscono alle altre ragazze bei vestiti occidentali, reclamizzando il loro mestiere.

In Thailandia si fa sesso anche nei bar, nei saloni per massaggi, in alberghi e templi, alcune prostitute di migliore aspetto sono semi indipendenti e ben nutrite, si chiede la loro collaborazione perché destinate alla fascia alta del mercato. In Thailandia lo status simbolo sociale si riconosceva dalla quantità di terra posseduta, dal numero di mogli e concubine; oggi, con lo sviluppo dell’industria, sono molto aumentati gli operai delle fabbriche, mentre i coltivatori di riso sono stati trasformati in salariati.

Le mogli preferiscono che i mariti frequentino le prostitute, piuttosto che abbiano amanti o mogli minori, anche perché, a volte, gli uomini abbandonano la prima moglie per la seconda, più giovane; per agevolare le trattative commerciali, agli uomini d’affari è offerto sesso, succede anche in Giappone. La schiavitù sessuale implica una serie di crimini, cioè aggressione, rapimento, stupro, falso contratto, maltrattamenti, riduzione in schiavitù, violenze.